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La classifica
Ecco i dati annuali di ItaliaOggi-Università La Sapienza sulla qualità della vita
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Redazione

 

MANTOVA - E' Mantova la provincia italiana dove si vive meglio. La città lombarda scalza Trento, che era al primo posto senza interruzioni dal 2011 nella classifica annuale di ItaliaOggi-Università La Sapienza sulla qualità della vita e che ora deve accontentarsi del secondo posto. Altro nuovo ingresso sui gradini più alti del podio è Belluno, terza, in salita dall'ottava posizione. Scivolano, quindi, Pordenone (da terza a quarta) e Bolzano (da seconda a ottava). L'ultimo posto è di Crotone, sebbene, rispetto alle altre province meridionali, presenti elementi di discontinuità. Qui, infatti, il tenore di vita è accettabile. E la provincia è addirittura ricompresa nel gruppo delle più virtuose nelle dimensioni criminalità e popolazione. Responsabili, quindi, della maglia nera sono affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero. La precede Siracusa (era al 104 posto).

A deludere sono anche le grandi aree urbane, che arretrano tutte, rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Torino (che sale di 6 posti). Ma se Milano e Napoli perdono rispettivamente 7 e 5 posizioni,Roma ne perde 19 (31 in confronto al 2014), posizionandosi su livelli di qualità di vita insufficienti. A livello di macro-aree, Nord-est e centro reggono meglio il colpo della crisi, di contro soffre il Nordovest e in particolare il Sud e le Isole, dove si è persa traccia di quel cluster di province individuato qualche anno fa, nel quale il livello era superiore a quello prevalente nelle altre province meridionali.

La qualità della vita a Roma è peggiorata in un solo anno. Secondo la classifica stilata annualmente, in base ai dati della ricerca dell'Università La Sapienza per ItaliaOggi, la Capitale è passata dal sessantanovesimo posto del 2015 all'ottantottesimo di quest'anno, posizionandosi su livelli di qualità della vita gravemente insufficienti. Per quanto riguarda la criminalità è al centoseiesimo posto tra le città sicure (era al 102 nel 2015). Scende al cinquantottesimo posto, dal 42 del 2015, per quanto riguarda i parametri di disagio sociale. Scende di sette posti anche per quanto riguarda i servizi scolastici. Passa dall'ottavo al decimo posto nella classifica del sistema salute e dal 94(del 2015) al 103 del 2016 per il tenore di vita.

L'approfondimento
Parla l'autore del best seller alla terza edizione con oltre seimila copie vendute
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“…da domani non dire che cosa hai fatto, ma chiediti se ami quello che fai, che cosa hai imparato e se sei riuscito ad aiutare gli altri: il resto non conta”.
“...due categorie particolari di capi che possiamo trovarci ad affrontare: quella degli stronzi e quella degli stupidi. I primi “Si distinguono per il loro linguaggio forbito e farcito da emerite stronzate. Lo stupido “...ha la capacita` di sfiancare tutti, di mettere le persone in lotta tra di loro, di creare un clima di guerra”

Giovedì prossimo 24 novembre, alle 15:30, l’autore presenterà il libro presso la sede LUISS, Aula Toti, Viale Romania 32, Roma. Per informazioni e registrazione all’evento cliccare qui: http://www.luiss.it/evento/2016/11/24/la-bussola-del-successo-presentazione-del-libro-di-paolo-gallo

 


di Tiziana Bianchi



Paolo Gallo è responsabile delle Risorse Umane al World Economic Forum a Ginevra. Nella sua carriera – in Banca Mondiale, Citigroup, Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo e all’International Finance Corporation di Washington – ha lavorato in oltre 70 nazioni e collaborato con ogni genere di organizzazioni. Speaker in eventi internazionali sulla leadership e lo sviluppo personale, scrive su Harvard Business Review Italia, su Forbes e sull’agenda del blog del WEF e collabora con l’Università Bocconi e la Ashridge Business School in Gran Bretagna.

Da questa incredibile esperienza umana, oltre che professionale, attraverso lo storytelling l’autore fornisce una fotografia dell’odierno tessuto sociale, definendo un diverso concetto di “carriera di successo” che, senza trucchi o scorciatoie, deve necessariamente ancorarsi ai propri valori ed aspettative, piuttosto che al mero reddito o alla posizione raggiunta. Il lettore si arricchisce di strumenti essenziali - la bussola ed il radar - per una navigazione sicura nel mare magnum del mondo del lavoro che, a ben vedere, risultano evidentemente utili per migliorare i rapporti interpersonali anche al di fuori del mondo del lavoro.

