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L'iniziativa
L'obiettivo è valorizzare le ricchezze storico archeologiche, artistiche, naturalistiche e non solo facendo da volano all'economia locale
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TARANTO -  Partito in sordina, una Startup pugliese promuove, valorizza ed esalta le bellezze del patrimonio culturale, storico, artistico e naturalistico del territorio, proponendosi anche come volano dell’economia. Il progetto, sviluppato per il settore Cultura e Turismo, da giovani Crispianesi è realizzato su un portale web attraverso Virtual Tour con lo scopo di promuovere, valorizzare ed esaltare sia le bellezze del patrimonio culturale, storico, artistico e naturalistico del territorio, sia le eccellenze agroalimentari, enogastronomiche e imprenditoriali locali.
Uno strumento di marketing innovativo (www.daydream360.it) capace di coinvolgere ed emozionare l’utente che usufruisce di tale esperienza, pensato e realizzato da una Azienda di giovani talenti di Crispiano chiamata Volare Alto (www.volarealtosrls.it): "Abbiamo voluto raccontare questa bella iniziativa anche con la voce del protagonista di Volare Alto srls, Michele De Cesare al quale abbiamo chiesto l'oggetto dell'idea del loro progetto e le garanzie di sicurezza dei servizi offerti. "Per garantire ai propri clienti un servizio sicuro e di qualità, ci avvaliamo di pilota e co-pilota regolarmente autorizzati all’utilizzo degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto in possesso di copertura assicurativa, dotati di sistemi di sicurezza per la prevenzione e la tutela di oggetti e persone come: il paracadute di sicurezza ed il terminatore di volo". Abbiamo poi chiesto quali ulteriori vantaggi per l'economia del territorio possono dare i servizi che offre il loro progetto e in particolare quali vantaggi per l'agricoltura.

"I droni stanno rivoluzionando i lavori nei campi e i dati sull'occupazione" ha esordito l'amministratore. "Le nuove tecnologie come i droni stanno rivoluzionando i lavori nel campo dell'agricoltura. Molti pensano che la campagna e l’agricoltura siano all’antitesi del mondo tecnologico e dell’innovazione. La realtà invece è molto diversa. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il settore dell'agricoltura e sta nascendo una nuova generazione di contadini 2.0. Lavorare i campi può essere la soluzione per i giovani del domani e non solo una battuta sull’attuale tasso di disoccupazione del nostro Paese. Nel 2015 gli studenti iscritti ad Agraria sono aumentati del 12% - Fonte Coldiretti- e tendenze positive si riscontrano per tutti gli indirizzi legati all’ambiente, all’alimentazione e al turismo. Stesso discorso anche per gli investimenti nel settore dell’agricoltura che è quello che fa segnare il maggior aumento degli occupati con un incremento record del 4,9% annuale. Il dato è quasi il triplo rispetto a quello fatto registrare nei servizi (+1,8%) mentre per l’industria il segno è addirittura negativo (-0,5%) nel 2016. Questo è quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del rapporto annuale 2017 dell’Istat presentato dal presidente Giorgio Alleva. Il ritorno alla terra è dovuto soprattutto anche alle nuove tecnologie che permettono dei metodi di coltivazione diversi rispetto a dieci o venti anni fa.

L’agricoltura – sottolinea la Coldiretti - si dimostra essere un settore anticiclico tanto da essere cresciuta anche durante gli anni della crisi mettendo a segno un aumento del 3,5% dal 2008 al 2016 a fronte di un crollo del 13,6% dell’industria. A favorire la crescita dell’occupazione è infatti anche il fenomeno del ritorno alla terra di molti giovani. Sempre secondo un’analisi Coldiretti quasi una impresa condotta da giovani su dieci in Italia opera in agricoltura (8,4%) dove sono presenti ben 51.123 aziende guidate da under 35, in crescita del 2016 del 6% rispetto all’anno precedente"

