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Cronaca
"E' cosciente e sereno", hanno detto i sanitari che lo hanno in cura
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LECCE - Albano Carrisi é ricoverato nell'ospedale Vito Fazzi di Lecce per una leggera ischemia che lo ha colto ieri mentre era in viaggio di ritorno in Puglia dalle Marche. Dopo essersi sentito male, Albano è stato ricoverato nel Policlinico di Bari per primi accertamenti e poi trasferito a Lecce. Il candante è ora ricoverato nella Stroke Unit, l' unità specializzata nella cura dell'ictus, all'interno del reparto di neurologia. "E' cosciente e sereno", hanno detto i sanitari che lo hanno in cura. La compagna Loredana Lecciso è attesa a momenti. Poco prima di Natale il cantante era stato operato proprio per dei problemi cardiaci. Stava provando la scaletta di un concerto all’Auditorium di Roma, a due passi da San Pietro, quando si era sentito male. Corsa in ospedale, allora, e intervento di tre ore. Perfettamente riuscito. Allora si trattò di due attacchi cardiaci. Al Bano era tornato sul palco per l’ultima edizione del festival di Sanremo.

Minori nel mirino
Allenatori in manette. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessual
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TORINO - Chiedeva sesso in cambio di un ruolo da titolare in squadra. Ruota intorno al mondo del calcio giovanile l'operazione della polizia postale di Torino che ha arrestato un allenatore 20enne, ora ai domiciliari. In carcere è invece finito un allenatore 50enne che sfruttava il collega più giovane per collezionare materiale pedopornografico. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessuali. Pedopornografia e violenza sessuale le accuse a vario titolo nei loro confronti.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Torino e durata quasi un anno. A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia per violenza sessuale dei genitori di un sedicenne con la passione del pallone.
Una quindicina le vittime che hanno confermato i sospetti della polizia. L'inchiesta è ancora in corso.

Contro la mafia
Ieri Mattarella aveva lanciato un duro monito contro le mafie affermando, tra l'altro, che i mafiosi "non hanno onore"
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LOCRI - Un colpo alla mafia sferrato nelle parole lapidarie del presidente della Repubblica e poco dopo la criminalità organizzata risponde. Dopo la visita di ieri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, una scritta "più lavoro meno sbirri" e un'altra "don Ciotti sbirro", sono state tracciate la notte scorsa sul Vescovado di Locri dove risiede il vescovo Francesco Oliva e che in questi giorni ospita don Luigi Ciotti, presidente di Libera, per la manifestazione nazionale della Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Entrambe le frasi sono state subito cancellate, stamani, dagli operai del Comune. Ieri Mattarella aveva lanciato un duro monito contro le mafie affermando, tra l'altro, che i mafiosi "non hanno onore".

Visita di Mattarella Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nello stadio di Locri incontra i familiari delle vittime innocenti delle mafie nell'ambito della XXII Giornata della memoria e dell'impegno organizzata da Libera.Forte richiamo antimafia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Locri, nell'incontro con i familiari delle vittime innocenti delle mafie nell'ambito della XXII Giornata della memoria e dell'impegno organizzata da Libera. Bisogna prosciugare le paludi dell'arbitrio della corruzione, dove la mafia prospera, dice il capo dello Stato, sottolineando che i mafiosi non hanno senso dell'onore o del coraggio. E la lotta alla mafia deve riguardare tutti quanti, nessuno può pensare di chiamarsene fuori. Un messaggio anche al mondo politico: deve essere impermeabile alle infiltrazioni e alle pressioni mafiose. Ed ogni zona grigia va azzerata, ammonisce Mattarella.

Letti nel corso della cerimonia gli oltre 950 nomi di vittime innocenti delle mafie. Il Capo dello Stato é accompagnato dal Ministro dell'Interno, Marco Minniti, e dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi.

