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Cronaca
La madre, ricoverata con lievi ferite ma in stato di choc, ha già concesso l'autorizzazione all'espianto degli organi
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GENOVA - Prigioniera delle fiamme divampate nella notte nella propria casa al secondo piano, una coppia con un figlio di 7 anni, è stata costretta a lanciare il bimbo dalla finestra e poi a gettarsi a sua volta nel vuoto per cercare di salvarsi. Il bambino nella caduta ha riportato ferite gravissime ed è stato dichiarato cerebralmente morto. Grave anche il padre, mentre le condizioni della donna sono meno disperate perché la sua caduta è stata attutita dalle corde da stendere. E' successo alle 3 della notte tra venerdì e sabato nel centro di Casella, nell'entroterra di Genova.La mamma pochi minuti prima aveva chiesto aiuto ai vigili del fuoco con una telefonata: "Correte, qui brucia tutto". Quando i pompieri sono giunti sul posto, l'edificio, di due piani e con un bar al pianterreno, è crollato rischiando di travolgere i vigili del fuoco che sono riusciti a mettersi in salvo scappando solo poco prima del cedimento della casa.

La coppia imprigionata dalle fiamme nella propria abitazione prima di lanciarsi nel vuoto ha cercato di calarsi dalle finestre: il padre, Alessio Fraietta, 49 anni, ha avvolto il figlio Giuseppe in una coperta, però mentre si stava calando è stato costretto a lanciare il piccolo verso i primi soccorritori accorsi sul posto. Nella caduta il piccolo, che ha sette anni, ha riportato alcune contusioni, ma a preoccupare è il fumo che ha respirato. Il piccolo, trasferito in codice rosso all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova, è in prognosi riservata. Meno gravi le condizioni del padre, che si è lanciato da circa 5 metri e ha riportato una frattura, e della madre, Vincenza Sansone, 50 anni, originaria di Palermo, che è ricoverata in codice giallo. L'abitazione della famiglia è all' ultimo piano di un palazzina di due piani. Il solaio a causa dell' incendio è crollato distruggendo i due appartamenti sottostanti: uno era sfitto, l'altro è occupato da un'anziana che però stanotte non era in casa perché era andata a dormire dalla figlia. Al pianterreno dell'edificio invece ci sono alcuni negozi fra cui un bar. Il rogo che ha provocato l'incendio, a detta dei vigili del fuoco, sarebbe divampato dalla stufetta a legna della famiglia Fraietta.

"Il padre ci ha prima lanciato da una finestra delle coperte da usare come telo. Poi ci ha lanciato il figlio. Ma il bambino è caduto per terra". E' la testimonianza di una ragazza fra le prime ad prestare soccorso alla famiglia prigioniera nella casa in fiamme a Casella. "Saranno state le 3.20. I pompieri e le ambulanze non erano ancora arrivati. Così insieme ad altri ragazzi abbiamo cercato di prestare i primi soccorsi". La ragazza, incontrata nel circolo bar di Casella dove lavora, aggiunge: "Il padre e la madre si sono lanciati nel vuoto subito dopo perché è crollato il solaio della casa. Per fortuna si sono aggrappati ad una persiana e alle corde del bucato. Ma si sono fatti male perché hanno fatto un volo di circa 5 metri".

Si sono aggravate a causa di problemi circolatori agli arti inferiori e ustioni su 20% del corpo le condizioni di Alessio Fraietta, 49 anni, l'uomo che la scorsa notte imprigionato nella sua casa in fiamme ha lanciato il figlio di sette anni dalla finestra ai primi soccorritori accorsi davanti all'abitazione di Casella, nell'entroterra di Genova. Fraietta, ricoverato all'ospedale Galliera di Genova, é stato trasferito in sala di rianimazione e dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico al bacino è stato nuovamente riportato nelle sale operatorie per complicazioni cardiovascolari alle gambe e alla schiena. L'uomo ha riportato le ustioni più gravi mentre alla finestra di casa aspettava i primi soccorritori a cui affidare il figlio, poi lanciato prima del crollo del solaio dell'abitazione. Fraietta dopo essersi aggrappato alla persiana è rovinato nel vuoto da un'altezza di 5 metri. La moglie Enza ha riportato ferite meno gravi ed è fuori pericolo perché è caduta gradualmente aggrappandosi ai tubi del gas del palazzo.

Cronaca
L'analisi: "E' una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale"
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di Angelo Barraco
 
 
BOLOGNA – Prosegue senza sosta la caccia a Norbert Feher, il killer serbo di 41 anni meglio noto con il nome di Igor Vaclavic o “Igor il Russo”,  che il primo aprile scorso uccise Davide Fabbri, barista di Budrio e successivamente, a Portomaggiore (Ferrara), ha ucciso la guardia volontaria Valerio Verri.
 
Una scia di sangue  che lentamente scivola lungo tutta la penisola e che si imprigiona nei profondi solchi del dubbio e dell’incertezza che ormai da circa 10 giorni permane tra i cittadini, da quando quest’uomo ha fatto perdere le proprie tracce, sfuggendo alla giustizia e rendendosi latitante. Una lunga scia di terrore e violenza che l’uomo si porta addosso da molto tempo e dagli accertamenti è emerso inoltre che in passato era stato processato a Ferrara, nel suo paese invece è ricercato per rapina e violenza sessuale. Le ricerche proseguono senza soste e  ci sono circa mille uomini delle forze dell’ordine che scandagliano ogni luogo  possibile nascondiglio da lui utilizzato. Alle ricerche partecipano anche i paracadutisti dei Carabinieri e i “Cacciatori” di Calabria,  ma la domanda che si pongono tutti è sempre la stessa: dove si nasconde “Igor”? Qualcuno lo sta aiutando in questa folle fuga?
 
Gli inquirenti hanno scandagliato prevalentemente i boschi, i canali e le campagne della provincia di Bologna, particolare attenzione per i casolari. Una delle ipotesi avanzata dagli inquirenti è che “Igor” possa essere fuggito tra i canali Marmorta e Campotto sottraendo un’imbarcazione. Gli inquirenti hanno raccolto una mole di segnalazioni relative a possibili avvistamenti che lo collocavano nei posti più disparati, una che ha destato molto clamore e particolare attenzione riguardava quella di un giovane originario della Repubblica Ceca che percorreva l’Europa a piedi, tante le segnalazioni ai Carabinieri poiché insospettiti da uno zainetto nero. Tante sono anche le segnalazioni che si possono considerare inattendibili. L’ausilio dei cani molecolari è certamente fondamentale per l’individuazione del killer ma la pioggia e il vento può essere un serio e irrimediabile problema perché le tracce lasciate dall’uomo possono essere cancellate. Purtroppo non stiamo raccontando le nuove avventure di Diabolik, l’eroe mascherato che riesce sempre a sfuggire alle forme di controllo dello Stato, non sono storie da telefilm americano con finale a sorpresa.
 
Qui il finale è tutto da scrivere poiché la storia che vi abbiamo raccontato non è frutto di immaginazione alcuna ma pura verità in divenire e con possibili risvolti, i morti ci sono veramente, ci sono le famiglie che hanno perso un congiunto e oggi si trovano ad accarezzare una foto dentro una cornice, con una mano che sfiora il vetro e con l’altra si asciugano le lacrime. C’è un paese confuso che vive con la speranza che un killer spietato venga arrestato e consegnato alla giustizia, che venga condannato ad una pena esemplare senza sconti e senza possibilità futura di poter tornare in libertà tra i liberi, ovvero tra tutti coloro che hanno scelto di vivere un’esistenza terrena pulita, trasparente e limpida, senza un morto sulla coscienza e senza macchiarsi di delitti. C’è poi la speranza nella giustizia divina, dove molti stringono tra le mani un rosario che scalfisce l’indice e il medio con le punte estreme di una croce in metallo, tracciando solchi invocativi e inni alla speranza nel cambiamento dove i soggetti  pregano Dio affinché l’altissimo salvi l’uomo dai peccati e dai peccatori che distruggono il mondo e ogni bene e purezza terrena. Cambia la forma mentis, certamente, ma il principio di base è lo stesso: “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” come disse la filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstonecraft Godwin.
 
