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Il Commento
Tutti giù a battere le mani, a zompare, accompagnati da una musica ritmata, muovendo le anche come al carnevale di Rio. Mancava solo il trenino di mezzanotte di Capodanno
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di Roberto Ragone

 

Celebrare i 500 anni di Riforma Protestante è doveroso da parte di chi questa Riforma ha adottato come precetto di fede, approdando alla Chiesa Evangelica. Se poi la scelta d’elezione comprende anche il pentecostalismo, ecco che domenica 4 giugno, scoprire che la Rai, sul secondo canale, in contemporanea con la Messa cattolica sul primo, trasmette un culto pentecostale, non può che far piacere, e far decidere di seguire tutta la manifestazione, più unica che rara. Infatti, tranne qualche triste ‘culto evangelico’ trasmesso in prossimità delle feste di Natale dalla Svizzera o da una qualunque chiesa Valdese – che non è proprio rappresentativa dei pentecostali – non abbiamo mai avuto il privilegio di assistere ad un culto pentecostale in tv.

 

A differenza di ciò che accade per i riti della chiesa cattolica, trasmessi ogni domenica e feste comandate, e da collegamenti in diretta con tutto il mondo in occasione dei viaggi del Papa e dei suoi discorsi. La manifestazione, come nei titoli di coda, è stata organizzata dalla testata televisiva ‘Protestantesimo’, che trasmette i suoi brevi programmi registrati una o due volte alla settimana, il più delle volte attorno alle due di notte. Anche in questa testata non abbiamo visto una particolare predilezione per i pentecostali. Ma domenica mattina pareva proprio che l’incantesimo si dovesse rompere, e si potesse assistere ad un vero culto evangelico pentecostale, con l’intervento di fratelli e sorelle da tutto il mondo. In breve, per chi non ne fosse informato, la chiesa pentecostale è una delle denominazioni delle varie appartenenze evangeliche scaturite dalla riforma luterana, che nel suo ambito privilegia l’opera dello Spirito Santo sceso sui ‘centoventi nella stanza di sopra’ nel giorno di Pentecoste, come descritto in Atti degli Apostoli al cap. 2.

 

Tra parentesi, non è che stessero lì per ‘stare fra loro’, come dichiarato da una relatrice, ma si nascondevano per paura dei nemici di Gesù. Durante i culti infatti, si rinnova la discesa dello Spirito Santo con l’effusione di ‘lingue’, o ‘glossolalìa’. Posto che la vita cristiana si esprime in un percorso di crescita in Cristo, l’effusione dello Spirito Santo attiene proprio ad Atti cap. 2, che è il momento in cui nasce la vera Chiesa di Cristo, come correttamente ha rilevato una delle relatrici. Senza la pienezza dello Spirito Santo, infatti, non è possibile mettere in pratica efficacemente ciò che Gesù comandò agli apostoli prima di salire al Padre, cioè andare ed evangelizzare con coraggio e determinazione, come fece Pietro una volta rimesso in libertà.

 

Purtroppo la delusione era dietro l’angolo. Infatti, la glossolalìa, carisma di manifestazione di lingue non comprensibili, ma interpretate da chi ha ricevuto un altro carisma, quello dell’interpretazione da alto, è diventata una specie di lezione di lingue straniere, per cui chi ne fosse colpito potrebbe meglio comunicare con gli stranieri, - leggi ‘migranti’ - costruendo quei ponti così cari a Bergoglio, e distruggendo quei ponti così invece cari a Trump. “Non muri ma ponti” è stata la conclusione politicizzante e papista della relatrice. La glossolalìa durante i culti è menzionata dall’apostolo Paolo (S. Paolo), che dichiara che in chiesa lui parla in lingue più di tutti gli altri, ma affinchè la chiesa ne riceva edificazione, è necessaria la presenza di chi interpreta – 1^Corinzi 14:13-18.  Quindi effusione di Spirito Santo, non scuola di lingue.

 

Altra delusione, la citazione della Lettera ai Galati, cap. 5, in cui si evidenzia il fatto che lo Spirito e la carne hanno desideri contrari; citazione in cui la ‘carne’ è diventata ‘egoismo’, in ossequio agli ultimi discorsi di Bergoglio, che condanna l’egoismo dei potenti che si arricchiscono a spese dei più poveri. Niente di male, solo che questa interpretazione è decisamente falsa rispetto allo spirito della citazione. Infatti, i frutti dello Spirito sono citati, (amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, mansuetudine, autocontrollo,  Galati 5, versetti 22-23), come sono citate le opere della carne – non dell’egoismo: ‘ fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte,  invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose’ Galati, cap. 5, versetti 19-21. L’egoismo tanto caro al papa non è per nulla citato, e sostituire il termine ‘carne’ con ‘egoismo’ falsa tutto il significato della citazione. Infatti, quali sarebbero le ‘opere dell’egoismo’, e quale sarebbe il motivo per sostituire ‘carne’ con ‘egoismo’? Lo scopo è palese: dimostrare che le differenze fra la chiesa cattolica e quella pentecostale non esistono, o esistono in maniera molto limitata: non diciamo forse le stesse cose? Continuando in questa carrellata, che ha potuto cogliere solo alcuni particolari più evidenti della trasmissione, troviamo un sacchetto di carta che gira fra gli spettatori, da cui ognuno trae una specie di biscotto, e tutti la consumano mentre una voce dal pulpito parla di ‘comunione’: ora, un credente evangelico sa benissimo che noi non celebriamo la ‘comunione’ con l’ostia o simili, ma celebriamo la Santa Cena, in memoria dell’ultima cena di Gesù, durante la quale consumiamo un piccolo pezzo di pane e beviamo un sorso di vino, tutti insieme, all’unisono, durante la lettura del passo di 1^ Corinzi cap. 11, dal versetto 23 al 29. E soltanto chi è battezzato in acqua, avendo già fatto il patto con il Signore, può prendere la Santa Cena, altrimenti – dice Paolo – magia e beve un giudizio contro sé stesso.

 

Abbiamo visto gente mordere il biscotto come una merendina, convinti che quella fosse la vera Santa Cena del Signore, dopo tutto molto simile alla Comunione cattolica, e offrirlo anche ai bambini che naturalmente sono troppo piccoli per aver già fatto un patto responsabile. Altro falso: sostituire l’ostia con un biscotto: dov’è la differenza? Forse solo nella composizione intrinseca? Ma… e il vino? Quello mancava proprio. E mancava anche il rispetto per quello che in definitiva avrebbe dovuto rappresentare e ricordare il Corpo di Gesù.  Ultima chicca di questo culto fallimentare, le preghiere in varie lingue, caratteristica da sempre dei papi durante le feste di Natale, purtroppo, intervallate da una preghiera collettiva che pregava il Signore di ascoltare le loro suppliche, trasformando il tutto in un salmo responsoriale. Bene, se questo è il contributo dato da ‘Protestantesimo’ al culto pentecostale preferiamo quello più modesto che si tiene nelle nostre piccole chiese, dove lo Spirito Santo si manifesta realmente, e dove l’ombra lunga di papa Bergoglio non s’allunga minacciosa, tesa ad annullare le differenze fra gli evangelici e i cattolici, distruggendo così anche la stessa chiesa evangelica.

