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Novità
Lo sapevate, ad esempio, che lasciare il cane sul balcone è un reato penale, che può portare una multa salatissima?
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Redazione

 

“Dogalize Lex – Leggi e norme a 4 zampe” è il titolo di un nuovo eBook gratuito sui diritti e doveri di chi possiede un cane. All’interno ci saranno tutti i consigli legali su cosa fare se si trova un cane abbandonato, un cane lasciato sul balcone, se si assiste ad episodi di omissione di soccorso o a veri e propri maltrattamenti di un animale. È una guida completa ed intuitiva per affrontare al meglio le problematiche giuridiche che la vita quotidiana con il nostro amico a 4 zampe può generare.
Questa raccolta di consigli da parte degli esperti legali di Dogalize, tra cui Edgar Meyer – presidente di GAIA Italia - e l’avvocato Aldo Benato, ci spiega cosa fare in caso di omissioni di soccorso, le regole sul disturbo della quiete pubblica, la normativa che regola il rapporto con i nostri amici animali e, con l’aiuto di esempi pratici, le scelte più corrette da adottare in tutte le situazioni più comuni che possono verificarsi con un animale da compagnia.
Nel volume, inoltre, si potrà scoprire quali sono i passi da seguire per risolvere in maniera fai-da-te le controversie legali sugli animali, che si possono aprire tra vicini litigiosi e in strutture non pet-friendly.
Lo sapevate, ad esempio, che lasciare il cane sul balcone è un reato penale, che può portare una multa salatissima e anche a un periodo di reclusione? O che se un cane abbaia e disturba i vicini non è reato? Questi, e molti altri esempi pratici con relative sentenze, sono spiegate in “Dogalize Lex – leggi e norme a 4 zampe”.
Il manuale in formato ebook è scaricabile gratuitamente dal sito del pet social network Dogalize, e sui principali store di vendita eBook. Trovi l’elenco completo, sempre aggiornato, su Dogalize!
“Dogalize lex” è il quarto eBook di una collana che Dogalize dedica a tutti coloro che possiedono o che solo amano i cani. I primi tre volumi usciti, sempre a titolo del tutto gratuito, sono: Veterinari, Educatori ed Educatori 2.

Dogalize è il pet social network numero 1 in Italia. Una community per condividere foto, video e pensieri ma soprattutto trovi tanti servizi per vivere al meglio la quotidianità con il tuo cucciolo. Hai a disposizione gratuitamente via chat o videocall i veterinari e gli educatori per un consulto o consiglio, e le Dogalize Maps per trovare e contattare le attività pet-friendly più vicine a te (hotel, ristoranti, pet sitter, educatori, spiagge, parchi...), trovi gli accessori per cani e gatti sullo Shop Dogalize e tanto altro.

Tradizioni e ricorrenze
I bambini scrivono una lettera alla santa spiegando d'esser stati buoni per tutto l'anno e dispongono del cibo e carote sul davanzale della finestra
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di Paolino Canzoneri
 
 
Il 13 Dicembre si celebra Santa Lucia e dopo la festa dell'Immacolata ci si proietta sempre più verso feste e tradizioni molto care ai palermitani e a molti paesi del Nord Europa e Italia settentrionale al posto del tradizionale Babbo Natale. I bambini infatti scrivono una lettera alla santa spiegando d'esser stati buoni per tutto l'anno e dispongono del cibo e carote sul davanzale della finestra di casa in attesa nella notte del passaggio della santa e dell'asino ma se la santa dovesse trovare un bambino sveglio gli getterebbe della cenere sugli occhi. Questa tradizione tramandata nei secoli ha una sua storia d'origine.
 