Giro di vite
Sanzioni e quattro ordini di allontanamento operati dai Carabinieri della Compagnia San Lorenzo
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PALERMO - Mondello, Arenella ed Uditore: questi i 3 quartieri interessati da un servizio di controllo del territorio svolto dai Carabinieri della Compagnia San Lorenzo, unitamente a personale della polizia municipale, finalizzato al contrasto del fenomeno dei parcheggiatori abusivi.
Dopo la recentissima riforma nel settore, avvenuta con legge nr. 48 del 2017 che ha introdotto speciali misure volte a rafforzare e tutelare la sicurezza delle citta', la vivibilita' ed il decoro dei territori, sono state sanzionate 12 persone intente a svolgere l’attività di parcheggiatore abusivo: per loro la contestazione amministrativa ammonta a 1000 euro, con la confisca obbligatoria delle somme percepite.
A 4 soggetti è stato anche notificato l’ordine di allontanamento: infatti gli articoli 9 e 10 della citata legge prevedono il potere di allontanamento dalla zona, nonché il divieto di accesso alla stessa, per un tempo massimo di 48 ore, per i parcheggiatori abusivi trovati a svolgere l’illecita attività in aree interne o nelle pertinenze delle infrastrutture adibite al trasporto pubblico locale.
Tra questi un extracomunitario senza fissa dimora e non in regola sul territorio nei confronti del quale è stato emesso il decreto di espulsione dal territorio nazionale.

Cronaca
il pagamento avverrà “ad avvenuto ed effettivo ritrovamento” del latitante
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di Angelo Barraco

 

BOLOGNA – E’ stata messa a disposizione una ricompensa di 50mila euro per chi fosse in grado di fornire informazioni utili alla cattura di Norbert Feher, meglio noto con il nome di Igor Vaclavic o “Igor il Russo”, il killer serbo 41enne che il primo aprile scorso ha ucciso Davide Fabbri, barista di Budrio e successivamente, a Portomaggiore (Ferrara), ha ucciso la guardia volontaria Valerio Verri. La taglia è stata messa a disposizione dal comitato di amici di Davide Fabbri. Il legale della vedova Sirica ha spiegato che il pagamento avverrà “ad avvenuto ed effettivo ritrovamento” del latitante, quindi, nel momento in cui verrà consegnato alla giustizia. Se invece venisse rinvenuto cadavere “verrà riconosciuta una ricompensa pari al 50% dell'importo”. La ricompensa ha un tempo limitato di tre mesi, ad eccezione di un eventuale individuazione del latitante prima del tempo prestabilito. Le segnalazioni dovranno essere indirizzate ad Augusto Morena, Presidente del Comitato.

Ricordiamo che nel corso delle incessanti ricerche, gli inquirenti hanno appurato che dall’interno di un garage-ripostiglio è sparito un kit del pronto soccorso con bende, disinfettante e garze. Il proprietario del casolare, che si è accorto dell’assenza del kit, non ha saputo riferire a quanto risalisse il furto. Un altro punto che dovranno analizzare gli inquirenti è se gli strumenti di bendaggio sottratti in quel casolare sono gli stessi rinvenuti in data 8 aprile all’interno del Fiorino a Molinella. Si è detto e scritto tanto su Igor il Russo, una figura che sta suscitando interesse per via della sua capacità di mutare se stesso, di trasformarsi ed essere il giorno e la notte in un breve arco temporale. Una trasformazione tanto rapida quanto dolorosa che ha lasciato dietro di se una lunga scia di sangue. In carcere era un detenuto modello, svolgeva una moltitudine di corsi e sapeva farsi apprezzare e rispettare. Sapeva essere il giorno e la notte a distanza di poche ore; ma chi è veramente Igor?

Una lunga scia di terrore e violenza che l’uomo si porta addosso da molto tempo e dagli accertamenti è emerso inoltre che in passato era stato processato a Ferrara, nel suo paese invece è ricercato per rapina e violenza sessuale. Le ricerche proseguono senza soste e ci sono circa mille uomini delle forze dell’ordine che scandagliano ogni luogo possibile nascondiglio da lui utilizzato. Alle ricerche partecipano anche i paracadutisti dei Carabinieri e i “Cacciatori” di Calabria, ma la domanda che si pongono tutti è sempre la stessa: dove si nasconde “Igor”? Qualcuno lo sta aiutando in questa folle fuga?

