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Musica
La terza edizione nel capoluogo siciliano e la nona nel mondo
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di Angelo Barraco
 
Palermo – Sabato 16 aprile 2016, si è tenuta a Palermo la terza edizione del Record Store Day, un evento che ha lo scopo di dare spazio e vigore ai negozi di dischi indipendenti, dare valore al vinile e alla musica a 360° e di conseguenza valorizzare le piccole e grandi etichette discografiche che hanno contribuito alla pubblicazione di questi prodotti.  
 
Il Record Store Day è un evento che viene celebrato in tutto il mondo ed è giunto alla nona edizione, tanti gli artisti che vi partecipano, tante le apparizioni speciali, le performance esclusive, le edizioni limitante in vinile e in cd e prodotti per collezionisti. Palermo quest’anno ha vibrato sotto le note del Record Store Day e lo ha fatto grazie alla capillare organizzazione di Rizzo manufacture studio, shoes e Recors, con Oriana Guarino (Indigo) e Vinyl Corner che hanno riunito tutte le etichette discografiche di Palermo e gli appassionati e cultori “del pezzo raro” in Via Ruggero Settimo. L’evento è iniziato alle ore 10.00 ed è terminato alle 20.00.
 
Noi de L’Osservatore D’Italia eravamo presenti, siamo arrivati in Via Ruggero Settimo in mattinata e dopo le interviste abbiamo assistito al lavoro parsimonioso degli organizzatori. Vi era un grande banco vinili, dove era possibile reperire cimeli storici del vinile; nella zona centrale vi era un piccolo live-set per le band che sarebbero esibite nel pomeriggio; sulla sinistra vi era una zona dedicata alle etichette discografiche palermitane: 800A Records, 800Hz Records, Almendra Music, Brusio Netlabel, Fitzcarraldo Records, Malintenti Dischi, Nostress Netlabel, QanatRecords, Tone Deaf Records, Urtovox Records, Gi-Kill, autoproduzioni. E’ stato allestito inoltre, da Block Design, un piccolo laboratorio serigrafico e sono stati stampati 100 poster dedicati al Record Store Day 2016, firmati dall’illustratore Marco Start's Airoldi per Skills Clothing. Marco Monterosso è stato il filo conduttore di tutta la giornata con la sua “Radio Monterosso”. Ha intervistato artisti e ha trasmesso brani inediti, ha intervistato i rappresentanti delle etichette discografiche palermitane. Dalle ore 17.00 alle 18.30 si sono esibite due band: gli Utveggi, band palermitana con due dischi all’attivo e un tour in Giappone, inoltre sono in semifinale per Musicultura 2016. Dopo di loro è toccato a The Smuggler Brothers. In chiusura vi è stato il dj-set Sound Butik e Donato Di Trapani di 800Hz Records che hanno selezionato vinili. Dalle 22.00 in poi il Record Store Day si è spostato nei locali palermitani. L’affluenza è stata notevole, altrettanta la vendita dei dischi alle bancarelle. Un evento che ha portato tanta allegria tra i partecipanti e tanta voglia di ritrovarsi e stare insieme. Come diceva Platone “La musica fa bene al cuore e all’anima”.   

Cultura
Il mondo della musica è cambiato radicalmente negli ultimi anni e con l’avvento di internet e l’evoluzione di sistemi e canali digitali ogni musicista può tergiversare la sua arte senza barriere
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di Angelo Barraco
 
Mondello (PA) – Il mondo della musica è cambiato radicalmente negli ultimi anni e con l’avvento di internet e l’evoluzione di sistemi e canali digitali ogni musicista può tergiversare la sua arte senza barriere sul web. Le etichette discografiche consentono all’artista di promuovere un disco, pubblicarlo e diffonderlo. Con l’avvento di internet le etichette si sono adeguate al mercato e al fenomeno del download e c’è stata anche l’evoluzione di un sistema di diffusione e di pubblicità che non sfrutta più i classici canali di diffusione, come i negozi di dischi, ma si affida al web, e che da la possibilità di ampliare i contatti e di abbattere l’idea strutturale della classica etichetta discografica, la Netlabel.

In merito al fenomeno Netlabel, noi abbiamo intervistato Paolino Canzoneri, manager dell’etichetta discografica di Palermo Nostress Netlabel (www.nostressnetlabel.net). La Nostress Netlabel è un’etichetta indipendente nata nel 2011 che svolge le sue attività al di fuori delle corporazioni multinazionali. Generalmente ogni etichetta discografica ha un genere che predilige, l’etichetta di Canzoneri pubblica artisti che suonano un genere che va dalla Psichedelia allo Space rock, dal Post Rock all’Avanguardia, dall’Elettronica all’Elettroacustica.
 
L’etichetta ha all’attivo pubblicazioni di artisti da tutto il mondo. Sono stati pubblicati album dei più importanti artisti della musica elettronica Russa, importanti artisti europei e anche artisti dei paesi balcanici. Ovviamente non mancano gli artisti italiani e locali. L’etichetta da anche la possibilità ad alcuni artisti di esibirsi in concerti d’improvvisazione presso teatri, pub, luoghi di cultura, dove la musica diventa l’elemento di congiunzione tra arte, cultura e musica, dove l’interazione è l’elemento essenziale. La Nostress Netlabel è un’etichetta autofinanziata ed è supportata solamente da donazioni, indispensabili per coprire le spese gestionali. L’etichetta solitamente pubblica album in formato digitale, ma determinate opere musicali, in seguito ad accordi con l’artista, vengono pubblicate su CD o Vinile in edizione limitata e rese disponibili previa donazione a sostegno delle iniziative di promozione degli artisti . Nell’intervista da noi realizzata, Paolino Canzoneri ci ha spiegato che cos’è una Netlabel e come nasce il fenomeno. Con lui abbiamo analizzato dal principio il fenomeno della discografia, spiegando brevemente che cos’è un’etichetta discografica e la sua funzione. 

