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Cronaca
Una voce indipendente, spesso ostacolato per le sue inchieste scomode
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di Silvio Rossi

 

ROMA - Per molti italiani è stato Zorro. Lo Zorro radiofonico, sempre controcorrente, mai allineato, un esempio del giornalismo italiano.Ha iniziato a scrivere su Paese Sera e Tuttosport nei primi anni settanta, per passare a Repubblica nel 1976, anno della sua fondazione. Beha sarà però conosciuto dal grande pubblico prima per la sua collaborazione con Andrea Barbato in “Va Pensiero”, un contenitore culturale domenicale dove si alternavano interviste e approfondimenti su molti argomenti ai commenti delle partite del campionato in diretta, formula ripresa anni dopo nella trasmissione Quelli che il calcio. Parallelamente Beha inizierà la trasmissione radiofonica che lo identificherà, Radio Zorro, una trasmissione di servizio dove giungevano quotidianamente richieste di intervento su molti argomenti. Nel 1995 la trasmissione si fuse con la storica “3131”, diventando il caso dell’anno, con centinaia di chiamate in diretta ogni giorno.


Spesso ostacolato dalle dirigenze, sia di destra che di sinistra, ha continuato a portare avanti con coerenza le proprie trasmissioni (Brontolo in TV, Radio a Colori e Beha a Colori in radio), e le sue inchieste. Tra le sue pubblicazioni, le più conosciute sono state Italiopoli, un viaggio contro i poteri forti, e Indagine sul calcio, una denuncia delle combine che spesso si effettuano nel milionario mondo del pallone. A 69 anni Beha muore a Roma dopo una breve malattia, circondato dall’affetto della sua famiglia.

L’ordigno rudimentale, posto in una scatola di ‘plastica e probabilmente telecomandato, era stato lasciato fra due auto ferme nel parcheggio
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di Roberto Ragone

 

ROMA - Esplosione in strada, stamattina, attorno alle dieci, in via Marmorata, quartiere Aventino, davanti all’ufficio postale. Testimoni raccontano di aver sentito due esplosioni, la seconda più potente. L’ordigno rudimentale, posto in una  scatola di ‘plastica e probabilmente telecomandato,  era stato lasciato fra due auto ferme nel parcheggio riservato all’ufficio postale, e ha causato un principio d’incendio che ha danneggiato uno dei due veicoli, pare un furgoncino delle Poste. Sul posto, artificieri, scientifica e pompieri stanno vagliando le varie ipotesi, nessuna delle quali  al momento viene scartata. Prende tuttavia corpo il sospetto di una pista anarchica. La Polizia parla di ‘un atto dimostrativo, in quanto pare che l’ordigno non fosse atto ad offendere. Gli artificieri hanno rinvenuto anche due bottiglie di plastica da mezzo litro con residui di liquido infiammabile. Si stanno analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza, ma al momento non ci sono notizie in merito. Dopo l’esplosione, l’edificio delle Poste è stato evacuato in via precauzionale. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, e i magistrati di Piazzale Clodio attendono una informativa da parte delle forze dell’ordine intervenute. La zona è stata transennata

L'emergenza
Un dramma annunciato, dove come sempre la politica le istituzioni non riescono mai a trovare una risposta.
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di Marco Staffiero

 

E' emergenza criminalità, emergenza immigrazione, emegenza abitativa, emergenza rifiuti, disastri ambientali e crisi economica. Che altro aggiungere? A poche ore dalla strage avvenuta martedì notte nel quartiere Centocelle di Roma in cui hanno perso la vita tre sorelle rom di 20, 8 e 4 anni ha riacceso i riflettori sulla condizione di emergenza abitativa in cui vivono migliaia di persone di etnia rom e sinti in Italia. Un dramma annunciato, dove come sempre la politica  le istituzioni non riescono mai a trovare una risposta. Roma, come il resto del Paese sta vivendo una situazione catastrofica. Interi quartieri nel decrado più assoluto. Non facciamo una critica di colore politico, sono tutti responsabili. Nessuno escluso. 
 
Secondo l'ultimo rapporto annuale elaborato dall'Associazione 21 Luglio, a fronte di un numero imprecisato di persone appartenenti alle comunità rom presenti in Italia (le stime si mantengono all'interno di un'ampia forbice compresa tra le 120.000 e le 180.000 unità), sono circa 28.000 unità le persone di etnia rom e sinti che vivono in emergenza abitativa, ovvero in baraccopoli formali, in baraccopoli informali, in micro insediamenti, in centri di raccolta rom. Circa 1.300 persone, in prevalenza sinti, vivono invece in una cinquantina di microaree collocate nell'Italia Centro-Settentrionale. Le baraccopoli istituzionali, insediamenti monoetnici totalmente gestiti dalle autorità pubbliche, sono 149 in totale e si distribuiscono su 88 comuni dal Nord al Sud del Paese. Ben 18.000 sono le persone di origine rom che vivono in questi insediamenti, tra questi, il 55% ha meno di 18 anni, il 37% possiede la cittadinanza italiana mentre sono 3000 i rom provenienti dall'ex Jugoslavia che si stima siano a rischio apolidia, tra essi la metà sono minori.
 
Negli insediamenti informali, prosegue il Rapporto, è stata calcolata la presenza di circa 10.000 unità - per il 90% di nazionalità rumena - mentre i centri di raccolta per soli rom attualmente attivi sono 3, due al Nord e uno al Sud. Le condizioni di vita dei rom che vivono in questi insediamenti sono nettamente al di sotto degli standard igienico-sanitari, l'aspettativa di vita tra queste persone è di 10 anni inferiore rispetto alla media della popolazione italiana. Negli insediamenti informali e nei micro insediamenti il 92% dei residenti sono di cittadinanza rumena. L'Italia, ha lamentato l'Associazione, anche nel 2016 ha perseverato con la "politica dei campi" così come l'attuazione della Strategia Nazionale d'Inclusione dei Rom. La questione dell'alloggio è l'ambito che ha registrato i risultati più scarsi e nel corso del 2016 tre enti internazionali di monitoraggio dei diritti umani hanno diffuso le loro raccomandazioni sull'Italia.
Cronaca
Le bambine avrebbero riferito inoltre al padre che il nonno sarebbe entrato in bagno mentre facevano la doccia
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di Angelo Barraco
 
 
CASARANO – Le storie d’amore non sempre hanno un lieto fine e non sempre l’arrivo dei figli riesce a sanare le crepe pregresse, che con il passare del tempo diventano vere e proprie voragini che inghiottiscono lentamente la coppia in un baratro di incomprensione senza via d’uscita . Giampietro è sposato con una donna con la quale ha avuto tre figli. La coppia inizialmente risiede in una casa adiacente a quella dei genitori di Giampietro ma successivamente si trasferisce in una nuova abitazione. Il matrimonio sembra però non andare bene poiché sembrano esserci problemi all’interno della coppia, anche se  l’arrivo della terza figlia calma un po’ le acque. La quiete però sembra essere di facciata e la donna –a detta di Gianpietro- ben presto inizia a  manifestare un certo malessere che successivamente sfocia in vero e proprio turpiloquio, anche davanti alle figlie.
 
Il marito rimprovera alla donna inoltre di non adempiere alle faccende domestiche, pretendendo invece che siano le figlie ad occuparsene.  Alle bambine piaceva uscire insieme ai genitori e mangiare fuori, ma la reazione della madre –a detta del marito- non era propriamente positiva e accomodante e non appena arrivati sul posto sembra che la donna si rifiutasse persino di entrare all’interno del locale. Dai racconti resi dal marito emerge che la donna, quando si arrabbiava, diventava piuttosto aggressiva e avrebbe addirittura ferito le figlie con le unghie fino a lasciare dei lividi. Il marito accusa inoltre la moglie di aver trascurato le figlie anche nel vestiario poiché avrebbe fatto indossare loro abiti strappati e scuciti, malgrado ne avessero altri a casa e quando andavano da amici avrebbe fatto indossare loro  maglioncini sporchi e avrebbe imposto di non togliere il giubbotto.
 
