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Cronaca
I rapinatori armati e con il volto coperto erano penetrati nella notte nei locali dell'ufficio
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LECCE - La direttrice della filiale di Poste Italiane di viale Grassi a Castrì di Lecce ha avuto un malore quando si è trovata di fronte tre rapinatori armati e con il volto coperto, che erano penetrati nella notte nei locali dell'ufficio. I banditi l'hanno però rassicurata, dicendole che non volevano farle del male e che erano interessati solo a impadronirsi quanto prima dei soldi. L'hanno perfino accompagnata in bagno facendole bere un bicchiere d'acqua in modo che potesse riprendersi. Poi, subito dopo essersi assicurati il bottino, circa 60mila euro, sono fuggiti a bordo di una autovettura uscendo dallo stesso foro dal quale erano entrati. La direttrice, assieme a un impiegato, è giunta intorno alle 8 nell'ufficio: i due si apprestavano a compiere le operazioni preliminari prima dell'apertura al pubblico, prevista solitamente per le 8:30. A un certo punto, sono spuntati i tre rapinatori armati con il volto coperto da passamontagna e con i guanti. Il malore della direttrice non li ha scomposti più di tanto: si sono dimostrati freddi e preparati. Sull'episodio indagano i carabinieri della compagnia di Lecce e del Comando provinciale: si conta sull'esame dei filmati dei circuiti di videosorveglianza, anche se non sarà semplice visto che hanno agito a volto coperto.

Cronaca
In diverse circostanze, gli adolescenti, dopo avergli consegnato delle banconote, sono stati invitati dallo stesso ad attendere mentre si portava nei pressi di un albero
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ANDRIA - Ancora un pusher nella rete dei ficcanti controlli dei militari dell’Arma di Andria, predisposti con maggiore intensità nei luoghi di aggregazione sociale e di intrattenimento. I Carabinieri della locale Compagnia, nel corso di un servizio finalizzato a reprimere il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, predisposto in abiti civili all’interno della Villa Comunale di Viale Gramsci, hanno arrestato un pregiudicato del luogo, C.G., di 19 anni, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Lo stesso aveva individuato in un tronco di palma il proprio deposito per la droga.

I militari dell’Aliquota Radiomobile, in particolare, dopo una accurata analisi delle segnalazioni di micro spaccio da parte dei cittadini andriesi all’interno del giardino comunale, si sono appostati tra gli arbusti della villa, luogo preferito per lo smercio e così hanno avuto modo di notare l’andirivieni di numerosi ragazzi (spesso giovanissimi) avvicinarsi al giovane pusher.

In diverse circostanze, gli adolescenti, dopo avergli consegnato delle banconote, sono stati invitati dallo stesso ad attendere mentre si portava nei pressi di un albero di palma, dalla cui fessura del tronco prelevava gli involucri della sostanza stupefacente.
Dopo diversi scambi, appurata l’attività illecita posta in essere, i militari sono usciti allo scoperto bloccando il soggetto mentre era in procinto di prelevare altre dosi dall’interno dell’albero-deposito, recuperando dalla fessura un panetto di hashish, per un peso totale di circa cinquanta grammi.
Sottoposto a perquisizione, è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico, che usava per tagliare la sostanza stupefacente sulla base delle richieste degli acquirenti, con ancora tracce di droga sulla lama, unitamente alla somma contante di 110 euro, provento dei suoi traffici.
Droga, denaro e materiale rinvenuto sono stati sequestrati, mentre il giovanissimo pusher in affari, su disposizione dell’A.G., è finito agli arresti domiciliari.

Il salvataggio
Passeggiava lungo quella strada ferrata sin dalle 4.00 del mattino, proprio l’orario simbolo della balena blu
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MOLFETTA (BA) - La chiamata al 112 giunge poco prima delle 06.00 del mattino. Un ignoto interlocutore, rimasto anonimo, avvisa il carabiniere in servizio presso la Centrale Operativa della Compagnia di Molfetta, che un giovane è salito sul cavalcavia della ferrovia, a qualche centinaio di metri dalla Stazione ferroviaria di Molfetta. Dopo essersi sporto, racconta sempre l’uomo, ha visto il giovane scendere ed incamminarsi lungo la strada ferrata; il giovane, è seduto sui binari, quasi in uno stato di incoscienza.

Immediatamente, l’operatore allerta la pattuglia del 112 che si reca sul posto. Un ragazzo, si scoprirà subito dopo essere appena 17enne, è sui binari; deciso, quasi isolato da quello che lo circonda, non ascolta l’invito dei militari a desistere dal gesto e ad allontanarsi dalla linea ferrata. Nel frattempo parte la richiesta di interrompere la circolazione dei treni, in quel tratto.

Il tempo passa inesorabile e bisogna evitare il peggio. Scorto, infatti, il sopraggiungere del treno, i militari, scavalcata la recinzione, senza perdere tempo, afferrano il ragazzo per un braccio e dopo, averlo trascinato, riescono a portarlo in salvo. Il giovane non riesce a dare spiegazioni del suo gesto. Sulle sue braccia, mani e fronte, però ci sono evidenti tagli orizzontali, verticali e circolari, da cui esce ancora sangue vivo. Tracce di chiaro autolesionismo che insospettiscono i militari. La procedura online è stata studiata ed i comportamenti nonché le conseguenze sono conosciute.

Il giovane, all’improvviso, senza che nessuno facesse riferimento ad alcunché, riferisce che non c’entra il “Blue Whale”, ma la sua, invece, appare una vera e propria confessione. Un grido d’aiuto. I genitori, accorsi immediatamente, hanno voluto ringraziare i Carabinieri, offrendo la massima collaborazione e auspicando che tale salvataggio in extremis possa fare da monito per tanti altri giovani che non capiscono quanto sia rischioso sottostare alle ormai tristemente note 50 terribili regole del “blue whale”.

Il ragazzo invece è stato trasportato presso il policlinico di Bari per le cure del caso. Sequestrati tutti i mezzi elettronici di comunicazione del giovane, hardware e software, tablet e android, per verificare la sussistenza di eventuali elementi utili per ricondurre l’accaduto al terribile gioco online. Resta il fatto che il giovane negli ultimi giorni si era recato al cinema per vedere un film horror e, confidandosi con la madre, in ospedale, ha anche detto che passeggiava lungo quella strada ferrata sin dalle 4.00 del mattino, proprio l’orario simbolo della balena blu. I carabinieri indagano quindi, sotto la direzione della Procura per i Minorenni di Bari e di quella Ordinaria di Trani, per istigazione al suicidio, aggravata, poiché in danno di minorenne.

Gli appuntamenti
Gli appassionati delle quattro ruote invece hanno avuto modo di vedere ben 233 vetture da Bugatti a Fiat 509 e Ford e non solo
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Piazza Politema accoglie raduno delle auto storiche sportive per la 27esima edizione del Giro Di Sicilia, competizione automobilistica di regolarità riservato alle auto che hanno segnato indelebilmente la storia dell'automobilismo sportivo organizzato dal "Veteran Car Club Panormus". Oggi un secondo evento importante: "Unlocked Music Festival" al Castello a Mare con un concerto del dj e attore tedesco Paul Kalkbrenner. Il concerto all'interno della manifestazione "Musica e Libertà" ha lo scopo di stimolare e trasmettere l'importanza della legalità fra i giovani. Gli appassionati delle quattro ruote invece hanno avuto modo di vedere ben 233 vetture da Bugatti a Fiat 509 e Ford e non solo. Le auto partiranno una ad una a distanza di un minuto. La manifestazione prestigiosa vede le vetture partire da viale Libertà e procedere in direzione Monreale effettuando un giro largo attorno all'isola di Sicilia per un totale di circa mille chilometri confluendo in 60 ore fino a Cefalù e completando il percorso Unesco. La grande compagnia navale "Grandi Navi Veloci" offre il suo supporto consentendo il trasporto di alcune vetture Ferrari particolarmente attese. La città ha dovuto fare i conti fare i conticon numerose chiusure al traffico per molte vie e per l'intera durata della manifestazione con percorsi alternativi e dirottamenti vari. Le strade di Palermo interdette per la manifestazione sono state via R. Settimo, via Maqueda, corso Tukory, corso Re Ruggero, piazza Indipendenza, via V. Emanuele, via Roma, piazza L. Sturzo, via I. Carini, via P. Calvi. via delle Croci, piazza Crispi, via della Libertà. Al Duomo di Cefalù l'arrivo e conclusione della manifestazione cheha contato, come sempre, una enorme affluenza di tifosi, turisti e curiosi. 
Cronaca
Drago della Polizia Scientifica spiega “Su due delle unghie della mano destra della Velardi, infine, abbiamo trovato il dna di Fabio Matà”
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di Angelo Barraco
 
CATANIA – Clamorose novità sul misterioso omicidio di Maria Concetta Velardi, donna di 59 anni che si recava tutti i giorni al cimitero per piangere e pregare nella cappella della famiglia Matà il figlio Lorenzo e il marito Angelo. La Polizia ha tratto in arresto il figlio della donna,  Angelo Fabio Matà -43 anni- sottoufficiale della Marina Militare, su cui pende la terribile accusa di omicidio aggravato. L’uomo sarebbe stato inchiodato dalle tracce biologiche presenti sulla scena del delitto, il movente invece sarebbe da ricondurre a divergenze familiari. L’uomo avrebbe ucciso la madre dopo una lite, frutto di un rancore covato nel tempo che portava costui a pensare che la donna potesse essere un ostacolo per i suoi progetti di vita. La donna sarebbe stata colpita dal figlio  con un mattone alla nuca, successivamente avrebbe trascinato il corpo in un corridoio per poi colpirla ripetutamente con un masso di pietra lavica. L’uomo racconta agli inquirenti di essersi recato al bar alle ore 17 a prendere un caffè, al suo rientro al cimitero ha trovato la madre priva di vita. L’ipotesi della rapina viene immediatamente scartata poiché la donna indossava ancora i suoi gioielli. Le indagini, oltre che il figlio stesso,  si indirizzarono anche su due presunti spasimanti della donna e una coppia di romeni che frequentavano il cimitero. Tutte persone adesso uscite dall’inchiesta. In merito ad Angelo Fabio Matà, gli inquirenti ritengono che vi sono “univoci e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti del figlio della vittima e svelare il movente dell'omicidio”. La polizia scientifica ha repertato inoltre circa cento oggetti che presentano tracce biologiche sue e della vittima e dai tabulati telefonici da parte dei ripetitori della zona è stata appurata la sua presenza sul luogo del delitto nel momento dell’omicidio. Il dirigente della Mobile Salvago ha spiegato in un’intervista alla stampa che “dalle analisi della Scientifica è stato scoperto che si tratta di Dna di Matà misto a sostanza ematica della madre”. Drago della Polizia Scientifica spiega infatti “Su due delle unghie della mano destra della Velardi, infine, abbiamo trovato il dna di Fabio Matà”. In una prima fase si ipotizzava che l’assassino potesse essere una donna, ma tale tesi poi è stata scartata. Salvago ha spiegato “Si tratta di pietre di 23 e 18 chili, per questo abbiamo immediatamente capito che l'assassino doveva essere un uomo di una certa consistenza fisica, che doveva essere capace di caricare questo tipo di peso”. In merito al movente invece “Fabio Matà covava del rancore nei confronti della madre perché rappresentava un ostacolo per i suoi progetti di vita personale”. L’autopsia ha fissato l’ora del decesso alle 15.30/15.45 e Salvago ha spiegato “In quel lasso di tempo abbiamo elementi che provano che Fabio Matà era all'interno del cimitero”
Cronaca
Maria Concetta Velardi fu trovata con la testa fracassata da un grosso masso di pietra lavica non distante dalla cappella di famiglia
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CATANIA - Svolta nelle indagini sull' uccisione di Maria Concetta Velardi, 59 anni, uccisa il 7 gennaio del 2014 nel cimitero di Catania, dove si era recata per una visita alla tomba di famiglia: la polizia di Stato ha arrestato il figlio Angelo Fabio Matà, 43 anni, per omicidio aggravato. Nei suoi confronti la squadra mobile ha eseguito un'ordinanza del Gip. Ad accusarlo il suo dna, trovato sulle tracce biologiche rilevate sul luogo del delitto. Il movente sarebbe da ricondurre a dissidi familiari tra madre e figlio.

