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I dati
A delineare il quadro è Centro studi di Unimpresa
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di Marco Staffiero

 
Senza falsi equivoci, la situazione economica rimane preoccupante. I mesi passano, e pessimismo a parte, il dramma economico non solo rimane lo stesso, ma peggiora. Cosa ci aspetta per il futuro? Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà. Dunque è sempre più estesa l'area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2015 al 2016 altre 105mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 347mila soggetti in difficoltà. Crescono in particolare gli occupati-precari: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 28mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio.
 
A delineare il quadro è Centro studi di Unimpresa sottolineando che ai "semplici" disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. "Si tratta di un'enorme 'area di disagio'", scandisce. Agli oltre 3 milioni di persone disoccupate, bisogna infatti sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (803mila persone) sia quelli a orario pieno (1,71 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (803mila), i collaboratori (3284mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,67 milioni).
 
Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,27 milioni di unità. Il totale del'area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat, alla fine del 2016 comprendeva dunque 9,34 milioni di persone, in aumento rispetto al 2015 di 105mila unità (+1,14%). Il deterioramento del mercato del lavoro, segnala il Centro studi di Unimpresa, non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili.
 
Di qui l'estendersi del bacino dei "deboli". Il dato sui 9,34 milioni di persone è relativo al quarto trimestre del 2016 e complessivamente risulta in aumento dell'1,14% rispetto al quarto trimestre del 2015, quando l'asticella si era fermata a 9,24 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale. Nel quarto trimestre del 2015 i disoccupati erano in totale 2.89 milioni: 1,70 milioni di ex occupati, 676mila ex inattivi e 937mila in cerca di prima occupazione. A dicembre 2016 i disoccupati risultano in aumento di 179mila unità (+6,18%). In aumento di 105mila unità gli ex occupati, crescono di 42mila unità gli ex inattivi; salgono coloro che sono in cerca di prima occupazione, cresciuti di 58mila unità. Un dramma continuo, che vede completamente penalizzate le nuove generazioni, incapaci (data la situazione economica) di progettare un futuro.
L'allarme
"I livelli disoccupazione nel nostro Paese arrivano al 40% con punte del 50-60% al Sud"
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Il lavoro "resta un'emergenza nazionale. L'Italia deve mettere il lavoro al primo posto." Lo sottolinea la Cei nel messaggio presentato oggi in vista del 1 maggio. La Cei, dati alla mano, nel messaggio per il 1 maggio presentato oggi da mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei e da mons. Filippo Santoro, presidente del comitato organizzatore della Settimana Sociale che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre prossimi, si sofferma sulla drammaticità dei livelli occupazionali:: "I livelli disoccupazione nel nostro Paese arrivano al 40% con punte del 50-60% al Sud. Otto milioni di persone a rischio di povertà, spesso a causa di un lavoro precario o mal pagato, più di 4 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta. Nonostante la lieve inversione di tendenza registrata negli ultimi anni, il lavoro rimane un' emergenza nazionale. Per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l'Italia deve mettere il lavoro al primo posto". "Al di là dei numeri, - osserva la Cei - sono le vite concrete delle persone ciò che ci sta a cuore: ci interpellano le storie dei giovani che non trovano la possibilità di mettere a frutto le proprie qualità, di donne discriminate e trattate senza rispetto, di adulti disoccupati che vedono allontanarsi la possibilità di una nuova occupazione, di immigrati sfruttati e sottopagati. La soluzione dei problemi economici e occupazionali - così urgente nell'Italia di oggi - non può essere raggiunta senza una conversione spirituale che permetta di tornare ad apprezzare l'integralità dell'esperienza lavorativa".
Dati 2016
Lo rileva l'Istat nel dossier sul Def
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L'11,9% delle famiglie italiane nel 2016 si è trovata nelle condizioni di ''grave deprivazione materiale''. Lo rileva l'Istat nel dossier sul Def, nel corso dell'audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.I minori che nel 2016 risultano in condizioni di ''grave deprivazione'' sono 1.250.000 pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni. ''Tale quota risulta in lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti'', rileva ancora l'Istat.''Sappiamo che il governo ha messo in campo una serie di provvedimenti importantissimi per quanto riguarda la lotta alla povertà'', afferma il direttore del dipartimento dell'Istat. ''Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie non si è osservata una riduzione dell'indicatore di grave deprivazione materiale. Si tratta della quota di persone che sperimentano sintomi di disagio di vario tipo'' che, secondo i dati provvisori del 2016 ''è stabile'' rispetto all'anno precedente. Nonostante ''migliora il mercato del lavoro, crescita economica e la disuguaglianza -osserva il direttore- rimane stabile questa quota che percepisce gravi difficoltà''. In particolare nell'ultimo anno questo indice ''peggiora soprattutto per le persone anziane: la percezione degli anziani sta aumentando''. Nel 2016 la situazione del mercato del lavoro è ''ancora sfavorevole per la fascia di età tra 25-34 anni''. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo ''è più bassa rispetto sia a quella registrata nello spesso periodo dell'anno precedente sia a quella di due anni prima''.