Gli inquirenti hanno scandagliato prevalentemente i boschi, i canali e le campagne della provincia di Bologna, particolare attenzione per i casolari. Una delle ipotesi avanzata dagli inquirenti è che “Igor” possa essere fuggito tra i canali Marmorta e Campotto sottraendo un’imbarcazione. Gli inquirenti hanno raccolto una mole di segnalazioni relative a possibili avvistamenti che lo collocavano nei posti più disparati, una che ha destato molto clamore e particolare attenzione riguardava quella di un giovane originario della Repubblica Ceca che percorreva l’Europa a piedi, tante le segnalazioni ai Carabinieri poiché insospettiti da uno zainetto nero. Tante sono anche le segnalazioni che si possono considerare inattendibili. L’ausilio dei cani molecolari è certamente fondamentale per l’individuazione del killer ma la pioggia e il vento può essere un serio e irrimediabile problema perché le tracce lasciate dall’uomo possono essere cancellate. Purtroppo non stiamo raccontando le nuove avventure di Diabolik, l’eroe mascherato che riesce sempre a sfuggire alle forme di controllo dello Stato, non sono storie da telefilm americano con finale a sorpresa.

Qui il finale è tutto da scrivere poiché la storia che vi abbiamo raccontato non è frutto di immaginazione alcuna ma pura verità in divenire e con possibili risvolti, i morti ci sono veramente, ci sono le famiglie che hanno perso un congiunto e oggi si trovano ad accarezzare una foto dentro una cornice, con una mano che sfiora il vetro e con l’altra si asciugano le lacrime. C’è un paese confuso che vive con la speranza che un killer spietato venga arrestato e consegnato alla giustizia, che venga condannato ad una pena esemplare senza sconti e senza possibilità futura di poter tornare in libertà tra i liberi, ovvero tra tutti coloro che hanno scelto di vivere un’esistenza terrena pulita, trasparente e limpida, senza un morto sulla coscienza e senza macchiarsi di delitti. C’è poi la speranza nella giustizia divina, dove molti stringono tra le mani un rosario che scalfisce l’indice e il medio con le punte estreme di una croce in metallo, tracciando solchi invocativi e inni alla speranza nel cambiamento dove i soggetti pregano Dio affinché l’altissimo salvi l’uomo dai peccati e dai peccatori che distruggono il mondo e ogni bene e purezza terrena. Cambia la forma mentis, certamente, ma il principio di base è lo stesso: “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” come disse la filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstonecraft Godwin.

