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Il caso
Ventuno i voti a favore della sfiducia, uno in più del quorum necessario
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LICATA - Angelo Cambiano, il sindaco anti-abusivi di Licata (Ag) che vive scortato perché minacciato più volte e contro cui ci sono state diverse intimidazioni compreso l'incendio di due case di famiglia, è stato sfiduciato ieri sera dal consiglio comunale. Ventuno i voti a favore della sfiducia, uno in più del quorum necessario. La mozione era stata presentata da 16 consiglieri comunali che gli contestano scelte sbagliate che avrebbero fatto arrivare meno risorse nelle casse comunali.

"Il vero motivo lo sanno tutti qual è, ma non hanno il coraggio di dirlo", replica Cambiano, pronto a tornare al suo mestiere quello di insegnante di matematica dopo essere diventato il simbolo della lotta contro l'abusivismo nella costa di Licata, dove sono in corso le demolizioni su ordine della magistratura in un clima di costante tensione. Cambiano, eletto meno di due anni fa, ha annunciato che impugnerà l'atto perché "le motivazioni riportate nella mozione sono solo bugie".

Critiche da ogni parte
Alfano strizza l'occhio al PD
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – La corsa a Palazzo D'Orleans per le prossime elezioni regionali previste per il 5 novembre offre già spunti interessanti e bagarre a mai finire. A pochi giorni dalla decisione del coordinatore di Forza Italia Gianfranco Micchichè di stabilire una intesa con Angelino Alfano che sembrava compiere un passo indietro sugli accordi con il centro sinistra, oggi invece si assiste ad un nuovo capitolo delle complesse strategie politiche messe in atto per raggiungere una certa stabilità necessaria per presentarsi forti e coesi all'elettore che dovrà rimescolare lo scacchiere nel comparto amministrativo della Regione Sicilia. Dopo la rottura di Forza Italia con il candidato Nello Musumeci adesso invece una riapertura sembra tenere banco tra le fila del centro destra: "La soluzione Nello Musumeci è in piedi ma c'è anche una ipotesi Armao". Il coordinatore Gianfranco Miccichè ammette di non essere riuscito a chiudere l'intesa nel centrodestra con Angelino Alfano che al momento invece sembra vicino ad un accordo con il centro sinistra e impegnato a convincere dissidenti di Area Popolare. Nel centro destra stesso anche Miccichè non è immune da critiche levate dal deputato della Lega Alessandro Pagano: "Lui sa che oramai Alfano si è accordato con la sinistra e che il loro candidato sarà Giovanni La Via. Per il PD si tratta di una gatta da pelare in meno dopo il "niet" di Grasso, dopo il fallimento di Rosario Crocetta e dopo che non hanno indetto primarie. A sinistra sono convinti di perdere ma con dignità e di questo si accontentano". Un quadro che non ha risparmiato critiche anche nelle fila dei pentastellati che nella voce di Alessandro Di Battista,  impegnato nel territorio a sostegno del candidato Giancarlo Cancellieri, esprime apertamente il suo dissenso: "Litigano i partiti fra loro, pensa a che livello di disperazione sono arrivati". Il candidato del movimento usa toni altrettanto forti ma prende di mira la "mala gestione" della Regione Sicilia: "Il deficit della regione è di 5,8 miliardi e l'ha fatto chi chiama il movimento 5 stelle inesperto. Se andremo al governo la prima cosa che farò sarà quella di rivolgermi alla Corte dei Conti e li porterò i libri". Cancellieri parla pure dell'annoso argomento degli sbarchi: "Chiederò di diventare commissario straordinario agli sbarchi: per i porti siciliani devono decidere i siciliani. Oggi la Sicilia è la porta di ingresso del flusso migratorio Piangiamo i morti ma la situazione è intollerabile e oggi non abbiamo voce in capitolo mente nella capitale i ministri litigano senza trovare soluzioni". 
Collegamentoi ferroviari
Per il primo tratto i lavori sono stati già finanziati e si prevede la conclusione entro il 2019
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GALLERY E VIDEO IN FONDO ALL'ARTICOLO


di Silvio Rossi



ISERNIA
- Il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Del Rio, ha firmato oggi mercoledì 9 agosto 2017, davanti a tutte la autorità cittadine e regionali, il protocollo d’intesa che prevede l’elettrificazione del tratto ferroviario tra Roccaravindola e Campobasso, opera determinante per stabilizzare i collegamenti dei due capoluoghi molisani con le città di Roma e Napoli.


Per il primo tratto, da Roccaravindola a Isernia, circa 18 chilometri, i lavori sono stati già finanziati e si prevede la conclusione entro il 2019, mentre il restante tratto fino al capoluogo regionale verrà cantierato al termine dei lavori del primo lotto, e dovrebbe concludersi entro il 2023.

 

L’intervento porterà un risparmio di tempo stimato dall’Amministratore delegato di RFI, Maurizio Gentile, valutabile in circa un quarto d’ora, ma soprattutto, andrà a ridurre il rischio di guasti che troppo frequentemente ha reso il viaggio dei pendolari molisani una vera odissea. Oltre agli interventi sulla linea, finanziati con circa 30 milioni, di cui metà messi a disposizione nel Contratto di programma tra Ministero e RFI, e per il resto dalla regione Molise attraverso il Patto per lo sviluppo firmato nel luglio dello scorso anno.


Alla presenza del sindaco Giacomo D’Apollonio, del Presidente della Regione Molise Paolo di Laura Frattura, dell’assessore regionale alle infrastrutture Pierpaolo Nagni e dell’AD di RFI Gentile, il ministro ha rivendicato come gli interventi odierni vanno nell’ottica di un interesse rinnovato per il trasporto su ferro intrapreso dagli ultimi governi. Ha detto il ministro che, mentre nel triennio 2012/14 sono stati investiti in ferrovie 4 miliardi in tre anni, nel triennio 2015/17 le risorse messe a disposizione dal governo sono state 32 miliardi.


Del Rio ha scherzato anche sul binario 20 bis, dal quale attualmente partono nella stazione Termini i treni per il Molise, dichiarando di aver saputo la cosa solo pochi giorni fa, scoprendo che la questione  è diventata ormai argomento di scherzo sul social Facebook - c’è un’apposita pagina - e che l’intervento va nell’ottica di risolvere questo annoso problema.
 

L'evento
La cerimonia avrà inizio alle ore 19.30 del 26 agosto nell’antica Masseria Del Vescovo, in via del Caravaggio 3, nel quartiere delle ceramiche di Grottaglie
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GROTTAGLIE - Il maestro ceramista di Grottaglie Giuseppe Fasano ha annunciato l’istituzione di un premio annuale Internazionale intitolato a Nicola Fasano per onorare la memoria del padre.
Tra le finalità del premio, oltre a stimolare la creatività artistiche e promuovere competenze specifiche nel campo della lavorazione della ceramica, vi è quella di tenere vivo il grande insegnamento del Maestro e Imprenditore Nicola Fasano come la sua lungimiranza nel pensare all'innovazione con la valorizzazione del capitale umano, organizzativo e relazionale e la sua intuizione di pensare all'innovazione come una dimensione caratterizzata dall'incrocio tra arte, spirito del luogo e tecnologia.

Per questa prima edizione il Premio Nicola Fasano 2017 è stato assegnato al medico di Grottaglie Salvatore Lenti, Presidente della Onlus Associazione Medici per San Ciro.
Sono stati individuati anche altre personalità del territorio meritevoli del “riconoscimento speciale ceramista Giuseppe Fasano
Il “premio internazionale Nicola Fasano” e i “riconoscimenti speciali ceramista Giuseppe Fasano” saranno consegnati in occasione della cerimonia che avrà inizio alle ore 19.30 del 26 agosto nell’antica Masseria Del Vescovo, in via del Caravaggio 3, nel quartiere delle ceramiche di Grottaglie.

