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Il dato
Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza
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"Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso prolungato del cellulare e il tumore al cervello". Così gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone hanno illustrato la sentenza emessa lo scorso 30 marzo dal giudice tribunale di Ivrea Luca Fadda. Protagonista della vicenda un dipendente 57enne di una grande azienda a italiana che per 15 anni ha utilizzato per lavoro il telefonino senza precauzioni per più di tre ore al giorno al quale è stato diagnosticato nel 2010 un tumore benigno ma invalidante. Il Tribunale ha condannato l'Inail a corrispondere al lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale.
 
Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno rese note nei prossimi 50 giorni. "E' una sentenza straordinariamente importante - commenta l'avvocato Bertone - perché il fatto che si riconosca la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e ogni giorno più di 40 milioni di italiani lo utilizzano. Per questo è importante che tutti siano al corrente dei rischi che corrono loro stessi e coloro che hanno intorno. E', dunque, importante riflettere sul problema e adottare le giuste contromisure".
 
La dipendenza dallo smartphone, la cosiddetta 'Sindrome da Hand-Phone' capace di ipnotizzare le persone davanti ad uno schermo, riguarda circa 7 italiani su 10. E' quanto è emerso da uno studio realizzato lo scorso settembre che ha coinvolto 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online (Web Opinion Analysis) sui principali social network, blog e community interattive. Secondo la ricerca il 72% degli italiani ha lo smartphone sempre in mano e lo utilizza soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Due italiani su 10 (19%) lo adoperano per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 42% tra più giovani, mentre il 21% si attesta sulle 4 ore.
 
Il 41% si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. I 'mobile-dipendenti' sono più donne (58%) che uomini (43%), hanno principalmente 18-24 d'età (67%), 35-54 (56%) e 13-17 (31%). Per avere di nuovo le mani libere, secondo 9 esperti su 10 (87%) il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphone ed essere in grado di capire quando è il caso di 'staccare'. Si può approfittare del tempo libero per fare diverse attività come leggere un libro (75%), fare una passeggiata in bici o sport in genere (63%) coltivare la passione per il pollice verde (61%), concedere un massaggio al proprio partner (57%), sperimentare in cucina (53%) gustare un gelato in compagnia (52%).
Solidarietà
Il Presidente Fabiola Tomasi: "Le difficoltà del mondo della disabilità possono essere affrontate contando sulla forza della solidarietà sociale"
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di Marco Staffiero

 
Non ci sono solo notizie brutte da leggere. Esistono per fortuna anche delle belle storie da poter raccontare. Dove il volontariato, l’amore per gli altri (in una società spinta dalla violenza e dall’odio) rappresentano un modello di vita da poter trasmettere. Tra queste c’è L’uccellino Azzurro Onlus. Da marzo 2013 l’associazione ha offerto ad oltre 50 bambini con disabilità neurologica cure e percorsi riabilitativi efficaci. Il Presidente Fabiola Tomasi, mamma di Samuele, un bambino di 7 anni, sta provando a vivere un sogno: “Poter aiutare mio figlio insieme a tante altre famiglie. Sognare un futuro in cui le difficoltà del mondo della disabilità possono essere affrontate contando sulla forza della solidarietà sociale, che non lascia il bambino della porta accanto chiuso nella sua casa a combattere da solo, con la sua famiglia una battaglia così dura, ma che accoglie, condivide, razionalizza e sostiene tutti gli sforzi necessari a compiere quel cammino verso la maggior autonomia possibile, per ogni bambino diversa e per ciascuno un diritto innegabile”.
 
La mission di Uccellino Azzurro Onlus, presso la struttura di Casciana Terme in Toscana, dove viene ospitata,  è quella di offrire e proporre ai bambini con disabilità percorsi riabilitativi efficaci, costanti nel tempo e integrati in quel tessuto sociale sensibile e pronto a tendere una mano. Punto di riferimento per le cure a partire dall’acqua, necessari per integrare ogni fase del percorso riabilitativo, professionali osteopati, logopedisti, psicologi e molte altre figure ancora. Secondo uno degli ultimi rapporti dell’Unicef, circa 93 milioni di bambini (1 su 20 tra quelli al di sotto dei 14 anni) convivono con una disabilità moderata o grave. Nei Paesi in via di sviluppo i bambini con disabilità sono gli ultimi tra gli ultimi, i più trascurati e vulnerabili. Si stima che circa 165 milioni di bambini sotto i cinque anni abbiano un ritardo nella crescita o siano cronicamente malnutriti, vale a dire circa il 28% dei bambini sotto i cinque anni nei Paesi a basso e medio reddito. Il Rapporto dell'Unicef  mette in luce come i bambini con disabilità abbiano minori possibilità di ricevere cure mediche o di andare a scuola.
 
