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Il caso
44 discariche di rifiuti rappresentano un serio rischio per la salute umana e per l'ambiente
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La Commissione Europea ha deciso di portare l'Italia davanti alla Corte di Giustizia dell'Ue perché non ha messo a norma o chiuso 44 discariche di rifiuti, discariche che "rappresentano un serio rischio per la salute umana e per l'ambiente". Malgrado precedenti avvertimenti della Commissione, l'Italia "non ha adottato misure volte a mettere a norma o chiudere le discariche, come richiesto dalla direttiva in materia". Come gli altri Stati membri, l'Italia era obbligata, entro il 16 luglio 2009, a mettere a norma le discariche autorizzate o già operative prima del 16 luglio 2001, oppure a chiuderle. A causa dei progressi insufficienti, la Commissione aveva già inviato un parere motivato aggiuntivo nel 2015, esortando l'Italia a trattare 50 siti in modo adeguato, siti che costituivano un rischio per la salute della popolazione e per l'ambiente. Malgrado "alcuni progressi", le misure necessarie non sono state adottate entro maggio 2017, sicché la Commissione ha deciso di portare l'Italia in Corte di Giustizia, per velocizzare il processo. Ci sono molti modi per disfarsi dei rifiuti: seppellirli sotto terra, nelle discariche, è il metodo "meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere tenuto al minimo assoluto", nota la Commissione.

Il Caso
A rivelarlo è stato per primo il New York Times che la notte scorsa ha pubblicato gli appunti
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Redazione

 

NEW YORK - In un colloquio a due nello Studio Ovale Donald Trump chiese a James Comey di insabbiare l'inchiesta su Michael Flynn, il consigliere per la Sicurezza Nazionale che aveva appena lasciato la Casa Bianca dopo che era emerso che aveva mentito sulla natura dei colloqui avuti con l'ambasciatore russo a Washington. A rivelarlo è stato per primo il New York Times che la notte scorsa ha pubblicato gli appunti, un memorandum che potrebbe essere esplosivo per il futuro della Casa Bianca, che l'ex direttore dell'Fbi scrisse subito dopo quell'incontro. "Spero che lei possa trovare una strada per lasciar cadere la cosa, lasciar andare Flynn, è una brava persona", disse Trump, parlando con Comey di Flynn e dell'inchiesta, secondo il memo che, stando a quanto rivela il New York Times, non è l'unico che l'allora direttore dell'Fbi ha scritto con l'intento di documentare quello che considerava un improprio tentativo di influenzare l'inchiesta in corso.
 
La Casa Bianca ha immediatamente smentito la notizia e il contenuto del memo, che è stato poi pubblicato da altri media, affermando che non è "un veritiero o accurato resoconto di quella conversazione". Nel comunicato della Casa Bianca Trump "espresse più volte la sua opinione che il generale Flynn sia una brava persona" ma "non ha mai chiesto a Mr Comey né a nessun altro di chiudere nessuna inchiesta, compresa quella che coinvolge il generale Flynn". Il memorandum ha fatto scoppiare un'altra bufera, quando ancora non si era placata quella provocata dalla rivelazione che Trump, durante il colloquio con Sergei Lavrov, ha condiviso informazioni top secret, ottenute da un Paese alleato che si ritiene sia Israele, sullo Stato Islamico. Ma questa nuova rivelazione appare essere "una minaccia all'esistenza della presidenza Trump", come scrive la Cnn che ha anche confermato l'esistenza del memo, spiegando che il memorandum - che l'esperto investigatore ha scritto riportando direttamente le frasi del presidente, come se fosse una testimonianza - potrebbe aprire le porte a un'inchiesta per intralcio alla giustizia, una delle accuse che può portare all'impeachment del presidente.
 
Jason Chaffetz, il repubblicano che guida la commissione controllo della Camera, ha inviato una lettera al direttore ad interim dell'Fbi, Andrew MvCabe, in cui si chiede di consegnare "tutti i memorandum, appunti, sintesi e resoconti" dei colloqui tra Comey e il presidente. Documenti, ha esplicitamente scritto il repubblicano, potrebbero "sollevare domande riguardo al fatto che il presidente abbia influenzato o bloccato" il bureau. Comey ha scritto l'accurato resoconto del colloquio, che avvenne il giorno dopo e dimissioni di Flynn il 13 febbraio, perché era così "sconvolto" per la richiesta fatta da Trump che voleva documentarla in modo da poterne discutere con altri alti funzionari del bureau. Con i colleghi però decise di mantenere segreta la conversazione, anche per non influenzare il lavoro degli agenti che lavoravano sull'inchiesta. Il New York Times sottolinea che la propria fonte non ha consegnato una copia del documento, che è classificato, ma ne abbia letto alcuni stralci al suo reporter. Non è chiaro se Comey abbia avvisato il dipartimento di Giustizia dell'esistenza di questo memo e di altri scritti dopo ogni telefonata o colloquio con Trump.