Video servizio
Appena i ragazzi dell'associazione Pachamama Factory hanno spiegato i motivi del gesto, l’afflusso si è intensificato sempre di più.
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GALLERY IN FONDO ALL'ARTICOLO [CLICCARE SOPRA LE FOTO PER INGRANDIRLE]
 
 
di Angelo Barraco
 
Marsala (TP) – Pachamama Factory è un’associazione no profit naturalistico-culturale, nata a marsalese da poco e ha come obiettivo la sensibilizzazione e lo sviluppo dei territori e sostiene i prodotti locali a Km/0.
 
L’associazione non ha un target specifico, ma è aperta a 360°. La prima uscita ufficiale dell’associazione è avvenuta il 13 febbraio del 2016. Il Presidente, il Vicepresidente e coloro che vi fanno attivamente parte si sono riuniti a Porta Garibardi, a Marsala, con un tavolo e diverse casse di arance, mandarini e limoni, che hanno donato gratuitamente ai cittadini. La reazione iniziale dei marsalesi è stata di apparente timidezza, ma non appena i ragazzi hanno spiegato i motivi del gesto, l’afflusso si è intensificato sempre di più.
 
I ragazzi hanno inoltre offerto delle spremute di arance preparate appositamente in loco. L’intento di distribuire dei prodotti del territorio e valorizzare la propria terra ha portato ai ragazzi dei risultati inaspettati in questa loro prima uscita, poiché alcuni coltivatori si sono spontaneamente offerti nel partecipare alle iniziative dell'associazione, e doneranno i loro prodotti. Tanti anche i turisti che sono accorsi e si sono complimentati per l’ottimo esempio dato alla città, esempio culturale, sociale e umano.
 
L’associazione sta lavorando a tanti progetti e nel nostro video servizio, oltre alla presenza oggettiva dei ragazzi all’opera, è possibile ascoltare un’intervista al Presidente dell’associazione e ai collaboratori che ci hanno spiegato in dettaglio la nascita dell'associazione e i prossimi progetti in cantiere. 

Evento
Andato in scena il Gran Galà della Solidarietà condotto da Fabrizio Frizzi
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LEGGI ANCHE: MARINA MILITARE: EROI SILENZIOSI, EROI OGNI GIORNO - IL VIDEO REPORTAGE DI TIZIANA BIANCHI

 

Redazione

Alla sua XIII edizione, nella serata di sabato 23 gennaio 2016, presso l’Auditorium Parco della Musica, si e` svolto il Gran Galà della Solidarietà, condotto, come di consueto da Fabrizio Frizzi, accompagnato dal dr. Ivo Pulcini, Presidente della Onlus “Tutti per un cuore…un cuore per tutti” che promuove l’evento.

Nel corso della serata molti gli artisti che, in favore dell’ “Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo e dell’ “Associazione Bambini Tibetani nel Mondo” si sono esibiti, offrendo ai numerosi intervenuti un elegante spettacolo di varietà.
Emanuela Aureli, Orietta Berti, Sergio Cammariere, Marco Capretti, Olen Cesari, “Il Grande Coro di Roma”, Sergio Friscia, Antonio Giuliani, Loretta Goggi, Mago Lupis, gli Opera Pop e Cinzia TH Torrini, tutti insieme, hanno testimoniato il proprio sostegno alle benefiche cause promosse dalla Onlus.

Ed in tema di solidarietà, grande successo è stato riscosso dalla presentazione del video-reportage della dott.ssa Tiziana Bianchi sull’Operazione Mare sicuro, girato in prossimità delle coste libiche a bordo di due unità della Marina Miliare, che ha testimoniato la professionalità ed il grande cuore dei marinai, nell’assolvimento dei propri doveri ed in particolare per il salvataggio di vite in mare.

“Agli “EROI SILENZIOSI, EROI OGNI GIORNO” della Marina Militare Italiana che tra il 2014 ed il 2015, con la loro instancabile opera, hanno tratto in salvo 191.407 persone” questa la motivazione del “Premio Gran Galà della Solidarietà” che con evidente commozione il dr. Pulcini ha voluto attribuire alla forza armata. Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’Amm. Giuseppe De Giorgi nel ritirare il Premio, dopo aver ringraziato il Presidente della Onlus per l’iniziativa e Tiziana Bianchi per la realizzazione del video-reportage, ha confermato l’impegno della Marina Militare a tutela della sicurezza dei Mari circostanti l’Italia, ribadendo che su una nave, a prescindere dalla lamiera da cui e` costituita, grazie agli eccezionali equipaggi, pulsa un cuore pronto a continuare a salvare chi intraprende la navigazione per fuggire dalle atrocità e dal terrore dei Paesi di origine.

 

Video intervista
La giornalista Tiziana Bianchi dal 27 novembre al 5 dicembre scorsi è stata imbarcata su due unità della Marina Militare impegnate nell’operazione “Mare Sicuro"
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Redazione