Noi abbiamo parlato con la Dott.ssa Mary Petrillo, Docente in materie di criminologia all’Univ. Cusano e Coordinatrice Crime Analysts Team (CAT) che ha tracciato in esclusiva per noi un profilo di “Igor/Norbert”. “Al momento non possiamo affermare con certezza che "Igor/Norbert" sia un soggetto psicopatico, purtroppo il termine è spesso abusato, ma ha invece un suo significato ben preciso e va diagnosticato e valutato con strumenti idonei. Una cosa è certa abbiamo a che fare con un soggetto molto pericoloso ed ora che è in fuga, vagando tra i boschi e rasentando i luoghi abitati, sappiamo quanto sia temibile per lo stato di tribolazione che in questo momento starà vivendo, come fosse una "belva" affamata e braccata. Pur essendo molto preparato a vivere fino allo stremo, sappiamo che ha un ottimo addestramento militare, ciò non significa che non si senta comunque oppresso ed è proprio questa sensazione che lo rende più pericoloso. La percezione, poi, che ognuno di noi sta avendo riguardo questo soggetto è proprio quella di un elemento nocivo e questa sua lunga fuga lo rende anche ammantato di mistero. L'immaginario collettivo lo vede quindi portatore di caratteristiche di crudeltà e terrore, infatti, come ci viene descritto da chi lo ha conosciuto o che ci ha avuto a che fare, come vittima delle sue nefandezze, Igor è identificato come una sorta di "animale" selvaggio, crudele, dalle pulsioni irrefrenabili fino al punto di uccidere e quindi ad essere una vera e propria minaccia per l'incolumità delle persone, questo perché, tenendo conto dei suoi trascorsi, sembra che possa irrompere da un momento all'altro nella nostra vita quotidiana, portando distruzione e, come già avvenuto, morte. Ciò mette a repentaglio la salute psichica delle persone che vivono in quei luoghi e questa situazione col suo perdurare genera in loro paura e angoscia. Quindi chi è Igor? Igor rappresenta qualcosa di misterioso, infatti, ha molte personalità: Igor, Norbert e chissà quante altre a noi sconosciute, è un soggetto crudele, la sua violenza è smisurata quanto il suo ego. Sicuramente si muove preferibilmente la notte piuttosto che il giorno, proprio per scampare al pericolo di essere catturato. È energico, astuto, dotato di potenza fisica, è forte, brutale e temibile. Igor desidera e si prende ciò che vuole, ha, a mio parere, una vera e propria pulsione di possedere. Questo perché è sicuramente un insoddisfatto, avido, aggressivo, famelico e distruttivo. Gli dà forza il suo forte istinto alla conservazione che paradossalmente, semmai si sentisse minacciato, lo porterebbe invece a rischio suicidio, pur di non essere catturato. Solo un forte senso del limite riuscirebbe a fermarlo, solo la determinazione di chi lo sta braccando può scoraggiarlo o anche il "tradimento" di qualcuno che, eventualmente, lo stia coprendo nella fuga ( questo forse potrebbe essere l'unico modo per catturarlo vivo!). Ha sicuramente un atteggiamento reattivamente recriminatorio verso le persone e le situazioni per lui frustranti, è, secondo me, un soggetto che cerca di limitare la sua angoscia, il suo senso di dipendenza che esplica attraverso il fumo e probabilmente l'alcol, il cibo o altro tipo di sostanze, con la commissione di questi atti criminali, attraverso i quali egli tende a gratificarsi e affrancarsi dal forte senso di angoscia che lo pervade e che è un po' tipico dei cosiddetti "reduci di guerra" , spesso affetti anche da disturbo post traumatico da stress. Molti di questi soggetti con le persone che servono ai loro scopi, manifestano anche una certa inclinazione al vittimismo, possono essere logorroici e questo sempre perché in realtà sono invece narcisisti che pensano agli altri sempre in funzione dei loro scopi e lo fanno, appunto, sia adottando un comportamento dimesso o anche ironico, sempre se funzionale ai suoi scopi ( ad esempio in carcere, o con conoscenti), sia attraverso una strategia aggressiva come finora accaduto. Si tratta, quindi, molto probabilmente, di una persona con una spiccata tendenza narcisistica, questo tipo di soggetti hanno un forte bisogno di essere riconosciuti e ammirati anche in situazioni estreme, proprio come Igor, sono incapaci di costruire legami affettivi e duraturi. Igor/Norbert è una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale per dirimere la sensazione di panico che ha generato in tutti noi e per quelle persone che vivono in quei luoghi affinché possano ritrovare un equilibrio psichico e sentirsi salvi”.

Politica e polemiche
L'attuale presidente della Regione ha commentato la scelta di Pietro Grasso: "Grasso ha confermato che non si candida quindi il PD non può stare ad attendere"
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Il capoluogo siciliano si appresta a vivere nuove elezioni previste per il prossimo 5 novembre relative alla corsa a Palazzo D'Orleans. Il nuovo Presidente della Regione Sicilia coprirà un ruolo decisivo mentre questa legislatura oramai sta per chiudere i battenti. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha praticamente confermato la sua rinuncia a candidarsi nel ruolo di nuovo Presidente e proprio nello stesso giorno l'attuale presidente Rosario Crocetta, sfoggiando sorrisi sinceri ai giornalisti presenti in conferenza stampa accanto agli assessori Luigi Bosco e Mariella Lo Bello, ha ufficializzato la sua candidatura con un look estivo e sportivo, zainetto in spalla e megafono in mano. Pietro Grasso nel corso della cerimonia del Ventaglio ha motivato la sua scelta: "I doveri istituzionali di presidente del Senato sono al momento più stringenti ed è noto a tutti che negli ultimi giorni si sono avvertite fibrillazioni politiche nella maggioranza che sostiene il governo. I prossimo mesi saranno molto delicati". L'attuale presidente della Regione ha commentato la scelta di Pietro Grasso: "Grasso ha confermato che non si candida quindi il PD non può stare ad attendere qualcosa che non c'è ma deve decidersi; più che occuparsi di formare coalizioni fino ad adesso ha fatto viaggi della speranza". Toni che fanno comprendere che la sfida inizia e sembra essere già calda, Crocetta si sente pronto di fronteggiare a testa alta le primarie del PD e ha annunciato che sta preparando la lista "Il Megafono" mentre "Riparte Sicilia" resterà un contenitore più moderato al centro per chi lo preferisse ed ha aggiunto: "Giuseppe Lupo, Davide Faraone e altri si vogliono candidare? Bene che facciano le primarie seriamente senza farse e io vincerò come dicono i sondaggi; in questi anni di governo abbiamo salvato la Sicilia facendola ripartire, la mia candidatura non può essere scelta attraverso congiure di palazzo degli uomini che hanno sempre gestito il vero potere della Sicilia. Il mio governo ha lavorato bene quindi perchè non riproporlo?". Intanto il centrodestra, alle prese con una esigenza di riordino della coalizione, pensa ad una candidatura di Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè e il presidente del gruppo di Forza Italia all'Ars Marco Falcone stanno elaborando e concretizzando la candidatura in cui credono fortemente anche perchè sembra che Musumeci goda del consenso dell'area di Alfano. L'ultima parola spetterà a Silvio Berlusconi e presto si saprà se questa candidatura prenderà piede sul seio. Le elezioni sembrano avviarsi già calde coerentemente con le temperature estive già torride.
 