 
Cronaca
Il ragazzo sarebbe morto per un evento cardiaco indotto da caffeina
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USA - Un teenager americano sano è morto dopo aver bevuto troppo in fretta diverse bibite ricche di caffeina. A stabilire le cause del decesso avvenuto nell'aprile scorso di Davis Allen Cripe, 16 anni, è stato il coroner. E ora la vicenda rimbalza dagli States sui media internazionali.Il giovane della Carolina del Sud era collassato al liceo dopo aver assunto diverse bevande e bibite a base di caffeina in appena 2 ore. Secondo il coroner della Richland County, Gary Watts, il ragazzo sarebbe morto per un evento cardiaco indotto da caffeina, che gli avrebbe causato una probabile aritmia. Il ragazzo pesava 90 kg ma non era considerato obeso e non aveva problemi cardiaci: nel suo caso non si sarebbe trattato di overdose di caffeina ma il problema sarebbe piuttosto legato al quantitativo ingerito in un breve periodo di tempo. Gli investigatori non avrebbero pensato alla caffeina se alcuni testimoni non avessero descritto cosa aveva bevuto il giovane prima di morire.

L'indagine
indagine da parte della Chiesa e di più di qualche perplessità espressa anche recentemente da Papa Francesco
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Redazione

 

Oltre 11 miliardi di euro: è questa la stima più attendibile del giro d'affari che ha ruotato finora attorno al santuario di Medjugorje in Bosnia, alle visioni mariane e ai suoi 'messaggi', oggetto di una indagine da parte della Chiesa e di più di qualche perplessità espressa anche recentemente da Papa Francesco - che sul posto ha inviato un arcivescovo polacco, monsignor Henryk Hoser - ultima in ordine di tempo la dichiarazione a bordo dell'aereo che lo riportava in Vaticano dal santuario di Fatima: "La Madonna non fa la postina!". Eppure, "i pellegrini a Medjugorje sono circa due milioni ogni anno, provenienti da diverse parti d'Europa, molti anche dall'Italia", ricorda Marco Paganelli, autore della pubblicazione italiana più recente sul tema, edita da Echos Group, 'Medjugorje, l'inchiesta: aspettando il giudizio di Papa Francesco', chiedendo che "ora il Pontefice faccia chiarezza, in modo ufficiale e definitivo".
 
Lo studio più analitico sul 'business' mariano nella piccola cittadina bosniaca di appena 5.000 abitanti ma con quasi 20.000 posti letto e 2.000 lavoratori nel settore del turismo, è stato messo a punto dalla locale facoltà di Scienze sociali dell'Università dell'Erzegovina, il cui ricercatore Vencel Culijak parla di "brand mondiale e destinazione top del turismo religioso", prendendo in considerazione i movimenti registrati dal 1981, anno delle prime 'apparizioni', fino al 2013 e analizzati e pubblicati nell'anno successivo. Ai quasi 8,5 miliardi di 'spese turistiche' tra viaggio e alloggio, vanno aggiunti dal 1981 i circa 3 miliardi di euro generati localmente a vantaggio di ristoratori e commercianti, oltre alle offerte per la Chiesa pari in media a 300 milioni di euro senza contare le donazioni, facendo salire appunto a oltre 11 miliardi di euro il conto finale. Tutto ciò non porta molto nelle casse statali della Bosnia, perché il 70% delle entrate sfugge al fisco in quanto prodotto da alberghi, osterie e negozi senza licenze o che lavorano 'in nero', evitando di registrare le entrate. Identico discorso si può fare per la tassa di soggiorno, che anziché gli stimati 600.000 euro rende soltanto 40.000 euro, anche se negli ultimi anni si stanno stringendo i lacci fiscali sulle attività economiche locali.
Clima di guerra
Un nuovo missile balistico è stato lanciato intorno alle 5.27 del mattino
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La Corea del Nord ha lanciato un nuovo missile balistico intorno alle 5.27 del mattino, il settimo dall'inizio dell'anno e a meno di una settimana dall'elezione del presidente sudcoreano Moon Jae-in. Il missile ha viaggiato per 700-800 chilometri, per poi finire nelle acque del mar del Giappone, come ha riferito l'agenzia di stampa Yonhap. Non si tratta tuttavia di "un missile balistico intercontinentale" fa sapere in un comunicato il Comando Usa nel Pacifico e il suo lancio "non ha rappresentato alcun tipo di minaccia per il Nord America". Sempre secondo l'agenzia Yonhap, Moon Jae-in ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale della Corea del Sud dopo il lancio del missile. Le tensioni sulla penisola coreana sono aumentate nelle ultime settimane a causa del programma nucleare di Pyongyang e dei test missilistici, e il lancio del nuovo missile balistico arriva nel giorno in cui la Cina inaugura la 'Belt and Road Iniziative', il summit sulla via della Seta, che vedrà arrivare a Pechino leader e rappresentanti da tutto il mondo.
 