Un faro, insomma, per non perdere la rotta del proprio viaggio, che si stia per entrare nel mondo del lavoro o che si senta il bisogno di cambiare attività lavorativa. Un percorso interiore per una migliore consapevolezza di noi stessi e delle persone intorno a noi, per costruire e dare fiducia, verso l’amore per ciò che si fa. In sintesi, rilevando la totale identità` tra lavoro ed individuo, Paolo Gallo pone l’essere umano in quanto tale al centro del vero successo.

Alla sua terza edizione, nel 2017 sarà anche tradotto in otto lingue, il libro è dedicato a Renzo Gallo, Suo padre. Quanto ha pesato questa figura nel libro?
A volte le persone che non ci sono più nella tua vita, rimangono comunque molto presenti. Mio padre è mancato nel 1981, quando avevo sedici anni ma è nella mia vita, nelle scelte importanti. Quel primo giorno di scuola lo ricordo benissimo, è lui che mi fornì la definizione di successo dicendomi: “Paolo, da domani non dire che cosa hai fatto, ma chiediti se ami quello che fai, che cosa hai imparato e se sei riuscito ad aiutare gli altri: il resto non conta”. Tre domande semplici ma significative che, ancora oggi, al termine della giornata mi pongo e, se ad una delle tre rispondo negativamente, vuol dire che ho speso male il mio tempo.

Lei ha individuato la bussola ed il radar quali strumenti per avere una carriera di successo. Come procurarseli?
Il radar, come capacità di comprendere i pericoli o anche le opportunità, rimanendo vigili senza diventare paranoici e la bussola, la propria bussola morale, fondamentale per individuare la direzione, sono entrambi strumenti importanti, non alternativi. Sono già dentro di noi e rappresentano la capacità di ascoltare, osservare, guardarsi dentro (la bussola) e capacità di fare domande, di essere un po’ come un esploratore (il radar). In circa 12.000 interviste fatte durante la mia carriera ho capito che tutti hanno un tesoro dentro di se, il problema e` che a volte non lo si riesce a trovare o lo si cerca nel posto sbagliato.

I valori più alti dell’essere umano, pagina dopo pagina caratterizzano, inequivocabilmente, tutto il libro. Il vero successo è dentro di noi?
Il vero successo lo definiamo noi e nessun altro, non l’azienda, non la società. Il successo di un giornalista non può misurarsi con la capacità di diventare direttore di un giornale o caporedattore. In un sistema di questo genere saremmo tutti perdenti. Con questo lavoro ho cercato di fornire altri criteri come la capacità di apprendere, di rinnovarsi e la capacità di avere relazioni positive, basate sulla fiducia con le persone intorno a noi.

L’importante è il viaggio e non la destinazione finale. Perché?
Siamo sicuri che il modo di valutare il successo sia la destinazione finale? Se lo fosse i costi per ottenerlo sarebbero altissimi. L’importante è il processo, il modo in cui ci si comporta, s’impara e ci si relaziona con le persone, si fanno riflessioni sui propri errori in modo da migliorarsi, l’outcome non è rilevante. Quando sono stato promosso Vicepresidente alla City Bank nel giro di ventiquattrore sono diventato l’uomo più felice del modo, dopo due mesi, invece, lavorando venti ore al giorno, sono arrivato al limite delle mie forze e piangevo di notte.

Quando siamo a Roma facciamo come i Romani?
Tutto il mondo usa questo proverbio, ma quando chiedo cosa fanno i romani, nessuno mi fornisce risposta. Abbiamo, quindi, tutti la consapevolezza che quando si entra in un’organizzazione, in un sistema sociale, ci si deve adattare, poi, però, non riusciamo a capire a cosa adattarci. Le regole più importanti sono quelle non scritte, altrimenti si rischia facilmente il fallimento. L’importante è non perdere la propria individualità, altrimenti si diventa un pezzo dell’ingranaggio senza autonomia. Quando lavoravo alla City Bank, arrivavo alle 8:30 e non trovavo mai nessuno, gli altri arrivavano alle 10:00. Poi uscivo alle 18:00 e mi guardavano tutti stranamente perché lavoravano fino a mezzanotte. Dopo una settimana ho capito che l’orario era dalle 10:00 alla mezzanotte!