Piersanti Mattarella, fratello del Presidente della Repubblica Sergio, è una delle vittime di mafia il cui nome è stato letto dai familiari delle vittime innocenti di mafia nel corso dell'incontro a Locri con il Capo dello Stato. Un applauso ha accompagnato la lettura dei nomi. Anche il vescovo di Locri-Gerace Francesco Oliva, nel suo intervento, ha fatto riferimento al Capo dello Stato come familiare di vittima delle mafie. "Le Chiese di Calabria - ha detto il presule - sono vicine a Lei, signor Presidente, e alla sua personale sofferenza per la perdita di suo fratello Piersanti, vittima anch'egli dell'arroganza criminale".

Come Chiese di Calabria abbiamo accolto l'invito di Papa Francesco ad essere fermento di una società animata dal Vangelo che s'impegna quotidianamente nella lotta alla 'ndrangheta e nella formazione ai valori della legalità, della solidarietà e della partecipazione civile". Lo ha detto il vescovo di Locri-Gerace mons. Francesco Oliva nel suo intervento all'incontro dei familiari delle vittime di mafia con il Capo dello Stato Sergio Mattarella nell'ambito della Giornata della memoria e dell'impegno organizzato da Libera. "Questa terra, Presidente - ha aggiunto il presule - guarda a Lei con fiducia. Vede in Lei la presenza dello Stato e delle istituzioni, dalle quali si attende sempre maggiore attenzione. Con Lei oggi diciamo no alle mafie e a tutte le forme di associazione criminale. Diciamo no alla 'ndrangheta, che, insieme alla corruzione, rappresenta una delle cause più gravi della crisi sociale del nostro tempo. Siamo certi che le mafie possono essere sconfitte. Dipende dall'impegno di tutti e di ciascuno". "Questa terra - ha detto ancora mons. Oliva - guarda avanti e vuole lasciare alle spalle un passato triste d'ingiustizie, macchiato dal sangue versato da faide che hanno seminato morte e disperazione. Non vogliamo più morti e sangue innocente! La nostra terra nutre il sogno di divenire 'terra di speranza e luogo di bellezza' e sa di doversi impegnare nel purificare se stessa da ogni deriva mafiosa".

L'iniziativa
Un momento di grande attenzione verso il grave fenomeno del bullismo, dove relatori e operatori scolastici si sono confrontati con i numerosi studenti presenti
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MARSALA - Si svolgerà il prossimo 3 aprile, allo Stadio Municipale di Marsala (ore 10), la manifestazione conclusiva del progetto “Un Calcio al Bullismo” patrocinato dall’Ufficio XI Ambito Territoriale della Provincia di Trapani e dall'Amministrazione comunale di Marsala – Assessorato alla Pubblica Istruzione. Un forum itinerante che, in città, ha avuto come prima tappa l’Istituto Pascasino diretto da Annamaria Angileri, qui nella duplice veste di assessore e dirigente scolastico. Un momento di grande attenzione verso il grave fenomeno del bullismo, dove relatori e operatori scolastici si sono confrontati con i numerosi studenti presenti e partecipi con grande attenzione all’iniziativa. L'incontro al Pascasino – cui hanno partecipato le Società sportive partner del progetto, "Marsala Volley", "Scuola Rugby I Fenici" e "Marsala Calcio Femminile" - ha visto quali relatori la dott.ssa Rita Chianese (psicologa e psicoterapeutica) e la prof.ssa Marilisa Figuccia (Ufficio XI Ambito Territoriale di Trapani). Le stesse coordineranno l'appuntamento del prossimo 23 marzo, nella scuola “Sirtori”, per un secondo confronto di sensibilizzazione e per dire NO al bullismo.
La manifestazione conclusiva del 3 aprile con “La Partita della Solidarietà” sarà una giornata di sport e musica, cui prenderanno parte alcuni artisti di “Amici”, il talent show di Canale 5.

Cronaca
Nelle vicinanze del luogo del tentato furto, i militari hanno rinvenuto tre ciclomotori verosimilmente utilizzati dalla banda per spostarsi, privi di qualsiasi contrassegno identificativo
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PALERMO - Nel corso di un’attività notturna di controllo del territorio, i Carabinieri della Stazione di Capaci hanno tratto in arresto quattro persone, con l’accusa di tentato furto in concorso di un’autovettura.

