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L'evento
Dal 1906, il premio della Targa divenne presto un premio ambito che richiamò tutti i più grandi campioni di automobilismo che la storia di questo sport ricordi
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – La meravigliosa Piazza Politema del capoluogo siciliano sarà sede giovedi sera della cerimonia del via dell'edizione numero 101 della gara automobilistica legata al campionato italiano di Rally CIR. Parallelamente a questo consueto annuale evento verrà disputata anche una gara riservata alle auto storiche in una splendida prova spettacolo a Collesano a pochi chilometri da Palermo, luogo indissolubilmente legato alla storia della Targa Florio. La gara, tanto cara e preziosa per i siciliani non ha bisogno di presentazioni, nacque dalla passione di un grande e nobile uomo, l'armatore Vincenzo Florio che ebbe l'idea nel 1906 di organizzare una gara automobilistica di prestigio che avrebbe avuto per circuito le strade di campagna di oltre mezza Sicilia. Il premio della Targa divenne presto un premio ambito che richiamò tutti i più grandi campioni di automobilismo che la storia di questo sport ricordi. Una vittoria in una edizione della Targa Florio diventava cosi un primato e un trofeo unico di una intera vita dedita a questo sport. La gara chiamata dai sicliani "à cursa", conta edizioni fino al 1977, anno in cui a causa di molti incidenti e vittime, venne chiusa perchè ritenuta troppo pericolosa. Ad oggi la Targa Florio e la Mille Miglia possono essere ricordate come le gare più importanti della storia antica dell'automobilismo su strada. Ogni anno in occasione dell'appuntamento rallystico siciliano, diviene piacevole contesto imperdibile per gli appassionati di automobilismo per poter vedere con i propri occhi le vetture del campionato di Rally e le vetture storiche dei fortunati possessori da tutto il mondo che riconfermano puntualmente un appuntamento a cui sono legati e a cui i palermitani accorrono e partecipano con entusiasmo. Giovedi prossimo Piazza Politeama vedrà schierate decine e decine di vetture sport e vetture storiche dalle Bugatti alla Lancia Aprilia pronte per attraversare tutta l'isola da Giardini a Segesta. L'imponente macchina organizzativa dell'ACI e Automobil Club Italia ha creato un imponente programma dell'evento rallystico del campionato italiano in varie tappe sulle Madonie dove bolidi sfrecceranno nella gara siciliana del campionato italiano che vedrà fronteggiarsi nella sfida grandi nomi come Scandola, Andreucci e Campedelli. Come se non bastasse si svolgerà anche una piccola edizione del Ferrari Tribute che vedrà la presenza di spettacolari e storiche Ferrari in una gara-revival mozzafiato. Appena un anno fà, la celebrazione del centenario ha visto la partecipazioni di grandi nomi dell'automobilismo e in presenza delle massime autorità governative siciliane, si sono svolte una serie di iniziative, incontri, dibattiti  e gare che hanno dimostrato quanto i siciliani siano indissolubilemente legati alla gloria e al prestigio di questo sport. 
 
Cronaca
Raimondo Caputo detto “Tito” a processo per omicidio e abusi sessuali
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di Angelo Barraco
 
NAPOLI – Colpo di scena nel processo per il delitto della piccola Fortuna Loffredo, bimba di 6 anni lanciata dall’ottavo piano dell’isolato C di un terrazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014. L’udienza salta per sciopero della Camera Penale di Napoli e l’aula si svuota, ma inaspettatamente arriva il colpo di scena che fa raggelare il sangue ai presenti. Raimondo Caputo detto “Tito”, a processo per omicidio e abusi sessuali, dopo esserci consultato con il suo legale dichiara di essere disposto a parlare nell’udienza del 2 maggio e ad ammettere di aver abusato dell’amica del cuore della piccola Fortuna. La ragazza tirata in ballo da Tito ha oggi 11 anni ed è la figlia della sua ex convivente Marianna Fabozzi, imputata in concorso per violenza sessuale. Le parole di Tito, per la prima volta esposte in maniera del tutto informale e hanno rimbombato in quell’aula vuota, lasciando un solco nell’animo dei presenti che hanno ascoltato impassibili: “Dottò, ve lo ripeto. Sono un ladro, e qualche volta lo ammetto ho toccato l’amica del cuore di Fortuna” ha continuato poi “Lo facevo e lo sapevano in casa. Sia Marianna, la madre della bimba, che la nonna Angela Angelino” ha puntualizzato “Lo sapevano e non dicevano niente, dottò”. Fa inoltre delle precisazioni in merito a quanto accaduto “Quella mattina Marianna Fabozzi ha afferrato Fortuna per i piedi, graffiandola. L'ha sollevata e mentre la bambina cercava di liberarsi l’ha gettata via come un pezzo di carta sporca”. Tito sostiene inoltre che la Caputo “ha ucciso nel 2013 il suo figlio più piccolo Antonio Giglio, anche lui caduto nel vuoto, perché secondo lei impediva la nostra convivenza. E allo stesso modo ha fatto con Fortuna perché odiava sua madre Mimma Guardato e voleva farle un dispetto. Non ho detto niente sulla morte del bambino per paura che lei mi denunciasse per le cose che facevo con la figlia più grande. Ma ora mi accusate di essere l'assassino di Fortuna. E non è vero”. L’uomo si era sempre dichiarato innocente in merito alle pesanti accuse di pedofilia che gli erano state addebitate. 
 
Fortuna Loffredo era una bambina di 6 anni che è stata lanciata dall’ottavo piano dell’isolato C di un terrazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014. Portava dentro di se i graffi di un’innocenza rubata da adulti che non hanno avuto pietà di una fragile anima che chiedeva aiuto, che era felice con i suoi amici e lontano dal Parco degli orrori. Per la sua molte è stato rinviato a giudizio Raimondo Caputo e la compagna Marianna Fabozzi. La compagna dell’uomo è finita a processo e deve rispondere di concorso nella violenza sessuale rispetto anche alle tre figlie. I Coniugi sono entrambi detenuti, Caputo è accusato di aver cagionato la morte di Fortuna, lanciando il suo corpicino nel vuoto del Parco Verde e causando alla piccole le lesioni che avrebbero poi determinato la morte. Su di lui pende anche la terribile accusa di aver esercitato violenza sessuale nei confronti della bambina, che ha cercato in tutti i modi di sottrarsi ad una pressione coercitiva più grande di lei. La moglie è accusata di aver costretto le sue bambine e la stessa Fortuna a subire le violenze sessuali esercitate dal marito.
 