Sono tra i più vulnerabili alla violenza, agli abusi, allo sfruttamento e all’abbandono, in particolar modo se sono nascosti o istituzionalizzati – come succede a molti a causa dello stigma sociale o dei costi per crescerli.
Dalle analisi emerge che i bambini con disabilità sono tra le persone più emarginate al mondo. Se i bambini che vivono in condizioni di povertà hanno minori probabilità di frequentare la scuola o accedere ai centri sanitari quelli con disabilità ne hanno ancora meno. Esistono pochi dati affidabili sul numero di bambini con disabilità, su quali siano le disabilità più diffuse e su come le disabilità abbiano avuto impatto sulle loro vite. Dai risultati è emerso che sono pochi i Governi che hanno piani per allocare risorse al supporto e all’assistenza dei bambini con disabilità e alle loro famiglie. Circa un terzo degli Stati del mondo non hanno ancora ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.
 
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L'approfondimento
Entro il 2030, 1 miliardo e mezzo di persone si sposterà dalle campagne alle città, - Fenomeno sociale inarrestabile legato all’aumento di malattie croniche come diabete e obesità
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di Gianfranco Nitti


Diecimila anni avanti Cristo. la Terra ospitava circa un milione di individui che diventano, ai tempi dell'Impero Romano, tra il 300 ed il 400 d.C., più o meno 150 milioni. Tra guerre, catastrofi naturali e pestilenze, si deve arrivare alle soglie del secondo millennio per raddoppiare la popolazione mondiale. Dicono gli studiosi che, intorno all’anno Mille, eravamo circa 310 milioni sul pianeta. Durante la rivoluzione industriale, a partire dal XVIII secolo, i progressi della medicina e l'aumento della qualità della vita nei paesi sviluppati portano alla cosiddetta rivoluzione demografica; il tasso di mortalità scende vertiginosamente e cresce il tasso di natalità, portando al raddoppio della popolazione mondiale in solo due secoli: dagli 800 milioni del 1750 al miliardo e 650 milioni del 1900. Poi, in solo 75 anni, la popolazione mondiale triplica, raggiungendo i 4 miliardi di individui nel 1975 e anche l’apice del tasso di crescita che da allora rallenta. Ma non così tanto, visto che gli attuali 7,3 miliardi di cittadini del mondo saranno 8,5 miliardi entro il 2030, 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100, come stima la revisione 2015 del rapporto World Population Prospects delle Nazioni Unite.


Fenomeno parallelo alla tumultuosa crescita demografica degli ultimi decenni è il sempre più spinto inurbamento, ossia la fuga dalle campagne verso le città, e la conseguente urbanizzazione dei territori, che ha portato i ricercatori delle Università di Yale, dell'Arizona State, della Texas A&M e di Stanford, a calcolare che entro il 2030 le aree urbane si espanderanno di circa 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari all'incirca alla superficie della Mongolia, o se si preferisce di Francia, Germania e Spagna messe assieme, per accogliere 1,47 miliardi di persone neo-inurbate.

“Sempre di più, grandi masse di persone si concentrano nelle città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente”, spiegaAndrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente dell’Health City Institute. “Dobbiamo prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale inarrestabile e di una tendenza irreversibile, che va gestito e anche studiato sotto numerosi punti di vista quali l’assetto urbanistico, i trasporti, il contesto occupazionale, ma soprattutto la salute pubblica, perché alla questione inurbamento è indissolubilmente legato, purtroppo, l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, proprio per via del cambiamento degli stili di vita alimentari e di movimento”, aggiunge.
Non solo. Se oggi vivono nel mondo 415 milioni di persone con diabete - due terzi delle quali risiedono nelle città - e l’International Diabetes Federation (IDF) stima un aumento del 50%, sino a 642 milioni tra 25 anni, e se negli ultimi 40 anni l’obesità è cresciuta del 600 per cento, dai 105 milioni di obesi nel 1975 ai 640 milioni di oggi, non va dimenticato il progressivo invecchiamento della popolazione. Le stime indicano, infatti, come la percentuale di persone sopra i 65 anni potrebbe raddoppiare da qui al 2050, dall’8 al 16 per cento della popolazione mondiale. “Sono semplici dati che sottolineano come uno dei fattori che gli amministratori di una città, oggi, devono affrontare sia il tema dei determinati della salute”, dice ancora Lenzi.