Economia & Turismo
Secondo un’indagine di eDreams Roma, Milano e Venezia saranno le destinazioni preferite
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di Gianfranco Nitti

L’Italia sarà ancora una volta meta privilegiata di viaggiatori stranieri, come all’epoca del “Grand Tour”. Pasqua 2017 non tradisce, infatti, le attese ma riserva anche tante sorprese. Il barometro sulle prenotazioni provenienti dall’estero di eDreams, l’agenzia di viaggi online leader in Europa e presente in 33 paesi nel mondo, svela il boom della Sicilia: Palermo e Catania superano in numero di arrivi in aeroporto una delle gemme del turismo straniero, la Firenze di piazza della Signoria e del Museo degli Uffizi. Il capoluogo siciliano fa addirittura meglio di Siviglia, città simile per popolazione e tradizioni culturali e che è nota per la sua capacità d’attrazione del turismo religioso, specie nel periodo pasquale quando si svolgono gli eventi contenuti nel cartellone di appuntamenti della “Semana Santa”.


 Regina incontrastata del turismo internazionale resta, però, Roma, la città eterna, tallonata da Milano, la cui crescita in preferenze dopo l’Expo sembra inarrestabile. Quest’anno il capoluogo meneghino si piazza al secondo posto e scavalca Venezia, terza nel 2017 per numero di prenotazioni. Al quarto posto, sia quest’anno che lo scorso, resta Napoli, tra le destinazioni preferite dai turisti per il suo clima mite, il patrimonio storico e la vicinanza a Capri e Ischia.


“L’Italia - spiega Alexandra Koukoulian, Country Manager per l’Italia di eDreams ODIGEO - si conferma ancora una volta tra le destinazioni di punta del turismo internazionale. A poche settimane dalle Festività il trend è molto positivo: la quota di incoming di viaggiatori stranieri resta stabilmente tra le prime 3 d’Europa, subito dopo la Spagna e prima della Francia. Questi dati confermano ancora una volta l’attrattività del nostro Paese e il fatto che il viaggio sia ancora in testa alle preferenze degli europei. Anche per le sue caratteristiche di convenienza, flessibilità e libertà di scelta, il viaggio scelto dalla rete è il settore europeo di commercio elettronico più grande e più in rapida crescita”.


Ecco, quindi, la classifica 2017 delle destinazioni più popolari tra i viaggiatori europei che riporta il confronto col piazzamento dello scorso anno:

 
1.    Roma (prima nel 2016)
2.    Milano (terza nel 2016)
3.    Venezia (seconda nel 2016)
4.    Napoli (quarta nel 2016)
5.    Palermo (nona nel 2016)
6.    Catania (settima nel 2016)
7.    Pisa (sesta nel 2016)
8.    Firenze (quinta nel 2016)
9.    Bologna (ottava nel 2016)
10. Bari (decima nel 2016)
 
