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L'ordinanza
Il Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Rocco Santo Filippone e del già detenuto Giuseppe Graviano
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Redazione

 

Al termine dell’indagine denominata “’Ndrangheta stragista”, il Giudice per le indagini preliminari (Gip) presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due esponenti di vertice della ’Ndrangheta calabrese e di Cosa Nostra. In carcere è finito il 77enne Rocco Santo Filippone mentre Giuseppe Graviano si è visto notificare l’ordinanza direttamente dietro le sbarre, dove già si trova per scontare altre condanne.

 

Entrambi sono accusati di essere i mandanti di tre attentati commessi ai danni di Carabinieri: il primo risale alla notte fra l’1 e il 2 dicembre 1993, dal quale i militari Vincenzo Pasqua e Silvio Riccardo scamparono miracolosamente; nel secondo, portato a termine il 18 gennaio 1994, furono assassinati i Carabinieri Antonino Fava e Giuseppe Garofalo; nel terzo, commesso il 1° febbraio 1994, rimasero gravemente feriti i Carabinieri Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra.


Si tratta di attentati simili tra loro, compiuti nella zona periferica di Reggio Calabria con la stessa arma, una pistola mitragliatrice M12, nei confronti di pattuglie impegnate in normali turni di controllo del territorio. Delitti aggravati da premeditazione, finalità di terrorismo ed eversione dell’ordinamento democratico, con lo scopo di agevolare l’attività delle organizzazioni mafiose Cosa Nostra e ’Ndrangheta, che intendevano costringere lo Stato italiano, tra le altre cose, a rendere meno rigorose sia la legislazione che le misure antimafia. L’indagine, svolta dagli investigatori della Squadra mobile reggina, dal Servizio centrale operativo e dal Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

L’investigazione ha messo in evidenza la chiave di lettura dei tre attentati, che non vanno analizzati singolarmente, bensì inseriti in un contesto nazionale, nell’ambito di un progetto criminale la cui ideazione e realizzazione è maturata attraverso l’intesa e la collaborazione tra organizzazioni criminali, che avevano lo scopo di attuare un piano di destabilizzazione del Paese anche per mezzo di attentati terroristici. Gli investigatori hanno evidenziato come i più importanti vertici tra i rappresentanti di ’Ndrangheta e Cosa Nostra, nei quali si dovevano assumere le decisioni operative, anche relative agli attentati ai Carabinieri, si svolsero nella zona di competenza della cosca Filippone, e a tali summit si recarono i rappresentanti di Cosa Nostra, convocati proprio da Rocco Filippone.


È stato dimostrato come pezzi importanti della ’Ndrangheta diedero assicurazione ai Corleonesi, rappresentati da Giuseppe Graviano, di aderire alla strategia terroristica di Cosa Nostra che, dopo le stragi continentali, doveva prendere di mira gli appartenenti alle Forze dell’ordine e, in particolare, i Carabinieri.
I vertici della ’Ndrangheta delegarono ai Filippone l’organizzazione degli attacchi ai Carabinieri in terra calabrese, e furono proprio loro ad individuare nel giovane Giuseppe Calabrò, nipote di Rocco Santo Filippone, l’uomo che doveva materialmente eseguire gli assalti, soprattutto per la sua eccezionale preparazione militare e straordinaria dimestichezza con le armi. La vasta piattaforma investigativa si basa sulle affermazioni di molti collaboratori di giustizia, sia sul versante calabrese che siciliano, attraverso anche l’acquisizione delle dichiarazioni rese nel corso di altri procedimenti penali soprattutto da Gaspare Spatuzza, già capo mandamento di Brancaccio, il quale ha vissuto dall’interno ed in modo completo tutta la vicenda delle stragi del ’93 e del ’94. Dall’indagine è emerso inoltre che l’allora capo indiscusso della mafia siciliana, Salvatore Riina, era stato il promotore della richiesta alla ’Ndrangheta di cooperare alla strategia stragista di Cosa Nostra, con l’individuazione degli obiettivi istituzionali da colpire.
 