La banda composta da MAJORANA Antonino di 20 anni, GIULIANO Nunzio di 20 anni, e di due 17enni, tutti provenienti dal quartiere Z.E.N. di Palermo, era entrata in azione nel cuore della notte di venerdì scorso insieme ad un quinto complice, in corso di identificazione.

Armati di strumenti da effrazione e di una centralina elettronica che consente di mettere in moto i veicoli, con una grande abilità ed in tempi ridottissimi, erano già riusciti a forzare la portiera di una Lancia Ypsilon effettuando un piccolo foro all’altezza della serratura e, se non fosse stato per l’arrivo dei Carabinieri, di lì a poco sarebbero riusciti a mettere in moto il mezzo ed a fuggire silenziosamente.

All’arrivo degli uomini dell’Arma, due malviventi sono stati bloccati immediatamente nelle vicinanze del veicolo, altri due sono stati raggiunti dopo un breve inseguimento a piedi per le vie del centro. Il quinto complice è riuscito a fuggire per le campagne circostanti.

Nelle vicinanze del luogo del tentato furto, i militari hanno rinvenuto tre ciclomotori verosimilmente utilizzati dalla banda per spostarsi, privi di qualsiasi contrassegno identificativo.

Successivamente alla convalida dell’arresto da parte dell’Autorità Giudiziaria, i due maggiorenni sono stati posti in libertà mentre i due minorenni sono stati associati al centro di prima accoglienza “Malaspina” di Palermo.

Amministrazione pubblica e cittadini
La Soprintendenza non ha tenuto conto delle osservazioni critiche fatte al Piano Paesaggistico, ambito territoriale 2-3, deliberate durante il Consiglio Comunale del 6 giugno 2013
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di Ivan Galea


PETROSINO (TP) - L'amministrazione comunale di Petrosino ipotizza un ricorso al Tar, insieme ad altre amministrazioni comunali del territorio, rispetto i vincoli imposti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali sul Piano Paesaggistico relativo l'Ambito territoriale 2 e 3 che interessa anche i Comuni di Erice, Trapani, Paceco, Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano.


Gli amministratori di Petrosino lamentano il fatto che la Soprintendenza non ha tenuto conto delle osservazioni critiche fatte al Piano Paesaggistico, ambito territoriale 2-3, deliberate durante il Consiglio Comunale del 6 giugno 2013. E per questo si sta attivando presso le varie Istituzioni, di concerto con le altre Amministrazioni Comunali del territorio, per ribadire le osservazioni critiche già avanzate a suo tempo e chiedendo che siano recepite dal Piano Paesaggistico affinchè si possa portare avanti uno sviluppo sostenibile del territorio.


L’Amministrazione Comunale di Petrosino, ha infatti considerato il fatto che la Soprintendenza ai Beni Culturali non ha tenuto conto delle osservazioni critiche fatte al Piano Paesaggistico, ambito territoriale 2-3, già deliberate in sede di Consiglio Comunale il 6 giugno 2013 dove sono stati approvati all’unanimità i “Rilievi al Piano Paesaggistico riguardante gli Ambiti territoriali 2–3 – Fase di concertazione istituzionale ex art.144 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio approvato con D. Lsg. 22 gennaio 2004, n.42 – Atto di indirizzo”. Il Consiglio Comunale era stato convocato in sessione straordinaria in considerazione del fatto che la Regione Sicilia, sulla base delle indicazioni espresse dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, intendeva procedere alla pianificazione paesaggistica, su base provinciale secondo l’articolazione in ambiti regionali così come individuati dalle medesime Linee Guida.

“A livello Nazionale si cerca di semplificare la questione del  Piano Paesaggistico -Ambito territoriale 2 e 3 – sostiene con forza l’assessore ai Lavori Pubblici, Rocco Ingianni -, mentre a livello locale si paralizza tutto. Anziché regolamentare le aree vincolate, il Piano appone nuovi vincoli, senza tener conto delle peculiarità del territorio: tutti i giardini e aree alberate, seppur piccole, diventano paradossalmente boschi, come il parcheggio della più grande industria storica; le zone di espansione urbanistica, c.d. B, diventano inibite all'edificazione; nelle zone agricole non si potranno più realizzare delle serre, dei magazzini e dei locali per la lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli. Di concerto con le Amministrazioni Comunali interessate, si sta pensando di portare avanti un’eventuale azione comune di impugnazione del Piano Paesaggistico dinanzi al TAR, evidenziando le criticità di mancata concertazione e le gravi ripercussioni sull’economia del territorio”.