All’argomento, di estrema attualità, è dedicato il nuovo numero della rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, presentato a Roma presso l’ASEI, Associazione della Stampa estera in Italia,, dal titolo “Healthy Cities - I determinanti della salute in città”. Ospita analisi di studiosi e ricercatori come Arpana Verma, Direttore della Division of Population Health, Health Services Research and Primary Care della University of Manchester, Ketty Vaccaro, Responsabile area salute e welfare del CENSIS, Roberta Crialesi, Direttore Sevizio Sanità e Assistenza presso la Direzione Centrale delle statistiche sulle Istituzione Sociali dell’ISTAT, Alessandro Solipaca, Direttore scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.


Nel settembre 2015, 193 stati membri delle Nazioni Unite, riuniti a New York per discutere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile - Sustainable Development Goals (SDG) - hanno identificato, come SDG 11, un obiettivo dedicato a rendere la città inclusiva, sicura, sostenibile e capace di affrontare il cambiamento. Strumenti chiave per raggiungere questo obiettivo come lo sviluppo abitativo, la qualità dell’aria, la buona alimentazione e il trasporto sono individuati chiaramente e diventano importanti determinanti della salute delle persone nelle città. Tutto ciò si inserisce nel più generale tema del miglioramento della salute come priorità globale. “La prevalenza e alta densità della popolazione nelle metropoli, la complessità dei fattori di rischio che influenzano la salute, l’impatto delle disuguaglianze sulla salute, l’impatto sociale ed economico sono temi da affrontare e discutere, per agire concretamente sui determinanti della salute. Le città oggi non sono solo motori economici per i Paesi, ma sono centri di innovazione e sono chiamate anche a gestire e rispondere alle drammatiche transizioni demografiche ed epidemiologiche in atto”, rimarca Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto superiore di sanità e Editor in chief di Health Policy in Non Communicable Diseases.


A questa sollecitazione risponde anche il programma Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk. Coinvolge istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia. Al programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg e Roma è la metropoli scelta per il 2017. In queste città i ricercatori svolgono ricerche per individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza. Il tutto nella piena collaborazione tra le diverse parti coinvolte. “Non è possibile agire sui determinanti della salute e del benessere senza la compartecipazione dei diversi interlocutori che possono avere un’influenza sulla nascita e lo sviluppo delle città. Solo con un approccio multisettoriale ciascuna delle parti interessate, pur con diversi obiettivi, unendosi può fungere da catalizzatore per il miglioramento, poiché la condivisione delle idee può moltiplicare gli effetti positivi sulla salute e creare la conoscenza collettiva”, sostiene Arpana Verma nel suo editoriale sulla rivista. “La salute non è solo assenza di malattia – conclude. Il benessere e la qualità di vita devono essere considerati diritti umani basilari”.

 

I dati
Colpito il 5,4% della popolazione (3,8% nel 2000)
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Oltre un milione di malati in più in quindici anni. Ecco la lunga marcia di crescita del diabete in Italia. Emerge dalla decima edizione dell'Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, presentato oggi a Roma. Il diabete secondo il rapporto, che riporta dati relativi al 2015, colpisce 3,27 milioni di persone, una su 18, a cui va aggiunto circa 1 milione di persone che non sanno di avere la malattia.

A livello percentuale la media nazionale delle persone colpite si attesta intorno al 5,4% mentre erano il 3,8 nel 2000 e negli ultimi quindici anni si contano 1.118.000 persone con diabete in più a causa dell'invecchiamento della popolazione e di una maggiore diffusione della malattia. Nello stesso periodo, invece, la mortalità è in lieve flessione. Il diabete e le patologie correlate hanno causato quasi 75 mila morti nel 2013 e la diffusione del diabete aumenta al crescere dell'età: oltre i 75 anni sono 1,3 milioni nel 2015 contro 634.000 del 2000. 