La premiazione sarà preceduta da una relazione del professor Francesco Lenoci, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Patriae Decus della Città di Martina Franca, su "Storie di Creazione di Valore: le Ceramiche di Grottaglie" con un espresso richiamo la vita del Maestro Nicola Fasano e alla meravigliosa visione che l'ha illuminata: "Occorre educare ed educarsi alla Bellezza".

La serata sarà condotta dalla giornalista Rosa Colucci Rosa, direttrice delle riviste Extra Magazine e Avvocati. La conduttrice Rosa Colucci, laureata in archeologia classica e medievale all’Università di Siena, oltre alla direzione dei giornali e alla organizzazione di eventi, si occupa di comunicazione istituzionale, sociale e commerciale.
La giornalista Titti Battista responsabile della Organizzazione dell’evento sta curando anche gli ultimi aspetti relazionali.

Per la serata è attesa l’intervento della signora del jazz italiano la tarantina Cinzia Tedesco, grande protagonista del jazz italiano e europeo: in grande talento di origini tarantine, eclettico e versatile, capace di passare dagli standard jazz al rock alla musica classica, voce caldissima e potente dalle tonalità decisamente black, con un’estensione sorprendente, una tecnica invidiabile e un’ottima presenza scenica.

Il provveimento
La decisione di chiudere la via in pieno centro storico in quanto il passaggio delle auto potrebbe causare situazioni di pericolo per i pedoni
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Redazione
 
MARSALA (TP)
- Prima nei soli fine settimana ed ora anche tutti i giorni, limitatamente alle ore serali e notturne fino al mese di settembre, via Ludovico Anselmi Correale, nel centro storico di Marsala, resterà chiusa al traffico. La strada è quella che obbliga a proseguire per via Cammareri Scurti che, in questo periodo, è molto frequentata per le diverse attività (winebar, pub...) presenti.

 

La decisione di chiudere la via in quanto il passaggio delle auto potrebbe causare situazioni di pericolo per i pedoni, sia per gli spazi ristretti di via Cammareri Scurti che per i tanti tavolini che occupano il suolo pubblico della stessa sede stradale. Da qui il provvedimento a firma della dirigente della Polizia municipale Michela Cupini, dove si dispone la chiusura al transito veicolare di via L. Anselmi Correale dalle ore 21 alle ore 01 del giorno successivo, fino al prossimo 30 settembre.

L'operazione di Polizia
L'uomo è stato estradato in Italia e portato al carcere romano di Rebibbia
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Redazione

 

PALMI (RC) - Arrestato in Spagna nella città di Melilla il marocchino Abouaziz Hassan che a Dicembre del 2015 aveva tentato di uccidere la moglie strangolandola. La donna si era salvata solo grazie all’intervento dei poliziotti del commissariato di Palmi che erano prontamente intervenuti a seguito di una segnalazione. Le manette per l’uomo sono scattate in ottemperanza al mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Il movente del tentato omicidio era la separazione in atto tra i due coniugi e le problematiche afferenti l'affido delle due bambine nate dalla loro unione.
Le indagini degli uomini del Commissariato di Palmi, coordinate dal Procuratore della Repubblica, Dott. Ottavio Sferlazza e dal Sost. Proc. dott. Giorgio Panucci, hanno subito evidenziato la gravità dell'aggressione e la conseguente premeditazione del tentato omicidio da parte del marocchino che non sopportava l'idea di perdere la giovane moglie e, insieme a lei, le sue due figlie in tenera età.

Abouaziz, non solo aveva premeditato la morte della sua giovane sposa, aveva anche già programmato la sua fuga con le due figlie.
Infatti, allontanatosi dal luogo dell'aggressione appena si era reso conto dell'imminente arrivo della Polizia di Stato, lo stesso era andato a prendere le figlie che aveva preventivamente fatto custodire ad un suo ignaro amico di Gioia Tauro, ed era scappato fuori dai confini nazionali. L'attività investigativa incessante della Polizia di Stato ha fornito gli elementi necessari alla Procura della Repubblica per richiedere il mandato di arresto europeo che, appunto, nei giorni scorsi è stato eseguito dalle Autorità spagnole che hanno, altresì, preso in consegna le due figlie minori in attesa di affidarle alla madre che, nel frattempo, ha avuto l'affidamento esclusivo da parte del Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria. Nel pomeriggio di martedì 8 agosto 2017, il marocchino è stato estradato dalle Autorità spagnole in Italia dove è stato preso in consegna dagli Ufficiali di Polizia Giudiziaria della Polaria di Fiumicino per essere portato al carcere capitolino di Rebibbia. L'ennesimo caso di femminicidio è stato evitato grazie al pronto intervento della Polizia di Stato che, in assoluta sinergia con l'Autorità Giudiziaria, dimostra una particolare sensibilità nel prevenire i reati connessi a tale increscioso fenomeno e nel perseguirne gli autori.
 

Malapolitica
Ciro Borriello, è accusato di aver favorito la ditta 'F.lli Balsamo S.r.l', una importante realtà economica imprenditoriale operante nel settore dei rifiuti in varie province della Campania
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Redazione


TORRE DEL GRECO (NA) -  Fondi neri, corruzione, appalti pilotati: è per queste accuse che la Guardia di Finanza ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il sindaco di Torre del Greco (Napoli), Ciro Borriello, e di altre cinque persone. Si tratta dei rappresentanti della società Fratelli Balsamo Srl e di altri due imprenditori di Torre del Greco. Secondo l'accusa, le investigazioni "hanno rivelato un mercimonio della funzione pubblica svolta dal sindaco".

Accusato di aver favorito ditta rifiuti
  - Il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, è accusato di aver favorito la ditta 'F.lli Balsamo S.r.l', una importante realtà economica imprenditoriale operante nel settore dei rifiuti in varie province della Campania. Nello specifico le indagini hanno documentato che la società 'F.lli Balsamo', si legge in una nota della Procura di Torre Annunziata, ha "costituito mediante escamotages contabili, fondi neri di denaro contante, funzionali a ripagare lautamente gli atti contrari ai doveri di ufficio posti in essere dal primo cittadino". Tali somme "venivano consegnate al sindaco nel corso di incontri mensili in luoghi appartatati, privi di copertura di cellulari, mediante passaggi da un'auto all'altra". Nonostante tutto questo, gli incontri sono stati integralmente documentati con video-riprese e intercettazioni ambientali.

Ha fatto di tutto, secondo l'accusa, Ciro Borriello pur di favorire la ditta di raccolta rifiuti dei 'F.lli Balsamo':
aveva estromesso un'altra ditta e aveva anche rappresentato una situazione di pericolo per la salute pubblica priva di ogni fondamento. Già l'ingresso nell'appalto della società Balsamo, è stato ricostruito dalla Procura di Torre Annunziata, "è connotato da marcata illegalità essendo riuscita a subentrare artatamente nell'appalto dei servizi di igiene urbana per la raccolta differenziata alla ditta Ego Eco che si era aggiudicata il servizio per il periodo 21 maggio 2012-20 gennaio 2016 con importo complessivo di oltre 30 milioni di euro". E' stato proprio il primo cittadino, dice l'accusa, a determinare la decadenza dell'appalto della Efo Eco eseguendo "rigidi controlli in prima persona e in tempo di notte". Non solo, tra le 'iniziative amministrative' del sindaco "l'istituzione di un servizio sostitutivo di raccolta rifiuti svolto da dipendenti comunali incardinati in uffici diversi dalla Nettezza urbana, in totale violazione della normativa di settore nonché la rappresentazione di una situazione di pericolo per la salute pubblica artatamente creata per effetti di una certificazione emessa da competente ufficio dell'Asl Napoli 3Sud priva di ogni fondamento e riscontro".