Gli individui sono come animali nello zoo. Secondo la Sua Matrice dei comportamenti, in quale quadrante collocherebbe se stesso e perchè?
Considerato il mio cognome, agli inizi della mia carriera sono stato davvero un pollo! Molto ambizioso con poca consapevolezza dell’organizzazione. Poi credo di essere stato per molti anni un cane: fedele alla struttura senza occuparmi degli aspetti politici. Poi ho capito che in quel modo non sarei andato avanti e dal 2001, quando mi sono trasferito a Londra, ho cercato di diventare elefante. Con alcune persone sono certo di esserci riuscito, in ogni caso nutro una positiva speranza. Di sicuro non sono mai stato un serpente. Il 3% della popolazione mondiale è psicopatica: di questa percentuale il 28-30% sono detenuti e intorno al 12% sono amministratori delegati. Quindi abbiamo una possibilità su dieci di incontrarne uno. L’individuazione dei serpenti è importante in modo da imparare a gestirli evitando di soffrire.

Se i capi possono essere ”stronzi” o “stupidi”. Quale categoria è più importante evitare? Esiste un capo stronzo e stupido? Quali dei due ha incontrato più spesso nel corso della sua carriera?

Come spiegato da Mario Cipolla, lo stupido ti fa un danno e, contemporaneamente, fa danno a se stesso, tutti sono perdenti. Due danni in un colpo solo! Ne ho conosciuti anch’io purtroppo, sono molto più pericolosi e numerosi degli stronzi; questi ultimi, generalmente insopportabili, pagano in prima persona le conseguenze dei propri errori. Di certo è preferibile evitare uno stupido. Si può incontrare anche uno stupido anche stronzo, ma in generale un aspetto prevale sempre sull’altro.

Come capo del personale Lei fornisce suggerimenti su come cercare lavoro o affrontare un colloquio. Ha lasciato qualche freccia al Suo arco?
Ho cercato di stimolare alcuni importanti riflessioni per aiutare a comprendere cosa si vuol fare da grandi prima di andare a farlo da qualche parte. Il 5% delle persone lascia il lavoro ottenuto dopo la prima settimana, il 60% si pente della scelta fatta nel giro di sei mesi. L’importante non è solo ottenere il lavoro, ma capire di che lavoro si tratta. Il colloquio si deve affrontare senza esserne vittime ma senza arroganza. Anche l’intervistato deve fare domande e cercare di capire e valutare a sua volta se il lavoro è quello giusto. Fate attenzione se il vostro futuro capo utilizza di più l’ “io” o “noi”; nel primo caso, molto probabilmente vi trovate di fronte ad un narcisista che ruba idee altrui.

Sottolineando l’importanza del concetto di fiducia, ne fornisce una precisa definizione, una vera e propria formula. Come ci e` arrivato?

Ho letto diversi libri che hanno trattato l’argomento, sono tutti citati. Durante i cinque anni nei quali ho scritto il libro, ho annotato tutte le situazioni che accrescevano o distruggevano la fiducia. Ad esempio, creare alte aspettative puó essere dannoso se, anche per poco, non si raggiunge il risultato dichiarato. Sulla scorta, quindi, di un’osservazione empirica ho fornito una diversa ed ampliata formula della fiducia.

Lei suggerisce di sostituire la parola “successo” con “valore”. “Amare ciò che si fa è la vera scoperta della fonte della giovinezza e della felicità”. Perché?
Perchè un miliardario di 67 anni, come Bruce Springsteen, ogni due anni in sei mesi canta in 120 concerti di tre ore e mezzo l’uno? Perché ha capito ciò che amava fare quando era molto giovane. Ha individuato la propria passione e coltivato il proprio talento. Si può avere passione, per il canto ad esempio, ma senza averne assolutamente talento. Oppure si può avere la grande fortuna che le due cose coincidano. Tutti abbiamo un talento dentro di noi, l’importante è scoprirlo e coltivarlo con impegno affinché questo diventi una caratteristica personale, professionalmente riconosciuta.

Regole vincenti per restare liberi. La liberta e` un valore assoluto?
Certamente, senza alcun dubbio! Ho letto molti libri, ma uno rimarrà per sempre dentro di me, Man’s Search for Meaning di Victor E. Frankl che ha scritto una frase meravigliosa che rappresenta una delle mie bussole: Between stimulus and response there is a space. In that space is our power to choose our response. In our response lies our growth and our freedom. Ci sono delle cose che accadono, degli stimoli, noi abbiamo la scelta per decidere di amplificare questo spazio per decidere qual è la tua risposta e, in questa risposta, c’è la tua libertà. Questa frase dovrebbe essere scolpita in ogni dove per tenerla sempre bene a mente.
La libertà non è fare ciò che si vuole, ma operare delle scelte che ci consentano di non essere ricattabili. Il vero successo, quindi, arriva quando comprendi che non sei più tu al centro della tua vita.