Nel settembre 2016 abbiamo intervistato la Dott.ssa Sara Cordella, grafologa forense e criminalista. La Dott.ssa Cordella è consulente in materia grafologica della famiglia Loffredo e gentilmente ci ha spiegato il suo lavoro. Ci ha spiegato che “Fortuna viveva da solo 15 giorni al parco verde, nell'appartamento dei nonni. Prima viveva con la mamma e il suo ex compagno, e con i fratellini, uno maggiore e uno minore. Il papà era in carcere” e che il palazzo di Caivano “è abitato da molte famiglie. Certamente ci sono brave persone, ma anche persone problematiche, con precedenti penali e difficoltà di inserimento nel tessuto sociale”. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa se attraverso i suoi disegni ha descritto i suoi aguzzini e ci ha risposto “Fortuna nei disegni manifestava un malessere in un contesto ambientale, non contro una figura specifica maschile”. I disegni di Fortuna parlavano del suo disagio e del suo malessere interiore che un animo così piccolo e fragile provava a contenere “Fortuna viveva la scuola come un ambiente sicuro. Ce lo dicono i suoi disegni. Probabilmente nel contesto scolastico non manifestava il suo malessere se non con un rendimento scolastico carente”
 
Chiedemmo anche alla Dott.ssa se le amiche erano a conoscenza di quanto stesse accadendo a Fortuna e ci rispose “La migliore amica di Fortuna ne ha parlato solo anni dopo e in un contesto protetto e lontano da casa. C'è la triste possibilità che altre bambine sappiano ma che non abbiano mai parlato”. In merito alla morte di Antonio Giglio e ad un possibile collegamento tra i due casi invece ci disse che “La dinamica della morte di Antonio è tragicamente simile a quella di Fortuna. Difficile pensare che siano analogie fortuite”. 
La protesta
Da settimane orsono i disabili siciliani sono sul piede di guerra per il mancato rispetto degli impegni presi dal governo regionale in termini di firma ai decreti per l'erogazione degli aiuti
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO - Potrebbe costare caro al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta inciampare metaforicamente in una rotella di una sedia occupata da disabili e sembra che questo stia accadendo nella realtà. Da settimane orsono i disabili siciliani sono sul piede di guerra per il mancato rispetto degli impegni presi dal governo regionale in termini di firma ai decreti per l'erogazione degli aiuti ai disabili.
 
La questione spinosa e l'odiosa condizione di ulteriore disagio, ha suscitato ovviamente una indignazione a livello nazionale ed ha spinto professionisti della musica e del cinema a partecipare attivamente per scuotere le coscienze e dimostrare quanto certe priorità non debbano mai incappare in ritardi di carattere burocratico o slittare penosamente nei piani bassi delle liste degli ordini del giorno. L'attore e regista PIF, che ha fatto esplodere il caso, era andato personalmente a parlare faccia a faccia con Rosario Crocetta. L'incontro-scontro farcito di urla del regista e risposte timide e vaghe del presidente, si era concluso con la promessa dell'erogazione degli aiuti per i disabili entro quindici giorni. A meno di una settimana dallo scadere del termine, sembra che il sostegno della categoria dei disabili non stia vedendo luce per la mancanza dell'erogazione promessa.
 
Ieri il musicista Jovanotti in un messaggio chiaro e diretto trasmesso all'interno di una puntata del programma di intrattenimento della paytv Edicola Fiore ha manifestato il suo sdegno parlando esplicitamente di "presa in giro del presidente". Anche i comici Ficarra e Picone al momento assenti dal capoluogo siciliano per impegni cinematografici, hanno scritto una lettera al presidente condividendo appieno lo sdegno e la preoccupazione per una manifesta inefficenza in ambito governativo. Il presidente Rosario Crocetta in una intervista ha assicurato che entro aprile sarà erogato un ulteriore fondo di 34 milioni di euro ed appare tranquillo e sicuro di poter adempiere la promessa nei termini stabiliti dei quinidici giorni. Al momento però, nonostante Rosario Crocetta assicuri di aver firmato i decreti per l'erogazione dei fondi per due province, sembra che nessuno li abbia incassati. I disabili siciliani passano alla forza e scendono in piazza a sfilare insieme a Pif e con i comitati guidati dall'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. La manifestazione partirà dalle 11 del mattino alla cattedrale di Palermo per spostarsi all'ARS per poi giungere fino al Palazzo D'Orleans sede del governo della Regione Sicilia. É indubbio che la manifestazione del tutto unica nel suo genere avrà una partecipazione cosi copiosa e avrà una grande efficacia in termini di riscontri mediatici. 
L'Operazione
Gli uomini del Nucleo Operativo a bordo di auto con targhe di copertura
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CATANIA - I Carabinieri della Compagnia di Catania Piazza Dante hanno arrestato nella flagranza il 46enne catanese Giovanni RANDO, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.
La scorsa notte, gli uomini del Nucleo Operativo a bordo di auto con targhe di copertura, percorrendo il lungomare del capoluogo etneo, hanno incrociato una Lancia Y condotta dall’uomo. Le circostanze di luogo e di tempo, insospettendoli, ha indotto i militari a seguirlo discretamente fino sotto casa ad Aci Catena luogo in cui, appena sceso dall’auto, è stato bloccato. I carabinieri, accompagnati dal reo, hanno avuto accesso all’abitazione laddove, previa perquisizione, sono stati rinvenuti e sequestrati: Circa 200 grammi di “cocaina”, ancora da tagliare e dosare – valore al dettaglio vicino ai 20.000 euro - 2.000 euro in contanti, un bilancino elettronico di precisione nonché del materiale utilizzato per confezionare lo stupefacente.
L’arrestato, in attesa di giudizio, è stato relegato agli arresti domiciliari.
 

Cronaca
L'ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania
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Red. Cronaca


CATANIA - Scattate le manette per nove persone ritenute appartenenti al gruppo criminale facente capo a Michele D’Avola, operante sui territori di Vizzini e Francofonte e legato ai clan mafiosi Santapaola – Ercolano di Catania e Nardo di Lentini.

L'ordinanza di custodia cautelare è stata richiesta dalla Procura di Catania, quindi confermata dal Gip e eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania. Agli indagati sono stati contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso e di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso.


L’indagine, prosecuzione di quella denominata “Ciclope”, avviata dai Carabinieri a seguito di alcuni gravissimi episodi delittuosi verificatisi negli anni 2012/2013 nei territori di Francofonte, Vizzini e Grammichele, supportata da indagini tecniche e dinamiche poi  riscontrate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha consentito di accertare l’esistenza di un’organizzazione mafiosa  operante nei territori di Vizzini (CT) e Francofonte (SR) e di ricostruirne la struttura organizzativa.


A partire dal novembre 2012, nell’area del Calatino si registravano, a distanza di breve tempo l’uno dall’altro, quattro omicidi e due tentati omicidi in danno di soggetti collegati, a vario titolo, a gruppi  ben inseriti nel tessuto criminale della zona. Il numero elevato di omicidi, la sequenza temporale ravvicinata con la quale essi si erano susseguiti e le modalità esecutive, dimostravano l’esistenza di una faida in atto che aveva fine solo con l’esecuzione,  in data 19.09.2013, di un provvedimento di fermo emesso da questa Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di ALFIERI Antonino, CENTOCINQUE Alfio, GUZZARDI Salvatore, NAVANTERI Salvatore, NAZIONALE Cristian, NAZIONALE Luciano, PONTE Michele, REGAZZOLI Luisa (convivente di NAVANTERI Salvatore) e VAINA Vito Tommaso, ritenuti responsabili dei reati di associazione mafiosa e, limitatamente a GUZZARDI Salvatore e NAZIONALE Luciano, di concorso nel tentato omicidio di NAVANTERI Salvatore, avvenuto a Francofonte l’ 8 agosto 2013. Ulteriori riscontri investigativi permettevano di eseguire, in data 10 ottobre 2013, un provvedimento restrittivo nei confronti dello stesso D’AVOLA Michele per associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti. Tutti i predetti sono stati rinviati a giudizio innanzi al Tribunale di Caltagirone, ed il processo nei loro confronti si avvia a ormai conclusione.


Gli elementi emersi nel corso delle indagini svolte successivamente alla esecuzione dei citati provvedimenti cautelari consentivano non solo di riscontrare ulteriormente il ruolo di vertice rivestito dal D’AVOLA, ma anche di appurare che il Comune di Vizzini era la base da cui operava un gruppo dedito al traffico ed allo spaccio di grosse quantità di sostanze stupefacenti provenienti dall’Albania e successivamente immesse nell’area calatina della provincia etnea e di Siracusa, con ramificazioni anche nell’area iblea. La prosecuzione dell’attività investigativa, in particolare, ha fatto emergere il ruolo di figure di rilievo quali QUADERNO Carmela, convivente dello stesso D’AVOLA, e GIARRUSSO Gianluca, classe 1982, il quale ha attivamente svolto il ruolo di “reclutatore” degli affiliati provvedendo opportunamente, durante la loro detenzione, al sostentamento economico delle loro famiglie anche in relazione alle spese legali. 
Dei 9 provvedimenti cautelari, 3 sono stati notificati in carcere ad altrettanti indagati già detenuti per altra causa. 
 