 

Pare infatti che all’inizio del suo pontificato, necessario dopo Ratzinger ‘dimesso’ Francesco abbia dichiarato che la sua intenzione era proprio quella di ‘distruggere’ la chiesa evangelica. Saremo noi i nuovi Catari? Intanto da noi si moltiplicano le conversioni a Cristo e i battesimi nello Spirito Santo, mentre pare – e la presenza di Bergoglio dovrebbe esserne testimone – che in casa Vaticano manchino le vocazioni, e molte siano le questioni spinose, a partire dai preti gay, ai preti pedofili, e allo IOR e chissà quante altre difficoltà che sono ben nascoste, com’è costume vaticano. Da queste manovre non si faranno certo ingannare i veri credenti, segnatamente quelli che hanno conosciuto l’adempimento della ‘promessa del Padre’, come Gesù chiama la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, e che ne conservano nel cuore la pienezza. Bergoglio potrà anche andare a pregare in moschea, riconciliarsi doverosamente con gli Ebrei e con gli ortodossi, ricevere il Dalai Lama, chiamare ‘fratelli’ i musulmani, fare politica internazionale, ricevere capi di Stato, fungere da sindacalista, sponsorizzare gli sbarchi, ma la chiesa pentecostale non può essere confusa da queste manovre di potere, in cui purtroppo è coinvolta anche la testata che ha sponsorizzato la trasmissione.

 

Ultima interpretazione: da Filippessi, cap. 4, versetto 4: “Rallegratevi sempre nel Signore” dice l’apostolo Paolo ai Filippesi “Ripeto: rallegratevi.” Il tutto recitato da un giovane maschio, non identificato. E tutti giù a battere le mani, a zompare, accompagnati da una musica ritmata, muovendo le anche come al carnevale di Rio. Mancava solo il trenino di mezzanotte di Capodanno.

 

Il commento
Gli untori si sospettava fossero alcuni individui che, ‘ungendo’ le porte delle case con i batteri della peste, ne aiutassero e moltiplicassero la diffusione
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di Roberto Ragone

 

“Dagli all’untore” è il grido di manzoniana memoria che scandisce gli accadimenti descritti durante il periodo della peste nel romanzo dei ‘Promessi sposi’. Gli untori si sospettava fossero alcuni individui che, ‘ungendo’ le porte delle case con i batteri della peste, ne aiutassero e moltiplicassero la diffusione: perché a qualcuno doveva esser data la colpa di ciò che accadeva, e questo è nella natura dell’uomo. In realtà di questi personaggi non è mai stata provata l’esistenza, almeno nel romanzo. 

A quei tempi non esistevano, come oggi, cure efficaci per quel morbo, né vaccini. Né, se vi fossero stati dei medici omeopati, avrebbero potuto arginarne l’aggressione micidiale. Oggi, invece, l’untore di turno è quel medico omeopata che ha, secondo, ciò che si racconta, impedito il ricovero in ospedale del suo piccolo paziente di sei anni, provocandone la morte per una encefalite, provocata, secondo alcuni, da una otite purulenta mal curata.

La guerra all’omeopatia è di antica data, da parte della medicina allopatica e dei suoi rappresentanti, nonché da parte dei produttori di farmaci, per i quali un ‘pentito’ ha dichiarato che noi siamo non pazienti, ma clienti. La lobby dei farmaci poi, almeno in Italia, crea dei grossi sospetti nel grande pubblico, a causa della grande quantità di denaro che vi gira attorno.

Prova ne sia l’ultima diatriba a proposito dei vaccini, resi poi ‘obbligatori’ o ‘consigliati’ da una legge dello Stato. Pene severe per chi non si dovesse attenere alle prescrizioni di Lorenzin, radiazione dall’albo per i medici che dovessero remare contro, ‘alles raus!’ Salvo poi a scoprire che, sì, i vaccini sono efficaci, ma secondo alcuni sono prodotti in maniera che conservano al loro interno sostanze che con il principio attivo nulla hanno a che fare, e che causano danni a volte irreversibili nei bambini, alcuni costretti su sedia a rotelle, altri presi da autismo, e così via, secondo alcuni giornali. Anche queste ultime drastiche iniziative, prese dal ministro della Salute, hanno creato delle diffidenze.

È fuor di dubbio che il mercato dei medicinali, insieme a quello dei cosmetici, producano gli utili  più alti in assoluto. Il peso dell'influenza di alcune società produttrici, legate a grandi holding internazionali, nei confronti di commissioni chiamate a valutare l'immissione in commercio di determinati prodotti, è senz'altro determinante ai fini del profitto, sia nell'immaginario collettivo, sia alcune volte nella realtà.  Nel tempo alcuni medici sono stati 'beccati' per comparaggio, cioè per un interesse privato nella prescrizione di un farmaco piuttosto che un altro. E’ altresì venuto alla luce che alcuni medici sono stati, o ancora sono, remunerati con ‘congressi’ da parte delle case farmaceutiche, da tenere in località di vacanza  che mai potrebbero permettersi, e che i biglietti sono sempre per due persone: chi non vuole portare con sé la moglie, può portare l’amante di turno. Insomma, intorno a farmaci e prescrizioni ruotano miliardi di euro, e l’allarme delle case produttrici dei vaccini è stato dato ad alta voce, quando si sono fatti i conti, e hanno scoperto che le vendite erano in calo. Bisognava correre ai ripari ed è stato fatto: altrimenti a che serve un ministro della Salute? Ricapitolando, la molla che muove certe cose è sempre quella del profitto, e ben si può comprendere come sia stato enfatizzato il triste caso del bimbo morto di encefalite, perché, a quanto sembra, curato solo con prodotti omeopatici.  La Magistratura dirà l’ultima parola, e per ora aspettiamo i riscontri degli esperti. Purtroppo  sono giorni che questa notizia rimbalza da un giornale ad un altro, da un canale tv ad un altro, e viene sempre più enfatizzata nei tv talk, con pareri improvvisati di persone che nulla hanno a che fare né con la medicina, né con l’omeopatia, ma con il gossip. Anche la figura del medico in questione, pur non essendo ancora chiara la sua figura, viene descritta come quella di un fanatico millenarista che si era cancellato dall’Ordine dei medici perché pensava che il mondo finisse nel 2008. Ipotesi, prescindendo da quale sia la realtà, pasticciata e pasticciona: che differenza può fare se il mondo che io sono convinto che finisca mi possa trovare o no iscritto ad un qualsivoglia Ordine professionale? Sia detto senza simpatia alcuna per i millenaristi, che non conosco, e che non mi interessa di conoscere.