Tale trascuratezza estetica avrebbe fatto nascere nelle figlie un profondo senso di vergogna nel relazionarsi con l’esterno tant’è  che –stando ai racconti del padre- una delle figlie si sarebbe rifiutata persino di scendere  al supermercato perché la madre le avrebbe fatto indossare pantaloni troppo corti. Secondo quanto dichiarato da Gianpietro, questo era uno dei motivi principali per cui litigavano spesso e la donna cominciava ad inveire anche contro le bambine, usando toni minacciosi. L’uomo inoltre accusa la donna di tener le bambine chiuse in casa e di non farle uscire, causando loro problemi di moto, la accusa di privarle dei loro giochi e di far sparire quelli che erano i regali della sua famiglia. Giampietro racconta che un’estate si trovava a casa e stava facendo dei lavoretti, la moglie si era alzata alle 10.00 e aveva cominciato a sgridare le figlie con parole piuttosto pesanti, lui, accortosi di ciò sarebbe entrato in casa dicendo alla moglie che non  avrebbe dovuto permettersi di toccare le bambine perché –secondo quanto asserisce Gianpietro- la donna aveva morso la figlia più grande lasciando i segni dei denti, il tutto sarebbe avvenuto soltanto perché la figlia avrebbe sbagliato a dire una parola al telefono con la madre di una compagna di scuola.
 
Anche i suoceri di Giampietro avrebbero influito in questo clima di tensione familiare, cercando di screditare alle bambine la figura padre in modo esplicito attraverso  ingiurie e usando toni minacciosi. Le piccole però raccontano tutto al padre, raccontano che il nonno gridava e batteva le mani sul tavolo dicendo frasi sconnesse e tutto ciò le impauriva. Le bambine avrebbero riferito inoltre al padre che il nonno sarebbe entrato in bagno mentre facevano la doccia, loro avrebbero cercato di farlo uscire mentre lui avrebbe cercato a tutti i costi di asciugarle. Giampietro parla di un clima di tensione e controllo in casa, dove alle bambine veniva proibito di chiamare il padre al cellulare e se il padre le chiamava loro sarebbero state obbligate a fare ascoltare la telefonata anche alla madre e in caso contrario avrebbero subito minacce. Le piccole parlano con il padre e raccontano un disagio familiare e un malessere che le turba e le inquieta, dove la serenità e la tranquillità sembra ben lontana da quelle mura.
 
La moglie permette a Giampietro di uscire con le bambine una volta a settimana per un’ora e tale momento implicherebbe un costante monitoraggio, da parte dei nonni, sugli spostamenti. Gianpietro parla inoltre di testimonianze raccolte dalle figlie in merito a maltrattamenti –che sarebbero avvenuti per mano dei nonni-  nei confronti della  più piccola; avrebbero raccontato infatti che alla piccola veniva dato troppo latte e che se lei non lo avesse bevuto tutto le bloccavano mani e piedi. Gianpietro spiega che la moglie  preferiva lasciare le bimbe sempre a casa dai suoi genitori dopo la scuola, piuttosto che a casa sua malgrado lui finisse prima di lavorare. Un giorno una delle figlie avrebbe raccontato al padre che mentre era seduta al tavolo, il nonno si sarebbe messo al suo fianco e avrebbe infilato la mano all’interno dei pantaloni toccandole il sedere.
 
Nel gennaio del 2009 Giampietro denuncia al Tribunale per i Minorenni di Lecce gravi abusi e molestie sessuali ai danni delle figlie da parte del nonno materno. Questa è la storia di un padre che aveva ricevuto le confidenze delle figlie maggiori e ritenne di dover fare un esposto al Tribunale per i Minori perché non sapeva come arginare una situazione di pericolo. Le parti in causa hanno sempre negato le accuse contestate. In merito alle accuse di natura sessuale c’è da precisare che sono soltanto attenzioni e non sono mai sfociate in vera e propria violenza sessuale. Lui fece un esposto al Tribunale dei Minori e–come ci spiega l’Avvocato- entro tre mesi furono portate via le figlie da entrambi i genitori e inserite in un istituto e si avviò un’indagine di natura civilistica. Le bambine ne hanno risentito tantissimo di questa situazione poiché il Tribunale dei Minori le ha riaffidate alla madre in costanza di indagine penale per violenza nei suoi confronti e nei confronti di suo padre. Le figlie sono state ascoltate in sede di incidente probatorio ben oltre due anni dopo i fatti e non hanno confermato le violenze.
Il caso
L'esposto è stato presentato in questura dal legale di Landucci, avvocato Susanna Campione il 9 gennaio 2017
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LUCCA - La ex moglie di Mario Cipollini, Sabrina Landucci, ha denunciato l'ex campione di ciclismo per lesioni. L'esposto è stato presentato in questura dal legale di Landucci, avvocato Susanna Campione il 9 gennaio 2017, secondo quanto riferisce oggi l'edizione online de La Gazzetta di Lucca. La Procura di Lucca ha aperto un fascicolo e il pubblico ministero che si occupa della vicenda è il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Mariotti. 


L'episodio cui fa riferimento la denuncia si è svolto alcuni mesi fa all'interno di una palestra a Lucca, la donna sarebbe stata afferrata violentemente per il collo e costretta a fare ricorso alle cure del Pronto Soccorso. L'aggressione sarebbe avvenuta davanti a testimoni che si trovavano in quel momento nella palestra.

La Procura di Lucca ha aperto un fascicolo, affidato al sostituto procuratore della Repubblica Antonio Mariotti. Sarà il magistrato a valutare se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di lesioni o, eventualmente, archiviare la denuncia.

Mario Cipollini e Sabrina Landucci erano da tempo separati e il 16 dicembre 2016 avevano divorziato. Cipollini, 50 anni, è stato tra i migliori velocisti di tutti i tempi. Ha alle spalle un palmarès d'eccezione, con il record di vittorie al Giro d’Italia (42) e il titolo iridato conquistato nel 2002 a Zolder (Olanda). Si ritirò dalle competizioni nel 2005. Nel suo passato ci sono anche diverse disavventure giudiziarie, dalle quali è uscito sempre prosciolto sia in sede penale che in sede civile.

Sarà ora il magistrato a valutare se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di lesioni o, eventualmente, archiviare la denuncia. Mario Cipollini e Sabrina Landucci hanno divorziato il 16 dicembre 2016.

Bufera giudiziaria
L'inchiesta riguarda una serie di appalti di servizi pubblici che hanno interessato al momento la manutenzione del verde pubblico in città e nei cimiteri
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TERNI - Bufera giudiziaria nel capoluogo umbro dove a finire in manette è il primo cittadino e un componente della squadra. Il sindaco del Comune di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e l'assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari, entrambi del Pd, sono stati arrestati, ai domiciliari, nell'ambito di un'indagine di polizia e guardia di finanza su una serie di appalti di servizi pubblici a cooperative locali.
A due componenti di cooperative sociali di tipo B è stato invece applicato il divieto temporaneo di esercizio dall'attività d'impresa.

L'indagine, in corso da tempo, ha riguardato una serie di appalti di servizi pubblici che hanno interessato al momento la manutenzione del verde pubblico in città e nei cimiteri, la gestione dei servizi cimiteriali e quella dei servizi turistici presso l'area della cascata delle Marmore. Tutti predisposti e gestiti - hanno rilevato gli investigatori - dall'attuale giunta municipale di Terni.