Maria Concetta Velardi fu trovata con la testa fracassata da un grosso masso di pietra lavica non distante dalla cappella di famiglia. A denunciare il ritrovamento fu suo figlio, Angelo Fabio Matà, sottufficiale della Marina militare, che spostò la grossa pietra, sporcandosi le mani di sangue, e chiese aiuto a un custode, che ha avvisò la polizia. Agli investigatori disse che intorno alle 17 era andato a prendere un caffè al bar e che quando era tornato aveva trovato la madre per terra uccisa fuori dalla cappella, dove però aveva lasciato, in modo ordinato, le sue scarpe. Fu escluso subito la rapina perché la donna aveva indosso una collana e un suo bracciale fu trovato vicino al masso.

La vedova era abitudinaria: si recava tutti i giorni al cimitero per pregare e pulire la cappella della famiglia Matà, dove sono tumulati anche suo marito Angelo e suo figlio Lorenzo, morto nel 2009 per un male incurabile. Le indagini della squadra mobile della Questura, coordinate dalla Procura, si indirizzarono anche sul figlio che è stato indagato assieme ad altre quattro persone, poi uscite dall'inchiesta: due presunti 'spasimanti' della vedova e una coppia di romeni che frequentava il cimitero. Gli investigatori ritengono che adesso sono stati "acquisiti univoci e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti del figlio della vittima e svelare il movente dell'omicidio".

In particolare, Angelo Fabio Matà avrebbe ucciso la madre al culmine di una lite. L'uomo avrebbe a lungo covato rancore nei suoi confronti perché la riteneva di ostacolo alla realizzazione di progetti di vita personale. L'avrebbe dapprima colpita più volte con un grosso mattone alla nuca. Per non essere visto ne avrebbe poi trascinato il corpo in un corridoio tra le cappelle e le avrebbe ripetutamente scagliato contro un grosso masso di pietra lavica. La donna sarebbe morta dopo 40/45 minuti di agonia.

Matà, tramite i suoi difensori, aveva anche esposto la tesi che al delitto avesse partecipato anche una donna e che ad assassinare la madre fossero stati in due. Aveva per questo chiesto la riesumazione della salma per verifiche su ferite alla schiena della vittima per verificare se fossero state provocate da unghiate. La richiesta è stata rigettata dal Gip e poi dal Tribunale.

Cronaca
Alla svolta nelle indagini contribuivano le recenti dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Pipitone Antonino
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Red. Cronaca


PALERMO - I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Palermo, dottor F. La Cascia, su richiesta della locale Procura distrettuale (diretta dal dott. Francesco Lo Voi, sotto il coordinamento dei Sostituti Procuratori dott.ssa Annamaria Picozzi, dott. Roberto Tartaglia e dott.ssa Amelia Luise) nei confronti di 4 importanti esponenti di Cosa Nostra:
-    Gallina Ferdinando, nato a Carini il 21 maggio 1977;
-    Pipitone Giovan Battista, nato a Carini il 24 luglio 1949;
-    Pipitone Vincenzo, nato a Torretta il 5 febbraio 1956;
-   Gregoli Salvatore, nato a Palermo il 24 gennaio 1958.
in quanto responsabili dell’omicidio di Tocco Giampiero, ucciso con il metodo della lupara bianca.


Il 26 ottobre del 2000, Tocco era stato sequestrato da un commando di uomini travestiti da poliziotti che avevano inscenato un posto di controllo a Terrasini: quando lo fermarono mentre era alla guida del suo fuoristrada, a bordo c’era la figlia di sei anni che venne risparmiata. Dopo che i sequestratori lo portarono via, fu proprio la bambina a chiamare la madre e fornire poi indicazioni sull'accaduto attraverso un disegno. Il tutto venne registrato dalle microspie che i Carabinieri avevano installato nel fuoristrada poiché sospettavano il coinvolgimento del Tocco nell’uccisione di Di Maggio Giuseppe, figlio del noto Procopio, già reggente della famiglia mafiosa di Cinisi e storico alleato di Totò Riina.


Alla svolta nelle indagini contribuivano le recenti dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Pipitone Antonino, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Carini, e quelle dei pentiti Pulizzi Gaspare e Briguglio Francesco. Tali dichiarazioni e i conseguenti riscontri eseguiti dai militari dell’Arma consentivano di ricostruire il delitto (per il quale furono già condannati in via definitiva Lo Piccolo Salvatore, Lo Piccolo Sandro, Mazzola Damiano e i due collaboratori di giustizia, Pulizzi Gaspare e Briguglio Francesco) e determinare i ruoli ricoperti dagli attuali destinatari del provvedimento restrittivo, di seguito delineati:
-    Pipitone Antonino e Gregoli Salvatore inscenarono (con l’ausilio di Gallina Ferdinando, Pulizzi Gaspare, Mazzola Damiano, Lo Piccolo Salvatore e Lo Piccolo Sandro che fungevano da “staffetta”), il finto posto di controllo della Polizia, indossando delle apposite pettorine ed utilizzando un’autovettura con lampeggiante per fermare il fuoristrada, sequestrare il Tocco e condurlo materialmente in un’abitazione a Torretta;
-    Pipitone Giovan Battista e Pipitone Vincenzo, unitamente a Lo Piccolo Salvatore e Sandro, procedettero all’interrogatorio ed all’uccisione della vittima mediante strangolamento;
-    Gallina Ferdinando, detto Freddy, e Pulizzi Gaspare effettuarono i preliminari sopralluoghi lungo l’itinerario percorso nei giorni precedenti dalla vittima, partecipando poi alla staffetta di supporto ai finti poliziotti;
-    Gallina e Pulizzi caricarono il cadavere all’interno di un’auto e lo trasportarono in Contrada Dominici di Torretta, dove venne sciolto nell’acido alla presenza di Conigliaro Angelo (deceduto), Pipitone Vincenzo, Pipitone Giovan Battista e Pipitone Antonino.

Le dichiarazioni di Pipitone Antonino confermavano anche il movente del delitto che, effettivamente, è da ricollegare alla scomparsa del figlio di Procopio Di Maggio, “Peppone”, ed alla reazione di stampo mafioso decisa dai Lo Piccolo   a quell’episodio, evidentemente considerato una sorta di attacco al loro dominio criminale.
 

Cronaca
Dalla Kalsa agli storici quartieri cittadini come Brancaccio, Bonagia, Arenella, Zen fino alla provincia in manette diversi malviventi
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Red. Cronaca


PALERMO - Scattata dalle prime luci dell’alba di oggi una vasta operazione antidroga condotta dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri che stanno eseguendo una Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere nei confronti di diversi malviventi, responsabili a vario titolo di reati attinenti al traffico di stupefacenti. Nel mirino degli investigatori è finito il lucroso spaccio che, a partire dal quartiere della Kalsa, inondava di droga le strade di altri storici quartieri cittadini come Brancaccio, Bonagia, Arenella, Zen, fino ad arrivare nelle città della provincia palermitana di San Giuseppe Jato, Partinico ed Altavilla Milicia.


Le indagini condotte dai poliziotti del Commissariato di P.S. “Oreto-Stazione” hanno registrato un’attività di smercio degli stupefacenti particolamente dinamica ed “interterritoriale”, segnata dai vorticosi spostamenti di numerosi coindagati lungo gli itinerari dello spaccio, impegnati in “consegne a domicilio” e richieste di nuove “forniture”. Un filone parallelo delle indagini condotte dai militari dell’Arma Carabinieri appartenenti all’Aliquota Operativa della Compagnia di Monreale ha condotto all’arresto, in esecuzione della stessa Ordinanza, di altri due soggetti per i medesimi reati, in quanto sono stati individuati e stroncati i canali che dal cuore della città di Palermo rifornivano la periferia di sostanze stupefacenti.

Cronaca
commemorati i giudici Falcone e Borsellino nel 25imo della loro scomparsa
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GALLERY IN FONDO ALL'ARTICOLO

 

 

di Paolino Canzoneri - Angelo Barraco

 

PALERMO – Il primo quarto di secolo è trascorso da quel terribile 23 maggio del 1992 quando la mafia per eliminare il giudice Giovanni Falcone mise in atto un piano diabolico facendo saltare in aria un breve tratto dell'autostrada a pochi chilometri dall'aeroporto che conduceva fino a Palermo. Nella terribile deflagrazione le vetture dove viaggiavano Falcone, la moglie e la scorta furono divelte e spazzate via uccidendo tutti tranne l'autista della vettura di Falcone. 25 anni possono sembrare tanti ma in realtà, nel corso lungo del tempo, sono davvero pochi. Lo Stato italiano ha voluto organizzare una commemorazione particolare, sentita profondamente e fuori forse da retorica e dagli schemi precedenti. La figura del giudice Falcone questa volta è stata ricordata e celebrata insime a quella del suo amico e collega Paolo Borsellino il cui destino crudele e spietato avrebbe atteso poco meno di due mesi dopo a via D'amelio con una auto bomba che anche in questo caso costò la vita al giudice e alla scorta intera. Il cancro della mafia aveva mostrato il lato più becero eliminando due servitori dello Stato fra i piu importanti che rappresentavano la forza più efficace contro lo strapotere mafioso. Un sacrificio che comunque ha confermato e rafforzato la forza e lo sdegno dei cittadini palermitani che all'unisono oggi, a distanza di soli 25 anni, a gran voce urlano "la mafia è una montagna di merda".
 