Santa Lucia nacque a Siracusa nel 283 dopo Cristo da famiglia agiata e, perso il padre quando era ancora una bambina, Lucia fu promessa sposa ad un pagano ma decise di recarsi a Catania al sepolcro do S. Agata in pellegrinaggio per pregare alla guarigione della madre colpita da un grave male. Nella sua preghiera promise di dedicare tutta la vita a Dio, di non sposarsi e di donare ai poveri tutto quello che possedeva. Il pagano pretendente non accolse la promessa di Lucia e la denuncò quale cristiana in un periodo in cui l'imperatore Diocleziano condannava il cristianesimo con torture e persecuzioni d'ogni genere. Nell'anno 304, dopo processo e torture, Lucia venne decapitata ma divenne presto venerata come santa protettrice degli occhi dal suo nome che vuol dire "promessa di luce". Leggenda vuole che un giovane innamorato della santa volle in regali i suoi occhi bellissimi e Lucia glieli diede e le ricrebbero più belli di prima. Proprio per questo Santa Lucia è la protettrice della vista e protettrice della città di Siracusa ma ha un posto speciale nel cuore dei palermitani che al 13 dicembre, per osservanza, non mangiano pane e pasta in ricordo di un miracolo attribuito alla Santa.
 
L'anno 1646 per i palermitani fu un anno di tremenda carestia, sofferenze e fame. Un bastimento carico di grano giunse al porto di sorpresa e la gente che per mesi aveva patito fame non ebbe la pazienza di attendere di macinare il grano e lo bollì aggiungendo solo poco olio saziandosi frettolosamente. Questo procedimento dette luogo alla creazione della "Cuccìa"; ed è cosi che per tradizione in quel giorno i palermitani si astengono dal mangiare pane e pasta ma non per una questione di penitenza ma per una precisa tradizione volta all'utilizzo esclusivo di questi ingredienti usati anche per risotti e timballi vari che diedero vita alle famosissime "Arancine" divenute un vero vanto e gioia assoluta per il palato per quel giorno. Una tradizione sacra e culinaria in un giorno che la tradizione popolare designa quale giorno più corto dell'anno con meno luce difatti  nei giorni tra il 7 e il 15 dicembre il sole tramonta poco prima dell 16:30.
Università
Nell'era delle nuove tecnologie, persino gli insegnanti hanno dovuto studiare e fare propri gli strumenti digitali per poter stare al passo
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Redazione

La digitalizzazione dei processi ha avviato una rivoluzione che, probabilmente, nel giro di pochi anni modificherà del tutto la nostra concezione del mondo. Sebbene oggi le cose non siano apparentemente cambiate più di tanto, va comunque fatta una doverosa eccezione: la didattica e l'insegnamento. Due aspetti fondamentali per le attuali generazioni, che si trovano a dover scegliere il proprio percorso di studi, per poter approcciare il mercato del lavoro e coronare le proprie ambizioni professionali. Ed ecco che il digitale, oggi, ha letteralmente ribaltato la concezione di insegnamento: non più diretta, non più legata ad un luogo fisico, ma in costante movimento lungo i bit della rete.

Insegnamento digitale: gli strumenti tecnologici

L'insegnamento, di per sé, non è cambiato. O meglio: non è cambiato il suo scopo di fondo. Per quanto concerne gli strumenti didattici, invece, il discorso è ben diverso: nell'era delle nuove tecnologie, persino gli insegnanti hanno dovuto studiare e fare propri gli strumenti digitali per poter stare al passo con i propri studenti. Sempre più moderni, sempre meno attenti, sempre più legati a una serie di strumenti in grado di insegnare per vie traverse, e forse per questo più originali e divertenti. Ed è proprio per tale ragione che il digitale corre sul filo della rete, ma invade al tempo stesso anche le aule scolastiche e universitarie: come? Con i computer, con gli strumenti didattici audio-visivi, con i tablet e con i software sviluppati proprio per mediare la comunicazione fra insegnante e studente, di qualsiasi età esso sia.

Didattica online: quali sono le opportunità?

Cosa succede quando una serie di strumenti digitali vengono accorpati in un'unica piattaforma? Nasce l'e-learning: una vera e propria aula che si trasferisce sul nostro computer, dandoci la possibilità di scoprire una didattica tecnologica, divertente e personalizzabile. Questo è il caso di università telematiche come Unicusano: un ente privato che sfrutta l'e-learning per andare incontro ai giovani e ai meno giovani che vorrebbero conseguire una laurea riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, ma che non possono per via di impedimenti quali la distanza, oppure gli orari limitati dalla presenza di un lavoro part-time. Tramite queste istituzioni, infatti, è possibile frequentare le lezioni online, in real time oppure attraverso le registrazioni video, e sfruttare la medesima piattaforma per scaricare dispense in PDF, esercitazioni in Word e tutto il materiale didattico necessario.