Cronaca
Il minorenne ha cancellato, davanti ai poliziotti, dal suo smartphone, la foto osé della sua ex fidanzatina
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Redazione

 

A poco più di un mese dalla sua entrata in vigore, la legge sul cyberbullismo ha iniziato a dare i primi frutti: è del questore di Imperia, infatti, il primo ammonimento a carico di un 14enne. Il ragazzo è stato convocato in questura con i genitori e lì ufficialmente “ammonito”, proprio come prevede la legge 71/2017. Ha cancellato, davanti ai poliziotti, dal suo smartphone, la foto osé della sua ex fidanzatina che aveva minacciato di diffondere ad amici e conoscenti dopo essersi lasciati. Non farlo avrebbe comportato un procedimento penale con accuse gravi come la divulgazione di materiale pedopornografico, minacce e violenza privata.

Il provvedimento è nato dall'istanza presentata alla Polizia postale di Imperia dal genitore della minorenne la quale, dopo la fine della storia con il coetaneo, aveva ricevuto da lui su WhatsApp una foto, scattata tempo indietro in un momento di intimità, con la minaccia di divulgarla.
Il timore che quella foto potesse essere effettivamente diffusa e la paura di essere  presa in giro dagli amici dell’ex fidanzato, le hanno causato un forte stato di agitazione e ansia tale da spingerla a confidarsi con i propri genitori. Questi, visti anche i numerosi episodi drammatici comparsi sulla cronaca, si sono immediatamente rivolti alla Polizia postale per chiedere un aiuto.

Cultura
Avv. Piscitelli: "siamo un gruppo di professionisti affiatati che da tempo hanno scelto di parlare del problema della Violenza"
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri

SARDEGNA - Ieri alle ore 22.00 in Piazza Stella, nel corso degli eventi legati all'estate Buggerraia 2017 si è tenuto un incontro dal nome "Liberati!!!!" sul tema di Violenza di Genere. Il Centro Antiviolenza con il patrocinio dell'Associazione La Rosa Blu Buggerru ha organizzato l'evento introducendo il dibattito e l'approfondimento dell'argomento con la preziosa partecipazione di Paola Nieddu Presidentessa dell'Associazione La Rosa Buggerru; Simona Spada avvocata, commissaria C.R.P.O.; Gianfrancesco Piscitelli avvocato, esperto in investigazioni e criminologia e Presidente Penelope Sardegna onlus nonchè Responsabile per la Sardegna dell’Istituto Internazionale di Scienze Criminologiche e Psicopatologico Forensi; Emanuela Piredda psicologa, criminologa, Segretaria e Responsabile Sezione Psicologia di Penelope Sardegna onlus; Ester Deplano avvocata, criminologa e grafologa; Giordana Maria Colli criminologa, esperta in scena del crimine, dirigente professioni sanitarie ATS Sardegna-Distretto di Siniscola, consigliera Penelope Sardegna onlus. Moderatore dell'incontro Francesco Carta. Il dibattito ha visto la partecipazione interessata ed entusiasta di un folto pubblico interessato ed attento che ha avuto modo di apprezzare gli interventi delle autorità presenti che grazie alla loro perizia e preparazione hanno condotto l'evento offrendo informazioni e importanti spunti di riflessione. A chiusura dell’evento, l’Avvocato Gianfranco Piscitelli ha ricordato Stefano Masala, 28enne di Nule di cui si persero le tracce un giorno prima che venisse ucciso barbaramente, mentre aspettava l’autobus, Gianluca Monni , studente di 19 anni di Orune, freddato con tre colpi di fucile. Tante le ipotisi avanzate in merito alla strana scomparsa di Stefano Masala, una su tutte è che il killer di Monni abbia utilizzato l’auto di Masala –Opel Corsa- trovata carbonizzata poche ore dopo il delitto presso le campagne di Pattada, in provincia di Sassari. L’Avvocato ha inoltre ricordato Carmela, la mamma di Stefano morta di dolore. Ha ricordato anche Irene Cristinzio, madre della Vicepresidente di Penelope Sardegna Nicoletta Nanni, la professoressa 64enne in pensione scomparsa misteriosamente l’11 luglio del 2013 mentre faceva una passeggiata mattutina. La scomparsa di Irene Cristinzio non sembra avere una spiegazione logica e nella vita della bella prof non vi erano ombre poichè tutto scorreva in modo limpido e cristallino, con l’amore incondizionato per la famiglia che mai avrebbe spinto la donna ad allontanarsi volontariamente. Chi ha fatto sparire la donna e perché? Un interrogativo che rimbomba nella testa di molti ancora oggi ma che sembra non trovare risposta. L’Avvocato Piscitelli ha inviato a parlare con le autorità competenti tutti coloro che possono fornire elementi e spunti investigativi utili per la risoluzione dei casi.