Bellezze d'Italia
Gli escursionisti più esperti e coraggiosi possono percorrere il fiume fino a raggiungere la sua foce sul mare
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di Vincenzo Giardino


In Sicilia le bellezze naturali sono numerose e diffuse, al punto che spesso alcune di esse sono poco conosciute agli stessi abitanti dell'Isola. E' il caso delle Gole di Tiberio, una delle meraviglie del Parco delle Madonie che, pur essendo state riconosciute dall'UNESCO nel 2001 come uno dei siti European Geoparks Network, non hanno ancora ottenuto l'interesse turistico che meriterebbero.Il canyon naturale si trova a circa 80 mt sul livello del mare, lungo il fiume Pollina in prossimità del comune di San Mauro Castelverde in provincia di Palermo, al confine con i comuni di Pollina e Castelbuono. In questi ultimi anni la località comincia
ad avere qualche lancio pubblicitario e menzione sulle guide turistiche. Secondo una versione storica, le gole prendono il nome di “Tiberio” per l'ipotesi dell'esistenza di una villa di età di Roma Imperiale.


Per gli abitanti della zona sono conosciute con l'appellativo dialettale de “'u miricu” (ombelico), esse si estendono in un percorso di circa 450 mt e le sue pareti raggiungono i 50 mt di altezza in alcuni punti, mentre le sue acque hanno una profondità massima di 8 mt.Anche qui la fantasia popolare nel corso dei secoli si è sbizzarrita in tantissime leggende, come quella che voleva la presenza di un mostro che faceva da guardiano, imprigionato da spiriti malvagi, oppure l'esistenza di un leggendario tesoro nascosto dai briganti , i quali utilizzavano un passaggio segreto a metà percorso in prossimità di un grande masso.Percorrendo il fiume si possono ammirare le rocce calcaree sovrastanti, levigate dall'erosione dell'acqua e nelle numerose fessure sulle pareti si vedono i nidi di uccelli a pelo d'acqua.


Negli ultimi anni, per iniziativa di alcuni privati, è possibile percorrere il fiume che scorre tra le gole con dei gommoni assistiti da giovani guide esperte. Nonostante che l'organizzazione del sito sia ancora in fase di perfezionamento, gli operatori che lo gestiscono in concessione si adoperano al massimo per rendere agevole le visite dei turisti che non sono ancora numerosi. Trascorrere una giornata in questo posto è fare veramente un tuffo nella natura, ricco di emozioni e divertimento anche per i bambini.Tra le dotazioni indispensabili, per godere al massimo l'emezionante visita alle Gole di Tiberio, scarpe da trekking e costume da bagno, le prime per camminare agevolmente sui sassi e il secondo per tuffarsi dove la profondità dell'acqua lo consente.


Gli escursionisti più esperti e coraggiosi possono percorrere il fiume fino a raggiungere la sua foce sul mare.Chiunque abbia vissuto l'emozione di queste escursioni non può fare a meno di invitare a visitare questo posto ancora sconosciuto anche a gran parte dei siciliani, i quali troppo spesso apprezzano le meraviglie sparse nel mondo, ma poco quelle che da secoli appartengono al proprio territorio.

Salute & Sanità
Si ipotizza un danno all’erario da 2,7 milioni di euro nell’ambito della fornitura al Ministero della Salute del vaccino anti aviaria.
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Redazione

Archiviata la posizione dell'Ad della divisione vaccini della casa farmaceutica Novartis, Francesco Gulli. Gulli venne indagato dalla Procura di Siena per alcuni fatti del 2009. Il caso si è quindi definitivamente chiuso con l'archiviazione della posizione di Francesco Gulli che è risultato estraneo ai fatti.


