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Brescia
I giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia sono stati chiamati a decidere sul destino del muratore di Mapello
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BRESCIA - A Brescia si attende il verdetto della Corte d'assise d'appello sull'omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra, per il quale Massimo Bossetti in primo grado è stato condannato all'ergastolo.

Bossetti, all'inizio delle sue dichiarazioni spontanee nel processo d'Appello a Brescia, ha voluto rivolgere un "sincero pensiero" a Yara. "Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi - ha detto Bossetti -, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà".
Bossetti ha chiesto scusa per "il comportamento scorretto" tenuto nella prima udienza quando era sbottato alle affermazioni del sostituto pg. ""Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali", ha detto, leggendo dei fogli estratti da una cartella rossa. Dopo le dichiarazioni del muratore, che si è sempre proclamato innocente, i giudici si riuniranno in camera di consiglio per la decisione.

I giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia sono stati chiamati a decidere sul destino di Bossetti. Come già fatto in primo grado, il muratore di 46 anni, sposato e con tre figli, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, dichiarerà di essere innocente nelle speranza che, come dicono i suoi legali, "qualcuno finalmente gli dia retta". "Da tre anni invoco la mia innocenza, da tre anni chiedo anche tramite i miei avvocati l'unica cosa che può consentire di difendermi, la perizia in contraddittorio sul Dna. Posso marcire in carcere per un delitto atroce che non ho commesso senza che mi sia concessa almeno questa possibilità?", ha scritto Bossetti Bossetti a un quotidiano: "Confido che finalmente sia fatta Giustizia e io possa tornare a riabbracciare i miei cari da uomo libero e innocente quale sono, anche se ho una vita stravolta e comunque segnata per sempre. Lo spero io, lo devono sperare i Giudici, sono convinto che lo speri Yara da Lassù, almeno fino a quando il suo vero assassino che è ancora libero e sta ridendo di me e della Giustizia, sconterà la giusta pena".

Quindi, dopo le sue parole comincerà l'attesa per una sentenza o per un'ordinanza, qualora i giudici, presieduti da Enrico Fischetti, dovessero decidere di accogliere l'istanza di ripetizione dell'esame del Dna trovato sul corpo della ragazza uccisa che secondo gli accertamenti scientifici appartiene a Massimo Bossetti. La Corte potrebbe altrimenti uscire con la conferma dell'ergastolo inflitto in primo grado oppure con un aggravamento della pena di sei mesi di isolamento diurno perchè, come chiesto dal sostituto pg Marco Martani, deve essere condannato anche per la calunnia ai danni di un suo collega di lavoro verso il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini. Per questo reato il muratore era stato assolto in primo grado ma il pm di Bergamo Letizia Ruggeri aveva impugnato la sentenza. Oppure, sulla scorta di quanto emerso dagli atti del processo bergamasco e dalla discussione in aula a Brescia, i giudici potrebbero decidere di assolverlo, come chiesto in modo anche veemente dai suo difensori, Claudio Salvagni e Paolo Camporini. I difensori hanno infatti provato a introdurre elementi nuovi, compresa una fotografia del campo di Chignolo in cui fui trovato il corpo che metterebbe in dubbio il fatto che il cadavere della tredicenne sia rimasto lì per tre mesi, come ricostruito dall'accusa. Un elemento che aveva causato dure reazioni delle parti civili: "E' una foto tarocchissima", aveva esclamato uno degli avvocati della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta. Quell'elemento, è ancora "su judice": la Corte aveva consentito infatti che se ne parlasse in aula, precisando, però, che si riservava di valutarne l'ammissione nel fascicolo che, allo stato, "è quello di primo grado".

Cronaca
Legali del muratore annunciano ricorso in Cassazione. Parte civile: fatta giustizia
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di Angelo Barraco