“Nel Piano Paesaggistico – ha detto il presidente del Consiglio Comunale, Francesco Zichittella - non si tiene conto delle reali esigenze del territorio, andando di fatto a contrastare le attività produttive già esistenti. A tal fine mi sto attivando per convocare nel più breve tempo possibile una nuova seduta di Consiglio Comunale ad hoc, in cui si discuterà delle osservazioni approvate a suo tempo e delle azioni da intraprendere per modificare il Piano Paesaggistico – ambito territoriale 2-3”.

L’Amministrazione Comunale di Petrosino aveva, infine, trasmesso alla  Soprintendenza alcuni rilievi all’adottando Piano Paesaggistico riguardante gli ambiti 2-3, proponendo delle modifiche, che riguardano principalmente la perimetrazione all’interno del territorio comunale, ai fini del regime di tutela, per tener conto delle realtà produttive esistenti e delle esigenze di sviluppo della comunità locale.
 

Bullismo e social
Il ragazzo, 13 anni appena compiuti, stava rientrando a casa quando ha incrociato cinque ragazzini, forse suoi coetanei. In tre, dopo averlo preso in giro lo hanno anche aggredito.
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NAPOLI - Il figlio è stato picchiato da tre bulli e, dopo aver denunciato l'accaduto ai carabinieri, il padre ha pubblicato la foto del volto tumefatto del tredicenne su Facebook lanciando un appello a quanti sono vittime di violenza a denunciare "perché gli autori di tali soprusi non devono passarla liscia". Il post ha raggiunto, finora, quasi diecimila condivisioni. L'aggressione è accaduta nel pomeriggio di ieri in via Cesare Pavese a Mugnano, un comune alle porte di Napoli.

Il ragazzo, 13 anni appena compiuti, stava rientrando a casa quando ha incrociato cinque ragazzini, forse suoi coetanei. In tre, dopo averlo preso in giro lo hanno anche aggredito. Il ragazzino, che era in compagnia di un suo amichetto rimasto profondamente scosso, ha riportato contusioni guaribili fortunatamente in pochi giorni. Il 13enne, tornato a casa, ha raccontato in lacrime tutto ai genitori che subito sono andati in caserma per la denuncia. I carabinieri della caserma e quelli della Compagnia di Giugliano, diretti dal capitano Antonio De Lise, hanno immediatamente avviato le indagini. Poi il papà sul suo profilo Fb ha pubblicato anche la foto del figlio, per dire che bisogna fermare la violenza, affinché quello che è successo a suo figlio "non deve e non dovrà accadere a nessuno". Un appello accorato che in poche ore ha avuto circa diecimila condivisioni. Un post commentato anche da centinaia di persone che hanno espresso solidarietà alla vittima; un coro unanime di condanna al bullismo.

Tutti uniti contro la violenza
Il mondo della scuola, del tifo, della cultura e delle istituzioni affrontano il tema del bullismo del rispetto della legalità nello sport, con oltre 500 studenti
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MONTECATINI
- Si è appena concluso a Montecatini un interessante incontro-dibattito, organizzato dall’Associazione Nazionale Polizia di Stato di Pistoia e del Comune di Montecatini. E’ stato affrontano il tema del bullismo e del rispetto della legalità nello sport alla presenza del mondo della scuola, del tifo, della cultura e delle istituzioni e di oltre 500 ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Emozionante il lungo applauso di oltre 500 studenti a seguito dell'intervento di Marisa Grasso, vedova dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso nel febbraio 2007 durante gli scontri tra tifosi di Catania e Palermo. Un entusiasmo autentico, sintomo di una nuova generazione che ha pieno rispetto della divisa del poliziotto e quindi delle istituzioni che onorano quotidianamente un servizio alla collettività

E’ stata una riflessione a più voci, moderata dal giornalista Franco Morabito, presidente dei giornalisti sportivi toscani, molto apprezzata dai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori della città. Sono intervenuti il prefetto Angelo Ciuni e il questore Salvatore La Porta di Pistoia; il sindaco Giuseppe Bellanti e il vicesindaco Ennio Rucco di Montecatini; il prefetto Francesco Tagliente, già questore di Firenze, di Roma e prefetto di Pisa; Marisa Grasso; la criminologa Silvia Calzolari e la dirigente del commissariato di Montecatini Mara Ferasin.


