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L'era di Donald
L'amministrazione statunitense ha infatti ritirato le linee guida anti-discriminazione varate da Barack Obama
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L'attesa prima offensiva di Donald Trump sui diritti della comunità Lgbt è arrivata. L'amministrazione statunitense ha infatti ritirato le linee guida anti-discriminazione varate da Barack Obama secondo cui gli studenti transgender potevano usare bagni e spogliatoi nelle scuole pubbliche in base alla propria identità di genere, e non in base al sesso di nascita.

Altra questione Dar seguito all'intenzione di Donald Trump di inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche avrebbe una lunga serie di controindicazioni. In Giordania i diplomatici americani perderebbero l'opportunità di incontrare gli esponenti delle opposizioni. In Marocco si scuoterebbero equilibri politici delicatissimi, coinvolgendo persino i vertici del governo. In Tunisia si bollerebbe con il marchio del terrorismo un'organizzazione da molti indicata come un modello di democrazia emerso dalla primavera araba. L'Egitto potrebbe subire ricadute politiche molto pesanti. 

La provocazione
Si tratta il primo test missilistico di Pyongyang da quando Donald Trump è alla Casa Bianca
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COREA DEL NORD - La Corea del Nord ha portato a termine un nuovo test missilistico, lanciando un razzo che ha viaggiato per circa 500 chilometri prima di cadere nel mar del Giappone. Lo riporta la Cnn citando fonti del ministero della difesa della Corea del Sud. E' il primo test missilistico di Pyongyang da quando Donald Trump è alla Casa Bianca. La notizia è giunta mentre il presidente Usa era a cena col premier nipponico Shinzo Abe in Florida.


"Siamo al corrente delle notizie su un nuovo test missilistico - il commento del Dipartimento di Stato Usa -. Una preoccupazione non solo per gli Usa ma per tutti gli alleati asiatici dell'America". Intanto i militari sudcoreani sono al lavoro per capire il tipo di missile lanciato. Al momento, riferisce l'agenzia Yonhap, è esclusa l'ipotesi di missile intercontinentale a favore di un vettore Musudan a medio raggio modificato o di un più rodato e affidabile Rodong a corto raggio.

"Assolutamente intollerabile": così il premier giapponese Shinzo Abe, in una video-dichiarazione congiunta col presidente americano Donald Trump, ha definito il nuovo test missilistico da parte della Corea del Nord. "Voglio che tutti capiscano e sappiano che gli Stati Uniti sono al 100% al fianco del Giappone, un grande alleato", ha commentato il presidente Usa Donald Trump.

Presidenziali Francia
La leader del Front National (estrema destra) lancia da Lione la sua scalata all'Eliseo - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Le-Pen-lancia-campagna-presidenzialecon-me-Francia
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FRANCIA - Nel corso del suo comizio a Lione, la leader del Front National Marine Le Pen ha promesso di portare la Francia fuori dalla Ue e dalla Nato se dovesse essere eletta all'Eliseo. "Se sarò eletta convocherò entro sei mesi un referendum sulla 'Frexit'", ha detto, aggiungendo di volere che Parigi lasci il comando integrato dell'Alleanza Atlantica per provvedere da sola alla sua difesa. Inoltre ha aggiunto di voler abbandonare l'Euro e ripristinare il franco come moneta nazionale. La Le Pen si è poi detta intenzionata a chiudere i luoghi di predica degli islamisti radicali. La leader della destra francese ha dedicato gran parte del suo intervento alla questione del terrorismo, a due giorni dall'aggressione contro i militari al Carrousel du Louvre al grido di "Allah Akbar". Inoltre, ha continuato la Le Pen, "i francesi schedati con la 'S' (vale a dire quei cittadini radicalizzati tenuti sotto controllo dallo Stato, ndr) verranno puniti con una pena di indegnità nazionale".

"L'Unione europea è un fallimento", ha detto la candidata del Front National rivolgendosi ai militanti a Lione. "L'Unione europea mette sotto tutela, bisognerà trovare un compromesso con l'Europa per ritrovare una sovranità". Per questo, nel caso di una sua vittoria all'Eliseo intende aprire un confronto di sei mesi con Bruxelles. Ma se queste trattative non dovessero soddisfarla, ci sarà il referendum per "dimettersi da questi incubi e tornare liber

Unione d'intenti
Telefonata del premier al neopresidente americano: "Lotta senza tregua al terrorismo"
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Il premier Paolo Gentiloni ha avuto una conversazione con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al centro della telefonata, rende noto Palazzo Chigi, i rapporti bilaterali tra Italia e USA, uniti da una storica amicizia e collaborazione. Il premier ha ribadito con il Presidente americano l'importanza fondamentale del ruolo della Nato e della collaborazione tra Europa e Stati Uniti per la pace e la stabilità, di fronte alle sfide e alle minacce per la comune sicurezza.