La verità è come sempre nelle pieghe di ciò che non si dice. Pur essendo stato più volte dichiarato apertamente che non si voleva criminalizzare l’omeopatia, in realtà questo vien fatto ad ogni piè sospinto. Se ne contesta l’efficacia, mai dimostrata scientificamente, si dichiara che è soltanto un effetto placebo, praticamente una suggestione, si dice che i prodotti di cui alle prescrizioni sono soltanto acqua fresca, e così via. È chiaro che si tratta di una guerra di religione, oltre che di denaro. Un mio medico curante di tanti anni fa, a proposito di alcuni farmaci, parlava di “Uccidere la mosche con il martello”, volendo significare che i principi attivi presenti in alcuni farmaci  largamente prescritti dai suoi colleghi, erano in definitiva troppo forti rispetto alla patologia che si voleva curare: ci sono infatti molti medici che non consentono alla loro coscienza di indulgere in prescrizioni inutili o esagerate. Ricordiamoci che tutti i vantaggi di un farmaco, specialmente quelli moderni, sono sempre il risultato di un calcolo ‘costo-beneficio’: cioè, tenendo presenti gli effetti collaterali, bisogna vedere se si può avere un beneficio tale assumendoli, che compensi gli effetti collaterali spesso pericolosi. Ognuno di noi avrà, almeno una volta, letto il ‘bugiardino’ delle medicine che prende: se l’avrà preso alla lettera, avrà buttato via il farmaco e si sarà tenuta la patologia, certamente non grave.

Il bugiardino – si chiama così proprio perché non dice tutta la verità – creato a tutela di chi ha prodotto il farmaco, contempla tutte le possibilità di nocumento da parte del prodotto, di modo che, ad un eventuale danno che può arrivare, in alcuni casi, fino alla morte del paziente, le case farmaceutiche siano tutelate in sede di giudizio. Esagerato? Forse, ma la cosa reale è che anche le prescrizioni mediche vanno filtrate dal nostro buonsenso. Una mia zia, tanti anni fa – questa è storia reale – un giorno andò da un neurologo. Probabilmente sbagliò medico, perché avrebbe dovuto, per i suoi disturbi di ansia, consultare uno psicoterapeuta, o il suo, più banale, medico di base. Ma lei volle essere pedissequa, e trattandosi di disturbi nervosi, andò da chi, secondo la semantica, questi disturbi poteva conoscere e curare. Il medico la visitò e le prescrisse alcuni farmaci. La poveretta , che viveva sola non essendosi mai sposata, e avendo perso i genitori per raggiunti limiti di età, seguì pedissequamente anche la cura, come suo costume. Al punto tale che perse l’uso della favella. Trascorse gli ultimi anni della sua vita solitaria in assoluto silenzio, come potete immaginare. Ma questa vicenda non andò in televisione. Un po’ perché Maurizio Costanzo doveva ancora inventare i talk-show, e un po’ perché nessuno raccolse questa notizia, scomoda per l’establishment, e non lesiva della reputazione degli omeopati – probabilmente. Dell’omeopatia posso dire, per averla provata su di me, che non è assolutamente un placebo. Io ne ho avuto dei vantaggi. E non è, come credono alcuni poco informati, un 'curarsi con le erbe’.

L’omeopatia è una scienza alternativa, non legata ad alcuna lobby, che sfrutta un principio negato dalla classe medica scientifica, cioè la ‘memoria dell’acqua’, la capacità dell’acqua di trattenere le caratteristiche e gli effetti di un principio attivo pur in presenza di quantità micronizzate, e dinamizzate con lo scuotimento. Un principio negato perché non dimostrato secondo certi protocolli che fanno testo. In Italia l’omeopatia può essere esercitata soltanto da medici laureati e abilitati, insomma da medici allopatici ufficiali che decidano di esercitare questa disciplina. Il mio docente al corso di naturopatia di Urbino – dove ho dovuto interrompere gli studi anzitempo – a proposito della lentezza dell’effetto dei prodotti omeopatici, rispondeva dicendo che il principio agisce immediatamente, appena assunto, e l’effetto si manifesta successivamente. Infatti, c’è una grossa differenza, in generale, fra le due discipline, omeopatica e allopatica: mentre la seconda in genere cura il sintomo, la prima cura il paziente, secondo il principio che siamo tutti fatti allo stesso modo, ma ognuno di noi è un’entità unica. Naturalmente, e questo va sempre tenuto presente con molta chiarezza, il progresso della medicina oggi consente di curare patologie una volta incurabili, e in alcuni casi di guarirle. La ricerca scientifica va avanti e raggiunge sempre nuovi traguardi, a vantaggio anche della vita media dell’uomo.

L’omeopatia ha un campo d’azione ristretto, a questo riguardo, cioè ci sono gravi patologie per le quali l'omeopatia non è il rimedio giusto. Tuttavia non è onesto criminalizzarla e combatterla con mezzi anche poco corretti. Se dovessimo fare delle intere puntate di talk in tv per tutte le volte che muore un paziente per una cura allopatica, ci vorrebbe un canale dedicato. In sostanza, se sempre più persone si rivolgono ad una cura alternativa, per patologie non gravi, e ne traggono benefici, vuol dire, prima di tutto che c'è la ricerca di un'alternativa alla medicina dello Stato e ai suoi danni collaterali, oltre ad una fondamentale diffidenza nella medicina allopatica e nei suoi troppo diffusi interessi, come nel caso dei vaccini. Una diffidenza transitiva, che parte dal rapporto che ognuno di noi ha con lo Stato, con il governo, con i suoi ministri, troppe volte giudicati incapaci e legati ad interessi che non sono quelli del cittadino. Se poi il ministro della Salute non è laureata in medicina, ma si è fermata alla maturità classica; se il ministro della Pubblica Istruzione ha redatto, secondo il fatto Quotidiano, un curriculum non esatto a proposito dei suoi titoli di studio, e non ha neanche i titoli per partecipare ad un concorso pubblico per manager; se il ministro Madia, sempre secondo ciò che ha scritto il Fatto, ha copiato in parte la tesi di laurea, eccetera eccetera; e se poi tutto questo va sui giornali e nessuno si dimette, come succederebbe in altri Paesi: allora forse facciamo bene ad avere una santa diffidenza e un santo sospetto nei loro confronti, nei confronti della Casta. E allora non prendiamocela con l’omeopatia.