Una chiacchierata davanti a un caffè con la giornalista Tiziana Bianchi che ci ha raccontato una esperienza emozionante. Bianchi dal 27 novembre al 5 dicembre scorsi, con specifica autorizzazione del Ministero della  Difesa, è stata imbarcata su due  unita` della Marina Militare (il Bergamini ed il Cigala Fulgosi) impegnate nell’operazione “Mare Sicuro” nel mare prospiciente la Libia . Dopo gli attentati di Parigi, “Mare sicuro”, iniziata nel marzo di quest’anno e` stata implementata. La Marina Militare, oltre a sottrarre da morte certa le vite di migranti, svolge anche attività` di polizia di alto mare per la sicurezza delle  navi, trasposto merci e pescherecci.Durante questo periodo Tiziana Bianchi ha vissuto a stretto contatto con l’equipaggio: “Sono stata trasferita da una nave all’altra in elicottero trovandomi, tra l’altro, a trascorrere la festività di Santa Barbara, patrona della Marina Militare, che a bordo si vive in maniera del tutto singolare. Insieme con i militari, sono stata calata su un’idrobarca, avendo l’opportunità` di osservare e vivere in prima persona il salvataggio di migranti. Nell’arco di 5 ore da notte fonda all’alba, in 3 diversi eventi, ne sono stati salvati 301”. Buona visione


Di seguito l’articolo – reportage redatto da Tiziana Bianchi
Il 2015 nel mondo e, in particolare, per noi italiani, sarà certamente ricordato per due straordinari eventi: l’EXPO e l’apertura dell’anno giubilare. Si tratta di eventi di natura molto diversa, al centro dei quali si pone l’uomo in relazione alla propria vita terrena da un lato e spirituale dall’altro. L’essere umano che oggi, proprio su questi aspetti, è chiamato a difendersi dall’espressione di un’involuzione di se stesso verso un cinico individualismo o, peggio, egoismo, teso ad alterare il rapporto tra gli uomini di culture diverse. Un vero e proprio declino di valori, che nella realtà, lo scorso anno, si è tradotto in trentacinque attacchi terroristici commessi dal Daesh e costato la vita ad oltre 890 persone. Ciò che è accaduto a Parigi il 13 novembre scorso, poi, ha definitivamente segnato i confini tra un’Europa aperta, culla dei valori di civiltà e pacifica convivenza, e l’Europa pervasa dalla paura che, in nome della sicurezza dei propri cittadini, si è sbilanciata verso pericolosi nazionalismi a dispetto di azioni comuni e coordinate tra gli Stati membri. L’innalzamento di muri di confine e la chiusura delle frontiere contro l’ingresso dei migranti ha, d’un colpo, rinnegato i principi cardine sui quali questa Europa affonda le proprie radici.
Come sottolineato anche dal Presidente Mattarella il 14 dicembre scorso, “limitare gli ambiti di libertà equivarrebbe a cedere al terrorismo e tradire i principi di democrazia e tolleranza”. Per il Capo dello Stato, infatti, “chiudere le porte di fronte a queste masse di esseri umani che fuggono da guerre, fame ed oppressione, equivale a cancellare conquiste civili e sociali faticosamente raggiunte”. In linea con le parole del Presidente, bisogna dar atto che l’Italia, oltre a non chiudere le proprie frontiere, perseguendo sempre la linea del dialogo, nel rispetto della sacralità della vita umana, non ha atteso il verificarsi dei tragici eventi per predisporre adeguate misure di prevenzione a tutela della sicurezza. Infatti, dal 12 marzo scorso, dispiegando quattro unità navali della Marina Militare, quattro elicotteri, e circa mille uomini e donne costantemente nel mare prospicente la Libia, ha dato inizio all’operazione Mare Sicuro.
Ed, invero, alla luce dei numerosi attacchi successivi, quasi due terzi dei quali concentrati nella cintura nord africana, tra Libia, Tunisia ed Egitto, la decisione di vigilare proprio quel tratto di mare che ci separa da questi Paesi ha, certamente, sottratto all’illegalità un’importante via di accesso all’Italia e, attraverso essa, all’Europa intera. Peraltro, dopo Parigi e gli altri attentati in Mali e in Libia, Mare Sicuro è stata implementata e, oggi, il Gruppo Navale si compone, di cinque unità.

L’operazione si caratterizza per l’attività di polizia di Alto Mare su una vasta area di 80.000 miglia nautiche quadrate, tutelando la sicurezza dei cittadini e gli interessi economici del Paese. Tenuto conto che il traffico nel Mediterraneo Centrale negli ultimi 13 anni è aumentato del 123%, il Gruppo Navale svolge attività di tutela sia del traffico di merci che della flotta peschereccia italiana, (la terza dei Paesi europei). Un settore che in Italia produce 43 miliardi di valore aggiunto, dando lavoro a 800mila persone. In quel tratto di mare, inoltre, la Marina Militare protegge i siti italiani di estrazione energetica, non solo per esigenze di approvvigionamento, vista la nostra scarsità di risorse, ma anche a tutela di possibili danni ambientali derivanti da un eventuale attacco. Si tratta, insomma, di proteggere specificatamente rilevanti interessi nazionali, di considerevole valore per l’intera economia italiana. Inoltre, le nostre navi contrastano le organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti, compreso lo sfruttamento del traffico di migranti, provvedendo alla sottrazione dei mezzi e all’arresto dei responsabili.
Ma sono i numeri a testimoniare il positivo esito di questa intensa attività, grazie alla quale, nel 2015 sono stati assicurati alla giustizia ben 502 scafisti e tratte in salvo circa 35 mila persone, senza considerare le oltre 151 mila salvate nel 2014 nell’operazione Mare Nostrum. Sì, “persone”, è cosi che preferisco ricordare a me stessa che l’aggettivo “migrante”, altro non riguarda che un essere umano che, esattamente come me, prova dei sentimenti, delle emozioni e condivide gli affetti familiari....Salvare una vita in mare, per un marinaio, è un obbligo morale. “Nessuno può essere lasciato morire in mare”, mi ha rammentato il Comandante Francesco Laghezza a bordo del Cigala Fulgosi.