Hanno preso la parola anche il rappresentante dei tifosi Empoli Athos Bagnoli, presidente dell'Unione Clubs Azzurri, prezioso punto di riferimento della scuola del tifo, per educare i tifosi, siano essi piccoli o grandi, a fare il tifo in modo corretto sulle tribune e il rappresentante della squadra di basket di serie B di Montecatini
L’evento, organizzato per il giorno del 39esimo anniversario del rapimento Moro, per non dimenticare e per educare alla legalità, è stato preceduto dalla commemorazione della strage di via Fani con il contributo del giornalista Daniele Bernardini che ha ricostruito i momenti della strage.
Il sindaco Bellandi ha parlato dei cinque uomini di scorta uffici in via Fani, invitando gli studenti presenti a rispettare la legge e di conseguenza gli altri per imparare a convivere al meglio con i compagni e a non farsi attrarre da fenomeni negativi quali il bullismo o senza percorrere cattive strade che da giovani soprattutto sono facili da seguire.

Sul rapimento Moro è intervenuto il prefetto di Pistoia Angelo Ciuni illustrando ai ragazzi il significato della commemorazione. Sollecitato dal moderatore Franco Morabito ha preso la parola anche il prefetto Tagliente che ha ricordato le paure durante quegli anni di piombo. "Si generò un clima di pericolo, di insicurezza e di paura – ha detto Tagliente che all’epoca del rapimento Moro era Capitano del Reparto Volanti della Questura di Roma - anche perché venivano colpiti pure singoli cittadini, rappresentanti della società civile, della magistratura, del mondo carcerario e delle forze dell'ordine.
Molti rappresentanti delle forze di polizia, uscendo da casa, non sapevano se sarebbero tornati. La tensione e la paura, erano entrati a fare parte della quotidianità delle loro famiglie dei poliziotti. Consapevoli che alcuni colleghi erano stati colpiti con azioni inattese e imprevedibili anche a tradimento, al momento dell’uscita o rientro a casa, in tanti si videro costretti a cambiare continuamente abitudini, itinerari e orari di uscita e rientro. Ci fu chi decise di allontanare la famiglia dalla sede di servizio”.

Passando poi al tema del dibattito sport e bullismo Tagliente ha detto che “lo sport può essere anche una buona occasione per riflettere insieme su come agire per prevenire i fenomeni di Bullismo, ciberbullismo, mobbing, straining e stalking. Quando si tratta di fenomeni di bullismo tra ragazzi, la conflittualità va gestita puntando sulla educazione, sensibilità e la diffusione della consapevolezza facendo capire che, le libertà individuali devono poter convivere con i contrapposti interessi della collettività. Per contrastare il bullismo c'è bisogno di un lavoro comune tra genitori, insegnanti e ragazzi. Il punto di incontro comune a tutti e tre è la scuola. Nessun percorso di contrasto e lotta al bullismo può funzionare se non c'è interazione tra insegnanti, famiglie e ragazzi. L'area di raccordo è la scuola, ma solo se si condividono almeno alcuni obiettivi comuni. Il primo di questi è lo sviluppo della cultura del dialogo reciproco". “Per sviluppare la cultura del dialogo nei giovani – ha proseguito Tagliente - è fondamentale che anche ‘attori’ esterni alla formazione didattica e all'educazione familiare si interessino al problema. Ma attenzione – ha concluso Tagliente - è necessario che i progetti esterni di questi ‘attori’ anche se istituzionali, siano richiesti dal mondo scolastico per evitare che la scuola diventi un progettificio”.