 

Il commento
Questo è un governo che a suo paragone il Paese delle Meraviglie di Alice è un noioso collegio di Benedettine
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di Roberto Ragone

 

Era prevedibile, previsto e già visto, sotto i nostri occhi, e puntualmente s’è avverato. Questo è un governo che a suo paragone il Paese delle Meraviglie di Alice è un noioso collegio di Benedettine. Riassumendo: dopo la proclamata e conclamata assunzione di direttori di museo non italiani, a cui affidare alcuni dei più prestigiosi musei della nazione, ad un ricorso che chiunque era legittimato a mettere in atto – chiunque si fosse visto scavalcato da chi diritto non aveva a farlo, ma lo aveva fatto con la connivenza delle istituzioni – cinque nominati direttori di museo stranieri erano stati formalmente dichiarati illegittimi. Alti lai si levavano allora dai banchi di Montecitorio in cui prosperano senza buon diritto i vari ministri e ministre, e la voce che più s’udiva era quella del buon Franceschini, colpito negli affetti più cari, a cui avevano tarpato le ali.

Ma come! Io mi ammazzo per fare approvare una legge sui musei, metto a disposizione di quegli ignoranti degli Italiani, che al museo non ci vanno mai, le migliori intellighenzie mondiali, che, con accenti stranieri – l’Italiano è rimasto sempre un po’ esterofilo – raccontano in interviste televisive trasmesse negli orari di maggior ascolto come e qualmente procederanno affinchè la cultura possa venire incontro all’inclita, posto che esso non vada incontro a lei – un po’ come Maometto e la montagna - , esplico un programma già maturo e collaudato da decennali esperienze all’estero, e poi mi licenziano gli assunti! Per un piccolo particolare, un cavillo, come evidenziato prontamente dall’ex premier – ma sarà veramente ‘ex’? – Matteo Renzi, secondo il quale i non italiani non possono ricoprire la carica appena attribuita? Lo ha detto Matteo Renzi, e Matteo Renzi è uomo d’onore: siamo il paese fondato sui cavilli. Solo che quel ‘cavillo’ è stato voluto dall’estensore della legge, lo stesso Franceschini, e anche Franceschini è uomo d’onore. Solo che, nella foga dell’entusiasmo, non ne ha tenuto conto, violando la legge da lui appena istituita. Subito pronta la risposta renziana – ne ha tutte le caratteristiche, anche se il nostro ormai non comanda più una cippa, o almeno non dovrebbe – secondo la quale non bisognava cambiare la legge, ma il TAR. Non potendosi far ciò, almeno in tempi brevi, voilà! Ecco a voi, signore e signori, con un abile movimento del polso, la carta vince e la carta perde. Dov’è il re di cuori? Non è mai dove lo si vorrebbe, ma in questo caso, vince ancora il banco. Fatta la legge, trovato l’inciucio, o meglio l’emendamento che salva la faccia a Franceschini – e Franceschini è uomo d’onore – e l’impiego ai cinque derelitti. Approvata a spron battuto la norma che salva i direttori stranieri, con una manovra spericolata, approvata in Commissione Bilancio della Camera. Detta norma-razzo prevede che “Nella procedura di selezione pubblica internazionale” non si applichino i limiti previsti per il lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, che impediscono ai cittadini dell’Unione Europea di accedere a posti che implichino “Esercizio diretto o indiretto dei poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale.”

Non soddisfatto dell’ultima diatriba sul significato di ‘ovvero’, il legislatore, evidentemente uno che si esprime in burocratese, ha voluto inserire anche qui un ‘ovvero’, il cui significato e la cui pertinenza non è chiara, non essendo preceduto da virgole, Staremo a vedere. Gabbati tutti coloro che, nel loro buon diritto, si sono visti prima dare ragione legittimamente, e poi trombati da un abile colpo di mano. Ogni commento è superfluo. Anni fa, a Torino fu riscontrato nell’acqua potabile un livello inquinante superiore a quello giudicato non nocivo ai cittadini. Si sarebbe dovuto chiudere l’acquedotto, e lasciare tutti a secco, questo per una evidente responsabilità di chi gestiva l’acqua potabile. Fu adottata una soluzione simile a questa, fu aumentato il quoziente di inquinante ammesso nell’acqua, ed essa divenne potabile ‘per legge’, con buona pace di chi quell’acqua doveva assumere. Siamo un paese fondato sui cavilli? No, siamo un paese che meriterebbe amministrazioni più serie.

 

 

Il commento
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di Roberto Ragone

Siamo in un paese molto strano. A qualcuno questa  diffusa mancanza di logica potrebbe piacere: in fondo siamo tutti, o quasi, un po’ anticonformisti, visto che la conformità è monotona e noiosa. Ma ciò che accade da noi sfiora l’assurdo. Franceschini, messo KO da una sentenza del TAR, se la prende con il Tribunale, invece di fare ammenda del suo errore. E parla di ‘figuraccia internazionale dell’Italia’, mentre la figuraccia l’ha fatta solo lui. Cioè uno degli appartenenti alla Casta, di cui qualcuno s’ostina ancora a negare l’esistenza, un po’ come in Sicilia, dove ancora oggi si nega la presenza della mafia – sia detto senza riferimento alcuno.

Insomma, questo è un paese in cui si condanna il carabiniere che spara al ladro, e non il ladro. Oppure il giornalista che scopre il marcio della politica, e non chi in questo marciume sguazza, gozzoviglia e accumula denaro illecito in nero. Di cui una parte va al partito, come Craxi rivelò in parlamento, scoprendo un’acqua calda che non era mai stata svelata ufficialmente. Un’altra parte, invece, va nelle isole Cayman, o in qualche altro paradiso fiscale ben noto e mai toccato, per ovvi motivi.

Così anche don Matteo si scaglia contro il Tribunale Amministrativo del Lazio, dichiarando che non bisogna mandare a casa i cinque direttori di altrettanti  musei, scelti, secondo lui, con tutti i criteri possibili di efficienza e di capacità, ma assolutamente si deve cambiare il TAR, reo di avere applicato una legge che, comunque, ha visto la luce in un’aula di Montecitorio, e della quale i politici sono, non solo responsabili, ma in ipotesi esperti – o almeno dovrebbero. Solo che questo, come detto, è un paese strano, in cui chi fa le leggi poi si sente autorizzato a violarle, o a interpretarle pro domo sua.

Evidente l’indignazione di Franceschini in TV: ma nella sua espressione si legge anche il disappunto per avere toppato ed essere stato scoperto. Da questo l’attribuzione della sua vergogna a tutta l’Italia. In verità l’Italia non c’entra. I cinque licenziati, o licenziandi, sono stati scelti non dopo un referendum popolare, ma direttamente da un collegio di saggi nominato, indovinate un po’ da chi? Comunque, la legge è legge, e davanti alla legge siamo tutti uguali, o dobbiamo far finta di esserlo. Anche se poi non è così, ma c’è sempre qualcuno che si ritiene più ‘uguale’ degli altri.