Noi abbiamo parlato con la Dott.ssa Mary Petrillo, Docente in materie  di criminologia all’Univ. Cusano e Coordinatrice Crime Analysts Team (CAT) che ha tracciato in esclusiva per noi un profilo di “Igor/Norbert”. “Al momento non possiamo affermare con certezza che "Igor/Norbert" sia un soggetto psicopatico, purtroppo il termine è spesso abusato, ma ha invece un suo significato ben preciso e va diagnosticato e valutato con strumenti idonei.  Una cosa è certa abbiamo a che fare con un soggetto molto pericoloso ed ora che è in fuga, vagando tra i boschi e rasentando i luoghi abitati, sappiamo quanto sia temibile per lo stato di tribolazione che in questo momento starà vivendo, come fosse una "belva" affamata e braccata. Pur essendo molto preparato a vivere fino allo stremo, sappiamo che ha un ottimo addestramento militare, ciò non significa che non si senta comunque oppresso ed è proprio questa sensazione che lo rende più pericoloso. La percezione, poi, che ognuno di noi sta avendo riguardo questo soggetto è proprio quella di un elemento nocivo e questa sua lunga fuga lo rende anche ammantato di mistero. L'immaginario collettivo lo vede quindi portatore di caratteristiche di crudeltà e terrore, infatti, come ci viene descritto da chi lo ha conosciuto o che ci ha avuto a che fare, come vittima delle sue nefandezze, Igor è identificato come una sorta di "animale" selvaggio, crudele, dalle pulsioni irrefrenabili fino al punto di uccidere e quindi ad essere una vera e propria minaccia per l'incolumità delle persone, questo perché, tenendo conto dei suoi trascorsi, sembra che possa irrompere da un momento all'altro nella nostra vita quotidiana, portando distruzione e, come già avvenuto, morte. Ciò mette a repentaglio la salute psichica delle persone che vivono in quei luoghi e questa situazione col suo perdurare genera in loro paura e angoscia. Quindi chi è Igor? Igor rappresenta qualcosa di misterioso, infatti, ha molte personalità: Igor, Norbert e chissà quante altre a noi sconosciute, è un soggetto crudele, la sua violenza è smisurata quanto il suo ego. Sicuramente si muove preferibilmente la notte piuttosto che il giorno, proprio per scampare al pericolo di essere catturato. È energico, astuto, dotato di potenza fisica, è forte, brutale e temibile. Igor desidera e si prende ciò che vuole, ha, a mio parere, una vera e propria pulsione di possedere. Questo perché è sicuramente un insoddisfatto, avido, aggressivo, famelico e distruttivo. Gli dà forza il suo forte istinto alla conservazione che paradossalmente, semmai si sentisse minacciato, lo porterebbe invece a rischio suicidio, pur di non essere catturato. Solo un forte senso del limite riuscirebbe a fermarlo, solo la determinazione di chi lo sta braccando può scoraggiarlo o anche il "tradimento" di qualcuno che, eventualmente,  lo stia coprendo nella fuga ( questo forse potrebbe essere l'unico modo per catturarlo vivo!). Ha sicuramente un atteggiamento reattivamente recriminatorio verso le persone e le situazioni per lui frustranti, è, secondo me, un soggetto che cerca di limitare la sua angoscia, il suo senso di dipendenza che esplica attraverso il fumo e probabilmente l'alcol, il cibo o altro tipo di sostanze, con la commissione di questi atti criminali,  attraverso i quali egli tende a gratificarsi e affrancarsi dal forte senso di angoscia che lo pervade e che è un po' tipico dei cosiddetti "reduci di guerra" , spesso affetti anche da disturbo post traumatico da stress. Molti di questi soggetti con le persone che servono ai loro scopi, manifestano anche una certa inclinazione al vittimismo, possono essere logorroici e questo sempre perché in realtà sono invece narcisisti che pensano agli altri sempre in funzione dei loro scopi e lo fanno, appunto, sia adottando un comportamento dimesso o anche ironico, sempre se funzionale ai suoi scopi ( ad esempio in carcere, o con conoscenti), sia attraverso una strategia aggressiva come finora accaduto. Si tratta, quindi, molto probabilmente, di una persona con una spiccata tendenza narcisistica, questo tipo di soggetti hanno un forte bisogno di essere riconosciuti e ammirati anche in situazioni estreme, proprio come Igor, sono incapaci di costruire legami affettivi e duraturi. Igor/Norbert è una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale per dirimere la sensazione di panico che ha generato in tutti noi e per quelle persone che vivono in quei luoghi affinché possano ritrovare un equilibrio psichico e sentirsi salvi”.

L'iniziativa
Coinvolti nell'iniziativa il comune di Cinisello Balsamo, il Consorzio SIR (Solidarietà in rete), Anffas Nordmilano, Cooperativa Arcipelago e ASP Mazzini
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CINISELLO BALSAMO - Un nuovo servizio per giovani adulti con disabilità apre a Cinisello Balsamo. Si chiamerà Formofficina e verrà inaugurato venerdì 21 aprile 2017 in via dei Partigiani 117 alla presenza del sindaco Siria Trezzi e dell'assessore alle Politiche Sociali Gianfranca Duca.

“Si tratta di un'iniziativa innovativa di grande valenza sociale che offre alle persone con disabilità e fragilità un percorso di formazione a sostegno dell'autonomia per poter svolgere attività lavorative – ha dichiarato Gianfranca Duca, assessore alle Politiche Sociali -. L'obiettivo è quello di far sviluppare nei giovani coinvolti competenze specifiche che aumentino la possibilità di inserimento nel mercato del lavoro e le occasioni di apprendimento esperienziale per colmare il gap scuola-lavoro”.

Coinvolti nell'iniziativa il comune di Cinisello Balsamo, il Consorzio SIR (Solidarietà in rete), Anffas Nordmilano, Cooperativa Arcipelago e ASP Mazzini.

I destinatari sono giovani di età compresa tra i 17 e i 29 anni con disabilità certificata, di tipo cognitivo e psichico, e ragazzi con fragilità non in possesso della certificazione che non hanno trovato una collocazione nel mercato del lavoro. I ragazzi, inoltre, dovranno avere un buon livello di autonomia negli spostamenti e nel poter eseguire semplici mansioni, utilizzando in modo appropriato strumenti e attrezzi da lavoro.

Dopo le prime fasi di selezione e orientamento, le azioni proposte da Formofficina prevedono l'attivazione dei percorsi formativi in diversi ambiti quali informatica, ristorazione e agricoltura sociale.

Diversi gli interventi previsti a favore dei ragazzi con fragilità: l'orientamento dei giovani nella costruzione di un'identità lavorativa, la valorizzazione e il mantenimento di abilità e competenze pregresse, lo sviluppo di nuove competenze tecniche e trasversali, l'apprendimento di una buona “gestione emotiva” del proprio lavoro e la sperimentazione sul campo delle competenze acquisite per consolidarle.

Il modello di organizzazione del Servizio è flessibile e capace di adattarsi ai bisogni e alle nuove esigenze che emergono nel mercato del lavoro, nella società e nel cambiamento delle condizioni della persona con disabilità o della sua famiglia.

Tragedia sfiorata
Militari illesi. "Siamo due miracolati". Si lavora a chiusura totale tangenziale. Anas avvia inchiesta sul crollo
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FOSSANO - Una rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano, nel Cuneese, è crollata improvvisamente sulla strada sottostante, via Marene. Distrutta un'auto dei carabinieri, che stava effettuando un posto di blocco. I militari, secondo le prime informazioni, hanno sentito degli scricchiolii e hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. In via precauzionale, la polizia locale, con l'ausilio delle altre forze dell'ordine, sta lavorando alla chiusura totale della tangenziale. Sul posto vigili del fuoco e personale comunale stanno cercando di comprendere le cause del collasso della struttura.

"Siamo due miracolati", dicono i due carabinieri scampati al crollo. Si tratta di un carabinieri di 25 anni e di un maresciallo aiutante di 55, entrambi in servizio presso la stazione di Fossano. Sotto choc, i due militari sono stati visitati sul posto dal 118. Sul posto, per sincerarsi delle loro condizioni, il comandante della stazione di Fossano, maggiore Danilo Barbabella.

Sarà una commissione d'inchiesta ad accertare cause e responsabilità del crollo, nel Cuneese, della rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano. Istituita dal presidente dell'Anas, Gianni Vittorio Armani, Sarà presieduta dal generale dei carabinieri Roberto Massi, direttore della Tutela Aziendale di Anas, e composta da due ingegneri strutturisti ed esperti di tecniche costruttive. Sul posto sono presenti squadre Anas, carabinieri, polizia stradale e vigili del fuoco per gli interventi e i rilievi del caso e per la gestione della circolazione. Sulle cause del crollo, che ha interessato un'auto dei carabinieri in servizio per un posto di blocco senza conseguenze per i militari, sono dunque in corso accertamenti. A cedere, in particolare, è stata una campata dell'asta di svincolo per Marene, al km 61,300, strada statale 231 'di Santa Vittoria', che è stata chiusa in entrambe le direzioni tra i chilometri 59 e 66. Non risultano feriti o altre auto coinvolte.

