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Il caso
A distanza di pochi mesi emergono nuovi riscontri sulla Villa di Mondello in via Scalea di fronte il Mondello Palace Hotel
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO –  Non c'è nessun fantasma e nessun istituto bancario ma tanta fantasia e suggestione. A distanza di pochi mesi emergono nuovi riscontri sulla Villa di Mondello in via Scalea di fronte il Mondello Palace Hotel che rumors, suggestioni, leggende, voci varie e blog a tema avevano inserita tra le ville infestate da fanstasmi con un trascorso storico ricco di eventi legati verosimilmente più a trame "paranormali" che a reali accadimenti storici. I rumors relativi a questa villa si erano spinti oltre e le voci incontrastate e libere nel vento avevano addirittura ipotizzato che la villa fosse in gestione di un Istituto Bancario palermitano che l'avrebbe messa in vendita per appena una manciata di migliaia di euro.
 
Noi de L'Osservatore d'italia abbiamo riportato in un articolo questi "rumors" (come da noi espressamente definiti), che, da tali, non avevano comunque nessuna attendibilità. Abbiamo avuto modo di confermare che l'immobile oltre a non essere gestito da nessun Istituto Bancario, non è assolutamente appartenente ad alcuna di queste storie di fenomeni paranormali o trascorsi legati a leggende raccontate nell'articolo. Ci sembra d'uopo quindi smentire in modo categorico quanto riportato nell'articolo precedente.
 
Cronaca
Avvocato Petrongolo: "Con l’opposizione noi confidiamo in una prosecuzione dell’attività d’indagine"
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di Angelo Barraco
 
 
REGGIO CALABRIA - E’ di pochi giorni fa richiesta di archiviazione da parte della Procura sul caso di Madalina Pavlov, la ragazza di 21 anni che viveva a Reggio Calabria con la madre e la sorella e che il 21 settembre del 2012 muore misteriosamente precipitando dal palazzo di Via Bruno Buozzi. La notizia ha gettato nello sconforto la famiglia che in tutti questi anni ha lottando per arrivare alla verità che si cela dietro la strana morte di Madalina e le innumerevoli zone d’ombra che ancora oggi non hanno trovato una risposta. La famiglia è difesa dall’Avvocato Antonio Petrongolo, che ha presentato un atto di opposizione alla richiesta di archiviazione e richiesta di prosecuzione delle indagini. L’opposizione presentata dall’Avvocato Petrongolo evidenzia che la richiesta è stata avanzata sulla base di motivazioni che non risultano condivisibili e alla luce di risultanze di natura probatoria acquisiti in corso di istruttoria che non possono certamente deporre a favore di una richiesta di archiviazione. L’Avvocato Petrongolo ci ha spiegato che “con l’opposizione noi confidiamo in una prosecuzione dell’attività d’indagine. Noi abbiamo indicato al Gup i mezzi opportuni per poterlo fare, abbiamo chiesto un’integrazione se non un rinnovo della consulenza peritale redatta dall’ingegnere per quanto concerneva le modalità del decesso di Madalina perché nella consulenza della Procura le prove sono state effettuate non in loco ma presso un magazzino collocato poco fuori Reggio con delle simulazioni con un sacco dello stesso peso di Madalina. Esistono delle metodologie completamente diverse, molto più simili quali per esempio i manichini”.  

Chiede infatti che il Giudice per le indagini preliminari voglia ordinare la prosecuzione delle indagini e viene chiesto al PM lo svolgimento di investigazioni supplementari attraverso la riesumazione della salma di Madalina, dando incarico al medico legale di poter individuare sul corpo elementi riconducibili a terze persone e ciò è possibile attraverso esami nell’apparato vaginale che possono confermare o meno che Madalina possa aver incontrato qualcuno nelle ore antecedenti al decesso e che possano aver lasciato delle tracce sul suo corpo, in tutti questi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante e trovare elementi concreti e senza dubbio più semplice rispetto che all’epoca dei fatti; l’Avvocato chiede inoltre che venga ripetuta la consulenza tecnica effettuata dal consulente della Procura che in precedenza aveva utilizzato un sacco dello stesso peso volumetrico di Madalina e non un manichino delle fattezze della vittima che invece avrebbe reso, probabilmente, esiti molto più verosimili alla realtà; vengono inoltre chiesti ulteriori approfondimenti sugli indumenti della vittima ai fini di ricercare delle tracce ematiche e/o seminali non precedentemente rilevate di persone ad oggi sconosciute.  Viene chiesto inoltre un esame sugli indumenti di Madalina con il fine ultimo di cercare tracce ematiche o seminali non precedentemente rilevate e una verifica sulla vernice presente sullo stivale della vittima in modo tale da poter verificare la compatibilità con quella della vettura 126 o con solventi usati in campo nautico o vernici e smalti che vengono utilizzati per riverniciare gazebi o cabine di spiaggia; si chiede inoltre un esame grafologico sul foglio rinvenuto accanto al cadavere che riportava la scritta “Via Bruno Buozzi”, per appurare se appartiene a Madalina o meno. L’Avvocato Antonio Petrongolo e ci ha riferito inoltre: “ritengo che in sede di opposizione in GUP dovrebbe dare maggiore voce a quelle che sono le richieste stesse”. Nel gennaio scorso c’era stata una svolta nelle indagini non indifferente al team di esperti che indaga da anni e agli inquirenti; allo studio romano dell’Avvocato Antonio Petrongolo, legale rappresentante della famiglia di Madalina, è pervenuta una lettera anonima dove sono riportati elementi che confermano la tesi dell’omicidio ed escludono il suicidio. Il biglietto è pervenuto nello studio dell’Avvocato nel dicembre scorso, ma la notizia non è stata fatta trapelare per ovvie ragioni e la missiva è stata sottoposta alla magistratura. Si tratta di un foglio piegato in quatto dove all’interno vi sono descrizioni dettagliate in merito alla vicenda. Il foglietto pervenuto all’Avvocato non è stato spedito per posta ma è stato fatto recapitare direttamente nella cassetta delle lettere dell’Avvocato Petrongolo.  Ancora non si conosce l’identità del soggetto che ha consegnato la missiva e in merito a tale aspetto  vi sono accertamenti in corso sul sistema di videosorveglianza della zona. Il contenuto del foglietto non è stato reso noto ma si tratta di elementi  importanti che aprono nuovi e ulteriori scenari sulla morte di Madalina. Chi ha spedito quella lettera? 
 