Il caso
Lo scrittore ucciso nella notte tra il 1 e 2 novembre 1975. Pelosi, nel 2005, affermò di non essere l'esecutore materiale del delitto
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di Chiara Rai


ROMA - Con la morte di Pino Pelosi, condannato per l'omicidio di Pier Paolo Pasolini nella notte tra il 1 e 2 novembre 1975, se ne va anche tanta verità che forse non riusciremo a sapere. La verità sulla morte di uno dei maggiori intellettuali del ventesimo secolo, un artista con la maiuscola e un giornalista coraggioso per nulla piegato ai poteri forti che con coraggio ha denunciato corruzione, mafia, politica sporca. Pier Paolo Pasolini che ha lasciato al nostro Paese un patrimonio culturale inestimabile merita ancora che sia fatta completa chiarezza sulla sua morte. Pelosi, 58 anni, morto in ospedale a Roma era malato da tempo. Combatteva contro un tumore ed era stato ricoverato anche al Gemelli. Fu condannato con sentenza definitiva quale colpevole dell'omicidio di Pasolini.

Pelosi fu fermato la notte stessa a Ostia alla guida dell'auto di Pasolini. Accusato di furto, confessa di avere rubato la vettura e viene trasferito nel carcere di Casal del Marmo. Interrogato giorni dopo racconterà una prima versione, ovvero di essere stato abbordato da Pasolini all'Idroscalo, di una colluttazione a causa di una prestazione sessuale, dell'investimento involontario dello scrittore durante la fuga in auto. Pelosi fu poi condannato nel 1976 per omicidio volontario in concorso con ignoti; la Corte ritenne non fosse solo. La Corte d'Appello confermò la condanna per omicidio ma non diede credito all'ipotesi dei complici. Nel 1979 la Cassazione confermò la sentenza. Nell'83 ottenne la libertà condizionata.

Pelosi, dopo aver mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza per trent'anni, fino al maggio 2005, a sorpresa, nel corso di un'intervista televisiva, ha affermato di non essere l'esecutore materiale del delitto di Pier Paolo Pasolini, e ha dichiarato che l'omicidio era stato commesso da altre tre persone, giunte su una autovettura targata Catania, che a suo dire parlavano con accento "calabrese o siciliano" e, durante il massacro, avrebbero ripetutamente inveito contro il poeta gridandogli " jarrusu (termine gergale siciliano, utilizzato in senso dispregiativo nei confronti degli omosessuali). 