L'operazione
L'accusa per i 15 volontari è di truffa ai danni dello Stato italiano e per una parte di essi anche di incendio
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Redazione


RAGUSA - La Polizia di Stato di Ragusa ha arrestato un uomo residente a Vittoria, D.D.V., facente parte di un gruppo di 15 volontari dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Santa Croce Camerina che, al fine di percepire indebite somme di denaro, appiccava incendi e simulava richieste di intervento. Tutti i 15 volontari, provenienti dalla provincia di Ragusa, sono indagati per truffa ai danni dello Stato italiano ed una parte di essi per incendio. Il Pubblico Ministero titolare delle indagini ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa la misura cautelare nei confronti di tutti e 15 gli indagati. Considerato il lasso di tempo trascorso dalla commissione degli ultimi fatti reato (2015), il Giudice ha valutato l´esistenza di un´attuale pericolosità solo nei confronti del capo del gruppo e non per tutti gli altri, ferme restando le fonti di prova acquisite e la sussistenza dei gravi indizi a carico di tutti i volontari indagati.

Le indagini - I Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Ragusa, nel maggio del 2015 hanno segnalato alla Squadra Mobile di Ragusa alcune anomalie connesse a delle incongruenze sulle schede di intervento redatte dal personale volontario del distaccamento di Santa Croce Camerina. Acquisiti gli elementi dal Comando, i poliziotti della Squadra Mobile hanno avviato un´indagine accurata al fine di verificare l´esistenza di fatti reato.

Le indagini dovevano intanto chiarire il motivo di eventuali richieste simulate per poi individuare gli elementi vulnerabili del gruppo criminale e quindi individuare i responsabili.
Presso il distaccamento prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i 15 indagati tutti nella stessa squadra.
Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi, diversamente, se restano presso la caserma, non hanno diritto ad alcun rimborso.
La prima anomalia riscontrata che ha permesso l´avvio delle indagini era da individuare sul numero degli interventi effettuati dal turno "D". Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per 3 volte in più. A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120 creando malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro.
Le indagini condotte dai poliziotti dalla Squadra Mobile, con il fondamentale e prezioso aiuto dei Vigili del Fuoco, hanno permesso di appurare quale fosse il modus operandi del gruppo criminale. I componenti del turno "D" erano conosciuti da tutti gli altri colleghi che operavano onestamente e la loro avidità ha permesso di far emergere le condotte criminali poste in essere.
o       Una modalità messa in atto era quella di simulare degli interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115.
o       In altre occasioni, i volontari, chiedevano "aiuto" a parenti ed amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi.
o       La terza e più grave tipologia di truffa ai danni dello Stato era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni.

Scandagliando le singole modalità messe in atto, è emerso che gli indagati, in alcuni casi, non si preoccupavano di utilizzare i loro stessi telefoni cellulari per simulare le richieste. L´esame dei tabulati telefonici delle utenze a loro in uso ha permesso di appurare che molti avevano effettuato, nel periodo 2013/2015, numerose segnalazioni false. Le richieste erano anche non verificabili, difatti segnalavano la presenza di "animali vaganti" così da non dover giustificare utilizzo di acqua o altri sistemi di spegnimento e soprattutto nessuno avrebbe potuto constatare la reale esistenza di animali che nel contempo avrebbero potuto lasciare la zona autonomamente.
Parenti ed amici venivano istruiti alla perfezione ma ogni tanto commettevano errori. Esaminando tutte le singole schede d´intervento è stata scoperta la ripetitività di alcuni nomi, poi risultati di parenti (anche loro coinvolti nell´indagine) degli indagati così come alcuni numeri di telefono ripetuti ma cambiava il nominativo del richiedente.


La terza modalità di truffa ai danni dello Stato era sicuramente la più grave in quanto si configurava mediante incendi appiccati solitamente con artifizi pirotecnici.
Più era vasto l´incendio e più avrebbero impiegato per spegnerlo; ciò che mettevano in atto non poteva essere controllato. Gli incendi, per loro stessa natura, non solo controllabili ma vengono alimentati dal vento e dalle condizioni climatiche in generale quindi, per volontà degli indagati venivano create condizioni di gravissimo pericolo.


Una volta chiarito il sistema creato dagli indagati, gli agenti della Squadra Mobile hanno installato, grazie alla collaborazione del Comando Provinciale, sistemi di localizzazione gps sulle autobotti ed i mezzi dei Vigili del Fuoco, così come sulle auto in uso agli indagati.
Questa tecnica investigativa ha permesso di appurare che D.D.V., con la complicità degli altri volontari, durante il turno di servizio, a bordo della sua auto si allontanava dal distaccamento di Santa Croce Camerina, appiccava l´incendio o effettuava una segnalazione falsa, poi rientrava in caserma ed aspettava che la centrale operativa del 115 li inviasse sul posto.


Il modus operandi messo in atto era infallibile in quanto la sala operativa del Vigili del Fuoco era sempre pronta ad inviare in soccorso il personale di servizio più vicino al luogo segnalato, quindi anche i volontari.
Oltre ai sistemi di pedinamento c.d. elettronico, la Procura della Repubblica di Ragusa ha autorizzato le intercettazioni di tutti gli indagati.


Fondamentali ulteriori fonti di prova venivano acquisite con quest´altro strumento investigativo, difatti gli indagati commentavano i diversi incendi dolosi appiccati o le simulazioni di richieste di aiuto da parte di inesistenti cittadini.
Al fine di porre subito un freno a questa pericolosissima attività criminale, gli indagati venivano convocati in ufficio e venivano loro contestate le numerose violazioni del codice penale.


Quasi tutti ammettevano le proprie responsabilità durante gli interrogatori, delineando, in modo ancora più chiaro, quanto già constatato con le indagini della Squadra Mobile.


Anche negli uffici della Polizia di Stato venivano intercettati i colloqui tra gli indagati e per loro stessa ammissione e reciproche accuse, emergevano e venivano cristallizzate ulteriori fonti di prova "loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco".
Gli indagati hanno commesso i reati prevalentemente nel territorio di Santa Croce Camerina luogo dove insiste il distaccamento dei Vigili del Fuoco volontari ma anche in altri territori vicini.


I fatti reato sono stati immediatamente interrotti per espressa volontà della Procura della Repubblica proprio per la pericolosità di quanto messo in atto dagli indagati. Questa scelta immediatamente eseguita dalla Squadra Mobile, ha interrotto la condotta criminale e quindi il GIP, in sede di valutazione delle esigenze cautelari, ha ritenuto di non applicare una misura restrittiva della libertà personale per 14 dei 15 indagati in quanto i fatti reato erano del 2015. Diversamente ha valutato la posizione di D.D.V. sottoponendolo agli arresti domiciliari perché ha continuato a reiterare il reato. Proprio quest´ultimo ha manifestato di possedere una capacità criminale spiccata e di non temere in alcun modo le conseguenze delle condotte poste in essere. Addirittura, in una occasione, D.D.V. asseriva di voler "fare scoppiare una bomba" pur di prendere le indennità spettanti in caso di riparazione dei mezzi di soccorso che non volevano concedergli perché non si trattava di un soccorso.