Cronaca
30 giorni di silenzio, di dubbi, di perplessità che non hanno ancora avuto risposte concrete: dov'è Benito?
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di Angelo Barraco
 
CHIETI – La scomparsa di Benito Della Penna è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero. Non si hanno più notizie dell’uomo dal 15 marzo 2017. Un mese di silenzio, di dubbi, di perplessità che non hanno ancora avuto risposte concrete: dov’è Benito? Quel pomeriggio è uscito di casa per fare una passeggiata quotidiana ma quella consuetudine si è trasformato in dramma poiché Benito non è mai rientrato e dopo qualche ora la famiglia ha lanciato l’allarme.
 
L’uomo vive in Contrada Piana San Bartolomeo con la Moglie e al momento della scomparsa era sprovvisto di documenti e cellulare, inoltre è riconoscibile perchè nel camminare si aiuta con una stampella di colore blu. Benito ha 83 anni, è alto 1,75, ha gli occhi castani ed è calvo e al momento della scomparsa indossava una maglia azzurra a strisce bianche e fucsia, un giubbotto di cotone e jeans. Immediatamente dopo la scomparsa sono partite le ricerche ma non hanno portato ad alcun esito positivo e concreto e al momento sono state sospese.  
 
L’Associazione Penelope Abruzzo ha scritto al Prefetto di Chieti che coordina il tavolo tecnico provinciale nella ricerca delle persone scomparse per fare il punto della situazione e per riprendere le ricerche. Chiunque avesse visto il Signor Benito Della Penna nel giorno della sua scomparsa o nei giorni successivi o fosse a conoscenza dei motivi che lo tengono lontano dalla sua famiglia è pregato di informare le Forze dell'Ordine. 
Cronaca
Parla il padre: "Quel giorno qualcuno qui in paese mi ha detto ‘guarda che io ho visto due brutti ceffi con la barba’
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri

CHIUSANO (AT) - Il 2 Settembre del 2001 a mezzogiorno nel giardino della casa di campagna a Montichiaro d'Asti scompare Federica Farinella di 30 anni giunta a Chiusano con la famiglia da soli due giorni dopo aver trascorso le vacanze a Siracusa. La sparizione lascia stupiti ed attoniti per alcuni dettagli apparentemente non marginali che fomentano e delineano i contorni di un vero mistero. Il tutto è accaduto in pochissimi minuti; la ragazza stava fumando una sigaretta e leggendo una rivista all'ombra di un albero del giardino di casa, improvvisamente si  allontana senza che i genitori, intenti a scaricare le valigie, se ne siano minimamente accorti. La giovane donna sembra abbia intrapreso un cammino senza documenti, cellulare e soldi; indossava pantaloncini azzurri a fiori e una maglietta grigia e ai piedi un paio di sandali per mare, i classici infradito certamente inadatti a percorsi scoscesi di campagna. Il percorso che dalla strada principale conduce alla casa finisce al cancello della casa di campagna quindi la ragazza ha impiegato poco tempo per sparire dalla eventuale vista dei genitori. La Psicoterapeuta descrive Federica come una donna dalla personalità fragile e sensibile, insicura e indifesa che all'età di soli 20, consapevole della sua bellezza, sognava di lavorare nel campo dello spettacolo, la televisione specialmente, riuscendo a stringere possibili proficue conoscenze con personaggi famosi. Ma dopo cinque anni improvvisamente qualcosa la distoglie da quei sogni, tanto da decide di chiudere i ponti con quel mondo e rinchiudersi in se stessa senza mai confidare a nessuno i motivi del cambio repentino. Da quel momento incomincia un malessere da cui non riesce ad uscirsene. Le indagini che seguirono alla scomparsa non portarono mai a sviluppi concreti e si suppone siano state svolte forse con poca convinzione dalla Procura che probabilmente sin da principio ha considerato e trattato questo caso come un allontanamento volontario.

 

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con il Signor Francesco Farinella, padre di Federica nonchè Vice Presidente Nazionale di Penelope Italia e Presidente dell’Associazione Penelope Piemonte.

- Cosa ricorda di quel 2 settembre 2001?
Ricordo un po’ tutto, il dramma è talmente grosso che non si può dimenticare. Ricordo che mi è scomparsa nel giro di 5 minuti. Io che sto seguendo tanti scomparsi, essendo nell’Associazione Penelope, e noto che la scomparsa di Federica è una cosa completamente diversa da tutte le altre perché quasi tutti escono e non tornano, Federica era seduta su una sdraio davanti la porta di campagna, mi sono allontanato pochi minuti, son tornato e non c’era più.

- Voi eravate tornati dalla Sicilia…

Era domenica mattina quando è scomparsa. Noi eravamo tornati venerdì sera dalla Sicilia. Io l’ho lasciata seduta su una sdraio al sole; c’era mio fratello, c’era mio figlio con la sua ragazza, c’era mia moglie, c’era un altro ragazzo con la sua ragazza, nessuno ha visto niente.

- Lei ricorda se ci fosse qualcosa che turbava Federica quel giorno?
Aveva sofferto un po’ di depressione. Lei stava leggendo una rivista del Parco delle Madonie che avevo preso li, io l’ho lasciata che stava coricata sulla sedia a sdraio che guardava la rivista,  poi è sparita…

 

- Che ipotesi avete avanzato in merito alla scomparsa?
Da parte mia ho sostenuto sempre e continuo a sostenere che se la sono presa. Eravamo tornati il venerdì sera, sabato sera siamo andati ad Asti a mangiare una pizza e mi ricordo che siamo usciti verso le 22.00 e c’era qualche negozio aperto, c’era un negozio di scarpe, lei era con le ciabatte da mare e mi ha chiesto se le compravo un paio di scarpe che le servivano a casa. Mi sembrava molto serena e molto tranquilla.

- Non ci sono stati quindi dei segnali che vi hanno fatto pensare ad una possibile scomparsa…

No, assolutamente no. L’unico che sapeva che eravamo tornati dalla Sicilia era un tunisino, che le aveva dato delle lezioni di francese quando lei faceva l’ultimo anno di scuola ed erano rimasti amici.

 

- Come si sono svolte le indagini in questi anni?
Noi come Associazione siamo riusciti in questi anni a far fare delle leggi come la famosa legge 203 del 2012 ovvero che le ricerche devono partire immediatamente. Io sono andato dai Carabinieri dopo mezz’ora e mi è stato detto di stare tranquillo, che sarebbe tornata e non è stata fatta la denuncia immediata. Allora ho chiamato alcuni amici della Protezione Civile, son venuti una trentina di Vigili del Fuoco e a quel punto sono venuti anche i Carabinieri.

 

- In questi anni si è fatto sentire qualcuno?
C’è stata una telefonata dove mi hanno chiesto trenta milioni, ho chiesto di farmela sentire, me l’hanno fatta sentire ma ho capito subito che non era lei. Mi hanno detto di portare i soldi ad Alessandria, lasciarli su un banchetto. Dei trenta milioni ho detto che non li avevo perché era sabato e non sapevo dove prenderli e siamo rimasti d’accordo per tre milioni. Siamo andati li, i Carabinieri hanno appostato delle macchine civetta ma non è  venuto nessuno a prendere. Sono state fatte delle indagini e mi hanno detto che era uno zingaro con una ragazza che cercava di estorcermi denaro. L’altra segnalazione su cui ho sempre il dubbio io è che mi ha chiamato il Capitano dei Carabinieri e dopo un mese mi ha detto ‘secondo me lo abbiamo trovato. Dobbiamo fare una conferenza stampa dove lei dice che sa chi è, e che sicuramente o stiamo prendendo’. Si riferivano al tunisino perché mi avevano detto che avevano messo sotto controllo il telefono e lui parlava con un algerino e parlavano di Federica. Il giorno prima della conferenza stampa mi ha chiamato il Capitano e mi ha detto ‘no guardi quello parlava con la sorella, la sorella fa parte della Polizia e le raccontava della sparizione Federica’.

- Gli amici di Federica sono stati ascoltati?

Ho preso tutti i numeri di telefono e tutti i bigliettini che aveva nella borsa, hanno messo molti numeri di telefono sotto controllo. Un altro che mi aveva telefonato mi aveva detto di aver visto la foto e di averla vista a bordo di una Alfa Romeo 155 e targata non si capiva bene come. Siccome quando mi ha telefonato ho registrato la chiamata, gliel’ho data ai Carabinieri e hanno identificato la targa, non il mittente perché chiamava da un luogo pubblico. La macchina era di un paese qua vicino e poi non è stato fatto altro. Adesso io mi sono andato a copiarmi parte del dossier in Procura ad Asti e scopro che con la persona dell’Alfa si conoscevano. Come vede è una scomparsa anomala rispetto a tutte le scomparse di cui mi sto occupando in qualità di Vice Presidente di Penelope Italia oltre ad essere Presidente del Piemonte e quindi mi interesso sempre di scomparsi, abbiamo un pool di Avvocati, un pool di Psicologi. Mi rendo sempre più conto che la scomparsa di Federica è anomala rispetto a tutte le altre. Quel giorno qualcuno qui in paese mi ha detto ‘guarda che io ho visto due brutti ceffi con la barba’, io non c’ho dato importanza a questa cosa e invece forse bisognava dargli importanza e il fatto è che purtroppo non mi ricordavo chi me lo aveva detto. Tra l’altro, adesso le sto raccontando le cose che mi vengono in mente, mentre tornavamo dalla Sicilia ci eravamo fermati prima di Firenze a prendere un caffè, io lei e mia moglie, eravamo pronti per partire e Federica non arrivava, son tornato indietro e l’ho trovata nell’antibagno che si fumava una sigaretta e di fronte c’era un soggetto. Con il tempo, collegando questo fatto, con il fatto che quello mi ha detto che c’erano due brutti ceffi dico, non è che qualcuno ci seguiva dalla Sicilia?