Cronaca
Un ragazzo irrompe nella sala e urla di fuggire
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di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Allarme terrorismo all'Università del capoluogo siciliano in serata nei locali della mensa verso ora di cena. Uno studente di 26 annni di origini marocchine e residente nell'alloggio universitario "Casa del Goliardo", verso le 20.30 si è introdotto nella mensa del pensionato Santi Romano della facoltà universitaria di Viale delle Scienze piena di studenti fuori sede intenti a cenare e improvvisamente ha urlato in modo concitato: "Uscite se non volete morire, chi è satanista e vuole morire rimanga qui, chi è cattolico, musulmano o ebreo esca fuori". Presi dal panico gli studenti, convinti di un attacco terrorista in corso, si sono dileguati in modo sparso e confuso.
 
Scattato immediatamente l'allarme e attivate le misure di sicurezza, in una manciata di secondi vigilantes e volanti delle forze dell'ordine sono accorse nel luogo e hanno bloccato il giovane trascinandolo fuori dai locali e conducendolo nell'anfiteatro della cittadella universitaria per un interrogatorio chiarificatore, prolungato e pressante. Alcuni testimoni hanno affermato che il ragazzo aveva con se uno zaino e per un po si è temuto potesse contenere una bomba ma dopo controlli accurati la paura è scongiurata e si è fatta strada l'ipotesi confermata di uno stupido scherzo di cattivo gusto che avrebbe potuto avere brutte conseguenze.
 
Nessun atto di terrorismo quindi, ma uno scherzo imbecille che è costata la sospensione dei benefici di vitto e alloggio riservati dall'ERSU a pendolari e studenti fuori sede che ne necessitano per la frequenza degli studi. In città la notizia è rimbalzata sia sui social che tramite passaparola ed è evidente che Palermo non è esente da psicosi collettive in questi tempi in prossimità di ricorrenze di carattere religioso tormentati dalla paura di attacchi improvvisi di matrice islamica.

E' notizia di ieri che il viminale ha disposto un piano per "blindare" le vacanze pasquali in tutta la Sicilia e processioni e ricorrenze di piazza avranno un supporto di protezione delle forze dell'ordine come non era mai stato ordinato prima. Potenziati i controlli nel capoluogo nei monumenti del centro storico. Ad Agrigento la Valle dei Templi pulserà di agenti in borghesi che si mescoleranno nella folla di turisti attesi come ogni anno e analoghe iniziative e controlli frequenti con numerosi posti di blocco in ogni grande città dell'isola. Nonostante da Roma giungano da tempo incoraggianti e ottimistiche previsioni relativa alla nostra "intelligence" in grado di scongiurare e prevenire attacchi improvvisi, una certa tensione non può che fare breccia per queste giornate di festività pasquale.
 
Cronaca
11 persone gravemente indiziate di appartenere alle cosche dei Morabito ed Aquino, ed imprenditori a queste contigui
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di Roberto Ragone

 

REGGIO CALABRIA - Coordinati dalla Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, in esecuzione della operazione denominata ‘Mariage 2’, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.)  di Roma, hanno eseguito una misura di prevenzione sia personale (sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, disposta dalla locale Sezione Misure di Prevenzione,) che patrimoniale nei confronti di 11 persone, soggetti gravemente indiziati di appartenere alle cosche di ‘ndrangheta Morabito ed Aquino, ed imprenditori a queste contigui.

 

Sequestrate, in provincia di Reggio Calabria, 8 società commerciali, comprensive di cospicui patrimoni immobiliari (82 immobili e 4 veicoli) e rapporti finanziari per un complessivo importo di circa 84,3 milioni di euro. Confiscati anche noti complessi edilizi residenziali, tra cui ‘S. Rocco 1 ‘, e ‘Residence Vittoria’, nel comune di Bianco, ‘Palm View’, e ‘Stignano Mare’, nel comune di Zeffirio, sempre in provincia di Reggio Calabria.

 

Questo a conclusione di una indagine che ha permesso di aggredire la criminalità organizzata sotto il profilo patrimoniale, denominata ‘Operazione Metropolis’, coordinata dalla DDA di RC e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. della GDF di Reggio Calabria, in sinergia con lo S.C.I.C.O.  e con il Gruppo di Locri. Le prime indagini  si concludevano nel 2013 con l’esecuzione di 20 provvedimenti restrittivi nei confronti di altrettante persone, per associazione per delinquere di stampo mafioso, e intestazione fittizia di beni. Venivano quindi ulteriormente indagati: Rocco  Morabito, figlio del boss Giuseppe Morabito, detto ‘Tiradritto’, attualmente detenuto; Fausto Ottavio Strangio, Daniele Scipione, Sebastiano Vottari, della cosca Morabito di Africo; Rocco Aquino, attualmente detenuto; Francesco Arcadi e Domenico Vallone, della cosca di Marina Gioiosa Jonica; Sebastiano Sisto Strangio, Giuseppe Carrozza, Domingo Bernal Diaz  e Sagredo Lamberti, imprenditori vicini alla cosca. Conseguentemente, su richiesta della DDA, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ordinava nel 2014 il sequestro di beni mobili, immobili e societari per un complessivo importo di 419 milioni di euro; nel settembre del 2016 la Sorveglianza Speciale di P.S. nei confronti dell’imprenditore Antonio Cuppari, nonché la confisca di beni immobili, mobili e societari per circa 217,450.000 euro. Con l’ultima operazione, sono stati confiscati ai soggetti succitati beni per il complessivo importo di circa 84,300.000. Comminata inoltre la misura di Sorveglianza Speciale  di P.S. a Rocco Morabito e Rocco Aquino per la durata di cinque anni; a Daniele Scipione per la durata di quattro anni; a Fausto Ottavio Strangio, Sebastiano Vottari, Francesco Arcadi e Domenico Vallone per la durata di tre anni. Confiscate 8 società commerciali, comprensive di capitale sociale e patrimonio aziendale:

‘Mariage’ di Romeo Paola & C. – Bovalino; RC

‘Bella Calabria 2005’ Srl – Bianco RC

‘BC Immobiliare Srl.’ – Bianco RC

‘CA.GI.MM.’ SaS di Scipione Daniele & C. – Bovalino RC

‘Metropolis 2007 Srl.’ – Bianco RC

‘Corsilope Italia Srl. – Reggio Calabria

‘Hit Store Sas’  di Antonio Vallone & C. – Marina Gioiosa Jonica RC

‘Open Space One di Vallone Antonio & C. Sas’ – Bovalino RC

L’amministrazione dei beni suesposti sarà affidata alla ‘Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata’.