I preparativi per l'evento hanno visto coinvolgere un gran numero di forze dell'ordine e la commemorazione di Falcone e Borsellino è stata trasmessa dalla TV di Stato con collegamentI da tutti i punti cruciali divenuti storici per questo paese. Dal Palazzo di Giustizia di Palermo si è mosso un imponente corteo costituito da gente comune e da tante associazioni, delegazioni provenienti dalla capitale e ragazzi di tanti Istituti scolastici che hanno raggiunto l'albero Falcone accanto l'entrata del portone dove abitava il giudice. In un palchetto adibito per l'evento gruppi di delegazioni di bambini hanno intrattenuto il flusso di gente che man mano si addensava con canti e giochi. Una mezzora prima del minuto di raccoglimento delle 17:58, orario preciso della deflagrazione del tratto autostradale. Artisti come Ermal Meta e Giuliano Sangiorgi hanno cantato un paio di brani. La presenza forte dello Stato è stata confermata dalla importante e illustre presenza del Presidente del Senato Piero Grasso che prima di assumere la carica istituzionale è stato fra i principali protagonisti in trincea contro la mafia accanto ai giudici Falcone e Borsellino e a tutto il pool antimafia ed essere uno dei principali giudici protagonsti del Maxi Processo che il 30 gennaio decretò 19 ergastoli e 2265 di anni di reclusione per poco meno di 500 imputati tra capimafia e affiliati. Il Presidente Grasso nel minuto di silenzio ha letto i nomi delle vittime con gli occhi umidi di commozione. Palermo è scesa in strada per gridare a gran voce "NO" alla Mafia e oggi, quel silenzio omertoso che vent'anni fa disseminava  morti in ogni angolo di strada, sembra lontano poichè la città ha alzato la testa, trovando  nuova luce che si riflette negli occhi di una generazione che ha raccolto i semi piantati da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quegli Uomini che attraverso il sacrificio concreto per la lotta alla mafia hanno cercato di estirpare da questa terra delle radici che avrebbero potuto violare l'integrità di un popolo che ha sempre portato in auge i propri valori etici e morali. In serata è continuata la manifestazione con un collegamento in diretta di Fabio Fazio e Pif in Via D'Amelio, con un palco allestito per l'occasione. Un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarela, inoltre vi era il Presidente del Senato Piero Grasso. Altre presenze illustri che hanno voluto rendere omaggio a Giovanni Falcone e ai caduti di Capaci: Roberto Saviano, Don Luigi Ciotti, Beppe Fiorello, Nicola Piovani, Carmen Consoli, Pierfrancesco Favino, Michele Placido, Fiorella Mannoia, Luca Zingaretti, Isabella Ragonese.  
 
"La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine" disse Giovanni Falcone. Una frase che risuona continuamente nella mente degli italiani, un eco senza interruzione che all'indomani di quelle stragi che hanno spaccato in due l'ormai tristemente famosa autostrada situata all'altezza di Capaci o all'indomani della strage di Via D'Amelio. Un pensiero di speranza e di crescita culturale innestato nella mente di un popolo che ha sempre rifiutato ogni forma di principio attacco alla costituzione. Oggi più che mai vi è la necessità di concretezza dinanzi al sacrificio e ad eventuali barlumi che lascerebbero presagire eventuali nuove guerre di mafia. Palermo è cambiata, certamente, i cittadini hanno preso coscienza del sacrificio dei suoi eroi, morti per difendere una terra martoriata da usurpatori senza scrupoli, ma quanto accaduto alla vigilia dell'anniversario dei 25 anni della strage di Capaci ha fatto catapultare indietro di venti o trent'anni la memoria storica di chi ha vissuto la terribile guerra di mafia. Stiamo parlando dell'omicidio di Giuseppe Dainotti, un uomo di 67 anni ucciso alla vigilia dei festeggiamenti per il 25esimo anno dell'anniversario della Strage di Capaci. L'uomo ha trascorso 25 anni in carcere per omicidio, traffico di droga e rapina  e sarebbe stato ucciso nel quartiere Zisa da due killer in moto che gli avrebbero sparato in testa.
Regolamento di conti
L'uomo poco dopo la scarcerazione nel 2014 era già nel mirino dei suoi nemici interni a Cosa nostra
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PALERMO - Giuseppe Dainotti, 67 anni, capomafia scarcerato nel 2014, è stato ucciso a colpi di pistola, in strada, a Palermo. Sarebbe stato affiancato da due killer, forse in moto, che gli avrebbero sparato in testa. La vittima era in bici, in via D'Ossuna, nel quartiere Zisa. A chiamare la polizia sono stati alcuni residenti della zona che hanno sentito i colpi di arma da fuoco. "Ho sentito due colpi d'arma da fuoco. Erano le 7:50. Erano da pochissimo usciti i miei figli. Mi sembravano fuochi d'artificio. Qui si sparano sempre i fuochi d'artificio a qualunque ora. Mi sono affacciata e ho visto un uomo a terra che perdeva sangue dalla testa. In strada non c'era nessuno", dice una donna tunisina che abita in via D'Ossuna.

A pochi mesi dalla sua scarcerazione, avvenuta nel 2014 per espiazione pena, il boss Giuseppe Dainotti, assassinato a colpi di pistola oggi a Palermo, era già nel mirino dei suoi nemici interni a Cosa nostra. Il fermo di chi lo aveva condannato a morte scongiurò il suo omicidio. Dal carcere, il boss Giovanni Di Giacomo, con cui Dainotti gestiva negli anni '90 traffici di droga, aveva dato l'ordine al fratello Giuseppe Di Giacomo, ucciso poi a marzo del 2014, di eliminare alcuni esponenti mafiosi che si stavano organizzando per assumere il comando del mandamento. Tra le vittime designate anche Dainotti.

Fibrillazioni interne alla cosca accese dall'arresto del padrino di Porta Nuova Alessandro D'Ambrogio. Imputato al maxiprocesso, una sfilza lunghissima di condanne per mafia, omicidio, favoreggiamento, rapina, droga, Dainotti era uno dei fedelissimi del capomafia Salvatore Cancemi, poi passato tra i ranghi dei collaboratori di giustizia.

Il caso
A distanza di pochi mesi emergono nuovi riscontri sulla Villa di Mondello in via Scalea di fronte il Mondello Palace Hotel
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO –  Non c'è nessun fantasma e nessun istituto bancario ma tanta fantasia e suggestione. A distanza di pochi mesi emergono nuovi riscontri sulla Villa di Mondello in via Scalea di fronte il Mondello Palace Hotel che rumors, suggestioni, leggende, voci varie e blog a tema avevano inserita tra le ville infestate da fanstasmi con un trascorso storico ricco di eventi legati verosimilmente più a trame "paranormali" che a reali accadimenti storici. I rumors relativi a questa villa si erano spinti oltre e le voci incontrastate e libere nel vento avevano addirittura ipotizzato che la villa fosse in gestione di un Istituto Bancario palermitano che l'avrebbe messa in vendita per appena una manciata di migliaia di euro.
 
Noi de L'Osservatore d'italia abbiamo riportato in un articolo questi "rumors" (come da noi espressamente definiti), che, da tali, non avevano comunque nessuna attendibilità. Abbiamo avuto modo di confermare che l'immobile oltre a non essere gestito da nessun Istituto Bancario, non è assolutamente appartenente ad alcuna di queste storie di fenomeni paranormali o trascorsi legati a leggende raccontate nell'articolo. Ci sembra d'uopo quindi smentire in modo categorico quanto riportato nell'articolo precedente.
 
Cronaca
Avvocato Petrongolo: "Con l’opposizione noi confidiamo in una prosecuzione dell’attività d’indagine"
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di Angelo Barraco
 
 
REGGIO CALABRIA - E’ di pochi giorni fa richiesta di archiviazione da parte della Procura sul caso di Madalina Pavlov, la ragazza di 21 anni che viveva a Reggio Calabria con la madre e la sorella e che il 21 settembre del 2012 muore misteriosamente precipitando dal palazzo di Via Bruno Buozzi. La notizia ha gettato nello sconforto la famiglia che in tutti questi anni ha lottando per arrivare alla verità che si cela dietro la strana morte di Madalina e le innumerevoli zone d’ombra che ancora oggi non hanno trovato una risposta. La famiglia è difesa dall’Avvocato Antonio Petrongolo, che ha presentato un atto di opposizione alla richiesta di archiviazione e richiesta di prosecuzione delle indagini. L’opposizione presentata dall’Avvocato Petrongolo evidenzia che la richiesta è stata avanzata sulla base di motivazioni che non risultano condivisibili e alla luce di risultanze di natura probatoria acquisiti in corso di istruttoria che non possono certamente deporre a favore di una richiesta di archiviazione. L’Avvocato Petrongolo ci ha spiegato che “con l’opposizione noi confidiamo in una prosecuzione dell’attività d’indagine. Noi abbiamo indicato al Gup i mezzi opportuni per poterlo fare, abbiamo chiesto un’integrazione se non un rinnovo della consulenza peritale redatta dall’ingegnere per quanto concerneva le modalità del decesso di Madalina perché nella consulenza della Procura le prove sono state effettuate non in loco ma presso un magazzino collocato poco fuori Reggio con delle simulazioni con un sacco dello stesso peso di Madalina. Esistono delle metodologie completamente diverse, molto più simili quali per esempio i manichini”.  