 

- Che appello vuole lanciare attraverso il nostro quotidiano

Federica, io sono qui che ti aspetto. Il motto dell’Associazione Penelope è; chi dimentica cancella…noi non dimentichiamo, la scomparsa non è morte, la scomparsa non è vita. Torna che ti aspetto Federica. Il mio più grande desiderio è di sapere la verità prima di andarmene.

La scomparsa di Federica è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero e gli elementi che fanno pensare che non si sia trattato di un allontanamento volontario sono tanti. Ricordiamo che la giovane era una fumatrice accanita e spesso accendeva una sigaretta nell’altra e quando la domenica rimaneva senza sigarette doveva con urgenza reperirle per colmare il vuoto di questo suo vizio. Il giorno della sua scomparsa ha lasciato due stecche di sigarette nella sua stanza, il pacchetto aperto con l’accendino al suo interno sul tavolo sotto l’albero dove era lei seduta. Come ci racconta il padre “E’ impossibile che come fumava Federica lasciasse le sigarette li”. Il padre aggiunge che “le avevo dato quando era andata a Siracusa 300 milalire, ha lasciato 270 milalire nel cassetto del comodino del suo letto”. Precisa inoltre che ha lasciato “il cellulare nel comodino, carta d’identità, passaporto” e quando è andata via indossava le ciabatte da mare, pantaloncini di cotone e magliette di cotone. 

Ambiente e cittadini
Nell'area ex Michelin nato un nuovo quartiere
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TRENTO - Nell’area denominata “ex Michelin” a Trento è recentemente sorto un autentico nuovo quartiere cittadino con una miscela di funzioni diverse sia pubbliche che private, quali residenze, uffici, negozi, spazi culturali, aree congressuali, ricreative e museali e un grande parco cittadino. Questo pezzo di città delle dimensioni complessive di circa 11 ettari risulta delimitato a est dalla ferrovia, che costituisce chiaramente una barriera con la città consolidata non solo per il traffico veicolare, ma anche per quello pedonale e ciclabile.

Da questa considerazione è emersa la necessità di creare due nuovi collegamenti, uno viario e ciclopedonale in asse con via Perini, per mettere in collegamento le principali direttrici di traffico ad est di via Perini rappresentate da via Perini e via Giusti con area Michelin, e uno esclusivamente ciclopedonale in asse con via Taramelli che aggiungendosi a quello esistente in via Monte Baldo contribuiranno al lento fondersi del nuovo tessuto con quello esistente.

Il progetto, redatto dal Servizio Opere di Urbanizzazione Primaria del Comune di Trento nel 2009 e dell'importo complessivo di 5.200.000 euro, prevede dunque la realizzazione di un nuovo sottopasso veicolare e ciclo-pedonale alla ferrovia del Brennero e della Valsugana in asse con via Perini con una nuova rotatoria in corrispondenza di via Giusti, su cui si innestano la nuova strada proveniente dall’area ex Michelin, via Perini e via Giusti ed un sottopasso ciclo-pedonale in asse con via Taramelli.

I lavori del sottopasso ciclo-pedonale di via Taramelli sono stati completati a dicembre 2016 ed è quindi attualmente in esercizio.

La realizzazione del collegamento nell'area ex aziende agrarie è stata invece ritardata da difficoltà legate all'esproprio del distributore di carburante di proprietà ENI in corrispondenza di via Perini, e dalla necessità di completare il trasferimento al Comune di Trento delle aree di proprietà della Provincia di Trento all'interno dell'area ex Aziende Agrarie su cui verrà realizzata la nuova viabilità.

Entrambi tali problematiche sono ora risolte e risulta dunque possibile procedere con l'appalto dei lavori di realizzazione del “Sottopasso alla ferrovia con strada di collegamento area ex Aziende Agrarie”.

Il progetto prevede nel dettaglio la realizzazione di un sottopasso ferroviario di larghezza utile 14 metri in calcestruzzo armato posto in opera mediante spinta con dispositivo oleodinamico; per consentire durante l'infissione del manufatto il transito dei treni sui binari sovrastanti l’attraversamento, l’intervento avverrà in presenza di un sistema di sostegno provvisorio dei binari.

La strada di collegamento tra l’area ex Michelin e la rotatoria di via Giusti ha una larghezza di 6,5 metri; sul lato nord della strada, a lato della carreggiata stradale, vengono ricavati una decina di posti auto con disposizione a cassetta e un percorso pedonale di 1,5 metri; sul lato opposto è inserita un’aiola con alberatura, al fine di creare una barriera di separazione per il percorso pedonale e ciclabile, di larghezza 4 metri.

La realizzazione del percorso ciclabile proveniente dall’area ex Michelin in corrispondenza dell’area ex aziende agrarie è particolarmente importante in quanto va a completare il tracciato della nuova pista ciclabile su via Giusti e via S. Pio X, creando quindi il collegamento tra la rete ciclabile del quartiere di S. Giuseppe - S. Chiara e l’area ex Michelin con pertinente parco.

Viene mantenuto l’attuale accesso del complesso ITEA di via Pascoli, che si innesterà direttamente sulla nuova viabilità.

La rotatoria in corrispondenza dell’incrocio di via Perini, via Giusti e la nuova viabilità, ha un diametro dell’isola centrale compreso di anello per passaggio di mezzi pesanti di 20 metri con larghezza della corona giratoria di 7 metri per un diametro complessivo di 34 metri.

Tutta la viabilità di progetto è dotata di nuovo impianto di illuminazione pubblica e della rete di smaltimento delle acque meteoriche.

Il tempo utile per l’esecuzione dei lavori è fissato in 420 giorni, con presumibile inizio nel primavera/estate 2018.

L’ammontare dei lavori a base di appalto per la realizzazione dell’opera risulta pari a € 2.137.992.

 

Il caso
Una sfida pericolosa:saltare nel vuoto tra un parapetto e l’altro, rischiando di inciampare e precipitare per diversi metri
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di Marco Staffiero


RIMINI - "Benvenuti" nell'era della pazzia. Non salta un giorno, dove aprendo il giornale o qualche sito web non veniamo a conoscenza di un orribile gesto. Dagli omicidi ai suicidi, passando per i continui atti di violenza verso qualunque forma di vita. E' il tempo dell'odio e della violenza più spietata. Azioni crudeli spinte dal gioco, dalla noia o più semplicemente frutto di una società allo sbando priva di qualsiasi valore e principio. Oggi la collega Chiara Barin su Il Resto del Carlino ha riportato una notizia, che dovrebbe farci riflettere. Una sfida pericolosa:saltare nel vuoto tra un parapetto e l’altro, rischiando di inciampare e precipitare per diversi metri. E’ quella in cui, da alcune settimane a questa parte, sembrerebbero cimentarsi alcuni ragazzini nella zona di via Flaminia, all’altezza della caserma ‘Giulio Cesare’(a Rimini).
 
Il gioco ricorda molto da vicino il parkour, sport estremo che consiste nell’affrontare un percorso urbano, eseguendo salti, capriole e arrampicate per superare diversi ostacoli. Difficile dire se gli adolescenti riminesi si siano ispirati in qualche modo ai campioni di questa disciplina. Sta di fatto che ieri uno di loro ha rischiato davvero grosso, sbattendo contro un muretto e finendo direttamente all’ospedale. Protagonista di questa disavventura un 13enne, che forse voleva stupire gli amici saltando da un parapetto all’altro. Probabilmente ha calcolato male la traiettoria, perché alla fine il suo balzo si è concluso contro il ripiano in cemento. Il giovane ha iniziato a urlare dal dolore, richiamando sul posto i clienti e i gestori di alcune attività vicine, che gli hanno prestato i primi soccorso.
 