 

 

Cronaca
Il padre: "“L’ho vista arrivare qui, mi ha detto che stava al supermercato ed è scappata. Solo ieri è tornata a Bari, dopo che è stata con lo zio a Roma”
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di Angelo Barraco
 
Bari – E’ stata ritrovata Nezira Husovic, la ragazzina 14enne di origine bosniaca in affidamento ai servizi sociali che aveva fatto perdere le sue tracce il 17 marzo scorso. La giovane si trovava in un supermercato di Via Amendola per fare acquisti ed era in compagnia di un’educatrice della Comunità  che la ospitava, quando all’improvviso, alle 15.40, ha fatto perdere le sue tracce. La giovane è stata ritrovata all’interno di un edificio abbandonato sito in Via Oreste Pietro. Non era da sola la 14enne poiché in quella struttura ci vivevano già anche il padre e il fratello 19enne. Dalle riprese video realizzare all’interno dell’abitazione da “Il Quotidiano Italiano” emerge che la struttura versava in condizioni di degrado estremo, tra la spazzatura che inondava intere aree della casa a fatiscenti stanze con quattro letti, una cucina con bombola a gas e odori nauseabondi. Il padre della quattordicenne, ai microfoni della trasmissione, lamenta delle condizioni in cui vive da cinque anni e chiede condizioni più dignitose. Il suo volto è visibilmente provato da quanto accaduto e  secondo l’uomo la giovane si sarebbe allontanata volontariamente dal supermercato, spiega inoltre alla giornalista che “L’ho vista arrivare qui, mi ha detto che stava al supermercato ed è scappata. Solo ieri è tornata a Bari, dopo che è stata con lo zio a Roma”, dichiarazioni che devono essere vagliate. L’uomo ha inoltre negato ogni presunto coinvolgimento di Nezira nel giro della prostituzione di San Nicola. Gli inquirenti dovranno accertare adesso se la giovane si è allontanata volontariamente quel 17 marzo o se qualcuno ha esercitato coercizione con il fine ultimo di farla allontanare dalla comunità in cui era ospite o, altra ipotesi ancora, se qualcuno l’ha portata via contro con la forza e contro la sua volontà quel pomeriggio.
Cronaca
Nelle false pratiche sono incappati anche calciatori professionisti come come Corsini Bruno Henrique del Palermo Serie A
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di Paolino Canzoneri


NAPOLI – Una organizzazione dedita al rilascio di false pratiche di cittadinanza italiana è stata sgominata nel capoluogo campano a seguito di una indagine iniziata nell'estate del 2016. Nel blitz i carabinieri hanno dato esecuzione ad una ordinanza di Custodia Cautelare messa dal GIP di Nola. In manette il responsabile dell'ufficio di Stato Civile di Brusciano della provincia napoletana e il titolare di una agenzia di Terni che si occupava di pratiche a livello amministrativo. Le indagini del capitano Angelone della compagnia di Castello di Cisterna hanno consentito i carabinieri di porre fine ad un giro illegale di false pratiche di cittadinanza italiana a cui sono incappati anche calciatori professionisti come come Corsini Bruno Henrique del Palermo Serie A, Gabriel Boschilia della Liga 1 francese, Silva Eduardo Henrique dell'Atletico Mineiro Serie A brasiliana, Dos Reis Lazaroni Guilherme Henrique della squadra Red Bull della Serie B del brasile, Vancan Daniel del Gil vincente FC Serie B portoghese, Colcenti Antunes Eduardo e Ferrareis Gustavo Henrique dello Sporting Club Internacional della Serie A brasiliana. Facile intuire come il raggiro crei non pochi problemi di carattere legale ai giocatori attualmente impegnati nei rispettivi campionati e la notizia ha del clamoroso perchè si estende fino ad oltre 300 cittadini brasiliani che inconsapevolmente hanno affrontato le spese per diventare italiani in base allo ius sanguinis che consentiva la possibilità di cittadinanza per nascita da un genitore già in possesso della stessa cittadinanza. Un sistema rapido in grado di aggirare i vincoli di tesseramento previsti dall’attuale normativa e l'accesso era facilitato grazie ad un semplice timbro comunale e una pratica redatta a tavolino nell'eccellenza del calcio europeo. Il sindaco di Brusciano nel napoletano ha personalmente rimosso impiegati e responsabili dalle loro mansioni e ha commentato: "Ho rimosso il responsabile e tutti gli altri impiegati, assegnandoli ad altre mansioni e ho anche avviato un'indagine interna analizzando tutte le pratiche sottoposte all'ufficio anagrafe nel periodo in cui la persona arrestata vi ha lavorato. Con le notizie del coinvolgimento di alcuni giocatori professionisti che hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza, ho capito e compreso la cautela e la blindatura delle notizie adottata fin dal 2016 dagli investigatori". 
Cronaca
Questi 36 soggetti, tutti palermitani, di età compresa tra i quaranta e i cinquanta anni svolgevano tranquillamente la propria attività a poca distanza di scuole, ospedali ed uffici pubblici
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PALERMO - Blitz dei Carabinieri della Compagnia di Piazza Verdi che hanno messo in atto un servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato al contrasto del fenomeno dei parcheggiatori abusivi. Sono 36 le persone sanzionate amministrativamente, ex art. 7 comma 15bis del codice della strada che, punisce, specificamente, chiunque ponga in essere l’attività di parcheggiatore abusivo con la multa di 772,00 euro. Nel totale sono state, pertanto, comminate, sanzioni amministrative per 27.792,00 euro.

Il servizio di contrasto è scattato dopo un attività di osservazione con la quale, i militari dell’Arma hanno notato alcuni soggetti che, avvicinandosi agli automobilisti che stavano parcheggiando la propria autovettura lungo la strada, chiedevano la cosiddetta “cosa a piacere” tra i 1 ed i 2 euro a veicolo per poter avere un parcheggio “sicuro”.

I Carabinieri si sono concentrati nei luoghi di maggior affluenza di persone e quindi di potenziali “utenti”, dal centro storico (zona Cala, piazza Marina, piazza Borsa, piazza Verdi, via Volturno) alla stazione ferroviaria nonché l’area prossima all’Ospedale Policlinico “Palo Giaccone”.

Questi 36 soggetti, tutti palermitani, di età compresa tra i quaranta e i cinquanta anni svolgevano tranquillamente la propria attività a poca distanza di scuole, ospedali ed uffici pubblici.

L'operazione
Le accuse:truffa, abuso d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture
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LOCRI - Sequestrati a Locri due immobili che ospitano l'Istituto statale d'arte e l'Istituto professionale statale per l'industria e l'artigianato, frequentati da circa 800 studenti, perché "totalmente abusivi". I militari hanno anche eseguito 15 provvedimenti restrittivi, arresti e altre misure cautelari, su ordine della Dda di Reggio Calabria,nei confronti di persone accusate di truffa, abuso d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture, reati tutti aggravati della modalità mafiose per i presunti rapporti degli indagati con la cosca di 'ndrangheta dei Cordì. Stamattina l'ingresso degli studenti nelle due scuole superiori è stato bloccato dai carabinieri.

Alcune società che hanno eseguito i lavori negli edifici sarebbero state legate alla cosca Cordì. Da qui il coinvolgimento nell'indagine di funzionari ed ex amministratori del Comune di Locri e della Provincia di Reggio Calabria, i due enti che negli anni scorsi si sono occupati dell'affidamento dei lavori che sono stati effettuati per adattare i due edifici per l'uso scolastico.

Le persone coinvolte - Sono cinque gli arresti eseguiti dai carabinieri nell'ambito dell'indagine, denominata "Euro-Scuola". Una delle persone arrestate è stata condotta in carcere. Si tratta dell'imprenditore Pietro Circosta, di 45 anni, al quale sono stati anche sequestrati beni per 880 mila euro. Gli arresti domiciliari sono stati disposti, invece, per l'avvocato Luca Maio (45); Antonio Maiorana (47), impiegato; Rocco Maiorana commerciante, (50), e per Sofia Procopio (66), impiegata. Gli obblighi congiunti di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria sono stati notificati, oltre che a Salvatore Calabrese, ingegnere e padre del sindaco di Locri, Giovanni, ad Antonio Circosta (74), pensionato, al quale sono stati anche sequestrati beni per 900 mila euro; Sergio Caracciolo (42), avvocato (sequestro beni per un milione e 300 mila euro); Giuseppe Cuzzilla (47), ingegnere; Giuseppe Lucano (51), architetto; Giovanni Macrì (65), pensionato; Antonio Pasquale Romeo (60), geometra; Antonio Milicia (56), architetto; Giovanni Boggio Merlo (76), agente di commercio, e Marianna Callipari (46), ingegnere. A tutti gli arrestati ed indagati vengono contestate la truffa e la frode nelle pubbliche forniture, con l'aggravante delle modalità mafiose.

