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Cronaca
30 giorni di silenzio, di dubbi, di perplessità che non hanno ancora avuto risposte concrete: dov'è Benito?
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di Angelo Barraco
 
CHIETI – La scomparsa di Benito Della Penna è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero. Non si hanno più notizie dell’uomo dal 15 marzo 2017. Un mese di silenzio, di dubbi, di perplessità che non hanno ancora avuto risposte concrete: dov’è Benito? Quel pomeriggio è uscito di casa per fare una passeggiata quotidiana ma quella consuetudine si è trasformato in dramma poiché Benito non è mai rientrato e dopo qualche ora la famiglia ha lanciato l’allarme.
 
L’uomo vive in Contrada Piana San Bartolomeo con la Moglie e al momento della scomparsa era sprovvisto di documenti e cellulare, inoltre è riconoscibile perchè nel camminare si aiuta con una stampella di colore blu. Benito ha 83 anni, è alto 1,75, ha gli occhi castani ed è calvo e al momento della scomparsa indossava una maglia azzurra a strisce bianche e fucsia, un giubbotto di cotone e jeans. Immediatamente dopo la scomparsa sono partite le ricerche ma non hanno portato ad alcun esito positivo e concreto e al momento sono state sospese.  
 
L’Associazione Penelope Abruzzo ha scritto al Prefetto di Chieti che coordina il tavolo tecnico provinciale nella ricerca delle persone scomparse per fare il punto della situazione e per riprendere le ricerche. Chiunque avesse visto il Signor Benito Della Penna nel giorno della sua scomparsa o nei giorni successivi o fosse a conoscenza dei motivi che lo tengono lontano dalla sua famiglia è pregato di informare le Forze dell'Ordine. 
Cronaca
Parla il padre: "Quel giorno qualcuno qui in paese mi ha detto ‘guarda che io ho visto due brutti ceffi con la barba’
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri

CHIUSANO (AT) - Il 2 Settembre del 2001 a mezzogiorno nel giardino della casa di campagna a Montichiaro d'Asti scompare Federica Farinella di 30 anni giunta a Chiusano con la famiglia da soli due giorni dopo aver trascorso le vacanze a Siracusa. La sparizione lascia stupiti ed attoniti per alcuni dettagli apparentemente non marginali che fomentano e delineano i contorni di un vero mistero. Il tutto è accaduto in pochissimi minuti; la ragazza stava fumando una sigaretta e leggendo una rivista all'ombra di un albero del giardino di casa, improvvisamente si  allontana senza che i genitori, intenti a scaricare le valigie, se ne siano minimamente accorti. La giovane donna sembra abbia intrapreso un cammino senza documenti, cellulare e soldi; indossava pantaloncini azzurri a fiori e una maglietta grigia e ai piedi un paio di sandali per mare, i classici infradito certamente inadatti a percorsi scoscesi di campagna. Il percorso che dalla strada principale conduce alla casa finisce al cancello della casa di campagna quindi la ragazza ha impiegato poco tempo per sparire dalla eventuale vista dei genitori. La Psicoterapeuta descrive Federica come una donna dalla personalità fragile e sensibile, insicura e indifesa che all'età di soli 20, consapevole della sua bellezza, sognava di lavorare nel campo dello spettacolo, la televisione specialmente, riuscendo a stringere possibili proficue conoscenze con personaggi famosi. Ma dopo cinque anni improvvisamente qualcosa la distoglie da quei sogni, tanto da decide di chiudere i ponti con quel mondo e rinchiudersi in se stessa senza mai confidare a nessuno i motivi del cambio repentino. Da quel momento incomincia un malessere da cui non riesce ad uscirsene. Le indagini che seguirono alla scomparsa non portarono mai a sviluppi concreti e si suppone siano state svolte forse con poca convinzione dalla Procura che probabilmente sin da principio ha considerato e trattato questo caso come un allontanamento volontario.

 

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con il Signor Francesco Farinella, padre di Federica nonchè Vice Presidente Nazionale di Penelope Italia e Presidente dell’Associazione Penelope Piemonte.

- Cosa ricorda di quel 2 settembre 2001?
Ricordo un po’ tutto, il dramma è talmente grosso che non si può dimenticare. Ricordo che mi è scomparsa nel giro di 5 minuti. Io che sto seguendo tanti scomparsi, essendo nell’Associazione Penelope, e noto che la scomparsa di Federica è una cosa completamente diversa da tutte le altre perché quasi tutti escono e non tornano, Federica era seduta su una sdraio davanti la porta di campagna, mi sono allontanato pochi minuti, son tornato e non c’era più.