E infatti, era giunta a suo tempo alle autorità una lettera anonima in cui si affermava che, la sera della morte di Pasolini, la sua auto era stata seguita da una Fiat 1300 targata Catania di cui erano indicate le prime quattro cifre, ma nessuno si preoccupò mai di effettuare una verifica presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Pelosi ha poi fatto i nomi dei suoi presunti complici solo in un'intervista del 12 settembre 2008 pubblicata sul saggio d'inchiesta di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza "Profondo Nero" (Chiarelettere 2009). Ha aggiunto inoltre di aver celato questa rivelazione per timore di mettere a rischio l'incolumità della propria famiglia ma di sentirsi adesso libero di poter parlare, dopo la morte dei genitori. A trent'anni dalla morte, assieme alla ritrattazione di Pelosi, è emersa la testimonianza di Sergio Citti, amico e collega di Pasolini, su una sparizione di copie dell'ultimo film Salò e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione. Sergio Citti morì per cause naturali alcune settimane dopo

Cronaca
Lo Presti Tommaso è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo alla pena di anni 12 di reclusione, pena poi confermata con Sentenza della Corte D’Appello di Palermo
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Redazione


PALERMO - Quest’oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione ad un provvedimento emesso da parte del Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica (dott. Sergio Demontis) con il quale è stato disposto un sequestro beni per un valore complessivo di circa € 1.000.000,00 a carico di LO PRESTI Tommaso in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Voghera in quanto tratto in arresto nell’ambito dell’operazione denominata “IAGO”, verificatasi nel mese di 2014, con la quale erano stati tratti in arresto numerosi esponenti dell’organizzazione mafiosa facenti parte del mandamento di “Porta Nuova”.

Le indagini patrimoniali sono consequenziali alla citata operazione di polizia giudiziaria con cui si dimostrò che il LO PRESTI Tommaso aveva rivestito il ruolo di vertice del sopraccitato mandamento mafioso dirigendone le dinamiche delittuose con particolare riferimento alle attività estorsive, al traffico di sostanze stupefacenti, nonché alla gestione illegale di giochi e scommesse.

Per tale ragione, LO PRESTI Tommaso è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo alla pena di anni 12 di reclusione, pena poi confermata con Sentenza della Corte D’Appello di Palermo.

Il quadro probatorio raccolto nell’ambito delle indagini patrimoniali era in grado di dimostrare l’esistenza di beni immobili nella disponibilità del LO PRESTI Tommaso ma di fatto intestati a terze persone al fine di celarne la riconducibilità diretta e così scongiurare l’eventualità di un sequestro patrimoniale.

La complessa attività investigativa, svolta attraverso minuziosi accertamenti patrimoniali, ha così consentito di sequestrare un patrimonio illecitamente accumulato costituito dai sottonotati beni:

-  complesso dei beni aziendali riconducibile all’impresa individuale con attività di autoriparatore, avente sede in Palermo;

-  nr. 01 magazzino sito in Palermo, ove si svolge l’attività connessa alla suddetta impresa individuale;

-  nr. 01 abitazione sita in Palermo;

-  nr. 02 rapporti bancari, intestati alla coniuge.

Contestualmente, i Carabinieri di Palermo, a seguito di ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Palermo, a Palermo e Reggio Calabria, traevano in arresto rispettivamente:

-          DI GIOVANNI Tommaso, nato a Palermo il 07 giugno 1966, dovendo espiare la pena di anni 8, mesi 5 e giorni 10;

-          LO PRESTI Calogero, nato a Palermo il 13 dicembre 1952, dovendo espiare la pena di anni 9, mesi 4;

I predetti erano già stati tratti in arresto nell’anno 2011 nell’ambito dell’operazione denominata “Pedro” in quanto ritenuti elementi di vertice del mandamento mafioso di Palermo – Porta Nuova e per aver preso parte alle attività delittuose dell’organizzazione mafiosa segnatamente alle attività estorsive, al traffico di sostanze stupefacenti e alle rapine.

DI GIOVANNI è stato dunque associato alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, mentre il LO PRESTI Calogero è stato associato alla Casa Circondariale di Reggio Calabria.

L'inchiesta
Intercettato Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari) mentre ride parlando delle future commesse
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AMATRICE - Anche il terremoto del Centro Italia del 2016, come quello dell'Aquila 7 anni prima, con Francesco Piscicelli, fa registrare un imprenditore che ride: si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l'Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura dell'Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica. Nell'ordinanza il Gip scrive: 'RIDE'. L'uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando delle future commesse, in particolare ad Amatrice.

Giustino sta al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro - si legge nell' ordinanza - gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: "Se ti posso essere utile, voi fate l'elenco, mo' dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione", racconta Santoro a Giustino, che ride più volte. "Siamo strutturati, abbiamo una struttura potentissima e abbiamo bisogno di fare qualcosa per tenerci attivi. Abbiamo chiuso un po' di cantieri e abbiamo diciamo una cinquantina di unità lavorative che non so dove c…o mandarle".