Il padre del sindaco, negli anni scorsi, prima che Giovanni Calabrese venisse eletto primo cittadino, ha eseguito, nella qualità di libero professionista, lavori in uno dei due istituti scolastici sequestrati. A carico di Salvatore Calabrese si contestano i reati di truffa aggravata e continuata e frode nelle pubbliche forniture.

Il procuratore, erano in edifici insicuri - Le due scuole sequestrate "erano ospitate in edifici insicuri che non potevano essere finalizzati ad usi scolastici". Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. "Le indagini - ha aggiunto il Procuratore - sono partite dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che nel maggio del 2014 ha riferito che un istituto scolastico a Locri di interesse dei Cordì, l'Istituto statale d'arte 'Panetta', era stato costruito proprio da uomini che li rappresentavano nel mondo dell'imprenditoria.

Nell'ambito dell'inchiesta abbiamo rilevato che, oltre al 'Panetta', c'era un'altra scuola, l'Istituto professionale statale per l'industria e l'agricoltura, costruito dalla stessa società e che registrava, anche questo, diverse irregolarità. I due istituti erano stati costruiti in zone dove non potevano essere ubicati. Il nostro accertamento è partito nel 2014, ma le due costruzioni risalgono al 2005, anno in cui la Provincia aveva preso in locazione i due edifici". Cafiero de Raho ha riferito, inoltre, che "il sequestro non consentirà l'utilizzazione dei due edifici perché vengono meno la sicurezza e l'incolumità degli studenti".

Cronaca
Chiunque l’avesse vista o fosse in possesso di informazioni utili è pregato di mettersi immediatamente in contatto con le autorità competenti
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di Angelo Barraco
 
 
Bari – Ancora non si ha nessuna notizia di Nezira Husovic, una ragazzina di origine bosniaca di appena 14 anni che era in affidamento ai servizi sociali e che è scomparsa misteriosamente il 17 marzo scorso. Stando ad una prima ricostruzione dei fatti, la giovane si trovava all’interno di un supermercato di Via Amendola per fare acquisti, in compagnia di un’educatrice della Comunità  presso cui viveva quando all’improvviso, alle 15.40, ha fatto perdere le sue tracce. Non è chiaro però se la ragazza si sia allontanata volontariamente o se qualcuno l’abbia portata via. L’ansia e l’apprensione è forte in questi giorni poiché la scomparsa della giovane potrebbe essere legata al presunto giro di prostituzione minorile sul quale sta indagando la Procura del capoluogo di regione. Intanto è stata diramata dalla polizia municipale di Bari una foto della giovane. La ragazza ha 14 anni, è alta 158 m, pesa 45 kg circa, carnagione olivastra, ha i capelli castano liscio a caschetto, ha gli occhi castani. Al momento della scomparsa indossava una giacca di pelle color nero, scarpe bianche da ginnastica, leggins color grigio. 
 
Abbiamo parlato con la Dott.ssa Rossana Putignano - Psicologa Clinica- Psicoterapeuta Psicoanalitica- Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Psicodiagnosi Neuropsicologia e Forense del Crime Analysts Team. Che ci ha fornito informazioni utili in merito ai luoghi della scomparsa della giovane: “L’Istituto dove era ospite Nezira è sito in Via Celso Ulpiani. Si tratta di una delle traverse di Viale Amendola in prossimità del Campus, dunque, una zona abbastanza movimentata sia per gli uffici presenti, insieme alle banche e alle concessionarie, sia per i numerosi studenti che giornalmente si recano per le lezioni”, la Dott.ssa aggiunge che “Sicuramente, qualcuno potrebbe averla notata, soprattutto per la carnagione olivastra e i tratti dell’est. Il 17 Marzo verso le 15,30 - presumibilmente ora della scomparsa- Nezira era in compagnia dell’educatrice alla quale era stata affidata. L’istituto si occupa di minori dai 6 ai 13 anni, fatta eccezione per alcuni ragazzi dai 3 ai 14 anni in carico ai servizi sociali perché privi di supporto familiare e per i quali si riscontra la necessità di una accoglienza”. Specifica inoltre che ad oggi “Non è dato sapere la storia di questa ragazzina, le sue attività, i suoi hobbies, le sue aspirazioni; possiamo solo immaginare una ragazzina che è cresciuta in fretta e che scalpita dalla voglia di vivere come qualunque adolescente della sua età, tuttavia, dubito fortemente dell’allontanamento volontario, alla luce dell’impostazione dell’Istituto. Infatti, la comunità alla quale apparteneva Nezira – come da sito web - sembra privilegiare una modalità educativa flessibile contro una impostazione custodialistica di vecchio stampo, giustamente desueta, visto il cambiamento della nostra società e la crescita veloce delle nuove generazioni; un’istituto che punta all’interazione tra minore e comunità, vissuto come un vero nucleo familiare”. Le domande che si pone la Dott.ssa Putignano sono le stesse che tutti si pongono “Perché Nezira dovrebbe scappare da un ambiente tanto flessibile e così poco coercitivo? Infatti, in base all’età dei ragazzi, l’istituto permette ai piccoli ospiti di avere degli spazi di autonomia anche all’esterno: è possibile che Nezira abbia programmato la sua fuga durante uno di questi spazi che le sono stati concessi? Perché nessuno l’ha ancora vista? Nei pressi dell’Istituto, in viale Amendola vi sono almeno 3 supermercati con orario continuato; è una strada abbastanza movimentata anche nella fascia oraria alla quale viene fatta risalire la scomparsa, per questo motivo lancio un appello a chiunque possa averla vista all’uscita di uno dei supermercati in viale Amendola il giorno 17 marzo verso le ore 15,30, chiedendo, cortesemente, di contattare la Sala Operativa della Polizia municipale di Bari tel. 0805491331”. 
 