Il tutto sotto gli occhi di numerosi coetanei, che a quell’ora stavano aspettando l’autobus nei pressi della fermata (a poche centinaia di metri è situato il centro studi). Sul posto è quindi intervenuta un’ambulanza del 118. Il 13enne è stato stabilizzato dal personale medico, che quindi ha deciso di trasportarlo a sirene spiegate all’ospedale ‘Infermi’ di Rimini. Stando ai primi accertamenti, pare che se la sia cavata soltanto con una caviglia rotta. Grande la paura tra le persone presenti in via Flaminia, che lo hanno sentito urlare disperato subito dopo la caduta.
 
«Sapevo che prima o dopo qualcuno si sarebbe fatto male» allarga le braccia un residente. «Non è la prima volta che vedo i ragazzini compiere gesti del genere. Si danno appuntamento qui all’uscita da scuola oppure nel pomeriggio, e si divertono a saltare nel vuoto sopra il ‘fossato’. Qualche volta ho provato a rimproverarli, ma loro mi hanno risposto in malo modo. Per carità, in fondo si tratta di semplici bravate tra adolescenti. Il rischio di cadere però è sempre dietro l’angolo. Per fortuna questa volta non ci sono state conseguenze gravissime, anche se poteva andare diversamente». «E’ una sorta di gara – aggiunge un esercente –. Si sfidano a compiere il salto più lungo oppure a compiere determinati ostacoli. Forse non pensano ai rischi che corrono: altrimenti non sarebbero così avventati». Cosa passa per la mente ai ragazzi di questa ultima gererazione? dove sono le loro famiglie? la società dei telefonini e di Facebook offre questo? Poniamoci delle domande e cerchiamo di trovare delle rispospe immediate prima che sia troppo tardi.
Cronaca
A due anni dalla scomparsa: “Chi sa parli e che ci dia il modo anche a noi di vivere"
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di Angelo Barraco
 
PRATO – Sono passati due anni dalla misteriosa scomparsa di Sergio Russo, un uomo di 51 anni che l’11 aprile del 2015 fa perdere le proprie tracce dalla propria abitazione, lasciando la moglie Fiorella e i figli Yuri e Gabriele  in un limbo di dolore e sconforto. Sono tanti i dubbi  che attanagliano la mente di una donna che dall’oggi al domani ha visto una quotidianità sgretolarsi lentamente davanti ai propri occhi e con essa anche le tante certezze costruite mattone dopo mattone. Due anni dopo quel giorno così lontano ma così presente nella vita di una famiglia in cerca di risposte concrete, Fiorella lancia un appello attraverso la sua pagina social affinché venga ascoltato e riceva delle riposte: “Due anni di lotte continue.  Non è giusto lasciare le famiglie così, se non si sta più bene in famiglia basta dirlo , così tutti possiamo e abbiamo la possibilità di andare avanti con la vita. Caro Sergio ti credevo un' uomo diverso, invece nn ci hai pensato un`attimo a fare tutto ciò ai nostri figli. Anche se il mio pensiero resta un' altro, cioè che quel maledetto giorno sia successo qualcosa, chissà in che guaio ti sei messo. Mi rivolgo come sempre alla Procura di Prato, andate in un' altra direzione con le indagini.
Non è giusto dire "ALLONTANAMENTO VOLONTARIO". Fino a prova contraria nessuno si deve permettere di dire questa parola!”. La scomparsa di Sergio Russo è stata affrontata  dalla trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?” che ha intervistato gli amici dell’uomo che hanno parlato del forte legame che aveva con i figli e che non li avrebbe mai abbandonati, motivo per cui i soggetti intervistati hanno avanzato eventuali ipotesi drastiche in merito alla scomparsa. La madre dell’uomo sostiene invece che la scomparsa sia stata premeditata. Emerge inoltre che nell’ultimo periodo la coppia stava vivendo un momento sereno e i rapporti erano notevolmente migliorati tanto che Sergio, il giorno prima di scomparire, aveva prenotato l’albergo per andare al giuramento del figlio più grande. L’ultima segnalazione di Sergio Russo risale a settembre del 2015, attraverso un messaggio anonimo su facebook.
 
L’avvistamento riguarda una persona molto somigliante a Sergio Russo avvistata in una comunità di meditazione e registrato con il nome di Romeo. Il dettaglio che ha colpito Fiorella riguarda il fatto che il marito utilizzava per l’email lo pseudonimo Romeo Sierra, ma le telefonate effettuate presso alcune comunità hanno dato esito negativo, l’attenzione alle comunità era dovuta al fatto che l’uomo, in passato, era stato in Scientalogy. Sergio era entusiasta per il giuramento del figlio e il giorno prima di sparire ha effettuato un bonifico per l’albergo dove avrebbero dovuto trascorrere quei momenti insieme. Il giorno della scomparsa ha avuto inoltre un colloquio di lavoro e nel primo pomeriggio è sceso nel suo laboratorio dove stava costruendo un drone. La moglie si è accorta che il marito non era in casa alle 15.30, ha provato a chiamarlo al cellulare ma risultava staccato. Gli inquirenti hanno localizzato il suo telefono ad Agliana. 
 
Noi intervistammo Fiorella il 21 Marzo e ha lanciato un appello per Sergio e per chi sa qualcosa in merito alla sua scomparsa: “Chi sa parli e che ci dia il modo anche a noi di vivere come forse lui sta facendo. Oramai siamo senza speranze,  se forse all' inizio si fossero degnati di cercarlo adesso non saremmo qui”. Un appello rivolto “a chi forse lo ha aiutato in questa cosa senza pensare che a casa ci sono due figli che aspettano sempre notizie del padre. Se magari lui sta bene, che faccia stare bene anche i nostri  figli dandogli la possibilità di stare sereni “
 
Fiorella è sostenuta dall’Associazione Penelope Toscana con gli Avvocati Nicodemo Gentile e Daica Rometta, noi abbiamo parlato con l’Avvocato Rometta che ci ha riferito che “E’ tutto in fase di indagine. Noi abbiamo depositato diversi mesi fa l’ultima memoria, c’è da approfondire la pista della Romania relativa a dei passaggi su facebook che sono stati attenzionati dal Pubblico Ministero, è stata richiesta anche una rogatoria internazionale però è tutto ancora in fase d’indagine”. Dov’è l’imprenditore Sergio Russo? Si tratta di una scomparsa volontaria o c’è dell’altro? Ricordiamo che l’uomo aveva 51 anni al momento della scomparsa e quell’11 aprile del 2015 indossava un giubbotto rosso mattone senza maniche, pantaloni tipo militare, una t-shirt grigia e delle scarpe sportiva.  
Bufera a Cinque Stelle
Il giudice ha sospeso anche il 'ripescaggio' della lista di Luca Pirondini
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GENOVA - Il giudice Roberto Braccialini ha sospeso l'esclusione della lista di Marika Cassimatis, la candidata del Movimento 5 stelle vincitrice delle Comunarie per la candidatura a sindaco di Genova e e poi 'scomunicata' da Beppe Grillo. La Cassimatis e la sua lista erano stati bocciati da Grillo per alcuni like a commenti di fuoriusciti dal Movimento come il sindaco di Parma Pizzarotti e il consigliere comunale di Genova Putti, "quando erano ancora nel Movimento" si è difesa la professoressa. Cassimatis nei giorni scorsi è stata sospesa dal Movimento.

La decisione del tribunale civile di Genova complica la situazione in casa Cinque Stelle perché di fatto annulla tutto: l'esclusione della professoressa e la possibilità che a rappresentare il M5S sia Luca Pirondini, lo sconfitto da Cassimatis, ma vincitore delle Comunarie bis indette da Grillo con voto on line in tutta Italia svolte dopo l'annullamento delle Comunarie del 14 marzo vinte da Cassimatis. A questo punto il rischio è che il Movimento non abbia candidati alle elezioni a Genova.

Il giudice ha sospeso anche il 'ripescaggio' della lista di Luca Pirondini. Il tribunale civile ha dunque accolto tutto il ricorso d'urgenza presentato dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo. La professoressa ha commentato su Facebook "Abbiamo vintoooooooo!".

Cronaca
Una guardia regionale, ferita ad una spalla. Pare che Igor Vaclavic dorma di giorno ed esca soltanto di sera, studiando le fasi in cui la luna non illumina la sua zona di operazioni
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di Roberto Ragone

BOLOGNA
- Quasi certamente Igor Vaclavic, Igor il russo, è l’assassino del barista di Budrio Davide Fabbri, nel corso di un tentativo di rapina, ma è sospettato anche di aver ucciso circa un anno e mezzo fa una guardia giurata a colpi di fucile, omicidio rimasto irrisolto. Salvatore Chianese, 42 anni, fu ucciso circa un anno e mezzo fa alla Cava Manzona, sempre nella zona di operazioni di Igor Vaclavic, con un colpo di fucile da caccia a pallettoni, lo stesso tipo di arma usata nella rapina di Budrio, insieme alla pistola cal. 9x21 sottratta ad una guardia giurata, minacciata con la doppietta e costretto a stendersi a terra. 