- Voi eravate tornati dalla Sicilia…

Era domenica mattina quando è scomparsa. Noi eravamo tornati venerdì sera dalla Sicilia. Io l’ho lasciata seduta su una sdraio al sole; c’era mio fratello, c’era mio figlio con la sua ragazza, c’era mia moglie, c’era un altro ragazzo con la sua ragazza, nessuno ha visto niente.

- Lei ricorda se ci fosse qualcosa che turbava Federica quel giorno?
Aveva sofferto un po’ di depressione. Lei stava leggendo una rivista del Parco delle Madonie che avevo preso li, io l’ho lasciata che stava coricata sulla sedia a sdraio che guardava la rivista,  poi è sparita…

 

- Che ipotesi avete avanzato in merito alla scomparsa?
Da parte mia ho sostenuto sempre e continuo a sostenere che se la sono presa. Eravamo tornati il venerdì sera, sabato sera siamo andati ad Asti a mangiare una pizza e mi ricordo che siamo usciti verso le 22.00 e c’era qualche negozio aperto, c’era un negozio di scarpe, lei era con le ciabatte da mare e mi ha chiesto se le compravo un paio di scarpe che le servivano a casa. Mi sembrava molto serena e molto tranquilla.

- Non ci sono stati quindi dei segnali che vi hanno fatto pensare ad una possibile scomparsa…

No, assolutamente no. L’unico che sapeva che eravamo tornati dalla Sicilia era un tunisino, che le aveva dato delle lezioni di francese quando lei faceva l’ultimo anno di scuola ed erano rimasti amici.

 

- Come si sono svolte le indagini in questi anni?
Noi come Associazione siamo riusciti in questi anni a far fare delle leggi come la famosa legge 203 del 2012 ovvero che le ricerche devono partire immediatamente. Io sono andato dai Carabinieri dopo mezz’ora e mi è stato detto di stare tranquillo, che sarebbe tornata e non è stata fatta la denuncia immediata. Allora ho chiamato alcuni amici della Protezione Civile, son venuti una trentina di Vigili del Fuoco e a quel punto sono venuti anche i Carabinieri.

 

- In questi anni si è fatto sentire qualcuno?
C’è stata una telefonata dove mi hanno chiesto trenta milioni, ho chiesto di farmela sentire, me l’hanno fatta sentire ma ho capito subito che non era lei. Mi hanno detto di portare i soldi ad Alessandria, lasciarli su un banchetto. Dei trenta milioni ho detto che non li avevo perché era sabato e non sapevo dove prenderli e siamo rimasti d’accordo per tre milioni. Siamo andati li, i Carabinieri hanno appostato delle macchine civetta ma non è  venuto nessuno a prendere. Sono state fatte delle indagini e mi hanno detto che era uno zingaro con una ragazza che cercava di estorcermi denaro. L’altra segnalazione su cui ho sempre il dubbio io è che mi ha chiamato il Capitano dei Carabinieri e dopo un mese mi ha detto ‘secondo me lo abbiamo trovato. Dobbiamo fare una conferenza stampa dove lei dice che sa chi è, e che sicuramente o stiamo prendendo’. Si riferivano al tunisino perché mi avevano detto che avevano messo sotto controllo il telefono e lui parlava con un algerino e parlavano di Federica. Il giorno prima della conferenza stampa mi ha chiamato il Capitano e mi ha detto ‘no guardi quello parlava con la sorella, la sorella fa parte della Polizia e le raccontava della sparizione Federica’.

- Gli amici di Federica sono stati ascoltati?

Ho preso tutti i numeri di telefono e tutti i bigliettini che aveva nella borsa, hanno messo molti numeri di telefono sotto controllo. Un altro che mi aveva telefonato mi aveva detto di aver visto la foto e di averla vista a bordo di una Alfa Romeo 155 e targata non si capiva bene come. Siccome quando mi ha telefonato ho registrato la chiamata, gliel’ho data ai Carabinieri e hanno identificato la targa, non il mittente perché chiamava da un luogo pubblico. La macchina era di un paese qua vicino e poi non è stato fatto altro. Adesso io mi sono andato a copiarmi parte del dossier in Procura ad Asti e scopro che con la persona dell’Alfa si conoscevano. Come vede è una scomparsa anomala rispetto a tutte le scomparse di cui mi sto occupando in qualità di Vice Presidente di Penelope Italia oltre ad essere Presidente del Piemonte e quindi mi interesso sempre di scomparsi, abbiamo un pool di Avvocati, un pool di Psicologi. Mi rendo sempre più conto che la scomparsa di Federica è anomala rispetto a tutte le altre. Quel giorno qualcuno qui in paese mi ha detto ‘guarda che io ho visto due brutti ceffi con la barba’, io non c’ho dato importanza a questa cosa e invece forse bisognava dargli importanza e il fatto è che purtroppo non mi ricordavo chi me lo aveva detto. Tra l’altro, adesso le sto raccontando le cose che mi vengono in mente, mentre tornavamo dalla Sicilia ci eravamo fermati prima di Firenze a prendere un caffè, io lei e mia moglie, eravamo pronti per partire e Federica non arrivava, son tornato indietro e l’ho trovata nell’antibagno che si fumava una sigaretta e di fronte c’era un soggetto. Con il tempo, collegando questo fatto, con il fatto che quello mi ha detto che c’erano due brutti ceffi dico, non è che qualcuno ci seguiva dalla Sicilia?