Vi proponiamo  un reportage fotografico dei luoghi che hanno interessato la scomparsa di Nezira Husovic, è possibile che la giovane abbia percorso queste strade o che qualcuno l’abbia aiutata? Sono soltanto delle ipotesi ma la visione dei luoghi può essere utile per capire meglio cosa può essere successo. Sappiamo che la scomparsa di Nezira è avvenuta in un Supermercato di Viale Amendola, proseguendo per questa via si giunge in Via Celso Ulpiani e in fondo alla strada si trova il Campus della Facoltà di Agraria: è possibile che qualcuno aspettasse la giovane in quelle zone? Sempre su Viale Amendola verso l’Estramurale Capruzzi troviamo Via Celso Ulpiani e bisogna girare a sinistra dove si prosegue dritto. Facendo la strada al contrario invece, da Via Celso Ulpiani andando verso Viale Amendola bisogna svoltare a sinistra in direzione Estramurale Capruzzi. Sulla destra è presente un negozio di una nota catena che fa orario continuato e sulla destra, sempre verso l’estremurale Capruzzi, c’è un supermercato con relativa piazzetta di sosta. Sono presenti videocamere in quelle zone? Qualcuno ha visto qualcosa?  Chiunque l’avesse vista o fosse in possesso di informazioni utili ai fini dell’individuazione della giovane è pregato di mettersi immediatamente in contatto con le autorità competenti. 
L'operazione del Nas
L’attività presentava carenze igienico-sanitarie e strutturali ed organizzative, quali la mancanza di spazi comuni, l’omesso abbattimento di barriere architettoniche e altro
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PARTINICO (PA) -  Casa di riposo abusiva scoperta dal NAS di Palermo. I Carabinieri del NAS di Palermo, nel contesto di mirati servizi predisposti dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma, il 30 marzo 2017 ha scoperto a Partinico, in provincia di Palermo, una struttura assistenziale abusiva nella quale erano ospitate 8 persone anziane, in parte affette da problemi psicofisici (schizofrenia disorganizzata, demenza senile, morbo di Parkinson, ecc.) e non autosufficienti. Agli stessi venivano somministrati farmaci detenuti sfusi, privi di confezione originale e, pertanto, non identificabili per tipologia e data di scadenza.
L’attività presentava carenze igienico-sanitarie e strutturali ed organizzative, quali la mancanza di spazi comuni, l’omesso abbattimento di barriere architettoniche, impiego di personale inadeguato alle patologie di cui soffrivano gli ospiti, privo di idonei titoli ed in numero insufficiente (al momento dell’accesso dei militari nella struttura era presente un solo operatore), totale assenza di tabelle dietetiche per gli ospiti. Tutti gli anziani sono stati immediatamente trasferiti, a cura dei Servizi sociali fatti intervenire sul posto, in altre strutture autorizzate o presso le rispettive famiglie. Il legale responsabile dell’attività abusiva è stato deferito sia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, per maltrattamenti di persone, somministrazione di medicinali guasti o imperfetti e omessa comunicazione all’Autorità di P.S. delle persone alloggiate, che segnalato all’A.S.P. Palermo ed al Sindaco del Comune di Partinico per omessa iscrizione di comunità alloggio all’Albo comunale, nonché per la mancanza dei requisiti previsti dagli standard organizzativi per le strutture residenziali e di polizza assicurativa contro gli infortuni. L’intera struttura ed i medicinali sfusi rinvenuti sono stati sottoposti a sequestro penale, per un valore complessivo di circa 500.000 euro.

Femminicidio
Il delitto è avvenuto nella loro casa in zona popolosa della città dove vivevano da soli
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CALTAGIRONE - Un uomo di 53 anni, Salvatore Pirronello, che avrebbe accoltellato nel sonno la convivente, Patrizia Formica, di 47 anni, e poi si è costituito nella caserma dei carabinieri confessando il delitto. Quattro colpi di coltello mentre la donna dormiva nel loro letto matrimoniale.

"Noi insieme appassionatamente". E' l'ultimo post pubblicato ieri sera sul proprio profilo Facebook da Patrizia. La giornata era cominciata con la pioggia ma non era importante per lei che scrive: "Buongiorno a tutti. Fuori piove, e chi se ne frega, io ho il sole dentro, le persone che Amo sono accanto a me può anche arrivare il diluvio io mi sento al sicuro. Buona domenica a tutti". Per poi aggiungere: "Noi insieme, bellissima domenica" e "il pomeriggio continua in compagnia delle persone a cui voglio bene". Post accompagnati da foto e filmati della coppia, parenti e amici. Fino a conclusione della domenica "Bellissima giornata trascorsa in ottima compagnia e all'insegna del divertimento assoluto", scrive Patrizia Formica su Fb. E poi l'ultimo post: "Noi insieme appassionatamente".

Non si conosce ancora il movente, lui avrebbe detto di essere stato colto da un raptus omicida. Il delitto è avvenuto nella loro casa in zona popolosa della città dove vivevano da soli. Nell'appartamento sono presenti militari del reparto Scientifico dell'Arma del comando provinciale di Catania. La Procura di Caltagirone ha aperto 

Cronaca
Sgominato gruppo criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti, avente sede nel comune di Minervino Murge e ramificato in Barletta e Cerignola
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BARI - Alle prime luci dell’alba, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Bari e della Compagnia di Andria (BT), col supporto del 6° Elinucleo di Bari e del Nucleo Cinofili di Modugno (BA), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Trani, a carico di 6 soggetti finiti tutti in carcere, ritenuti appartenenti ad un gruppo criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti, avente sede nel comune di Minervino Murge e ramificato in Barletta e Cerignola (FG).

Il provvedimento scaturisce da un’articolata indagine svolta dalla Compagnia di Andria (BT), sotto la direzione della Procura della Repubblica di Trani, attraverso attività tecniche di intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché dinamiche, informative e di analisi, avviata a seguito dell’arresto di alcuni pusher in Minervino Murge, nell’aprile dell’anno scorso, e conclusa nell’ottobre 2016.


L’attività investigativa, portata avanti sul campo dal Nucleo Operativo della Compagnia di Andria e dalla Stazione Carabinieri di Minervino Murge, ha svelato l’esistenza nel predetto comune di un gruppo delinquenziale dedito alla gestione di alcune tra le più fiorenti piazze di spaccio della Murgia settentrionale, alimentandole costantemente con significative partite di hashish, marijuana e cocaina, approvvigionate in Barletta e Cerignola, talché da realizzare un volume d’affari illecito stimato in alcune migliaia di euro giornaliere. Le indagini hanno portato in luce anche il ruolo verticistico di alcuni soggetti, tra cui S. F., detto “u gatt”, che, nonostante fosse ristretto agli arresti domiciliari presso una Comunità Terapeutica di Cerignola (FG), impartiva disposizioni, tramite incontri personali e comunicazioni telefoniche, a P. A. e D. P. N., affinché gestissero l’intera “filiera” dell’attività di spaccio.

Particolare il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati per sviare gli inquirenti: sfruttando il pregiato prodotto delle rigogliose campagne minervinesi, parlavano di “olio” per indicare la quantità di stupefacente da smerciare. Tentativi vani, dal momento che l’inchiesta ha consentito di debellare il gruppo e sequestrare importanti partite di droga, tra cui una di 25 kg. di hashish custodita, appunto, in un oleificio del luogo.

Sono inoltre state accertate qualificate relazioni della consorteria murgiana in Lombardia e in Francia, attinenti al narcotraffico, e che si estendevano anche nelle rinomate spiagge della Costa Azzurra, dove la richiesta del particolarissimo narco-olio era di diverse decine di kg al mese.

L’inchiesta ha altresì individuato, in seno alla compagine, i promotori ed organizzatori, nonché gli incaricati di detenere e cedere i vari stock di stupefacenti e di provvedere al recupero dei crediti derivanti dal loro commercio.

Cronaca
Notificata ordinanza in carcere al palermitano Francesco Briamo
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PALERMO - L’autore torna sempre sul luogo del delitto. Massima ben nota a BRIAMO Francesco, 41enne palermitano, arrestato dai Carabinieri della Stazione di Resuttana Colli in esecuzione di un ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Palermo.
La vicenda ha inizio nella giornata dell’11 aprile dello scorso anno, quando l’uomo, per permettere la fuga ad una donna che nel frattempo aveva asportato diverse bottiglie di liquore dal supermercato “Colle Verde” di via San Lorenzo, ha aggredito l’addetto alla sicurezza, procurandogli diverse lesioni.
Non contento, era ritornato la sera stessa, insieme ad un altro soggetto, G.g.: dopo aver bloccato le porte dell’esercizio commerciale, ha minacciato nuovamente il vigilante posto a protezione del supermercato, per poi lanciare una bottiglia che, fortunatamente, andava a infrangersi contro una vetrata, lasciando incolumi tutti i clienti.
Poco meno di un anno di indagini, realizzate mediante la visione di decine di filmati dei vari sistemi di videosorveglianza della zona, ha permesso di ricostruire l’intera vicenda e risalire agli autori del fatto, formando un quadro probatorio esaustivo per richiedere la misura della custodia cautelare in carcere.
L’uomo, nella giornata di ieri, è stato preso a casa nelle prime ore del mattino e condotto al Pagliarelli: l’accusa è di rapina, lesione personale, minaccia, sequestro di persona e danneggiamento. Contestualmente, è stato denunciato anche il suo complice, responsabile dell’intera vicenda, ad accezione della rapina commessa nella mattinata.