Tra i partecipanti al summit ci sarà anche una delegazione Usa. Proprio ieri Choe Son-hui, direttore del ministero degli Esteri nordcoreano responsabile per agli affari americani aveva detto che Pyongyang sarebbe stata pronta "a dialogare con Washington, sotto le giuste condizioni". Stesso discorso fatto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che qualche settimana fa aveva affermato che sarebbe stato "onorato" di incontrare "a certe condizioni" il leader nordcoreano Kim Jong-un. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha condannato la mossa di Pyongyang, definendola "assolutamente inaccettabile". I ripetuti test missilistici da parte della Nordcorea hanno rappresentato "una grave minaccia per il nostro Paese" e una chiara violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, ha quindi aggiunto. Intanto, un portavoce del governo ha fatto sapere che il razzo è volato per 30 minuti percorrendo circa 800 chilometri prima di atterrare nel mare del Giappone, 400 chilometri a est della Corea del Nord.
 
L'agenzia di stampa Kyodo ha invece reso noto che il vettore ha raggiunto un'altezza massima di 1.000 chilometri e che il governo giapponese sta cercando di capire se per il test Pyongyang abbia utilizzato un nuovo tipo di missile. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump non crede che la Russia sia contenta dopo il recente lancio di un missile da parte della Corea del Nord. Lo riferisce una nota della Casa Bianca. "Con un missile che colpisce un punto così vicino al territorio russo, più vicino, infatti, alla Russia che al Giappone, il presidente non può immaginare che la Russia sia contenta", si legge nella nota. "La Corea del Nord è una minaccia palese da troppo tempo", aggiunge il comunicato, spiegando che gli Stati Uniti mantengono il proprio "impegno ferreo" al fianco dei loro alleati nell'affrontare la minaccia della Corea del Nord. "Che questa ultima provocazione serva come un invito a tutti i Paesi ad applicare sanzioni molto più forti contro la Corea del Nord", conclude la nota.
Presidenziali
Affluenza in netto ribasso al ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi alle 17: ha votato il 65,3% degli aventi diritto
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FRANCIA - Emmanuel Macron è stato eletto presidente della Repubblica francese con il 65,5% dei voti contro il 34,5% dei voti di Marine Le Pen, secondo una proiezione di Sofres per Tf1.

"Il presidente della Repubblica è Emmanuel Macron". All'annuncio dato dalla televisione francese, i circa 5.000 militanti di 'En marche!' riuniti davanti al Louvre di Parigi sono esplosi in un boato di gioia e in in tripudio di tricolori francesi. Macron li raggiungerà dopo le 21 per festeggiare con loro sul grande palco installato al centro dell'esplanade che si sta riempiendo sempre di più.

"Auguri di cuore a Emmanuel Macron. La sua vittoria è una vittoria per un'Europa unita": ha scritto su Twitter il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert.

Affluenza in netto ribasso al ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi alle 17: ha votato il 65,3% degli aventi diritto, contro il 69,4% del primo turno e contro il 70,59% del ballottaggio 2012. 

Elezioni presidenziali
Dalle 8 alle 20 per 47 milioni di elettori, protetti da 50.000 agenti
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FRANCIA - Il giorno della verità per la Francia.  Alle 8 si sono aperte le urne nei 66.546 seggi elettorali ripartiti in tutta la Francia, che accoglieranno i 47 milioni di elettori per il voto del ballottaggio presidenziale fra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, che al primo turno di due settimane fa hanno incassato, rispettivamente, il 24,01% e il 21,3% dei voti.