 

- Che appello vuole lanciare attraverso il nostro quotidiano

Federica, io sono qui che ti aspetto. Il motto dell’Associazione Penelope è; chi dimentica cancella…noi non dimentichiamo, la scomparsa non è morte, la scomparsa non è vita. Torna che ti aspetto Federica. Il mio più grande desiderio è di sapere la verità prima di andarmene.

La scomparsa di Federica è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero e gli elementi che fanno pensare che non si sia trattato di un allontanamento volontario sono tanti. Ricordiamo che la giovane era una fumatrice accanita e spesso accendeva una sigaretta nell’altra e quando la domenica rimaneva senza sigarette doveva con urgenza reperirle per colmare il vuoto di questo suo vizio. Il giorno della sua scomparsa ha lasciato due stecche di sigarette nella sua stanza, il pacchetto aperto con l’accendino al suo interno sul tavolo sotto l’albero dove era lei seduta. Come ci racconta il padre “E’ impossibile che come fumava Federica lasciasse le sigarette li”. Il padre aggiunge che “le avevo dato quando era andata a Siracusa 300 milalire, ha lasciato 270 milalire nel cassetto del comodino del suo letto”. Precisa inoltre che ha lasciato “il cellulare nel comodino, carta d’identità, passaporto” e quando è andata via indossava le ciabatte da mare, pantaloncini di cotone e magliette di cotone. 

Cronaca
Raimondo Caputo detto “Tito” a processo per omicidio e abusi sessuali
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di Angelo Barraco
 
NAPOLI – Colpo di scena nel processo per il delitto della piccola Fortuna Loffredo, bimba di 6 anni lanciata dall’ottavo piano dell’isolato C di un terrazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014. L’udienza salta per sciopero della Camera Penale di Napoli e l’aula si svuota, ma inaspettatamente arriva il colpo di scena che fa raggelare il sangue ai presenti. Raimondo Caputo detto “Tito”, a processo per omicidio e abusi sessuali, dopo esserci consultato con il suo legale dichiara di essere disposto a parlare nell’udienza del 2 maggio e ad ammettere di aver abusato dell’amica del cuore della piccola Fortuna. La ragazza tirata in ballo da Tito ha oggi 11 anni ed è la figlia della sua ex convivente Marianna Fabozzi, imputata in concorso per violenza sessuale. Le parole di Tito, per la prima volta esposte in maniera del tutto informale e hanno rimbombato in quell’aula vuota, lasciando un solco nell’animo dei presenti che hanno ascoltato impassibili: “Dottò, ve lo ripeto. Sono un ladro, e qualche volta lo ammetto ho toccato l’amica del cuore di Fortuna” ha continuato poi “Lo facevo e lo sapevano in casa. Sia Marianna, la madre della bimba, che la nonna Angela Angelino” ha puntualizzato “Lo sapevano e non dicevano niente, dottò”. Fa inoltre delle precisazioni in merito a quanto accaduto “Quella mattina Marianna Fabozzi ha afferrato Fortuna per i piedi, graffiandola. L'ha sollevata e mentre la bambina cercava di liberarsi l’ha gettata via come un pezzo di carta sporca”. Tito sostiene inoltre che la Caputo “ha ucciso nel 2013 il suo figlio più piccolo Antonio Giglio, anche lui caduto nel vuoto, perché secondo lei impediva la nostra convivenza. E allo stesso modo ha fatto con Fortuna perché odiava sua madre Mimma Guardato e voleva farle un dispetto. Non ho detto niente sulla morte del bambino per paura che lei mi denunciasse per le cose che facevo con la figlia più grande. Ma ora mi accusate di essere l'assassino di Fortuna. E non è vero”. L’uomo si era sempre dichiarato innocente in merito alle pesanti accuse di pedofilia che gli erano state addebitate. 
 