Brescia – Dopo oltre quindici ore di Camera di consiglio, la Corte d’Assise d’appello ha confermato la condanna all'ergastolo di Masimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio. Ricalcata in pieno la sentenza di primo grado.
  Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di 46 anni è stato già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la bambina di tredici anni di Brembate che scomparve misteriosamente il 26 novembre 2010 e venne rinvenuta cadavere dopo tre mesi. Massimo Bossetti ha parlato davanti ai Giudici per circa mezz’ora, ribadendo a gran voce la propria innocenza e invocando giustizia e ulteriori verifiche ai fini di far luce sulla verità. Ha ripercorso la vicenda passo dopo passo, ribadendo la propria innocenza e sottolinenando di essere vittima “del più grande errore giudiziario di tutta la storia”. Ha ribadito la sua innocenza sottolinenando “non sono io l'assassino, mettetevelo in mente. La violenza non fa per me. Chi ha ucciso Yara è un pazzo, un sadico, e io non lo sono. Perché non è mai stata fatta una perizia psichiatrica su di me? Dimostrerebbe che non sono niente di tutto questo”.
Ha rivolto un pensiero a Yara, dicendo che quella ragazzina “poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà”. Si è inoltre scusato per il comportamento scorretto che ha tenuto nel corso della prima udienza a seguito delle affermazioni del sostituto pg “pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali”, ha dichiarato. Ha parlato inoltre delle modalità che hanno portato al suo arresto, precisando che nel preciso momento in cui fu fermato si è sentito come “una lepre che doveva essere sbranata da innumerevoli cacciatori”. Si è chiesto a gran voce il perché di tutto ciò, rivolgendosi ai presenti in aula, poi ha aggiunto “Io non sono un assassino”. Quello di Bosseti è il racconto di un padre che sente fortemente l’assenza dei figli che gli chiedono quando tornerà a casa: “Ai miei figli dico: non uscirò da un'altra porta: uscirò a testa alta dallo stesso, immenso portone da cui sono entrato”. Ha parlato delle accuse nei suoi riguardi: “Voi siete liberi di credere o non credere ma io vi ribadisco la mia innocenza. Se fossi stato io il colpevole non avrei resistito, avrei confessato, non sarei stato più in grado di gestire nessun aspetto della mia vita”. In merito al DNA ha detto invece che secondo lui “è sbagliato. E' un errore. Ecco spiegato quello che non è spiegabile in natura. Rifate la prova del Dna e vedrete che i risultati mi daranno ragione”.

Immigrazione senza fine
Il sindaco ha spiegato che la protesta è nata perchè secondo lui la Prefettura doveva trovare una struttura migliore
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MESSINA - Non si placano le polemiche sul fronte accoglienza. I sindaci dei Nebrodi che si sono riuniti in mattinata per valutare la situazione dopo l'ingresso di 50 migranti nell'hotel Canguro, in territorio di Sinagra (Me), hanno deciso di effettuare un presidio permanente davanti all'albergo in attesa di una convocazione da parte della Prefettura alla quale hanno inviato un documento. Gli amministratori fanno sapere che il presidio comincerà a breve ma non ci saranno blocchi."Vanno spostati al più presto". E' l'appello del sindaco di Castel'Umberto Vincenzo Lionetto Civa che sabato insieme ad alcuni cittadini ha inscenato una protesta davanti all'albergo.

"Con gli altri sindaci dei Nebrodi - ha detto Civa - che parteciperanno oggi alla riunione nell'aula consiliare di Castell'Umberto cercheremo di trovare soluzioni e proporre un documento unitario da presentare al Prefetto. I migranti devono essere spostati al più presto". Il sindaco ha spiegato che la protesta è nata perchè secondo lui la Prefettura doveva trovare una struttura migliore e informare i comuni sull'arrivo dei migranti. "Noi da tempo - prosegue - insieme agli altri sindaci dei Nebrodi sapendo che qui sarebbero arrivati oltre 7000 migranti solo nei nostri comuni avevamo chiesto un incontro al prefetto per concordare le azioni di accoglienza, ma ci è stato negato. Ieri dell'arrivo dei migranti lo sapeva la cooperativa, lo sapeva l'agenzia dei pullman che li ha portati qui, solo noi sindaci non sapevamo nulla. Noi vogliamo essere partecipi alle scelte dello Stato va bene che c'è la legge che dice che ci deve essere il 2,5 % migranti ogni mille abitanti però deve poi essere rispettata qui i migranti sono 50 e il comune di Sinagra è piccolo. Tra l'altro mancava anche l'energia elettrica. Chiediamo al Prefetto di nuovo un incontro per concordare un piano di accoglienza, noi possiamo anche assisterli direttamente noi non c'è bisogno di utilizzare le cooperative si può risparmiare". "Dopo l'incontro - conclude - con gli altri sindaci torneremo davanti all'hotel per protesta finché i migranti non saranno spostati, anche se al momento c'è un nubifragio".