Ci troviamo a largo del canale di Sicilia, ed è proprio il Comandante Alberto Tarabotto, al comando della Fregata Bergamini, al quarto turno dell’Operazione che, con disarmante naturalezza, mi racconta dell’abbordaggio di un peschereccio che trainava un’imbarcazione con oltre 250 persone: l’intervento del team della Brigata Marina San Marco e degli incursori di Marina (COMSUBIN) hanno consentito di mettere in salvo i natanti in difficoltà e, contestualmente, assicurare alla giustizia 5 malviventi.
Ma chi sono questi speciali uomini e donne della Marina Militare che, non dimentichiamo, analogamente ai militari delle altre forze armate, giurando fedeltà alle istituzioni repubblicane, mettono a disposizione la propria vita, fino all’estremo sacrificio?

Lo domando al Contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo, a bordo di nave Bergamini, al comando dell’operazione Mare Sicuro. Ci troviamo in zona operazioni, proprio davanti alle coste libiche, raggiunte dopo circa due giorni di navigazione.
D. Ammiraglio, lei è rimasto a bordo con i suoi uomini per oltre 6 mesi consecutivi, ci può spiegare quali sforzi comporta per un marinaio svolgere questo genere di attività?
R. Si tratta, da un lato, di saper dosare le proprie emozioni, le proprie forze, il proprio stato d’animo e riuscire ad affrontare situazioni di pericolo, contro agguerriti criminali, per sventare tentativi di sequestro ai danni dei nostri pescherecci o a soccorrere con mare agitato i migranti. Dall’altro, di far fronte alla mancanza protratta nel tempo dei propri affetti, ma in questo le nostre famiglie ci sono di conforto, abbiamo delle famiglie consapevoli e molto speciali.
D. La Marina Militare si caratterizza per un elemento non comune ad altre forze armate, l’equipaggio. Che cosa significa far parte di un equipaggio e cosa significa comandarlo?
R. L’Equipaggio è un gruppo di persone direi straordinarie, all’interno del quale, quando si va per mare, si creano delle dinamiche virtuose, si condividono le stesse emozioni, le avversità del momento, la lontananza dai propri cari. Comandarlo significa avere la capacità di essere immersi in questo gruppo, a stretto contatto per percepirne gli umori ma, allo stesso tempo esserne distaccato per poterlo condurre senza che nessuno abbia mai la percezione o il dubbio che un ordine possa essere discusso.
D. Il 28 dicembre 2014, lei è stato protagonista di uno dei più importanti salvataggi nella storia della Marina, della navigazione in generale, per numero di vite tratte in salvo. Al termine delle operazioni, svolte in coordinamento con la Guardia Costiera e l’Aeronautica Militare, sono state salvate 427 persone e anche 2 cani. Una Marina Militare più vicina e al servizio della popolazione?
R. La Marina Militare appartiene alla popolazione ed è al servizio della popolazione nella quotidianità. Siamo orgogliosi di aver fatto bene il nostro lavoro.
D. Nella società odierna la Marina Militare si fa portatrice di valori per così dire, d’altri tempi, di passione, di lavoro, di condivisione?
R. È cosi, basiamo il nostro modo di vivere sui valori, sulle nostre tradizioni. Devo dire che i giovani sono assetati di valori, ne hanno bisogno per crescere e scoprire loro stessi. Abbiamo dei giovani straordinari che, quotidianamente, ci sorprendono in positivo. Siamo davvero ottimisti, è bello averli con noi.

Sul Bergamini incontro anche, il Comandante Catia Pellegrino, Capo Servizio Operazioni,
recentemente insignita dal Presidente Mattarella con il titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana per il salvataggio di numerose vite in mare, autrice del libro edito da Mondadori, "La scelta di Catia", scritto a bordo di nave Libra. La Marina rappresenta per lei una vera e propria scelta di vita che con orgoglio e fierezza le consente di svolgere il lavoro che ama. “Le persone che operano in Marina sono persone che sacrificano tutte se stesse per gli altri senza risparmiarsi, a dispetto della stanchezza, della fatica...”, ha tenuto a precisare. Secondo il Comandante Pellegrino, il vero appagamento, “arriva dagli uomini che lavorano con te tutti i giorni, che ti riconoscono quello che fai con un sorriso o uno sguardo fiero dritto negli occhi”.
Qualche giorno dopo, restando davanti alle coste libiche, a bordo di un elicottero mi trasferisco sul pattugliatore Com.te Cigala Fulgosi, che vigila un diverso quadrante di mare. È una nave più piccola, diversa, ma è proprio grazie a questa diversità che posso verificare quanto l’equipaggio e la nave siano in simbiosi. La nave non è solo lamiera assemblata, ma è un’entità che riesce a influenzare il proprio equipaggio, esattamente come nell’ippica è il rapporto cavallo e cavaliere. È il binomio che vince o che perde. Sul Cigala Fulgosi, 80 uomini circa, condividono piccoli spazi che obbligano ad una continua e forzata convivenza anche nelle ore di riposo dal servizio.

Ma ciò che di certo ha segnato questa esperienza, è accaduto nel cuore della notte del 3 dicembre scorso. Non avevo sonno e mi trovavo in plancia, dove di notte c’è un’atmosfera magica, indescrivibile, e puoi di certo trovare qualcuno disposto a scambiare qualche parola. Non c’è alcuna illuminazione se non quella del riflesso della luna e della strumentazione elettronica che, grazie alla pazienza ed alla generosità di nocchieri e radaristi (che ho tormentato di domande), ho iniziato anche a comprendere. Ecco, arriva la segnalazione di probabili natanti in difficoltà.