 

Le indagini per l’omicidio del Chianese, nonostante si fossero allargate in tutte le direzioni possibili, compresi i bracconieri della zona, non avevano portato ad alcun risultato. Ora pare che la soluzione sia stata trovata. Igor Vaclavic, 40 anni, detto Igor il russo, nativo di Tahkent, in Uzbekistan, è in Italia sicuramente dal 2007, anno in cui effettua le prime rapine armato di arco e frecce, spaventando i contadini della zona. Tranne in un caso in cui due anziani fratelli di 72 e 73 anni sparano accidentalmente un colpo di doppietta, e lui fugge in bicicletta. Lo chiamano ‘il ladro ninja’, perché opera con una bandana nera attorno alla fronte, la faretra sulle spalle e un coltello alla caviglia.

 

I Carabinieri lo scovano in un casolare abbandonato e lo arrestano. Nello zaino salami, prosciutti e insaccati vari. Vaclavic finisce in carcere, ma esce troppo presto, nel 2010, e ricomincia a rapinare, stavolta con un’ascia. Pare che dorma di giorno ed esca soltanto di sera, studiando le fasi in cui la luna non illumina la sua zona di operazioni. I suoi nascondigli sono i casolari abbandonati che abbondano da quelle parti, e che ormai conosce come le sue tasche. Ha abbandonato la fascia nera e indossa un casco integrale. Così mascherato rapina anche il sindaco di Argenta. I Carabinieri lo scovano per la seconda volta e finisce di nuovo in carcere. Nel 2015 è fuori, e mette insieme una banda di delinquenti, due slovacchi, Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, e un rumeno, Constantin Fiti, conosciuti nel carcere di Ferrara. Inizia un periodo di vero terrore per il ferrarese. Il 26 di luglio dello stesso anno aggrediscono in casa il 45enne Alessnadro Colombani, e lo massacrano di botte per 70 euro e la tessera bancomat, da cui prelevano 250 euro. Dopo qualche giorno un’altra rapina, questa volta ai danni di un’anziana donna, Emma santi, 93 anni, lasciata legata e imbavagliata. Picchiata nel sonno, la donna si salva dopo due giorni solo perché suo figlio, allarmato, la va a trovare. Alcuni giorni dopo assaltano una casa in campagna, dove una coppia viene sequestrata per ore. Il 9 settembre sequestrano un anziano pensionato, ex elettricista, tale Tartari, di 73 anni, che vive solo. Nella notte fra il 9 e il 10 settembre vengono effettuati due prelievi bancomat, e, come dimostrano poi le riprese delle videocamere di sorveglianza, non da Tartari, ma da alcuni elementi ripresi poi a fare spese all’Ipercoop di Ferrara. Così, identificato, Constantin Fiti viene subito fermato dalla Mobile di Ferrara. Ruszo, fermato sul treno Bologna-Venezia, confessa tutto, e dopo 18 giorni dall’omicidio guida gli agenti in un casolare abbandonato, dove trovano il cadavere di Tartari, legato con fascette elettriche, con la bocca tappata da nastro adesivo e incaprettato. “Vittima di una violenza bestiale” lo definì il pm Di Benedetto. Per quell’omicidio, Pajdek è stato condannato a 30 anni, e Ruszo all’ergastolo. Nonostante Fiti avesse tirato in ballo anche Vaclavic, il giudice non ha ritenuto che quella testimonianza meritasse una condanna, A Vaclavic viene consegnato un decreto di espulsione.

 

Arriviamo all’assalto al bar tabacchi di Budrio. Vaclavic – pare ormai certo che si tratti di lui – irrompe nel locale, minaccia i presenti e spara un colpo di cal. 12 a terra, per intimidirli. Ma ha fatto i conti senza Davide Fabbri, 45 anni, che pare che nei giorni precedenti avesse sventato già una rapina. Fabbri gli si getta addosso, e ne nasce una colluttazione, durante la quale Vaclavic estrae un’automatica cal. 9x21 e spara un solo colpo al petto di Fabbri, uccidendolo. Fugge, non si sa come, presumibilmente in bicicletta, come in passato. Immediatamente partono le ricerche di polizia e Carabinieri per individuarne il covo, ma senza esito. Ancora un morto e un ferito nella sua fuga, un guardapesca volontario e una guardia regionale, ferita ad una spalla. I due erano in servizio di routine, quando sono passati accanto al nascondiglio di Vaclavic. Il russo ha sparato senza esitazioni, prima che potessero reagire.

 

Poche ore fa, viene intercettato da una pattuglia di carabinieri ad un posto di blocco, a bordo di un Fiorino bianco rubato. Lasciato il Fiorino, s’è diretto verso il suo terreno preferito, la boscaglia che si stende fra Ferrara e Bologna, dove ha fatto perdere la proprie tracce.  È in atto una gigantesca caccia all’uomo, in cui sono impegnati reparti di ogni appartenenza delle forze dell’ordine. Sono sati anche fatti intervenire carabinieri dei reparti speciali, si presume quelli adoperati in Calabria e Sardegna per i sequestri di persona, avvezzi e addestrati a seguire tracce e scovare latitanti nelle zone più impervie e boscose. Un altro vulnus inferto alla popolazione da una giustizia inadeguata, che non si è resa subito conto della pericolosità dell’individuo. Un altro decreto di espulsione consegnato ad un assassino a sangue freddo, addestrato a sopravvivere in ambienti ostili.

Un’altra gaffe della nostra giustizia che piuttosto perseguita chi ha dovuto difendersi da rapinatori notturni, e non è capace, pur avendola avuta di fronte per ben due volte, e avendola mandata in galera, di mettere una simile persona in grado di non nuocere. Non so quanto i morti che Vaclavic s’è lasciato dietro siano attribuibili a lui, e quanto a chi ha sottovalutato la sua pericolosità, pur evidente.

Maltrattamenti in famiglia
Padre, fratello e madre sarebbero arrivati anche a frustarla
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MILANO - Il Tribunale dei Minori di Milano ha deciso di togliere temporaneamente alla famiglia una ragazza marocchina di 14 anni e di affidarla ad una comunità per i maltrattamenti che a suo dire subiva dai famigliari. Padre, fratello e madre sarebbero arrivati anche a frustarla perché - ha denunciato lei - vestiva e si comportava troppo da "occidentale".

Una denuncia "attendibile", accompagnata da un referto medico per contusioni multiple con prognosi di 31 giorni: per questo il Tribunale dei Minori di Milano ha ratificato il provvedimento con cui un Comune dell'Oltrepo Pavese ha tolto temporaneamente La ragazza alla sua famiglia. La ragazza ha riferito che da due anni veniva picchiata con violenza dai genitori e dal fratello più grande e colpita anche con un cavo del pc per il suo stile di vita occidentale simile quello delle amiche.

"E' una storia purtroppo ordinaria, come ne vediamo tante, in cui c'entra il fattore culturale e il conflitto tra una ragazzina nata in Italia e che vuole vivere come le sue amiche e una famiglia 'tradizionalista' che impone la sua educazione con una violenza fisica e soprattutto morale". Così il procuratore del Tribunale per i Minori di Milano, Ciro Cascone, ha spiegato il caso all'ANSA. "Il fattore religioso - ha aggiunto - è solo un aspetto di quello culturale".

I famigliari si difendono sostenendo che intervenivano sulla figlia con severità solo per il suo comportamento a loro avviso molto riprovevole: non voleva più andare a scuola, rientrava tardi, si vestiva in modo eccessivo. Di certo però la ragazza è finita in ospedale per contusioni multiple, e per questo ha presentato denuncia. I giudici, in attesa dell'accertamento dei fatti, hanno deciso di affidarla provvisoriamente a una comunità.

Politica e Amministrazione
Sono stati accertati anche due casi di presunta concussione
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MILANO - Due dirigenti del comune di Milano e un funzionario sono stati arrestati stamani dal nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano nell'ambito dell'inchiesta del procuratore aggiunto Giulia Perrotti e del pm Luca Poniz su alcuni casi di presunta corruzione per pilotare "l'aggiudicazione di alcune gare di appalto" bandite dall'amministrazione comunale "a favore del Consorzio Milanese Scarl e delle imprese sue associate". Sono stati accertati anche due casi di presunta concussione.