 

Salute e giustizia
Appena due giorni fa, dopo il terzo rinvio dell'approdo del ddl sul Biotestamento in Aula alla Camera, DJ Fabo aveva lanciato un appello al Presidente Mattarella
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E' arrivato in Svizzera il dj Fabo, che ha chiesto di poter morire al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Fabo - ha riferito Filomena Gallo dell'Associazione 'Luca Coscioni' - si sta sottoponendo alle visite mediche previste dai protocolli. Tuttavia potrebbe ancora cambiare idea". In una clinica Oltralpe, di cui l'Associazione 'Coscioni' non ha voluto dare il nome, Fabo sta incontrando i medici e gli psicologi che stanno valutando se la richiesta di eutanasia sia accettabile. "Ci vorranno alcuni giorni per capire cosa succederà" ha concluso Filomena Gallo.

Con un post sul suo profilo Facebook, Marco Cappato, dell'Associazione Luca Coscioni, ha annunciato questa mattina di aver accettato di andare in Svizzera con DJ Fabo. "Fabo mi ha chiesto di accompagnarlo in Svizzera. Ho detto di sì. #FaboLibero - in Svizzera" è scritto nel post. Appena due giorni fa, dopo il terzo rinvio dell'approdo del ddl sul Biotestamento in Aula alla Camera, DJ Fabo aveva lanciato un appello al Presidente Mattarella chiedendo il suo intervento per "sbloccare lo stato di impasse voluto dai parlamentari".

Officina Stampa
“Il problema delle abitazioni – ha detto De Santoli - è più importante di tutti"
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di Ivan Galea

 

Si è parlato di energia nell’ultima puntata di OFFICINA STAMPA, trasmissione web tv condotta dalla giornalista Chiara Rai. Importante al proposito l’intervento del viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova intervistata dal giornalista de L’Osservatore d’Italia Silvio Rossi. Il viceministro ha evidenziato l’importanza che c’è in questo attuale momento storico di non lasciare indietro nessuno: “Non dobbiamo far sentire escluse le persone che non hanno reddito sufficiente, per questo motivo – ha sottolineato il viceministro - oltre ai bonus elettrico e gas ragioniamo su un ampliamento dei servizi nella parola welfare deve entrare la parola energia. Le norme che abbiamo messo nell’ultima legge di bilancio includono anche l’efficientamento energetico bisogna dare risposte a persone che sono più vulnerabili come anziani che hanno bisogno di riscaldarsi”.

 

In studio il Prof. Livio de Santoli Ingegnere meccanico, professore ordinario alla Sapienza con cattedra di Energy Management e Impianti Tecnici oltre ad essere il delegato all’energia dell’Università La Sapienza di Roma. In passato ha ricoperto anche l’incarico di preside della facoltà di architettura della stessa università. De Santoli ha realizzato il piano energetico della Regione Molise, già approvato in giunta, e in questi giorni in attesa dell’approvazione del Consiglio Regionale. E’ uno dei massimi esperti italiani di risparmio energetico, di condizionamento, di produzione energie alternative


La giornalista de L’Osservatore d’Italia Simonetta d’Onofrio ha ricordato al Professor De Santoli il convegno di giovedì scorso alla facoltà di ingegneria dove appunto si è trattato l’argomento sulla povertà energetica. Per il De Santoli è stato un momento di riflessione che può gettare le basi per una sinergia tra istituzioni su un argomento di cui si parla poco o niente: ”Il convegno di giovedì scorso – ha detto il professore – è stato un successo di pubblico e istituzioni che hanno partecipato all’evento. Questo significa che è talmente sentito il tema della povertà energetica che non si sta facendo niente, ne in Italia ne in Europa. Attraverso interventi qualificati – ha continuato De Santoli – si è cercato di dare una definizione alla povertà energetica: il problema sta assumendo proporzioni drammatiche. Se volete è un po’ l’addentellato della carta dei diritti nata nel 1948 che negli ultimi anni attraverso l’Onu ha declinato il principio di una sostenibilità per tutti, proprio tutti i 7 miliardi di persone nel mondo. Tra gli obiettivi più importanti c’è l’accessibilità di un’energia sostenibile a tutti. Attualmente c’è un miliardo di persone che non ha accesso all’energia elettrica e tre miliardi di persone che non hanno accesso all’energia termica: non si possono scaldare, non possono avere delle cotture di cibi in sicurezza. Nel nostro Paese abbiamo 4 milioni e mezzo di individui in povertà assoluta che diventano 9 milioni di persone che hanno una povertà relativa. L’energia è protagonista della povertà assoluta”.