Secondo la procura di Terni il quadro emerso ha consentito di fare luce su quella che viene ritenuta la "illecita gestione della cosa pubblica" negli anni a cavallo tra il 2011 e il 2016 che invece di operare nel rispetto delle rispetto delle regole comunitarie e nazionali della libera concorrenza finalizzata alla scelta del miglior contraente, è stata improntata all'alterazione delle regole di mercato secondo un sistema illegale finalizzato a favorire le stesse cooperative sociali di tipo B, operanti nel territorio di Terni e con affluenza extraprovinciali ed extraregionali. Attraverso - secondo l'accusa - l'individuazione e il successivo inserimento nei bandi di gara di requisiti "spaziali" e "strutturali" quali il possesso di un'unità operativa sul territorio e l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Cronaca
Sulla scomparsa di Emanuela Orlandi ha dichiarato: "L'omicidio di Michele Sindona e quello di Roberto Calvi sono legati al sequestro Orlandi"
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di Angelo Barraco
 
L’ex Boss della Banda della Magliana Maurizio Abbatino, detto “Crispino”, noto al grande pubblico attraverso la serie ‘Romanzo Criminale’ con il nome “Il Freddo”, è adesso fuori dal programma di protezione che gli garantiva un’altra identità e una sicurezza. La stessa sicurezza con il quale la Banda della Magliana, dagli anni 70 fino in poi,  ha mosso i propri fili sulla città eterna, impregnando di sangue e piombo i mattoni e le pietre calpestate nei secoli da Re e conquistatori che hanno saputo modellare continuamente il suo volto.  Oggi Maurizio Abbatino non è più il Re della Roma conquistata a suon di spari, rombi di autovetture che fuggivano nella penombra e Rolex d’oro ai polsi. Quella città non fa più parte della vita di “Crispino”, che in un’intervista che ha rilasciato a Repubblica ha dichiarato “Non ero un boss ma un re. E adesso faccio fatica anche ad arrivare alla fine del mese: da quando mi hanno sbattuto fuori dal programma di protezione mi hanno tolto la casa e l'identità di copertura”. Il suo programma di protezione è terminato nel 2015, quando il Servizio Centrale del Viminale ha stabilito che per lui non vi fosse più alcun pericolo, adesso Crispino è un uomo libero ma la sua libertà si scontra con quello che è il suo passato poiché nel 1993, grazie alle sue dichiarazioni sono stati arrestati numerosi affiliati alla Banda della Magliana e oggi, molti di loro sono liberi. In merito a questo punto, Abbatino ha dichiarato a Repubblica “Non è solo per quello che ho detto che sono un bersaglio. Ma per tutte le cose che so e che non ho raccontato perché impossibili da dimostrare”. Nell’immaginario collettivo la Banda della Magliana rappresenta  la più grande organizzazione criminale italiana di tutti tempi, attraverso il quale si sono mossi innumerevoli personaggi che hanno saputo  tessere oscure trame attraverso azioni criminali atte a destabilizzare il potere costituito e l’ordine nazionale. Molte vicende che coinvolgono – direttamente o indirettamente- la Banda e i suoi componenti rimangono ad oggi senza risposte. Nel corso dell’intervista di Repubblica ad Abbatino viene chiesto cosa resta oggi della Banda della Magliana e lui risponde “Sopravvive attraverso persone che della Banda non hanno fatto parte ma che con noi sono entrati in contatto, e che solo per questo si sono fatti un nome. Per molti la Banda della Magliana è stata un'ottima garanzia”. Ha parlato inoltre di Carminati e del processo Mafia-Capitale “Io non ci voglio andare in quel processo. Carminati l'ha sempre fatta franca e anche questa volta finirà che lo grazieranno e sconterà solo qualche anno. Ha negato i suoi rapporti con noi della Magliana, ci ha chiamato "quelli che spacciavano droga". Per il tentato omicidio Parenti-Marchesi  c'era anche lui. L'ho detto anche in tribunale: era in macchina con me. Eppure è stato assolto, con un alibi tirato fuori a distanza di anni grazie alle amicizie che avevamo all'ospedale militare del Celio. Da quando è stato imputato nel processo per l'omicidio Pecorelli, Carminati è sempre stato protetto”. Nel corso dell’intervista parla anche del sequestro di Emanuela Orlandi “L'omicidio di Michele Sindona e quello di Roberto Calvi sono legati al sequestro Orlandi. Se non si risolve il primo non si arriverà mai alla verità sulla fine di Calvi e sulla scomparsa della ragazza. I tre casi sono collegati da un flusso di soldi finiti nelle casse del Vaticano e mai restituiti”. 
 
Negli anni 70 Trastevere era un quartiere povero, dove le case sono prive servizi, abitate da operai e piccoli artigiani. Nel quartiere, di notte si svolgono attività criminali come prostituzione e bische clandestine. Tra questi vicoli c’era il forno della famiglia Giuseppucci, famiglia semplice. Franco, il figlio del proprietario, lavora lì sin da bambino ed è proprio in quel contesto che si guadagna  il suo soprannome, “Er Fornaretto”. Ma il Fornaretto all’odore del pane preferisce l’odore dei soldi, così nel tempo libero frequenta una sala di corse ad Ostia, dove impara che i criminali godono di rispetto e che i soldi si possono raddoppiare facilmente come altrettanto facilmente si possono perdere. Nel 1976 Franco Giuseppucci ha poco meno di 30 anni, ha compiuto qualche piccola rapina, decide che deve rischiare e come prima mossa stringe amicizia nell’ambiente criminale locale, offrendosi di custodire armi nella roulotte di sua proprietà. 
Il 14 gennaio 1976 la roulotte viene perquisita e viene sequestrato l’arsenale e Giuseppucci viene arrestato. Pensa che la sua carriera da criminale termina con l’arresto, ma è proprio l’ambiente carcerario di Regina Coeli ad offrirgli nuove alleanze, acquisisce la fama di duro ed un nuovo nome di battaglia: “Er Negro”, per via della sua carnagione scura. Quando esce ha capito dove ha sbagliato e si è prefissato un obbiettivo, diventare il più importante boss della mala romana. La prima regola di un boss è avere un gruppo d’uomo, Er Negro recluta i suoi amici di sempre. Il primo ad essere reclutato è Renzo Danesi. Er Negro ha stretto alcune alleanze, ma all’inizio del 1977 è ancora un piccolo criminale di quartiere, ha ripreso a custodire armi per conto d’altri. Questa volta le tiene con se, nascoste in un borsone all’interno della sua auto, fino al giorno in cui la sua auto viene rubata. Infuriato per il furto inizia a cercare colui che ha commesso il furto, le informazioni che raccoglie lo conducono ad un giovane ladro del quartiere Magliana, Maurizio Abbatino detto “Crispino” per via dei suoi capelli ricci. Giuseppucci deve decidere se andare da Abbatino e vendicarsi per il furto oppure allearsi. Giuseppucci propone a Crispino di usare insieme quelle armi per mettere in atto un colpo che li possa arricchire per davvero. La proposta viene accolta e nasce così la Banda della Magliana. 
L'Operazione
Carabinieri del Gruppo Forestale di Terni in azione per prevenire il fenomeno
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TERNI - Prosegue incessante l’attività di prevenzione e contrasto delle attività illegali nel comparto agro- alimentare da parte dei Carabinieri del Gruppo Forestale di Terni. In particolare, a seguito di svariate segnalazioni pervenute da alcuni cittadini e dalle associazioni di pesca sportiva, sono state intensificate le attività di controllo sul lago di Corbara finalizzate al contrasto della pesca illegale esercitata attraverso l’utilizzo di reti e di altri mezzi non consentiti.