Fortuna Loffredo era una bambina di 6 anni che è stata lanciata dall’ottavo piano dell’isolato C di un terrazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014. Portava dentro di se i graffi di un’innocenza rubata da adulti che non hanno avuto pietà di una fragile anima che chiedeva aiuto, che era felice con i suoi amici e lontano dal Parco degli orrori. Per la sua molte è stato rinviato a giudizio Raimondo Caputo e la compagna Marianna Fabozzi. La compagna dell’uomo è finita a processo e deve rispondere di concorso nella violenza sessuale rispetto anche alle tre figlie. I Coniugi sono entrambi detenuti, Caputo è accusato di aver cagionato la morte di Fortuna, lanciando il suo corpicino nel vuoto del Parco Verde e causando alla piccole le lesioni che avrebbero poi determinato la morte. Su di lui pende anche la terribile accusa di aver esercitato violenza sessuale nei confronti della bambina, che ha cercato in tutti i modi di sottrarsi ad una pressione coercitiva più grande di lei. La moglie è accusata di aver costretto le sue bambine e la stessa Fortuna a subire le violenze sessuali esercitate dal marito.
 
Nel settembre 2016 abbiamo intervistato la Dott.ssa Sara Cordella, grafologa forense e criminalista. La Dott.ssa Cordella è consulente in materia grafologica della famiglia Loffredo e gentilmente ci ha spiegato il suo lavoro. Ci ha spiegato che “Fortuna viveva da solo 15 giorni al parco verde, nell'appartamento dei nonni. Prima viveva con la mamma e il suo ex compagno, e con i fratellini, uno maggiore e uno minore. Il papà era in carcere” e che il palazzo di Caivano “è abitato da molte famiglie. Certamente ci sono brave persone, ma anche persone problematiche, con precedenti penali e difficoltà di inserimento nel tessuto sociale”. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa se attraverso i suoi disegni ha descritto i suoi aguzzini e ci ha risposto “Fortuna nei disegni manifestava un malessere in un contesto ambientale, non contro una figura specifica maschile”. I disegni di Fortuna parlavano del suo disagio e del suo malessere interiore che un animo così piccolo e fragile provava a contenere “Fortuna viveva la scuola come un ambiente sicuro. Ce lo dicono i suoi disegni. Probabilmente nel contesto scolastico non manifestava il suo malessere se non con un rendimento scolastico carente”
 
Chiedemmo anche alla Dott.ssa se le amiche erano a conoscenza di quanto stesse accadendo a Fortuna e ci rispose “La migliore amica di Fortuna ne ha parlato solo anni dopo e in un contesto protetto e lontano da casa. C'è la triste possibilità che altre bambine sappiano ma che non abbiano mai parlato”. In merito alla morte di Antonio Giglio e ad un possibile collegamento tra i due casi invece ci disse che “La dinamica della morte di Antonio è tragicamente simile a quella di Fortuna. Difficile pensare che siano analogie fortuite”. 
La protesta
Da settimane orsono i disabili siciliani sono sul piede di guerra per il mancato rispetto degli impegni presi dal governo regionale in termini di firma ai decreti per l'erogazione degli aiuti
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO - Potrebbe costare caro al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta inciampare metaforicamente in una rotella di una sedia occupata da disabili e sembra che questo stia accadendo nella realtà. Da settimane orsono i disabili siciliani sono sul piede di guerra per il mancato rispetto degli impegni presi dal governo regionale in termini di firma ai decreti per l'erogazione degli aiuti ai disabili.
 
La questione spinosa e l'odiosa condizione di ulteriore disagio, ha suscitato ovviamente una indignazione a livello nazionale ed ha spinto professionisti della musica e del cinema a partecipare attivamente per scuotere le coscienze e dimostrare quanto certe priorità non debbano mai incappare in ritardi di carattere burocratico o slittare penosamente nei piani bassi delle liste degli ordini del giorno. L'attore e regista PIF, che ha fatto esplodere il caso, era andato personalmente a parlare faccia a faccia con Rosario Crocetta. L'incontro-scontro farcito di urla del regista e risposte timide e vaghe del presidente, si era concluso con la promessa dell'erogazione degli aiuti per i disabili entro quindici giorni. A meno di una settimana dallo scadere del termine, sembra che il sostegno della categoria dei disabili non stia vedendo luce per la mancanza dell'erogazione promessa.
 