Li troviamo, sono visibili sul monitor dello SVIR, il sistema di rilevazione ad infrarossi.
“Aggiornamento situazione: l’imbarcazione si trova a circa 3 miglia, probabile gommone con migranti a bordo...”. Ci dirigiamo verso di loro per soccorrerli, sono avvolti dalla totale oscurità, appena visibili dal bordo bianco del gommone, già in pessime condizioni di galleggiamento. Le due idrobarche con a bordo la Brigata Marina San Marco, cominciano il trasferimento di 103 persone. A distanza di un’ora arriva una seconda segnalazione, intorno alle 5:00 ne troviamo altre 118.

È l’alba, ci segnalano un ulteriore gommone, andiamo a salvare anche loro.
Mi calo a bordo dell’idrobarca per seguire da vicino le operazioni di salvataggio. Ci siamo, davanti a noi un centinaio di persone disperate che con il terrore negli occhi, vorrebbero, tutte insieme, salire sull’idrobarca che forse, al massimo, può trasportarne 15.Mi rendo conto che la situazione è delicata e potenzialmente pericolosa.
È in quelle condizioni che ho potuto comprendere quanto sottile fosse il confine tra un salvataggio ed un disastro marittimo, tutto era letteralmente nelle mani del nostromo e del componente la Brigata Marina San Marco. Qui la comunicazione verbale è sostanzialmente irrilevante ma, questi uomini, con preparazione ed esperienza, attraverso pochi gesti, comunicano loro che,mantenendo la calma e l’ordine,sarebbero stati tutti salvati. È difficile da spiegare, ma in pochi minuti, improvvisamente, le assordanti grida di disperazione si arrestano.
Loro ci guardano, immobili, senza neanche tendere più le braccia verso di noi. È allora che il nostromo sporge le proprie verso di loro e, uno dopo l’altro, inizia a trarli bordo.
Ed è in quel momento che si compie il miracolo, quegli enormi occhi neri, pieni di paura e tristezza, s’illuminano di speranza. Le persone sottratte alla morte salgono a bordo sul ponte di volo che, nel frattempo, si è trasformato in un vero è proprio centro di accoglienza galleggiante, con tanto di assistenza sanitaria, supportata anche da due eccezionali infermiere volontarie della Fondazione Francesca Rava.
Durante i due giorni di navigazione per rientrare a terra non si risparmia nessuno, giorno e notte. I marinai sono infaticabili, la stanchezza non sembra segnare i loro volti dai quali, invece, puoi leggere, come in un libro aperto, l’orgoglio e la soddisfazione di aver svolto il proprio dovere fino in fondo.

Ma chi sono questi uomini e donne? Sono gli eroi silenziosi, gli eroi di ogni giorno, coloro ai quali non esiterei ad affidare la vita, che ti fanno sentire al sicuro, quelli che, incredibilmente, ti riconciliano con il mondo quando ti sembra di appartenere ad un pianeta diverso.A bordo di una nave militare si respira professionalità, lealtà, rispetto, orgoglio, senso di appartenenza, un ambiente caratterizzato da valori umani e professionali di elevato spessore. Sono i valori che nutrono lo spirito, quelli che solo le persone speciali possono essere in grado di accogliere nel proprio animo.
Questi mille eroi nel Mediterraneo, e tutti gli altri impegnati in diverse missioni nel mondo, sono i nostri eroi silenziosi che ogni giorno rendono migliori le nostre vite. “Il mondo militare deve aprirsi a quello civile”, perché “la Difesa non è un costo ma una risorsa per la collettività”. Parole facilmente attribuibili ad un militare ma, in questo caso, invece,appartengono al nostro Ministro della Difesa, Roberta Pinotti e non possono che essere condivise.
 

Il videoservizio
A Mazara del Vallo si è tenuto il corteo per i 15 anni di Denise
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di Angelo Barraco
 
Mazara Del Vallo (TP) – Lunedì 26 ottobre ha avuto luogo a Mazara del Vallo un corteo per festeggiare i 15 anni di Denise Pipitone, la piccola scomparsa misteriosamente il 1 settembre 2004.
 
Si è festeggiato un compleanno senza verità e giustizia, come indica lo striscione sorretto da Piera Maggio e da Pietro Pulizzi, i genitori della piccola.  I genitori della piccola hanno attraversato la città con dietro tanti cittadini che si chiedono da troppi anni  risposte su uno dei misteri che ha scosso l’Italia e non solo. Il corteo è partito alle 17:00 da Piazza della Repubblica, la gente accorsa era tanta, c’erano genitori con bambini a seguito che sorreggevano cartelloni con su scritto “Giustizia per Denise” e hanno voluto manifestare la loro vicinanza alla famiglia. Un corteo silenzioso, come silenzioso è il dolore che scava dentro l’anima di chi cerca disperatamente una figlia, una madre ed un padre sempre pronti ad affrontare tutto e l’avvocato Giacomo Frazzitta, anch’esso presente al corteo, che in questi anni ha lottato e lotta alla ricerca della verità.
 
Gli occhi lucidi di Piera Maggio nel momento in cui parla di Denise non rimangono di certo indifferenti, la sete di giustizia e di verità accompagnata dal dolore per l’assenza di una figlia che si trova nel limbo degli scomparsi da troppi anni è tanta. Tanti sono stati i giornalisti che sono intervenuti nel corso del corteo per strappare una parola alla signora Maggio. Da piazza della Repubblica si è giunti poi fino a via M.Rossi (zona Macello), vicino la scuola che frequentava Denise. E’ stato allestito un palco dove ci sono stati alcuni interventi. Noi abbiamo intervistato Piera Maggio e L’Avvocato Giacomo Frazzitta.