Come si legge nelle 183 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo le nuove scosse di terremoto "gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l' Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari". Santoro, riassume il Gip, spiegava al suo datore di lavoro "che presso il Mibact era stata creata un'unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro - prosegue Gargarella - ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l'impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti, tanto più se l'appoggio di Piccinini e Marchetti (altri due arrestati, ndr), funzionari del Mibact e inseriti nell'unità di crisi, non sarebbe venuto meno". 

Il ricordo
Intanto, è stata danneggiata la stele fatta erigere alla periferia di Agrigento dai genitori del giudice Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990
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PALERMO - Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha presieduto il Plenum del CSM dedicato al ricordo della figura di Paolo Borsellino a 25 anni dalla strage di Via d'Amelio, dove persero la vita anche gli uomini della scorta. Alla fine del Plenum, che ha all'ordine del giorno la pratica di Sesta Commissione relativa "alla pubblicazione degli atti su Paolo Borsellino", ci saranno le testimonianze della figlia Lucia Borsellino, del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti e dell'attore Luca Zingaretti che leggerà alcuni passaggi tratti dal volume editato dal Csm.L'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria della strage di via D'Amelio nel giorno in cui ricorre il 25esimo anniversario. Il presidente Grasso ha ricordato il "barbaro assassinio" del giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina". "Il nostro pensiero - ha detto - è rivolto alle famiglie". Al termine è seguito un lungo applauso dell'Assemblea e i senatori si sono alzati in piedi.

L'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria della strage di via D'Amelio nel giorno in cui ricorre il 25esimo anniversario. Il presidente Grasso ha ricordato il "barbaro assassinio" del giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina". "Il nostro pensiero - ha detto - è rivolto alle famiglie". Al termine è seguito un lungo applauso dell'Assemblea e i senatori si sono alzati in piedi.

"Di Paolo Borsellino ricordo il sorriso. Solare, simpatico, sempre pronto a farti uno scherzo: quante risate ci ha fatto fare quando rubava le paperelle che Giovanni custodiva gelosamente sulla sua scrivania per chiedergli poi il riscatto". E' il ricordo che il presidente del Senato Grasso lascia sulla sua pagina Facebook in memoria dell'amico Paolo Borsellino. "Frammenti di vita, - aggiunge - che mostrano il volto umano e privato del simbolo che onoriamo in questo triste anniversario. Professionalmente aveva un eccezionale talento, una passione viscerale e una ineguagliabile capacità di superare fatica e delusioni. Sapeva sempre dare il giusto consiglio ai colleghi più giovani: me ne ha dati tanti, preziosissimi, quando iniziai a studiare le carte del maxiprocesso".

"La tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia - ha detto il presidente Sergio Mattarella alla cerimonia di commemorazione di Paolo Borsellino al Csm -. Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di via D'Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato".

"Paolo Borsellino ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto. Sapeva bene che per il raggiungimento di questo obiettivo non è sufficiente la repressione penale, ma è indispensabile diffondere, particolarmente tra i giovani, la cultura della legalità", ha detto ancora Mattarella.

"Rivolgo un pensiero di gratitudine a tutti i familiari delle vittime della strage di Via D'Amelio - ha detto il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, nel plenum presieduto dal capo dello Stato -. Verso di loro avvertiamo il dovere di sostenere con forza un'insopprimibile domanda di giustizia; essa chiama tutti in causa, senza eccezioni, e dunque ribadiamo la necessità di fare luce piena su quegli eventi di sangue, fino in fondo e senza temere lo scorrere del tempo. Questo intendiamo ribadire alla presenza del Capo dello Stato".

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, al "ricordo vivo e profondo" della figura e dell'impegno di Paolo Borsellino deve accompagnarsi "l'impegno delle Istituzioni, della società civile, dei singoli cittadini nel contrasto alla criminalità organizzata". L'Assemblea di Montecitorio ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime, cui ha tributato alla fine un applauso unanime.