Paolo Gentiloni e Donald Trump, nella telefonata in serata, hanno riaffermato l'impegno senza tregua nella lotta al terrorismo e al radicalismo e gli sforzi da fare per risolvere la crisi ucraina, la pace in Medio Oriente, in Siria e, in particolare, nel Nord Africa. Il Presidente del Consiglio - spiega Palazzo Chigi, ha illustrato al Presidente Usa i termini dell'accordo Italia-Libia per la lotta contro il traffico di esseri umani e per politiche dell'accoglienza e della regolazione dei flussi migratori nel rispetto dei diritti umani e del diritto all'asilo.

Il dipartimento americano della Giustizia ha presentato un ricorso alla decisione del giudice federale James Robart che blocca temporaneamente il bando agli ingressi negli Usa di quanti provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana voluto dal presidente Donald Trump. Il dipartimento di Giustizia chiede cosi' ad una corte d'appello di accantonare la disposizione del giudice, attraverso una procedura di emergenza presentata in serata.

Emergenza immigrazione
Lo si legge nella dichiarazione congiunta sull'immigrazione stilata dai leader europei
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L'Ue è determinata ad agire in materia di immigrazione "nel pieno rispetto dei diritti umani, delle leggi internazioni e dei valori europei". Lo si legge nella dichiarazione congiunta sull'immigrazione stilata dai leader europei. I leader hanno intenzione di rafforzare "le capacità della Ue per i rimpatri, nel rispetto della legge internazionale".

"Senza dubbio continuiamo a pretendere che le decisioni prese sul fronte della 'relocation' (dei migranti, ndr) vengano attuate, e a lamentare che lo siano in modo molto relativo" e che non siano oggetto "di alcuna sanzione formale". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni a Malta. Sul tema migratorio, "bisognerebbe fare di più", ma "il poco o il tanto che si è fatto è stato fatto su iniziativa italiana, di cui dobbiamo essere consapevoli e un pizzico orgogliosi". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni a Malta, sottolineando tuttavia che l'accordo con la Libia è stato fatto con "un interlocutore fragile", in un contesto "un po' più complesso che non come un'operazione secca e bilaterale" come avvenuto con la Turchia.


Per coprire le "necessità più urgenti" accoglie la proposta della Commissione di "mobilitare come primo passo 200 milioni di euro aggiuntivi per la finestra Nordafrica" del Trust Fund per l'Africa lanciato nell'autunno 2015 con 1,8 miliardi dal budget Ue e 152 milioni dagli stati membri. Al primo posto "l'addestramento, l'equipaggiamento ed il sostegno alla guardia costiera libica" con programmi europei (già avviati in autunno dall'operazione Sofia) che "dovranno essere rapidamente aumentati, in intensità e numero". Negli altri punti: ulteriori sforzi nella lotta contro i trafficanti "con un approccio integrato che coinvolga la Libia, altri paesi sulla rotta, partner internazionali, le missioni europee Csdp, Europol e la Guardia di frontiera europea"; il supporto alle comunità locali libiche; "assicurare adeguate capacità di ricezione e le condizioni per i migranti in Libia con Unhcr e Iom" assistendo quest'ultima nelle "attività per i rimpatri volontari".

Emergenza terrorismo
Aggressore, ferito, aveva almeno un machete e un coltello e due zaini, che il personale di sicurezza voleva perquisire
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PARIGI - Alta tensione questa mattina in centro a Parigi, dove un uomo con una valigia avrebbe cercato di entrare nel Carrousel du Louvre (la galleria sotterranea di negozi nei pressi del museo), poi ha aggredito quattro militari che lo avevano fermato e che gli hanno sparato ferendolo all'addome. Gravi le sue condizioni, è stato operato. Ferito al cuoio capelluto anche uno dei soldati. Il premier Cazeneuve parla di 'attacco terroristico'. Transennato il quartiere e chiuso 'fino a nuovo ordine' il famoso museo, 250 persone confinate in una 'zona di sicurezza'. Fermata un'altra persona 'in atteggiamento sospetto'. Secondo la polizia, però, l'aggressore non aveva esplosivi con sé.