Chiede infatti che il Giudice per le indagini preliminari voglia ordinare la prosecuzione delle indagini e viene chiesto al PM lo svolgimento di investigazioni supplementari attraverso la riesumazione della salma di Madalina, dando incarico al medico legale di poter individuare sul corpo elementi riconducibili a terze persone e ciò è possibile attraverso esami nell’apparato vaginale che possono confermare o meno che Madalina possa aver incontrato qualcuno nelle ore antecedenti al decesso e che possano aver lasciato delle tracce sul suo corpo, in tutti questi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante e trovare elementi concreti e senza dubbio più semplice rispetto che all’epoca dei fatti; l’Avvocato chiede inoltre che venga ripetuta la consulenza tecnica effettuata dal consulente della Procura che in precedenza aveva utilizzato un sacco dello stesso peso volumetrico di Madalina e non un manichino delle fattezze della vittima che invece avrebbe reso, probabilmente, esiti molto più verosimili alla realtà; vengono inoltre chiesti ulteriori approfondimenti sugli indumenti della vittima ai fini di ricercare delle tracce ematiche e/o seminali non precedentemente rilevate di persone ad oggi sconosciute.  Viene chiesto inoltre un esame sugli indumenti di Madalina con il fine ultimo di cercare tracce ematiche o seminali non precedentemente rilevate e una verifica sulla vernice presente sullo stivale della vittima in modo tale da poter verificare la compatibilità con quella della vettura 126 o con solventi usati in campo nautico o vernici e smalti che vengono utilizzati per riverniciare gazebi o cabine di spiaggia; si chiede inoltre un esame grafologico sul foglio rinvenuto accanto al cadavere che riportava la scritta “Via Bruno Buozzi”, per appurare se appartiene a Madalina o meno. L’Avvocato Antonio Petrongolo e ci ha riferito inoltre: “ritengo che in sede di opposizione in GUP dovrebbe dare maggiore voce a quelle che sono le richieste stesse”. Nel gennaio scorso c’era stata una svolta nelle indagini non indifferente al team di esperti che indaga da anni e agli inquirenti; allo studio romano dell’Avvocato Antonio Petrongolo, legale rappresentante della famiglia di Madalina, è pervenuta una lettera anonima dove sono riportati elementi che confermano la tesi dell’omicidio ed escludono il suicidio. Il biglietto è pervenuto nello studio dell’Avvocato nel dicembre scorso, ma la notizia non è stata fatta trapelare per ovvie ragioni e la missiva è stata sottoposta alla magistratura. Si tratta di un foglio piegato in quatto dove all’interno vi sono descrizioni dettagliate in merito alla vicenda. Il foglietto pervenuto all’Avvocato non è stato spedito per posta ma è stato fatto recapitare direttamente nella cassetta delle lettere dell’Avvocato Petrongolo.  Ancora non si conosce l’identità del soggetto che ha consegnato la missiva e in merito a tale aspetto  vi sono accertamenti in corso sul sistema di videosorveglianza della zona. Il contenuto del foglietto non è stato reso noto ma si tratta di elementi  importanti che aprono nuovi e ulteriori scenari sulla morte di Madalina. Chi ha spedito quella lettera? 
 
Il caso di Madalina è seguito dal Crime Analysts Team (CAT), un gruppo di consulenti esperti che segue il caso. I consulenti della mamma di Madalina, le dott.sse Mary Petrillo, criminologa, Rossana Putignano, psicoterapeuta esperta in psicodiagnostica forense, Aida Francomacaro, psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e Fabio Calvani tecnico informatico forense affermano “sarebbe uno scandalo non considerare i molti punti evidenziati dallo studio delle carte in possesso dell'avvocato Petrongolo”.
 
Nel corso di un’intervista a Radio Cusano, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano ha parlato del caso “abbiamo presentato, diverso tempo fa, una relazione molto dettagliata e circostanziata con delle criticità evidentissime nel caso della morte di Madalina Pavlov e a quanto pare queste nostre osservazioni non sono state nella piena considerazione. Siamo arrabbiatissimi perché quello che noi stiamo cercando con forza di fare è trovare verità e giustizia per la morte di questa ragazza, una morte misteriosa, anomala, dove appunto abbiamo più volte sottolineato tutti gli aspetti strani di questa morte e adesso ci arriva questa doccia fredda con una richiesta di archiviazione del caso. Non è proprio ammissibile una cosa del genere! Non è proprio possibile! Ci sono delle evidenze che in qualche modo meritano un approfondimento investigativo a quello che magari già è stato fatto, per carità, non voglio mettere in dubbio questo, però comunque non possiamo assolutamente che venga archiviato il caso della morte di questa ragazza, assolutamente!”.

La Dott.ssa Rossana Putignano - Psicologa Clinica- Psicoterapeuta Psicoanalitica- Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Psicodiagnosi Neuropsicologia e Forense del Crime Analysts Team ci ha riferito: “Alla luce della recente novità , e mi riferisco alla missiva pervenuta presso lo studio dell 'Avv. Petrongolo a Roma, ho ipotizzato che Madalina potesse avere degli amici in sede. Questa conferma mi è giunta dalle sorelle di Madalina le quali mi hanno confermato un viaggio della ragazza a Roma, presumibilmente in data 6 luglio 2012 ( informazione convalidata dai post sul social fb di Madalina). Madalina si sarebbe recata a Roma per preparare la documentazione in vista del suo trasferimento in Australia e avrebbe incontrato una persona (di cui conosciamo certamente l'identità). Proprio non si spiega come mai, dopo aver informato la procura di tutto ciò, arriva a ciel sereno questa richiesta di archiviazione. È nostro desiderio che la procura continui a indagare, almeno per accertare la provenienza della lettera, a nostro avviso, abbastanza verosimile. Chi è questa persona amica detentrice dei segreti di Madalina? Ne approfitto per lanciare un appello a questa persona con la raccomandazione che sarà tutelato in tutti i modi se solo decidesse di contattarci in maniera decisa e coraggiosa. Altro dato importante,da non escludere, è che Madalina desiderava trasferirsi in Australia a Sydney dove,abbiamo scoperto, vi è una vera e propria comunità di calabresi che vivono lì;  magari Madalina aveva già preso dei contatti con qualcuno che l'avrebbe accolta ma purtroppo, non essendo in possesso di sufficiente materiale informatico ( e su questo il collega Fabio Calvani potrà essere molto più preciso) non possiamo saperlo! Infine, ribadisco e sottolineo ancora una volta l'importanza di quella sera del 21 settembre 2012: non era una serata qualunque! Poco prima che Madalina perse la vita, sul lungo mare Falcomatà si stava svolgendo la famosa manifestazione di solidarietà "Happy Run" condotta dalla Showgirl e campionessa paraolimpica Giusy Versace. La sua importanza è dovuta al fatto che Madalina, essendo socia Unitalsi ( associazione presente con il suo stand quella sera), è possibile che si sia affacciata poco prima alla manifestazione per incontrare qualche amico, oltretutto, la pizzeria in cui lavorava, si trovava a 300 mt circa in direzione dal palco. Questo è quanto emerge dalle testimonianze raccolte in merito allo svolgimento della serata, senza contare i numerosi sms giunti ai partecipanti alla corsa nei quali si parlava di una "ragazza bellina" che si sarebbe suicidata o che avrebbero ammazzato in Via Bruno Buozzi. Alla luce di tutti i dati raccolti con i colleghi ed evidenziati nel nostro corposo dossier depositato a Reggio, ancora non si spiega come sia possibile questa richiesta di archiviazione. Confidando nel proseguimento delle indagini da parte della procura, sottolineo che noi consulenti della Sig.ra Cutulencu non ci fermeremo davanti alle tante lacune emerse e a carico, purtroppo, delle indagini svolte”
 
Fabio Calvani, Tecnico informatico del Crime Analysts Team , esperto in data ricovery, Docente presso L'Università Niccolò Cusano Roma ci ha inoltre riferito in merito alla richiesta di archiviazione: “la mia reazione non è stata delle più positive” e precisa “abbiamo proposto una relazione veramente approfondita lavorando sulle uniche carte che noi avevamo”. Abbiamo chiesto al Dott. Calvani quali saranno i prossimi obiettivi e ha puntualizzato che “la persona più importante per noi in questo momento è la mamma di Madalina. Quindi la mamma di Madalina sa perfettamente che non ci fermiamo, che non ci arrendiamo. Per quanto mi riguarda io vorrei poter analizzare il telefono di Madalina, la scheda telefonica e il computer. Queste analisi sono state fatte un anno dopo dalla morte con la strumentazione dell’epoca che era quella all’avanguardia, sono passati diversi anni, la tecnologia varia giorno dopo giorno e sicuramente oggi con le nuove tecnologie si potrebbe scoprire molto di più che al’epoca non è stato possibile perché erano quelle le strumentazioni e le conoscenze".

Madalina Pavlov era una ragazza dinamica e attiva nel sociale e nel tempo libero lavorava in una pizzeria  in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre del 2012 termina il suo turno di lavoro alle 15.00 e successivamente si incontra in un bar con il suo ex fidanzato, intrattenendosi con esso fino alle 17.45. Successivamente lui si reca a lavoro, rimanendoci fino a tarda serata. Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno, quello di trasferirsi in Australia. Ma purtroppo quella telefonata piena di speranze, di prospettive rivolte ad un futuro oltremanica e di illusioni rivolte ad un mondo ancora tutto da scoprire si sono spezzate troppo presto. La dott.ssa Rossana Putignano del Crime Analysts Team afferma di aver raccolto delle testimonianze su quella serata in cui si svolgeva la manifestazione l'Happy Run a Reggio ed è emerso che verso le 20.30 diverse persone che parteciparono alla corsa ricevettero un sms sul cellulare in cui si scriveva di una ragazza “bellina” che si era suicidata o che avevano "buttato giù". Teniamo presente, afferma la dott. Putignano, che il giorno prima dell’omicidio Madalina ha ricevuto una telefonata mentre era con la sorella Elena e si è allontanata un pò e ha fatto intendere all’interlocutore che non poteva parlare. Poi ha declinato l’invito dicendo che avrebbe trascorso la serata con la sorella Elena. Madalina era attesa in pizzeria alle ore 19.00 ma non si presenta sul luogo di lavoro poiché la giovane muore in circostanze anomale in Via Bruno Buozzi alle ore 21.00. La morte di Madalina è sopraggiunta in seguito alla caduta dal tetto che ha determinato lesioni in diverse parti del corpo. Sono stati rinvenuti gli effetti personali della giovane tra cui: la borsa contenente il cellulare, il portafoglio e vari oggetti tra cui un voglio con su scritto “Via Bruno Buozzi” con relativa chiave che consente l’apertura della porta del terrazzo. Dagli accertamenti svolti non risulta in alcun modo che Madalina conoscesse inquilini di quel palazzo, inoltre non è chiaro come la giovane sia entrata all’interno del palazzo. Perché è importante Via Bruno Buozzi? Il 19 marzo 2016 abbiamo intervistato il legale della famiglia di Madalina, l’Avvocato Antonio Petrongolo, che con noi ha chiarito alcuni punti chiave dell’inchiesta, come ad esempio la questione riguardante il biglietto trovato in tasca e le chiavi che aprivano la porta del terrazzo e a tal proposito ci ha riferito: “Di fatto c’è questo equivoco perché, tra i beni che sono stati rinvenuti nella disponibilità di Madalina si parla di questo biglietto ma sembrerebbe che ci si riferisca al biglietto che è allegato alla chiave di accesso di apertura del terrazzo. Quindi non si capisce bene, sembrerebbe formare un corpo unico, anche se poi sembrerebbero a loro volta stati staccati. Quindi ci potrebbero essere due elementi diversi e questo ci deve anche far riflettere sul perché e sul per come Madalina avesse la chiave del terrazzo”.
Il punto
Presentate le liste e 19 saranno quelle a sostegno del prossimo neo primo cittadino del capoluogo siciliano
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Sono ben 129 i Comuni chiamati al voto previsto per l'11 Giugno per le prossime Amministrative 2017. Presentate le liste e 19 saranno quelle a sostegno del prossimo neo primo cittadino del capoluogo siciliano. Le cifre parlano chiaro, 1300 pretendenti per 120 posti disponibili per Consiglio e circoscrizioni. I nomi dei candidati a nuovo sindaco che ieri erano 7, in extremis alla scadenza del termine di candidatura sono diventati 8. Leoluca Orlando, Fabrizio Ferrandelli, Ugo Fiorello, Ismaele La Verdera, Ciro Lomonte, Francesco Messina, Nadia Spallitta e la "new entry" Marco Lo Bue. La Sicilia con i suoi 1.663.686 abitanti fra paesi e città che con il loro voto cambieranno lo scacchiere politico regionale dovrà fare in conti con una presenza massiccia dei Cinquestelle che sono in lizza praticamente in ogni Comune. Le elezioni daranno incarico a 1640 consiglieri comunali e mai come adesso gli schieramenti politici, col fiato corto, cercano di rincorrere consensi o alleanze in grado di mostrare pugno duro e una certa credibilità agli occhi dell'elettore. Il PD si trova a dover ricucire spaccature che preoccupano non poco le loro fila mentre il centrodestra sembra si sia ricompattato pronto per la sfida.  Palermo e Trapani sono i due capoluoghi teatro dello scontro epocale delle storiche coalizioni. A Palermo Ferrandelli ha trovato l'appoggio del centrodestra tradizionale di Forza Italia, UDC e Cantiere Popolare di Saverio Romano mentre il PD con Leoluca Orlando gioca la sua sfida dovendo fare i conti con un quadro generale politico regionale che conta falle vistose nelle alleanze e negli accordi politici che a Sciacca, Catania, Misterbianco e altri centri, per esempio, mostrano evidenti segni di uno spaccamento da risanare nell'interesse dei cittadini che dovranno votare.  Il M5S, presente ovunque con 37 in lizza, potrebbe davvero fare la differenza approfittando della perenne litigiosità di un centrosinistra sempre più lontano dal consenso popolare e di un centrodestra che si presenta apparentemente compatto ma spesso coadiuvato e ispirato da nomi che sembrano non ottenere quel consenso popolare che aiuta e ne incoraggia il voto.  A Trapani lo scontro diretto a Sindaco sarà tra Mimmo Fazio, Giuseppe Marascia, Pietro Savona, Antonio D'Alì e Marcello Maltese. Le Amministrative 2017 sono nel vivo della scena e l'interesse per l'esito è fomentato anche dalla nuova legge elettorale che sancirà la vittoria al 40% del primo turno nei Comuni maggori in cui si voterà col sistema proporzionale e ogni voto assegnato alla lista sarà assegnato anche al candidato stesso e quindi aleggia una certa attesa per comprendere quanto questa novità rappresenti una garanzia vincente o un forte svantaggio.
Cronaca
Fermate 68 persone. Il clan gestiva anche gioco e scommesse
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CROTONE - Smantellata la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone) con il fermo di 68 persone disposto dalla Dda di Catanzaro. La cosca Arena controllava a fini di lucro la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola. Secondo le indagini, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni esercitate in maniera capillare sul territorio catanzarese e crotonese, la cosca controllava anche il centro oltre a coltivare ingenti interessi nelle attività legate al gioco ed alle scommesse.