Il caso di Madalina è seguito dal Crime Analysts Team (CAT), un gruppo di consulenti esperti che segue il caso. I consulenti della mamma di Madalina, le dott.sse Mary Petrillo, criminologa, Rossana Putignano, psicoterapeuta esperta in psicodiagnostica forense, Aida Francomacaro, psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e Fabio Calvani tecnico informatico forense affermano “sarebbe uno scandalo non considerare i molti punti evidenziati dallo studio delle carte in possesso dell'avvocato Petrongolo”.
 
Nel corso di un’intervista a Radio Cusano, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano ha parlato del caso “abbiamo presentato, diverso tempo fa, una relazione molto dettagliata e circostanziata con delle criticità evidentissime nel caso della morte di Madalina Pavlov e a quanto pare queste nostre osservazioni non sono state nella piena considerazione. Siamo arrabbiatissimi perché quello che noi stiamo cercando con forza di fare è trovare verità e giustizia per la morte di questa ragazza, una morte misteriosa, anomala, dove appunto abbiamo più volte sottolineato tutti gli aspetti strani di questa morte e adesso ci arriva questa doccia fredda con una richiesta di archiviazione del caso. Non è proprio ammissibile una cosa del genere! Non è proprio possibile! Ci sono delle evidenze che in qualche modo meritano un approfondimento investigativo a quello che magari già è stato fatto, per carità, non voglio mettere in dubbio questo, però comunque non possiamo assolutamente che venga archiviato il caso della morte di questa ragazza, assolutamente!”.

La Dott.ssa Rossana Putignano - Psicologa Clinica- Psicoterapeuta Psicoanalitica- Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Psicodiagnosi Neuropsicologia e Forense del Crime Analysts Team ci ha riferito: “Alla luce della recente novità , e mi riferisco alla missiva pervenuta presso lo studio dell 'Avv. Petrongolo a Roma, ho ipotizzato che Madalina potesse avere degli amici in sede. Questa conferma mi è giunta dalle sorelle di Madalina le quali mi hanno confermato un viaggio della ragazza a Roma, presumibilmente in data 6 luglio 2012 ( informazione convalidata dai post sul social fb di Madalina). Madalina si sarebbe recata a Roma per preparare la documentazione in vista del suo trasferimento in Australia e avrebbe incontrato una persona (di cui conosciamo certamente l'identità). Proprio non si spiega come mai, dopo aver informato la procura di tutto ciò, arriva a ciel sereno questa richiesta di archiviazione. È nostro desiderio che la procura continui a indagare, almeno per accertare la provenienza della lettera, a nostro avviso, abbastanza verosimile. Chi è questa persona amica detentrice dei segreti di Madalina? Ne approfitto per lanciare un appello a questa persona con la raccomandazione che sarà tutelato in tutti i modi se solo decidesse di contattarci in maniera decisa e coraggiosa. Altro dato importante,da non escludere, è che Madalina desiderava trasferirsi in Australia a Sydney dove,abbiamo scoperto, vi è una vera e propria comunità di calabresi che vivono lì;  magari Madalina aveva già preso dei contatti con qualcuno che l'avrebbe accolta ma purtroppo, non essendo in possesso di sufficiente materiale informatico ( e su questo il collega Fabio Calvani potrà essere molto più preciso) non possiamo saperlo! Infine, ribadisco e sottolineo ancora una volta l'importanza di quella sera del 21 settembre 2012: non era una serata qualunque! Poco prima che Madalina perse la vita, sul lungo mare Falcomatà si stava svolgendo la famosa manifestazione di solidarietà "Happy Run" condotta dalla Showgirl e campionessa paraolimpica Giusy Versace. La sua importanza è dovuta al fatto che Madalina, essendo socia Unitalsi ( associazione presente con il suo stand quella sera), è possibile che si sia affacciata poco prima alla manifestazione per incontrare qualche amico, oltretutto, la pizzeria in cui lavorava, si trovava a 300 mt circa in direzione dal palco. Questo è quanto emerge dalle testimonianze raccolte in merito allo svolgimento della serata, senza contare i numerosi sms giunti ai partecipanti alla corsa nei quali si parlava di una "ragazza bellina" che si sarebbe suicidata o che avrebbero ammazzato in Via Bruno Buozzi. Alla luce di tutti i dati raccolti con i colleghi ed evidenziati nel nostro corposo dossier depositato a Reggio, ancora non si spiega come sia possibile questa richiesta di archiviazione. Confidando nel proseguimento delle indagini da parte della procura, sottolineo che noi consulenti della Sig.ra Cutulencu non ci fermeremo davanti alle tante lacune emerse e a carico, purtroppo, delle indagini svolte”
 