Un'operazione che si svolge in stato di emergenza, con misure di sicurezza rafforzate e la mobilitazione di 50.000 fra poliziotti e gendarmi, in aggiunta ai militari e ai vigili urbani che presidiano normalmente i seggi, nel timore di attacchi terroristici. Il tasso di astensione può fare una differenza cruciale sul risultato finale: al primo turno è stato del 22,2%. Tradizionalmente dal 1974 in poi la partecipazione in Francia cresce al secondo turno, ma in questo caso è un'incognita. I seggi si chiuderanno alle 19 e alle 20 nelle grandi città. Solo dopo le 20 si conosceranno le prime proiezioni.

Hanno invece votato già ieri i francesi residenti all'estero o nei territori francesi d'oltremare. Il finale di campagna elettorale è stato avvelenato dopo l'annuncio, nella notte fra venerdì e sabato, da parte della campagna elettorale di Emmanuel Macron ha denunciato un attacco di hacker "massiccio e coordinato". "Non si tratta in effetti di una semplice operazione di pirateria informatica - prosegue il comunicato di En Marche - ma di un tentativo di destabilizzare le elezioni presidenziali francesi". Caselle di posta elettronica di vari responsabili del candidato all'Eliseo sono state piratate a partire da alcune settimane fa e "mail, documenti contabili, contratti etc.." sono stati pubblicati in rete in serata. I testi 'rubati' sono stati fatti circolare "insieme a falsi documenti per seminare il dubbio e la disinformazione". Secondo la Bbc, sono stati pubblicati 9 gigabytes di dati da un utente anonimo. E, nei sondaggi, il candidato di 'En Marche!', Emmanuel Macron, aumenta il suo distacco dalla Le Pen. Sul caso del 'Macronleaks' è stata aperta un'inchiesta.

Il presidente francese Francois Hollande ha detto che l'attacco hacker contro le mail dello staff del candidato alle presidenziali Emmanuel Macron non rimarrà "senza risposta". In una dichiarazione all'Afp, Hollande ha sottolineato che "si sapeva che ci sarebbero stati questi rischi durante la campagna presidenziale poiché era già avvenuto altrove. Niente rimarrà senza risposta".

La candidata della destra è stata nuovamente contestata ieri con lancio di uova, tanto da vedersi costretta a una 'fuga all'inglese' dalla cattedrale di Reims. 

"Io sono sicuro che domani avremo un risultato pro Europa in quel Paese vicino e amico che è la Francia", ha detto Paolo Gentiloni.

La candidata del Front National è giunta a sorpresa nella cittadina dell'est della Francia insieme al suo alleato di Debout la France, Nicolas Dupont-Aignan. Come giovedì in Bretagna, Marine Le Pen è stata accolta con fischi, slogan anti-Fn e il lancio di qualche uova. Protetta dal servizio d'ordine, la leader dell'estrema destra è entrata all'interno della cattedrale di Reims. A attendere la Le Pen fuori c'è una folla di 200-300 giovani, tra cui un gruppo di militanti di gauche della 'France Insoumise'. La candidata del Front National e il suo alleato di Debout la France hanno deciso di uscire da una porta secondaria per non affrontare la folla di giovani anti-Fn che si era assiepata fuori dallo storico edificio religioso. "I sostenitori del signor Macron agiscono con violenza ovunque - ha attaccato - anche alla cattedrale di Reims, un luogo simbolico e sacro. Nessuna dignità", lscrive in un tweet Marine Le Pen dopo la sua visita contestata a Reims con tanto di lanci di uova.

Utilizzo delle armi
La legge entrerà in vigore il primo luglio
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di Marco Staffiero

 
Nathan Deal (USA) - L'America non è la città di Topolino. E' probabilmente il Paese più controverso del pianeta. E spesso la maggior parte delle cattive abitudini le abbiamo importare proprio noi italiani. L'universo della vita frenetica, robotizzata dagli eccessi in tutto. Anche quello di acquistare una pistola come un pacchetto di caramelle. La notizia è fresca: d'ora in poi nelle università pubbliche della Georgia si potrà girare armati. Il governatore dello Stato, Nathan Deal, ha infatti firmato il provvedimento che autorizza l'ingresso nei campus con pistole e altre armi da fuoco purché siano tenute nascoste. A nulla sono valse le proteste contro la legge da parte degli stessi atenei.
 