 

La ricerca
Ma ce ne sono molti altri: vince l'intramontabile scuola pubblica
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Redazione

Il Tasso e il Mamiani a Roma, il Parini e il Berchet a Milano. Sono sempre questi i licei migliori in Italia secondo l'annuale classifica Eudoscopio per la Fondazione Agnelli delle scuole superiori. L'Istituto di ricerca ha vagliato 4.378 scuole e ascoltato 700 mila studenti. La ricerca rileva dunque come in testa rimangano salde le scuole pubbliche e in particolare i licei storici anche se in Lombardia il primato spetta ad un liceo paritario e cattolico il Sacro Cuore. Una novità è anche il successo dei licei scientifici con le scienze applicate al posto del latino.
Dunque tra le scuole di 'successo', quelle cioè selezionate in base ai risultati universitari degli studenti, a Torino in testa troviamo per i licei classici 'Cavour' e 'Alfieri', per lo scientifico 'Umberto I' e 'Galileo Ferraris'; A Genova per il classico 'Mazzini' e 'Andrea Doria', per lo scientifico 'Cassini' e 'Lanfranconi'; a Firenze 'Dante Alighieri' e 'Michelangiolo' e per lo scientifico 'Leonardo da Vinci' e 'Machiavelli'; a Bologna per il classico 'Luigi Galvani' e 'Marco Minghetti' per lo scientifico 'Enrico Fermi' e 'Luigi Galvani'; a Milano 'Sacro Cuore' e 'Giosuè Carducci' per lo scientifico 'Alessandro Volta' e 'Sacro Cuore'; a Venezia 'Franchetti' e 'Marco Polo', per lo scientifico 'Morini' e 'Franchetti'; a Roma 'Mamiani' e 'Tasso', per lo scientifico 'Mamiani' e 'Righi'; a Napoli 'Umberto I' e 'Sannazaro', per lo scientifico 'Mercalli' e 'Vittorio Emanuele'; a Palermo 'Umberto I' e 'Garibaldi', per lo scientifico 'Cannizzaro' e 'Mazzarello'.

Cronaca
Sono i dati dell'Atlante dell'infanzia di Save the Children
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Redazione

Sempre più precaria la condizione dei minori in Italia: secondo l'Atlante dell'infanzia di Save the Children, quasi un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d'inverno per la mancanza di riscaldamento. Da una delle mappe dell'Atlante, elaborata dall'Ingv, emerge inoltre che 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni vivono in aree ad alta e medio-alta pericolosità sismica.

Sicilia prima per abbandono scolastico - In Sicilia un giovane su 4 tra i 18 e i 24 anni (24,3%) interrompe gli studi precocemente, fermandosi alla licenza media inferiore, a fronte di una media nazionale del 14,7%. Lo dicono i dati diffusi da Save the Children nel settimo Atlante dell'Infanzia a rischio intitolato "Bambini, Supereroi" e pubblicato per la prima volta da Treccani. Inoltre, circa un alunno 15enne siciliano su 3 non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura e più di 1 bambino o ragazzo tra i 6 e i 17 anni su 2 non legge neanche un libro all'anno. Ad esporre i piccoli al pericolo povertà ed esclusione sociale è anche il titolo di studio dei genitori, almeno per 6 minori italiani su 10, e la Sicilia è particolarmente a rischio, dato che la metà degli adulti dell'Isola tra i 25 e 64 anni è ferma alla licenza media inferiore.

In Puglia bimbi più poveri della media italiana - "In Puglia la percentuale dei bambini e dei ragazzi fino a 17 anni in povertà relativa supera di molto la media italiana: il 32% rispetto al 20%". A rilevarlo è il settimo 'Atlante dell'Infanzia' di Save the children che ha analizzato la situazione italiana relativa alla "infanzia a rischio". Secondo l'indagine "la povertà diffusa, i servizi mancanti che spesso caricano tutta la spesa sulle spalle delle famiglie, hanno portato il Mezzogiorno d'Italia a percentuali più alte delle medie italiane". La ricerca sottolinea poi che "i bambini pugliesi dai 6 ai 17 anni che non hanno visitato monumenti o siti archeologici sono più di 4 su 5 (84,4%)", mentre "3 su 4 non sono andati a mostre o musei (74,3%)". In Puglia, inoltre, "i dati dei minori in Comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono particolarmente allarmanti: contro una media nazionale del 7,4% (minori 0-17 anni sul totale della popolazione), nella provincia di Foggia i minori che vivono in comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono il 26% mentre in quella di Taranto toccano addirittura il 33,6%".