Studenti 2.0: il profilo dei giovani d'oggi


Cambia la didattica, perché di fatto cambiano gli studenti. Oggi i giovani hanno nuove esigenze di apprendimento, visto che la loro quotidianità non può più fare a meno di una diversificazione di stimoli: non esistono più solo i libri, dato che Internet ha ampliato le loro prospettive al punto da non poter più tornare indietro. Rimanere concentrati senza poter fruire di immagini, suoni e pixel diventa dunque una missione impossibile. Ed è proprio per questo che un sapiente mix di stimoli sensoriali e digitali diventa la ricetta perfetta per coinvolgere lo studente e per farlo interessare allo studio: una lezione che le università online dimostrano di aver appreso.

Cronaca e vinicoltura
Il vino liquoroso è un vanto per tutta la Sicilia, la cui fama mondiale si deve attribuire all’inglese John Woodhouse
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Red. Cultura


MARSALA (TP) - Il primo Museo del Vino Marsala entro il 2017. L'idea nasce dal giovane imprenditore siciliano Francesco Alagna e ora si concretizzerà nell’antica area del Baglio Woodhouse che verrà trasformata in un polo didattico interamente dedicato alla storia e alla produzione del vino Marsala, protagonista indiscusso del glorioso passato della costa occidentale della Sicilia e vino icona dell’isola.Il progetto prevede uno spazio multimediale, sviluppato su 400 mq, al passo con i più innovativi musei europei, che permetterà al visitatore un’esperienza autonoma e immersiva alla scoperta di questo prodotto. Al suo interno sarà possibile degustare in modo autonomo il Marsala, scegliendo tra circa 60 etichette diverse, incluse alcune riserve storiche, grazie ad un sistema di dispenser a temperatura controllata. Il museo ospiterà, all’interno di un’area dedicata, anche le collezioni di privati cittadini che avranno voglia di condividere con il pubblico i loro 'pezzi di storia'.

 

Marsala celebra quindi il suo vino, vanto per tutta la Sicilia, la cui fama mondiale si deve attribuire all’inglese John Woodhouse che nel 1773, a causa di una tempesta, fu costretto ad attraccare al porto di Marsala mentre era in navigazione per Mazara del Vallo.
L’inglese trascorse quindi alcuni giorni a Marsala e, recandosi presso le osterie della città, si imbatté in un vino molto speciale: il “Perpetuum”. Si trattava infatti del miglior vino prodotto in zona, che gli abitanti riservavano per le grandi occasioni.


Woodhouse ne fu talmente colpito che decise di spedirne un discreto quantitativo a Liverpool, ritenendolo adatto ai salotti dei gentiluomini britannici; prima, però, lo addizionò con una adeguata quantità di acquavite che ne permettesse la conservazione durante il lungo viaggio. Il Marsala riscosse quindi un enorme successo presso la corte e la nobiltà inglesi, che già erano cultori di altri vini liquorosi come il Madera o il Porto. Gli inglesi si dedicarono quindi intensivamente al commercio e alla produzione di questo vino, acquistando grandi appezzamenti di terreno e costruendo nuovi stabilimenti; per facilitare i trasporti ed il commercio, contribuirono inoltre all’ampliamento del porto cittadino.
 

Il caso
Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondati i ricorsi proposti dagli interessati e dal Comune di Milano
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Redazione


Il Consiglio di Stato ha ritenuto "illegittimi, per incompetenza, i decreti dei Prefetti che nel 2014 hanno annullato gli atti con cui i Sindaci di Milano e di Udine avevano trascritto nei registri dello stato civile tredici matrimoni contratti all'estero da persone dello stesso sesso".
E' quanto è stato stabilito dalla Terza sezione con due sentenze (n. 5047 e 5048), pubblicate questa mattina. Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondati i ricorsi proposti dagli interessati e dal Comune di Milano.
Il Consiglio di Stato ha rilevato che "solo il Consiglio dei Ministri, e non anche il Prefetto, può esaminare la legittimità degli atti emessi dai Sindaci quali ufficiali di stato civile e disporne l'annullamento, se essi risultano illegittimi". La Terza Sezione, "per ragioni di carattere processuale, non si è invece occupata della questione sostanziale" se i "Sindaci possano o meno disporre la trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni contratti all'estero da persone dello stesso sesso".