Questo tipo di pesca illegale comporta infatti un rilevante impatto sulla fauna ittica del lago; pesca che deve essere effettuata da pescatori professionali, con conoscenza delle giuste tecniche e della normativa di settore, per impedire la distruzione di habitat naturali e la perdita di biodiversità.
L’attività di controllo eseguita negli ultimi giorni dai reparti Carabinieri Forestale del comprensorio Orvietano-Amerino, si è conclusa con l’individuazione ed il conseguente sequestro di circa 2000 metri lineari di rete da pesca di altezza di 4 mt, posizionata, prevalentemente nell’arco notturno al fine di non farsi scoprire dalle FF.OO., in una zona del lago idonea alla cattura di diverse specie ittiche attualmente in fase di riproduzione.


Il recupero della rete ha consentito la liberazione e la immediata reimmissione nelle acque di circa 5 q.li di esemplari di pesci tra i quali carpe, carassi e lucioperca, molti dei quali con ventre rigonfio di uova e prossimi alla deposizione.
Nel corso dei controlli effettuati sono state identificate una decina di persone prevalentemente di nazionalità rumena e controllati i loro mezzi di trasporto.
 

Cronaca
Manifestanti cercano di sfondare il cordone della polizia
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LUCCA - Sono 5 o 6 i rappresemtanmti delle forze dell'ordine rimasti contusi nel corso degli scontri avvenuti all'altezza di Porta San Jacopo a Lucca dove i manifestanti hanno cercato di sfondare il cordone della polizia per entrare nel centro storico. Tra i contusi ci sarebbe anche un funzionario.

In questo momento i manifestanti si stanno raggruppando a circa 200 metri dalle mura, controllati a distanza dalle forze dell'ordine che si sono ritirate dopo la carica di alleggerimento prolungata. 

L'inchiesta
Scafarto avrebbe attribuito frase su Tiziano Renzi a Romeo invece che a Bocchino
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Il capitano del Noe, Giampaolo Scafarto, è indagato dalla procura di Roma per falso in quanto autore di un'informativa nell'ambito dell'inchiesta Consip in cui da un lato avrebbe accreditato erroneamente la tesi della presenza dei servizi segreti nel corso degli accertamenti e, dall'altro di aver attribuito ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino una frase intercettata: "...Renzi l'ultima volta che l'ho incontrato". Interrogato oggi Scafarto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L'Anac ha avviato la procedura per il commissariamento della Romeo Gestioni Spa e del Consorzio Stabile Romeo Facility Services 2010. Le società fanno capo ad Alfredo Romeo, coinvolto nell'inchiesta sul mega-appalto Consip da 2,7 miliardi per l'Fm4, il facility management per le pubbliche amministrazioni. L'iter - a quanto si apprende - è partito nei giorni scorsi. L'Autorità nazionale anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone, ha quindi avviato le verifiche che potrebbero sfociare nell'istanza di commissariamento al prefetto di Napoli. 

Cronaca
Il gestore egiziano di un autolavaggio di Terni veniva sanzionato per l’impiego di due lavoratori in nero, accertamento che comportava l’ulteriore sanzione dell’immediata sospensione dell’attivi
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TERNI - Continuano i controlli disposti dal Comando Provinciale di Terni che, sotto il coordinamento della Prefettura di questo capoluogo, hanno come obiettivo la verifica del rispetto delle normative sulla salute, sull’ambiente e sul lavoro. Nello specifico l’Arma territoriale, insieme ai militari dei reparti speciali del NOE, del Nucleo Ispettorato del Lavoro Carabinieri di Terni ed dei Carabinieri Forestali e con il supporto di personale dell’ARPA Umbria – Sezione di Terni, hanno controllato una serie di autolavaggi su tutto il territorio provinciale.
Al termine dei controlli, che hanno interessato una decina di autolavaggi, sulla scorta delle irregolarità riscontrate, si procedeva, come di seguito dettagliatamente indicato, alla denuncia a piede libero di una persona ed all’irrogazione di 7 sanzioni amministrative, per complessivi 25.000 €, nei confronti di altre due:
- la proprietaria italiana di un autolavaggio di Terni veniva denunciata per inosservanza delle prescrizioni autorizzative non avendo provveduto all’effettuazione del campionamento delle acque reflue;
- il gestore egiziano di un autolavaggio di Terni veniva sanzionato per l’impiego di due lavoratori in nero, accertamento che comportava l’ulteriore sanzione dell’immediata sospensione dell’attività stessa;
- il gestore, anche questo egiziano, di un autolavaggio di Amelia, oltre a subire la doppia sanzione dell’immediata sospensione dell’attività a seguito dell’accertamento dell’impiego di tre lavoratori in nero, veniva sanzionato per omessa tenuta del registro di carico/scarico dei rifiuti pericolosi e per il mancato rispetto delle prescrizioni dell’autorizzazione di scarico delle acque.
La specifica verifica rientra in uno dei tanti servizi che l’Arma di Terni organizza, sfruttando le specifiche competenze degli altri organi istituzionali deputati ai controlli, per garantire, nell’interesse del cittadino, la tutela dell’ambiente, il rispetto dei lavoratori ed anche la concorrenza leale.

Il caso
Il vice presidente della Camera: "Starò qui pochi giorni, ma sono stato costretto, come immaginate, a far saltare tutti gli impegni del week end"
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ROMA - Il vice presidente della Camera ed esponente del M5S Luigi Di Maio, a quanto si apprende, ha avuto un malore nel pomeriggio ed è ricoverato d'urgenza all'ospedale Gemelli a Roma. L'area interessata dal malore, si apprende ancora, sembrerebbe essere quella intestinale e i medici starebbero valutando se procedere o meno con un intervento sul paziente, descritto come particolarmente sofferente.

Gemelli: 'accertamenti tranquillizzanti' - "Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, per l'insorgenza di dolori addominali, si è recato presso il Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli dove ha effettuato accertamenti clinici e strumentali che hanno dato risultati tranquillizzanti". E' quanto si legge in una nota dell'ospedale. ''I medici curanti del Policlinico Gemelli, professori Giovanni Battista Doglietto e Antonio Gasbarrini, d'accordo con il paziente, hanno tuttavia deciso di trattenerlo in ospedale per ulteriori indagini diagnostiche''.

Di Maio,sono tranquillo, starò in ospedale pochi giorni - "Sono stato ricoverato al Gemelli per delle visite di controllo. Starò qui pochi giorni, ma sono stato costretto, come immaginate, a far saltare tutti gli impegni del week end. Mi dispiace per gli attivisti che avevano preparato gli incontri in Piemonte e in Sardegna. Appena fatti i dovuti controlli vi prometto che organizzeremo nuovamente. Qui sono tutti molto gentili e professionali e sono molto tranquillo. Vi terrò aggiornati. Buon fine settimana!". Lo scrive, in un post su Facebook, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio

Tutti uniti contro la violenza
Il mondo della scuola, del tifo, della cultura e delle istituzioni affrontano il tema del bullismo del rispetto della legalità nello sport, con oltre 500 studenti
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MONTECATINI
- Si è appena concluso a Montecatini un interessante incontro-dibattito, organizzato dall’Associazione Nazionale Polizia di Stato di Pistoia e del Comune di Montecatini. E’ stato affrontano il tema del bullismo e del rispetto della legalità nello sport alla presenza del mondo della scuola, del tifo, della cultura e delle istituzioni e di oltre 500 ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Emozionante il lungo applauso di oltre 500 studenti a seguito dell'intervento di Marisa Grasso, vedova dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso nel febbraio 2007 durante gli scontri tra tifosi di Catania e Palermo. Un entusiasmo autentico, sintomo di una nuova generazione che ha pieno rispetto della divisa del poliziotto e quindi delle istituzioni che onorano quotidianamente un servizio alla collettività

E’ stata una riflessione a più voci, moderata dal giornalista Franco Morabito, presidente dei giornalisti sportivi toscani, molto apprezzata dai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori della città. Sono intervenuti il prefetto Angelo Ciuni e il questore Salvatore La Porta di Pistoia; il sindaco Giuseppe Bellanti e il vicesindaco Ennio Rucco di Montecatini; il prefetto Francesco Tagliente, già questore di Firenze, di Roma e prefetto di Pisa; Marisa Grasso; la criminologa Silvia Calzolari e la dirigente del commissariato di Montecatini Mara Ferasin.