Sindaci e cittadini del Sud che si ribellano all'accoglienza di nuovi migranti "fanno bene". Così ha risposto il segretario della Lega, Matteo Salvini, prima dell'apertura della conferenza programmatica di Piacenza. "Quando la Lega sarà al Governo difenderà i confini", ha ribadito Salvini, che ha fra l'altro sottolineato che "c'è un allarme boom demografico in Africa, che se non viene affrontato verremo travolti".

Sempre sabato, se nel messinese è esplosa la tensione, la giornata è stata difficile anche nei due porti in cui sono approdati i 1500 migranti, che erano stati tratti in salvo. A Corigliano sono sbarcati in 923, tutti sub sahariani: 595 uomini (tra cui anche alcuni feriti), 121 donne (14 incinte) e 203 minori. Gli adulti saranno trasferiti in altre regioni, i minori non accompagnati resteranno in Calabria. Ma le strutture di accoglienza per i ragazzi di Corigliano "sono ormai sature, non abbiamo più immobili dove collocarli" ha detto il sindaco Giuseppe Geraci, che ha definito la situazione "una tragedia". Anche a Bari, tra i 644 nordafricani sbarcati, c'erano minori non accompagnati e tanti bambini, persino di pochi mesi, e donne incinte, oltre a un uomo ferito. Due donne con neonati sono state ricoverate in ospedale. E sono in corso accertamenti su due cittadini egiziani sospettati di essere gli scafisti. Ad un altro scafista, accusato di aver trasportato dalla Libia alla Sicilia 750 migranti, è stata inflitta dal tribunale di Palermo una pesantissima pena pecuniaria: dovrà pagare 18,7 milioni di euro, oltre a scontare otto anni e mezzo di reclusione. Iniziative contro centri di accoglienza per i migranti ci sono state anche a Pistoia e San Salvo, in provincia di Chieti, dove il sindaco Tiziana Magnacca ha fatto una conferenza stampa davanti a un ex albergo destinato a ospitare rifugiati. Mentre nel bresciano, a Serle, sono stati i richiedenti asilo a ribellarsi contro i gestori della struttura che li ospita: "non mangiamo e veniamo minacciati se proviamo a dire qualcosa alla polizia", hanno denunciato, forti anche delle registrazioni di insulti e minacce.

Trucidato dalle Brigate Rosse
Il capo della Polizia di Stato, prefetto Franco Gabrielli, ha ricordato Antonio Ammaturo nel giorno in cui ricorre il 35esimo anniversario della morte
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NAPOLI - Questa mattina, il Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Franco Gabrielli, presso il chiostro della Basilica di Santa Maria della Sanità, insieme al questore Antonio De Iesu,ha partecipato alla cerimonia commemorativa del Vice Questore Antonio Ammaturo, ex Capo della Squadra Mobile di Napoli, trucidato dalle Brigate Rosse insieme all’Agente Scelto il 15 luglio del 1982.
A cura della compagnia di giovani attori “Nuovo Teatro Sanità”, diretta dal Direttore artistico Mario Gelardi, la cerimonia è stata introdotta da una rappresentazione teatrale, tratta dal romanzo di Roberto Saviano “La Paranza dei bambini“.
Nell’occasione sono stati premiati alcuni poliziotti che si sono particolarmente contraddistinti per acume investigativo, tenacia e determinazione operativa. In particolare è stato riconosciuto il merito della task force composta da poliziotti della Squadra Mobile e del commissariato San Carlo Arena che hanno tratto in arresto i responsabili dell’omicidio di Gennaro Cesarano, vittima innocente della criminalità organizzata.
L’evento si è concluso con un momento musicale realizzato dall’orchestra denominata “Sanitansamble” e formata da giovani del rione Sanità. Quest’ultima da anni promuove la pratica collettiva musicale come mezzo di organizzazione e sviluppo della comunità in aree e contesti sociali difficili.