Di educazione alla legalità e rispetto nello sport ha parlato diffusamente la vedova Raciti, Marisa Grasso che, al fine di diffondere un messaggio contro ogni forma di violenza, ha portato la sua testimonianza ricordando il sacrificio del marito per compiere il proprio dovere. Ha raccontato anche la vita dei familiari dei poliziotti: le ansie, il timore per il pericolo connesso al lavoro ma anche l’orgoglio per l’esempio che essi rappresentano e lasciano ai propri figli e a tutti i giovani.” Voi – ha detto Marisa Grassi agli studenti - siete la mia speranza per un futuro migliore” Al termine dell’intervento tutti i presenti si sono alzati in piedi per un lunghissimo applauso.

Trattando del tema “educazione alla legalità e rispetto nello sport”, Tagliente, sollecitato dal presidente dei giornalisti sportivi della Toscana ad affrontare la questione della gestione dei riottosi e dei tifosi violenti, ha fatto riferimento ai pilastri fondamentali della sua strategia: Dialogo anche con i più riottosi, rigore giuridico e lavoro di squadra.

Per quanto concerne in dialogo, Tagliente, ha fatto espresso riferimento alla politica del doppio binario: attenzione e rispetto da un lato ed estremo rigore dall’altro. Ha richiamato anche la necessità di ricercare il dialogo a tutti i costi anche con daspati e arrestati per tentare di renderli protagonisti della propria sicurezza. Per dimostrare che aprire un dialogo con la parte meno sana del tifo e con i più riottosi è possibile, Tagliente, ha fatto riferimento “Progetto daspo” avviato, con un piccolo esercito dei daspati romani per valutare, anche in assenza di istanza degli interessati, le condizioni per la eventuale modifica della durata del divieto. “Sono stati inoltrati 334 inviti a tifosi daspati, dei quali in 151 si sono presentati e 135 hanno accettato di compilare un questionario”.
“Ne è scaturito un confronto franco e proficuo - ha detto Tagliente - i risultati dell’indagine hanno fatto emergere la non conoscenza per molti delle conseguenze di un gesto ai loro occhi “banale”, inducendo in presenza delle idonee condizioni una modifica della durata del Daspo o addirittura la revoca. Scandagliando il campione – ha aggiunto- si è notato che in molti casi, alla determinazione della revoca o della modifica si è arrivati per dichiarato ravvedimento dopo l’esito dei colloqui. Il 52 per cento del campione si è detto favorevole all’iniziativa e il 59 per cento ha ritenuto positiva anche la propria partecipazione ad una campagna informativa. La disponibilità offerta dai diretti interessati anche a partecipare a campagne di educazione alla legalità dimostra la necessità di un ulteriore sforzo di cercare il dialogo a tutti i costi, per provare almeno a ridurre comportamenti dannosi.

Sul tema è intervenuto anche il questore di Pistoia Salvatore La Porta che, nel ripercorrere le tappe significative del percorso professionale fatto con il prefetto tagliente e con i rappresentanti dei tifosi dell’Empoli e della Fiorentina ha messo in evidenze alcuni punti di forza del modello attuato a Empoli e Firenze: rimozione delle recinsioni, gestione delle partite con la polizia lontana dagli impianti, Fan zone e somministrazione assistita delle bevande alcoliche anche ai tifosi inglesi.