Cronaca
La donna aveva presentato denuncia ai carabinieri
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Red. Cronaca


MARSALA (TP) - Maltrattamenti, lesioni personali e atti persecutori nei confronti dell'ex convivente. Queste le accuse per il 50enne Ignazio Sciascia che è finito agli arresti domiciliari per stalking dopo che la ex compagna ha presentato denuncia ai carabinieri. A dare esecuzione all'arresto dell'uomo i militari della stazione di Marsala guidati dal Maresciallo Gaspare Paladino.
 

Cronaca
Il Sindaco Gaspare Giacalone: "non faremo mai passi indietro, avanti tutta!"
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di Angelo Barraco
 
Petrosino (TP) “Anche questa volta dicono che ci faranno saltare in aria. Era un po' di tempo che non ce ne mandavano e cominciavamo a sentirne la mancanza. Siamo sulla strada giusta e non faremo mai passi indietro, avanti tutta!” è questo il messaggio che il Sindaco di Petrosino Gaspare Giacalone ha postato su facebook in data 29 marzo, allegando ad esso una missiva diretta all’Amministrazione in cui vi era scritto  “Vi facciamo fare BOOOOMMM!!!!  Capito?”. La missiva è firmata “Associazione Volontari Petrosino D’Occhio”. Una lettera che arriva in un periodo estremamente delicato per il Comune di Petrosino poiché vi saranno quanto prima le elezioni amministrative e Gaspare Giacalone è prossimo alla ricandidatura, ma anche per i fatti di cronaca che recentemente si sono verificati proprio nel piccolo comune e su cui vi sono ancora indagini in corso.  Sia la comunità petrosilena che quella marsalese hanno  manifestato massimo sostegno nei confronti del Sindaco e su facebook si leggono messaggi come “Ti sono vicino” oppure “Voglio soltanto ringraziare enormemente Gaspare Giacalone per l'immagine che sta offrendo di una Sicilia coraggiosa e che non si ferma di fronte alle vili minacce”, messaggio che sicuramente fa riferimento alla recente intervista al Sindaco da parte di Rainews. L’Amministrazione Comunale di Marsala ha espresso la massima solidarietà  attraverso le parole del Consigliere Comunale Daniele Nuccio che scrive sulla bacheca del Sindaco: “Giunga al Sindaco di Petrosino Gaspare Giacalone ed alla sua giunta la mia più sincera solidarietà per il vile atto intimidatorio subito. Non siete soli”
 
Gaspare Giacalone  risponde di petto alle minacce ricevute con un messaggio speranzoso e incoraggiante per il futuro di Petrosino dove si evince una crescita e una voglia di far portare in auge sempre di più la trasparenza che sempre ha contraddistinto l’Amministrazione: “Ed io, invece, voglio continuare a lavorare per parlare delle cose belle che questa terra e questa gente riesce a fare. Abbiamo appena approvato in Giunta Comunale il costo totale 2017 per la raccolta rifiuti e finalmente, dopo anni di impegno e tanto lavoro, continuiamo a diminuire il costo e RISPARMIAMO 100 mila euro. Ma non basta, per la prima volta guadagnamo soldi dalla raccolta differenziata: già nei primi mesi dell'anno stiamo incassando 20 mila euro per la plastica e 10 mila per il cartone. Aggiungiamo le agevolazioni fiscali di cui possono usufruire i cittadini e finirà che quest'anno pagheremo meno nelle bollette sui rifiuti. Tutto questo è il risultato della raccolta differenziata fatta dai cittadini di Petrosino negli ultimi mesi e stiamo raggiungendo quota 50%. Mentre la lotta all'abbandono dei rifiuti ci permette di tenere Petrosino sempre più pulita. Ecco, questa è la Sicilia pulita e differente che voglio. Che vogliamo!”.
Cronaca
Leoluca Orlando: "Intendiamo perseguire chi ci ha diffamato"
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di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Sono giorni caldi questi ultimi nel capoluogo siciliano e una certa tensione fà breccia su una odiosa questione che impensierisce e sdegna tutti gli amanti degli animali e anche chi, tutto sommato, è abiutato a fare "spallucce" per tutto quello che concerne la sorte del randagismo cittadino. Importanti lavori di ristrutturazione devono essere compiuti a via Tiro a Segno e via dei Picciotti. Da molti anni la struttura divenuta canile municipale era adibita all'accoglienza e cura dei randagi in attesa di un padrone.
 
Scaduta la convenzione tra il Comune e l'associazione che gestiva il canile, i lavori in attesa da un tempo lunghissimo circa 4 anni, oggi trovano un riscontro di attuazione e questo comporterà per 94 cani ancora senza padrone ad un trasferimento forzato all'ex mattatoio dove voci insistenti temono una "fine forzata" che ha dello scandaloso. La prefettura di Palermo si è riunita più volte per trovare una urgente soluzione per consentire l'adozione dei cani presso altre strutture italiane e la faccenda è diventata un caso a livello nazionale perchè ha scosso animalisti da tutta Italia.
 
Il nuovo vertice in prefettura non ha intenzione di chiudere la pratica e voltare le spalle al destino crudele e assurdo che incombe sui cani e la Regione, presente al vertice, ha intenzione di effetturare urgenti accertamenti sulle strutture di destinazione dei cani. Ragusa in primis con l'associazione Aivac di Scicli che ha adottato 40 cani con incentivo di 480 euro per singolo animale.

Il sindaco Leoluca Orlando in una conferenza a Palazzo delle Aquile ha commentato: "Abbiamo a cuore il bene degli animali e speriamo che le richieste di adozione arrivate fino ad ora e quelle che eventualmente arriveranno ci consentano di evitare di trasferire altrove i cani". La situazione è abbastanza incandescente e lunedi scorso alcuni animalisti hanno divelto i copertoni di furgoni della ditta che si dovrà occupare dei servizi di ristrutturazione del canile. Segni inequivocabili di tensioni nonostante dal 2013 l'amministrazione ha speso oltre 4 milioni di euro per il ricovero di 240 randagi presso altre strutture di cui 65 pure a Rimini ma la sistemazione sembra non sufficientemente risolta.