Ieri il musicista Jovanotti in un messaggio chiaro e diretto trasmesso all'interno di una puntata del programma di intrattenimento della paytv Edicola Fiore ha manifestato il suo sdegno parlando esplicitamente di "presa in giro del presidente". Anche i comici Ficarra e Picone al momento assenti dal capoluogo siciliano per impegni cinematografici, hanno scritto una lettera al presidente condividendo appieno lo sdegno e la preoccupazione per una manifesta inefficenza in ambito governativo. Il presidente Rosario Crocetta in una intervista ha assicurato che entro aprile sarà erogato un ulteriore fondo di 34 milioni di euro ed appare tranquillo e sicuro di poter adempiere la promessa nei termini stabiliti dei quinidici giorni. Al momento però, nonostante Rosario Crocetta assicuri di aver firmato i decreti per l'erogazione dei fondi per due province, sembra che nessuno li abbia incassati. I disabili siciliani passano alla forza e scendono in piazza a sfilare insieme a Pif e con i comitati guidati dall'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. La manifestazione partirà dalle 11 del mattino alla cattedrale di Palermo per spostarsi all'ARS per poi giungere fino al Palazzo D'Orleans sede del governo della Regione Sicilia. É indubbio che la manifestazione del tutto unica nel suo genere avrà una partecipazione cosi copiosa e avrà una grande efficacia in termini di riscontri mediatici. 
L'Operazione
Gli uomini del Nucleo Operativo a bordo di auto con targhe di copertura
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CATANIA - I Carabinieri della Compagnia di Catania Piazza Dante hanno arrestato nella flagranza il 46enne catanese Giovanni RANDO, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.
La scorsa notte, gli uomini del Nucleo Operativo a bordo di auto con targhe di copertura, percorrendo il lungomare del capoluogo etneo, hanno incrociato una Lancia Y condotta dall’uomo. Le circostanze di luogo e di tempo, insospettendoli, ha indotto i militari a seguirlo discretamente fino sotto casa ad Aci Catena luogo in cui, appena sceso dall’auto, è stato bloccato. I carabinieri, accompagnati dal reo, hanno avuto accesso all’abitazione laddove, previa perquisizione, sono stati rinvenuti e sequestrati: Circa 200 grammi di “cocaina”, ancora da tagliare e dosare – valore al dettaglio vicino ai 20.000 euro - 2.000 euro in contanti, un bilancino elettronico di precisione nonché del materiale utilizzato per confezionare lo stupefacente.
L’arrestato, in attesa di giudizio, è stato relegato agli arresti domiciliari.
 

L'Operazione
Carabinieri del Gruppo Forestale di Terni in azione per prevenire il fenomeno
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TERNI - Prosegue incessante l’attività di prevenzione e contrasto delle attività illegali nel comparto agro- alimentare da parte dei Carabinieri del Gruppo Forestale di Terni. In particolare, a seguito di svariate segnalazioni pervenute da alcuni cittadini e dalle associazioni di pesca sportiva, sono state intensificate le attività di controllo sul lago di Corbara finalizzate al contrasto della pesca illegale esercitata attraverso l’utilizzo di reti e di altri mezzi non consentiti.


Questo tipo di pesca illegale comporta infatti un rilevante impatto sulla fauna ittica del lago; pesca che deve essere effettuata da pescatori professionali, con conoscenza delle giuste tecniche e della normativa di settore, per impedire la distruzione di habitat naturali e la perdita di biodiversità.
L’attività di controllo eseguita negli ultimi giorni dai reparti Carabinieri Forestale del comprensorio Orvietano-Amerino, si è conclusa con l’individuazione ed il conseguente sequestro di circa 2000 metri lineari di rete da pesca di altezza di 4 mt, posizionata, prevalentemente nell’arco notturno al fine di non farsi scoprire dalle FF.OO., in una zona del lago idonea alla cattura di diverse specie ittiche attualmente in fase di riproduzione.


Il recupero della rete ha consentito la liberazione e la immediata reimmissione nelle acque di circa 5 q.li di esemplari di pesci tra i quali carpe, carassi e lucioperca, molti dei quali con ventre rigonfio di uova e prossimi alla deposizione.
Nel corso dei controlli effettuati sono state identificate una decina di persone prevalentemente di nazionalità rumena e controllati i loro mezzi di trasporto.
 

Cronaca
L'ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania
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Red. Cronaca


CATANIA - Scattate le manette per nove persone ritenute appartenenti al gruppo criminale facente capo a Michele D’Avola, operante sui territori di Vizzini e Francofonte e legato ai clan mafiosi Santapaola – Ercolano di Catania e Nardo di Lentini.

L'ordinanza di custodia cautelare è stata richiesta dalla Procura di Catania, quindi confermata dal Gip e eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania. Agli indagati sono stati contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso e di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso.