In Emilia-Romagna un minore su 10 è in povertà relativa. E' quanto emerge dai dati del 7/o Atlante dell'Infanzia 'Bambini, Supereroi' di Save the Children, quest'anno per la prima volta pubblicato da Treccani. In particolare in Emilia-Romagna, un alunno di 15 anni su cinque non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. La percentuale di giovani emiliani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente gli studi, fermandosi alla licenza media, tocca il 13,3%, con un'incidenza maggiore tra i maschi (16,4%). Tra i ragazzi della regione, quattro su 10 non hanno letto nemmeno un libro lo scorso anno e sei su 10 non sono andati a teatro.

Eventi
In tre locali della capitale si è potuta assaggiare una rarità della fabbrica ceca
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di Silvio Rossi

 

ROMA - Omaggiare la nascita di una realtà che, dopo 174 anni, si è imposta come esempio dello spirito lavorativo di una regione. La fabbrica ceca della birra Pilsner Urquell, così come avviene ormai da anni, festeggia il 13 novembre la prima spillatura avvenuta nel 1842 nella città boema di Plzen. La prima cotta della birra ceca, che ha dato il nome a una tipologia di “bionde”, apprezzato in tutto il mondo, ha rappresentato una svolta nella produzione brassicola, e un esempio di organizzazione societaria. Tutta la città, che oggi è la quarta della Repubblica Ceca, con 160.000 residenti, e all’epoca contava circa ventimila anime, è stata coinvolta nella produzione, con una forma molto simile alle cantine sociali di diversi paesi della nostra penisola.


Per festeggiare l’evento la SABMiller, gruppo inglese proprietario del marchio, ha organizzato un tour delle “wooden barrel”
, botti di legno da 25 litri ciascuna, contenenti una birra non filtrata e non pastorizzata, che normalmente si può degustare solo nelle cantine della fabbrica di Plzen, in Repubblica Ceca. Un’iniziativa che ha coinvolto venti locali in tutta Italia, bar e pub che hanno tra i marchi venduti proprio la Urquell.


Tra questi, a Roma sono stati tre i locali prescelti, che hanno permesso ai cittadini della capitale di apprezzare un prodotto non in commercio abitualmente. Abbiamo seguito una di queste presentazioni presso un bar della zona San Lorenzo, in mezzo a una folla di curiosi, appassionati di birra e frequentatori abituali del locale. Superato un piccolo inconveniente per la rottura del rubinetto in legno, segno evidente che è una pratica legata alla tradizione, ma ormai non utilizzata all’atto pratico, l’apertura della botte ha allietato gli intervenuti.

Il Reportage
Il fotografo professionista, specializzato nella promozione quotidiana dei locali del centro storico, ogni notte con il suo incessante lavoro è a contatto con la movida in ogni zona del capoluogo
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GALLERY IN FONDO ALL'ARTICOLO [CLICCARE SULLE FOTO PER INGRANDIRLE]


di Paolino Canzoneri

PALERMO
– Raccontare la storia delle notti palermitane non è certamente una cosa semplice, anche perchè la città degli anni 80/90 non era certamente quella di oggi. In quei decenni il centro storico pieno di edifici storici di enorme bellezza e importanza storico e artistica non era valorizzati e addirittura molte vie e vicoli non avevano neanche una illuminazione decente. I giovani frequentavano prevalentemente e in massa i locali delle zone limitrofe della città almeno fino a quando una gestione nel nuovo millennio più consapevole posò le basi per una nuova rivalutazione del centro ripulendo le strade, aumentando la luminosità e consentendo la nascita di moltissimi locali e ristoranti che in poco tempo hanno totalmente ribaltato la tendenza regalando alla città stessa una nuova luce, un nuovo interesse per i giovani e una vera scoperta di una città pulsante pregna di storia e bellezza.