Il sindaco Orlando risponde di pugno alle polemiche piovute da più parti in questi giorni sui social: "Abbiamo predisposto una relazione dettagliata che sarà consegnata alla procura della Repubblica e intendiamo perseguire chi ci ha diffamato. E' singolare che quanti sono intervenuti, persino esperti, abbiano insinuato cose diffamatorie. E' fuori luogo parlare di vivisezione perche i cani randagi non possono essere utilizzati per la vivisezione. La tracciabilità dei cani del canile municipale è garantita e l'elenco è a totale disposizione della procura. La matassa deve essere sbrogliata a breve e i cani devono trovare una sistemazione congrua per le loro esigenze.  
Cronaca
Avv. Ferrandino: "Va precisato che la ragazza ha riferito che non si tratta di un sogno"
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri
 
 
TORRE ANNUNZIATA (NA) – In questi giorni si è tornato a parlare della piccola Angela Celentano, bambina di soli 3 anni scomparsa misteriosamente il 10 agosto 1996 dal Monte Faito  mentre si trovava in gita con la famiglia. I quotidiani nazionali hanno riportano la notizia di ulteriori approfondimenti investigativi  in merito alla vicenda da parte del Pm della Procura di Torre Annunziata, Sergio Raimondi, che ha deciso di ascoltare come persona informata sui fatti Rosa Celentano, la cugina di Angela e figlia del fratello del Signor Catello Celentano, padre della piccola Angela. Rosa Celentano  oggi ha 34 anni ma all’epoca dei fatti ne  aveva  tredici  e secondo quanto riportano da diversi quotidiani, raccontò di aver sognato, il giorno prima della scomparsa, che Angela spariva nel bosco.  E’ stata interrogata per oltre tre ore ma sul contenuto dell’interrogatorio vige il massimo riserbo. La volontà degli inquirenti è sicuramente quella di approfondire tutti i passaggi chiave che hanno preceduto il momento della scomparsa di Angela  attraverso quelle dichiarazioni e testimonianze che all’epoca non furono sufficientemente valutare anche alla luce delle novità emerse sul fronte investigativo negli ultimi anni e lo sviluppo continuo di  tecniche d’indagine che consente analisi e approfondimenti su vari fronti. Le novità relative al sogno di Rosa Celentano hanno sollevato un polverone mediatico su una vicenda che da tanti, troppi anni è in attesa di risposte concrete.
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con l’Avvocato Luigi Ferrandino, legale dei genitori di Angela Celentano e ci ha spiegato che “va precisato che la ragazza ha riferito che non si tratta di un sogno ma lei raccontava la favoletta di cappuccetto rosso ad Angela il giorno precedente all’evento, sostituendo cappuccetto ad Angela quindi diceva ‘Angela va a portare il cestino alla nonna, arriva il lupo e se la prende’”. Quindi non era un sogno “No, lei lo ha chiarito. In quella circostanza lei, rivolta alla zia qualche minuto dopo, disse ‘zia Maria ma tu t’immagini se domani si pigliano ad Angela?”.  L’Avvocato aggiunge “questa battuta di una bambina non fu presa in considerazione in quel momento dai familiari, successivamente –passati un paio d’anni dalla scomparsa di Angela- qualcuno ha raccontato ai Carabinieri questo episodio a cui è stato dato un significato oltre quello che era il fatto reale”. In merito alla convocazione in Procura di Rosa ha precisato “la Procura su pressione della famiglia attraverso me riesce ad ottenere che il Ministro Orlando si interessi personalmente della storia. Il Ministro Orlando fa pressione sui Magistrati e dice di fare tutto il possibile per trovare questa ragazza, per cui uno dei passaggi fondamentali è quello di ricostruire tutti i momenti precedenti, in costanza e successivi alla scomparsa di Angela e quindi hanno ripreso tutte le carte dell’indagine di allora e alla luce delle nuove esperienze e delle nuove tecnologie stanno rivalutando tutte le testimonianze e riascoltando tutti i testimoni fondamentali, stanno rivedendo filmati, carte ecc… compreso quella di Rosa Celentano”. L’Avvocato ha precisato inoltre che “La ragazza ha dato tutti i chiarimenti possibili, ha collaborato quanto più poteva”. Abbiamo chiesto all’Avvocato come procedono gli approfondimenti in merito alla pista messicana e su Celeste Ruiz e ci ha riferito “il Procuratore ha riferito che la pista non è chiusa, che l’indagine è in corso e che loro non molleranno finché non si raggiungerà un risultato, qualunque esso sia non molleranno. Ci hanno detto che c’è una squadra in Messico che sta lavorando”. 
 
Uno dei misteri più fitti e tristi degli anni 90 è quello che coinvolge una pacifica e religiosa famiglia di Vico Equense, un comune della penisola sorrentina posta tra il golfo di Napoli, i monti Lattari e il golfo di Salerno. E' sabato 10 Agosto, una giornata calda fortemente soleggiata e ideale per trascorrerla insieme agli amici della comunità Evangelica nel vicino monte Faito facilmente raggiungibile e classica meta per scampagnate e pic-nic. I bimbi delle famiglie del gruppo di amici non stanno nella pelle dalla gioia, è una delle occasioni più belle per giocare e divertirsi nella loro età di spensieratezza e di felicità perenne. In una zona boscosa del monte c'è chi immortala con una telecamera quei momenti di gioia e di congregazione del gruppo festoso di quaranta amici fra adulti e bambini che corrono qua e là sempre con l'occhio vigile dei genitori. Poco dopo le 13 circa Renato, bimbo di 11 anni percorre un breve tratto di strada boscosa per andare a riporre il pallone da gioco nella macchina del padre, crede forse d'essere da solo ma di li a breve si accorge che  Angela, una bimba di soli tre anni figlia della famiglia Celentano lo segue silente a piedi a poca distanza. Undici anni bastano forse per impensierire Renato che invita Angela a tornare subito indietro dagli altri e a non seguirlo ma la bambina non lo ascolta e continua a seguirla fino a che il sentiero si fa più impervio e si intreccia con altri sentieri. Facile perdersi ma Renato ha una età che lo rende più consapevole e più capace ad orientarsi e dopo aver riposto il pallone nella macchina del padre ritorna sui suoi passi ma non vede più Angela. Non passa molto tempo e l'assenza di Angela impensierisce genitori e amici che cominciano a cercarla nelle vicinanze chiamandola a voce ma purtroppo senza risposta. Angela Celentano sparisce lasciando dietro se angoscia e tormento diventando cosi uno dei misteri dell'Italia della seconda metà degli anni 90. Come una tragica prassi da quel momento in poi testimonianze contrastanti e confuse anche dei bambini infittiscono il mistero e le riprese video putroppo non mostrano anomalie o dettagli rilevanti. Una angoscia perenne che prosegue per molti anni di silenzio e di sofferenza per i coniugi Celentano che mai si sono arresi neanche per un attimo. Sofferenza interrotta da una fievole speranza iniziata nel maggio del 2010 dove una giovane ragazza messicana Celeste Ruiz inizia ad intraprendere una corrispondenza tramite invio e ricezione di mail con la famiglia Celentano in cui lei assicura d'essere Angela. Una foto inviata in allegato ad una mail lascia attoniti e perplessi i genitori e l'Italia intera perchè la rassomiglianza è piuttosto evidente e il volto della giovane Celeste sembra proprio avere tutti i connotati del volto della piccola Angela. Le mail e il contatto sembrano infittirsi ma non mancano di suscitare confusione e incredulità in una Italia che si divide fra chi crede che quella ragazza sia in realtà Angela e chi invece reputa possa essere l'ennesimo buco nell'acqua. Il governo messicano a questo punto interviene fissando una grossa ricompensa di circa 80mila euro in pesos per coloro che riusciranno a fornire dettagli e informazioni veramente utili per individuare la ragazza. Un contatto e una speranza che scalda il cuore dei coniugi Celentano che credono nella ragazza fomentati dall'esito positivo del Ris ed esperti vari che non trovano tracce di manomissioni nella foto della ragazza inviata da Celeste Ruiz. Anche l'avvocato Luigi Ferrandino crede fermamente che la ragazza non sia assolutamente una mitomane ma è pur vero che Celeste non rivela mai espressamente dove la si possa trovare e non spiega mai perchè non sia in grado di tornare e spesso lo scambio di mail tende a interrompersi bruscamente per certi periodi per poi riprendere nuovamente. Una linea diretta fra i due paesi in merito al caso Celentano è attivo ed intenso oramai da anni.
 
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