I viaggiatori stranieri più presenti in Italia nel periodo Pasquale saranno i francesi, seguiti da tedeschi, spagnoli, britannici e belgi. Rispetto allo scorso anno le prenotazioni più in crescita sono quelle provenienti dalla Spagna, che salgono dal quarto al terzo posto in questa speciale classifica.
Guardando, infine, alle durate delle vacanze, dall’indagine condotta da eDreams sulla permanenza dei viaggiatori in 40.000 destinazioni in tutto il mondo emerge che il 28% dei francesi viaggerà per 3 o 4 giorni, mentre saranno di più gli spagnoli (45%) e i tedeschi (36%) che si fermeranno in una località di vacanza per lo stesso numero di giorni.
 

I dati sull'evasione fiscale
Nel 2014 il tax gap, la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate si è allargato ancora di più
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L'evasione fiscale e contributiva in Italia si aggira in media sui 110 miliardi di euro l'anno. Così il presidente della Commissione per la redazione della "Relazione annuale sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva", Enrico Giovannini, in audizione alla Commissione Bicamerale, illustrando i dati del triennio 2012-2014. Nel 2014 il tax gap, la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate si è allargato a 111,6 miliardi di euro da 108 miliardi del 2012.
Dalle badanti alla bottega sotto casa, dalle costruzioni ai servizi per le imprese è tra il 20 e il 30%, rende noto Giovannini. Nel dettaglio, il sommerso è al 30% nei servizi alle famiglie, 26% nel commercio, pubblici esercizi, 24% costruzioni, 20% nei servizi alle imprese.

Lo studio
Secondo lo studio l'Italia si trova al penultimo posto in Europa per equità intergenerazionale
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Allarme giovani: secondo uno studio della fondazione Bruno Visentini presentato alla Luiss, un ventenne nel 2020 impiegherà 18 anni per rendersi autonomo, nel 2030 avrà bisogno addirittura 28 anni, diventando dunque 'grande' a 50 anni. Ma non solo. Secondo lo studio l'Italia si trova al penultimo posto in Europa per equità intergenerazionale: l'indice europeo di equità tra le generazioni per il Belpaese si attesta infatti a circa 130, peggio di noi solo la Grecia con oltre 150 contro una media europea appena sopra i 100. Aumenta inoltre il peso del costo dei Neet sull'economia. Secondo uno studio della fondazione Bruno Visentini, l'incidenza sull'economia dei giovani che non studiano, né lavorano, né sono impiegati in forme di apprendistato professionale è salito a 32,65 miliardi, contro i 23,8 miliardi del 2008, ma meno dei 34,6 miliardi del 2014. Tra le proposte lanciate nel rapporto, una rimodulazione dell'imposizione fiscale "con funzione redistributiva", oltre alla necessità di un patto tra generazioni per evitare il "rischio di una deriva" dei Millennials. Inoltre si suggerisce "un contributo solidaristico da parte della generazione più matura che gode di pensioni più generose". Si ipotizza dunque il coinvolgimento "per tre anni" in un patto generazione "di circa 2 milioni di cittadini pensionati sottoscrittori posizionati nella parte apicale delle fasce pensionistiche con un intervento rigorosamente progressivo rispetto sia alla capacità contributiva, sia ai contributi versati".

Il piano di rilancio economico della compagnia di bandiera, che ha archiviato il 2016 in profondo rosso
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Red. Cronaca

 