Hanno preso la parola anche il rappresentante dei tifosi Empoli Athos Bagnoli, presidente dell'Unione Clubs Azzurri, prezioso punto di riferimento della scuola del tifo, per educare i tifosi, siano essi piccoli o grandi, a fare il tifo in modo corretto sulle tribune e il rappresentante della squadra di basket di serie B di Montecatini
L’evento, organizzato per il giorno del 39esimo anniversario del rapimento Moro, per non dimenticare e per educare alla legalità, è stato preceduto dalla commemorazione della strage di via Fani con il contributo del giornalista Daniele Bernardini che ha ricostruito i momenti della strage.
Il sindaco Bellandi ha parlato dei cinque uomini di scorta uffici in via Fani, invitando gli studenti presenti a rispettare la legge e di conseguenza gli altri per imparare a convivere al meglio con i compagni e a non farsi attrarre da fenomeni negativi quali il bullismo o senza percorrere cattive strade che da giovani soprattutto sono facili da seguire.

Sul rapimento Moro è intervenuto il prefetto di Pistoia Angelo Ciuni illustrando ai ragazzi il significato della commemorazione. Sollecitato dal moderatore Franco Morabito ha preso la parola anche il prefetto Tagliente che ha ricordato le paure durante quegli anni di piombo. "Si generò un clima di pericolo, di insicurezza e di paura – ha detto Tagliente che all’epoca del rapimento Moro era Capitano del Reparto Volanti della Questura di Roma - anche perché venivano colpiti pure singoli cittadini, rappresentanti della società civile, della magistratura, del mondo carcerario e delle forze dell'ordine.
Molti rappresentanti delle forze di polizia, uscendo da casa, non sapevano se sarebbero tornati. La tensione e la paura, erano entrati a fare parte della quotidianità delle loro famiglie dei poliziotti. Consapevoli che alcuni colleghi erano stati colpiti con azioni inattese e imprevedibili anche a tradimento, al momento dell’uscita o rientro a casa, in tanti si videro costretti a cambiare continuamente abitudini, itinerari e orari di uscita e rientro. Ci fu chi decise di allontanare la famiglia dalla sede di servizio”.

Passando poi al tema del dibattito sport e bullismo Tagliente ha detto che “lo sport può essere anche una buona occasione per riflettere insieme su come agire per prevenire i fenomeni di Bullismo, ciberbullismo, mobbing, straining e stalking. Quando si tratta di fenomeni di bullismo tra ragazzi, la conflittualità va gestita puntando sulla educazione, sensibilità e la diffusione della consapevolezza facendo capire che, le libertà individuali devono poter convivere con i contrapposti interessi della collettività. Per contrastare il bullismo c'è bisogno di un lavoro comune tra genitori, insegnanti e ragazzi. Il punto di incontro comune a tutti e tre è la scuola. Nessun percorso di contrasto e lotta al bullismo può funzionare se non c'è interazione tra insegnanti, famiglie e ragazzi. L'area di raccordo è la scuola, ma solo se si condividono almeno alcuni obiettivi comuni. Il primo di questi è lo sviluppo della cultura del dialogo reciproco". “Per sviluppare la cultura del dialogo nei giovani – ha proseguito Tagliente - è fondamentale che anche ‘attori’ esterni alla formazione didattica e all'educazione familiare si interessino al problema. Ma attenzione – ha concluso Tagliente - è necessario che i progetti esterni di questi ‘attori’ anche se istituzionali, siano richiesti dal mondo scolastico per evitare che la scuola diventi un progettificio”.

Di educazione alla legalità e rispetto nello sport ha parlato diffusamente la vedova Raciti, Marisa Grasso che, al fine di diffondere un messaggio contro ogni forma di violenza, ha portato la sua testimonianza ricordando il sacrificio del marito per compiere il proprio dovere. Ha raccontato anche la vita dei familiari dei poliziotti: le ansie, il timore per il pericolo connesso al lavoro ma anche l’orgoglio per l’esempio che essi rappresentano e lasciano ai propri figli e a tutti i giovani.” Voi – ha detto Marisa Grassi agli studenti - siete la mia speranza per un futuro migliore” Al termine dell’intervento tutti i presenti si sono alzati in piedi per un lunghissimo applauso.

Trattando del tema “educazione alla legalità e rispetto nello sport”, Tagliente, sollecitato dal presidente dei giornalisti sportivi della Toscana ad affrontare la questione della gestione dei riottosi e dei tifosi violenti, ha fatto riferimento ai pilastri fondamentali della sua strategia: Dialogo anche con i più riottosi, rigore giuridico e lavoro di squadra.

Per quanto concerne in dialogo, Tagliente, ha fatto espresso riferimento alla politica del doppio binario: attenzione e rispetto da un lato ed estremo rigore dall’altro. Ha richiamato anche la necessità di ricercare il dialogo a tutti i costi anche con daspati e arrestati per tentare di renderli protagonisti della propria sicurezza. Per dimostrare che aprire un dialogo con la parte meno sana del tifo e con i più riottosi è possibile, Tagliente, ha fatto riferimento “Progetto daspo” avviato, con un piccolo esercito dei daspati romani per valutare, anche in assenza di istanza degli interessati, le condizioni per la eventuale modifica della durata del divieto. “Sono stati inoltrati 334 inviti a tifosi daspati, dei quali in 151 si sono presentati e 135 hanno accettato di compilare un questionario”.
“Ne è scaturito un confronto franco e proficuo - ha detto Tagliente - i risultati dell’indagine hanno fatto emergere la non conoscenza per molti delle conseguenze di un gesto ai loro occhi “banale”, inducendo in presenza delle idonee condizioni una modifica della durata del Daspo o addirittura la revoca. Scandagliando il campione – ha aggiunto- si è notato che in molti casi, alla determinazione della revoca o della modifica si è arrivati per dichiarato ravvedimento dopo l’esito dei colloqui. Il 52 per cento del campione si è detto favorevole all’iniziativa e il 59 per cento ha ritenuto positiva anche la propria partecipazione ad una campagna informativa. La disponibilità offerta dai diretti interessati anche a partecipare a campagne di educazione alla legalità dimostra la necessità di un ulteriore sforzo di cercare il dialogo a tutti i costi, per provare almeno a ridurre comportamenti dannosi.

Sul tema è intervenuto anche il questore di Pistoia Salvatore La Porta che, nel ripercorrere le tappe significative del percorso professionale fatto con il prefetto tagliente e con i rappresentanti dei tifosi dell’Empoli e della Fiorentina ha messo in evidenze alcuni punti di forza del modello attuato a Empoli e Firenze: rimozione delle recinsioni, gestione delle partite con la polizia lontana dagli impianti, Fan zone e somministrazione assistita delle bevande alcoliche anche ai tifosi inglesi.