 "Il vice questore Antonio Ammaturo era un grande poliziotto, un grande uomo e credo sia particolarmente significativo che nel suo nome si premino i colleghi che si distinguono per attivita' di contrasto a ogni forma di criminalita', di delinquenza, di illegalita' in questo territorio". Con queste parole il capo della Polizia di Stato, prefetto Franco Gabrielli, ha ricordato Antonio Ammaturo nel giorno in cui ricorre il 35esimo anniversario della morte. Ammaturo, insieme all'agente scelto Pasquale Paola, fu ucciso dalle Brigate Rosse. Intervenuto alla consegna dei premi, Gabrielli ha elogiato la scelta di effettuare la cerimonia nella chiesa del Rione Sanita' definita "altamente simbolica. La Sanita' - ha affermato - troppo spesso e' abbinata a tutte le negativita'. Nessuno nega la complessita' dei problemi, ma questo quartiere ha in se' forza e capacita' di riscatto". Dal capo della Polizia e' stato espresso "plauso per l'impegno dell'amministrazione e anche della Municipalita' che molto hanno investito in termini di riscatto. Questo territorio - ha proseguito - ha complessi problemi sociali, economici, criminali ma e' anche vero che qui e' doveroso recuperare le forze per dimostrare che esiste un'altra Sanita' e mi fa piacere, mi inorgoglisce che si associ questo percorso a uomini straordinari come Ammaturo e Paola. La nostra - ha concluso - e' una famiglia che vive delle gesta, del sacrificio e dell'impegno di tutti, dei grandi e di quelli che apparentemente non lo sono ma che poi a casa portano comunque un risultato".

Un volo di 20 metri
La vittima una giovane mamma di 27 anni
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Una ragazza di 27 anni è morta in serata in un incidente avvenuto in un Luna Park a San Benedetto del Tronto poco dopo le 23. La ragazza è precipitata da circa 20 metri nel vuoto, dopo essere salita su una delle attrazioni. Con lei - secondo alcune testimonianze - c'era un ragazzo. Entrambi, stando ai primi accertamenti, sembra fossero assicurati ai rispettivi supporti. Tuttavia a un certo punto la ragazza si è sganciata precipitando nel vuoto sotto gli occhi di decine di presenti. La ragazza, una giovane mamma, dopo essere precipitata e' parsa subito gravissima. Il fatto e' accaduto dinanzi a tutti gli avventori del Luna Park, e proprio alcuni di essi hanno dato l'allarme al 118. Sul posto sono giunti in breve i sanitari partiti dalla vicina postazione Potes, che hanno messo in atto tutte le possibili manovre di rianimazione, ma per la giovane sambenedettese purtroppo non c'era gia' più nulla da fare. La ragazza e' morta pochi istanti dopo la caduta, a seguito, hanno rilevato i sanitari, delle gravissime lesioni riportate nella caduta. La Procura della Repubblica di Ascoli Piceno ha disposto il sequestro della giostra, una capsula gravitazionale, dalla quale e' precipitata la 27enne. Sul posto anche il medico legale per una prima ricognizione in attesa che venga fissata l'autopsia. Sara' l'inchiesta della magistratura ascolana a stabilire cosa non ha funzionato nel dispositivo di sicurezza al quale la donna era stata agganciata prima che l'attrazione venisse messa in movimento dal personale preposto. Sul posto, oltre al personale del 118 che ha tentato invano di rianimare la donna, anche vigili del fuoco, polizia e carabinieri 

L'iniziativa
Un evento che Allontana il cittadino dal traffico e dal caos e lo riporta indietro nel tempo, alle storie di Belle Mbriane e i Munacielli, agli odori degli agrumeti
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di Giusy Ercole

 

NAPOLI - Le scale infinite e le prospettive impossibili erano il soggetto preferito di Maurits Cornelia Escher, pittore originario della Frisia provincia olandese, sono tanti gli artisti che non hanno saputo resistere al fascino delle scale, anche al cinema e al teatro sono state il soggetto di molte trame. Il film con Massimo Troisi e Lello Arena "Scusate il ritardo" del 1983 è rimasto nell'immaginario collettivo dei napoletani soprattutto per la scena che venne girata sulle scale a via Mariconda nel quartiere di Chiaia a Napoli. Sotto una forte pioggia Tonino (Lello Arena) che è stato lasciato dalla fidanzata si sfoga con il suo amico Gaetano ( Massimo Troisi) che cerca a tutti i costi, senza riuscirci di rientrare a casa. Adesso queste scale portano il nome dell'attore e del regista.