Poi si è toccato l’argomento del risparmio energetico negli edifici:
“Il problema delle abitazioni – ha detto De Santoli - è più importante di tutti. Il 50 per cento dei consumi complessivi di una nazione in tutta l’Europa sono assegnati agli edifici. In Italia ci sono tre combinazioni pericolose che ci dicono che la media della situazione dei consumi energetici negli edifici italiani è più alta dell’Europa, il reddito economico di ogni famiglia è il più basso di Europa e paghiamo la bolletta energetica più alta di Europa. La combinazione di questi tre fattori è micidiale, occorre tentare di accorciare questo gap e prendere delle soluzioni. Il primo punto da affrontare è quello degli edifici, dare la possibilità a tutti di consumare di meno attraverso gli interventi di efficienza energetica per ridurre le spese. A tale riguardo, ci supporta un quadro normativo che viene dall’Europa. La revisione della direttiva degli edifici – ha concluso - è un tema che deve essere assolutamente affrontato in maniera diversa occorre una strategia a lungo termine . Serve una cabina di regia che non può essere assegnata a sette diversi ministeri perché attualmente non c’è una cabina di energia unica. Noi abbiamo avanzato una serie di proposte in questa direzione. Occorre coordinare in maniera omogenea e terza che fa capo alla presidenza del consiglio”.

La ricerca
La Boinc (Berkley Open Infrastructure for Network Computing) ha creato una piccola applicazione software del tutto gratuita che consente al proprio computer di collegarsi al server principale del
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di Paolino Canzoneri

 

La ricerca in ambito biologico, matematico, climatico e astronomico richiedono da sempre enormi risorse in termini di calcolo e di sperimentazione. Rendere ai ricercatori i benefici e i risultati di calcoli complessi rappresenta la vera sfida del futuro per l'umanità. Una quindicina di anni fa un istituto americano di Berkley ha ideato e creato una piattaforma software gratuita adatta per tutti i sistemi operativi attuali in grado di "condividere insieme" i calcoli complessi in tempo reale e creare cosi una rete mondiale di elaborazione che incentiva e velocizza quanto serve come calcolo distribuito volontario per diverse aree scentfiche come matematica, medicina, biologia, chimica, climatologia e spazio. Sembra quasi una trama da film di fantascienza ma è possibile per il privato che possiende semplicemente un computer di ultima generazione collaborare attivamente da casa a progetti anche spaziali di enorme importanza. Scegliere di partecipare volontariamente ad alcuni progetti può sembrare complesso ma non è assolutamente cosi. Non è richiesta alcuna preparazione e nessuna competenza a riguardo.

La Boinc (Berkley Open Infrastructure for Network Computing) ha creato una piccola applicazione software del tutto gratuita che consente al proprio computer di collegarsi al server principale del singolo progetto e ricevere le istruzioni sull'elaborazione in corso al momento. E' necessario crearsi un proprio account gratuito nella comunità Boinc italiana, istallare il software e scegliere uno dei moltissimi progetti a disposizione per poter dire "a quel progetto ho partecipato attivamente anche io". La licenza del software è di tipo GNU Lesser General Public License ossia "open source" e i sistemi operativi necessari sono quelli più comuni al mondo ossia Windows, Unix, Linux, Mac OS, FreeBSD e Android.

Fra i progetti più scelti nel mondo troviamo "Rosetta" per la previsione della struttura delle proteine, "Docking" per la progettazione di nuovi farmaci, "Planet Quest" per la scoperta di nuovi pianeti e classificazione delle stelle basandosi su immagini scattate dagli osservatori astronomici disseminati nel mondo, "Einsetin Home" che evidenzia la presenza di onde gravitazionali da fonti come buchi neri, pulsar e altri tipi di stelle, "Orbit Home" che usa la ricostruzione e simulazione orbitale per valutare danni possibili da impatti sulla terra di oggetti orbitanti e vicini, e molti molti altri.