Gli indagati sono stati allontanati dal distaccamento e sono tutti residenti in provincia di Ragusa, parte a Vittoria, Santa Croce, Ragusa e Modica. Quasi tutti svolgono un´attività lavorativa anche se spesso non assunti regolarmente.
D.D.V. è stato arrestato durante l´attività lavorativa come addetto all´assistenza tecnica di impianti refrigeranti. Il volontario non ha opposto alcuna resistenza ed essendo a conoscenza dell´attività investigativa condotta non si è meravigliato quando ha visto gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa.

Taranto
Grande interesse per la presentazione del libro di Raffaele Cantone e Francesco Caringella
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di Chiara Rai

 

Il libro «La corruzione spuzza» (Ed. Mondadori)" di Raffaele Cantone e Francesco Caringella è stato presentato anche a Campomarino (Taranto). La pubblicazione si prefigge di avvicinare il cittadino al tema della corruzione, di far comprendere quanto le “mazzette” possano danneggiare, nel lungo o breve periodo, anche il singolo cittadino.

L’evento, organizzato nello stabilimento balneare POSTO 9 di Commenda, lungo la costa salentina è stato moderato da Alessandro Galimberti giornalista de Il Sole 24 ore.
Al dibattito sono intervenuti uno degli autori del libro Francesco Caringella Consigliere di Stato, Eugenio Albamonte nuovo presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Maurizio Carbone sostituto procuratore presso la Procura di Taranto e nuovo segretario generale del CSM, Stefania Baldassari, dirigente della casa circondariale di Taranto. Tra le altre autorità presenti anche il prefetto Francesco Tagliente già Questore di Firenze e di Roma nonché Prefetto di Pisa.

Gli Autori Raffaele Cantone e Francesco Caringella, impegnati da oltre vent'anni come magistrati penali nell'azione di contrasto alla malattia del secolo, proseguono la loro battaglia dalle postazioni strategiche di presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e di presidente di Sezione del Consiglio di Stato, istituzioni chiamate a vigilare sulla legittimità e la correttezza degli atti e dei comportamenti delle pubbliche amministrazioni.

Nel libro viene descritto come “la corruzione, grande o minuta che sia, entri ogni giorno nelle nostre case e ci renda più poveri. I soldi intascati dai corrotti significano opere pubbliche interminabili, edifici che crollano alla minima scossa di terremoto, malasanità, istruzione al collasso, cervelli in fuga, giustizia drogata, mancanza di investimenti stranieri, ambiente violentato, politica inquinata. È, quindi, un dovere civile rimboccarsi le maniche e lottare, con armi nuove ed efficaci. Le regole e il codice penale non bastano. Serve la prevenzione, legislativa, amministrativa e culturale. Ma serve, soprattutto, la ribellione indignata di ognuno di noi di fronte a quella «spuzza» di cui ha parlato papa Francesco nel suo indimenticabile discorso del 21 marzo 2015 davanti ai ragazzi di Scampia.

Il moderatore Alessandro Galimberti è stato molto abile nel far descrivere i giri vorticosi di favori, piaceri, collusioni che hanno coinvolto politici, burocrati, imprenditori. Dal dibattito è emerso che alla più accentuata pericolosità del fenomeno corruttivo non corrisponde, però, un'adeguata coscienza collettiva della necessità, etica e pratica, di reagire. “Un appalto pilotato, una licenza edilizia comprata, una sentenza truccata sembrano vicende che toccano i soldi pubblici, non le nostre finanze personali. E invece quel denaro rubato è anche nostro, perché la cosa pubblica è una ricchezza comune, e la sua gestione immorale danneggia tutti, privandoci di risorse, opportunità e prospettive”. 

 

L’Osservatore d’Italia ha voluto sentire le valutazioni del prefetto Tagliente, un Funzionario che ha sempre manifestato una particolare sensibilità per la iniziative antimafia e anticorruzione e alla luce dei recenti fatti di cronaca romana anche una acuta intuizione.
Da Questore di Roma infatti, Tagliente aveva avvertito il pericolo della criminalità organizzata e già nel 2011, promosse l’istituzione di un desk interforze tra magistrati e forze dell'ordine, per contrastarla più efficacemente a Roma . L'attivazione fu decisa il 28 0ttobre del 2011, dopo un vertice svoltosi presso la Procura organizzato procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile della direzione distrettuale antimafia di Roma e presieduto da procuratore capo Giovanni Ferrara.
Da prefetto di Pisa, appena 16 giorni dopo il suo insediamento, ritenendo fortemente probabile, l’interesse delle associazioni criminali ad inserirsi in mondo sommerso e silente nel tessuto socio-economico pisano convocò una riunione di coordinamento allargata alla Magistratura fiorentina e pisana e alla DIA chiedendo di costituire presso la Procura della Repubblica un “desk interforze antimafia”.


Dott Tagliente, intanto quali sono le esigenze primarie dei cittadini e degli operatori economici in tema di sicurezza? Cosa chiedono alle Istituzioni?

“I cittadini e gli operatori economici chiedono alle Istituzioni, alle Amministrazioni e agli Enti, di essere garantiti nel diritto di essere e sentirsi sicuri. In particolare i titolari delle attività commerciali ed imprenditoriali rivendicano il diritto di investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale”.
 

 

Perché ha pensato a un desk antimafia”?
“Perché sono convinto che un “desk antimafia” consenta un approccio investigativo più dinamico dei sistemi tradizionali, dove anche il “chiacchiericcio”, i semplici sospetti raccolti dagli organi di polizia, possono diventare materia di indagine.
Obiettivi del tavolo interforze, sono soprattutto il monitoraggio della presenza sul territorio delle mafie. Consente inoltre, di elaborare una strategia comune tra le forze dell’ordine, evitando così inutili sovrapposizioni nella lotta alla criminalità organizzata e alle mafie.
Può capitare che i sentito dire, i parlottii, i pettegolezzi, i chiacchiericci siano ritenuti insufficienti per una informativa di reato. Con il desk interforze antimafia più chiacchiere possono diventare un sospetto da non sottovalutare, in indizio utile alla Procura antimafia”.
Facendo riferimento al rischio di corruzione negli apparti amministrativi, è importante, Istituire un organo collegiale, per mettere a fattor comune tutte le conoscenze delle varie articolazioni interessate e sviluppare azioni congiunte finalizzate alla trasparenza, alla prevenzione delle possibili infiltrazioni della criminalità e dei fenomeni di corruzione nei vari settori degli apparati amministrativi.

 

Come fare ad ottenere risultati concreti?
Per attuare una efficace azione anticorruzione e antimafia, è necessario tenere presente l’esigenza di rispettare le competenze istituzionali e la possibilità di dare concreta attuazione alle misure che si propongono, tenendo conto degli strumenti giuridici offerti dall’Ordinamento. Oggi di antimafia, oltre alla Magistratura e alle Forze di Polizia, si occupano vari organismi governativi interforze.
Il contributo dell’Amministrazione comunale ai fini della lotta alla corruzione e alle mafie può essere decisivo, oltre che con il supporto alla magistratura e agli altri agli organismi governativi, con una azione diretta a prevenire ogni possibile forma di condizionamento degli amministratori locali, funzionari e impiegati comunali o addirittura di collegamenti diretti o indiretti degli stessi con la criminalità, nonché con più incisive misure per favorire la prevenzione e il contrasto di usura, gioco illegale, riciclaggio, traffico di stupefacenti e altre forme di illegalità.