L'aggressore del Louvre è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Gli accessi all'ospedale sono stati posti sotto massima sicurezza e presidiati dalle forze dell'ordine. L'uomo è stato colpito allo stomaco da almeno una delle cinque pallottole sparate dai militari dopo il suo tentativo di aggressione al grido di "Allah Akbar". Secondo il prefetto di Parigi, Michel Cadot, riporta ferite "gravi".

Dalle prime notizie, un militare di guardia al piccolo arco di trionfo del Carrousel, a due passi dal Louvre, nei giardini delle Tuileries, ha sparato contro un uomo che avrebbe tentato di aggredirlo. Il ministero dell'Interno francese ha diramato un avviso chiedendo di agevolare l'accesso nell'area alle forze di sicurezza. L'aggressore, armato di almeno un machete e un coltello, aveva con sé due zaini, che il personale di sicurezza voleva perquisire: rende noto il prefetto di Parigi Michel Cadot. L'aggressore ha gridato "diverse minacce" contro i militari, poi "Allah Akhbar". Il militare ha sparato cinque volte, ferendo l'uomo all'addome. Dopo aver ispezionato le due borse che l'aggressore aveva con sé, la polizia ha fatto sapere che non aveva esplosivi.

In seguito a quello che il ministero degli Interni definisce "un grave evento di pubblica sicurezza", il quartiere del Louvre è stato completamente transennato, il museo resta chiuso, così come il vicino Palais Royal. 

Politica
Ma dalla White House nessun commento in merito a questa telefonata
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di Angelo Barraco
 
New York –  Un famoso proverbio cinese recita “Purtroppo sono più numerosi gli uomini che costruiscono muri di quelli che costruiscono ponti”, mai parole furono più azzeccate se associate  alla figura del neoeletto Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, magnate dell’imprenditoria statunitense che sin dal primo giorno della sua ascesa al potere ha issato muri e costruito barriere, prima ideologiche mediante una campagna elettorale ove il proselitismo ha convinto molti americani che adesso lo rinnegano,  adesso si sta adoperando nella costruzione oggettiva di vere e proprie barriere fisiche che invece hanno fatto cambiare idea che lo votarono e che oggi rimpiangono la spumeggiante e speranzosa Hillary. Un ponte rappresenta indubbiamente l’elemento di congiunzione tra due punti equidistanti e permette l’interazione e la crescita in ogni sua forma tra due realtà diverse, ma per Trump tutto ciò sembra mera utopia ed emergono infatti dettagli  che non lasciano scampo ad un’America destinata a issare muri e barriere e il muro che il Tycoon vuole issare al confine con il Messico ne è la prova. Da una trascrizione emersa grazie all’Associated Press si apprende che Trump avrebbe rivolto minacce al Presidente Messicano Enrique Pena Nieto, dicendo chiaramente che se il suo governo non fermerà i cosiddetti “Bad Hombres” (Persone cattive) invierà le truppe americane.  La telefonata tra i due leader è avvenuta lo scorso venerdì, all’indomani del decreto emesso dalla Casa Bianca per la costruzione del tanto discusso muro al confine con il Messico. Nel corso della telefonata Trump avrebbe detto: “"Da voi ci sono alcuni 'bad hombres' con i quali avete bisogno di aiuto. Noi siamo disposti ad aiutarvi in questo grande problema, però bisogna che siano messi fuori combattimento e voi finora non avete fatto un buon lavoro per metterli fuori combattimento”. Ma dalla White House nessun commento in merito a questa telefonata. Trump inoltre, secondo il Whashington Post, avrebbe accusato anche l’australiano Malcolm Turnbull di voler esportare terroristi in territorio statunitense. Trump avrebbe reagito alla richiesta di Turnbull di rispettare l’accordo secondo la quale gli Usa sono tenuti ad accogliere 1.250 rifugiati. Il Tycoon avrebbe risposto “"E' la peggiore intesa di sempre”. Malgrado ciò i rapporti tra Australia e Usa rimangono solidi, a detta di Turnbull “E bene che queste cose, queste conversazioni, siano condotte in modo chiaro, franco e in privato”. Intanto il Ministro degli Esteri Messicano dato smentita ufficiale in merito alla telefonata intercorsa con Trump e le presunte minacce a Enrique Pena Nieto e tramite Twitter le ha definite un’assoluta falsità fatte con “una evidente cattiva intenzione”. Ha precisato inoltre che il Tycoon e Pena Nieto sono “giunti all'accordo di continuare a lavorare e che gli staff dei due paesi continueranno ad incontrarsi per giungere ad un'intesa positiva”. Intanto a Berkeley sono scoppiate violente proteste nel campus universitario, dove si attendeva l’intervento del collaboratore di Breitbart nonché personaggio di spicco dell’estrema destra Milos Yinnopolus. Un evento che è stato annullato a causa dei concitati scontri tra poliziotti e studenti universitari, alcuni di essi hanno tentato di entrare a volto coperto all’interno dell’edificio dove parlava Yinnopulos, cercando di sfondare l’ingresso. Numerosi gli agenti intervenuti. Numerosi i manifestanti scesi per strada con cartelloni in mani che urlano a gran voce il loro disprezzo nei confronti del nuovo governatore degli States. 
Emergenza terrorismo
Tajani:"La violenza non è mai una risposta contro il terrorismo, la soluzione si chiama dialogo. La Ue crede nel dialogo interreligioso"
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CANADA - Sei persone sono state uccise in una sparatoria nella moschea di Quebec City, in Canada. I feriti sono otto. Due persone sono state arrestate. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha definito l'attentato "un attacco terroristico contro i musulmani", sottolineando che e' "straziante vedere una simile violenza insensata".