Fabio Calvani, Tecnico informatico del Crime Analysts Team , esperto in data ricovery, Docente presso L'Università Niccolò Cusano Roma ci ha inoltre riferito in merito alla richiesta di archiviazione: “la mia reazione non è stata delle più positive” e precisa “abbiamo proposto una relazione veramente approfondita lavorando sulle uniche carte che noi avevamo”. Abbiamo chiesto al Dott. Calvani quali saranno i prossimi obiettivi e ha puntualizzato che “la persona più importante per noi in questo momento è la mamma di Madalina. Quindi la mamma di Madalina sa perfettamente che non ci fermiamo, che non ci arrendiamo. Per quanto mi riguarda io vorrei poter analizzare il telefono di Madalina, la scheda telefonica e il computer. Queste analisi sono state fatte un anno dopo dalla morte con la strumentazione dell’epoca che era quella all’avanguardia, sono passati diversi anni, la tecnologia varia giorno dopo giorno e sicuramente oggi con le nuove tecnologie si potrebbe scoprire molto di più che al’epoca non è stato possibile perché erano quelle le strumentazioni e le conoscenze".

Madalina Pavlov era una ragazza dinamica e attiva nel sociale e nel tempo libero lavorava in una pizzeria  in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre del 2012 termina il suo turno di lavoro alle 15.00 e successivamente si incontra in un bar con il suo ex fidanzato, intrattenendosi con esso fino alle 17.45. Successivamente lui si reca a lavoro, rimanendoci fino a tarda serata. Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno, quello di trasferirsi in Australia. Ma purtroppo quella telefonata piena di speranze, di prospettive rivolte ad un futuro oltremanica e di illusioni rivolte ad un mondo ancora tutto da scoprire si sono spezzate troppo presto. La dott.ssa Rossana Putignano del Crime Analysts Team afferma di aver raccolto delle testimonianze su quella serata in cui si svolgeva la manifestazione l'Happy Run a Reggio ed è emerso che verso le 20.30 diverse persone che parteciparono alla corsa ricevettero un sms sul cellulare in cui si scriveva di una ragazza “bellina” che si era suicidata o che avevano "buttato giù". Teniamo presente, afferma la dott. Putignano, che il giorno prima dell’omicidio Madalina ha ricevuto una telefonata mentre era con la sorella Elena e si è allontanata un pò e ha fatto intendere all’interlocutore che non poteva parlare. Poi ha declinato l’invito dicendo che avrebbe trascorso la serata con la sorella Elena. Madalina era attesa in pizzeria alle ore 19.00 ma non si presenta sul luogo di lavoro poiché la giovane muore in circostanze anomale in Via Bruno Buozzi alle ore 21.00. La morte di Madalina è sopraggiunta in seguito alla caduta dal tetto che ha determinato lesioni in diverse parti del corpo. Sono stati rinvenuti gli effetti personali della giovane tra cui: la borsa contenente il cellulare, il portafoglio e vari oggetti tra cui un voglio con su scritto “Via Bruno Buozzi” con relativa chiave che consente l’apertura della porta del terrazzo. Dagli accertamenti svolti non risulta in alcun modo che Madalina conoscesse inquilini di quel palazzo, inoltre non è chiaro come la giovane sia entrata all’interno del palazzo. Perché è importante Via Bruno Buozzi? Il 19 marzo 2016 abbiamo intervistato il legale della famiglia di Madalina, l’Avvocato Antonio Petrongolo, che con noi ha chiarito alcuni punti chiave dell’inchiesta, come ad esempio la questione riguardante il biglietto trovato in tasca e le chiavi che aprivano la porta del terrazzo e a tal proposito ci ha riferito: “Di fatto c’è questo equivoco perché, tra i beni che sono stati rinvenuti nella disponibilità di Madalina si parla di questo biglietto ma sembrerebbe che ci si riferisca al biglietto che è allegato alla chiave di accesso di apertura del terrazzo. Quindi non si capisce bene, sembrerebbe formare un corpo unico, anche se poi sembrerebbero a loro volta stati staccati. Quindi ci potrebbero essere due elementi diversi e questo ci deve anche far riflettere sul perché e sul per come Madalina avesse la chiave del terrazzo”.
Il punto
Presentate le liste e 19 saranno quelle a sostegno del prossimo neo primo cittadino del capoluogo siciliano