La classifica
Ecco i dati annuali di ItaliaOggi-Università La Sapienza sulla qualità della vita
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Redazione

 

MANTOVA - E' Mantova la provincia italiana dove si vive meglio. La città lombarda scalza Trento, che era al primo posto senza interruzioni dal 2011 nella classifica annuale di ItaliaOggi-Università La Sapienza sulla qualità della vita e che ora deve accontentarsi del secondo posto. Altro nuovo ingresso sui gradini più alti del podio è Belluno, terza, in salita dall'ottava posizione. Scivolano, quindi, Pordenone (da terza a quarta) e Bolzano (da seconda a ottava). L'ultimo posto è di Crotone, sebbene, rispetto alle altre province meridionali, presenti elementi di discontinuità. Qui, infatti, il tenore di vita è accettabile. E la provincia è addirittura ricompresa nel gruppo delle più virtuose nelle dimensioni criminalità e popolazione. Responsabili, quindi, della maglia nera sono affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero. La precede Siracusa (era al 104 posto).

A deludere sono anche le grandi aree urbane, che arretrano tutte, rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Torino (che sale di 6 posti). Ma se Milano e Napoli perdono rispettivamente 7 e 5 posizioni,Roma ne perde 19 (31 in confronto al 2014), posizionandosi su livelli di qualità di vita insufficienti. A livello di macro-aree, Nord-est e centro reggono meglio il colpo della crisi, di contro soffre il Nordovest e in particolare il Sud e le Isole, dove si è persa traccia di quel cluster di province individuato qualche anno fa, nel quale il livello era superiore a quello prevalente nelle altre province meridionali.

La qualità della vita a Roma è peggiorata in un solo anno. Secondo la classifica stilata annualmente, in base ai dati della ricerca dell'Università La Sapienza per ItaliaOggi, la Capitale è passata dal sessantanovesimo posto del 2015 all'ottantottesimo di quest'anno, posizionandosi su livelli di qualità della vita gravemente insufficienti. Per quanto riguarda la criminalità è al centoseiesimo posto tra le città sicure (era al 102 nel 2015). Scende al cinquantottesimo posto, dal 42 del 2015, per quanto riguarda i parametri di disagio sociale. Scende di sette posti anche per quanto riguarda i servizi scolastici. Passa dall'ottavo al decimo posto nella classifica del sistema salute e dal 94(del 2015) al 103 del 2016 per il tenore di vita.

L'approfondimento
Parla l'autore del best seller alla terza edizione con oltre seimila copie vendute
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“…da domani non dire che cosa hai fatto, ma chiediti se ami quello che fai, che cosa hai imparato e se sei riuscito ad aiutare gli altri: il resto non conta”.
“...due categorie particolari di capi che possiamo trovarci ad affrontare: quella degli stronzi e quella degli stupidi. I primi “Si distinguono per il loro linguaggio forbito e farcito da emerite stronzate. Lo stupido “...ha la capacita` di sfiancare tutti, di mettere le persone in lotta tra di loro, di creare un clima di guerra”

Giovedì prossimo 24 novembre, alle 15:30, l’autore presenterà il libro presso la sede LUISS, Aula Toti, Viale Romania 32, Roma. Per informazioni e registrazione all’evento cliccare qui: http://www.luiss.it/evento/2016/11/24/la-bussola-del-successo-presentazione-del-libro-di-paolo-gallo

 


di Tiziana Bianchi



Paolo Gallo è responsabile delle Risorse Umane al World Economic Forum a Ginevra. Nella sua carriera – in Banca Mondiale, Citigroup, Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo e all’International Finance Corporation di Washington – ha lavorato in oltre 70 nazioni e collaborato con ogni genere di organizzazioni. Speaker in eventi internazionali sulla leadership e lo sviluppo personale, scrive su Harvard Business Review Italia, su Forbes e sull’agenda del blog del WEF e collabora con l’Università Bocconi e la Ashridge Business School in Gran Bretagna.