Il capo della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, ed il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio, sono tra i fermati dell'operazione denominata ''Jonny''. La Misericordia gestisce il Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola, uno dei più grandi d'Europa, che secondo le indagini sarebbe stato controllato dalla cosca Arena. I due sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari e di diversi casi di malversazione, reati aggravati dalle finalità mafiose.

La cosca Arena, tramite il governatore della "Fraternita di Misericordia" Leonardo Sacco, era riuscita ad aggiudicarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e di Lampedusa. Appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di 'ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all'accoglienza dei migranti. Dalle indagini sarebbe emersa l'infiltrazione della cosca Arena nel tessuto economico crotonese e, in particolare, il controllo mafioso delle attività imprenditoriali connesse al funzionamento dell'accoglienza al Cara di Isola Capo Rizzuto che andava avanti da più di un decennio.

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Nel corso dell'operazione anche un sequestro beni milionario.

La cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, da decenni al centro delle vicende criminali nel crotonese, aveva imposto la propria assillante presenza anche sull'area ionica della provincia di Catanzaro con estorsioni a tappeto ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche.

Nella zona, gli Arena agivano direttamente attraverso i propri affiliati, oppure tramite fiduciari nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o anche attraverso la messa "sotto tutela" di cosche alleate. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro, una cellula degli Arena, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, secondo l'accusa, ha perpetrato una serie impressionante di danneggiamenti a fini estorsivi per fissare con decisione la propria influenza sull'area mentre cosche satelliti della famiglia Arena avevano fatto altrettanto nell'area a sud di Catanzaro, ricadente nei comuni di Borgia e Vallefiorita e di rilevante interesse imprenditoriale e turistico.

“Gli arresti di oggi degli affiliati al clan Arena sono un risultato importante e rilevante nella lotta quotidiana che lo Stato porta avanti contro la ‘Ndrangheta. Un plauso, dunque, al Procuratore Nicola Gratteri e ai Carabinieri della Polizia e della Guardia di Finanza di Catanzaro e Crotone per questa ennesima operazione di successo”. A dirlo è Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo e deputato calabrese di Alternativa Popolare.

E aggiunge: “Quella di oggi è una vittoria anche di tutti quei cittadini onesti oppressi dall’arroganza della malavita. Siamo riusciti a indebolire una cosca radicata sul territorio e a smantellarla. Le indagini faranno il loro corso e faranno di sicuro la giusta chiarezza sulla gestione del Cara di Isola di Capo Rizzuto. È inaccettabile lucrare sulle difficoltà degli altri”.
 

L'evento
Incontro martedì 16 maggio, ore 11, presso la sede centrale dell’Università “Kore”. Intervengono il rettore Gianni Puglisi e il Cav. Lav. Francesco R. Averna
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ENNA - Il Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro in campo per la nuova edizione del Premio “Alfieri del Lavoro” – Medaglia del Presidente della Repubblica, istituito dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e destinato ai 25 migliori studenti d’Italia.
Si terrà martedì 16 maggio, alle 11, presso la sede centrale dell’Università “Kore” di Enna, l’incontro “Ripartire dai giovani: investire in formazione e innovazione”, organizzato dal Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro con gli studenti della Sicilia, e i loro dirigenti scolastici, interessati a partecipare al Premio. Le selezioni si chiuderanno entro settembre.
Scopo dell’iniziativa, consolidare il rapporto fra la scuola e il mondo del lavoro e mettere in evidenza le punte di merito che il sistema formativo italiano è in grado di esprimere. Interverranno Gianni Puglisi, rettore dell'Università di Enna "Kore" e Accademico dei Lincei, il Cav. Lav. Francesco R. Averna, presidente del Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro, Domenico Melidoro, docente presso il Center for Ethics and Global Politics della LUISS di Roma e coordinatore delle attività di formazione del Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro "Lamaro Pozzani", e Andrea Miccichè, Alfiere del Lavoro del 2014.
L’incontro sarà anche l’occasione per presentare alla platea di studenti siciliani le attività del Collegio “Lamaro Pozzani”, che offre, a Roma, agli studenti particolarmente meritevoli iscritti alle università romane, un percorso culturale caratterizzato dall'eccellenza e da significative occasioni di crescita personale.

Cronaca
E dopo la recente apertura di una ciclostazione a Villa Niscemi è prevista anche l'apertura di un nuovo parcheggio nel campus universitario
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Senza dubbio il Cyclopride è stata una iniziativa intelligente e costruttiva tesa a stimolare e valorizzare le due ruote in una giornata palermitana che ha visto Piazza Castelnuovo riempirsi di migliaia di bici di buon mattino pronti per dare vita all'evento annuale. L'evento è stato organizzato dalla Fiab Palermo e da associazioni cittadine delle due ruote in concomitanza con lo stesso evento svoltosi a Milano a Parco Sempione. Al Cyclopride hanno partecipato non solo normodotati ma anche moltissimi disabili che hanno impreziosito l'evento con la loro presenza incoraggiante e ricca di valore e di stimolo per avvicinare sempre di più giovani e adulti all'uso delle due ruote quale mezzo per un sano esercizio fisico in un'ottica di ambiente lontano dall'inquinamento causato dai mezzi di trasporto comuni. L'itinerario è partito da Piazza Castelnuovo nei pressi della Stazione Centrale e lungo tutta la via Roma si è protratto per tutta la città fino a raggiungere il parco della Favorita, polmone verde che separa il capoluogo siciliano dalle spiagge marittime. L'Azienda Municipalizzata Auto e Trasporti di Palermo (AMAT), già da un anno aveva attivato un servizio cittadino di Bike Sharing che, grazie ad un abbonamento periodico, consente l'utilizzo di speciali biciclette dislocate in ciclostazioni presenti in varie zone della città. E dopo la recente apertura di una ciclostazione a Villa Niscemi è prevista anche l'apertura di un nuovo parcheggio nel campus universitario. Iniziative a cui i palermitani hanno risposto in modo entusiasta e con una enorme presenza, forse oltre le più rosee previsioni, che però ha rappresentato "un rovescio della medaglia"; infatti per tutto il giorno in città si sono registrati disagi notevoli per i molti ingorghi causati dalle strade bloccate del centro e il traffico, andato in tilt, ha causato anche la soppressione di alcune linee dei mezzi di trasporto dalla Stazione Centrale particolarmente utilizzati dai molti turisti già presenti in città. A questo va aggiunto che siti internet e portali di informazione nelle ore prima dell'evento non sembra avessero riportato in tempo utile la soppressione o il cambio di percorso di alcune linee. I disagi dei cittadini impongono ovviamente una riflessione sull'importanza di saper valutare la portata di un evento in termini di adesione e di partecipazione. La città di Palermo diventa luogo sempre più abitudinario di grandi eventi colossali dove è prevista una partecipazione massiccia di cittadini e turisti. Questo impone una capacità organizzativa esaustiva in ogni dettaglio che da un lato assicuri il pieno successo nella sicurezza più assoluta e dall'altro garantisca parallelamente la viabilità senza interruzione del flusso del traffico giornaliero e dei mezzi di trasporto. 
Cronaca
Una svolta sicuramente determinante sul mistero della piccola Angela
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri
 