 

E per una attività di prevenzione cosa potrebbero fare i Comuni?

I Sindaci delle città ritenute a rischio dovrebbero istituire un organo collegiale, un Desk anticorruzione e antimafia presieduto dal Sindaco o da un suo delegato, al fine di mettere a fattore comune tutte le conoscenze delle varie articolazioni interessate. Potrebbero così assicurare una più efficace prevenzione e al contrasto delle possibili infiltrazioni della criminalità nei vari settori commerciali ed imprenditoriali ritenuti sensibili, anche attraverso il continuo monitoraggio dei subentri e delle volture ripetute per la medesima licenza commerciale e con il monitoraggio degli appalti. Alle riunioni del Desk dovrebbero partecipare gli assessorati, i Dipartimenti, i Municipi, gli Enti e le Società partecipate che fanno capo al Comune, i rappresentanti delle associazioni delle categorie economiche e altri organismi di volta in volta ritenuti utili compresi i rappresentanti dei cittadini, nonché, in veste di consulente, un rappresentante dell’Avvocatura del comune.
Obiettivo del desk sarebbe quello di creare una rete che riduca il rischio di corruzione e gli appetiti della criminalità organizzata. Con la partecipazione e il coinvolgimento anche della comunità civile anche il chiacchiericcio (di chi ‘sente puzza di bruciato’” potrebbe rappresentare occasione di approfondimento. Si potrebbero valutare collegialmente anche i sospetti per segnalarli agli organi deputati a sviluppare le indagini. La sola conoscenza del ruolo del Desk anticorruzione potrebbe scoraggiare gli appetiti della criminalità”


 

Politica
Nelle fila dei pentastellati oggi Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista aprono i loro giochi di campagna elettorale
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di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Nuovo capitolo estivo nella corsa alle regionali previste per il prossimo 5 Novembre. Dopo la rinuncia alla candidatura dell'attuale Presidente del Senato Pietro Grasso seguita dalla immediata candidatura dell'attuale Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, anche il centrodestra è alle prese con una nuova polemica che porta scompiglio nelle fila di Forza Italia che fino a pochi giorni fa vedeva in Nello Musumeci il candidato ideale da presentare alle elezioni.

Ad oggi invece si rimescolano le carte e Forza Italia torna sui suoi passi rompendo con Musumeci a favore del coordinatore in Sicilia Gianfranco Miccichè che "aggiorna" le preferenze di Forza Italia motivate forse dal clamoroso riavvicinamento di Alfano a Silvio Berlusconi avvenuto pochi giorni fa. Angelino Alfano sembra tornare sui suoi passi e abbandonare il suo avvicinamento al centro sinistra; una sorta di "figliol prodigo" che torna nelle file di Forza Italia rafforzando cosi lo schieramento per renderlo più forte in vista delle prossime elezioni in Sicilia.
 
La tensione ovviamente è salita immediatamente e Nello Musumeci,  tutt'altro che disposto ad essere messo da parte, fa sapere che le divisioni all'interno delle coalizioni sono quasi sempre foriere di sconfitte e Schifani è intervenuto per stemperare la polemica: "La politica dei veti eccessivi è un limite per le grandi alleanze responsabili, Miccichè e Musumeci dovrebbero subito tornare a parlarsi nel nome degli interessi della nosta terra". I giochi per il Palazzo d'Orleans si arricchiscono di ulteriori sfide e Angelino Alfano stesso cerca di ricucire accordi con Miccichè mentre la rottura con Musumeci sembra essere gradita dai centristi che tendono verso la creazione di un nuovo e  grande partito popolare italiano.

Nelle fila dei pentastellati oggi Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista aprono i loro giochi di campagna elettorale con un mese fitto di incontri, riunioni e partecipazioni in mezzo ai cittadini, nelle spiagge e nelle saghe di paese a contatto con la popolazione locale. I due leader appoggeranno il candidato Giancarlo Cancellieri ed oggi presenzieranno a Marina di Ragusa. Il M5S dovrà dapprima fare i conti però con la fragilità della loro piattaforma che recentemente è stata "hackerata" con la clamorosa pubblicazione in rete dei numeri di cellulare di tutto "il corpo dirigenziale" del movimento. La famosa piattaforma Rousseau, strumento basilare per le modalità di adesione, iscrizione e tant'altro, si è vista compromessa ancora di più quando l'hacker responsabile della violazione ha fatto sapere d'essere in grado pure di poter cambiare i voti degli elettori per le prossime elezioni. Fatto gravissimo che mette a repentaglio la sicurezza, la credibilità e la segretezza del voto. 
Scambi Culturali
Di Girolamo: “Apprendo con piacere questa lodevole iniziativa di inclusione sociale che vede partecipe una nostra concittadina"
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Redazione


MARSALA (TP)
- Alla vigilia della sua partenza per la Turchia, Simoma Paladino ha voluto personalmente comunicare al sindaco Alberto Di Girolamo la nuova esperienza che l'attende. La giovane marsalese, infatti, parteciperà ad uno scambio culturale nella città turca di Adana, per approfondire il tema della condizione dei migranti in Europa. Da domenica 6 e fino al prossimo 13 Agosto - tramite l’Associazione JUMP IN – svilupperà il progetto “From Immigration To Integration”, rivolto a giovani tra i 18 e i 30 anni.

 

“Apprendo con piacere questa lodevole iniziativa di inclusione sociale che vede partecipe una nostra concittadina, ha affermato il sindaco Di Girolamo nel corso dell'incontro a Palazzo Municipale (presenti i genitori). Un argomento attualissimo, che tra l'altro ci vede coinvolti come comunità, su cui la nostra Simona avrà modo di arricchirsi culturalmente e professionalmente confrontandosi con i coetanei europei”. Al progetto, infatti, partecipano altri giovani provenienti da Germania, Turchia, Bulgaria, Macedonia e Ungheria. Simona Paladino – che rappresenterà l'Italia assieme ad altri tre connazionali – ha superato una selezione che teneva conto del curriculum (è laureata in Beni demo-etnoantropologici) e delle esperienze pertinenti alla tematica sociale (lavora nel centro di accoglienza Arca di Marsala), ma anche delle motivazioni personali che l'hanno spinta a partecipare al progetto.

Il caso
L'Avvocato Lipera che lo assiste: " In Italia abbiamo ormai una giustizia da incubo. O no?"
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di Chiara Rai

 

ENNA - “Incredibile e inaccettabile calvario giudiziario” denunciato in un esposto dal maresciallo dei Carabinieri Giuseppe La Mastra attualmente in servizio presso il nucleo radiomobile di Palagonia e negli ultimi dieci anni comandante della stazione di Catenanuova (Enna). Un servitore dello Stato che, si legge nell’atto presentato dal suo legale l’Avvocato Giuseppe Lipera, ha dovuto subire un onta gravissima che è quella di essere stato arrestato e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Nell’armadio riservato ai reperti di reato sono state ritrovate alcune cartucce e munizioni che hanno fatto scattare il processo penale nei confronti di La Mastra. Accusa archiviata, poi riaperta, poi ancora archiviata (ndr dopo un arresto e la sospensione dal servizio).

Insomma, un incubo iniziato a maggio del 2012 che sembrava tramontato con la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Enna del 18 ottobre del 2016: La Mastra non ha mai favorito la mafia. La sentenza di primo grado lo assolve con motivazioni salde e che appaiono fondate, quasi impossibili da confutare.
Invece no, nient’affatto, la Procura generale ha deciso di appellare la sentenza di assoluzione di primo grado emessa dal Tribunale di Enna.