Da questa incredibile esperienza umana, oltre che professionale, attraverso lo storytelling l’autore fornisce una fotografia dell’odierno tessuto sociale, definendo un diverso concetto di “carriera di successo” che, senza trucchi o scorciatoie, deve necessariamente ancorarsi ai propri valori ed aspettative, piuttosto che al mero reddito o alla posizione raggiunta. Il lettore si arricchisce di strumenti essenziali - la bussola ed il radar - per una navigazione sicura nel mare magnum del mondo del lavoro che, a ben vedere, risultano evidentemente utili per migliorare i rapporti interpersonali anche al di fuori del mondo del lavoro.

Un faro, insomma, per non perdere la rotta del proprio viaggio, che si stia per entrare nel mondo del lavoro o che si senta il bisogno di cambiare attività lavorativa. Un percorso interiore per una migliore consapevolezza di noi stessi e delle persone intorno a noi, per costruire e dare fiducia, verso l’amore per ciò che si fa. In sintesi, rilevando la totale identità` tra lavoro ed individuo, Paolo Gallo pone l’essere umano in quanto tale al centro del vero successo.

Alla sua terza edizione, nel 2017 sarà anche tradotto in otto lingue, il libro è dedicato a Renzo Gallo, Suo padre. Quanto ha pesato questa figura nel libro?
A volte le persone che non ci sono più nella tua vita, rimangono comunque molto presenti. Mio padre è mancato nel 1981, quando avevo sedici anni ma è nella mia vita, nelle scelte importanti. Quel primo giorno di scuola lo ricordo benissimo, è lui che mi fornì la definizione di successo dicendomi: “Paolo, da domani non dire che cosa hai fatto, ma chiediti se ami quello che fai, che cosa hai imparato e se sei riuscito ad aiutare gli altri: il resto non conta”. Tre domande semplici ma significative che, ancora oggi, al termine della giornata mi pongo e, se ad una delle tre rispondo negativamente, vuol dire che ho speso male il mio tempo.

Lei ha individuato la bussola ed il radar quali strumenti per avere una carriera di successo. Come procurarseli?
Il radar, come capacità di comprendere i pericoli o anche le opportunità, rimanendo vigili senza diventare paranoici e la bussola, la propria bussola morale, fondamentale per individuare la direzione, sono entrambi strumenti importanti, non alternativi. Sono già dentro di noi e rappresentano la capacità di ascoltare, osservare, guardarsi dentro (la bussola) e capacità di fare domande, di essere un po’ come un esploratore (il radar). In circa 12.000 interviste fatte durante la mia carriera ho capito che tutti hanno un tesoro dentro di se, il problema e` che a volte non lo si riesce a trovare o lo si cerca nel posto sbagliato.

I valori più alti dell’essere umano, pagina dopo pagina caratterizzano, inequivocabilmente, tutto il libro. Il vero successo è dentro di noi?
Il vero successo lo definiamo noi e nessun altro, non l’azienda, non la società. Il successo di un giornalista non può misurarsi con la capacità di diventare direttore di un giornale o caporedattore. In un sistema di questo genere saremmo tutti perdenti. Con questo lavoro ho cercato di fornire altri criteri come la capacità di apprendere, di rinnovarsi e la capacità di avere relazioni positive, basate sulla fiducia con le persone intorno a noi.

L’importante è il viaggio e non la destinazione finale. Perché?
Siamo sicuri che il modo di valutare il successo sia la destinazione finale? Se lo fosse i costi per ottenerlo sarebbero altissimi. L’importante è il processo, il modo in cui ci si comporta, s’impara e ci si relaziona con le persone, si fanno riflessioni sui propri errori in modo da migliorarsi, l’outcome non è rilevante. Quando sono stato promosso Vicepresidente alla City Bank nel giro di ventiquattrore sono diventato l’uomo più felice del modo, dopo due mesi, invece, lavorando venti ore al giorno, sono arrivato al limite delle mie forze e piangevo di notte.