NAPOLI – Importanti novità sul caso della scomparsa di Angela Celentano, avvenuta il 10 agosto del 1996 sul Monte Faito, quando la piccola aveva soltanto 3 anni. E’ stata rintracciata Celeste Ruiz, la misteriosa ragazza che nel 2010 aveva intrapreso delle fitte corrispondenze con la famiglia Celentano, riferendo di essere la loro figlia e inviando loro delle foto che avevano riacceso delle speranze dopo tanti anni di silenzio e di buio. Celeste è stata rintracciata in Messico e dagli accertamenti compiuti è stato escluso qualsiasi legame con la piccola Angela Celentano. Si apprende inoltre che la Ruiz si troverebbe in Italia e molto probabilmente sarà stata sentita in Procura. Una svolta nelle indagini sicuramente determinante, che arriva proprio dopo che il Ministero della Giustizia del Messico ha raddoppiato la ricompensa per tutti coloro che  fornivano informazioni utili su Celeste Ruiz. Una svolta sicuramente determinante sul mistero della piccola Angela Celentano, che lascia però nell’animo di tutti un retrogusto amaro poiché molti hanno vissuto con la certezza che potesse essere lei quella giovane donna. Un’amarezza che certamente apre ulteriori maglie e spunti investigativi, che fissa dei punti fermi su una storia che da molti anni teneva in stallo Italia e Messico e che oggi invece è tutta da riscrivere, una verità da cercare fino in fondo. Bisogna dare una risposta cerca al dolore di un padre e una madre come Catello e Maria, che in questi lunghi anni non si sono mai arresti, hanno sempre sperato e lottato per trovare la verità sulla scomparsa della loro piccola; bisogna dare una risposta agli italiani che hanno sperato con tutto il loro cuore che quella ragazza dagli occhi scuri fosse veramente Angela e che oggi, con il sorriso amaro e le lacrime agli occhi, battono i pugni sul tavolo con rassegnazione; bisogna dare una risposta anche a Celeste Ruiz, che in tutta questa storia non c’entra assolutamente nulla ma che è stata trascinata inconsapevolmente dentro l’oscuro labirinto del web e delle condivisioni fotografiche attuate da soggetti che per motivazioni ignote hanno intrattenuto lunghe conversazioni con la famiglia Celentano, diventando per anni la speranza  di una famiglia che ha sempre lottato con forza e dignità. Oggi tutti si chiedono: dov’è Angela Celentano?
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato di Celeste Ruiz con l’Avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia.

- Ho letto la notizia in merito al ritrovamento di Celeste Ruiz…
C’è già stato il vertice ai quali hanno partecipato, oltre me, il Procuratore della Repubblica Bernardini con il Procuratore aggiunto Filippelli, il sostituto Raimondi e i signori Celentano in cui ci hanno spiegato che hanno ritrovato quella ragazza della foto, le hanno fatto il DNA, non è Angela. 
 
- Avvocato dove è stata ritrovata Celeste Ruiz e da chi?
In Europa, non posso dire il paese. Questa ragazza è venuta qui a Torre Annunziata e si è incontrata anche con i signori Celentano. 
 
- E’ stata fatta una segnalazione?
Degli amici in Messico hanno visto la foto sui giornali e l’hanno chiamata dicendole “guarda, c’è la tua foto che gira”. Lei si è messa a disposizione dell’autorità giudiziaria perché è una persona per bene, una persona colta.
 
- E’ la stessa persona che mandava i messaggi da quella casa?
No, lei non c’entra niente. Hanno utilizzato solo la sua foto, era arrabbiata con questi signori che hanno utilizzato la sua foto.
 
Uno dei misteri più fitti e tristi degli anni 90 è quello che coinvolge una pacifica e religiosa famiglia di Vico Equense, un comune della penisola sorrentina posta tra il golfo di Napoli, i monti Lattari e il golfo di Salerno. E' sabato 10 Agosto, una giornata calda fortemente soleggiata e ideale per trascorrerla insieme agli amici della comunità Evangelica nel vicino monte Faito facilmente raggiungibile e classica meta per scampagnate e pic-nic. I bimbi delle famiglie del gruppo di amici non stanno nella pelle dalla gioia, è una delle occasioni più belle per giocare e divertirsi nella loro età di spensieratezza e di felicità perenne. In una zona boscosa del monte c'è chi immortala con una telecamera quei momenti di gioia e di congregazione del gruppo festoso di quaranta amici fra adulti e bambini che corrono qua e là sempre con l'occhio vigile dei genitori. Poco dopo le 13 circa Renato, bimbo di 11 anni percorre un breve tratto di strada boscosa per andare a riporre il pallone da gioco nella macchina del padre, crede forse d'essere da solo ma di li a breve si accorge che  Angela, una bimba di soli tre anni figlia della famiglia Celentano lo segue silente a piedi a poca distanza. Undici anni bastano forse per impensierire Renato che invita Angela a tornare subito indietro dagli altri e a non seguirlo ma la bambina non lo ascolta e continua a seguirla fino a che il sentiero si fa più impervio e si intreccia con altri sentieri. Facile perdersi ma Renato ha una età che lo rende più consapevole e più capace ad orientarsi e dopo aver riposto il pallone nella macchina del padre ritorna sui suoi passi ma non vede più Angela. Non passa molto tempo e l'assenza di Angela impensierisce genitori e amici che cominciano a cercarla nelle vicinanze chiamandola a voce ma purtroppo senza risposta. Angela Celentano sparisce lasciando dietro se angoscia e tormento diventando cosi uno dei misteri dell'Italia della seconda metà degli anni 90. Come una tragica prassi da quel momento in poi testimonianze contrastanti e confuse anche dei bambini infittiscono il mistero e le riprese video putroppo non mostrano anomalie o dettagli rilevanti. Una angoscia perenne che prosegue per molti anni di silenzio e di sofferenza per i coniugi Celentano che mai si sono arresi neanche per un attimo. Sofferenza interrotta da una fievole speranza iniziata nel maggio del 2010 dove una giovane ragazza messicana Celeste Ruiz inizia ad intraprendere una corrispondenza tramite invio e ricezione di mail con la famiglia Celentano in cui lei assicura d'essere Angela. Una foto inviata in allegato ad una mail lascia attoniti e perplessi i genitori e l'Italia intera perchè la rassomiglianza è piuttosto evidente e il volto della giovane Celeste sembra proprio avere tutti i connotati del volto della piccola Angela. Le mail e il contatto sembrano infittirsi ma non mancano di suscitare confusione e incredulità in una Italia che si divide fra chi crede che quella ragazza sia in realtà Angela e chi invece reputa possa essere l'ennesimo buco nell'acqua. Il governo messicano a questo punto interviene fissando una grossa ricompensa di circa 80mila euro in pesos per coloro che riusciranno a fornire dettagli e informazioni veramente utili per individuare la ragazza. Un contatto e una speranza che scalda il cuore dei coniugi Celentano che credono nella ragazza fomentati dall'esito positivo del Ris ed esperti vari che non trovano tracce di manomissioni nella foto della ragazza inviata da Celeste Ruiz. Anche l'avvocato Luigi Ferrandino crede fermamente che la ragazza non sia assolutamente una mitomane ma è pur vero che Celeste non rivela mai espressamente dove la si possa trovare e non spiega mai perchè non sia in grado di tornare e spesso lo scambio di mail tende a interrompersi bruscamente per certi periodi per poi riprendere nuovamente. Una linea diretta fra i due paesi in merito al caso Celentano attivo ed intenso oramai da anni fino ad oggi.
L'intervista
Intervista al prof. Luigi Sanlorenzo
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GALLERY IN FONDO ALL'ARTICOLO

 

 

di Paolino Canzoneri

 

PALERMO - Le elezioni amministrative dell'11 giugno sembrano lontane ma un certo fermento in città dimostra palesemente l'opposto. Tutto il comparto politico si sta spendendo con comizi e affissioni pubblciitarie per convincere l'elettore che il voto, questa volta, rappresenti qualcosa di più importante rispetto le precedenti elezioni e questo fatto inoppugnabile è segno tangibile che la città di Palermo confermi già da tempo d'aver intrapreso un cammino verso uno sradicamento definitivo da città nota solo per il terribile passato mafioso. Questo percorso non è stato facile e c'è voluta la volontà e il sacrificio di tanti uomini che ad oggi hanno saputo analizzare e comprendere le reali esigenze di modernità e sviluppo per una città alle prese con la necessità di approcciarsi agli anni duemila con una maturità diversa tesa a valorizzarsi ed apparire per quello che è sempre stata: una città policulturale di rara bellezza. Si perdono nelle strade cittadine decine di slogan più o meno risibili ma si percepisce un sapore un po "deja vù" che non sembra aggiungere nulla di nuovo. Incuriosisce invece uno slogan forse fuori dal comune: " A prezzo di enormi sacrifici Palermo sta cambiando. Mettiamo in sicurezza il futuro della Città".
 
Noi de l'Osservatore d'Italia sentiamo l'esigenza di rincorrere la notizia e abbiamo scelto di intervistare l'autore di questo slogan forte e coraggioso. Dietro a quelle parole c'è Luigi Sanlorenzo, un professore di Filosofia, ex responsabile della formazione manageriale della sede storica del Banco di Sicilia nonchè giornalista pubblicista e tant'altro. Un curriculum d'eccezione che ha fomentato la curiosità di apprendere dalla sua voce le motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi al Consiglio Comunale di Palermo a sostegno dell'attuale sindaco Leoluca Orlando: 
 
Un premessa doverosa prima di entrare nel vivo; chi è Luigi Sanlorenzo?
 
Non è facile raccontare 40 anni di impegno in 60 anni di età, sopratutto quando come nel mio caso io penso di avere vissuto più vite nel senso che ho avuto una prima parte di vita di "tipo bancario" anche se di banca in senso stretto mi sono occupato poco perchè  curavo soprattutto la formazione del personale, poi una seconda parte in cui ho deciso di lasciare volontariamente la banca per occuparmi della formazione manageriale a tutto campo e dell'Università nella quale ho insegnato come professore a contratto per circa 10 anni e poi quest'ultima parte nella quale invece mi è capitato, per completare il mio percorso contributivo, di tornare a scuola, dico tornare perchè avendo vinto il concorso a cattedra prima ancora di entrare in banca a 21 anni, lo avevo accantonato;  da 2 anni  insegno filosofia in un Liceo ma si tratta comunque di una esperienza lavorativa conclusiva visto che nel volgere di 1 o 2 anni andrò in pensione.

Passione politica, senso civico o desiderio di migliorare aspetti della sua città; cosa l'ha spinto a spendersi personalmente nel districato mondo della politica a Palermo?
 
Diciamo che io vengo da un "prepolitico" cioè da una formazione maturata all'interno dello scoutismo che mi ha portato a considerare come naturale l'impegno di tipo educativo come palestra per un impegno politico a tutto tondo. Come spesso accade il mio percorso poltico, nasce da un incontro nel 1985 con un giovanissimo sindaco eletto da appena un mese, Leoluca Orlando, che partecipando ad una manifestazione internazionale Scout che io organizzavo come responsabile provinciale  dell'AGESCI a Palermo. Venne a trovarci Villa Trabia   e rimase impressionato dalla capacità e dalla forza che i giovani avevano nel sognare e immaginare una città diversa;  erano gli anni in cui Villa Trabia era chiusa al pubblico ed era diventato un luogo "fantasma"; io riuscii a farmi consentire dalla proprietà che all'epoca era il Banco di Sicilia di poterla utilizzare per una intera settimana con apertura al pubblico con iniziative di giochi e celebrazione della settimana internazionale dello Scoutismo con tutto un programma che vedeva l'immaginazione al potere nel senso che invitava questi ragazzi ad immaginare come sarebbe stata Palermo nei prossimi 10 anni. Da questo comune intendimento nacque una amicizia molto forte oltre che politica con Orlando e quando nel 1991 venne fondata la Rete io fui tra coloro che aderirono tra i primi divenendo Consigliere Comunale della Rete nel 1994. Esperienza che durò fino al 1997.
 