Tagli sui costi per un miliardo e aumento dei ricavi pari al 30% entro la fine del 2019. E, questione ancora in bilico, il rischio esuberi: circa 2mila. Sono questi gli interventi previsti dal nuovo piano industriale 2017/2021 approvato ieri dal cda di Alitalia arrivato oggi sul tavolo del governo.Il business plan predisposto dall'amministratore delegato Cramer Ball e passato al vaglio dell'advisor indipendente Roland Berger tenta di riportare all'utile la Compagnia entro la fine del 2019. Per questo motivo tra le misure annunciate vi sono un aumento dei ricavi pari al 30%, dagli attuali 2,9 miliardi a 3,7, entro la fine del 2019 e, sempre alla scadenza dei tre anni, la riduzione dei costi - operativi e del lavoro - per 1 miliardo di euro. Il piano di rilancio economico della compagnia di bandiera, che ha archiviato il 2016 in profondo rosso (si parla di perdite di gestione vicine ai 600 milioni), si fonda su quattro 'pilastri' principali: rivisitazione del modello di business; riduzione dei costi e incremento della produttività; ottimizzazione del network di collegamenti e delle partnership; nuove iniziative commerciali attraverso soluzioni tecnologiche già disponibili. Questione ancora irrisolta invece è quella degli esuberi di personale che potrebbero salire a 2mila unità e che servirebbero a ridurre le spese relative al costo del lavoro. Un tema che verrà discusso a breve con le organizzazioni sindacali durante l'incontro per illustrare i dettagli del piano, le misure relative al personale e trovare un accordo sul nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro.

Cronaca
Giovanni Busi: "Nel mondo del vino cresce sempre di più la rappresentanza femminile"
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Su 1.688 viticoltori soci del Consorzio Vino Chianti oltre il 25% sono donne. Ben 429 imprenditrici che lavorano e investono in un settore che per anni è stato monopolizzato dalla presenza maschile. Un numero che fotografa un trend in crescita registrato negli ultimi anni dal Consorzio che ha deciso di tirare le somme alla vigilia dell'8 marzo. Il dato più incoraggiante, si legge in una nota, è che l'aumento della presenza femminile si sta manifestando anche fra quelle figure del settore dove fino a qualche anno fa le quote rose erano pressoché inesistenti, come vinificatori e imbottigliatori. Una crescita complessiva, dunque, che non risparmia alcuna area e che fa ben sperare sul futuro dell'intero mercato. Consolidati invece da tempo i ruoli femminili per i comparti legati alla commercializzazione e al marketing del vino, con risultati sempre più apprezzabili. "Nel mondo del vino cresce sempre di più la rappresentanza femminile - spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti - e se da una parte lo confermano i dati che abbiamo per quello che riguarda i nostri vinificatori, dall'altra la componente femminile è ormai una certezza consolidata in settori quali il marketing e il commerciale. Sono infatti sempre di più le aziende che decidono di affidarsi a professioniste in questo campo e che hanno permesso di rinnovare il nostro mondo. Un influsso positivo e un trend che non riguardano solo il nostro Paese, ma che registriamo nei tanti viaggi internazionali che il Consorzio organizza".

Finanza & Economia
La compagnia prosegue anche la collaborazione con iberia
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di  Gianfranco Nitti



Costa Crociere ha annunciato di aver sottoscritto un accordo strategico internazionale con Vueling, che garantirà un ulteriore miglioramento dei servizi offerti ai suoi ospiti, grazie all’ampia offerta di voli di cui la compagnia aerea dispone da Barcellona, in quanto principale operatore dell’aeroporto El Prat. Contestualmente Costa Crociere ha confermato il rinnovo del suo accordo triennale con Iberia.


La collaborazione con Vueling consentirà ai passeggeri Costa provenienti dalla Spagna di raggiungere, passando per l’aeroporto di Barcelona-El Prat, i principali porti di imbarco delle navi Costa in Europa. Vueling metterà infatti a loro disposizione tutti i voli via Barcelona diretti  a Copenaghen, Bari, Amsterdam, Amburgo e Stoccolma. In aggiunta proporrà anche la rotta Parigi-Copenaghen. Inoltre, la collaborazione consentirà agli ospiti Costa provenienti dagli altri paesi europei di raggiungere Barcellona, uno dei principali porti di imbarco della compagnia italiana, per iniziare la loro crociera, grazie ai collegamenti aerei da Roma, Napoli, Palermo, Amsterdam, Monaco e Bruxelles. Per la stagione invernale 2016-2017, Vueling propone già collegamenti dalla penisola iberica e  isole Canarie, con servizio navetta da El Prat al terminal crociere di Barcellona.