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con Gianfranco Piscitelli, avvocato, esperto in investigazioni e criminologia – Presidente Penelope Sardegna onlus e Responsabile per la Sardegna dell’Istituto Internazionale di Scienze Criminologiche e Psicopatologico Forensi e ci ha parlato dell’importanza di questo evento in tutte le sue molteplici sfaccettature.

Avvocato perché questo evento in piazza a Buggerru in piena estate, alle dieci di sera?
Primo perché Buggerru è una cittadina turistica con aumento esponenziale della popolazione nel periodo estivo e quindi il nostro messaggio potrà essere ascoltato da molte persone…. Secondo perché siamo stati invitati a parlare contro la violenza dalla nostra amica Paola Nieddu che, Presidentessa dell’Associazione La Rosa Blu di Buggerru che si batte da tempo per sensibilizzare tutti su quest’argomento ed ha attivato a Buggerru un Centro Antiviolenza ed in ultimo perché Buggerru è il paese dove la nostra Emanuela Piredda ha trascorso e trascorre dalla sua infanzia le vacanze. In piazza perché è giusto scendere tra la gente, alle 22 perché col fresco della sera c’è più attenzione.

Noto che siete sempre uniti in gruppo per questi eventi che portate in giro per la Sardegna...
Sì è vero, siamo un gruppo di professionisti affiatati che da tempo hanno scelto di parlare del problema della Violenza da tutte le sue angolazioni ed insieme, ognuno per le proprie esperienze professionali e non, ci sincronizziamo portando avanti, quasi come una missione, il nostro messaggio per dire basta ad ogni genere di violenza; e così ci rivolgiamo a piazze, circoli, scuole, associazioni per sviscerare ed affrontare i problemi del femminicidio, violenza in famiglia, bullismo, cyber bullismo, disagio, scomparse ecc.
Emanuela Piredda è psicologa, criminologa e Responsabile della Sezione Psicologica di Penelope Sardegna onlus di cui è anche segretaria – Ester Deplano è avvocata, criminologa, grafologa- Giordana Colli è criminologa, esperta in scena del crimine, dirigente delle professioni sanitarie nel Distretto sanitario di Siniscola, consigliera nel Direttivo di Penelope Sardegna; io, come sa, sono avvocato penalista, esperto in criminologia ed investigazioni, Presidente di Penelope Sardegna e Responsabile per la Sardegna dell’Istituto Internazionale di Scienze Criminologiche e Psicopatologiche Forensi. Come può vedere, ci completiamo a vicenda: la dr.ssa Piredda, oltre al resto, si impegna a far conoscere ed insegnare a riconoscere e combattere la “violenza psicologica” una delle violenze più subdole e dannose – l’avv.ta Deplano si preoccupa di unire i dettati della criminologia con le leggi vigenti e lo studio degli elementi grafologici che portano a scoprire certi segni premonitori – io unisco una trentennale esperienza investigativa e criminologica ad aspetti legali di diritto penale per combattere e prevenire il problema – la dr.ssa Colli nel suo ruolo professionale quotidiano incontra il problema sul campo e purtroppo, anche quando è troppo tardi. Lo scambiarci le esperienze con persone quali Paola Nieddu e l’avv.ta Simona Spada della Rosa Blu di Buggerru, non potrà che portare alla “piazza” un messaggio forte e chiaro.

Penelope Sardegna come si pone in questi contesti?
Penelope Sardegna è legata all’associazione madre Penelope Italia ed è “Associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse”…. Orbene, molto spesso la scomparsa ha alla base problemi di disagio, violenze, bullismo e per noi, discutere di questi problemi, è un modo per indurre la gente a riflettere sul problema delle scomparse ed aiutare a riconoscerne e prevenirne le cause.

Il titolo dell’evento ed il disegno della locandina...
Il disegno, da una serie di idee, è stato da me richiesto graziosamente ad una mia amica di sempre, restauratrice e professoressa, la dr.ssa Susanna Carobbi e rappresenta Penelope che, continuando a fare e disfare la sua tela, si ritrova imbrigliata nei fili e cerca di liberarsene……. LIBERATI!!! è una esortazione che rivolgiamo a tutte le donne e gli oppressi affinchè reagiscano ad una atavica sottomissione e trovino il coraggio di parlare, denunciare, consapevoli che Centri come La Rosa Blu di Buggerru, noi in associazione o singolarmente, le Autorità Forze dell’Ordine, siamo al loro fianco per sostenerli ed aiutarli: MAI PIU’ FEMMINICIDI, VIOLENZE, SCOMPARSE E SUICIDI!!!