Un appello dove viene addirittura chiesta una rinnovazione dell’istruttoria perché l’attività dibattimentale condotta dalla Procura di Enna è stata ritenuta “insufficiente”. O meglio la Procura generale ritiene che la sentenza di assoluzione sia addirittura “supinamente appiattita sulle dichiarazioni rese da La Mastra.

Difficile dunque non riuscire a comprendere i motivi per cui questo maresciallo, che tra l’altro ha dovuto anche assistere alla scomparsa prematura della moglie, si senta un “perseguitato”: “È oggettivamente una situazione assurda e inaccettabile per un Maresciallo dei Carabinieri – dice l’Avvocato Giuseppe Lipera, raggiunto telefonicamente dalla redazione de l’Osservatore d’Italia – In Italia abbiamo ormai una giustizia da incubo. O no?”. Con l’esposto viene chiesto alle autorità giudiziarie di effettuare tutti gli accertamenti necessari al fine di chiarire “le reali motivazioni che stanno alla base di questo accanimento”.
 

Dal web
Una comunità di circa 5.000 adepti fondata da un sacerdote deceduto
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CATANIA - Quattro persone sono state arrestate con l'accusa di atti di violenza sessuale commessi su minorenni all'interno di una congregazione religiosa, 'giustificando' gli abusi come azioni mistiche spirituali. E' quanto emerge dall'operazione '12 apostoli' della Polizia postale di Catania, coordinata dalla Procura distrettuale etnea, su una comunità di circa 5.000 adepti fondata da un sacerdote deceduto. Il gip ipotizza i reati di associazione per delinquere e violenza sessuale aggravata ai danni di minorenni

La ricorrenza
Era la mattina del 29 luglio 1983 quando un comando a distanza fa esplodere una Fiat 127 parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Federico Pipitone
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Redazione


PALERMO - "La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare".

Risuonano come una premonizione le parole del giudice Rocco Chinnici, nel 34esimo anniversario della sua morte. Era  la mattina del 29 luglio 1983 quando un comando a distanza fa esplodere una Fiat 127 parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Federico Pipitone a Palermo imbottita di tritolo. Insieme al giudice, muoiono 2 uomini della sua scorta: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l'appuntato Salvatore Bartolotta. Ad azionare il detonatore è il killer mafioso Pino Greco. Così muore all’età di 58 anni il padre fondatore del pool antimafia, di cui facevano parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello.
 

Politica & amministrazione
La situazione risulta davvero grave e i moltissimi fuochi ancora attivi sembrano resistere all'incessante sforzo dei reparti dei Vigili del Fuoco e Canadair
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Come se non bastassero mai, le polemiche tengono sempre banco evidenziando in ogni modo problemi, inefficenze e carenze ad ogni livello lasciando sempre un certo amaro in bocca per il nostro paese sempre alle prese con i soliti rimbalzi di colpe e responsabilità che sanno più di immobilismo che di vero impegno ed interesse a risolvere i problemi. Questo rovente luglio verrà ricordato per la quantità di ettari bruciati che in tutta Italia segna in modo indelebile una certa inversione di tendenza relativamente alla media degli incendi boschivi registrati nelle estati precedenti.
 
Le giornate di fuoco in molte regioni dello stivale carbonizzano ettari e aree intere causando copiose evacuazioni e vittime. Al momento il triste primato sembra proprio spettare alla Sicilia. La situazione risulta davvero grave e i moltissimi fuochi ancora attivi sembrano resistere all'incessante sforzo dei reparti dei Vigili del Fuoco e Canadair che da giorni si adoperano per domare le fiamme che avanzano alimentate da un clima torrido e da un maldestro vento caldo che peggiora la situazione. In presenza della Commissione ambiente del Senato a Roma, il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha polemizzato duramente senza peli nella lingua: "Lo Stato non ha rispettato la convenzione relativa alla fornitura di mezzi aerei lasciandoci improvvisamente disarmati dinanzi gli incendi quando non era più possibile ricorrere a mezzi alternativi senza violare le norme sugli appalti".
 
Una emarginazione che per Rosario Crocetta comporta un prezzo altissimo per la Regione che sembra dovrà ricorrere a enormi rimboschimenti. Il presidente della Regione ha ulteriormente spiegato che la richiesta di conferma della convenzione con i Vigili del Fuoco per fine maggio era stata inoltrata a Febbraio di quest'anno e il rinnovo non era stato consentito per motivi legati alla mancanza di mezzi da parte dello Stato e passati invece ad altri servizi con il disagio di dover far fonte all'emergenza dei roghi con 4 dei 10 eliccotteri causa manutenzione degli altri 6. Il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio ha risposto alle polemiche dicendosi sopreso di come si arrivi a coprire certe inefficenze regionali e come si tenda ancora a confondere la flotta nazionale con quella regionale. Curcio ha evidenziato inoltre che le Regioni e province autonome devono saper programmare e attuare le attività di previsione e prevenzione e lottare attivamente contro gli incendi boschivi dolosi con un piano dettagliato e rigoroso aggiornato anno dopo anno. Il Presidente della Regione Sicilia inoltre ha espressamente richiesto un importante inasprimento relativo alle pene per chi provoca incendi e si reputa "sottoposto ad attacchi su più fronti" riferendosi proprio alla criminalità organizzata ma anche quella dei pastori alla ricerca di nuove aree per pascoli: "Queste affermazioni anche se difficili da provare non possono essere escluse".
 
Polemiche e rimbalzi di responsabilità fra Palermo e Roma che non spengono affatto gli incendi che invece si propagano incessantemente da oriente ad occidente investendo la contrada Ferla di Cefalù, a Misilmeri in contrada Montagnola e anche contrade di Belmonte Mezzagno e Altofonte. Ad oriente roghi devastano zone del messinese, arree del Parco dei Nebrodi, zone di Piazza Armerina fino ad arrivare nelle vicinanze di Caltanissetta e oltre. Una situazione che lascia posto ad una certa amarezza mista a sincera preoccupazione per un fenomeno che quest'anno sembra aver raggiunto livelli inaccettabili.    
L'iniziativa
L'obiettivo è valorizzare le ricchezze storico archeologiche, artistiche, naturalistiche e non solo facendo da volano all'economia locale
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TARANTO -  Partito in sordina, una Startup pugliese promuove, valorizza ed esalta le bellezze del patrimonio culturale, storico, artistico e naturalistico del territorio, proponendosi anche come volano dell’economia. Il progetto, sviluppato per il settore Cultura e Turismo, da giovani Crispianesi è realizzato su un portale web attraverso Virtual Tour con lo scopo di promuovere, valorizzare ed esaltare sia le bellezze del patrimonio culturale, storico, artistico e naturalistico del territorio, sia le eccellenze agroalimentari, enogastronomiche e imprenditoriali locali.
Uno strumento di marketing innovativo (www.daydream360.it) capace di coinvolgere ed emozionare l’utente che usufruisce di tale esperienza, pensato e realizzato da una Azienda di giovani talenti di Crispiano chiamata Volare Alto (www.volarealtosrls.it): "Abbiamo voluto raccontare questa bella iniziativa anche con la voce del protagonista di Volare Alto srls, Michele De Cesare al quale abbiamo chiesto l'oggetto dell'idea del loro progetto e le garanzie di sicurezza dei servizi offerti. "Per garantire ai propri clienti un servizio sicuro e di qualità, ci avvaliamo di pilota e co-pilota regolarmente autorizzati all’utilizzo degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto in possesso di copertura assicurativa, dotati di sistemi di sicurezza per la prevenzione e la tutela di oggetti e persone come: il paracadute di sicurezza ed il terminatore di volo". Abbiamo poi chiesto quali ulteriori vantaggi per l'economia del territorio possono dare i servizi che offre il loro progetto e in particolare quali vantaggi per l'agricoltura.