L’indagine, prosecuzione di quella denominata “Ciclope”, avviata dai Carabinieri a seguito di alcuni gravissimi episodi delittuosi verificatisi negli anni 2012/2013 nei territori di Francofonte, Vizzini e Grammichele, supportata da indagini tecniche e dinamiche poi  riscontrate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha consentito di accertare l’esistenza di un’organizzazione mafiosa  operante nei territori di Vizzini (CT) e Francofonte (SR) e di ricostruirne la struttura organizzativa.


A partire dal novembre 2012, nell’area del Calatino si registravano, a distanza di breve tempo l’uno dall’altro, quattro omicidi e due tentati omicidi in danno di soggetti collegati, a vario titolo, a gruppi  ben inseriti nel tessuto criminale della zona. Il numero elevato di omicidi, la sequenza temporale ravvicinata con la quale essi si erano susseguiti e le modalità esecutive, dimostravano l’esistenza di una faida in atto che aveva fine solo con l’esecuzione,  in data 19.09.2013, di un provvedimento di fermo emesso da questa Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di ALFIERI Antonino, CENTOCINQUE Alfio, GUZZARDI Salvatore, NAVANTERI Salvatore, NAZIONALE Cristian, NAZIONALE Luciano, PONTE Michele, REGAZZOLI Luisa (convivente di NAVANTERI Salvatore) e VAINA Vito Tommaso, ritenuti responsabili dei reati di associazione mafiosa e, limitatamente a GUZZARDI Salvatore e NAZIONALE Luciano, di concorso nel tentato omicidio di NAVANTERI Salvatore, avvenuto a Francofonte l’ 8 agosto 2013. Ulteriori riscontri investigativi permettevano di eseguire, in data 10 ottobre 2013, un provvedimento restrittivo nei confronti dello stesso D’AVOLA Michele per associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti. Tutti i predetti sono stati rinviati a giudizio innanzi al Tribunale di Caltagirone, ed il processo nei loro confronti si avvia a ormai conclusione.


Gli elementi emersi nel corso delle indagini svolte successivamente alla esecuzione dei citati provvedimenti cautelari consentivano non solo di riscontrare ulteriormente il ruolo di vertice rivestito dal D’AVOLA, ma anche di appurare che il Comune di Vizzini era la base da cui operava un gruppo dedito al traffico ed allo spaccio di grosse quantità di sostanze stupefacenti provenienti dall’Albania e successivamente immesse nell’area calatina della provincia etnea e di Siracusa, con ramificazioni anche nell’area iblea. La prosecuzione dell’attività investigativa, in particolare, ha fatto emergere il ruolo di figure di rilievo quali QUADERNO Carmela, convivente dello stesso D’AVOLA, e GIARRUSSO Gianluca, classe 1982, il quale ha attivamente svolto il ruolo di “reclutatore” degli affiliati provvedendo opportunamente, durante la loro detenzione, al sostentamento economico delle loro famiglie anche in relazione alle spese legali. 
Dei 9 provvedimenti cautelari, 3 sono stati notificati in carcere ad altrettanti indagati già detenuti per altra causa. 
 

Cronaca
Un ragazzo irrompe nella sala e urla di fuggire
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di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Allarme terrorismo all'Università del capoluogo siciliano in serata nei locali della mensa verso ora di cena. Uno studente di 26 annni di origini marocchine e residente nell'alloggio universitario "Casa del Goliardo", verso le 20.30 si è introdotto nella mensa del pensionato Santi Romano della facoltà universitaria di Viale delle Scienze piena di studenti fuori sede intenti a cenare e improvvisamente ha urlato in modo concitato: "Uscite se non volete morire, chi è satanista e vuole morire rimanga qui, chi è cattolico, musulmano o ebreo esca fuori". Presi dal panico gli studenti, convinti di un attacco terrorista in corso, si sono dileguati in modo sparso e confuso.
 
Scattato immediatamente l'allarme e attivate le misure di sicurezza, in una manciata di secondi vigilantes e volanti delle forze dell'ordine sono accorse nel luogo e hanno bloccato il giovane trascinandolo fuori dai locali e conducendolo nell'anfiteatro della cittadella universitaria per un interrogatorio chiarificatore, prolungato e pressante. Alcuni testimoni hanno affermato che il ragazzo aveva con se uno zaino e per un po si è temuto potesse contenere una bomba ma dopo controlli accurati la paura è scongiurata e si è fatta strada l'ipotesi confermata di uno stupido scherzo di cattivo gusto che avrebbe potuto avere brutte conseguenze.
 