Nell’uomo della strada rimane il sospetto che l’operazione internazionale sia stata orchestrata da un’Europa che molti non accettano, in barba alle capacità dei nostri cervelli che poi vanno a trovare ampio spazio e soddisfazione in altre nazioni. E dei quali noi Italiani ci dobbiamo privare. Giovani che hanno studiato in Italia, e sono costati fior di quattrini alle nostre amministrazioni, e che all’estero sono accolti senza colpo ferire, secondo le loro capacità e non secondo le raccomandazioni che purtroppo da noi sono una piaga come quella della burocrazia.

Burocrazia e raccomandazioni sono due delle origini della corruzione diffusa e accettata: chi di noi, avendo un figlio o un nipote da sistemare, non è andato dal monsignore o dal politico di turno, magari sotto elezioni? Ma una cosa è da rimarcare, in tutta questa faccenda, e bisogna riconoscerglielo: la grande creatività di Matteo Renzi, il quale, pur avendo rinunciato alla carica di premier, in effetti la ricopre ancora, comportandosi come se ne fosse investito ufficialmente. Se non si può superare l’ostacolo di una legislazione legittima, bisogna cambiare il Tribunale. Come nel gioco delle tre carte, e come è facile pensare che abbia agito durante i suoi tre anni di premierato. La carta vince, la carta perde: dov’è il re o la regina? Puntate signori, puntate. Tanto a giochi fatti una raccomandazione non si nega a nessuno.

Il commento
Così il Procuratore Capo di Catanzaro durante la trasmissione Agorà
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di Roberto Ragone 
 
 
La frase del Procuratore Capo di Catanzaro, dottor Nicola Gratteri, intervistato martedì mattina 16 maggio da Gerardo Greco, durante la trasmissione Agorà, in onda su Rai 3, a proposito del caso di malaffare del centro per migranti di Isola Capo Rizzuto, è definitiva, e rivelatrice di una situazione che tutti ipotizzano, nel pubblico dell’uomo della strada, ma che raramente era stata espressa con tale chiarezza e concisione. La frase completa è: “Le mafie votano e fanno votare, partecipano attivamente alla vita politica e non stanno mai all’opposizione.” Gratteri è un magistrato che più volte ha dimostrato la sua obiettività; forse un personaggio ‘scomodo’ per alcuni. Il suo ‘mettere in chiaro’ ciò che altri mandano per segnali, in maniera criptica, dovrebbe far pensare tutti i cittadini per bene. Per proprietà transitiva, questa frase evidenzia  che, se non stanno mai all’opposizione, le mafie appoggiano il potere.
 
Lo scopo di una organizzazione malavitosa è evidentemente quello di assumere più potere possibile, da sfruttare per guadagni illeciti, al di là di ogni partito o ideologia, rendendo molto chiaro chi comanda, in Italia come nel resto del mondo. Falcone e Borsellino, e prima ancora Dalla Chiesa, sono stati uccisi quando hanno toccato i soldi dei mafiosi. I ‘poteri forti’, di cui si favoleggia ogni volta che accade qualcosa di incomprensibile, sono evidentemente quelli che hanno in mano le leve di comando, e in questo caso potremmo parlare di ‘appoggi forti’. È cercando i poteri forti che si trovano gli agganci con chi conquista il potere in qualsiasi modo, lecito o, il più delle volte, illecito. Club Bilderberg, Trilateral, New World Order (o Nuovo Ordine Mondiale) fanno capo a persone potentissime, che controllano le banche d’affari e muovono grossi capitali, come è stato nel caso delle dimissioni di Berlusconi. Il fatto che se ne sia scritto, e che nessuno l’abbia contestato, è una dimostrazione della realtà di una certa situazione. Se quello che dice il dottor Gratteri corrisponde a verità, anche i nostri governi potrebbero aver goduto di tali ‘appoggi’: ricordiamo che l’ultima sentenza di Cassazione del processo Andreotti stabilì la sua mafiosità, non più perseguibile per prescrizione del reato. Intanto Renzi è allo sbando.
 
È di oggi, 16 maggio, la pubblicazione sul Fatto Quotidiano di un’intercettazione a suo carico in una telefonata con il padre, riportata nel libro di Marco Lillo, nella quale esorta Tiziano a ‘Dire la verità’. Una frase che dimostrerebbe l’innocenza del padre di Matteo. Detta ad arte? Chissà. Sapeva d’essere intercettato? È  plausibile pensare che ne fosse al corrente, come presidente del Consiglio.
 
Ultimamente, in suo comunicato, riferisce di una “Impressionante crescita del PD”. Peccato che, sempre sul ‘Fatto’, leggiamo che nelle sue primarie, nonostante il voto dei richiedenti asilo e quelli procurati dal suo favorito De Luca, Matteo ha perso oltre un milione di voti. Patetico poi il tentativo di screditare la Raggi mobilitando i giovani del PD in maglietta gialla: li abbiamo visti rastrellare prati e giardini pubblici, senza minimamente avvicinarsi ad alcuno di quei cassoni stracolmi e popolati da topi e gabbiani che sono stati mostrati in televisione, e dei quali s’è persa ogni traccia. Insomma, se le cose stanno così, questo spiegherebbe perché la politica è arrivata ad essere lacchè dei potenti, e perché in politica troviamo tanti personaggi che non inviteremmo a cena a casa nostra. In realtà il panorama che ci da’ oggi la politica, con l’elezione di Macron, creatura di J P Morgan a presidente della Repubblica francese, è quello di succubanza a lobby e gruppi di potere, non solo in campo commerciale.
 
Il tentativo di introdurre la TTIP attraverso una votazione in parlamento europeo la dice lunga. Come la raccontano anche il TAP, definito ‘opera strategica’, che distruggerà l’economia di una regione come la Puglia, produttrice del 40% dell’olio extravergine d’oliva della nazione. Come la dice lunga la TAV, osteggiata giustamente dagli abitanti dei luoghi che essa attraversa. E potremmo continuare con il Ponte sullo Stretto, con la trivellazione petrolifera entro le dodici miglia, prima negata e poi riammessa in sordina; come il boicottaggio del referendum che avrebbe preteso dai petrolieri il rispetto degli accordi presi in conseguenza delle concessione per le trivellazioni in Adriatico, mentre ora le torri petrolifere rimarranno a futura memoria. Come l’inquinamento della Basilicata ad opera di trivellazioni, ora finalmente ammessa da chi l’ha provocata. Come potremmo dire anche delle varie ‘decisioni’ del Parlamento Europeo, espressione di una classe impiegatizia al soldo di chi comanda davvero. Potremmo metterci anche i vaccini, e la lobby del farmaco? Secondo alcuni sì, visto che, analizzati, i vaccini non sono nocivi in sé, ma per la poca cura con cui vengono preparati, risultando inquinati da metalli pesanti e altre piacevolezze, che sarebbero poi quelle che provocano danni ai bambini. Oggi l'industria alimentare è quella che fattura cifre molto importanti nel mondo e ricordiamo le varie proibizioni dell'UE che hanno cercato, nel tempo, di proibire i nostri prodotti tipici.
 