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Sono ben 129 i Comuni chiamati al voto previsto per l'11 Giugno per le prossime Amministrative 2017. Presentate le liste e 19 saranno quelle a sostegno del prossimo neo primo cittadino del capoluogo siciliano. Le cifre parlano chiaro, 1300 pretendenti per 120 posti disponibili per Consiglio e circoscrizioni. I nomi dei candidati a nuovo sindaco che ieri erano 7, in extremis alla scadenza del termine di candidatura sono diventati 8. Leoluca Orlando, Fabrizio Ferrandelli, Ugo Fiorello, Ismaele La Verdera, Ciro Lomonte, Francesco Messina, Nadia Spallitta e la "new entry" Marco Lo Bue. La Sicilia con i suoi 1.663.686 abitanti fra paesi e città che con il loro voto cambieranno lo scacchiere politico regionale dovrà fare in conti con una presenza massiccia dei Cinquestelle che sono in lizza praticamente in ogni Comune. Le elezioni daranno incarico a 1640 consiglieri comunali e mai come adesso gli schieramenti politici, col fiato corto, cercano di rincorrere consensi o alleanze in grado di mostrare pugno duro e una certa credibilità agli occhi dell'elettore. Il PD si trova a dover ricucire spaccature che preoccupano non poco le loro fila mentre il centrodestra sembra si sia ricompattato pronto per la sfida.  Palermo e Trapani sono i due capoluoghi teatro dello scontro epocale delle storiche coalizioni. A Palermo Ferrandelli ha trovato l'appoggio del centrodestra tradizionale di Forza Italia, UDC e Cantiere Popolare di Saverio Romano mentre il PD con Leoluca Orlando gioca la sua sfida dovendo fare i conti con un quadro generale politico regionale che conta falle vistose nelle alleanze e negli accordi politici che a Sciacca, Catania, Misterbianco e altri centri, per esempio, mostrano evidenti segni di uno spaccamento da risanare nell'interesse dei cittadini che dovranno votare.  Il M5S, presente ovunque con 37 in lizza, potrebbe davvero fare la differenza approfittando della perenne litigiosità di un centrosinistra sempre più lontano dal consenso popolare e di un centrodestra che si presenta apparentemente compatto ma spesso coadiuvato e ispirato da nomi che sembrano non ottenere quel consenso popolare che aiuta e ne incoraggia il voto.  A Trapani lo scontro diretto a Sindaco sarà tra Mimmo Fazio, Giuseppe Marascia, Pietro Savona, Antonio D'Alì e Marcello Maltese. Le Amministrative 2017 sono nel vivo della scena e l'interesse per l'esito è fomentato anche dalla nuova legge elettorale che sancirà la vittoria al 40% del primo turno nei Comuni maggori in cui si voterà col sistema proporzionale e ogni voto assegnato alla lista sarà assegnato anche al candidato stesso e quindi aleggia una certa attesa per comprendere quanto questa novità rappresenti una garanzia vincente o un forte svantaggio.
Il caso
L'ex premier, 'Non puoi dire che non ricordi. Non è un gioco'
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"Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati": così Il Fatto quotidiano riporta un'intercettazione del 2 marzo di quest'anno tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, alla vigilia della convocazione di quest'ultimo in procura, nell'ambito della vicenda Consip. Il brogliaccio è riportato nel libro del giornalista Marco Lillo 'Di padre in figlio'.

"E' una cosa molto seria", afferma l'ex premier, secondo quanto ricostruito da Lillo: "Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje". E ancora: "Devi dire nomi e cognomi", "Mazzei è l'unico che conosco anche io". "È vero che hai fatto una cena con Romeo?", è la domanda dell'ex premier. E i carabinieri - riporta il quotidiano - annotano: "Tiziano dice di no e che le cene se le ricorda ma i bar no". Quindi Matteo Renzi: "Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato". E ancora: "Andrai a processo, ci vorranno tre anni e io lascerò le primarie", "non puoi dire bugie o non mi ricordo e devi ricordarti che non è un gioco".

 

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Cronaca
Fermate 68 persone. Il clan gestiva anche gioco e scommesse
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CROTONE - Smantellata la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone) con il fermo di 68 persone disposto dalla Dda di Catanzaro. La cosca Arena controllava a fini di lucro la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola. Secondo le indagini, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni esercitate in maniera capillare sul territorio catanzarese e crotonese, la cosca controllava anche il centro oltre a coltivare ingenti interessi nelle attività legate al gioco ed alle scommesse.

Il capo della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, ed il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio, sono tra i fermati dell'operazione denominata ''Jonny''. La Misericordia gestisce il Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola, uno dei più grandi d'Europa, che secondo le indagini sarebbe stato controllato dalla cosca Arena. I due sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari e di diversi casi di malversazione, reati aggravati dalle finalità mafiose.