 

I locali vicini ai mercati storici come Vucciria e Ballarò, per esempio, sono diventati mete ambite per coloro che vogliono "vivere la loro città di notte" e le molte vie e piazze piene di ristoranti e pub hanno reso Palermo una città dove la musica suonata dal vivo e la fruizione di intere comitive di giovani e meno giovani hanno davvero offerto uno spunto per interpretare, capire e vivere la propria città quasi al pari delle grandi metropoli europee. Questo "giardino dell'eden" purtroppo non è stato esente da oggettive difficoltà relative ad una ordinanza varata nel novembre del 2015 con l'intento di disciplinare modalità e i limiti delle emissioni acustiche attraverso la classificazione del territorio in zone in relazione alla diversa destinazione delle aree.


Con sorpresa dei cittadini palermitani il comune ha imposto una "zonizzazione acustica" a tutela della vita dei cittadini con un divieto dell’amplificazione esterna, a qualsiasi orario e in qualsiasi circostanza a meno di specifiche deroghe, così come vanno rispettate le norme nazionali sui decibel e le disposizioni regolamentari sugli orari. Grazie ad un ricorso di sei locali contro il regolamento votato dal consiglio comunale ad oggi vige il si per la musica all’esterno dopo degli orari stabiliti, ma solo se acustica e senza amplificazione, mentre all’interno dei locali si potrà suonare tranquillamente senza preoccuparsi che i suoni si sentano anche per strada.


Noi de l'Osservatore d'Italia abbiamo parlato con Massimo Torcivia fotografo professionista specializzato nella promozione quotidiana di locali del centro storico che ogni notte con ... [Continua...]

[ESTRATTO DALL'ARTICOLO DE L'OSSERVATORE D'ITALIA VIRTUAL PAPER - PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO CLICCARE QUI PER APRIRE L'EDIZIONE DEL GIORNALE E ANDARE A PAG. 5]

L'approfondimento
La droga annebbia la mente, distorce il presente e crea immagini ben distanti dalla tangibile realtà quotidiana fatta da elementi oggettivi e logici
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di Angelo Barraco

Erano le prime ore dell’alba del 24 gennaio 2004, quando i Carabinieri di Somma Lombardo, dopo aver ricevuto una telefonata di segnalazione, giungono al Canale Villoresi, nei pressi della diga di Panperduto dove trovano un giovane in stato confusionale, sporco di terra, sangue e visibilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti urla e si dimena, è palesemente scosso e riesce a riferire agli inquirenti soltanto che la sua ragazza necessita di aiuto e indica loro il luogo in cui si trova. Pochi chilometri più avanti vengono rinvenute due autovetture, una di esse si è schiantata contro la ringhiera della diga e poco più avanti vi era una Fiat Uno di colore grigio rimasta incastrata sul ponte. Quest’ultima ha un finestrino rotto e vi sono tracce di sangue sul vetro; gli inquirenti rinvengono sul sedile di guida una ragazza in overdose, immediatamente i due vengono portati in ospedale.

Gli inquirenti identificano i due giovani: lui si chiama Andrea Volpe, nato a Gallarate il 7 febbraio del 1976, disoccupato e tossicodipendente; lei si chiama Elisabetta Ballarin , nata a Milano il 22 luglio del 1985. La giovane ha lasciato la scuola e ha lasciato anche il nido domestico per andare a vivere con il suo  Andrea in un chalet in mezzo ai boschi a Golasecca. La droga annebbia la mente, distorce il presente e crea immagini ben distanti dalla tangibile realtà quotidiana fatta da elementi oggettivi e logici ma quando tale sostanza abbandona il corpo e va via, per lasciare spazio a quelli che sono i ricordi pregressi e alla lucidità mancata,  tutto assume una nuova forma ed è proprio in quella circostanza specifica che Elisabetta Ballarin inizia a parlare di alcune cose terribili accadute poche ore prima, allora i Carabinieri si recano nello chalet per verificare le affermazioni di Elisabetta, intanto hanno verificato che la Fiat Uno grigia è di Mariangela Pezzotta, ex fidanzata di Andrea Volpe. La sera prima è uscita ma non ha fatto rientro a casa. Ma dalle indagini svolte dagli inquirenti sulle autovetture emergono degli elementi che accendono campanelli d’allarme poiché gli inquirenti rinvengono all’interno del portabagagli dell’altra autovettura la borsa di Mariangela all’interno di una busta di plastica, le sigarette, chiavi: dov’è Mariangela?