Un articolo di Dario Guidi, sul mensile della COOP 'Nuovo Consumo' di Aprile 2017, evidentemente inressata al settore alimentare, parla di "Alta concentrazione" di multinazionali dell'industria alimentare, marchi noti e meno noti, che valgono centinaia di miliardi di dollari, senza badare alla salute dei consumatori, ma solo agli interessi degli azionisti. Altri importanti fatturati, di cui nessuno parla, sono quelli dell'industria bellica, controllati, per forza di cose, a livello politico. possiamo star certi che la mosca va dove c'è il miele, e dove c'e denaro, si accalcano interessi non sempre limpidi. Come nel caso dei 'migranti'.
L'Editoriale
Il documento a firma del segretario Pd è redatto in stile Ventennio
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di Roberto Ragone

Un’Ansa di oggi riporta che il 14 maggio tutto il PD in maglietta gialla è convocato nelle strade di Roma per ripulirle dai guasti di vent’anni di cattiva amministrazione della nettezza urbana. Il documento a firma Matteo Renzi è redatto in stile Ventennio: lo riportiamo così com'é: ""Domenica 14 maggio le Magliette Gialle - il simbolo del PD che sta sul territorio e coniuga valori alti e progetti concreti - sbarcheranno a Roma. Con la città invasa dai rifiuti e nell'incapacità dell'amministrazione comunale di dare risposte, il PD romano presenterà le proprie idee sulla gestione dell'emergenza dei rifiuti ma lo farà dopo che per una mattinata saremo stati a pulire la città". Il segretario del Pd ha parlato anche dell'assemblea di sabato e sottolineato che, a suo avviso, "il vento sta cambiando. E i sondaggi - per quello che valgono - fotografano una impressionante ripresa del PD. Bene così". Da notare la Magliette Gialle, che tanto ricordano Camicie di ben altra tinta, denominate "il simbolo del PD che sta sul territorio e coniuga valori alti e concreti, (che) sbarcheranno a Roma". Mussolini c'è arrivato via terra, lui via nave. Toni trionfalistici anche per ciò che riguarda "l'incapacità dell'amministrazione comunale di dare risposte". Evviva, arrivano i nostri! "I sondaggi fotografano un'impressionante ripresa del PD. Bene così." Dopo aver parafrasato l'infelice frase della Raggi, per cui "il vento sta cambiando". Benito avrebbe aggiunto: "Vinceremo!"

L’accusa è contro la Raggi e il suo governo, - visto che l'obiettivo primario, ora, è screditare i Cinquestelle, sua spina nel fianco - senza tener conto che questa situazione di degrado dura da più di vent’anni, periodo durante il quale si sono succedute giunte di ogni colore politico. Gli operatori ecologici in TV dichiarano che il problema è antico, e che mancano sia i mezzi che gli uomini - o le donne. In un panorama di questo genere, di fronte ad una situazione incancrenita, non si può pensare o pretendere che il problema monnezza venga risolto in pochi mesi. Ma tant’è, proprio Renzi, che rinnega ogni strumentalizzazione fatta dai suoi avversari, in questi giorni ne sta affrontando una macroscopica. D’altra parte la strumentalizzazione, la demagogia, e quel populismo che rimprovera agli altri, sono le sue armi di tutti i giorni. Sempre pronto ad inversioni ad U, come nel caso recente della nuova legge sulla legittima difesa. “Meno male che c’è il Senato” ha detto con tono di sfottò proprio Grasso, che di quella camera è presidente. Ma il reuccio ha ancora l’animo del boy scout e così ha convocato, lui, segretario del partito di maggioranza relativa, tutte le ‘mani’ disponibili, e tutte in maglietta gialla, per ripulire la strade di Roma, magari con il foulard al collo e i pantaloncini corti.

Naturalmente anche don Matteo sarà della partita, giusto il tempo per qualche scatto fotografico e un paio di riprese TV, chiamato poi urgentemente ai suoi impegni istituzionali. Come nel caso di una certa maratona mai indagata da chi di dovere, al cui traguardo arrivò fresco e senza affanno, pur non essendo un maratoneta.  Non credano, comunque, gli intrepidi piddini in maglietta canarino, di riuscire a sgombrare le strade di Roma in una sola giornata, facendo un gran favore non solo ai Romani, ma soprattutto a Zingaretti, dato che pare proprio che la responsabilità di questa situazione sia della Regione Lazio, sorda da anni al grido di dolore che si leva dal popolo romano,  insieme ad espressioni colorite, cacio e pepe.

Penso che nessun segretario di partito avrebbe avuto una pensata del genere: immaginate un De Mita, un Andreotti, un Berlusconi o un Berlinguer – e potrei continuare – in maglietta d’ordinanza, con un sacchetto nero e una scopa in mano, girare fra le montagne di rumenta e i topi, di domenica mattina? Forse Mussolini, sì, come nei filmati della campagna del Grano. Ma Renzi ci ha abituati alle sue stravaganze. Che poi tanto strane non sono. Specialmente in occasione delle primarie, durante le quali è stato chiuso in anticipo un seggio pugliese, a Nardò, in provincia di Lecce, per infiltrazioni destrorse; mentre ad Ercolano hanno votato i richiedenti asilo: senza documenti, vien da pensare, visto che era richiesta almeno la carta d’identità, se non – come nel caso di Nardò, ma questo non corrisponde a verità, e il sottoscritto lo può testimoniare – l’iscrizione al partito.

Sta di fatto che a tutti i ‘neri’ in coda al seggio – o ai seggi – era stato promesso un permesso di soggiorno in tempi un po’ meno lunghi. Indovinate per chi hanno votato? Miracolo! Renzi a quasi il 70%, salvo conguaglio, e gli altri dietro. Come i partecipanti al voto (renziano) in Campania, dove, nelle zone governate da De Luca – Vincenzo, non il figlio Piero, che s’affaccia alla politica già con buone referenze, visto che il 29 maggio dovrà affrontare a Salerno un processo per bancarotta fraudolenta, per il crac della società immobiliare IFIL, come scrive il Fatto Quotidiano – pare che l’affluenza di votanti sia stata superiore a quella di città molto più popolate, come ad esempio Napoli: miracolo delle fritture di pesce?
Insomma siamo in piena democrazia: i destrorsi favorevoli a Emiliano non hanno potuto votare a Nardò. Dove addirittura il seggio è stato chiuso anticipatamente, mentre ad Ercolano quest’anno hanno votato i richiedenti asilo, visto che i Cinesi lo avevano già fatto nel 2011. I quali richiedenti asilo sono la totalità degli sbarcati, dovendosi ancora discriminare chi ha diritto all’asilo e chi no.  Ma bisogna perdonarlo, Renzi, per la sua giovane età, nella quale capita ai migliori di fare disastri, e poi i genitori devono sistemare le cose. In questo caso, magari, è il contrario, ma il suo governo in tre anni ha aumentato il debito pubblico, pare, di venti miliardi di euro. 