 

Lo speciale
Cenni storici a partire dagli esordi del modello di riferimento mondiale per la gestione del soccorso pubblico
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di Chiara Rai

 

Questo primo lancio è dedicato ai cenni storici riferiti al 113: dalla nascita ai giorni nostri. Poche pennellate per conoscere bene una ricchezza che si è persa.

 “113 soccorso pubblico pronto” così rispondevano quando si chiamava il caro vecchio 113. Dal 1968 questo numero al quale dedichiamo meritatamente uno speciale è al servizio della comunità. Perché? Molto semplice: è stato un modello mondiale per la gestione delle chiamate di emergenza. Prima che si prendesse l'infausta decisione di mandarlo in pensione l'’italia rappresentava un modello da imitare sotto il profilo della gestione del soccorso pubblico mentre oggi è un Paese sanzionato per le inadempienze sul corretto funzionamento del numero unico di emergenza europeo 112.

Si è arrivati a questo perché la normativa europea ci ha imposto il numero unico di emergenza europeo 112. Dopo 49 anni dalla sua istituzione il Governo e Parlamento hanno perciò mandato in pensione lo storico 113 e con lui hanno mandato in pensione anche il 112 nazionale gestito dai carabinieri, 115 per le richieste di pronto intervento dei Vigili del Fuoco e il 118 utilizzato per la chiamata delle autoambulanze. Restano attivi tutti gli altri numeri unici italiani proliferati nel corso degli anni.

Abbiamo dunque sentito il dovere morale, oltre all'immenso piacere, di rendere omaggio al 113, un “personaggio” istituzionale molto famoso non solo per aver servito per circa 50 anni tutti i cittadini che lo hanno chiamato per esigenze di soccorso pubblico o di pronto intervento, ma anche e soprattutto per essere stato uno dei primi numeri telefonici unici al mondo.

Fu negli anni ‘60 che si iniziò ad avvertire l’esigenza di poter disporre di uno strumento immediato di soccorso, un numero unico da chiamare in caso pericolo. Fino ad allora esistevano esclusivamente numeri dei centralini di Carabinieri, Questure, Commissariati e i numeri locali delle Sezioni di Polizia Stradale e di autoambulanze che la gente era abituata a conservare sull’agenda di casa. Nel 1964 ci fu in primo tentativo di unificazione del numero unico che individuava il 177 per le chiamate dirette alle questure e il 178 per quelle indirizzate alla Polizia Stradale. La differenza dei distretti telefonici non consentiva scelta tecnica migliore. Alla fine di ottobre 1967 la SIP riuscì a mettere a disposizione il 113 come numero un unico valido su tutto il territorio nazionale.

Il 15 febbraio 1968 Il Capo della Polizia Angelo Vicari firmò la circolare istitutiva del “113” numero unico nazionale per le emergenze, fissandone l’esordio per il 1° marzo successivo. Con il passare degli anni i Comandi e gli Enti di pronto intervento come Carabinieri, i Vigili del Fuoco e la Croce Rossa Italiana, che avevano concordato sul progetto di unificazione del numero unico avendo il medesimo problema di frammentazione numerica già visto per la Polizia, avvertirono il bisogno di avere un proprio numero di pronto intervento.

E così nacquero gli altri numeri di soccorso pubblico: 

Nel 1981 il comando Generale dell’Arma dei Carabinieri scelse il numero 112, come numero unico per le chiamate al servizio d’emergenza dell’Arma dei Carabinieri.

Nel 1987 fu attivato il 115, come numero nazionale per le chiamate ai Vigili del Fuoco

Nel 1992 fu istituito il 118, per l'attivazione dei servizi di soccorso sanitario

Nel1996 la Guardia di Finanza istituì il 117 per le richieste di intervento e soccorso inerenti ai compiti del Corpo.