Napoli ha mille volti e mille tesori, le scale di Napoli costituiscono una parte di questo immenso patrimonio culturale. Le rampe napoletane hanno tutte una grande storia, ne sono all'incirca duecento, grazie anche a Carmine Maturo ambientalista storico che da anni porta avanti la valorizzazione e la difesa di questo immenso patrimonio cittadino, ha infatti dichiarato che" le scale di Napoli racchiudono il meglio dell'entità della nostra città e della nostra storia, la scelta di recuperarle e valorizzarle rappresenta attualmente una sfida dei napoletani e di questa amministrazione per immaginare una nuova città, più vivibile con una nuova mobilità e turismo sostenibile".
Il progetto riguarda maggiormente i quattro percorsi indicati dal coordinamento Scale di Napoli, sono le scale di Pedamentina/ Monte santo e Petraio per la collina del Vomero, Montagnale/ Moiariello e le scale del Niccolini per la collina di Capodimonte. L'intento è di avere una città vivibile e di attrarre sempre di più turisti responsabili. Vivere questo tipo di evento significa ripercorrere la storia attraverso la scoperta di antichi borghi, le memorie e le presenze monumentali.


Attraversare la città a piedi e con zaino a spalle ( ma, anche senza) significa vedere la città con un'altra prospettiva, fruire scorci e panorami bellissimi, e rappresentazioni teatrali che fanno d'attrazione confermando ulteriormente che Napoli è un teatro a cielo aperto, questi incontri sono dei leggeri momenti di teatro di prosa e canti dal vivo. Il teatro d'azione sulle scale si svolge periodicamente, da la possibilità al cittadino napoletano e al turista di vivere un'esperienza davvero unica con una scenografia a tutto tondo, vera e non fittizia attornata insieme all'atmosfera magica. Questa rivalutazione delle scale dà a chi partecipa a quest'evento non solo la possibilità di vivere un'esperienza Green, ma anche di vivere momenti di vero relax, di vivere momenti di meditazione assaporando e vivere appieno la città in tutti le sue sfaccettature. Allontana il cittadino dal traffico e dal caos e lo riporta indietro nel tempo, alle storie di Belle Mbriane e i Munacielli, agli odori degli agrumeti e a riscoprire il "Verde" di città.
Il prossimo appuntamento è il 10 settembre da via Foria a Capodimonte attraverso il Moirariello a cura di Gente Green, per partecipare bisogna prenotare su www.lescaledinapoli.it 

Cronaca
Al servizio della famiglia da una decina di anni, negli ultimi tempi, la invitava spesso a “giocare” nello scantinato
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CATANIA – Ieri sera  i Carabinieri della Tenenza di Mascalucia hanno arrestato nella flagranza un cingalese di 33 anni, poiché ritenuto responsabile di  violenza sessuale nei confronti di minore degli anni 14. E’ stata la bambina qualche giorno fa a confidare alla madre come il collaboratore

domestico, al servizio della famiglia da una decina di anni, negli ultimi tempi, la invitava spesso a “giocare” nello scantinato. La madre, accompagnata dal marito,  si è rivolta immediatamente ai carabinieri raccontando e denunciando quanto appreso dalla figlia, particolari chiaramente votati alla sfera sessuale, indicando anche il luogo dove presumibilmente l’uomo approfittava della bambina.

I militari, appresa la notizia hanno immediatamente informato l’Autorità Giudiziaria che ha fornito le direttive sulle modalità di intervento, e, dopo alcune ore di appostamento, hanno verificato la piena fondatezza del racconto della minore, operando in flagranza.  A fermarlo in tempo i carabinieri che, intervenuti immediatamente,  lo hanno  ammanettato ed associato, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, al carcere di  Catania Piazza Lanza.

Cronaca
Le zone con incendi attivi si espandono anche nella Sicilia orientale fino nel siracusano e fino a Paternò nel catanese
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di Paolino Canzoneri

 
Rientrata l'emergenza a San Vito Lo Capo dopo che un incendio aveva costretto l'evacuazione di 250 turisti ospiti del Villaggio Calampiso nella meravigliosa riserva dello Zingaro, costretti ad una fuga improvvisa per il dilagarsi delle fiamme che hanno avvolto le stanze del villaggio senza possibilità di raccogliere le proprie valigie e oggetti personali. Gli ospiti hanno potuto infatti trascorrere la notte presso strutture adiacenti messe a disposizione dalla cittadina. Gli altri 500 ospiti invece hanno potuto oggi raggiungere il resort e hanno potuto cosi recuperare le loro auto per ripartire e tornare a casa. Il sindaco Matteo Rizzo ha commentato: "E' stata una gara di generosità e di coraggio; tutta la cittadinanza e i turisti stessi si sono messi a disposizione degli ospiti di Calampiso e hanno creato una catena di solidarietà. Grazie di cuore alla marineria di San Vito e ai diportisti che hanno messo in salvo le persone con le loro imbarcazioni". A mezzogiorno di oggi è prevista una riunione di servizio per controllare la sicurezza stradale nel tratto che collega la cittadina al resort. Una macchina organizzativa che con successo e solidarietà ha consentito il pieno svolgimento delle operazioni di salvataggio senza intoppi grazie anche alla piena solidarietà dei resort adiacenti che si sono messi a disposizione offrendo viveri di prima necessità e prodotti necessari come carta igienica e altro.
 