La cosca Arena, tramite il governatore della "Fraternita di Misericordia" Leonardo Sacco, era riuscita ad aggiudicarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e di Lampedusa. Appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di 'ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all'accoglienza dei migranti. Dalle indagini sarebbe emersa l'infiltrazione della cosca Arena nel tessuto economico crotonese e, in particolare, il controllo mafioso delle attività imprenditoriali connesse al funzionamento dell'accoglienza al Cara di Isola Capo Rizzuto che andava avanti da più di un decennio.

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Nel corso dell'operazione anche un sequestro beni milionario.

La cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, da decenni al centro delle vicende criminali nel crotonese, aveva imposto la propria assillante presenza anche sull'area ionica della provincia di Catanzaro con estorsioni a tappeto ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche.

Nella zona, gli Arena agivano direttamente attraverso i propri affiliati, oppure tramite fiduciari nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o anche attraverso la messa "sotto tutela" di cosche alleate. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro, una cellula degli Arena, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, secondo l'accusa, ha perpetrato una serie impressionante di danneggiamenti a fini estorsivi per fissare con decisione la propria influenza sull'area mentre cosche satelliti della famiglia Arena avevano fatto altrettanto nell'area a sud di Catanzaro, ricadente nei comuni di Borgia e Vallefiorita e di rilevante interesse imprenditoriale e turistico.

“Gli arresti di oggi degli affiliati al clan Arena sono un risultato importante e rilevante nella lotta quotidiana che lo Stato porta avanti contro la ‘Ndrangheta. Un plauso, dunque, al Procuratore Nicola Gratteri e ai Carabinieri della Polizia e della Guardia di Finanza di Catanzaro e Crotone per questa ennesima operazione di successo”. A dirlo è Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo e deputato calabrese di Alternativa Popolare.

E aggiunge: “Quella di oggi è una vittoria anche di tutti quei cittadini onesti oppressi dall’arroganza della malavita. Siamo riusciti a indebolire una cosca radicata sul territorio e a smantellarla. Le indagini faranno il loro corso e faranno di sicuro la giusta chiarezza sulla gestione del Cara di Isola di Capo Rizzuto. È inaccettabile lucrare sulle difficoltà degli altri”.
 

L'evento
Incontro martedì 16 maggio, ore 11, presso la sede centrale dell’Università “Kore”. Intervengono il rettore Gianni Puglisi e il Cav. Lav. Francesco R. Averna
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ENNA - Il Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro in campo per la nuova edizione del Premio “Alfieri del Lavoro” – Medaglia del Presidente della Repubblica, istituito dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e destinato ai 25 migliori studenti d’Italia.
Si terrà martedì 16 maggio, alle 11, presso la sede centrale dell’Università “Kore” di Enna, l’incontro “Ripartire dai giovani: investire in formazione e innovazione”, organizzato dal Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro con gli studenti della Sicilia, e i loro dirigenti scolastici, interessati a partecipare al Premio. Le selezioni si chiuderanno entro settembre.
Scopo dell’iniziativa, consolidare il rapporto fra la scuola e il mondo del lavoro e mettere in evidenza le punte di merito che il sistema formativo italiano è in grado di esprimere. Interverranno Gianni Puglisi, rettore dell'Università di Enna "Kore" e Accademico dei Lincei, il Cav. Lav. Francesco R. Averna, presidente del Gruppo Siciliano dei Cavalieri del Lavoro, Domenico Melidoro, docente presso il Center for Ethics and Global Politics della LUISS di Roma e coordinatore delle attività di formazione del Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro "Lamaro Pozzani", e Andrea Miccichè, Alfiere del Lavoro del 2014.
L’incontro sarà anche l’occasione per presentare alla platea di studenti siciliani le attività del Collegio “Lamaro Pozzani”, che offre, a Roma, agli studenti particolarmente meritevoli iscritti alle università romane, un percorso culturale caratterizzato dall'eccellenza e da significative occasioni di crescita personale.

L'inchiesta
15 misure cautelari e due fermi tra la Lombardia e la Sicilia nell'ambito di una indagine contro le attività criminali della famiglia mafiosa catanese dei Laudani
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Polizia di Stato e Guardia di Finanza hanno eseguito 15 misure cautelari e due fermi tra la Lombardia e la Sicilia nell'ambito di una indagine contro le attività criminali della famiglia mafiosa catanese dei Laudani coordinata dalla Dda di Milano. In particolare, secondo quanto si è appreso, sono state poste in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl, cui afferiscono circa 200 punti vendita. Destinatarie delle misure sarebbero anche alcune società del consorzio che ha in appalto tra le proprie attivitò commerciali, anche la vigilanza privata del Tribunale di Milano. Si tratta di società che forniscono i vigilantes del Palagiustizia. Nell'operazione sarebbero emersi stretti rapporti tra alcuni dirigenti delle società coinvolte e messe in amministrazione giudiziaria, e alcuni personaggi ritenuti appartenenti alla famiglia dei Laudani. Nel corso dell'operazione, il gip del tribunale di Milano, su richiesta della Dda, ha emesso 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti a vario titolo accusati di far parte di un'associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia mafiosa catanese dei Laudani. Altri due fermi di indiziato di delitto sono stati eseguiti a Catania.

Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, responsabile della Dda milanese, ha spiegato che le indagini riguardanti la Lidl hanno accertato che "sapevano chi corrompere, quali fossero le persone giuste da corrompere. Per coloro che volevano corrompere - ha detto - era come pescare in un laghetto sicuro: sapevano esattamente chi, come e dove trovare le persone da corrompere. Tutta l'indagine - ha aggiunto - è stata condotta in piena sinergia con l'autorità giudiziaria di Catania"

Nell'ordinanza cautelare, si legge che la presunta associazione per delinquere avrebbe ottenuto "commesse e appalti di servizi in Sicilia" da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso "dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani", clan mafioso "in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia". Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia "in Piemonte" attraverso "dazioni corruttive". L'ordinanza del gip di Milano Giulio Fanales, è stata emessa su richiesta del pm della Dda Paolo Storari. La presunta associazione per delinquere, composta da 16 persone, avrebbe commesso "una pluralità di delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione Iva, omesso versamento IVA, appropriazione indebita, ricettazione, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni, corruzione tra privati". In particolare, Luigi Alecci, Giacomo Politi e Emanuele Micelotta, tutti "con il ruolo di capi e promotori", nel 2008 avrebbero costituito "dapprima la Sigi Facilities e poi, nel 2015, la Sigilog, società consortile a cui fanno capo una serie di imprese, che si occupano di logistica e servizi alle imprese, intestate a prestanome al fine di permettere agli indagati una totale mimetizzazione". Queste imprese, poi, come si legge sempre nell'ordinanza, avrebbero versato somme di denaro a Simone Suriano "dipendente Lidl Italia srl, con il ruolo di associato" e finito oggi agli arresti domiciliari. Suriano sarebbe stato "stabilmente a libro paga al fine di far ottenere appalti a favore di imprese facenti parte dei consorzi Sigi Facilitis e Sigilog". La società Lidl Italia, invece, non è indagata. Soldi sarebbero stati versati, poi, anche a Salvatore Orazio Di Mauro, "fino al suo arresto intervenuto in data 10.2.2016". Di Mauro sarebbe un "esponente di spicco della famiglia Laudani, uomo di fiducia di Laudani Sebastiano classe '69, detto Iano il grande". Le imprese della presunta associazione, tra l'altro, avrebbero versato denaro anche a "Enrico Borzì", anche lui presunto esponente dell'associazione. I rapporti tra gli indagati e la famiglia Laudani, si legge negli atti, "risalgono a tempo addietro" e tra le finalità dei versamenti c'era anche quella "di provvedere al sostegno dei detenuti della famiglia mafiosa dei Laudani".

Cronaca
E dopo la recente apertura di una ciclostazione a Villa Niscemi è prevista anche l'apertura di un nuovo parcheggio nel campus universitario
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Senza dubbio il Cyclopride è stata una iniziativa intelligente e costruttiva tesa a stimolare e valorizzare le due ruote in una giornata palermitana che ha visto Piazza Castelnuovo riempirsi di migliaia di bici di buon mattino pronti per dare vita all'evento annuale. L'evento è stato organizzato dalla Fiab Palermo e da associazioni cittadine delle due ruote in concomitanza con lo stesso evento svoltosi a Milano a Parco Sempione. Al Cyclopride hanno partecipato non solo normodotati ma anche moltissimi disabili che hanno impreziosito l'evento con la loro presenza incoraggiante e ricca di valore e di stimolo per avvicinare sempre di più giovani e adulti all'uso delle due ruote quale mezzo per un sano esercizio fisico in un'ottica di ambiente lontano dall'inquinamento causato dai mezzi di trasporto comuni. L'itinerario è partito da Piazza Castelnuovo nei pressi della Stazione Centrale e lungo tutta la via Roma si è protratto per tutta la città fino a raggiungere il parco della Favorita, polmone verde che separa il capoluogo siciliano dalle spiagge marittime. L'Azienda Municipalizzata Auto e Trasporti di Palermo (AMAT), già da un anno aveva attivato un servizio cittadino di Bike Sharing che, grazie ad un abbonamento periodico, consente l'utilizzo di speciali biciclette dislocate in ciclostazioni presenti in varie zone della città. E dopo la recente apertura di una ciclostazione a Villa Niscemi è prevista anche l'apertura di un nuovo parcheggio nel campus universitario. Iniziative a cui i palermitani hanno risposto in modo entusiasta e con una enorme presenza, forse oltre le più rosee previsioni, che però ha rappresentato "un rovescio della medaglia"; infatti per tutto il giorno in città si sono registrati disagi notevoli per i molti ingorghi causati dalle strade bloccate del centro e il traffico, andato in tilt, ha causato anche la soppressione di alcune linee dei mezzi di trasporto dalla Stazione Centrale particolarmente utilizzati dai molti turisti già presenti in città. A questo va aggiunto che siti internet e portali di informazione nelle ore prima dell'evento non sembra avessero riportato in tempo utile la soppressione o il cambio di percorso di alcune linee. I disagi dei cittadini impongono ovviamente una riflessione sull'importanza di saper valutare la portata di un evento in termini di adesione e di partecipazione. La città di Palermo diventa luogo sempre più abitudinario di grandi eventi colossali dove è prevista una partecipazione massiccia di cittadini e turisti. Questo impone una capacità organizzativa esaustiva in ogni dettaglio che da un lato assicuri il pieno successo nella sicurezza più assoluta e dall'altro garantisca parallelamente la viabilità senza interruzione del flusso del traffico giornaliero e dei mezzi di trasporto. 
Cronaca
Una voce indipendente, spesso ostacolato per le sue inchieste scomode
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di Silvio Rossi