Cronaca
Aveva abusato della minore in più occasioni, minacciandola che se avesse detto qualcosa a qualcuno le avrebbe fatto del male
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BOLOGNA - Eseguita dai Carabinieri un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un italiano, indagato di atti sessuali con minorenne. I Carabinieri della Stazione di Bologna Bertalia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna nei confronti di un 42enne italiano, indagato di atti sessuali con minorenne. Il provvedimento restrittivo è stato emesso all’esito di un’articolata e complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri della Stazione di Bologna Bertalia, coordinata dal dott. Augusto Borghini Sost. Procuratore della Repubblica di Bologna. Le indagini svolte, con particolare riferimento all’audizione protetta della 14enne offesa dal reato, confidatasi con persona qualificata di una struttura sanitaria felsinea, hanno consentito di accertare che il compagno della madre aveva abusato di lei in più occasioni, minacciandola che se avesse detto qualcosa a qualcuno le avrebbe fatto del male. I fatti sarebbero iniziati nel 2012, quando la bambina aveva ancora 10 anni e sarebbero durati, con cadenza settimanale, fino al 2016. Gli atti sessuali avvenivano, soprattutto, quando la donna si allontanava da casa per fare delle commissioni, lasciando la figlia in compagnia dell’uomo. In alcune circostanze, pare che il 42enne, in preda a un impulso sessuale irrefrenabile e sempre più forte, abbia abusato della bambina in presenza della mamma che, pur essendo in casa, non si era accorta di nulla perché era in bagno a farsi una doccia. In un'altra occasione, invece, il soggetto avrebbe approfittato della minore a bordo di un’auto ferma in un parcheggio, in occasione di una vacanza estiva presso la sua regione di origine. L’indagato, già condannato, con pena sospesa, a otto mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia, è stato definito: “…soggetto dotato di una personalità versata alla sopraffazione nelle relazioni domestiche”. 

Il caso
Il sacerdote, è stato rimesso in libertà con l’obbligo di firma. In aula, don Silvano ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere
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di Andrea Barbi


FERRARA -  Molti hanno pensato in un primo momento a un pesce d’aprile: invece è vero. Don Sylvain Kapela Mukunda, 43 anni, sacerdote di nazionalità congolese, da 10 anni viceparroco a Villa Fulvia nella chiesa dedicata al Beato Tavelli, è stato arrestato venerdì notte dopo aver ferito un poliziotto (lesioni personali aggravate) che ha urtato con la sua auto nel tentativo di sfuggire agli agenti. Ma deve rispondere anche di resistenza, di aver causato il danneggiamento di un’auto di servizio della polizia e di aver guidato in stato di ebbrezza, reato che gli è costato anche il ritiro della patente e il sequestro dell’auto ai fini della confisca.
È il conto giudiziario che gli è stato presentato al termine dell’inseguimento avvenuto in piena notte per le strade della città nel corso del quale la condotta di guida del parroco, al volante di una Volkswagen Lupo, ha attratto l’attenzione di un automobilista di passaggio che ha segnalato la cosa alle forze dell’ordine e si è messo alle calcagna del veicolo guidato all’impazzata. La “Lupo” non rispettava stop e semafori, procedeva a zig zag e avrebbe anche danneggiato alcune auto parcheggiate. Poco dopo le 2 le volanti della polizia hanno sbarrato la via alla “Lupo” nei pressi del passaggio a livello di via Fabbri. Il religioso si è dapprima fermato, poi ci ha ripensato e ha innestato la marcia tentando di fuggire: un poliziotto è rimasto ferito (prognosi di 10 giorni per una contusione al ginocchio sinistro) e una volante è stata ammaccata. A quel punto un agente ha aperto con decisione la portiera e ha bloccato il conducente. Nessuno si aspettava però che le generalità della persona al volante, spericolata e incosciente, fossero quelle di un sacerdote. Don Sylvain non ha fornito alcuna spiegazione agli inquirenti e nemmeno al giudice, davanti al quale è stato chiamato ieri mattina. Al controllo con l’etilometro il tasso alcolico nel sangue è risultato di 2,55/litro, oltre cinque volte il limite ammesso dalla legge. 
Sabato pomeriggio, il giudice Carlo Negri ha convalidato l’arresto. Il sacerdote, è stato rimesso in libertà con l’obbligo di firma. In aula, don Silvano ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Il suo difensore, l’avvocato Barbara Grandi, ha chiesto i termini a difesa per raccogliere tutti gli elementi necessari in vista del giudizio. L’udienza si è conclusa con la riserva del giudice. Bisognerà quindi attendere qualche giorno per gli sviluppi di una storia che ha lasciato a bocca aperta l’intera città.
Poche righe da parte della curia per circoscrivere il fattaccio e il suo protagonista e per manifestare solidarietà all’agente rimasto ferito nel tentativo del sacerdote di sfuggire al posto di blocco allestito in via Fabbri. «Nell’apprendere l’episodio occorso la scorsa notte – si legge nel comunicato apparso sul portale del periodico cattolico La Voce –, le cui ragioni allo stato attuale risultano non chiare, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio esprime la propria sorpresa per l’accaduto». Fatte le premesse, la diocesi spende qualche parola su don Silvano che, a detta a di molti, non avrebbe di certo l’atteggiamento e i modi del tipo capace di simili colpi di testa. «Il sacerdote coinvolto – prosegue la breve nota – è conosciuto come persona attenta e ben voluta dalla comunità a cui appartiene, che è rimasta incredula da quanto appreso». Poi la conclusione, con un pensiero a chi ha fatto le spese della ‘sbandata’ di don Silvano. «L’amministratore apostolico monsignor Luigi Negri, i sacerdoti e i fedeli si stringono intorno poliziotto coinvolto nella vicenda e alla sua famiglia con preghiere di pronta guarigione». Nulla di più. Ora, per i vertici dell’Arcidiocesi, è tempo di capire quali siano le ragioni profonde all’origine del gesto del cappellano di Villa Fulvia. Al momento la diocesi non ha preso alcun provvedimento nei suoi confronti. Troppo presto. Per oggi, in ogni caso, non celebrerà messa. Prima, sembra essere il sottinteso della curia, bisogna fare chiarezza.
Cronaca
Mary Petrillo: "Molto importante comprendere le dinamiche relazionali che si manifestano all’interno della famiglia"
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di Angelo Barraco
 
Pisa – Nella tarda mattinata del 2 aprile, gli abitanti del Volterrano (Pisa) si sono svegliati di soprassalto a seguito di una macabra scoperta a  Montecatini Val di Cecina. Un 43enne è stato rinvenuto senza vita all’interno della sua autovettura. Dalla prima ricostruzione dei fatti emerge inoltre che l’uomo non era da solo, ma avrebbe tentato di porre fine anche alla vita del figlio di 9 anni che però è riuscito a salvarsi aprendo la portiera e allontanandosi  e suonando i campanelli delle abitazioni vicine per chiedere aiuto. Il 43enne, secondo quanto si apprende, avrebbe azionato una bombola a gas che si trovava all’intero dell’autovettura. Il piccolo vive con la madre, in provincia di Napoli, e il padre era andato a prenderlo con la promessa di riportarlo a casa quella stessa sera, ma i due tardavano ad arrivare e così la donna, spinta dalle preoccupazioni , si era recata presso le autorità competenti per denunciare la sottrazione di minore. Gli inquirenti avrebbero rinvenuto all’interno dell’autovettura alcuni biglietti dove l’uomo spiegò le ragioni del gesto.  Il bambino si è salvato miracolosamente ma in molti altri casi purtroppo non c’è stata salvezza per giovani vite innocenti spezzate da mani che avrebbero dovuto proteggerli.
 
Cosa c’è dietro a tutto ciò? Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Mary Petrillo, Psicologa e criminologa, Docente materie  di criminologia, Coordinatrice del team di esperti forensi Crime Analysts Team (CAT): “La morte violenta di un bambino genera sempre profondo sgomento e dolore nella collettività, specie quando il gesto è compiuto da uno dei genitori  che invece, per natura, dovrebbero difendere e proteggere i propri figli. Questo genere di omicidio, anzi di figlicidio,  fa molto  riflettere e genera sgomento. I crimini che avvengono in famiglia sono fenomeni sempre al centro di molte riflessioni e di studio, in quanto un crimine efferato messo in atto all'interno della famiglia è, per la società, ancor più aberrante se a commetterlo è un genitore, in quanto questa è una figura che  non viene e non dovrebbe essere associata a comportamenti cruenti, anche se la storia della criminologia, ci ha abituati, in verità, ad altro. Il figlicidio è considerato un crimine atroce ed assurdo, è proprio per questo motivo spesso viene imputato alla follia o legato a particolari  stati emotivi in cui viene a trovarsi un genitore in alcuni momenti della sua vita dovuti ad esempio a stati depressivi, a difficoltà economiche o altre forme di disagio. Quindi è molto importante comprendere le dinamiche relazionali che si manifestano all’interno della famiglia, le motivazioni che hanno condotto a questi gesti di violenza da parte di un genitore. La famiglia dovrebbe, quindi, godere di sostegno al disagio di ogni genere, altrimenti non è più vista, alla luce di questi fatti, come un luogo di serenità e sana normalità, ma come luogo dove le peggiori intenzioni possono covare  odio, rabbia o un eccesso di "protezione" che può sfociare in vera e propria tragedia”. 
Il blitz
Terminata operazione dei Carabinieri del comando provinciale di Milano VIDEO ALL'INTERNO
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MILANO - I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno portato a termine una vasta operazione con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale del capoluogo lombardo, nei confronti di 7 persone (5 cittadini italiani e 2 marocchini), tra i 23 e i 60 anni d’età, ritenuti responsabili a vario titolo di furto aggravato, ricettazione e riciclaggio in concorso.