Vista la sua esperienza nel campo dell'amministrazione e del managment, quali saranno i punti essenziali del suo operato qualora fosse eletto?
 
Qui dobbiamo assolutamente qualcosa che andrebbe spiegata anche a molti neo candidati al Consiglio Comunale che ovviamente seguo sui social media etc e che illustrano proclami come se si stessero candidando a diventare sindaci o addirittura come se si stessero candidando a diventare presidenti della Regione; è una cosa assolutamente ridicola perchè il programma del Consigliere Comunale non esiste. Esiste invece il sostegno o l'opposizione al Sindaco quindi tante velleità che io vedo esprimere pur di farsi votare dalle persone e che talvolta riguardano temi stratosferici mondiali o universali e che sicuramente sono una base della propria visione del mondo però hanno poco a che vedere con il ruolo del Consiglio Comunale. Si sceglie di candidarsi e io sono alla mia terza candidatura e so bene cosa voglia dire fare il Consigliere Comunale; vuol dire essenzialmente due cose, se si è Consiglieri di maggioranza, garantire in tutti i modi  che l'azione del Sindaco trovi nel Consiglio un sostegno forte  agli atti che l'amministrazione ritiene essenziali per realizzare il proprio programma; se si è un conisiglieri di opposizione,  consiste nell'esercitare il controllo che l'amministrazione stia operando nel rispetto delle leggi, nel rispetto della trasparenza e nel rispetto dei diritti dei cittadini. Quindi un Consigliere non è un "battitore libero", è un lavoro di grande passione e di grande umiltà sopratutto se si è Consiglieri di maggioranza, ruolo che ha davanti a se lunghe e lunghe sedute dove si è anche liberi di presentare delle delibere proprie anche se il 90% delle delibere che arrivano in Consiglio Comunale sono proposte dell'amministrazione.
 
Volendo immaginare esista un suo personale programma?
 
Per uno come me che ha cominciato il percorso che oggi abbiamo sotto gli occhi che è quello della trasformazione culturale della città come premessa essenziale per qualsiasi altro tipo di cambiamento che va dalla macchina in doppia fila al conferimento dei rifiuti fuori orario, il mio programma è portare a compimento questo processo nel superiore convincimento che tutte le volte che esso è stato interrotto ogni volta è stato necessario dire "dove eravamo rimasti?" e riprendere le fila. Sopratutto per riparare i guasti che erano stati fatti nel frattempo. Portare quindi a compimento il programma che abbiamo sviluppato a partire dalla Consiliatura 93-97 che consisteva nella rigenerazione culturale della città intesa come premessa essenziale per potere risolvere tutti gli altri problemi, da quelli più quotidiani spesso dovuti a forme di inciviltà,  ai problemi più vasti come quello di ribaltare l'immagine di Palermo nel mondo. Non possiamo immaginare il futuro di questa terra  attraverso una visione industriale, nè possiamo immaginare che la pubblica amministrazione sia l'unico motore che generi il reddito in una città. Quindi il problema era capire come trasformare Palermo e come regalarle un nuovo futuro di città internazionale e di cultura grazie anche alla convivenza di culture diverse.

Nel secondo mandato di Orlando, c'è qualcosa che secondo lei non ha funzionato o che si sarebbe dovuto fare meglio e cosa invece la ritiene soddisfatto completamente?
 
Dobbiamo iniziare valutando in che condizioni questa amministrazione si è insediata. C'erano due grandi aziende pubbliche municipalizzate  assolutamente sull'orlo del fallimento: AMIA e GESIP due aziende con all'interno migliaia e migliaia di dipendenti e quindi si può immaginare con quante famiglie dietro. Questa situazione di grandissimo allarme pesava sul bilancio comunale e sostanzialmente ha ritardato l'avvio di questa amministrazione. I primi due anni sono serviti a salvare questa città dal default con un colpo all'immagine che sarebbe stato terribile. Quindi possiamo dire che questa amministrazione ha ripreso solo tre anni fa da dove eravamo arrivati e se ci guardiamo intorno  quello che è stato fatto in questi tre anni ha quasi del miracoloso. Una città che è passata dall'essere capitale della mafia a capitale della cultura, con parti inserite come patrimonio arabo-normanno dell'UNESCO, una città che ha risanato le due aziende che dicevo prima senza perdere un solo dipendente, a portare all'attivo aziende come l'AMG del gas o l'AMAP dell'acqua, ormai a Palermo l'acqua non manca più nelle case. Quello che negli anni 90 è stato il coraggio nel ribaltare anche una concezione urbanistica della città che era ancora quella di Ciancimino quindi questa idea di stop al consumo di suolo a Palermo significa sostanzialmente riqualificazione di tutto e sopratutto l'idea che se Palermo vuole diventare quello che sta diventando deve rinunciare a cose che non sono più compatibili. Se scegliamo la ZTL e i commercianti si vengono a lamentare, dobbiamo spiegare che in Via Roma il commercio era già al collasso. Via Roma nacque strada commerciale nei pressi della stazione dove si veniva con le corriere dai paesi e si compravano pentole, i corredi del le figlie e quant'altro; oggi basta andare in un qualsiasi paese e a 300 metri c'è un enorme centro commerciale. Da qui la scelta delle crescenti pedonalizzazioni: ed è stato difficile per le resistenze avute ma in larga parte è stato attuato. Invito a ricordare cosa fosse Piazza Bellini, un tappeto di macchine posteggiate o cosa fossero Via Maqeda, piazza Borsa o piazza Sant'Anna anch'essa piena di macchine e oggi invece diventata un set. Hanno prenotato Palermo decine e decine di produzioni cinematografiche, Palermo sta diventando un set cinematografico proprio per le quelle caratteristiche che la rendono scenario ideale non soltanto per film sulla mafia e quindi Palermo diventa una città palcoscenico a livello nazionale e internazionale. A questo potremmo aggiungere tante altre cose che stanno completamente modificando e trasformando la mentalità del palermitano; oggi abbiamo un tram che ha cambiato la vita alle periferie in particolare a quella che più ha pagato in termini di emarginazione  che è la Brancaccio di Padre Puglisi.

Lei da giornalista pubblicista collabora con alcuni giornali, che opinione ha sul futuro dell'informazione web o cartacea. Dove siamo diretti?
 
Io credo che l'informazione mai come oggi abbia il grande dovere  di controllare e stare col fiato sul collo del potere, questo è il grande ruolo che ha l'informazione e per questo è sempre meglio ed auspicabile una informazione libera ed autonoma che non sia controllata dalla mano pubblica. Tenuto conto di come si svilupperà il processo democratico e come accanto a questo si svilupperanno anche delle forme complesse di leaderismo, per difendersi dall'eccesso di assemblearismo da una parte e dall'eccesso di leaderismo dall'altra parte, credo che l'unica funzione possa essere svolta dalla stampa che considero l'unica difesa non solo della verità ma soprattutto del diritto del cittadino di sapere. Mai come oggi purtroppo la presenza di hackers, fake news e di elementi che inquinano l'informazione per poter agevolare questa o quella "parte", ha bisogno di una stampa intelligente. Credo che oggi  il ruolo di giornalista sia duplice: da una parte preservare e conservare la memoria perchè è l'unico modo per evitare di ripetere gli errori commessi, dall'altra quella di proteggere le società dall'ascesa o di populismi o di leaderismi riuscendo a dire che "il re è nudo" e quindi anche utilizzando la satira, l'ironia,  ovviamente nel rispetto però della dignità persona.

Cosa augura alla città di Palermo e cosa agli elettori che dovranno scegliere con il loto voto il futuro?
 
Più che augurare mi sento di mettere in guardia gli elettori di Palermo dal possibile ritorno di amministrazioni che non abbiano una visione di Palermo come città internazionale e che continuino a pensarla come una città ripiegata su se stessa che si occupa esclusivamente dei propri bisogni quotidiani. Se  si dovesse interrompere questo difficile percorso si rimarrà una città normale dove per "normale" intendo una città che non attrae; oggi invece la sfida che il mondo pone ai dei territori è quella di attrarre  le migliori professionalità, i migliori investimenti le migliori garanzie per l’esercizio dei diritti civili. Un luogo i cui i diritti civili sono assolutamente centrali e vengono rispettati a prescindere da razza, religione e di attrarre da un punto di vista turistico. Per fare questo una città deve andare incontro al mondo e voglio ricordare che questa amministrazione ha una quantità di rapporti internazionali come nessuna città in Italia. L’attuale Sindaco più volte al mese riceve delegazioni di Paesi anche lontanissimi che vogliono conoscere Palermo, che oggi viene vista come modello di una città metropolitana in grado di mettere in pratica le opportunità del nostro tempo. Una città che dice no alle privatizzazioni dei luoghi, degli spazi e dei servizi; una città che dice si all'accoglienza dei migranti che addirittura considera "cittadini" automaticamente,  che consente una pacifica convivenza con etnie di ogni genere e in particolare con quella musulmana che oggi è l'unico antidoto al radicalismo islamico perchè soltanto se si ha un rapporto tra la città e la comunità etnica si ha anche la possibilità di avere da parte di questa comunità una collaborazione che nessuna intelligence riuscirà mai ad avere. Se c'è una intesa forte tra la città e la comunità e la comunità sa che al proprio interno ci può essere qualche elemento che può deviare verso forme di radicalismo, sarò la comunità stessa ad isolare questi elementi  e  a fornire informazioni. Ecco perchè ha grande importanza che a disposizione dei migranti di Palermo ci sia larga parte del centro storico e non un ghetto periferico adibito e costruito per loro come purtroppo si sta facendo in altre regioni città del nord. Nella misura si ghettizzano i migranti rendendoli cittadini di serie B ne perdi il controllo. Ma Palermo da duemila anni è una città multietnica e multiculturale, luogo di convivenze e tolleranza un modello per il mondo che si prepara.