''Stasera i canadesi piangono per le persone uccise in un attacco codardo in una moschea a Quebec City. I miei pensieri sono per le vittime e le loro famiglie'' ha scritto in un tweet il primo ministro canadese. Il primo ministro del Quebec Philippe Couillard ha definito l'atto ''violenza barbarica'' e ha espresso solidarieta' alle famiglie delle vittime. Il ministro della Sicurezza Pubblica Ralph Goodale, sempre su Twitter, si e' detto profondamente rattristato. Il suo staff ha detto che nessun movente e' stato confermato.

"Il governo italiano è vicino alle vittime, ai familiari e alla comunità musulmana canadese oltre che al governo e al presidente Trudeau. E' un modo anche per confermare il nostro atteggiamento di vicinanza e solidarietà alla stragrande maggioranza cittadini di fede islamica che vivono nei nostri Paesi e città e che rifiutano il terrorismo fondamentalista e anzi ne sono spesso vittime e bersagli". Lo dice il premier Paolo Gentiloni.

"La violenza non è mai una risposta contro il terrorismo, la soluzione si chiama dialogo. La Ue crede nel dialogo interreligioso. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare in questa direzione". Lo dice il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani in occasione dell'incontro con il premier Paolo Gentiloni 

Pugno duro
Il presidente Usa non arretra di un passo
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USA - Donald Trump non arretra di un passo, nonostante il caos e le proteste negli Stati Uniti e nel mondo contro il giro di vite sull'immmigrazione del neo-presidente Usa. "Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo - un caos orribile!", afferma in un tweet

Mentre arrivano i primi ricorsi contro la misura del tycoon. E dopo la presa di posizione di Francois Hollande (che ha invocato "fermezza" contro la scelta di Trump) arrivano le dichiarazioni di Angela Merkel e del premier italiano Paolo Gentiloni. Per Angela Merkel lo stop agli ingressi in Usa dei rifugiati provenienti da alcuni paesi "non è giustificato". La cancelliera tedesca, ha spiegato il portavoce Steffen Seibert, "è convinta che anche la necessaria lotta al terrorismo non giustifica" una misura del genere "solo in base all'origine o al credo" delle persone. "L'Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell'Europa". Così il premier Paolo Gentiloni su twitter.

La Casa Bianca difende l'ordine esecutivo di Trump: "Non è caos", ha detto alla Nbc il capo dello staff Reince Priebus, aggiungendo che ieri 325 mila viaggiatori sono entrati negli Usa e solo 109 sono stati fermati. "Gran parte di loro sono usciti. Abbiamo ancora una ventina di persone che restano detenute", ha sostenuto, prevedendo che saranno presto rilasciate se sono in regola.

L'aeroporto Jfk di New York, la principale porta d'ingresso per i passeggeri internazionali, sta diventando il simbolo del caos ma anche della protesta scatenata dall'ordine esecutivo con cui Donald Trump ha sospeso temporaneamente l'arrivo di tutti i rifugiati e delle persone provenienti da sette Paesi islamici. Diverse centinaia di persone stanno manifestando da ore contro il provvedimento e per la liberazione dei passeggeri detenuti in base al nuovo bando. ''Lasciateli entrare, lasciateli entrare'', gridano, mostrando cartelli e striscioni con slogan come ''No ban, no wall''. Tra loro anche l'attrice americana Cinthia Nixon, nota per il suo ruolo nella serie Sex and the City, e due deputati democratici di Ny, Jerry Nadler e Nydia Velasquez. Intanto il regista Michael Moore, sempre in prima fila nelle proteste anti Trump, ha invitato via twitter ad andare al terminal 4 dello scalo, epicentro della contestazione. Il traffico e' rallentato, la polizia presidia.