Sollecitato dal giornalista Morabito a chiarire ai ragazzi con un esempio la strategia adottata per cercare il dialogo ad ogni costo anche con i tifosi inglesi e della importanza del rispetto anche per i tifosi più turbolenti, Tagliente, ha poi ricordato il caso della la lettera indirizzata a John Mackin, rappresentante dello 'Spirit of Shankly', il sindacato dei tifosi del Liverpool, per illustrare tutte le misure di prevenzione e accoglienza predisposte in occasione della loro trasferta a Firenze e per sapere se avevano delle particolari esigenze concludendo il messaggio con: vi accogliamo, divertitevi, ma rispettate la città, i suoi monumenti, il suo stadio e i suoi tifosi.
Il rappresentante dei tifosi del Liverpool rispondendo alla lettera aveva ringraziato per l'approccio precisando che "Bere alcolici prima delle partite fa parte della cultura dei tifosi inglesi e di quelli del Liverpool in particolare" invitando, a evitare il divieto assoluto della somministrazione di birra e alcolici. L'unico rischio, secondo il rappresentante dei supporter inglesi, potrebbe venire dai più giovani, che in ogni caso saranno una minoranza rispetto agli oltre 2.400 tifosi che si presenteranno davanti ai cancelli del Franchi per la Champions League.Pronta la risposta: in occasione delle due successive partite internazionali, Fiorentina-Liverpool e Fiorentina-Bayern Monaco, le forze dell’ordine, le categorie economiche e gli esercenti dei pubblici esercizi fiorentini hanno sperimentato un nuovo rapporto con le tifoserie ospiti. Anziché adottare il rigido divieto di vendita di alcolici, previsto per queste occasioni, è stato deciso di procedere al solo divieto di asporto delle bevande alcoliche. I tifosi, sparsi in piccoli gruppi nei locali pubblici, hanno potuto ordinare e consumare alcolici all’interno del locale, magari mangiandoci insieme anche qualche specialità tradizionale, per poi recarsi, a stomaco pieno, allo stadio. Anziché bighellonare per strada in comitive sorvegliate a vista dalle forze dell’ordine, anziché riempire di bottiglie vuote i parapetti dei lungarni e di cocci di vetro le carreggiate stradali, i tifosi “avversari” si sono dispersi nella molteplice offerta dei pubblici esercizi fiorentini in piccoli gruppi che non si sono fatti notare. Sarà stata la qualità dell’offerta, sarà stata la sensazione di sentirsi turisti, e non “gruppi paramilitari” osteggiati dai nativi, i tifosi delle squadre ospiti si sono comportati in modo encomiabile e anche le forze dell’ordine non hanno dovuto dispiegare i classici strumenti repressivi.

Nel corso del dibattito con i ragazzi l’attenzione è caduta sulla “tessera del tifoso”. Sul punto Tagliente ha chiarito che la tessera del tifoso è uno strumento odiato dalle tifoserie più accese, proprio per il difetto di comunicazione. Un rischio che avevo previsto – ha precisato- tentando di prevenirlo. Da presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, nel mese di novembre del 2005, per corrispondere alle esigenze rappresentate dai presidenti delle società che lamentavano ritardi nel controllo accessi con i “biglietti nominativi” (introdotti pochi mesi prima, con il decreto Pisanu 6 giugno 2005), ho elaborato il progetto “Tessera del Tifoso”. Temendo che questo strumento potesse essere considerato imposto dall’alto, ho ritenuto di denominarlo “Carta del tifoso” - come risulta dal verbale della riunione del 9 novembre 2005, dell’Osservatorio Nazionale Manifestazioni Sportive - con l’obbiettivo di far accogliere il documento come "Tessera dei diritti del tifoso" La successiva gestione della comunicazione facendola percepire (erroneamente) imposta dall’alto, ha procurato danni alimentando l’odio verso i vertici istituzionali.

Il convegno è stato chiuso dalla criminologa Silvia Calzolari Con un interessante intervento "sui possibili percorsi devianti che accomunano il bullo e il potenziale tifoso violento come espressione delle stesse incapacità. In particolare - ha detto la Calzolari- entrambi presentano problemi di immagine di sé, andando alla ricerca di un'identità sociale basata su modelli negativi che vengono percepiti erroneamente come vincente"

Violenza sessuale
L’aggressore è stato riconosciuto sia dalla vittima che dai due suoi soccorritori
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TERNI - I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Amelia (TR) hanno arrestato per violenza sessuale un 38enne nigeriano destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver molestato sessualmente una studentessa alla stazione ferroviaria di Attigliano (TR).
Alla fine del mese scorso infatti l’africano, titolare di permesso di soggiorno per asilo politico rilasciato a Treviso, città dalla quale si era però allontanato diventando di fatto senza fissa dimora, aveva avvicinato, all’interno del terminal del citato scalo ferroviario, una 19enne studentessa universitaria amerina pendolare con la capitale. L’uomo, che aveva infastidito la giovane con insistenti approcci di natura sessuale, dapprima solo verbali per poi passare alle vie di fatto, veniva messo in fuga dal tempestivo intervento in sua difesa di due uomini che attendevano il medesimo treno della vittima.
Le immediate indagini esperite dagli investigatori dell’Arma a seguito della denuncia presentata il giorno dopo dalla ragazza, che veniva accolta nella “Stanza tutta per sé” di questo Comando Provinciale dove raccontava il brutto episodio di cui era stata involontaria protagonista, permettevano di dare un’identità al molestatore sessuale. L’aggressore veniva infatti riconosciuto sia dalla vittima che dai due suoi soccorritori, che i militari riuscivano a rintracciare e che confermavano la dinamica dell’evento denunciato. Il preciso quadro probatorio così raccolto dai Carabinieri veniva subito inoltrato all’A.G. ternana che, accogliendolo, emetteva nei confronti del 38enne, già tratto in arresto nel giugno 2016 per violenza privata e lesioni commesse ai danni di una donna polacca a bordo di un convoglio ferroviario del Friuli, un’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere per il reato di violenza sessuale. Il nigeriano, che veniva rintracciato ad Attigliano dai militari, veniva arrestato e tradotto presso il carcere di vocabolo Sabbione.

Cronaca
Solo qualche mese fa era crollato un cavalcavia sulla strada statale 36 ad Annone Brianza del lago di Como e dello Spluga
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di Angelo Barraco

ANCONA - Erano le 13.30, quando il cavalcavia numero 167 dell’Autostrada A14 posto al chilometro 235+800 all’altezza di Camerano, in provincia di Ancona precisamente tra Loreto e Ancona, è crollato. Un impatto violentissimo che ha cagionato la morte di due persone e il ferimento di altre tre persone  operai della Delabeh che stavano eseguendo dei lavori nella campata del ponte. Molti aspetti non sono ancora del tutto chiari poiché le indagini sono in corso ma ciò che sembra emergere è che le attività di sollevamento del cavalcavia erano state ultimate alle 11,30 e alle 13,30 –momento dell’incidente- il personale stata compiendo attività addizionali.
 
La Procura di Ancona ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio plurimo. Si apprende inoltre che l’area è stata posta sotto sequestro ed è stata inoltre autorizzata la demolizione della sezione di ponte caduta, il tutto per consentire la riapertura di quell’area che rimane sotto sequestro. Subito dopo il crollo è stato chiuso il tratto autostradale, successivamente è stata riaperta la carreggiata sud in direzione Pescara e poi il tratto nord Bologna Taranto. Nella giornata di ieri inoltre, Autostrade per l’Italia ha diramato una nota in cui ha comunicato quanto segue: “quanto accaduto oggi sul cavalcavia dell'A14 all'altezza di Camerano è un tragico incidente non prevedibile, determinato dal cedimento di pile provvisorie su lavori di innalzamento del cavalcavia necessari per ripristinare l'altezza dell'opera rispetto al nuovo livello del piano autostradale, dopo l'allargamento dell'autostrada a 3 corsie. Non si tratta dunque del cedimento strutturale del cavalcavia” precisando inoltre che “la piena sicurezza e stabilità strutturale dei cavalcavia della propria rete, che sono costantemente monitorati e controllati". Intanto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta istituendo una commissione di esperti per far luce su quanto accaduto sulla A14.
 