Nessun atto di terrorismo quindi, ma uno scherzo imbecille che è costata la sospensione dei benefici di vitto e alloggio riservati dall'ERSU a pendolari e studenti fuori sede che ne necessitano per la frequenza degli studi. In città la notizia è rimbalzata sia sui social che tramite passaparola ed è evidente che Palermo non è esente da psicosi collettive in questi tempi in prossimità di ricorrenze di carattere religioso tormentati dalla paura di attacchi improvvisi di matrice islamica.

E' notizia di ieri che il viminale ha disposto un piano per "blindare" le vacanze pasquali in tutta la Sicilia e processioni e ricorrenze di piazza avranno un supporto di protezione delle forze dell'ordine come non era mai stato ordinato prima. Potenziati i controlli nel capoluogo nei monumenti del centro storico. Ad Agrigento la Valle dei Templi pulserà di agenti in borghesi che si mescoleranno nella folla di turisti attesi come ogni anno e analoghe iniziative e controlli frequenti con numerosi posti di blocco in ogni grande città dell'isola. Nonostante da Roma giungano da tempo incoraggianti e ottimistiche previsioni relativa alla nostra "intelligence" in grado di scongiurare e prevenire attacchi improvvisi, una certa tensione non può che fare breccia per queste giornate di festività pasquale.
 
Ambiente e cittadini
Nell'area ex Michelin nato un nuovo quartiere
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TRENTO - Nell’area denominata “ex Michelin” a Trento è recentemente sorto un autentico nuovo quartiere cittadino con una miscela di funzioni diverse sia pubbliche che private, quali residenze, uffici, negozi, spazi culturali, aree congressuali, ricreative e museali e un grande parco cittadino. Questo pezzo di città delle dimensioni complessive di circa 11 ettari risulta delimitato a est dalla ferrovia, che costituisce chiaramente una barriera con la città consolidata non solo per il traffico veicolare, ma anche per quello pedonale e ciclabile.

Da questa considerazione è emersa la necessità di creare due nuovi collegamenti, uno viario e ciclopedonale in asse con via Perini, per mettere in collegamento le principali direttrici di traffico ad est di via Perini rappresentate da via Perini e via Giusti con area Michelin, e uno esclusivamente ciclopedonale in asse con via Taramelli che aggiungendosi a quello esistente in via Monte Baldo contribuiranno al lento fondersi del nuovo tessuto con quello esistente.

Il progetto, redatto dal Servizio Opere di Urbanizzazione Primaria del Comune di Trento nel 2009 e dell'importo complessivo di 5.200.000 euro, prevede dunque la realizzazione di un nuovo sottopasso veicolare e ciclo-pedonale alla ferrovia del Brennero e della Valsugana in asse con via Perini con una nuova rotatoria in corrispondenza di via Giusti, su cui si innestano la nuova strada proveniente dall’area ex Michelin, via Perini e via Giusti ed un sottopasso ciclo-pedonale in asse con via Taramelli.

I lavori del sottopasso ciclo-pedonale di via Taramelli sono stati completati a dicembre 2016 ed è quindi attualmente in esercizio.

La realizzazione del collegamento nell'area ex aziende agrarie è stata invece ritardata da difficoltà legate all'esproprio del distributore di carburante di proprietà ENI in corrispondenza di via Perini, e dalla necessità di completare il trasferimento al Comune di Trento delle aree di proprietà della Provincia di Trento all'interno dell'area ex Aziende Agrarie su cui verrà realizzata la nuova viabilità.

Entrambi tali problematiche sono ora risolte e risulta dunque possibile procedere con l'appalto dei lavori di realizzazione del “Sottopasso alla ferrovia con strada di collegamento area ex Aziende Agrarie”.

Il progetto prevede nel dettaglio la realizzazione di un sottopasso ferroviario di larghezza utile 14 metri in calcestruzzo armato posto in opera mediante spinta con dispositivo oleodinamico; per consentire durante l'infissione del manufatto il transito dei treni sui binari sovrastanti l’attraversamento, l’intervento avverrà in presenza di un sistema di sostegno provvisorio dei binari.

La strada di collegamento tra l’area ex Michelin e la rotatoria di via Giusti ha una larghezza di 6,5 metri; sul lato nord della strada, a lato della carreggiata stradale, vengono ricavati una decina di posti auto con disposizione a cassetta e un percorso pedonale di 1,5 metri; sul lato opposto è inserita un’aiola con alberatura, al fine di creare una barriera di separazione per il percorso pedonale e ciclabile, di larghezza 4 metri.

La realizzazione del percorso ciclabile proveniente dall’area ex Michelin in corrispondenza dell’area ex aziende agrarie è particolarmente importante in quanto va a completare il tracciato della nuova pista ciclabile su via Giusti e via S. Pio X, creando quindi il collegamento tra la rete ciclabile del quartiere di S. Giuseppe - S. Chiara e l’area ex Michelin con pertinente parco.