 

A seguire vennero istituiti anche il 1515 per Emergenza ambientale gestito dal Corpo Forestale dello Stato, il 1530 Numero Blu - Emergenza in mare gestito dal Corpo delle capitanerie di porto -Guarda Costiera per le emergenze e gli incidenti in mare e il 1544 gestito dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per le problematiche legate alla situazione carceraria.


Ma non finì qui: oltre ai numeri telefonici di emergenza, vennero istituiti anche numeri telefonici per richiedere interventi urgenti. Ed ecco comparire:
114 - Emergenza infanzia, gestita dal Telefono Azzurro per segnalare situazioni di emergenza in cui la salute psicofisica di bambini o adolescenti sia in pericolo o a rischio di trauma.
1525 - Servizio emergenza ambientale, assegnato nel 2007 al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per creare un servizio telefonico a cui rivolgersi in caso di particolari emergenze ambientali.
1522 - AntiViolenza Donna, gestito dal Dipartimento per le pari opportunità, per prestare aiuto e supporto alle donne vittime di violenza.
1518 - Viaggiare informati, gestito dal CCISS, per avere informazioni riguardo alla viabilità e alla situazione del traffico, oltre che di ricevere eventuali segnalazioni di problemi alla viabilità.

 

L’Italia, nel 1968, è stato il primo Paese al mondo ad attivare il numero unico a livello nazionale per le chiamate di emergenza nella storia. L’Unica Nazione che ci ha preceduti è stata l’Inghilterra ma non a livello nazionale. Il 30 giugno del 1937, fu inaugurato a Londra il primo servizio telefonico 999 dedicato esclusivamente alle emergenze. Si poteva denunciare un crimine o chiedere l’aiuto di un’ambulanza o dei pompieri. Gli Stati Uniti istituirono il 911 nel 1968 nello stesso anno in cui l’Italia rese operativo a livello nazionale il 113. Nel resto del mondo, i numeri unici per le emergenze arrivarono con un certo ritardo. Molte delegazione estere venivano a Roma in visita alla sala Operativa per conoscere il funzionamento del nostro servizio 113. Il prefetto Francesco Tagliente, allora dirigente della sala operativa, nel 1974 ha illustrò il nostro Servizio a ben 72 delegazioni estere.
Nel corso degli anni, mentre tutti gli altri Paesi si ispiravano al modello italiano, nel 1976 dopo 8 anni dalla operatività a livello nazionale del 113, anche l’Europa raccomanda l'uso del numero unico decidendo di istituirlo per tutta l’Unione Europea poi nel 1991. Mentre il mondo si ispirava al modello italiano, i Governi protempore consentivano la proliferazione dei numeri per le richieste di pronto intervento 112, 114, 115, 117, 118, 1515, 1518, 1522, 1530, ,1525, 1544 arrivando a farsi sanzionare dai giudici dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea per le inadempienze sul corretto funzionamento del numero unico di emergenza europeo 112.
Sperimentato a Varese, il 112 NUE è già operativo in Lombardia, nel Lazio (Roma città), in Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed è in fase di realizzazione nel corso dell’anno nella Sicilia Orientale (Catania)e province diverse da Roma-06 nel Lazio. Entro il prossimo anno sarà attivato in Emilia Romagna, Marche e Umbria e Toscana

 

In alcune città Italiane (Brindisi, Biella, Modena, Rimini, Salerno, Prato, etc.) è temporaneamente attivo un sistema che suddivide le chiamate a 112 e 113 al 50% tra Polizia di Stato e Carabinieri, lasciando inalterate le chiamate dirette a 115 e 118. Questo modello è in fase di superamento per concentrare tutte le chiamate verso il solo 112. Nel prossimo numero iniziamo con le testimonianze. 

L'annuncio
Da sabato 29 luglio inizia la serie di articoli de L'Osservatore dedicati al 113
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Redazione


Inizia sabato 29 luglio 2017 la prima puntata dedicata alla raccolta delle testimonianze per rendere omaggio al 113, un “personaggio” istituzionale molto famoso non solo per aver servito per circa 50 anni tutti i cittadini che lo hanno chiamato per esigenze di soccorso pubblico o di pronto intervento, ma anche e soprattutto per essere stato uno dei primi numeri telefonici unici al mondo per la ricezione delle segnalazioni e richiesta di soccorso pubblico e di gestione delle emergenze.