Sollecitato dal giornalista Morabito a chiarire ai ragazzi con un esempio la strategia adottata per cercare il dialogo ad ogni costo anche con i tifosi inglesi e della importanza del rispetto anche per i tifosi più turbolenti, Tagliente, ha poi ricordato il caso della la lettera indirizzata a John Mackin, rappresentante dello 'Spirit of Shankly', il sindacato dei tifosi del Liverpool, per illustrare tutte le misure di prevenzione e accoglienza predisposte in occasione della loro trasferta a Firenze e per sapere se avevano delle particolari esigenze concludendo il messaggio con: vi accogliamo, divertitevi, ma rispettate la città, i suoi monumenti, il suo stadio e i suoi tifosi.
Il rappresentante dei tifosi del Liverpool rispondendo alla lettera aveva ringraziato per l'approccio precisando che "Bere alcolici prima delle partite fa parte della cultura dei tifosi inglesi e di quelli del Liverpool in particolare" invitando, a evitare il divieto assoluto della somministrazione di birra e alcolici. L'unico rischio, secondo il rappresentante dei supporter inglesi, potrebbe venire dai più giovani, che in ogni caso saranno una minoranza rispetto agli oltre 2.400 tifosi che si presenteranno davanti ai cancelli del Franchi per la Champions League.Pronta la risposta: in occasione delle due successive partite internazionali, Fiorentina-Liverpool e Fiorentina-Bayern Monaco, le forze dell’ordine, le categorie economiche e gli esercenti dei pubblici esercizi fiorentini hanno sperimentato un nuovo rapporto con le tifoserie ospiti. Anziché adottare il rigido divieto di vendita di alcolici, previsto per queste occasioni, è stato deciso di procedere al solo divieto di asporto delle bevande alcoliche. I tifosi, sparsi in piccoli gruppi nei locali pubblici, hanno potuto ordinare e consumare alcolici all’interno del locale, magari mangiandoci insieme anche qualche specialità tradizionale, per poi recarsi, a stomaco pieno, allo stadio. Anziché bighellonare per strada in comitive sorvegliate a vista dalle forze dell’ordine, anziché riempire di bottiglie vuote i parapetti dei lungarni e di cocci di vetro le carreggiate stradali, i tifosi “avversari” si sono dispersi nella molteplice offerta dei pubblici esercizi fiorentini in piccoli gruppi che non si sono fatti notare. Sarà stata la qualità dell’offerta, sarà stata la sensazione di sentirsi turisti, e non “gruppi paramilitari” osteggiati dai nativi, i tifosi delle squadre ospiti si sono comportati in modo encomiabile e anche le forze dell’ordine non hanno dovuto dispiegare i classici strumenti repressivi.

Nel corso del dibattito con i ragazzi l’attenzione è caduta sulla “tessera del tifoso”. Sul punto Tagliente ha chiarito che la tessera del tifoso è uno strumento odiato dalle tifoserie più accese, proprio per il difetto di comunicazione. Un rischio che avevo previsto – ha precisato- tentando di prevenirlo. Da presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, nel mese di novembre del 2005, per corrispondere alle esigenze rappresentate dai presidenti delle società che lamentavano ritardi nel controllo accessi con i “biglietti nominativi” (introdotti pochi mesi prima, con il decreto Pisanu 6 giugno 2005), ho elaborato il progetto “Tessera del Tifoso”. Temendo che questo strumento potesse essere considerato imposto dall’alto, ho ritenuto di denominarlo “Carta del tifoso” - come risulta dal verbale della riunione del 9 novembre 2005, dell’Osservatorio Nazionale Manifestazioni Sportive - con l’obbiettivo di far accogliere il documento come "Tessera dei diritti del tifoso" La successiva gestione della comunicazione facendola percepire (erroneamente) imposta dall’alto, ha procurato danni alimentando l’odio verso i vertici istituzionali.

Il convegno è stato chiuso dalla criminologa Silvia Calzolari Con un interessante intervento "sui possibili percorsi devianti che accomunano il bullo e il potenziale tifoso violento come espressione delle stesse incapacità. In particolare - ha detto la Calzolari- entrambi presentano problemi di immagine di sé, andando alla ricerca di un'identità sociale basata su modelli negativi che vengono percepiti erroneamente come vincente"