Cronaca
Imponevano il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di estorsione
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REGGIO CALABRIA
- Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, gli investigatori della locale Squadra Mobile hanno eseguito 5 fermi di indiziato di delitto emessi nei confronti dei seguenti esponenti di vertice ed affiliati di rilievo della famiglia DE STEFANO di Reggio Calabria, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa e varie estorsioni aggravate dalla circostanza di aver agevolato la suddetta cosca della ‘ndrangheta reggina:

1. DE STEFANO Orazio Maria Carmelo, nato a Reggio Calabria il 11/02/1959;
2. DE STEFANO Paolo Rosario, già CAPONERA Paolo Rosario, nato a Melito Porto Salvo (RC) il 21/12/1976;
3. CAPONERA Paolo, nato a Reggio Calabria il 15/12/1979;
4. PRATICÒ Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 10/11/1965;
5. SARACENO Andrea, nato a Reggio Calabria il 28/09/1951.

L’indagine ha permesso di svelare i poliedrici interessi economici e le modalità di infiltrazione nel lucroso settore imprenditoriale dello smaltimento dei rifiuti da parte della potente cosca di ‘ndrangheta dei DE STEFANO, egemone nella città di Reggio Calabria, sia in seno alla società a partecipazione pubblica FATAMORGANA - creata dal Comune per la raccolta dei rifiuti nel comprensorio dell’A.T.O. (Ambito Territoriale Ottimale) n. 5 e dichiarata fallita in data 10.07.2012 – sia nel settore delle società private dell’indotto ad essa collegato.

I soggetti fermati su ordine della D.D.A. di Reggio Calabria sono accusati di aver fatto parte di un’associazione mafiosa (cosca DE STEFANO) che poneva in essere articolate attività finalizzate a generare e garantire il sostanziale controllo – anche attraverso il mantenimento di stretti rapporti (dapprima accettati, poi imposti con modalità intimidatorie) con AIELLO Salvatore della società a capitale misto FATA MORGANA S.p.a. e con manager di quelle a capitale privato operanti nell’ambito economico, divenendo per tale via determinatori e garanti di più ampie dinamiche delittuose caratterizzate da molteplici attività consistenti nell’imporre il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di tangente, la scelta di fornitori compiacenti e l’assunzione di personale gradito.

DE STEFANO Orazio Maria Carmelo è accusato di essere dirigente della cosca DE STEFANO, vertice della linea gerarchica, interna alla stessa, a cui era stata delegata l’infiltrazione del settore della raccolta dei rifiuti e la stipula di patti spartitori con le altre cosche coinvolte nel medesimo settore; nonché di aver impartito le direttive strategiche, incaricando il nipote Paolo Rosario DE STEFANO del coordinamento e direzione dei soggetti deputati a dare esecuzione alle citate strategie e patti spartitori.
In posizione subordinata rispetto a DE STEFANO Orazio, si colloca il nipote DE STEFANO Paolo Rosario, già CAPONERA, coordinatore della cosca DE STEFANO, con il compito di gestire i profili esecutivi dell’infiltrazione da parte dell’organizzazione nel settore della raccolta rifiuti, incontrando direttamente le parti offese, tra cui AIELLO Salvatore, al quale formulava minacce e richieste estorsive, riscuotendo le somme oggetto di estorsione, dando disposizioni agli altri concorrenti nel reato e successivamente delegando in sua vece il cugino CAPONERA Paolo nelle attività connesse alla consumazione delle attività estorsive.

CAPONERA Paolo, PRATICO’ Giuseppe e SARACENO Andrea, sono accusati di essere partecipi della articolazione territoriale dell’associazione di tipo mafioso ed armata indicata in premessa (cosca DE STEFANO) - ma CAPONERA Paolo anche quale coordinatore ed organizzatore delle attività operative dei secondi e degli altri sodali coinvolti, su mandato di Orazio DE STEFANO e Paolo Rosario DE STEFANO e nel tempo della loro detenzione - e di avere svolto nell’ambito della predetta cosca DE STEFANO compiti di esecuzione delle attività delittuose dirette ed organizzate da DE STEFANO Orazio e DE STEFANO Paolo Rosario, tra le quali quelle di rilievo strategico, prima richiamate, consumate ai danni della società a capitale misto FATA MORGANA S.p.a. e di quelle a capitale privato facenti parte dell’indotto. Gli stessi ponevano in essere articolate condotte finalizzate a dare esecuzione al pianificato controllo delle predette realtà societarie operanti nell’ambito della raccolta differenziata dei rifiuti e nella realizzazione di attrezzature ad essa funzionali, consumando molteplici attività delittuose consistenti nell’imporre il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di tangente, la scelta di fornitori compiacenti e l’assunzione di personale gradito, tra cui lo stesso CAPONERA Paolo, PRATICO’ Giuseppe ed altri sodali.

I soggetti fermati sono, altresì, accusati di estorsione aggravata e continuata in concorso, per avere, mediante violenza e minaccia, costretto AIELLO Salvatore a consegnare, a partire dall’anno 2002, una somma pari ad € 1.000,00-2.000,00 circa per ciascuna commessa e, a partire dall’anno 2005, una somma pari ad € 15.000,00 mensili agli esponenti della cosca DE STEFANO referenti per la gestione della specifica attività estorsiva o comunque delegati alla materiale riscossione; a concludere contratti con fornitori di beni e servizi indicate dai correi; ad assumere almeno sei soggetti, tra i PRATICÒ Giuseppe, fermato nella notte unitamente agli altri 4 indagati.

Su tale sfondo, le dichiarazioni rese da Salvatore AIELLO (già direttore tecnico della Fata Morgana S.p.a., ma di fatto suo amministratore), confermate dalle risultanze di pregresse investigazioni svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria (tra cui le attività d’intercettazione nei confronti degli esponenti della cosca DE STEFANO), hanno consentito di individuare le dinamiche criminali dello spolpamento della FATA MORGANA S.p.a. da parte della ‘ndrangheta, e più in generale delle infiltrazioni nel lucroso settore economico dei rifiuti che si regge su lauti finanziamenti pubblici, anche attraverso la creazione e gestione di società a partecipazione pubblica.

Le indagini hanno pertanto consentito di disvelare come il potente casato mafioso dei DE STEFANO di Archi di Reggio Calabria, nella sua articolazione capeggiata da DE STEFANO Orazio Maria Carmelo, sia riuscito ad intercettare ingenti risorse pubbliche destinate al servizio della raccolta dei rifiuti.

Dalle investigazioni svolte dalla Polizia di Stato, con il coordinamento della D.D.A. di Reggio Calabria, è anche emerso che qualsiasi difficoltà “ambientale” sorta nell’ambito del territorio in cui operava la società FATAMORGANA (18 comuni della provincia reggina), veniva affrontata e risolta grazie all’autorevolezza della cosca DE STEFANO che poteva far leva sul proprio prestigio mafioso riconosciuto dalle altre famiglie di ‘ndrangheta.

Non meno invasivo è stato il comportamento dei DE STEFANO nel settore dell’indotto, costituito principalmente da ditte specializzate nella fabbricazione e manutenzione dei mezzi della raccolta dei rifiuti.

Le attività criminali poste in essere dalla cosca DE STEFANO hanno finito per determinare l’inesorabile declino finanziario e la capitolazione della società mista Fata Morgana S.p.A. e delle aziende private dell’indotto.

Quanto al profilo delinquenziale dei soggetti sottoposti a fermo di indiziato di delitto, va detto che:

• DE STEFANO Orazio, occulto registra dell’intera operazione riguardante l’infiltrazione nel comparto rifiuti, è il fratello del capo storico don Paolo cl. 1943, ucciso in agguato mafioso ad Archi di Reggio Calabria il 13.10.1985. È stato latitante dal 08.03.1988 al 22.02.2004, allorché venne individuato e catturato, al termine di incessanti indagini svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, in un appartamento della città.

• DE STEFANO Paolo Rosario, già CAPONERA, nipote di Orazio DE STEFANO, è stato anch’egli latitante dal 18.11.2005 al 18.08.2009. Nell’anno 2002, acquisiva il cognome DE STEFANO, essendo stato riconosciuto come figlio legittimo del defunto boss DE STEFANO Giorgio Carmelo. Nel tempo, ha affermato la sua leadership criminale gestendo la latitanza dello zio DE STEFANO Orazio fino all’anno 2004, divenendone la sua “longa manus”.

• CAPONERA Paolo, primo cugino di DE STEFANO Paolo Rosario, ha favorito la latitanza di quest’ultimo e di DE STEFANO Orazio.

• SARACENO Andrea, storicamente organico alla cosca DE STEFANO, ha svolto l’incarico di responsabile dell’autoparco dei mezzi del Comune di Reggio Calabria ai tempi in cui ancora la raccolta dei rifiuti solidi urbani veniva effettuata ad opera dell’Ente Locale.

• PRATICÒ Giuseppe, zio di CAPONERA Paolo, è emerso durante le indagini per la cattura di DE STEFANO Paolo Rosario. Alcuni suoi cognati, ritenuti vicini alla famiglia DE STEFANO, vennero uccisi durante la seconda guerra di ‘ndrangheta. Sfruttando la posizione di dipendente delle società di raccolta dei rifiuti solidi urbani in città ed in provincia, ha svolto il ruolo di portavoce “privilegiato” degli interessi della cosca DE STEFANO.

L’odierna operazione di polizia - che fa luce un’ampia serie di condotte illecite poste in essere all’interno della più ampia dinamica criminale della cosca DE STEFANO - disarticola una delle linee gerarchiche di potere che compongono la struttura della suddetta consorteria della ‘ndrangheta reggina, ponendosi nell’alveo delle più recenti operazioni antimafia della D.D.A. di Reggio Calabria, denominate Sistema Reggio, Mammasantissima e il Principe, come ulteriore momento dell’azione di contrasto alla cosca DE STEFANO.

Cronaca
Nel magazzino delle bevande è stata trovata tutta la droga
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PALERMO - I Carabinieri dell’Aliquota Operativa e della Stazione di Monreale hanno arrestato il gestore e il dipendente di un pub di Ballarò, ponendo fine alla loro attività di spaccio. Si tratta di G. c. 37enne e B.f.p. 52enne entrambi palermitani, che sfruttando il loro locale, oltre a bibite e panini, spacciavano anche sostanze stupefacenti. In particolare, il dipendente era addetto allo spaccio al dettaglio, infatti in tasca aveva 19 dosi di marijuana e 350 € in banconote di vario taglio, mentre il gestore era il custode delle chiavi del magazzino dove era nascosto lo stupefacente e detentore delle somme di denaro più ingenti (in tasca al momento del controllo, aveva ben 6.430 €). Nel magazzino delle bevande sono state trovate altre 40 dosi di marijuana da 1 grammo ciascuna, 140 grammi di marijuana, 6 panetti di hashish per un totale di 547 grammi, 4 ovuli di pasta di hashish da 10 grammi cadauno, 19 dosi di cocaina da 0,20 grammi cadauna.
I due su disposizione dell’Autorità Giudiziaria sono stati tratti in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Giudicati con il rito direttissimo a seguito di convalida, entrambi sono stati posti ai domiciliari con braccialetto elettronico.

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