Iniziamo con la pubblicazione di una scheda conoscitiva del 113, per anni ritenuto il modello di riferimento mondiale per la gestione del soccorso pubblico e degli altri numeri attivati con il passare degli anni dalle varie Forze e Corpi di polizia e dagli altri enti interessati direttamente o indirettamente al soccorso e all’assistenza
Per saperne di più sulla strategia adottata per rendere il servizio 113 un modello di riferimento capace di garantire una risposta mediamente entro 6 secondi, abbiamo intervistato un cineoperatore impegnato da oltre 25 anni a documentare in diretta quello che accade a seguito di una richiesta di soccorso o di pronto intervento.

Per la 3^ puntata abbiamo in programma di raccogliere poi una o più testimonianze dagli operatori che hanno gestito per decenni le richieste avanzate al 113.


Seguiranno altre puntate settimanali. Abbiamo chiesto al Prefetto Francesco Tagliente la disponibilità a rilasciarci una intervista o di elaborarci un documento che consenta di documentare compiutamente l’evoluzione del 113 dalla sua attivazione ai giorni nostri

L'inchiesta
Le donne venivano reclutate in Nigeria con l’inganno ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI ALL'INTERNO
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LE INTERCETTAZIONI 

 

NUORO - La Polizia di Stato di Nuoro sta eseguendo una vasta operazione per il contrasto alla tratta di esseri umani, all’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.
7 le persone arrestate dai poliziotti della squadra mobile in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari .
Le indagini hanno accertato che il centro dell’attività illecita era a Torino, dove vivono due sorelle soprannominate “Precious” e “Juliet”, le quali tenevano le file della tratta di essere umani, facendo da tramite tra i trafficanti in Libia e Nigeria e gli altri loro connazionali in Italia ed in vari Paesi dell’Europa tra cui Austria, Francia, Belgio, Bulgaria, Germania, Inghilterra.
Le donne venivano reclutate in Nigeria con l’inganno di una falsa promessa di lavoro e venivano trasportate lungo le coste libiche e rinchiuse in “campi profughi” improvvisati intorno alla città di Sebha (Libia), gestiti dai trafficanti locali. Qui permanevano in condizione estremamente precaria “da recluse” anche per alcuni mesi, subendo violenze di vari tipo, in attesa di essere imbarcate su barconi di fortuna dirette in Italia. Spesso erano rapite e vendute ad altri gruppi e liberate solo dopo il pagamento di riscatto. Per alcune ragazze si sono perse le tracce mentre per altre vi è il fondato sospetto che possano essere morte durante l’attraversata.
Giunte in Italia, le ragazze venivano fatte scappare dai centri di accoglienza che le avevano prese in carico all’arrivo per essere trasportate a Torino in appartamenti sotto il controllo dell’organizzazione criminale.
Prima di partire venivano sottoposte al rito voodoo dai trafficanti per essere vincolate al pagamento del debito con la minaccia di morte loro e dei familiari nel caso non avessero adempito al pagamento.
Per liberarsi dalla condizione di schiavitù in cui versavano erano costrette a prostituirsi sino al completo pagamento del debito contratto per arrivare Italia e per la concessione “del marciapiede”, che poteva raggiungere la somma di circa 30.000,00 a persona.
Il provento illecito veniva trasferito in Nigeria con il sistema denominato “mano a mano”, ovvero consegnandolo ad alcuni corrieri, che lo occultavano in doppi fondi negli abiti, nelle scarpe o in pacchi, recapitandolo alla persona incaricata di riceverlo, che provvedeva a sua volta a versarlo sui conti correnti nigeriani. Un ruolo centrale era svolto dai gestori di un money transfert di Torino che fungevano da centro di raccolta e di smistamento del denaro illecito come fossero un istituto di credito. Una volta trasferito in Nigeria, il denaro era utilizzato in parte per finanziare la prosecuzione dell’attività illecita, pagando i trafficanti di essere umani, in parte per effettuare investimenti speculativi in attività economiche o nel settore immobiliare. 

L'iniziativa
Ogni anno la nostra Penisola perde a causa degli incendi ampissime aree verdi di paesaggi unici al mondo
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di Gianfranco Nitti


I ripetuti incendi, di natura dolosa e non, che stanno danneggiando in questi giorni ampie porzioni di territorio italiano da Nord a Sud, pongono all’attenzione del Governo e della società civile, con una forza e una gravità ineludibili, il tema della gestione e della manutenzione delle aree verdi della Penisola e, in particolare, delle aree naturalistiche e dei parchi.