Il blitz, che ha interessato le province di Milano, Ancona, Como, Monza, Pavia, Perugia e Varese, giunge a coronamento di una complessa attività condotta dai Carabinieri della Compagnia di Corsico, che ha permesso di disarticolare un sodalizio criminale dedito alla commissione di furti di autovetture nella città di Milano e alla ricettazione e al riciclaggio dei veicoli interi o di parti di essi.

Il caso
È caccia all'aggressore, con la polizia che sta conducendo le indagini ricostruendo le testimonianze degli amici del giovane
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BRESCIA - È morto nel reparto di terapia intensiva della clinica Poliambulanza di Brescia Yaisy Bonilla, il 21/enne di origine colombiana, accoltellato all'alba fuori da una discoteca in città a Brescia. Le sue condizioni erano apparse subito disperate e i medici lo avevamo sottoposto ad un delicato intervento chirurgico all'addome.

È caccia all'aggressore, con la polizia che sta conducendo le indagini ricostruendo le testimonianze degli amici del giovane. Il colombiano e il suo aggressore avrebbero trascorso la nottata in un discoteca vicina a via Corsica, luogo dell'aggressione. Al momento dell'aggressione il giovane era in compagnia della fidanzata ora sotto choc e ascoltata a lungo dalla polizia che sta indagando sul tentato omicidio. Non è chiaro al momento se la lite sia nata con un connazionale, ma pare che la tensione tra aggressore e vittima sia cominciata all'interno del locale, la discoteca 'Disco Volante' a Brescia.

Cronaca
La segnalazione è stata fatta dai militari, dopo aver approfondito l'esposto ricevuto ieri dalla scuola media frequentata dalla ragazzina
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BOLOGNA - I servizi sociali d'intesa con la Procura per i minorenni di Bologna sono intervenuti con l'atto urgente di messa in protezione per la ragazzina di 14 anni rasata a zero dalla madre, perché rifiutava il velo. La minore, originaria del Bangladesh, è cioè stata collocata al di fuori dalla famiglia d'origine, così come le sorelle. La denuncia ai Carabinieri era stata fatta dalla scuola frequentata dalla ragazzina.

I genitori della ragazzina di 14 anni rasata a zero perché non voleva portare il velo sono stati denunciati dai Carabinieri per maltrattamenti in famiglia. La segnalazione è stata fatta dai militari, dopo aver approfondito l'esposto ricevuto ieri dalla scuola media frequentata dalla ragazzina. Nel frattempo la 14enne, che non avrebbe subito violenze fisiche, è stata allontanata dalla famiglia, così come le sorelle, e affidata ad una comunità protetta. Nei prossimi giorni le indagini andranno avanti e proseguiranno anche gli accertamenti dei servizi sociali. Sono al lavoro sia la Procura per i Minorenni diretta Silvia Marzocchi che quella ordinaria.

Comunità islamica, 'non si tratta di un gesto religioso' - Non c'è nulla di religioso nel gesto della madre che ha rasato a zero la figlia 14enne per essersi opposta al velo. Lo spiega Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica di Bologna, commentando la notizia: "Per la tradizione islamica - dice all'ANSA - qualsiasi forma di imposizione rende l'atto stesso invalido". Tutte le prescrizioni dell'Islam, dal digiuno del Ramadan all'andare in pellegrinaggio alla Mecca, "rientrano in una libera scelta della persona: nessuno può imporle, religiosamente parlando. Qui siamo al di fuori del religioso: è un fatto che va inquadrato in un codice culturale particolare ed errato". Secondo Lafram è necessario "aiutare i familiari, anche la madre stessa, e capire che cosa l'ha spinta a compiere questo gesto. E' troppo facile condannare e consegnarla al macello mediatico". Quello che il coordinatore della comunità sottolinea è che l'Islam prescrive "è di preservare la dignità delle persone, non certo di umiliarle". Come musulmano, prosegue, "ho il dovere di educare i miei figli ad un buon comportamento, ho il dovere di orientarli, ma non ho il dovere di obbligarli. Quando raggiungono la pubertà possono decidere" di non seguire più le tradizioni della famiglia.

Merola, caso di autoritarismo familiare - "La preside ha fatto bene a fare denuncia in Procura. Questo è un tema di maternità e paternità responsabile, ma se si vuole essere italiani bisogna adattarsi alle nostre leggi e alla nostra Costituzione, non è possibile avere atteggiamenti diversi. Mi sembra una questione familiare, c'è una responsabilità genitoriale. E' un caso simbolico e concreto". Lo ha detto il sindaco di Bologna Virginio Merola, commentando il caso della ragazzina 14enne rasata a zero perché non voleva indossare il velo. La famiglia è originaria del Bangladesh. "Dobbiamo spiegare a questi genitori che vengono in Italia - ha proseguito Merola - che devono educare i loro figli non solo in base alle loro convenzioni più o meno religiose, anche se questo caso mi sembra proprio di un tipo di autoritarismo che noi negli anni '70 chiamavamo 'autoritarismo familiare'".

Il presidente del tribunale per i Minorenni di Bologna - "Prima di tutto dobbiamo impegnarci a proteggere il minore", sottolinea Giuseppe Spadaro, che si occuperà del caso. "Stiamo attenti - aggiunge però Spadaro - ad evitare qualsiasi strumentalizzazione. Anche tra i genitori italiani c'è chi maltratta i figli".

La vicenda - Si è opposta all'imposizione del velo da parte della famiglia e, come punizione, è stata rasata a zero. E' successo, in una scuola di Bologna, a una ragazza di 14 anni, originaria del Bangladesh, ma da anni in Italia dove frequenta, con ottimo profitto, una scuola media. Gli insegnanti della ragazzina hanno raccolto il suo sfogo, soprattutto dopo quel taglio di capelli. La preside dell'istituto ha informato i carabinieri che approfondiranno la questione della quale si occuperanno anche la procura dei minori e i servizi sociali. La ragazzina ha raccontato di non voler accettare l'imposizione del velo. Pur portandolo fra le mura di casa aveva cominciato, una vota uscita per andare a scuola, a toglierselo. Di questo comportamento è stata informata la madre che ha deciso di punirla rasandola a zero. Così la ragazza ha deciso di sfogarsi con i suoi insegnanti.

Cronaca
Trovati i corpi dei bimbi in casa. Salva la terza figlia, di 13 anni, che al momento della tragedia era in gita scolastica
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TRENTO - Orrore a Trento, dove un padre ha ucciso due suoi figli a martellate prima di togliersi la vita. Due bambini sono stati uccisi a martellate in un appartamento a Trento, nel nuovo quartiere delle Albere. Ad ucciderli è stato il padre, che poi si è gettato da una scarpata.
L'uomo, Gabriele Sorrentino, lavorava a Trento come operatore finanziario. La moglie, Sara Failla, è veterinaria. In passato Sorrentino è stato carabiniere in servizio a Riva del Garda e, prima del congedo, ha seguito un corso per elicotterista a Bolzano. I due hanno anche una terza figlia, di 13 anni, che al momento della tragedia era in gita scolastica. I due piccoli potrebbero essere stati uccisi con un corpo contundente, forse un martello.

Il corpo senza vita dell'uomo - rinvenuto dopo aver analizzato i tabulati telefonici - è stato trovato ai piedi di uno strapiombo roccioso a Sardagna, località che domina il capoluogo trentino raggiungibile con una funivia. La sua auto era stata ritrovata in precedenza nel parcheggio dell'hotel Panorama, situato nei pressi della stazione di arrivo della funivia.

"Il padre dei due bimbi mi aveva detto pochi giorni fa che stava per firmare il rogito per l'acquisto della casa". Lo dice un vicino della casa del dramma di Trento. "Apparentemente - prosegue - se uno decide di acquistare casa dovrebbe essere una persona equilibrata e normale". "Non avrei mai pensato che Gabriele avrebbe potuto fare una cosa del genere, sembravano la famiglia del Mulino Bianco", dice il vicino di casa. "Qualche volta ci si incontrava sulla strada e Gabriele sembrava una bellissima persona, una persona che adorava i suoi bambini".

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