Cronaca
A San Gregorio di Catania con due auto utilizzate come ariete hanno infranto una vetrina del centro Commerciale “Porte di Catania”
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CATANIA - Nella mattinata di giovedì 16 Marzo 2017, in Catania, Messina, Agrigento e Catanzaro, su delega della Procura della Repubblica di Catania, militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Fontanarossa hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip su conforme richiesta della locale Procura, nei confronti di sei persone ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, furti aggravati e ricettazione.
Ad innescare le indagini il rapido susseguirsi di tre gravi eventi delittuosi: una prima rapina perpetrata da tre soggetti a volto coperto armati di pistola in danno di un’area di servizio con annesso bar tabacchi e rifornimento carburanti sita in Misterbianco (CT) nel luglio del 2014 seguita, a distanza di soli due giorni, da un’ulteriore rapina a mano armata nei confronti di un rifornimento carburanti sito ad Aci Castello (CT) e successivamente da altra rapina consumata presso un distributore di Catania in contrada Gelso Bianco, tutte commesse con analoghe modalità. L’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza degli esercizi rapinati e l’acquisizione dei successivi riscontri investigativi evidenziati nel corso di mirati servizi di osservazione e prevenzione consentivano di individuare uno dei rapinatori in LITRICO Giuseppe, 24enne di Misterbianco. Proprio seguendo gli spostamenti di quest’ultimo, in pochi mesi i militari delineavano componenti e caratteri del sodalizio criminoso, contraddistinto da elevata organizzazione e celerità di esecuzione di ogni singola attività delittuosa con efferate modalità di realizzazione; tale modus operandi consentiva al gruppo di essere protagonista di più fenomeni delittuosi anche nella medesima giornata, non solo nella città di Catania, ma nel territorio dell’intera provincia etnea.
Oltre al LITRICO, quindi, altri 5 i membri fermati facenti parte del nucleo, stabile e sempre attivo: il 38enne FERLITO Francesco, ritenuto il promotore del gruppo, FAMA’ Maurizio, 37enne, LA ROSA Carmelo, MOLINO Carmelo e SCARPATO Anthony, quest’ultimi 24enni, tutti di Catania; nei loro confronti gravi indizi di colpevolezza rappresentati dall’esame incrociato delle registrazioni video che immortalavano le loro caratteristiche fisiche (i volti, spesso, erano coperti da passamontagna) e soprattutto i sequestri effettuati presso le rispettive abitazioni di numerosi indumenti – molti dei quali idonei al travisamento – del tutto coincidenti con quelli utilizzati per le rapine.
Tra gli episodi delittuosi perpetrati si annovera quanto accaduto alla fine del mese di Luglio 2014 allorquando i predetti soggetti, utilizzando due autovetture provento di furto commesso a San Gregorio di Catania come ariete, durante la chiusura notturna infrangevano una delle vetrine d’ingresso del centro Commerciale “Porte di Catania” per penetrarvi e girovagare per la galleria commerciale a bordo delle stesse auto. Abbandonato il centro commerciale, nella stessa giornata, la banda realizzerà due rapine a mano armata in danno di distributori di carburante, la prima ad Acireale la seconda a Catania.
Inoltre, nel corso delle indagini e dei relativi servizi, condotti tra il mese di luglio 2014 ed il febbraio 2015, venivano acquisiti elementi per attribuire al gruppo la responsabilità di oltre 20 gravi delitti contro il patrimonio colpi, tra rapine a mano armata, spaccate a centri commerciali, bar tabacchi e gioiellerie, nonché numerosi furti e ricettazione di auto utilizzate per portare a termine i reati, nei centri abitati di Catania, Misterbianco, Aci Catena, Aci Castello, Belpasso e Nicolosi, per un bottino, complessivamente quantificato in circa 50 mila euro tra denaro contante, tabacchi e biglietti “gratta e vinci”.
Gli arrestati sono stati tradotti presso le case circondariali di Catania, Messina, Caltanissetta e Catanzaro. 

Fiamme Gialle
Accuse di corruzione e turbativa d'asta
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NAPOLI - La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 69 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di un'inchiesta sul clan Zagaria, fazione dei Casalesi. Tra i destinatari dei provvedimenti, anche politici ed imprenditori. I reati contestati a vario titolo sono di corruzione, turbativa d'asta e concorso esterno in associazione mafiosa.

L'indagine è condotta da un pool di cinque pm della Dda (Maresca, Giordano, Landolfi, Sanseverino, e D'Alessio) e coordinata dal procuratore aggiunto Borrelli. Nell'operazione del Nucleo di Polizia Tributaria della GdF sono coinvolti amministratori locali, funzionari pubblici, professori universitari, commercialisti, ingegneri e "faccendieri", i quali sono accusati, come detto a differente titolo, di corruzione ed altre gravi irregolarità nelle gare di appalto pubblico realizzate in varie province campane, talvolta anche al fine di agevolare organizzazioni criminali di tipo camorristico.

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