Intanto, è stata danneggiata la stele fatta erigere alla periferia di Agrigento dai genitori del giudice Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990. Il monumento si trova nel luogo in cui il magistrato venne assassinato. A fare la scoperta è stato un operaio che stava passando e che ha subito segnalato il fatto. A dare la notizia sono i responsabili delle associazioni "Amici del Giudice Rosario Livatino" e "TECNOPOLIS" di Canicattì, che da anni organizzano iniziative in memoria del magistrato per il quale è in corso di chiusura la Canonizzazione. Secondo i primi accertamenti qualcuno con un oggetto pesante - una pietra o un martello - ha spaccato in due il cerchio su cui c'era scritto "A Rosario Livatino..." facendo saltare il nome del giudice. Le associazioni presenteranno denuncia.

Ma c'è anche una buona notizia. L'Associazione Nazionale Funzionari della Polizia di Stato si è impegnata a occuparsi del restauro del busto di Falcone recentemente danneggiato a Palermo. "Non di onere ma di vero e proprio onore si tratta" ha evidenziato il Segretario Nazionale Enzo Marco Letizia che ha voluto sottolineare come "in una realtà complessa come quella siciliana i simboli rappresentano qualcosa di importante". "Per questo - ha aggiunto - non solo riteniamo essenziale ricollocare al più presto il busto del giudice Falcone ma crediamo sia significativo che a farlo siano dei Funzionari di Polizia. Poliziotti come erano gli uomini della scorta di Falcone e Borsellino caduti insieme a loro. Un segnale anche per i tanti poliziotti che oggi, come 25 anni fa, continuano a combattere il crimine di stampo mafioso. Una lotta che riteniamo essere una priorità per la sicurezza e l'economia del nostro Paese". Oggi, ricorda l'Associazione Nazionale Funzionari Polizia di Stato, ricorre l'anniversario della strage di Via d'Amelio "e riteniamo perciò particolarmente significativo ricordare quel tragico evento con un impegno a tenere vivi i simboli della lotta alla mafia".

L'Operazione antimafia
scoperto dai finanzieri che la mafia controllava un gruppo imprenditoriale che opera in diverse regioni, tra le quali Sicilia e Toscana
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PALERMO - La Polizia e la Guardia di Finanza di Palermo, eseguendo un provvedimento emesso dal Gip nell'ambito di indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, stanno procedendo, in Sicilia, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna e Liguria, all'esecuzione di 34 misure cautelari nei confronti di mafiosi della cosca di Brancaccio e loro complici e al sequestro di numerose aziende, per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro. Tra gli arrestati c'è Pietro Tagliavia, capo del mandamento mafioso di Brancaccio e della famiglia di ''Corso dei Mille'', attualmente ai domiciliari.

Le indagini, eseguite dalla Squadra Mobile e dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, hanno consentito di fare luce su episodi di minacce, danneggiamento, estorsione, furto e detenzione illegale di armi da parte di esponenti della cosca di Brancaccio e di ricostruire l'organigramma delle famiglie mafiose che appartengono al mandamento, definendo ruoli e competenze di ciascuno e individuando i capi. L'inchiesta ha svelato il controllo, da parte della mafia, di un gruppo imprenditoriale che opera in diverse regioni, tra le quali Sicilia e Toscana. Polizia e Guardia di Finanza stanno sequestrando veicoli e autoveicoli utilizzati per la commissione dei reati contestati e aziende riconducibili ai mafiosi arrestati.

Cronaca
A tentare invano di salvare i due uomini sopraffatti dalle onde anche il personale di altri lidi confinanti
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OSTUNI - Due persone, il dipendente di un lido di Ostuni (Brindisi) e un turista inglese di 48 anni, sono morte mentre erano in acqua in un tratto di spiaggia libera in località 'Bosco Verde'. A quanto si apprende, le vittime sono il padre di una bimba che giocava a riva, e che si era trovata in difficoltà a causa del mare agitato, e un dipendente di un lido vicino che avrebbe tentato di soccorrere la piccola, che è stata poi tratta in salvo da altri soccorritori.

La tragedia è avvenuta tra Pilone e Rosa Marina di Ostuni, località battuta anche oggi dal maestrale. A tentare invano di salvare i due uomini sopraffatti dalle onde anche il personale di altri lidi confinanti. La vittima italiana è Martino Maggi, di 49 anni, di Locorotondo (Bari)

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