Il dolore di una madre, guardando un letto vuoto, è tanto e Piera Maggio scrive un post su facebook, dei suoi pensieri in merito a Denise, alle indagini e a questi anni: “Allo stato attuale dopo 11 anni, di peripezie indagini e processi, secondo i giudici non esiste nessun colpevole per il sequestro di Denise, non ci hanno fornito nessun altra pista alternativa, rispetto alle persone principalmente accusate, insomma chi non vuol vedere non vede, chi non vuol sentire non sente e chi dovrebbe parlare non parla. Noi non ci fermeremo non è finita, andremo avanti nella ricerca di Denise, della verità e giustizia”. Aggiunge inoltre “Giustamente alcuni dicono di non voler entrare in merito nella nostra vicenda, ne di dare un nome o un volto al mostro, ma che ci saranno le persone preposte a farlo. Altri invece immaginano, credono, sanno, ma non si esprimono, molti da tempo hanno già dato un volto all'essere ignobile che ci ha colpiti” continua inoltre “Io invece dico che la libertà di pensiero e di parola senza ledere alcuno è un nostro diritto in un paese democratico. Allora mi chiedo, se è venuto sotto casa mia un ladro di bambini qualunque, scegliendo mia figlia a caso, una bambina tra tante, il mio consiglio premuroso da genitore è di stare attenti ai vostri figli ! perchè in questi casi il mostro di turno non colpisce una volta sola, quindi io mi aspetto da oggi in poi un sano allarmismo generale nella città di Mazara, in Italia e non solo, così come è stata rapita Denise senza alcun motivo, potrebbe colpire qualsiasi altro bambino anche domani, in questo caso andrebbero presi seri provvedimenti” e prosegue “Invece A tutela dei minori, perché combatto anche per questo, In generale vorrei che passasse il messaggio, che i bambini non vengano utilizzati a proprio scopo personale per ripicca o vendetta. Esistono persone inumane dettate dalla cattiveria e da una mente contorta, non può essere dato loro spazio di agire tranquilli. In molti conoscono la mia vicenda, purtroppo non è un caso isolato, basti pensare che con modalità e storie diverse in altri casi di cronaca il bambino è diventato il mezzo più facile utilizzato per colpire qualcuno, spesso nella maggioranza dei casi per far del male al proprio coniuge” aggiunge che “Non basta pensare che discostandosi dai drammi altrui si rimanga puliti e immuni dalle brutte storie (sono fatti che riguardano loro a noi non ci tocca più di tanto) non sempre è così, il dramma la tragedia non ti avvisa non bussa alla tua porta non chiede permesso, arriva e basta quanto meno te lo aspetti. Nel nostro paese necessità il bisogno di tutelare i più vulnerabili, come anche i bambini, che in alcuni casi si trovano ingarbugliati in mezzo alle beghe degli adulti che senza giustificazione agiscono da vigliacchi.” E conclude “C'è bisogno di agire concretamente cercare di mettere un frego a quegli individui che agiscono senza ritegno, con l'utilizzo di azioni concrete e decisive nei loro confronti. E' un nostro dovere morale ribellarci all' assuefazione del male, all' indifferenza, il male andrebbe estirpato alla radice affinché non proliferi indisturbato, ma evidentemente non tutti la pensano così ... spesso rimane libero di agire e continuare sotto gli occhi di tutti, e chissà magari un giorno il male toccherà qualcun altro”.
 
La Storia. Il 1 settembre 2004 tutta Mazara Del Vallo e tutta Italia apprende della scomparsa di una bambina che si chiama Denise Pipitone, ma sin da subito i contorni della vicenda sono opachi. Analizziamo la vicenda attimo per attimo; Denise viene affidata da Piera Maggio –madre di Denise- alla nonna materna intorno alle 8:30, poiché la signora Maggio in quel periodo frequentava un corso di formazione e necessitava di affidare i due figli alla madre. Piera Maggio quel terribile giorno riceve una telefonata alle 12:30, una telefonata che cambierà per sempre la sua vita e quella di tutte le persone che hanno seguito il caso; a Piera Maggio gli viene detto al telefono che Denise era scomparsa e che le ricerche erano in corso da mezz’ora ma che non avevano portato ad alcun esito. Piera Maggio non appena giunge a casa vede Polizia e Carabinieri che cercano Denise, iniziano le perquisizioni anche all’interno degli appartamenti dei familiari e viene presa in considerazione l’idea che la bambina si sia allontanata da sola, ma Piera Maggio conosce bene la sua bambina, conosce bene le sue abitudini, sa di cosa ha paura la sua creatura e sa che non è autonoma negli spostamenti  e ha paura delle macchine. La nonna di Denise stava cucinando al momento della scomparsa, e la certezza di collocare Denise in un orario specifico all’interno del garage c’è, poiché la piccola si trovava, almeno fino alle 11.35, con la nonna. La casa in cui viveva Denise si trova in periferia, vicino ad un cimitero, e si trova in Via Domenico La Bruna. L’ultima persona a vedere Denise è stata la zia di Denise in Via Castagnola, proprio il cugino ha confermato di averla vista giocare quella mattina. Denise aveva mostrato il suo visino innocente dalla porta a specchio della zia, successivamente si avvia verso la casa della nonna, ovvero verso Via Domenico La Bruna, ed è da li che inizia il mistero della scomparsa di Denise, avvenuta in pochi istanti. 
 