"I droni stanno rivoluzionando i lavori nei campi e i dati sull'occupazione" ha esordito l'amministratore. "Le nuove tecnologie come i droni stanno rivoluzionando i lavori nel campo dell'agricoltura. Molti pensano che la campagna e l’agricoltura siano all’antitesi del mondo tecnologico e dell’innovazione. La realtà invece è molto diversa. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il settore dell'agricoltura e sta nascendo una nuova generazione di contadini 2.0. Lavorare i campi può essere la soluzione per i giovani del domani e non solo una battuta sull’attuale tasso di disoccupazione del nostro Paese. Nel 2015 gli studenti iscritti ad Agraria sono aumentati del 12% - Fonte Coldiretti- e tendenze positive si riscontrano per tutti gli indirizzi legati all’ambiente, all’alimentazione e al turismo. Stesso discorso anche per gli investimenti nel settore dell’agricoltura che è quello che fa segnare il maggior aumento degli occupati con un incremento record del 4,9% annuale. Il dato è quasi il triplo rispetto a quello fatto registrare nei servizi (+1,8%) mentre per l’industria il segno è addirittura negativo (-0,5%) nel 2016. Questo è quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del rapporto annuale 2017 dell’Istat presentato dal presidente Giorgio Alleva. Il ritorno alla terra è dovuto soprattutto anche alle nuove tecnologie che permettono dei metodi di coltivazione diversi rispetto a dieci o venti anni fa.

L’agricoltura – sottolinea la Coldiretti - si dimostra essere un settore anticiclico tanto da essere cresciuta anche durante gli anni della crisi mettendo a segno un aumento del 3,5% dal 2008 al 2016 a fronte di un crollo del 13,6% dell’industria. A favorire la crescita dell’occupazione è infatti anche il fenomeno del ritorno alla terra di molti giovani. Sempre secondo un’analisi Coldiretti quasi una impresa condotta da giovani su dieci in Italia opera in agricoltura (8,4%) dove sono presenti ben 51.123 aziende guidate da under 35, in crescita del 2016 del 6% rispetto all’anno precedente"

Giro di vite
Sanzioni e quattro ordini di allontanamento operati dai Carabinieri della Compagnia San Lorenzo
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PALERMO - Mondello, Arenella ed Uditore: questi i 3 quartieri interessati da un servizio di controllo del territorio svolto dai Carabinieri della Compagnia San Lorenzo, unitamente a personale della polizia municipale, finalizzato al contrasto del fenomeno dei parcheggiatori abusivi.
Dopo la recentissima riforma nel settore, avvenuta con legge nr. 48 del 2017 che ha introdotto speciali misure volte a rafforzare e tutelare la sicurezza delle citta', la vivibilita' ed il decoro dei territori, sono state sanzionate 12 persone intente a svolgere l’attività di parcheggiatore abusivo: per loro la contestazione amministrativa ammonta a 1000 euro, con la confisca obbligatoria delle somme percepite.
A 4 soggetti è stato anche notificato l’ordine di allontanamento: infatti gli articoli 9 e 10 della citata legge prevedono il potere di allontanamento dalla zona, nonché il divieto di accesso alla stessa, per un tempo massimo di 48 ore, per i parcheggiatori abusivi trovati a svolgere l’illecita attività in aree interne o nelle pertinenze delle infrastrutture adibite al trasporto pubblico locale.
Tra questi un extracomunitario senza fissa dimora e non in regola sul territorio nei confronti del quale è stato emesso il decreto di espulsione dal territorio nazionale.

Politica e polemiche
L'attuale presidente della Regione ha commentato la scelta di Pietro Grasso: "Grasso ha confermato che non si candida quindi il PD non può stare ad attendere"
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Il capoluogo siciliano si appresta a vivere nuove elezioni previste per il prossimo 5 novembre relative alla corsa a Palazzo D'Orleans. Il nuovo Presidente della Regione Sicilia coprirà un ruolo decisivo mentre questa legislatura oramai sta per chiudere i battenti. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha praticamente confermato la sua rinuncia a candidarsi nel ruolo di nuovo Presidente e proprio nello stesso giorno l'attuale presidente Rosario Crocetta, sfoggiando sorrisi sinceri ai giornalisti presenti in conferenza stampa accanto agli assessori Luigi Bosco e Mariella Lo Bello, ha ufficializzato la sua candidatura con un look estivo e sportivo, zainetto in spalla e megafono in mano. Pietro Grasso nel corso della cerimonia del Ventaglio ha motivato la sua scelta: "I doveri istituzionali di presidente del Senato sono al momento più stringenti ed è noto a tutti che negli ultimi giorni si sono avvertite fibrillazioni politiche nella maggioranza che sostiene il governo. I prossimo mesi saranno molto delicati". L'attuale presidente della Regione ha commentato la scelta di Pietro Grasso: "Grasso ha confermato che non si candida quindi il PD non può stare ad attendere qualcosa che non c'è ma deve decidersi; più che occuparsi di formare coalizioni fino ad adesso ha fatto viaggi della speranza". Toni che fanno comprendere che la sfida inizia e sembra essere già calda, Crocetta si sente pronto di fronteggiare a testa alta le primarie del PD e ha annunciato che sta preparando la lista "Il Megafono" mentre "Riparte Sicilia" resterà un contenitore più moderato al centro per chi lo preferisse ed ha aggiunto: "Giuseppe Lupo, Davide Faraone e altri si vogliono candidare? Bene che facciano le primarie seriamente senza farse e io vincerò come dicono i sondaggi; in questi anni di governo abbiamo salvato la Sicilia facendola ripartire, la mia candidatura non può essere scelta attraverso congiure di palazzo degli uomini che hanno sempre gestito il vero potere della Sicilia. Il mio governo ha lavorato bene quindi perchè non riproporlo?". Intanto il centrodestra, alle prese con una esigenza di riordino della coalizione, pensa ad una candidatura di Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè e il presidente del gruppo di Forza Italia all'Ars Marco Falcone stanno elaborando e concretizzando la candidatura in cui credono fortemente anche perchè sembra che Musumeci goda del consenso dell'area di Alfano. L'ultima parola spetterà a Silvio Berlusconi e presto si saprà se questa candidatura prenderà piede sul seio. Le elezioni sembrano avviarsi già calde coerentemente con le temperature estive già torride.
 
Cronaca
Lo Presti Tommaso è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo alla pena di anni 12 di reclusione, pena poi confermata con Sentenza della Corte D’Appello di Palermo
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Redazione


PALERMO - Quest’oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione ad un provvedimento emesso da parte del Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica (dott. Sergio Demontis) con il quale è stato disposto un sequestro beni per un valore complessivo di circa € 1.000.000,00 a carico di LO PRESTI Tommaso in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Voghera in quanto tratto in arresto nell’ambito dell’operazione denominata “IAGO”, verificatasi nel mese di 2014, con la quale erano stati tratti in arresto numerosi esponenti dell’organizzazione mafiosa facenti parte del mandamento di “Porta Nuova”.

Le indagini patrimoniali sono consequenziali alla citata operazione di polizia giudiziaria con cui si dimostrò che il LO PRESTI Tommaso aveva rivestito il ruolo di vertice del sopraccitato mandamento mafioso dirigendone le dinamiche delittuose con particolare riferimento alle attività estorsive, al traffico di sostanze stupefacenti, nonché alla gestione illegale di giochi e scommesse.