Si intuisce facilmente l'importanza e l'utilità di utilizzare la rete quale collegamento di trilioni e trilioni di computer da tutto il mondo che insieme contribuiscono con il loro singolo utilizzo del processore del proprio computer ma nell'insieme ciò che si ottiene è una potenza di calcolo impressionante. In questo caso il detto "l'unione fa la forza" calza a pennello come non mai. Elemento importante da considerare è la propria autonomia nello scegliere quante risorse offrire per il calcolo, nel senso che nelle opzioni dell'applicazione si può scegliere di avviare il lavoro di calcolo solo nei momenti morti dell'utilizzo del computer alla stregua di un semplice salvaschermo ed è possibile scegliere la percentuale di risorse del proprio processore per l'elaborazione in quei precisi istanti. Il tutto senza nessun danno o costo se non il piacere e l'orgoglio di sentirsi partecipi nella ricerca che la comunità scentifica e spaziale porta avanti per il bene del pianeta terra e dei terrestri. La partecipazione individuale è contrassegnata da crediti numerici che aumentano il proprio prestigio e che comportano la piena riuscita di un progetto e la possibilità di partecipare ad iniziative dei centri di ricerca. Il software è in costante aggiornamento e funziona alla perfezione. Blog e comunità nella rete pulsano di partecipanti da tutto il mondo che scambiano informazioni e pareri sui progetti. Un metodo facile e semplice in un futuro che rende il singolo individuo possibile protagonista della teconolgia e del sapere.

Clamoroso annuncio Nasa
C'è acqua e forse c'è vita a 40 anni luce dalla Terra
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Il più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili 'sosia' della Terra, a nemmeno 40 anni luce dalla Terrai. Mondi che potrebbero avere acqua liquida in superficie e forse le condizioni per ospitare la vita. La straordinaria scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve a un gruppo internazionale coordinato dall'università belga di Liegi. Aumenta così anche il numero dei pianeti esterni al Sistema Solare finora scoperti.

I pianeti ruotano intorno alla stella Trappist-1, molto più piccola e debole del nostro Sole. "E' un sistema planetario eccezionale, non solo perché i suoi pianeti sono così numerosi, ma perchè hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra", spiega il coordinatore della ricerca, Michael Gillon. Utilizzando il telescopio Trappist, installato in Cile presso lo European Southern Observatory (Eso), i ricercatori hanno scoperto che tre dei sette pianeti dei Trappist-1 si trovano nella zona abitabile, cioè alla distanza ottimale dalla stella per avere acqua allo stato liquido. Potrebbero quindi ospitare oceani e, potenzialmente, la vita.

I sei pianeti più vicini alla stella sono paragonabili alla Terra per dimensioni e temperatura, hanno probabilmente una composizione rocciosa e si trovano in una zona in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi. Il sole di questo sistema planetario, Trappist-1, è una vecchia conoscenza per gli astronomi: era stato scoperto nel maggio 2016 insieme ai tre pianeti che si trovano nella fascia abitabile.

Trappist-1, nella costellazione dell'Acquario, è una stella nana ultrafredda, con una massa pari all'8% del nostro Sole. In termini stellari quindi è molto piccola, solo un po' più grande di Giove. Gli astronomi ritengono che queste stelle nane possano ospitare molti pianeti di dimensione terrestre in orbite molto strette, rendendoli quindi promettenti obiettivi per la caccia alla vita extraterrestre, ma Trappist-1 è il primo di questi sistemi a essere stato scoperto.

"La produzione energetica delle stelle nane come Trappist-1 è molto più debole di quella prodotta dal Sole. Perché ci sia acqua liquida in superficie, i pianeti dovrebbero essere in orbite più vicine di quanto vediamo nel Sistema Solare. Fortunatamente sembra che questa configurazione compatta sia proprio ciò che troviamo intorno a Trappist-1", spiega il co-autore della ricerca, Amaury Triaud, dell'università britannica di Cambridge.

Molti dei sette i pianeti di Trappist-1, osservati anche con il telescopio spaziale Spitzer della Nasa, potrebbero avere acqua liquida in superficie, anche se le distanze orbitali rendono alcuni candidati più promettenti di altri. Modelli climatici suggeriscono che i tre pianeti più interni siano probabilmente troppo caldi per avere acqua liquida. E il pianeta più esterno è probabilmente troppo distante e freddo per averne. Ma quei tre pianeti che si trovano con le loro orbite giusto nel mezzo rappresentano per gli astronomi una sorta di Santo Graal poiché hanno le condizioni ideali per poter ospitare la vita.

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