Piera Maggio sin da subito viene interrogata e gli viene chiesto se nella sua famiglia vi erano dei rapporti burrascosi, allora Piera Maggio indica agli inquirenti immediatamente e sin da subito Jessica Pulizzi e la famiglia poiché Jessica Pulizzi è figlia del padre naturale di Denise, ma sull’aspetto investigativo ci torneremo più avanti, adesso ci soffermiamo su un avvenimento che è accaduto il 18 ottobre 2004, esattamente un mese e mezzo dopo la scomparsa di Denise. Siamo a Milano, una guardia giurata che prestava servizio ha notato dei nomadi costituito da un uomo, due donne e tre bimbi, ma nella guardia giurata c’è stato un sobbalzo poiché una di quelle bambine somigliava in modo evidente a Denise Pipitone. La piccola aveva la testa coperta da un cappuccio di colore scuro, ma quel giorno a Milano non pioveva. L’uomo ha avvertito la Polizia ma il gruppo di persone si è allontanato prima dell’arrivo dei poliziotti. L’uomo aveva con se un telefonino e ha registrato di nascosto un video/audio in cui si sente chiaramente la bambina che somiglia a Denise che dice “Dove mi porti?” con una cadenza tipica del sud Italia, prima di questa frase vi è un’altra frase pronunciata dalla donna che fa pensare ancora e supporre che quella bimba sia effettivamente Denise, poiché una donna dice alla piccola “Danàs”, inoltre la guardia giurata aveva notato nel volto di quella piccola una cicatrice, anche Denise aveva una cicatrice sotto l’occhio. 
 
Tante segnalazioni arrivano da tutta Italia, tanti credono di aver visto Denise in diversi luoghi d’Italia ma nulla di concreto, furono scandagliate tante piste, da quella del traffico di organi a quella che portava agli zingari come probabili responsabili. Ma la svolta investigativa arriva nel mese di maggio del 2005, quando le indagini si concentrano sulla pista familiare e su Jessica Pulizzi, la sorellastra di Denise. L’astio di Jessica nei confronti di Piera Maggio è dovuto al fatto che il padre naturaledi Jessica, nonché anche padre naturale di Denise, avrebbe avuto una relazione con Piera Maggio, quindi il motivo sarebbe la gelosia. Jessica già in precedenza aveva manifestato a Piera Maggio il suo disprezzo mediante insulti e foratura di gomme, il rapimento della figlia sarebbe stato un ulteriore atto punitivo.
 
L’accusa contro Jessica Pulizzi si incentra su una frase “ Io a casa c’à purtai” (io a casa gle la portai), catturata durante un’intercettazione ambientale. Jessica ha inoltre detto numerose bugie e ha negato di essere vicino la casa di Denise quel giorno, ma ciò è stato smentito dalle celle telefoniche di quella zona. Il colpo di scena arriva il 5 dicembre nel processo d’appello, dove si apprende in un’intercettazione ambientale risalente all’11 ottobre del 2004, dopo un’accurata ripulitura dei nastri, che Jessica ha detto alla sorella Alice la seguente frase: “Quanno eramu 'ncasa, a mamma l'ha uccisa a Denise» (quando eravamo a casa, la mamma ha ucciso Denise)”, il consulente della difesa dice però che quella frase non si sente. Il 27 giugno 2014 Jessica Pulizzi viene assolta dal Tribunale di Marsala con l’accusa di concorso nel sequestro di Denise, assolta per non aver commesso il fatto e per mancanza di prove. I Pm avevano chiesto una condanna a 15 anni poiché “Una serie di indizi chiari, univoci e convergenti inducono a ritenere che Jessica sia stata l'autrice del sequestro. E' colpevole senza alcun dubbio. Anche se non può aver agito da sola”, un processo di primo grado costituito da 44 udienze, lungo, torbido ma inconcludente. Intanto gli anni passano, le indagini vanno avanti e il pg della Corte d’Appello di Palermo ha chiesto pochi giorni fa per Jessica Pulizzi 15 anni di carcere durante il processo di secondo grado. Il sostituto procuratore Rosalba Scaduto ha dichiarato: “In appello sono emersi molti più indizi a carico di Jessica Pulizzi rispetto al processo di primo grado. Tutti indizi, univoci e concordanti, che portano a lei. Non è mai saltata fuori un'alternativa”. Si sono svolte il 22/05/2015 anche le arringhe di parte civile sul caso della scomparsa di Denise ed è stata richiesta la condanna di Jessica Pulizzi inquanto la sua colpevolezza era emersa durante il processo d’Appello.

L'intervista
Una storia autobiografica che si intreccia con vite difficili ma allo stesso tempo reali
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di Christian Montagna

Napoli – Dal carcere al set, dalla vita di strada al teatro: Salvatore Striano, in arte Sasà, sta conquistando sempre più lettori e ascoltatori. Un racconto di vita vissuta, ambientato negli anni Ottanta ai quartieri Spagnoli di Napoli, oggi spesso noti alle cronache, è quello realizzato in Teste Matte, il nuovo libro di Guido Lombardi e Salvatore Striano.

 

Una storia autobiografica che si intreccia con vite difficili ma allo stesso tempo reali; l’inizio delle scissioni all’interno degli ambienti criminali; la ribellione verso quel clan che domina tutto e tutti. Sasà e Totò sono due cugini che vivono nel covo della criminalità, “già orfani dell’innocenza”. Si confrontano e affrontano il mondo dei grandi, sebbene siano appena due adolescenti. Contrabbando di sigarette, furti, droga e prostituzione sono la linfa di quei giovani che, ai tempi, si sentivano già i veri “boss” di Napoli. Ma Sasà, non vuole sottomettersi a nessuno ed “entra nella camorra per difendersi dalla camorra”. Dà vita alla prima grande scissione nella storia della camorra napoletana, dichiara guerra a tutti i clan di Napoli e fonda le Teste Matte.

 

Forte della sua esperienza nelle carceri italiane, tre anni in Spagna e cinque a Rebibbia (RM), Salvatore Striano grazie alla cultura individua la strada della “redenzione”. Comincia a studiare teatro, si cimenta in diversi ruoli per diventare, oggi, un esempio per tutti quegli uomini che non riescono a liberarsi dalla criminalità. Lui, lo ha fatto. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà, al suo amore per la famiglia; ci è riuscito grazie alla consapevolezza che ad esser camorrista non c’è certezza. Si vive male, all’ombra della società, con un ansia e un angoscia perenne; ansia che perseguita chi ha le coscienze sporche, macchiate da chissà quale reato. Sasà è stanco di vivere tutto ciò: decide di diventare un uomo migliore, ma prima, chiede ufficialmente scusa alle vittime e gli dedica l’incipit del testo: “Alle vittime, ai giovani strappati alla vita. Vi chiedo perdono con tutto me stesso”.