Lo abbiamo rivisto l’altro giorno in TV dare una botta a quella Ruota della Fortuna che l’ha portato per la prima volta in televisione, e forse pensava che quella Ruota sarebbe stata la sua Fortuna. Aveva un’espressione smarrita, il labbro pendulo e somigliava tanto a mister Bean. Vai a pensare che l’avremmo avuto al governo. Intanto la Boschi è stata messa a guardia di Gentiloni, che non si monti la testa, per filtrare ogni sua iniziativa. È proprio vero che le disgrazie, come i terremoti, non sono prevedibili, e non arrivano mai da sole.  Appena ho letto la notizia dell’adunanza domenicale a scopo rumentizio in me s’è acceso un barlume di speranza: ho detto, vuoi vedere che finalmente don Matteo ha trovato la sua vera strada, e si toglie dalle scatole? Così, io spero ancora: la speranza è l’ultima a morire.
 

L'intervista
L'intervista a Gianni Tonelli, segretario generale di uno dei più attivi sindacati di polizia, il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia
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di Roberto Ragone
 
Nuove norme nella legge passata alla Camera a proposito della difesa personale, della possibilità del cittadino di difendersi da aggressioni e rapine, una legge che Renzi vuole tuttavia bloccare al passaggio da Palazzo Madama. Insomma, dopo anni di polemiche e di scontri, la montagna ha partorito il topolino. Pare infatti che ci si possa difendere soltanto di notte, quando l'intrusione domestica o l'aggressione nell'esercizio commerciale della vittima siano attaccati da ladri e rapinatori, ma soltanto con il buio. Scontro con chi afferma che 'La difesa è sempre legittima', e che, come Berlusconi, chiede che chi si difende in qualsiasi modo, anche se necessario sparando, non venga neanche processato.

Di diverso parere la sinistra, che, storicamente ipergarantista, ma solo nei confronti di "certi figuri", parla, come al solito di Far West e di 'giustizia fai-da-te'. Che la postilla a proposito delle ore notturne, durante le quali soltanto la difesa sarebbe legittima, sia ambigua e lasci troppo spazio ad interpretazioni da parte dei giudici, è scontato. E' scontato anche che tutto questo movimento per approvare una legge che dovrebbe tutelare finalmente il cittadino, e che invece si è trasformata in scontro politico, non risolve alcuno dei problemi del vivere civile. E' fuor di dubbio che la delinquenza negli ultimi anni si sia trasformata, assumendo sempre più i connotati di crudentà ed efferatezza importati dall'est europa; ed è fuor di dubbio che le norme, in mancanza di un reale controllo del territorio, e di una sincera volontà di tenere i delinquenti dove dovrebbero stare, cioè in galera, vadano modificate. Purtroppo abbiamo perso una buona occasione di farlo. Intanto la polemica e l'ironia impazzano sui media, a proposito della obbligatorietà di difendersi solo al buio, e con proporzionalità rispetto all'offesa (non è cambiato nulla!), senza tener conto, o facendolo solo con marginalità, della situazione psicologica dell'aggredito. Nel proposito, abbiamo voluto sentire l'autorevole commento di uno dei personaggi che, per la sua posizione, è direttamente coinvolto in questioni di ordine pubblico, e che da anni si batte a  tutti i livelli per migliorarne la situazione.
 
Abbiamo contattato il dottor Gianni Tonelli, segretario generale di uno dei più attivi sindacati di polizia, il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, che ci ha dato il suo parere.
 
Dottor Tonelli, ci dia un suo guidizio personale su questa nuove versione della legge sulla legittima difesa.
È il simbolo della decadenza di una classe dirigente che non ha capacità, ed è sotto scacco di gruppi estremisti. Una classe  eccessivamente ideologizzata, e che non ha la capacità di assumersi una responsabilità. Ma che norma è quella che indica come criterio di punibilità o di legittimazione del diritto naturale alla autotutela, alla propria difesa quello che può essere il giorno o la notte: e se uno fa i turni e dorme di giorno? D’inverno saremo più sicuri? Andremo con il canto del gallo? E l’ora legale? Dobbiamo considerare anche la latitudine? Perché a Torino d’estate le giornate sono più lunghe che a Palermo. Sono delle cose folli, e non c’è bisogno d’essere dei giuristi per comprenderlo. Sono delle imbecillità colossali che devono spingere la nazione Italia a prendere a calci nel sedere la classe dirigente che le partorisce, perché analoghe imbecillità vengono partorite ogni giorno a carico dell’economia del paese, per ciò che riguarda l’energia, o le politiche sociali, dalla sicurezza  al’immigrazione. 
 
Da ciò che si vede dall’esterno, pare che una parte della sinistra stia con Ermini, mentre un’altra parte gli è contraria. 
Sì, è così, perché c’è una parte maggiormente ideologizzata,  mentre alcuni sono meno vincolati da queste imbecillità. Ma, anche la sinistra, o si libera da questa zavorra, o altrimenti non potrà mai ambire a governare decentemente il paese, ma è destinata a naufragare ancora come ha fatto fino ad oggi. 

I recenti fatti relativi a episodi di violenza e di rapine, con la reazione delle vittime sorprese in casa, magari di notte, e gli effetti giudiziari conseguenti ci hanno sempre dato, dall’esterno, l’impressione che i delinquenti siano troppo tutelati, e che quindi, per assurdo, che lo stato li tuteli più dei cittadini. Ha avuto anche lei questa impressione?
È così, perché una parte della sinistra considera le devianze come figlie delle contraddizioni della nostra società, e la brava gente, quindi, non deve più stare al centro del sistema, ma ci devono andare loro, i deviati. Siccome la gente per bene approfitta, e ha goduto finora, delle opportunità di questa società, come deve pagare le tasse, deve anche farsi carico di questi oneri, fino ad arrivare fin nel campo della legittima difesa, e quindi  fino a considerare moralmente censurabile chi si difende, prima ancora che giuridicamente. Una parte della sinistra sta con i delinquenti, ed è tipico del partito dell’antipolizia, che comunque è molto forte all’interno delle istituzioni, ed ha radici profonde: pensiamo al manifesto degli intellettuali contro il commissario Calabresi. Oppure vogliamo parlare della pseudocultura autoreferenziale italiana nel circuito mediatico? Nella classe dirigente del paese, quindi nel Parlamento, voglio pensare a Manconi, alla Boldrini. Guardi, costoro non hanno simpatia nei confronti delle forze dell’ordine, ma anzi, ogni giorno ci dimostrano la loro avversità, perché noi difendiamo la gente per bene, e quindi noi siamo il nemico di coloro che invece vorrebbero che al centro del sistema ci fosse ro le devianze. È un fatto ideologico.
 