Al di là delle responsabilità dirette, che è pur doveroso individuare, e delle problematiche legate agli interventi in emergenza, FAI – Fondo Ambiente Italiano e CAI – Club Alpino Italiano si sono rivolti al Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti per evidenziare ancora una volta l’assenza di presidi adeguati e di piani di manutenzione preventiva contro il rischio incendi, unici strumenti per evitare e ridurre il rischio di queste drammatiche calamità.


La ricorrenza annuale di questi eventi evidenzia la mancanza da parte delle autorità competenti e della società civile di una reale consapevolezza del problema e di adeguate politiche di intervento ordinario riguardo alla prima causa degli incendi, che non risiede nella natura dolosa degli eventi ma che deve essere cercata piuttosto nell’incuria.


L’incendio che ha compromesso ampie porzioni del Parco del Vesuvio, e che ancora oggi infuria, dimostra, ad esempio, che al di là della mano che ha appiccato il fuoco, che è solo la scintilla, questo sarebbe stato ben più facilmente e rapidamente contenuto se i boschi vesuviani fossero stati nel corso dell’anno adeguatamente curati, correttamente manutenuti, puliti dalle sterpaglie e dall’immondizia, dotati di vie spartifuoco e sentieri, oltre che naturalmente di servizi antincendio.


Ogni anno la nostra Penisola perde a causa degli incendi ampissime aree verdi di paesaggi unici al mondo tra cui Parchi naturali nazionali e regionali. Queste drammatiche occasioni devono almeno servire a ribadire che la tutela non è chiusura e immobilismo, ma al contrario è operosa e costante attività di cura e presidio da parte degli enti responsabili e con il contributo dei cittadini: senza manutenzione ordinaria e programmata dei monumenti, come dei paesaggi, non esiste tutela.
 

Interni
Lettera a Gentiloni: "Non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero"
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Il ministro ha comunicato la sua decisione di lasciare l'esecutivo con una lettera al Presidente del Consiglio. "Caro Presidente - scrive Costa a Gentiloni - ho manifestato nei giorni scorsi la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche.

Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C'è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il Governo, ma anche chi le ha apprezzate perché hanno portato una interessante dialettica. Tu, caro Presidente - prosegue Costa - hai sempre rispettato le mie idee. Non mi hai mai imposto il paraocchi e non mi hai chiesto di rinunciare alle mie convinzioni. Lo apprezzo moltissimo. Ma non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero. Ho avuto un'occasione unica ed ho fatto un'esperienza bellissima, sempre con il massimo impegno. Ora faccio un passo indietro, perché le convinzioni vengono prima delle posizioni. A chi mi consiglia di mantenere comodamente il ruolo di Governo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, rispondo che non voglio equivoci, né ambiguità. Allungherò la lista, peraltro cortissima, di Ministri che si sono dimessi spontaneamente. Rassegno, pertanto, con la presente - conclude Costa - le mie dimissioni dall'incarico di Ministro per gli Affari Regionali. Un caro saluto ed un augurio di buon lavoro a te ed a tutti i membri del Governo". 

Il caso
Il Garante Anastasia: “Mi auguro che il risultato raggiunto possa rappresentare un’occasione di riflessione"
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di Marco Staffiero

 

Tutti possiamo sbagliare e la possibilità di un riscatto, di un cambiamento è possibile in ogni persona. Ci sono tante storie da raccontare dietro le tristi "sbarre" delle prigioni. Qualche racconto a volte è circondato da speranza e di grandi traguardi e soprattutto dalla voglia di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle il passato. Quella di oggi è una bella storia: Alessandro L., attualmente detenuto al reparto G8 di Rebibbia – Nuovo complesso dopo un periodo passato in alta sicurezza, ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia. Lo racconta lui stesso in una lettera al Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, sottolineando di essere “il primo detenuto in un carcere italiano ad aver conseguito un dottorato di ricerca senza essere mai uscito dal carcere”.
 