 

Attore ormai affermato in numerosi film tra cui “Gomorra” di Matteo Garrone, “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, “Il clan dei camorristi” di Alexis Sweet, “L’Oro di Scampia” di Beppe Fiorello e “Take five” e “I milionari” ispirati al boss Paolo di Lauro, si attesta ora nel podio delle vendite per la sua nuova creazione “Teste Matte”. Un libro tutto da leggere, da gustare e da vivere; un impianto semplice, efficace e a tratti teatrale; una storia che ha dell’incredibile ma che potrebbe presto diventare un punto di riferimento per tutti quei giovani che, tuttora, continuano a perdersi nei meandri della criminalità.


L’Osservatore d’Italia lo ha incontrato e intervistato: ecco cosa ha raccontato ai nostri microfoni…

Il videoservizio
Il videoservizio de L'Osservatore d'Italia nella piazza simbolo della lotta alla mafia
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di Angelo Barraco

Marsala (TP) – Ricordare Peppino Impastato, vittima della mafia, è un bel gesto, oltre che un dovere morale e civile, che deve mandare un segnale forte alla società civile. A Marsala la piazza intitolata a Peppino Impastato è totalmente abbandonata al degrado. E in questo caso si viene a creare una notevole spaccatura tra quello che diventa la memoria comune del simbolo della lotta alla mafia e di come questo simbolo viene poi dimenticato dalle Istituzioni. Il cittadino si trova davanti ad una piazza dedicata a Peppino Impastato completamente in stato di degrado e di abbandono quasi a simboleggiare l'assenza delle istituzioni che dovrebbero essere, in particolar modo in questo caso, presenti.  Ma qual è il problema? La piazza è totalmente abbandonata al degrado e all'incuria, un cittadino che decide di farvi una passeggiata si trova di fronte ad un’infinità di lattine di birra, bottiglie abbandonate, panchine in marmo spaccate a metà, palme crollate al suolo, cumuli di fogliame che impediscono il transito. E come se non bastasse la piazza si trova nelle vicinanze di una scuola elementare. Perché non curare e rivalorizzare quest’area del territorio marsalese? La piazza porta il nome di Peppino Impastato, un nome importante poiché è uno dei nomi che rappresenta la lotta contro la mafia, l’ingiustizia e l’illegalità. Il modo migliore per ricordarlo non è di certo con un luogo dove vige il vandalismo e l’abbandono. La lotta per una città migliore è un interesse di tutti, l’inciviltà è ingiustificabile ma l’interesse di chi di competenza è la risposta alle promesse fatte ai cittadini per una città migliore. 

Ha collaborato David Sciacca

Video intervista
Alcuni luoghi di Marsala che meriterebbero di essere valorizzati per la loro importanza.
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di Angelo Barraco

Marsala (TP)L'Osservatore d'Italia ha realizzato una video intervista con Giancarlo Montesano, personaggio molto noto del cinema e dello spettacolo e fratello del famoso attore romano Enrico Montesano.
Giancarlo vive a Marsala da più di 10 anni  e ha voluto raccontare, alle telecamere de L'Osservatore d'Italia ciò che, secondo lui, non va in questo piccolo spaccato d’Italia. Giancarlo Montesano ci ha portato in alcuni luoghi di Marsala che  meriterebbero di essere valorizzati per la loro importanza.

Siamo andati su lungo mare Salinella, abbiamo visto l’immenso parco e abbiamo parlato di ciò che è stato fatto, ciò che non è stato fatto e ciò che si dovrebbe fare per valorizzare un luogo abbandonato a se stesso dove la spazzatura, il degrado e l’abbandono regnano sovrani, ma l’area in se potrebbe regalare ai cittadini nuovi spazi, per il turismo e per il marsalese. Buona visione.

Ha collaborato Gaspare Pizzo

 

La video intervista
Una lunga ed articolata video intervista di 45 minuti i gestori e l’avvocato Frazzitta hanno risposto ad alcune domande che abbiamo rivolto loro
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di Angelo Barraco

Marsala (TP) – Siamo tornati ad occuparci del Lido Tre Torri di San Teodoro di Marsala, dove sul finire dello scorso mese di Agosto era scoppiato un caso mediatico e politico in seguito alla pubblicazione di un nostro servizio giornalistico che raccontava una vicissitudine avvenuta proprio su quella spiaggia. Questa volta abbiamo voluto ascoltare direttamente i proprietari del Lido: Giuseppe De Vita e Ombretta Nizza e il loro legale l’avvocato Giacomo Frazzitta. In una lunga ed articolata video intervista di 45 minuti i gestori e l’avvocato hanno risposto  ad alcune domande che abbiamo rivolto loro per chiarire i molti dubbi in merito a quanto accaduto, partendo dalla storia del lido fin dalla sua nascita, per arrivare alle problematiche incontrate in merito a dei camion che transitavano in acqua e che arrivavano fino all’isola lunga. Si è parlato molto anche di autorizzazioni o meno in merito. Ricollegandoci al nostro primo servizio abbiamo chiesto ai titolari del notissimo lido di Marsala se è consentita la sosta in spiaggia, inoltre si è parlato anche di alcune critiche negative su Tripadviser. Infine abbiamo sentito un frequentatore della struttura. Buona visione.

Ha collaborato David Sciacca   #Marsala #GiacomoFrazzitta


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