Secondo David García Blancas, Direttore Commerciale di Vueling: "Questo nuovo importante accordo con Costa si propone di offrire alle agenzie di viaggio e a Costa Crociere una vasta gamma di opportunità, che si traducono in un servizio al cliente ancora più efficente, agevole e comodo".
Con questa partnership, che avrà durata triennale – dal 2017 al 2019 - Vueling metterà a disposizione dei passeggeri Costa 20.000 posti volo all'anno, per un totale di 60.000 posti nell’intero periodo. Per assicurare una migliore esperienza di viaggio, entrambi gli operatori offriranno ai clienti un’area check-in dedicata presso l'aeroporto di Barcellona-El Prat.

Accordo tra Costa Crociere e Iberia -
Iberia e Costa Crociere hanno prolungato di un anno, sino al 2019, il loro attuale accordo di collaborazione triennale (2016-2018), con un’aggiunta di 45.000 posti su voli charter per il 2019, che porterà a 175.000 l'offerta complessiva di posti disponibili.
Victor Moneo, Direttore Vendite Spagna di Iberia, ha commentato: "Siamo lieti di rinnovare la nostra partnership strategica con Costa Crociere, una compagnia con la quale collaboriamo dal 2014, con ottimi risultati. Questa collaborazione permette ai clienti di raggiungere i porti di imbarco delle crociere da tutte le destinazioni comprese nel network di Iberia, 125 in tutto il mondo. Inoltre, grazie al lavoro congiunto con Iberia Airport Services, i clienti hanno la possibilità di effettuare il check-in dei propri bagagli in aeroporto e di ritrovarli direttamente nella cabina della nave. Il nostro obiettivo è quello di offrire la migliore esperienza di viaggio possibile. "
Questa partnership permetterà di incrementare i collegamenti tra la Spagna, l'Europa e i vari porti di imbarco delle crociere Costa nel continente. In particolare, durante l’estate i passeggeri Costa potranno usufruire di collegamenti da Madrid per Trieste, Rostock, Stoccolma, Bari, Venezia, Copenhagen e Amsterdam.
Inoltre nell’accordo sono comprese diverse rotte da e per il Sud America, i Caraibi e gli Stati Uniti. Nell'estate del 2017 i passeggeri di Costa Crociere provenienti da Argentina, Cile, Brasile e Uruguay potranno raggiungere, passando per Madrid, i porti di imbarco europei delle crociere Costa. Allo stesso modo, durante l’inverno, gli Ospiti europei che prenoteranno una crociera in Sud America potranno volare con Iberia partendo comodamente dal proprio paese di origine per arrivare in tutti i principali aeroporti del Sud America, come quelli di Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro.

Gli accordi stretti con Vueling e Iberia nascono dalla volontà di Costa Crociere di offrire la migliore esperienza di crociera possibile, creando la rete di collegamenti aerei più efficiente del settore,  al fine di facilitare l'arrivo degli ospiti presso i porti di imbarco, in modo comodo e semplice.
Raffaele D'Ambrosio, Direttore Generale Spagna e Portogallo di Costa Crociere, ha commentato: "Siamo molto orgogliosi di presentare la nostra partnership con due aziende del settore turistico leader a livello internazionale. Con Vueling abbiamo firmato un primo accordo di tre anni, mentre con Iberia abbiamo rinnovato una collaborazione già di successo. Grazie a queste due iniziative, metteremo a disposizione dei nostri passeggeri più di 235.000 posti aerei fino al 2019, a conferma del nostro impegno per migliorare continuamente l'esperienza di viaggio e rendere ancora più accessibile il prodotto crociera ai nostri ospiti. Questo nuovo accordo rappresenta uno degli elementi principali della strategia di crescita a breve termine di Costa Crociere in Spagna e Portogallo ".