Il Ponte crollato era una struttura provvisoria posta a sostegno del cavalcavia che era chiuso a traffico, il ponte però si è spezzato ai lati e ha schiacciato la Nissan che in quel momento transitava al cui interno vi erano i due coniugi rimasti uccisi, si chiamavano Emidio “Mimmo” Diomedi di 60 anni e Antonella Viviani di 54 anni. La coppia era a bordo di una Nissan Qashqai e si stava recando all’ospedale di Torrette per una visita di controllo. Erano persone conosciute e amate da tutti, che contribuivano attivamente al benessere della società partecipando attivamente all’organizzazione di quelle che erano le feste del territorio e gli eventi che ogni anno attiravano tanta gente. I feriti invece sono tre operai romeni che ai soccorritori hanno riferito “Non ci abbiamo capito niente, ad un certo punto è crollato tutto, e ci siamo ritrovati per terra” aggiungendo “. l'Ing Giovanni Scotto Lavina, responsabile del procedimento presso Autostrade per l'Italia ha dichiarato "E' andata in crisi la struttura dell'insieme dei sostegni provvisori del ponte" aggiungendo "Stiamo facendo gli accertamenti del caso, il ponte è andato in crisi per i motivi che dovremo appunto accertare. La struttura di sostegno provvisorio è rimasta integra, questo ci teniamo a dirlo. E' una struttura in calcestruzzo: non è andata in crisi la struttura di calcestruzzo che sosteneva le travi fino all'inizio delle operazioni di sollevamento del cavalcavia. E' andata in crisi la struttura dell'insieme dei sostegni provvisori".
 
Intanto il PM Irene Bilotta, titolare dell’inchiesta, dichiara all’Ansa “'Mi riservo di valutare se esistano i presupposti per ipotizzare il reato di disastro colposo. L'errore umano? per definizione un reato colposo comprende anche l'errore umano, ma l'indagine è appena iniziata”. Intanto Autostrade per l'Italia "ha chiesto con estrema urgenza alle aziende che hanno progettato ed eseguito i lavori sul cavalcavia crollato in A14 una relazione dettagliata su quanto accaduto, per accertare eventuali errori umani e valutare possibili azioni a tutela". Una nota della società dice che il cantiere "era stato avviato il 7 febbraio e si sarebbe dovuto concludere, per quanto riguarda le attività sulle pile finalizzate all'innalzamento del cavalcavia, il 31 marzo".
 
Una vicenda che riporta alla mente quanto diversi mesi fa nel lecchese, dove è crollato un un cavalcavia sulla strada statale 36  ad Annone Brianza del lago di Como e dello Spluga’, tratto di cui Anas aveva chiesto la chiusura. Una persona è deceduta e quattro sono rimaste ferite, tre dei quali bambini e sono stati trasportati con codice giallo all’ospedale di Lecco, l’autista del tir invece ha riportato un trauma cranico ed è stato trasferito con codice giallo. Una vicenda che ha scosso l’Italia e ha portato il pensiero degli italiani sul problema sicurezza. Il camion era in transito e sarebbe letteralmente precipitato nella carreggiata sottostante, schiacciando due auto in transito. Claudio Bertini invece non ce l’ha fatta e risulta essere l’unica vittima dell’incidente. Un perimetro stradale sventrato e ripiegato su se stesso come fosse una pressa che schiaccia scatole  in metallo a quattro ruote che transitano indisturbate e una circolazione bloccata in entrambi i sensi di marcia. Intanto l’Anas, attraverso un comunicato riferisce: “il cantoniere Anas addetto alla sorveglianza del tratto della strada statale 36al km 41,900, sul quale alle ore 17.20 è ceduto il cavalcavia n. 17 della strada provinciale SP49, già attorno alle ore 14.00, avendo constatato il distacco di alcuni calcinacci dal manufatto, ha disposto immediatamente la loro rimozione e la parzializzazione della SS36 in corrispondenza del cavalcavia. Subito dopo il cantoniere, in presenza della Polizia Stradale, ha contattato gli addetti alla mobilità della Provincia di Lecco, responsabile della viabilità sul cavalcavia, e li ha ripetutamente sollecitati alla immediata chiusura della strada provinciale SP49 nel tratto comprendente il cavalcavia. Gli addetti della Provincia hanno richiesto un’ordinanza formale da parte di Anas che implicava l’ispezione visiva e diretta da parte del capocentro Anas, il quale si è attivato subito, ma proprio mentre giungeva sul posto il cavalcavia è crollato”, successivamente Anas informa attraverso un ulteriore comunicato “Anas, con i propri operai e con ditte specializzate, sta provvedendo assieme alla Polizia stradale e ai Vigili del Fuoco, al taglio delle travi della campata e sta partecipando alle operazioni di soccorso.È inoltre stato confermato che il Tir che è precipitato dal cavalcavia della strada provinciale SP49 era un trasporto eccezionale di notevole ingombro e peso, autorizzato dalla Provincia di Lecco.
 
Non risulta ancora verificato il peso effettivo del mezzo. Il cavalcavia era stato realizzato tra gli anni Sessanta e Settanta dalla Provincia di Como”. E sfogliando i nostri archivi e la nostra memoria ci salta alla mente il viadotto che collega Cosenza a Crotone lungo la Statale 107 che sembra versare in condizioni critiche. Sui social network è stato diffuso un video che è diventato presto virale in cui i cittadini cosentini hanno filmato la tratta regolarmente attraversata dalle autovetture ove è presente, nella parte centrale esterna, una sorta di pressione del ponte che induce gli elementi cementificati sospesi a ripiegarsi su loro stessi e creare uno spazio vuoto centrale, che potrebbe portare alla rottura della struttura a seguito di continue sollecitazioni e nella parte superiore dove vi transitano le autovetture è presente invece un avvallamento che porta le autovetture e tutti i mezzi pesanti che vi transitano a fare uno sbalzo ogni qualvolta attraversano quel determinato tratto. Il video immortala un’assenza di simmetria dell’asse del ponte e un’evidente inclinazione verso un lato ma tutto ciò non impedisce ai cittadini il libero transito. Tale viadotto si trova tra gli svincoli di Rovito e Celico in provincia di Cosenza e collega la provincia Bruzia con Crotone, passando attraverso la Sila e gli avvallamenti presenti nella struttura fanno allarmare i numerosi cittadini che quotidianamente vi transitano. La memoria storica dei cittadini non ha cancellato di certo la tragedia dell’agosto 1972, quando nel corso dei lavori di costruzione lo spostamento di un pilone cagionò il crollo parziale della struttura e la morte di quattro operai. Noi abbiamo raccolto le testimonianze di due persone della zona che hanno attraversato recentemente il ponte e ci ha riferito che ad occhio nudo non si vede nulla e il ponte è attraversabile e hanno appreso però della pericolosità del ponte attraverso la tv. Ci hanno riferito inoltre che non vi sono segnali di avvertimento sul ponte che indicano il pericolo e non si sentono tranquilli ad attraversarlo poiché non vi sono nemmeno segnali di deviazione del corso stradale e sul ponte vi erano macchine che andavano anche a velocità sostenuta. Abbiamo chiesto se sul ponte ci passano anche camion è la risposta che ci è sopraggiunta a tal proposito è stata affermativa. I cittadini che ci hanno comunicato tale disagio che vivono nell'attraversare una struttura che secondo loro è instabile e ci hanno riferito inoltre che alcuni abitanti del luogo hanno riferito loro di evitare di passare sul ponte e hanno consigliato loro di prendere una deviazione ma sul ponte non vi sono segnali che avvertono di un eventuale pericolo.
Cronaca
Ferito, ma salvato con l'autoscala dai Vigili del Fuoco, un coinquilino. Non si conoscono ancora le cause del rogo
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MONTESILVANO - Un uomo è morto dopo essere precipitato dal sesto piano di un palazzo in via Isonzo a Montesilvano dove un incendio è divampato in un appartamento. Non è stato possibile capire se l'uomo, uno straniero, si sia gettato volontariamente per sfuggire alle fiamme o se sia scivolato mentre si reggeva a un cornicione, in attesa dei soccorsi. Ferito, ma salvato con l'autoscala dai Vigili del Fuoco, un coinquilino. Non si conoscono ancora le cause del rogo