Quando siamo a Roma facciamo come i Romani?
Tutto il mondo usa questo proverbio, ma quando chiedo cosa fanno i romani, nessuno mi fornisce risposta. Abbiamo, quindi, tutti la consapevolezza che quando si entra in un’organizzazione, in un sistema sociale, ci si deve adattare, poi, però, non riusciamo a capire a cosa adattarci. Le regole più importanti sono quelle non scritte, altrimenti si rischia facilmente il fallimento. L’importante è non perdere la propria individualità, altrimenti si diventa un pezzo dell’ingranaggio senza autonomia. Quando lavoravo alla City Bank, arrivavo alle 8:30 e non trovavo mai nessuno, gli altri arrivavano alle 10:00. Poi uscivo alle 18:00 e mi guardavano tutti stranamente perché lavoravano fino a mezzanotte. Dopo una settimana ho capito che l’orario era dalle 10:00 alla mezzanotte!

Gli individui sono come animali nello zoo. Secondo la Sua Matrice dei comportamenti, in quale quadrante collocherebbe se stesso e perchè?
Considerato il mio cognome, agli inizi della mia carriera sono stato davvero un pollo! Molto ambizioso con poca consapevolezza dell’organizzazione. Poi credo di essere stato per molti anni un cane: fedele alla struttura senza occuparmi degli aspetti politici. Poi ho capito che in quel modo non sarei andato avanti e dal 2001, quando mi sono trasferito a Londra, ho cercato di diventare elefante. Con alcune persone sono certo di esserci riuscito, in ogni caso nutro una positiva speranza. Di sicuro non sono mai stato un serpente. Il 3% della popolazione mondiale è psicopatica: di questa percentuale il 28-30% sono detenuti e intorno al 12% sono amministratori delegati. Quindi abbiamo una possibilità su dieci di incontrarne uno. L’individuazione dei serpenti è importante in modo da imparare a gestirli evitando di soffrire.

Se i capi possono essere ”stronzi” o “stupidi”. Quale categoria è più importante evitare? Esiste un capo stronzo e stupido? Quali dei due ha incontrato più spesso nel corso della sua carriera?

Come spiegato da Mario Cipolla, lo stupido ti fa un danno e, contemporaneamente, fa danno a se stesso, tutti sono perdenti. Due danni in un colpo solo! Ne ho conosciuti anch’io purtroppo, sono molto più pericolosi e numerosi degli stronzi; questi ultimi, generalmente insopportabili, pagano in prima persona le conseguenze dei propri errori. Di certo è preferibile evitare uno stupido. Si può incontrare anche uno stupido anche stronzo, ma in generale un aspetto prevale sempre sull’altro.

Come capo del personale Lei fornisce suggerimenti su come cercare lavoro o affrontare un colloquio. Ha lasciato qualche freccia al Suo arco?
Ho cercato di stimolare alcuni importanti riflessioni per aiutare a comprendere cosa si vuol fare da grandi prima di andare a farlo da qualche parte. Il 5% delle persone lascia il lavoro ottenuto dopo la prima settimana, il 60% si pente della scelta fatta nel giro di sei mesi. L’importante non è solo ottenere il lavoro, ma capire di che lavoro si tratta. Il colloquio si deve affrontare senza esserne vittime ma senza arroganza. Anche l’intervistato deve fare domande e cercare di capire e valutare a sua volta se il lavoro è quello giusto. Fate attenzione se il vostro futuro capo utilizza di più l’ “io” o “noi”; nel primo caso, molto probabilmente vi trovate di fronte ad un narcisista che ruba idee altrui.

Sottolineando l’importanza del concetto di fiducia, ne fornisce una precisa definizione, una vera e propria formula. Come ci e` arrivato?

Ho letto diversi libri che hanno trattato l’argomento, sono tutti citati. Durante i cinque anni nei quali ho scritto il libro, ho annotato tutte le situazioni che accrescevano o distruggevano la fiducia. Ad esempio, creare alte aspettative puó essere dannoso se, anche per poco, non si raggiunge il risultato dichiarato. Sulla scorta, quindi, di un’osservazione empirica ho fornito una diversa ed ampliata formula della fiducia.

Lei suggerisce di sostituire la parola “successo” con “valore”. “Amare ciò che si fa è la vera scoperta della fonte della giovinezza e della felicità”. Perché?
Perchè un miliardario di 67 anni, come Bruce Springsteen, ogni due anni in sei mesi canta in 120 concerti di tre ore e mezzo l’uno? Perché ha capito ciò che amava fare quando era molto giovane. Ha individuato la propria passione e coltivato il proprio talento. Si può avere passione, per il canto ad esempio, ma senza averne assolutamente talento. Oppure si può avere la grande fortuna che le due cose coincidano. Tutti abbiamo un talento dentro di noi, l’importante è scoprirlo e coltivarlo con impegno affinché questo diventi una caratteristica personale, professionalmente riconosciuta.