[ESTRATTO DALL'ARTICOLO DE L'OSSERVATORE D'ITALIA VIRTUAL PAPER - PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO CLICCARE QUI PER APRIRE L'EDIZIONE DEL GIORNALE E ANDARE A PAG. 8]

La leggenda
Tra credenze popolari e pura fantasia, nessuno da circa 50 anni mette piede lì
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di Paolino Canzoneri

MONDELLO  - Leggenda metropolitana o pura fantasia popolare, quel che resta certo è che le case ritenute "infestate", da sempre, hanno suscitato fascino e curiosità riuscendo a tramandare la propria terribile storia di generazione in generazione, resistendo nel corso degli anni e divenendo racconti da brivido di morti, sangue, poltergeist e chissà quant'altro. Facile fare "spallucce" ed essere scettici se non fosse che spesso ci si imbatte in luoghi specifici come la famosa "villa di Mondello" abbandonata dagli anni 80 e ad oggi invenduta anche agli scettici nonostante la gestione fosse passata ad un istituto bancario che la svende per poche migliaia di euro cosi come si sente da "rumors" a livello locale. Nessuno scettico sembri si sia fatto avanti per acquistarla eppure la villa è posizionata a pochi passi dal mare, di fronte ad uno degli alberghi più importanti di Mondello e questo rende merito quanto certe leggende resistano nel tempo e condizionano ogni modo di vedere questo tipo di cose. La villa in stile Liberty come le più belle della famosa località marittima a pochi chilometri da Palermo, venne costruita negli anni 40 e abbandonata definitivamente dopo circa 50 anni. La leggenda vuole che durante la guerra mondiale sia stata casa di piaceri per i soldati tedeschi, un bordello frequentato  che ebbe un tragico epilogo in una notte quando un commando di soldati americani irruppe sterminando violentemente soldati e prostitute e causandone il disperato girovagare delle anime in pena per la tragica e violenta morte subita. Altra versione racconta invece che a causare lo sterminio non fu una truppa americana ma una violenta lite scoppiata che si concluse tragicamente con lo sterminio di soldati e donne. Sembra anche che questa villa fosse anche luogo di fermo e reclusione per prigionieri il cui triste destino riservava in loco torture a morte. Altri racconti meno legati a risse o sterminio ma pur sempre riferiti al periodo bellico raccontano una vicissitudine più incline ad una storia d'amore dal sapore romanzesco cinematografico che coinvolse una figlia di un contadino promessa sposa ad un signore legato alla nobiltà locale che essendosi innamorata di un soldato americano si incontrava di sotterfugio con lo spasimante presso un capannone adiacente alla villa fino a quando un giorno il nobile credette di aver scoperto in flagrante l'amplesso della coppia e preso dalla rabbia sbarrò la porta e dette fuoco al capannone causando però la terribile morte della donna che invece era da sola e da allora leggenda vuole che vaghi nella villa nell'attesa del suo amante. Storie dal sapore romantico e tragico come ricetta impone ma sembra anche che l'ultima famiglia che visse nella villa trovò morte orribile e violenta. Chiunque sappia della villa non può fare a meno di lanciare una occhiata curiosa, magari nella speranza di vedere o sentire qualcosa di poco terreno e sembra che i pochi avventori coraggiosi e scettici che hanno trascorso una notte all'interno abbiano sentito sinistri rumori, passi, singhiozzi e pure rubinetti che si aprivano da soli come anche luci ad intermittenza proveniente da finestre vicine. Non mancano coloro che hanno vissuto incontri ravvicinati più intensi come alcuni che dicono d'esser caduti in "trance" perdendo la cognizione del tempo o invitati da "una persona anziana" ad entrare dentro la villa. Pezzi di trame fantasiose per un ottimo film dell'orrore ma è pur vero che ad oggi nonostante il prezzo sembri sia sceso alla cifra necessaria per l'acquisto di una qualsiasi grande automobile, nessuno si fa avanti e questo la dice lunga su quanto leggenda metropolitana o fantasia popolare, tutti scettici o non scettici, preferiamo lasciare perdere.

Chiesa e festività
Luigi Negri: "I rituali satanici come le messe nere, le iniziazioni magico-esoteriche e l’avvio allo spiritismo e stregoneria".
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di Andrea Barbi


FERRARA - Nel capoluogo estense non mancheranno i festeggiamenti per la notte di Halloween, la festività tipicamente americana che, negli ultimi anni, ha preso piede anche in Italia, complice il fatto che il giorno seguente, il primo di novembre, coincida con la festività nostrana di Ognissanti che da la possibilità di riposare dai bagordi della notte. Festa molto criticata dai componenti di alcune associazioni laiche di stampo cattolico e da alcuni componenti dello stesso clero locale che la vedono come una sorta di involontario ritorno ad un certo tipo di paganesimo. D'altronde alla chiesa, in generale, non è mai piaciuta questa veglia macabra. Il cardinale Carlo Maria Martini fu tra i primi, anni fa, a notare desolato che "questo tipo di feste è estraneo alla nostra tradizione, a valori immensi come il culto dei defunti che apre la speranza all'eternità".