Cronaca
Diciottenne prende a fucilate il padre durante una lite
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AREZZO - Diciottenne uccide il padre a fucilate durante una lite poi chiama i carabinieri e si costituisce. E' accaduto la notte scorsa in una villetta alle porte di Lucignano, in provincia di Arezzo. La vittima aveva 51 anni ed era un fabbro. In base ad una prima ricostruzione, si tratterebbe di un delitto d'impeto ma i carabinieri, intervenuti con il sostituto procuratore Laura Taddei, non esclude alcuna ipotesi. Da chiarire i motivi che hanno fatto degenerare la discussione in tragedia.

Cronaca
Emozione e lacrime sui volti delle persone che hanno potuto prendere possesso delle abitazioni dotate di ogni confort
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NORCIA - Consegnate le prime 18 casette di legno a San Pellegrino di Norcia. Sono le prime abitazioni completate nell'intera area del Centro Italia colpita dal sisma.
Il sindaco Nicola Alemanno ha dato le chiavi degli alloggi alle famiglie aventi diritto a seguito della scossa del 24 agosto scorso. Emozione e lacrime sui volti delle persone che hanno potuto prendere possesso delle abitazioni dotate di ogni confort: all'interno sono completamente arredate con tanto di stoviglie, asciugamani, biancheria e pentole.
"Questo è il risultato dello sforzo di cinque mesi difficili, ma è anche la risposta migliore che lo Stato potesse dare, oggi possiamo dire che le istituzioni qui hanno lavorato come meglio non si potesse, nonostante le tante difficoltà", ha detto il sindaco. Al taglio del nastro ha partecipato anche l'assessore regionale Fernanda Cecchini che ha ribadito che "lo Stato c'è e continuerà ad esserci, restando al fianco di questa gente". I destinatari delle 18 casette potranno abitarci dai prossimi giorni.

Bufera giudiziaria
I carabinieri gli avrebbero notificato oggi, a Scandicci, l'invito a comparire fissando l'interrogatorio già per la settimana prossima a Piazzale Clodio
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SCANDICCI - Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del consiglio Matteo Renzi, è indagato dalla Procura di Roma nell'inchiesta sugli appalti Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Tiziano Renzi avrebbe ricevuto oggi un invito a comparire nel quale si ipotizza il reato di concorso in traffico di influenza. Il padre di Renzi sarà interrogato la prossima settimana. In base a quanto si apprende, i carabinieri gli avrebbero notificato oggi, a Scandicci, l'invito a comparire fissando l'interrogatorio già per la settimana prossima a Piazzale Clodio.

"Ho ricevuto questa mattina - dice Tiziano Renzi - un avviso di garanzia dalla procura di Roma in cui si ipotizza 'il traffico di influenza'. Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina neanche conoscevo l'esistenza di questo reato che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati - cui va tutto il mio rispetto - potranno verificare. I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro".

La notifica dell'invito a comparire è arrivata a Tiziano Renzi oggi alle 13.00. Lo conferma il suo difensore, l'avvocato Federico Bagattini, di Firenze. "Il fatto è totalmente incomprensibile - aggiunge il legale - perché nell'atto è riportato solo il numero della norma violata. Prenderemo contatto con il pm per capire quali sarebbero i fatti contestati".

Il procedimento all'attenzione dei pm romani è uno stralcio dell'inchiesta avviata a Napoli e inviata a Roma per competenza territoriale. Nell'inchiesta a fine dicembre erano stati indagati anche il ministro Luca Lotti, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri, il generale Emanuele Saltalamacchia. Nei loro confronti la Procura contesta i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento. Il reato di traffico di influenza, contestato a Tiziano Renzi in concorso con altri, è stato introdotto nel codice penale nel 2012. Mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa. 

Cronaca
Taglio mensilità e e nessun riconoscimento dei servizi operativi ai fini pensionistici: non c'è parità di trattamento con gli altri corpi
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ROMA - "Trecento euro al mese in meno rispetto alle già sottopagate forze di polizia e nessun riconoscimento dei servizi operativi ai fini pensionistici". E un affronto che i Vigili del Fuoco del Conapo non riescono più a digerire, anche perché, chiarisce il segretario generale Antonio Brizzi "alle tante lodi pubbliche dei governanti non seguono mai per noi i dovuti riconoscimenti e continuiamo ad essere trattati come un corpo di serie B. Per noi stranamente i soldi non si trovano mai, solo medaglie".
Per dire basta a questo trattamento il sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco Conapo ha organizzato per giovedi 16 febbraio una manifestazione di protesta a Roma davanti alla Camera dei Deputati che vedrà la partecipazione di numerosi pompieri in divisa provenienti da tutta Italia.
"Non possiamo tollerare oltremodo questa inaccettabile situazione anche perché non chiediamo nessun privilegio ma solo parità di trattamento con gli altri corpi" fa sapere Brizzi, stizzito anche dal fatto che "non c'è nessuna attenzione nemmeno per gli specialisti che soffrono una sperequazione ancora piu elevata con gli altri corpi".
I vigili del fuoco, gli stessi eroi del terremoto e del Rigopiano si dicono "offesi dalla riforma Madia in via di approvazione, la quale non solo non rimedia le sperequazioni esistenti ma non prevede nemmeno carriere parificate agli altri corpi, l'ennesima umiliazione!".
"Aspettiamo da troppo tempo - spiega Brizzi - di avere un rilancio autentico dei Vigili del Fuoco e la meritata valorizzazione del nostro personale in divisa che è il vero patrimonio del Corpo nazionale e che grazie solo alla passione e al sacrificio individuale rappresenta una eccellenza del Paese invidiata in tutto il mondo. Servono urgentemente anche ulteriori assunzioni per coprire la grave carenza di organico di 3 mila pompieri che mancano dai 32 mila previsti a livello nazionale anche perché quelli in servizio hanno un età media troppo elevata di 48 anni causata dai tagli alle assunzioni. Per questo chiediamo solidarietà e sostegno trasversali affinchè la protesta pungoli a dovere il premier Gentiloni e i Ministri Minniti e Madia".
"Mai più trattati come un corpo di serie B sarà lo slogan della protesta di Roma affinché in questo momento storico in cui la legge Madia impone riforme del nostro corpo i pompieri non vengano ancora una volta traditi. Apprezziamo l'annuncio di Minniti di aver reperito 50 milioni di euro per i Vigili del Fuoco ma sono ampiamente insufficienti per avere lo stesso trattamento degli altri corpi, anche perché una parte la vogliono destinare al personale amministrativo e non a chi rischia la vita" conclude.
 

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