Regole vincenti per restare liberi. La liberta e` un valore assoluto?
Certamente, senza alcun dubbio! Ho letto molti libri, ma uno rimarrà per sempre dentro di me, Man’s Search for Meaning di Victor E. Frankl che ha scritto una frase meravigliosa che rappresenta una delle mie bussole: Between stimulus and response there is a space. In that space is our power to choose our response. In our response lies our growth and our freedom. Ci sono delle cose che accadono, degli stimoli, noi abbiamo la scelta per decidere di amplificare questo spazio per decidere qual è la tua risposta e, in questa risposta, c’è la tua libertà. Questa frase dovrebbe essere scolpita in ogni dove per tenerla sempre bene a mente.
La libertà non è fare ciò che si vuole, ma operare delle scelte che ci consentano di non essere ricattabili. Il vero successo, quindi, arriva quando comprendi che non sei più tu al centro della tua vita.

 

La ricerca
Ma ce ne sono molti altri: vince l'intramontabile scuola pubblica
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Redazione

Il Tasso e il Mamiani a Roma, il Parini e il Berchet a Milano. Sono sempre questi i licei migliori in Italia secondo l'annuale classifica Eudoscopio per la Fondazione Agnelli delle scuole superiori. L'Istituto di ricerca ha vagliato 4.378 scuole e ascoltato 700 mila studenti. La ricerca rileva dunque come in testa rimangano salde le scuole pubbliche e in particolare i licei storici anche se in Lombardia il primato spetta ad un liceo paritario e cattolico il Sacro Cuore. Una novità è anche il successo dei licei scientifici con le scienze applicate al posto del latino.
Dunque tra le scuole di 'successo', quelle cioè selezionate in base ai risultati universitari degli studenti, a Torino in testa troviamo per i licei classici 'Cavour' e 'Alfieri', per lo scientifico 'Umberto I' e 'Galileo Ferraris'; A Genova per il classico 'Mazzini' e 'Andrea Doria', per lo scientifico 'Cassini' e 'Lanfranconi'; a Firenze 'Dante Alighieri' e 'Michelangiolo' e per lo scientifico 'Leonardo da Vinci' e 'Machiavelli'; a Bologna per il classico 'Luigi Galvani' e 'Marco Minghetti' per lo scientifico 'Enrico Fermi' e 'Luigi Galvani'; a Milano 'Sacro Cuore' e 'Giosuè Carducci' per lo scientifico 'Alessandro Volta' e 'Sacro Cuore'; a Venezia 'Franchetti' e 'Marco Polo', per lo scientifico 'Morini' e 'Franchetti'; a Roma 'Mamiani' e 'Tasso', per lo scientifico 'Mamiani' e 'Righi'; a Napoli 'Umberto I' e 'Sannazaro', per lo scientifico 'Mercalli' e 'Vittorio Emanuele'; a Palermo 'Umberto I' e 'Garibaldi', per lo scientifico 'Cannizzaro' e 'Mazzarello'.

Cronaca
Sono i dati dell'Atlante dell'infanzia di Save the Children
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Redazione

Sempre più precaria la condizione dei minori in Italia: secondo l'Atlante dell'infanzia di Save the Children, quasi un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d'inverno per la mancanza di riscaldamento. Da una delle mappe dell'Atlante, elaborata dall'Ingv, emerge inoltre che 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni vivono in aree ad alta e medio-alta pericolosità sismica.