 

ROMA - Per molti italiani è stato Zorro. Lo Zorro radiofonico, sempre controcorrente, mai allineato, un esempio del giornalismo italiano.Ha iniziato a scrivere su Paese Sera e Tuttosport nei primi anni settanta, per passare a Repubblica nel 1976, anno della sua fondazione. Beha sarà però conosciuto dal grande pubblico prima per la sua collaborazione con Andrea Barbato in “Va Pensiero”, un contenitore culturale domenicale dove si alternavano interviste e approfondimenti su molti argomenti ai commenti delle partite del campionato in diretta, formula ripresa anni dopo nella trasmissione Quelli che il calcio. Parallelamente Beha inizierà la trasmissione radiofonica che lo identificherà, Radio Zorro, una trasmissione di servizio dove giungevano quotidianamente richieste di intervento su molti argomenti. Nel 1995 la trasmissione si fuse con la storica “3131”, diventando il caso dell’anno, con centinaia di chiamate in diretta ogni giorno.


Spesso ostacolato dalle dirigenze, sia di destra che di sinistra, ha continuato a portare avanti con coerenza le proprie trasmissioni (Brontolo in TV, Radio a Colori e Beha a Colori in radio), e le sue inchieste. Tra le sue pubblicazioni, le più conosciute sono state Italiopoli, un viaggio contro i poteri forti, e Indagine sul calcio, una denuncia delle combine che spesso si effettuano nel milionario mondo del pallone. A 69 anni Beha muore a Roma dopo una breve malattia, circondato dall’affetto della sua famiglia.

Cronaca
Una svolta sicuramente determinante sul mistero della piccola Angela
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri
 
NAPOLI – Importanti novità sul caso della scomparsa di Angela Celentano, avvenuta il 10 agosto del 1996 sul Monte Faito, quando la piccola aveva soltanto 3 anni. E’ stata rintracciata Celeste Ruiz, la misteriosa ragazza che nel 2010 aveva intrapreso delle fitte corrispondenze con la famiglia Celentano, riferendo di essere la loro figlia e inviando loro delle foto che avevano riacceso delle speranze dopo tanti anni di silenzio e di buio. Celeste è stata rintracciata in Messico e dagli accertamenti compiuti è stato escluso qualsiasi legame con la piccola Angela Celentano. Si apprende inoltre che la Ruiz si troverebbe in Italia e molto probabilmente sarà stata sentita in Procura. Una svolta nelle indagini sicuramente determinante, che arriva proprio dopo che il Ministero della Giustizia del Messico ha raddoppiato la ricompensa per tutti coloro che  fornivano informazioni utili su Celeste Ruiz. Una svolta sicuramente determinante sul mistero della piccola Angela Celentano, che lascia però nell’animo di tutti un retrogusto amaro poiché molti hanno vissuto con la certezza che potesse essere lei quella giovane donna. Un’amarezza che certamente apre ulteriori maglie e spunti investigativi, che fissa dei punti fermi su una storia che da molti anni teneva in stallo Italia e Messico e che oggi invece è tutta da riscrivere, una verità da cercare fino in fondo. Bisogna dare una risposta cerca al dolore di un padre e una madre come Catello e Maria, che in questi lunghi anni non si sono mai arresti, hanno sempre sperato e lottato per trovare la verità sulla scomparsa della loro piccola; bisogna dare una risposta agli italiani che hanno sperato con tutto il loro cuore che quella ragazza dagli occhi scuri fosse veramente Angela e che oggi, con il sorriso amaro e le lacrime agli occhi, battono i pugni sul tavolo con rassegnazione; bisogna dare una risposta anche a Celeste Ruiz, che in tutta questa storia non c’entra assolutamente nulla ma che è stata trascinata inconsapevolmente dentro l’oscuro labirinto del web e delle condivisioni fotografiche attuate da soggetti che per motivazioni ignote hanno intrattenuto lunghe conversazioni con la famiglia Celentano, diventando per anni la speranza  di una famiglia che ha sempre lottato con forza e dignità. Oggi tutti si chiedono: dov’è Angela Celentano?
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato di Celeste Ruiz con l’Avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia.