A conti fatti ci si ritrova con una puntualità di un orologio svizzero alla solita emergenza degli incendi che in tutta la regione ha già distrutto oltre 13 mila ettari cosi come riporta Legambiente nel solo mese di giugno e non sembra che l'emergenza sia da ritenersi conclusa. Il sindaco di Lipari ha chiesto alla Regione Sicilia lo stato di emergenza e a Sciacca, Castemola, San Mauro Castelverde e in altre 125 zone dell'isola gli incendi divampati e attivi sono oramai decine e decine. A Monreale è in volo da stamane un Canadair che come spola raccogle centinaia di litri dal mare per riversarli sulle zone vaste ancora in fiamme.
 
Le zone con incendi attivi si espandono anche nella Sicilia orientale fino nel siracusano e fino a Paternò nel catanese. Tutte le forze del Corpo Forestale e Vigili del Fuoco incessantemente stanno lavorando assiduamente per marginare quanto più possibile l'ulteriore dilagarsi di questa puntuale calamità che affligge anche Campania, Sardegna, Puglia e Basilicata. Nel crotonese, tra Matera e Arzana,  una imponente evacuazione di oltre 400 persone è stata messa in atto per l'inasprirsi di due vasti incendi. In Calabria un uomo è deceduto nel disperato tentativo di spegnere il fuoco nella sua proprietà di campagna. Causa della morte l'inalazione di fumi che gli hanno fatto perdere i sensi facendolo cadere dentro ad una scarpata. Per gli inquirenti la stragrande maggioranza degli incendi sembrano avere una chiara matrice dolosa e l'incessante opera dei carabinieri nella caccia ai piromani di fatto ha portato agli arresti molti piromani colti in flagrante mentre appiccavano incendi. Impazzano sui social foto e filmati di tutto il sud arso dai roghi e molti commenti hanno le medesime parole "non si vede il cielo".
L'operazione
Ecco tutti i particolari dell'operazione [VIDEO]
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Redazione


BARI - Nella mattinata di ieri militari del Comando Nucleo Polizia Tributaria di Bari della Guardia di Finanza e del Comando Compagnia Carabinieri di Gioia del Colle hanno dato esecuzione a separate ordinanze emesse dall’ Ufficio G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo pugliese, all’esito di complesse ed articolate attività d’ indagine - anche con operazioni tecniche di intercettazione telefonica e c.d. ambientale - relative a condotte di corruzione di pubblici ufficiali ed alterazione delle procedure di affidamento di opere pubbliche nel settore degli appalti che hanno interessato i comuni di Acquaviva delle Fonti, Altamura e Castellana Grotte.


Tra gli arrestati anche Marco Cuffaro, nuovo dirigente dei settori dell’Urbanistica del Comune di Marino, in provincia di Roma,  a guida Movimento Cinque Stelle. “E dopo tanto aspettare - ha commentato sul proprio profilo Fb Marco Comandini esponente politico di Marino - questo signore è stato messo a fare il dirigente ai lavori pubblici ed urbanistica, sperando sempre che sia innocente, agli inesperti della politica grillini consiglierei prudenza, anche perchè dopo le dimissioni di Costanzi quell'ufficio sembra non trovar pace, mi chiedo a queste condizioni come e quando si potrà fare un nuovo Prg come da programma elettorale. Ma poi quell'ufficio cosi' delicato in quali mani era finito? Ai posteri la sentenza”.



Il primo provvedimento
- eseguito da militari del Comando Compagnia Carabinieri di Gioia del Colle - è stato emesso nei confronti degli imprenditori Fatigati Salvatore e Procino Tomaso, dei tecnici comunali Cuffaro Marco e Lassandro Vito Raffaele, dei tecnici-progettisti Zampiello Antonello, Boscia Giovanni Francesco e Lamanna Nicola Valerio. Nei confronti del Fatigati, del Procino, del Cuffaro e del Lassandro la misura applicata è stata quella degli arresti domiciliari, nei confronti del Lamanna dell’obbligo di dimora.