Intanto Ann Donnelly, giudice federale di New York, ha emesso un'ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all'ordine esecutivo emanato dal presidente Donald Trump, che ha congelato gli arrivi da quei paesi per tre mesi. L'ordinanza di emergenza del giudice Donnelly annulla una parte dell'ordine esecutivo del presidente Donald Trump sull'immigrazione, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possono essere rimandate indietro nei loro paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti ne' ha emesso un verdetto sulla costituzionalita' dell'ordine esecutivo del presidente.

I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l'ordine della Casa Bianca hanno detto che la decisione, arrivata dopo un'udienza di urgenza in una corte di New York, potrebbe interessare dalle 100 alle 200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell'ordine esecutivo che il presidente Donald Trump ha firmato venerdi' pomeriggio, una settimana dopo il suo insediamento.

Zarif, reciprocità ma non retroattiva - "A differenza degli Usa, la nostra decisione non è retroattiva", ha detto il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif in riferimento alla decisione dell&rsquoIran di applicare il principio di reciprocità dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere i visti per i cittadini iraniani. "Coloro che hanno già un visto valido iraniano saranno accolti volentieri". "Pur rispettando i cittadini americani e facendo differenza fra loro e le politiche ostili del governo statunitense, l'Iran ha dovuto prendere misure reciproche per proteggere i propri cittadini".
 

Il caso
Il neopresidente Usa fa saltare l'incontro a Washington con Pena Nieto: "Se non è disposto a pagare per il muro, meglio cancellare l'incontro"
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Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca la premier britannica Theresa May, primo leader straniero ad incontrare il neo presidente. I due si sono stretti la mano nello studio Ovale sotto i flash dei fotografi e si sono scambiati un saluto cordiale prima di iniziare il bilaterale, poi Trump ha mostrato al primo ministro britannico il busto di Winston Churchill. "E' un grande onore" averlo nel mio studio, ha commentato il presidente. "E' un onore" essere alla Casa Bianca, ha risposto la premier britannica. Obama aveva rimosso il busto dallo Studio Ovale.

Poco prima Trump e il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, - riovelano fonti ufficiali - hanno avuto una telefonata di un'ora mentre infuria la polemica sul muro anti-immigrati tra Stati Uniti e Messico. Polemica sulla quale è intervenuto anche il Vaticano.

L'incontro bilaterale alla Casa Bianca - che è seguito da una conferenza congiunta - la prima per Donald Trump dal suo insediamento - ha luogo tra nostalgie che evocano il binomio Reagan-Thatcher a curiosità per una nuova 'strana coppia' date le smaccate differenze caratteriali tra i due leader. I rapporti commerciali sono il nocciolo della questione, oltre il reciproco 'riconoscimento diplomatico: Trump con May ha occasione di mostrare che non intende chiudere del tutto l'America in un protezionismo blindato, ma che puo' e sa scegliere. La premier britannica deve tornare a Londra avendo dimostrato di poter contare ancora e presso l'alleato piu' importante. La giornata di Theresa May a Washington e' cominciata con la consueta cerimonia al cimitero monumentale di Arlington per la deposizione di una corona di fiori presso il monumento al milite ignoto.

Intanto la Santa Sede si è detta preoccupata per "il segnale che si dà al mondo" con la costruzione del muro tra Usa e Messico, voluto dal presidente Usa per frenare le migrazioni. E si augura che gli altri Paesi, anche in Europa, "non seguano il suo esempio". Lo ha detto oggi al Sir il cardinale Peter Turkson, presidente del Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale, a margine di un convegno sulla "Laudato sì e gli investimenti cattolici" in corso alla Pontificia Università Lateranense.

"Il Messico ha approfittato degli Stati Uniti per troppo tempo. Gli enormi deficit commerciali e il poco aiuto sul davvero debole confine devono cambiare, ORA!"ha detto Trump dopo la bufera con il Messico sul muro al confine. A lui ha risposto il ministro degli Esteri messicano, Luis Videgaray, confermando l'intenzione del suo Paese di "mantenere una collaborazione al più alto livello con gli Stati Uniti", ribadendo però che il Messico non intende pagare per il muro anti-immigrati ordinato da Trump, perché si tratta di "una questione di orgoglio e dignità" e dunque "non è negoziabile".

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