 

Finanza & Economia
Si tratta di titoli quotati in borsa la cui compravendita è regolamentata su un mercato simile a quello azionario
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Redazione

 

Che siano grandi o piccoli, che puntino ad un guadagno o a mantenere i capitali al “sicuro” evitando il deposito nelle banche che ultimamente stanno creando diversi grattacapi, gli investimenti assumono grande importanza. Ed è per questo che tra i risparmiatori italiani si fanno sempre più strada gli Etf.


Si tratta di titoli quotati in borsa la cui compravendita è regolamentata su un mercato simile a quello azionario e che riscuotono un grande successo anche per la possibilità di azione senza intermediari. Queste caratteristiche hanno portato ad un volume positivo del 3.5%, dato eccezionale soprattutto se confrontato al preoccupante -22.5% dei controvalori negoziati sul listino principale di piazza Affari, come riporta un articolo pubblicato da LaStampa. Gli italiani però non hanno “inventato” nulla, visto che stanno seguendo le tendenze mondiali che evidenziano un boom costante dei cosiddetti “replicanti”.


A spiegare questa crescita esponenziale degli Etf non sono soltanto i trend internazionali, ma anche la semplicità di utilizzo e i costi risibili per i risparmiatori. Le percentuali di costo oscillano tra lo 0,1 e lo 0,5%, e assicurano non solo un’opzione in grado di riprodurre l’andamento delle azioni di maggior successo, ma anche un recupero importante delle quote di performance. I costi di investimento, poi, sono nell’ordine di pochi euro, ed è per questo che sono molto appetibili per gli investitori di ogni tipo: “Gli Etf sono uno strumento appropriato per raggiungere una maggiore diversificazione del portafoglio – ha dichiarato il responsabile di Amundi Etf Italia Vincenzo Sagone al giornale torinese -, anche se è importante mixare l’investimento con più prodotti, non limitandosi solo agli Etf. In questo modo, si crea un portafoglio efficiente e in linea con il proprio profilo di rischio”.


A proposito di rischi, due diktat arrivano dal famoso investitore Warren Buffet, che ha sempre evidenziato l’importanza di non perdere denaro e di una gestione delle perdite, che è una delle basi per un investimento di successo. Ed è per questo motivo che, quanto meno per “l’esordio” nel mercato finanziario, è consigliabile affidarsi ai più esperti per operare la selezione delle azioni da mettere a portafoglio: “Non va sottovalutata l’importanza di una consulenza d’esperienza. La scelta dell’Etf su cui puntare va calibrata opportunamente - sostiene Emanuele Bellingeri, responsabile italiano di iShares -, seguire l’investimento nel tempo è fondamentale per non rischiare brutte sorprese sull’andamento di un singolo indice o Paese. Meglio non affidarsi al fai da te”.


Posta come condizione necessaria la possibilità di rivolgersi ad un consulente finanziario in grado di traghettare il risparmiatore durante i suoi primi passi nel mondo delle azioni, è altrettanto importante studiare il quadro macroeconomico attuale. In una fase congiunturale in cui regna l’incertezza sulla politica economica e monetaria dei prossimi anni, è fondamentale puntare ad un portafoglio variegato, in grado da una parte di cogliere appieno le opportunità di crescita, e dall’altro si mantengano nell’alveo della prudenza. Per un portafoglio ancor più variegato, si potrebbero puntare piccole quote anche su strumenti globali ad alto dividendo, che assicurano prospettive di rendimento più appetibili.

È importante evidenziare, però, che anche gli Etf possono nascondere brutte sorprese. Sono stati molti gli italiani che l’anno scorso hanno puntato sulla rinascita di piazza Affari, ma ora si “leccano le ferite” e fanno i conti con perdite a due cifre. Da non sottovalutare anche i rischi di cambio per gli strumenti legati al rendimento di oro e petrolio, entrambi quotati in dollaro. Anche per i più esperti, infatti, non è sempre garantito il capitale iniziale. Anche per questo motivo, gli investitori più piccoli devono rivolgersi agli investitori. È infatti assodato che solo una gestione oculata e quotidiana può portare a scenari positivi e anche a guadagni costanti nell’arco temporale di riferimento
 

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