Le condotte oggetto di contestazione concernono:
-             l’istigazione alla corruzione – con la dazione, non accettata ed oggetto di denuncia ai militari dell’ Arma, della somma di euro 5.000,00 e la  promessa di ulteriore corresponsione di denaro (“dieci/ventimila euro”) – posta in essere, in tempi diversi, dal PROCINO e dal FATIGATI - quest’ ultimo amministratore/gestore di APULIA s.r.l. - anche su istigazione dello ZAMPIELLO, nei confronti del vice-sindaco del comune di Acquaviva delle Fonti per indurlo a favorire l’ a.t.i. “APULIA s.r.l. – PI GROUP s.r.l.” nell’ aggiudicazione della gara d’ appalto per i lavori di recupero del Teatro comunale di Acquaviva delle Fonti (bando del 2 ottobre 2015, importo di euro 3.248.314,00) nonché per l’affidamento di futuri contratti di evidenza pubblica    
-            la turbata libertà della gara d’ appalto sopra indicata, aggiudicata all’ a.t.i. “APULIA s.r.l. – PI GROUP s.r.l.” dalla commissione presieduta dal CUFFARO - dirigente dell’ Ufficio Tecnico Comunale di Acquaviva delle Fonti - attraverso mezzi fraudolenti consistiti dapprima nella nomina del LASSANDRO, dirigente dell’ Ufficio Tecnico del comune di Gioia del Colle,  quale componente della commissione aggiudicatrice - concordata dal FATIGATI, dallo ZAMPIELLO e dal PROCINO con il CUFFARO - e successivamente mediante l’attribuzione di punteggi di favore all’ offerta tecnica presentata dall’ l’ a.t.i. “APULIA s.r.l. – PI GROUP s.r.l.”
-            la turbata libertà della gara d’ appalto indetta dal comune di Acquaviva della Fonti relativa all’affidamento, mediante procedura negoziata, dell’incarico di progettazione definitiva dei lavori di “riutilizzo a fini irrigui della acque reflue affinate licenziate dal depuratore a servizio dell’ abitato di Acquaviva delle Fonti”, aggiudicata dal CUFFARO, quale  Responsabile unico del procedimento, allo Studio ROMANAZZI, BOSCIA e ASSOCIATI s.r.l., società della quale il BOSCIA era amministratore/socio, mediante preventive illecite intese tra il CUFFARO, il FATIGATI, il PROCINO ed il LAMANNA, quest’ ultimo nella qualità di amministratore/legale rappresentante di L.S. INGEGNERIA s.r.l., ed altri concorrenti ammessi alla presentazione delle offerte.
All’ esecuzione delle misure nei confronti del LASSANDRO e del PROCINO hanno collaborato anche militari della Tenenza di Gioia del Colle della Guardia di Finanza. Le misure nei confronti del CUFFARO, del FATIGATI e dello ZAMPIELLO sono state eseguite in Roma.
Il secondo provvedimento applicativo di misure coercitive è stato eseguito congiuntamente da militari del Comando Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dai Carabinieri della Compagnia di Gioia del Colle ed ha interessato le persone di SALLAKU Bertin, TISCI Roberto Ottorino (per entrambi è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere), FATIGATI Michele, FORTE Giacinto e CISTERNINO Giuseppe, con applicazione per costoro della misura degli arresti domiciliari. Le condotte oggetto di contestazione hanno riguardato:
-            l’istigazione alla corruzione – con la dazione, non accettata ed oggetto di denuncia ai militari dell’ Arma, della somma di euro 2.000,00 e la  promessa di ulteriore corresponsione di denaro (“dieci/quindicimila euro”) – posta in essere, in tempi diversi, dal SALLAKU, amministratore/gestore di BESA COSTRUZIONI s.r.l., e dal TISCI, quale intermediario/agevolatore delle illecite condotte, nei confronti del vice-sindaco del comune di Acquaviva delle Fonti per indurlo a favorire l’ indicata società nella aggiudicazione della gara d’ appalto per i lavori di “ampliamento dell’ impianto per il riutilizzo a fini irrigui delle acque reflue licenziate dal depuratore di Acquaviva delle Fonti”, intervento ammesso al finanziamento della Regione Puglia per l’ importo di euro 2.000.000,00 e per il quale era imminente la pubblicazione del bando
-            la dazione al FORTE, sindaco del comune di Altamura, della somma in contanti di euro 15.000,00 da parte del SALLAKU e del FATIGATI, con la complicità del TISCI,  quale atto di corruzione per indurre il pubblico ufficiale a favorire BESA COSTRUZIONI s.r.l. nell’ aggiudicazione di gare d’ appalto in procinto di essere indette dal comune di Altamura, tra le quali quella relativa ai lavori di “riutilizzo a fini irrigui delle acque reflue affinate licenziate dal depuratore a servizio dell’ abitato di Altamura”, intervento al quale il comune era stato ammesso con riserva del finanziamento da parte della Regione Puglia; la dazione della somma – accettata dal FORTE – veniva eseguita il 28 marzo scorso all’ interno della sede sociale di BESA COSTRUZIONI s.r.l., in Altamura, dove il FORTE si era portato insieme al collaboratore TOTA Francesco
-            la dazione al CISTERNINO, dirigente responsabile del Settore VI – Lavori Pubblici del Comune di Castellana Grotte, della somma in contanti di euro 6.000,00 quale atto di corruzione posto in essere dal SALLAKU affinchè il pubblico ufficiale   favorisse gli interessi di BESA COSTRUZIONI s.r.l. nella fase di predisposizione del bando di gara relativo all’ appalto “per interventi di ripristino funzionale ed adeguamento alla normativa vigente di settore della scuola secondaria di primo grado “Silvia Viterbo”” e nello  svolgimento della gara d’ appalto relativa alla “rifunzionalizzazione delle infrastrutture per il trattamento, lo stoccaggio ed il riutilizzo delle acque reflue depurate”, già indetta dal comune di Castellana Grotte.
E’ stato eseguito nei confronti di FATIGATI Salvatore il sequestro preventivo della somma di euro 5.000,00 oggetto di illecita dazione, non accettata dal pubblico ufficiale destinatario.
Sono state eseguite, e sono tuttora in corso di svolgimento, operazioni di perquisizione - che hanno condotto al sequestro di ingenti somme di denaro contante - presso uffici della Regione Puglia e dei comuni interessati, abitazioni, studi professionali e sedi aziendali nei confronti non solo delle persone interessate dai provvedimenti coercitivi ma anche di altre persone sottoposte ad indagine.