Per tale ragione, LO PRESTI Tommaso è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo alla pena di anni 12 di reclusione, pena poi confermata con Sentenza della Corte D’Appello di Palermo.

Il quadro probatorio raccolto nell’ambito delle indagini patrimoniali era in grado di dimostrare l’esistenza di beni immobili nella disponibilità del LO PRESTI Tommaso ma di fatto intestati a terze persone al fine di celarne la riconducibilità diretta e così scongiurare l’eventualità di un sequestro patrimoniale.

La complessa attività investigativa, svolta attraverso minuziosi accertamenti patrimoniali, ha così consentito di sequestrare un patrimonio illecitamente accumulato costituito dai sottonotati beni:

-  complesso dei beni aziendali riconducibile all’impresa individuale con attività di autoriparatore, avente sede in Palermo;

-  nr. 01 magazzino sito in Palermo, ove si svolge l’attività connessa alla suddetta impresa individuale;

-  nr. 01 abitazione sita in Palermo;

-  nr. 02 rapporti bancari, intestati alla coniuge.

Contestualmente, i Carabinieri di Palermo, a seguito di ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Palermo, a Palermo e Reggio Calabria, traevano in arresto rispettivamente:

-          DI GIOVANNI Tommaso, nato a Palermo il 07 giugno 1966, dovendo espiare la pena di anni 8, mesi 5 e giorni 10;

-          LO PRESTI Calogero, nato a Palermo il 13 dicembre 1952, dovendo espiare la pena di anni 9, mesi 4;

I predetti erano già stati tratti in arresto nell’anno 2011 nell’ambito dell’operazione denominata “Pedro” in quanto ritenuti elementi di vertice del mandamento mafioso di Palermo – Porta Nuova e per aver preso parte alle attività delittuose dell’organizzazione mafiosa segnatamente alle attività estorsive, al traffico di sostanze stupefacenti e alle rapine.

DI GIOVANNI è stato dunque associato alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, mentre il LO PRESTI Calogero è stato associato alla Casa Circondariale di Reggio Calabria.

Il ricordo
Intanto, è stata danneggiata la stele fatta erigere alla periferia di Agrigento dai genitori del giudice Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990
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PALERMO - Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha presieduto il Plenum del CSM dedicato al ricordo della figura di Paolo Borsellino a 25 anni dalla strage di Via d'Amelio, dove persero la vita anche gli uomini della scorta. Alla fine del Plenum, che ha all'ordine del giorno la pratica di Sesta Commissione relativa "alla pubblicazione degli atti su Paolo Borsellino", ci saranno le testimonianze della figlia Lucia Borsellino, del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti e dell'attore Luca Zingaretti che leggerà alcuni passaggi tratti dal volume editato dal Csm.L'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria della strage di via D'Amelio nel giorno in cui ricorre il 25esimo anniversario. Il presidente Grasso ha ricordato il "barbaro assassinio" del giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina". "Il nostro pensiero - ha detto - è rivolto alle famiglie". Al termine è seguito un lungo applauso dell'Assemblea e i senatori si sono alzati in piedi.

L'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria della strage di via D'Amelio nel giorno in cui ricorre il 25esimo anniversario. Il presidente Grasso ha ricordato il "barbaro assassinio" del giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina". "Il nostro pensiero - ha detto - è rivolto alle famiglie". Al termine è seguito un lungo applauso dell'Assemblea e i senatori si sono alzati in piedi.

"Di Paolo Borsellino ricordo il sorriso. Solare, simpatico, sempre pronto a farti uno scherzo: quante risate ci ha fatto fare quando rubava le paperelle che Giovanni custodiva gelosamente sulla sua scrivania per chiedergli poi il riscatto". E' il ricordo che il presidente del Senato Grasso lascia sulla sua pagina Facebook in memoria dell'amico Paolo Borsellino. "Frammenti di vita, - aggiunge - che mostrano il volto umano e privato del simbolo che onoriamo in questo triste anniversario. Professionalmente aveva un eccezionale talento, una passione viscerale e una ineguagliabile capacità di superare fatica e delusioni. Sapeva sempre dare il giusto consiglio ai colleghi più giovani: me ne ha dati tanti, preziosissimi, quando iniziai a studiare le carte del maxiprocesso".

"La tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia - ha detto il presidente Sergio Mattarella alla cerimonia di commemorazione di Paolo Borsellino al Csm -. Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di via D'Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato".

"Paolo Borsellino ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto. Sapeva bene che per il raggiungimento di questo obiettivo non è sufficiente la repressione penale, ma è indispensabile diffondere, particolarmente tra i giovani, la cultura della legalità", ha detto ancora Mattarella.

"Rivolgo un pensiero di gratitudine a tutti i familiari delle vittime della strage di Via D'Amelio - ha detto il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, nel plenum presieduto dal capo dello Stato -. Verso di loro avvertiamo il dovere di sostenere con forza un'insopprimibile domanda di giustizia; essa chiama tutti in causa, senza eccezioni, e dunque ribadiamo la necessità di fare luce piena su quegli eventi di sangue, fino in fondo e senza temere lo scorrere del tempo. Questo intendiamo ribadire alla presenza del Capo dello Stato".

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, al "ricordo vivo e profondo" della figura e dell'impegno di Paolo Borsellino deve accompagnarsi "l'impegno delle Istituzioni, della società civile, dei singoli cittadini nel contrasto alla criminalità organizzata". L'Assemblea di Montecitorio ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime, cui ha tributato alla fine un applauso unanime.

Intanto, è stata danneggiata la stele fatta erigere alla periferia di Agrigento dai genitori del giudice Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990. Il monumento si trova nel luogo in cui il magistrato venne assassinato. A fare la scoperta è stato un operaio che stava passando e che ha subito segnalato il fatto. A dare la notizia sono i responsabili delle associazioni "Amici del Giudice Rosario Livatino" e "TECNOPOLIS" di Canicattì, che da anni organizzano iniziative in memoria del magistrato per il quale è in corso di chiusura la Canonizzazione. Secondo i primi accertamenti qualcuno con un oggetto pesante - una pietra o un martello - ha spaccato in due il cerchio su cui c'era scritto "A Rosario Livatino..." facendo saltare il nome del giudice. Le associazioni presenteranno denuncia.

Ma c'è anche una buona notizia. L'Associazione Nazionale Funzionari della Polizia di Stato si è impegnata a occuparsi del restauro del busto di Falcone recentemente danneggiato a Palermo. "Non di onere ma di vero e proprio onore si tratta" ha evidenziato il Segretario Nazionale Enzo Marco Letizia che ha voluto sottolineare come "in una realtà complessa come quella siciliana i simboli rappresentano qualcosa di importante". "Per questo - ha aggiunto - non solo riteniamo essenziale ricollocare al più presto il busto del giudice Falcone ma crediamo sia significativo che a farlo siano dei Funzionari di Polizia. Poliziotti come erano gli uomini della scorta di Falcone e Borsellino caduti insieme a loro. Un segnale anche per i tanti poliziotti che oggi, come 25 anni fa, continuano a combattere il crimine di stampo mafioso. Una lotta che riteniamo essere una priorità per la sicurezza e l'economia del nostro Paese". Oggi, ricorda l'Associazione Nazionale Funzionari Polizia di Stato, ricorre l'anniversario della strage di Via d'Amelio "e riteniamo perciò particolarmente significativo ricordare quel tragico evento con un impegno a tenere vivi i simboli della lotta alla mafia".

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