Sicilia prima per abbandono scolastico - In Sicilia un giovane su 4 tra i 18 e i 24 anni (24,3%) interrompe gli studi precocemente, fermandosi alla licenza media inferiore, a fronte di una media nazionale del 14,7%. Lo dicono i dati diffusi da Save the Children nel settimo Atlante dell'Infanzia a rischio intitolato "Bambini, Supereroi" e pubblicato per la prima volta da Treccani. Inoltre, circa un alunno 15enne siciliano su 3 non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura e più di 1 bambino o ragazzo tra i 6 e i 17 anni su 2 non legge neanche un libro all'anno. Ad esporre i piccoli al pericolo povertà ed esclusione sociale è anche il titolo di studio dei genitori, almeno per 6 minori italiani su 10, e la Sicilia è particolarmente a rischio, dato che la metà degli adulti dell'Isola tra i 25 e 64 anni è ferma alla licenza media inferiore.

In Puglia bimbi più poveri della media italiana - "In Puglia la percentuale dei bambini e dei ragazzi fino a 17 anni in povertà relativa supera di molto la media italiana: il 32% rispetto al 20%". A rilevarlo è il settimo 'Atlante dell'Infanzia' di Save the children che ha analizzato la situazione italiana relativa alla "infanzia a rischio". Secondo l'indagine "la povertà diffusa, i servizi mancanti che spesso caricano tutta la spesa sulle spalle delle famiglie, hanno portato il Mezzogiorno d'Italia a percentuali più alte delle medie italiane". La ricerca sottolinea poi che "i bambini pugliesi dai 6 ai 17 anni che non hanno visitato monumenti o siti archeologici sono più di 4 su 5 (84,4%)", mentre "3 su 4 non sono andati a mostre o musei (74,3%)". In Puglia, inoltre, "i dati dei minori in Comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono particolarmente allarmanti: contro una media nazionale del 7,4% (minori 0-17 anni sul totale della popolazione), nella provincia di Foggia i minori che vivono in comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono il 26% mentre in quella di Taranto toccano addirittura il 33,6%".

In Emilia-Romagna un minore su 10 è in povertà relativa. E' quanto emerge dai dati del 7/o Atlante dell'Infanzia 'Bambini, Supereroi' di Save the Children, quest'anno per la prima volta pubblicato da Treccani. In particolare in Emilia-Romagna, un alunno di 15 anni su cinque non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. La percentuale di giovani emiliani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente gli studi, fermandosi alla licenza media, tocca il 13,3%, con un'incidenza maggiore tra i maschi (16,4%). Tra i ragazzi della regione, quattro su 10 non hanno letto nemmeno un libro lo scorso anno e sei su 10 non sono andati a teatro.

Eventi
In tre locali della capitale si è potuta assaggiare una rarità della fabbrica ceca
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di Silvio Rossi

 

ROMA - Omaggiare la nascita di una realtà che, dopo 174 anni, si è imposta come esempio dello spirito lavorativo di una regione. La fabbrica ceca della birra Pilsner Urquell, così come avviene ormai da anni, festeggia il 13 novembre la prima spillatura avvenuta nel 1842 nella città boema di Plzen. La prima cotta della birra ceca, che ha dato il nome a una tipologia di “bionde”, apprezzato in tutto il mondo, ha rappresentato una svolta nella produzione brassicola, e un esempio di organizzazione societaria. Tutta la città, che oggi è la quarta della Repubblica Ceca, con 160.000 residenti, e all’epoca contava circa ventimila anime, è stata coinvolta nella produzione, con una forma molto simile alle cantine sociali di diversi paesi della nostra penisola.


Per festeggiare l’evento la SABMiller, gruppo inglese proprietario del marchio, ha organizzato un tour delle “wooden barrel”
, botti di legno da 25 litri ciascuna, contenenti una birra non filtrata e non pastorizzata, che normalmente si può degustare solo nelle cantine della fabbrica di Plzen, in Repubblica Ceca. Un’iniziativa che ha coinvolto venti locali in tutta Italia, bar e pub che hanno tra i marchi venduti proprio la Urquell.


Tra questi, a Roma sono stati tre i locali prescelti, che hanno permesso ai cittadini della capitale di apprezzare un prodotto non in commercio abitualmente. Abbiamo seguito una di queste presentazioni presso un bar della zona San Lorenzo, in mezzo a una folla di curiosi, appassionati di birra e frequentatori abituali del locale. Superato un piccolo inconveniente per la rottura del rubinetto in legno, segno evidente che è una pratica legata alla tradizione, ma ormai non utilizzata all’atto pratico, l’apertura della botte ha allietato gli intervenuti.

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