La legge entrerà in vigore il primo luglio. Con la promulgazione di questa legge, la Georgia si unisce ad altri nove Stati in cui è permesso portare armi nei campus. Proprio ad Atlanta, capitale della Georgia, lo scorso 28 aprile il presidente Usa, Donald Trump, diventò il primo presidente dopo Ronald Reagan nel 1983 a tenere un discorso alla National rifle association (Nra), il principale gruppo di pressione a favore delle armi negli Usa. Una notizia triste, che legalizza tranquillamente l'utilizzo delle armi. L'università che dovrebbe essere un luogo di studio, di confronto e di socializzazione. Del resto non è una novità l'tilizzo e la vendita di armi nel paese violento. Secondo i dati raccolti dal quotidiano New York Times, sono gli abitanti delle grandi città ad avere la propensione più spiccata a diventare criminali violenti, con due volte mezzo di probabilità in più di delinquere rispetto agli abitanti dei centri più piccoli.
 
Secondo l’Fbi, nelle aree metropolitane i casi sono stati 514 ogni 100 mila abitanti contro i 199 delle zone rurali. E’ il Sud degli Stati Uniti ad avere il triste primato di regione più violenta, con 547,5 casi ogni 100 mila persone, contro i 473,5 dell’Ovest, i 419,1 del Midwest e i 391,9 del Nordest. Nella divisione per Stati, il Distretto di Columbia, cioè la capitale, è l’area dove questo tipo di reati sono stati commessi con più frequenza, con 1.508,4 casi su 100 mila abitanti, seguito da Carolina del Sud con 765,5 casi, Nevada 741, Florida 712 e Lousisiana con 698 casi. Al fondo della graduatoria troviamo invece Utah, Hawaii e Nebraska con poco più di 200 casi ciascuna, mentre Dakota del Nord e del Sud chiudono la classifica rispettivamente con 128 e 170 casi ogni 100 mila abitanti. In un quadro dalle tinte fosche infine spicca l’esempio positivo di Adamstown, cittadina della Pennsylvania di 1.300 abitanti, dove lo scorso anno non è stato denunciato nessun crimine violento. Un 'allarmante' aumento degli omicidi in molte città americane preoccupa le autorità del Paese. Almeno 35 città registrano un aumento degli omicidi o dei crimini violenti e tra le dieci città principali c'è anche New York.
Venti di guerra
La penisola coreana sull'orlo della guerra nucleare dopo che bombardieri strategici B-1B hanno condotto voli di addestramento nella zona
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Redazione

Pyongyang ha accusato gli Stati Uniti di spingere la penisola coreana sull'orlo della guerra nucleare dopo che bombardieri strategici B-1B hanno condotto voli di addestramento nella zona assieme alle forze aeree giapponesi e sudcoreane. Il sorvolo da parte dei bombardieri strategici americani è arrivato dopo l'apertura di Donald Trump, che si è detto disponibile a un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un nelle circostanze opportune. Il portavoce del ministero della Difesa di Seul ha intanto spiegato che le esercitazioni congiunte sono state condotte a scopo di deterrenza nei confronti delle provocazioni di cui si è resa protagonista la Corea del nord e per mettere alla prova la prontezza di risposta ad un eventuale nuovo test nucleare. Anche il sistema antimissile americano Thaad dispiegato in Corea del Sud per rispondere alle minacce nordcoreane è "operativo". Lo ha reso noto il portavoce delle forze americane in Corea, colonnello Rob Manning, secondo cui il sistema "ha la capacità di intercettare i missili nordcoreani e di difendere la Repubblica di Corea". L'installazione del Thaad, Terminal High Altitude Area Defence, era iniziata la settimana scorsa ed il sistema è stato dispiegato in un ex campo di golf a Seongju, nella provincia di Gyeongsang, tra le proteste di molti sudcoreani, che temono possa diventare obiettivo di un attacco.

Proteste
Gli scontri ci sono stati sia in testa al corteo tra Place de la République e la Bastiglia sia nei pressi di place de la Nation
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PARIGI - Scontri a Parigi tra polizia e black bloc incappucciati, alla manifestazione sindacale per il primo maggio, con lancio di bottiglie incendiarie a cui la polizia ha risposto con i lacrimogeni. Gli scontri ci sono stati sia in testa al corteo tra Place de la République e la Bastiglia sia nei pressi di place de la Nation, a conclusione del corteo. Quasi 150 black bloc incappucciati - secondo Bfm-Tv - hanno attaccato di nuovo la polizia con bottiglie incendiarie e lanciando sampietrini. I poliziotti feriti sono almeno tre, secondo la prefettura, uno dei quali grave, con ustioni di terzo grado al viso e ad una mano. Ci sono stati almeno quattro fermi tra i facinorosi.

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