- Ho letto la notizia in merito al ritrovamento di Celeste Ruiz…
C’è già stato il vertice ai quali hanno partecipato, oltre me, il Procuratore della Repubblica Bernardini con il Procuratore aggiunto Filippelli, il sostituto Raimondi e i signori Celentano in cui ci hanno spiegato che hanno ritrovato quella ragazza della foto, le hanno fatto il DNA, non è Angela. 
 
- Avvocato dove è stata ritrovata Celeste Ruiz e da chi?
In Europa, non posso dire il paese. Questa ragazza è venuta qui a Torre Annunziata e si è incontrata anche con i signori Celentano. 
 
- E’ stata fatta una segnalazione?
Degli amici in Messico hanno visto la foto sui giornali e l’hanno chiamata dicendole “guarda, c’è la tua foto che gira”. Lei si è messa a disposizione dell’autorità giudiziaria perché è una persona per bene, una persona colta.
 
- E’ la stessa persona che mandava i messaggi da quella casa?
No, lei non c’entra niente. Hanno utilizzato solo la sua foto, era arrabbiata con questi signori che hanno utilizzato la sua foto.
 
Uno dei misteri più fitti e tristi degli anni 90 è quello che coinvolge una pacifica e religiosa famiglia di Vico Equense, un comune della penisola sorrentina posta tra il golfo di Napoli, i monti Lattari e il golfo di Salerno. E' sabato 10 Agosto, una giornata calda fortemente soleggiata e ideale per trascorrerla insieme agli amici della comunità Evangelica nel vicino monte Faito facilmente raggiungibile e classica meta per scampagnate e pic-nic. I bimbi delle famiglie del gruppo di amici non stanno nella pelle dalla gioia, è una delle occasioni più belle per giocare e divertirsi nella loro età di spensieratezza e di felicità perenne. In una zona boscosa del monte c'è chi immortala con una telecamera quei momenti di gioia e di congregazione del gruppo festoso di quaranta amici fra adulti e bambini che corrono qua e là sempre con l'occhio vigile dei genitori. Poco dopo le 13 circa Renato, bimbo di 11 anni percorre un breve tratto di strada boscosa per andare a riporre il pallone da gioco nella macchina del padre, crede forse d'essere da solo ma di li a breve si accorge che  Angela, una bimba di soli tre anni figlia della famiglia Celentano lo segue silente a piedi a poca distanza. Undici anni bastano forse per impensierire Renato che invita Angela a tornare subito indietro dagli altri e a non seguirlo ma la bambina non lo ascolta e continua a seguirla fino a che il sentiero si fa più impervio e si intreccia con altri sentieri. Facile perdersi ma Renato ha una età che lo rende più consapevole e più capace ad orientarsi e dopo aver riposto il pallone nella macchina del padre ritorna sui suoi passi ma non vede più Angela. Non passa molto tempo e l'assenza di Angela impensierisce genitori e amici che cominciano a cercarla nelle vicinanze chiamandola a voce ma purtroppo senza risposta. Angela Celentano sparisce lasciando dietro se angoscia e tormento diventando cosi uno dei misteri dell'Italia della seconda metà degli anni 90. Come una tragica prassi da quel momento in poi testimonianze contrastanti e confuse anche dei bambini infittiscono il mistero e le riprese video putroppo non mostrano anomalie o dettagli rilevanti. Una angoscia perenne che prosegue per molti anni di silenzio e di sofferenza per i coniugi Celentano che mai si sono arresi neanche per un attimo. Sofferenza interrotta da una fievole speranza iniziata nel maggio del 2010 dove una giovane ragazza messicana Celeste Ruiz inizia ad intraprendere una corrispondenza tramite invio e ricezione di mail con la famiglia Celentano in cui lei assicura d'essere Angela. Una foto inviata in allegato ad una mail lascia attoniti e perplessi i genitori e l'Italia intera perchè la rassomiglianza è piuttosto evidente e il volto della giovane Celeste sembra proprio avere tutti i connotati del volto della piccola Angela. Le mail e il contatto sembrano infittirsi ma non mancano di suscitare confusione e incredulità in una Italia che si divide fra chi crede che quella ragazza sia in realtà Angela e chi invece reputa possa essere l'ennesimo buco nell'acqua. Il governo messicano a questo punto interviene fissando una grossa ricompensa di circa 80mila euro in pesos per coloro che riusciranno a fornire dettagli e informazioni veramente utili per individuare la ragazza. Un contatto e una speranza che scalda il cuore dei coniugi Celentano che credono nella ragazza fomentati dall'esito positivo del Ris ed esperti vari che non trovano tracce di manomissioni nella foto della ragazza inviata da Celeste Ruiz. Anche l'avvocato Luigi Ferrandino crede fermamente che la ragazza non sia assolutamente una mitomane ma è pur vero che Celeste non rivela mai espressamente dove la si possa trovare e non spiega mai perchè non sia in grado di tornare e spesso lo scambio di mail tende a interrompersi bruscamente per certi periodi per poi riprendere nuovamente. Una linea diretta fra i due paesi in merito al caso Celentano attivo ed intenso oramai da anni fino ad oggi.
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