Viene mantenuto l’attuale accesso del complesso ITEA di via Pascoli, che si innesterà direttamente sulla nuova viabilità.

La rotatoria in corrispondenza dell’incrocio di via Perini, via Giusti e la nuova viabilità, ha un diametro dell’isola centrale compreso di anello per passaggio di mezzi pesanti di 20 metri con larghezza della corona giratoria di 7 metri per un diametro complessivo di 34 metri.

Tutta la viabilità di progetto è dotata di nuovo impianto di illuminazione pubblica e della rete di smaltimento delle acque meteoriche.

Il tempo utile per l’esecuzione dei lavori è fissato in 420 giorni, con presumibile inizio nel primavera/estate 2018.

L’ammontare dei lavori a base di appalto per la realizzazione dell’opera risulta pari a € 2.137.992.

 

Il caso
Una sfida pericolosa:saltare nel vuoto tra un parapetto e l’altro, rischiando di inciampare e precipitare per diversi metri
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di Marco Staffiero


RIMINI - "Benvenuti" nell'era della pazzia. Non salta un giorno, dove aprendo il giornale o qualche sito web non veniamo a conoscenza di un orribile gesto. Dagli omicidi ai suicidi, passando per i continui atti di violenza verso qualunque forma di vita. E' il tempo dell'odio e della violenza più spietata. Azioni crudeli spinte dal gioco, dalla noia o più semplicemente frutto di una società allo sbando priva di qualsiasi valore e principio. Oggi la collega Chiara Barin su Il Resto del Carlino ha riportato una notizia, che dovrebbe farci riflettere. Una sfida pericolosa:saltare nel vuoto tra un parapetto e l’altro, rischiando di inciampare e precipitare per diversi metri. E’ quella in cui, da alcune settimane a questa parte, sembrerebbero cimentarsi alcuni ragazzini nella zona di via Flaminia, all’altezza della caserma ‘Giulio Cesare’(a Rimini).
 
Il gioco ricorda molto da vicino il parkour, sport estremo che consiste nell’affrontare un percorso urbano, eseguendo salti, capriole e arrampicate per superare diversi ostacoli. Difficile dire se gli adolescenti riminesi si siano ispirati in qualche modo ai campioni di questa disciplina. Sta di fatto che ieri uno di loro ha rischiato davvero grosso, sbattendo contro un muretto e finendo direttamente all’ospedale. Protagonista di questa disavventura un 13enne, che forse voleva stupire gli amici saltando da un parapetto all’altro. Probabilmente ha calcolato male la traiettoria, perché alla fine il suo balzo si è concluso contro il ripiano in cemento. Il giovane ha iniziato a urlare dal dolore, richiamando sul posto i clienti e i gestori di alcune attività vicine, che gli hanno prestato i primi soccorso.
 
Il tutto sotto gli occhi di numerosi coetanei, che a quell’ora stavano aspettando l’autobus nei pressi della fermata (a poche centinaia di metri è situato il centro studi). Sul posto è quindi intervenuta un’ambulanza del 118. Il 13enne è stato stabilizzato dal personale medico, che quindi ha deciso di trasportarlo a sirene spiegate all’ospedale ‘Infermi’ di Rimini. Stando ai primi accertamenti, pare che se la sia cavata soltanto con una caviglia rotta. Grande la paura tra le persone presenti in via Flaminia, che lo hanno sentito urlare disperato subito dopo la caduta.
 
«Sapevo che prima o dopo qualcuno si sarebbe fatto male» allarga le braccia un residente. «Non è la prima volta che vedo i ragazzini compiere gesti del genere. Si danno appuntamento qui all’uscita da scuola oppure nel pomeriggio, e si divertono a saltare nel vuoto sopra il ‘fossato’. Qualche volta ho provato a rimproverarli, ma loro mi hanno risposto in malo modo. Per carità, in fondo si tratta di semplici bravate tra adolescenti. Il rischio di cadere però è sempre dietro l’angolo. Per fortuna questa volta non ci sono state conseguenze gravissime, anche se poteva andare diversamente». «E’ una sorta di gara – aggiunge un esercente –. Si sfidano a compiere il salto più lungo oppure a compiere determinati ostacoli. Forse non pensano ai rischi che corrono: altrimenti non sarebbero così avventati». Cosa passa per la mente ai ragazzi di questa ultima gererazione? dove sono le loro famiglie? la società dei telefonini e di Facebook offre questo? Poniamoci delle domande e cerchiamo di trovare delle rispospe immediate prima che sia troppo tardi.
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