Il più duro è stato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, nel pieno della polemica sui crocifissi nelle scuole: "L'Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche e ci toglie i simboli più cari! No, Halloween non mi piace per niente, anche se arrivo dalle parti di Vercelli e mi piacciono i Celti...".

 

Luigi Negri, attuale arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ai tempi in cui era ancora vescovo di  San Marino-Montefeltro, si scagliò pesantemente contro la festa anglosassone rilasciando la seguente dichiarazione: “Anche quest'anno tornano a farci triste compagnia i riti delle feste di Halloween, questa ormai accettata e indiscutibile manifestazione di un anticristianesimo sempre più radicale e sempre più diffuso anche perché sponsorizzato da grandi centrali del business internazionale - è l'amara definizione della vigilia di ognissanti -. Questi riti che si affidano ad una concezione sostanzialmente panteistica della realtà magico-mitologica in cui la fantasia viene definita realtà e la realtà fantasia in cui questi piccoli o grandi mostri entrano a far parte dell'immaginario anche di bambini e ragazzi". È rincarando la dose citò un brano di don Oreste Benzi: “Sappiano i genitori cristiani e tutti coloro che credono nei valori della vita che la festa di Halloween è l’adorazione di Satana che avviene anche in modo subdolo attraverso la parvenza di feste e di giochi per giovani e bambini. Il sistema imposto da Halloween proviene da una cultura esoterico-satanica in cui si porta la collettività a compiere rituali di stregoneria, spiritismo, satanismo che possono anche sfociare in alcune sette, in sacrifici rituali, rapimenti e violenze. Halloween è per i satanisti il giorno più magico dell’anno e in queste notti fomentano i rituali satanici come le messe nere, le iniziazioni magico-esoteriche e l’avvio allo spiritismo e stregoneria".

Nonostante le critiche dal mondo religioso la sera del 31 ottobre saranno diverse in città le occasioni per un tranquillo e pacifico svago sia per i più piccoli che per gli adulti. Tra queste ricordiamo gli appuntamenti che ormai da diversi anni hanno come cornice il castello di san Michele, uno dei simboli di Ferrara. A partire dalle 20.30, infatti, andrà in scena una cena-spettacolo che omaggia il surreale e grottesco mondo di Tim Burton attraverso intrattenimento, giochi a tema e le più belle canzoni tratte dai suoi film. La cena horror, organizzata da Feshion Eventi in collaborazione con I Muffins Spettacoli, si terrà nell’ex caffetteria del fantasmagorico Castello. Il  maniero ospiterà altre iniziative speciali per il ponte di Ognissanti: alle 15.30 è prevista una visita dedicata alle famiglie con bambini dai 6 agli 11 anni, con storie di maghi e racconti fantastici; anche martedì 1 novembre, sempre alle 15.30, sarà proposta ai piccoli una visita guidata con narrazioni, rievocazione di leggende e personaggi curiosi. Da non perdere l’apprezzata navigazione nel fossato del Castello.
 

Rapporto Caritas
Oggi la povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all'età
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Più si è giovani e più si è poveri. Il vecchio modello italiano di povertà, che vedeva gli anziani più indigenti, non è più valido: oggi la povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all'età, cioè diminuisce all'aumentare di quest'ultima. Lo rivela il Rapporto 2016 della Caritas su povertà ed esclusione sociale. La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto i giovani e giovanissimi in cerca di di occupazione e gli adulti rimasti senza impiego. Secondo il rapporto, inoltre, sono soprattutto gli stranieri a chiedere aiuto ai Centri di Ascolto della Caritas, ma per la prima volta, nel 2015, al Sud la percentuale degli italiani ha superato di gran lunga quella degli immigrati. Se a livello nazionale il peso degli stranieri continua a essere maggioritario (57,2%), nel Mezzogiorno gli italiani hanno fatto il 'sorpasso' e sono al 66,6%. I centri Caritas sono 1.649, dislocati su 173 diocesi.

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