 

Il caso
Testimonianze: "Siamo scappati in costume e ciabatte. Il nostro appartamento è stato avvolto dalle fiamme"
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TRAPANI - Un incendio è divampato a San Vito Lo Capo (Trapani) in prossimità del villaggio turistico Calampiso che ospita circa 700 villeggianti evacuati a bordo di barche. Il sindaco Matteo Rizzo ha lanciato un appello sui social network per chiedere a chiunque fosse in possesso di imbarcazioni in buono stato di raggiungere il porticciolo per dare un aiuto nelle operazioni di evacuazione della megastruttura. "E' urgentissimo!", ha scritto il sindaco.

Tutti gli ospiti del villaggio turistico Calampiso a San Vito Lo Capo (Trapani) sono stati portati via. Le fiamme attorno alla struttura, dicono i vigili del fuoco, sono state circoscritte. I pompieri continuano a lavorare per impedire la nascita di nuovi focolai. Anche un baglio vicino al resort è stato evacuato.

'Villaggio in fiamme, scappati in ciabatte' - "Siamo scappati in costume e ciabatte. Il nostro appartamento è stato avvolto dalle fiamme. Erano proprio sopra di noi. Ho preso mia figlia e sono andata in spiaggia. Ci hanno fatto andare via sui barconi che fanno il giro dello Zingaro. Prima donne e bambini e poi gli altri. Molti sono rimasti sulla spiaggia ad aspettare i soccorsi". Lo dice Stella Belliotti, una delle turiste evacuate dal villaggio Calampiso a San Vito Lo Capo (Tp), raggiunto dalle fiamme. "Non ho nulla, solo il cellulare - ha spiegato - Abbiamo lasciato tutto lì per la paura. Dalla barca, il villaggio non si vedeva più. Era avvolto dal fumo. Mio padre ha fatto in tempo a spostare l'auto per metterla più in basso, vicino al mare, ma non so se la ritroveremo". La donna, assieme alla bambina, è stata accolta in una scuola di San Vito.

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