Ininterrottamente detenuto dal giugno del 1995, Alessandro si è laureato con lode in Sociologia all’Università degli studi di Roma La Sapienza nel gennaio del 2013, discutendo la tesi “Il lavoro rende liberi. Etnografia del ‘mondo’ carcere”, pubblicata l’anno seguente da Gruppo Albatros Il filo. Dopo la laurea ha quindi deciso di proseguire gli studi universitari accedendo al corso di dottorato di ricerca in Sociologia e scienze applicate attivato dall’Università di Roma La Sapienza. Fino ad arrivare, lo scorso 23 febbraio, alla discussione della dissertazione finale “Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria ‘Alta sicurezza’ in Italia: percorsi di vita, aspettative e reti sociali di riferimento”.
 
“E’ davvero un bel traguardo” commenta il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasia, sottolineando la difficoltà di raggiungere un simile obiettivo per chi è detenuto in un istituto di pena. “Se studiare all’interno del carcere è complicato – spiega Anastasia, che è anche docente universitario – seguire un corso di dottorato lo è ancora di più, per la reale difficoltà di accedere ad adeguati strumenti di ricerca. Complimenti ad Alessandro, quindi, che è riuscito a portare a termine un percorso così arduo con grande determinazione. Mi auguro che il risultato raggiunto possa rappresentare un’occasione di riflessione sul tema dell’accesso agli studi, a tutti i livelli, per le persone detenute. In questo senso – conclude il Garante – sarebbe certamente importante se l’amministrazione penitenziaria si attrezzasse per garantire agli studenti che intendono intraprendere un percorso formativo post laurea, idonei strumenti di studio e ricerca, anche informatici”.
 

Stivale avvolto dalle fiamme
In tutta la penisola sono numerosi gli intervanti dei vigili del fuoco
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In Toscana, nel Lazio, in Campania e non solo. L'Italia continua a bruciare. Per quanto riguarda la Toscana, sono proseguite nella notte le operazioni di soccorso nei vari scenari degli incendi di vegetazione. Questa mattina, riferiscono i vigili del fuoco, risultano attivi i seguenti interventi: a Marina di Grosseto (GR), a Castellina Marittima (PI), a Lorenzana (PI), a Fognano Montale (PT) e a Piancastagnaio (SI). Nelle ultime 24 ore i vigili del fuoco, in Toscana, hanno effettuato 286 interventi di soccorso di cui 133 per incendi. Attualmente sono in corso 15 interventi di cui 12 per incendi. Malore per un vigile del fuoco durante le operazioni di coordinamento per lo spegnimento di un incendio nel comune di Montale (Pistoia), in località Fognano. Stamani verso le 4.30 un pompiere di 55 anni si è sentito male ed è stato soccorso dai sanitari del 118, con un'ambulanza della Misericordia di Agliana con infermiere a bordo. E' stato ricoverato in codice rosso al pronto soccorso di Pistoia. Il vigile del fuoco era in turno da più di 20 ore continuative per svolgere il suo servizio. Dopo gli accertamenti, il pompiere stamani è stato dimesso. Le sue condizioni sono buone.
 
Lazio - Solo a Roma gli interventi dei vigili del fuoco nella notte sono stati circa 60. E' in fase di bonifica l'intervento in via Camposampiero 844 dove dalle 20 di ieri si è verificato un incendio ad un fabbricato ad uso industriale sul posto due squadre e due autobotti e uno kilolitrica e autoscala. Campania - Un 24enne di origini rumene è stato arrestato ieri sera a Teggiano, in provincia di Salerno, in quanto ritenuto responsabile dell'incendio di un'area boschiva ricadente nel Parco nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano. Un carabiniere della compagnia di Sala Consilina, mentre era libero dal servizio, ha notato il giovane che, da solo e a piedi, si inoltrava nella località boschiva Pedamontana nel comune di Teggiano, luogo in cui nella scorsa settimana sono stati incendiati e distrutti oltre 80 ettari di macchia mediterranea. Il militare ha iniziato un pedinamento a distanza nel corso del quale ha notato il giovane mentre lanciava un oggetto infuocato tra le sterpaglie secche, provocando rapidamente un incendio prima di scappare. Dopo aver allertato la Centrale operativa della compagnia Carabinieri di Sala Consilina, il carabiniere si è adoperato per domare le fiamme con l'aiuto di alcuni residenti accorsi successivamente. Nel frattempo le immediate ricerche hanno consentito ai militari di rintracciare l'incendiario nelle vicinanze del luogo dell'accensione, trovando in suo possesso un accendino funzionante. Il 24enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari a disposizione della Procura di Lagonegro (Potenza).
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