Un’ultima battuta a proposito delle caccia a Igor il russo, o come si chiama lui. Secondo lei, lo prendono?
Lo prenderemo più in là, ma non adesso. Perché a mio parere Igor non è più lì. Questo è uno che anche se ha attorno una cintura blindata di venti o trenta chilometri, nel giro di due ore venti chilometri li ha già fatti di corsa. È una persona che viene da un mondo che è un po’ diverso dalla nostra bambagia, anche come metodo criminale. A mio parere non è più lì. Sono convinto che prima o poi ci sbatterà la testa, non potrà stare alla macchia vita natural durante.
Il commento
Ce lo ritroveremo ancora alla presidenza del Consiglio? 99 su cento, sì, visto che lo ‘stai sereno’ vale anche per Gentiloni, come servì per Enrico Letta
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di Roberto Ragone

 

E così, a quanto pare, ed è nei fatti, don Matteo sarà di nuovo segretario del PD, l’unico partito, a sentir loro, che ha una ‘vocazione di governo’, in questo sgangherato panorama politico italiano. Eletto, come sbandierato, in regime di ‘democrazia’, nonostante la sua maggioranza sia decisamente bulgara, e file di immigrati siano state registrate ai gazebo, e ancora, nonostante un seggio sia stato chiuso per manifesta partecipazione di elementi notoriamente estranei al partito di Renzi, i quali, ‘democraticamente’, avrebbero votato un altro candidato, magari Emiliano, dato che il fatto è accaduto in provincia di Foggia. Ma tant’è, il reuccio non accetta contestazioni, e le istruzioni erano tassative. In pieno regime di quella ‘democrazia’ che tanto sbandiera davanti a sé, come un vessillo tricolore (magari fosse!), e la cui mancanza tanto rimprovera ai Cinquestelle, Beppe Grillo in testa: senza rendersi conto di essere lui stesso un Beppe Grillo; o magari sapendolo benissimo, ma trovando questa posizione assolutamente di comodo. Ce lo ritroveremo ancora alla presidenza del Consiglio? 99 su cento, sì, visto che lo ‘stai sereno’ vale anche per Gentiloni, come servì per Enrico Letta.

Un Gentiloni ancora più facilmente mobile, data la sua figura evanescente di premier ‘a sua insaputa’. Un premier che non ha saputo lasciare alcuna impronta sul materasso della nazione, come invece fanno le mani di una nota marca nella pubblicità in televisione, con la loro ‘memory’. Impronta, tuttavia, anch’essa destinata a scomparire rapidamente. Vogliamo fare come Cassandra, profetessa di sventure: all’orizzonte, a meno di interventi direttamente dall’Olimpo di Giove,  abbiamo ancora almeno un altro lustro di don Matteo, ora ancora più irremovibile, ancorato ai suoi privilegi come una cozza patella allo scoglio, visto che la sua ‘politica’ di Giglio Magico gli ha reso bene, con favori, clientele, nomine, e tutto ciò che Machiavelli, nel ‘Principe’, indicava come strumenti per ottenere il fine, che, secondo lui, giustificava i mezzi. La cosa più assurda è che tutto ciò viene compiuto in nome di una pretesa democrazia, della quale il partito di Renzi addirittura si fregia nella sua denominazione. Non dimentichiamo la conversione ad U che esso ha compiuto nei decenni, da PC a PDS a DS, per approdare al PD. Cioè, partendo da un partito comunista filosovietico che è stato la negazione della libertà, fino ad approdare ad un partito che mira al centro, un partito che vuole catturare i voti dei moderati, che in Italia sono la maggioranza. D’altronde, tutti mirano al centro, Berlusconi compreso. In barba a quella democrazia che in Italia non c’è mai stata.

Gli scossoni dell’ultimo conflitto hanno portato, una volta terminato, ad una proclamazione di libertà che era nelle parole ma non nei fatti. Il potere è passato, dalle mani di un PNF dichiarato fuorilegge, alla DC, un partito in cui erano confluiti tanti che da esso provenivano, e che per maggior suggestione, aveva associato la parola ‘democrazia’ a ‘cristiana’, quale garanzia di vita eterna. Oggi più che mai ‘democrazia’ è una parola piena di significato, ma vuota nei fatti. Sottosegretari e ministri nominati dall’alto, non per capacità ma per appartenenza; curricula degli stessi, falsi e mendaci, ciò che in un paese serio avrebbe causato dimissioni; intrallazzi di cui si fa fatica a frenare i salienti, che sporgono come punte di iceberg nel panorama di Montecitorio; promesse elettorali prontamente rimangiate a festa effettuata; corruzione latente e generalizzata, per cui Piercamillo Davigo ha detto che i politici “Rubano come prima ma hanno smesso di vergognarsi”. Eccetera eccetera. Purtroppo ormai siamo abituati ai favoritismi parlamentari, come alle ruberie, e non ci fa più specie: anzi, se vogliamo un favore qualunque, andiamo dal politico che riteniamo più intrallazzato per chiederglielo. E questo è destabilizzante: anche i contadini andavano – e tutt’ora lo fanno, ma non solo i contadini – dal capomafia del posto, che, si sa, ottiene rapidamente ciò che ordina, a prescindere dai metodi. Siamo un paese in declino, in mano ad una classe politica maneggiona, forse la peggiore che abbiamo mai avuto, dove il più dritto ‘campa la casa’, come si dice a Bari. Non è democrazia, e non è democratico il partito di Renzi, affermarlo è una contraddizione in termini. Staremo a vedere. Ormai il re è nudo, tutti lo vedono, ma nessuno ha il coraggio di gridarlo. Noi continueremo a farlo, da queste colonne, democraticamente, finchè non ce lo impediranno: il che è previsto, anche, nella ‘democrazia’ del reuccio.

L'intervista
Prof. Carmelo Lavorino: “Non dico che Rosa e Olindo siano innocenti o colpevoli: dico solo che i reperti vanno sempre analizzati tutti.”
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di Roberto Ragone

 

La sera dell’11 dicembre 2006, attorno alle ore 20, a Erba, in provincia di Como, qualcuno uccise, a sprangate e coltellate, quattro persone,due donne, un uomo e un bambino di due anni e tre mesi,  lasciando per morto un ferito grave, che poi divenne l’unico testimone oculare del fatto criminoso. Per quell’evento omicidiario sono stati condannati, e sono tuttora detenuti, due coniugi, Rosa Bazzi e Olindo Romano, i quali, dopo aver confessato il crimine, pur con una confessione zoppicante e lacunosa, dopo qualche tempo ritrattarono, ma non furono creduti. Nei due gradi di giudizio, però, ci furono quelle che potremmo definire omissioni, nell’esame dei vari reperti rinvenuti sul luogo del delitto, ora in mano ai RIS di Parma e all’Università di Pavia. Per questo motivo, l’avvocato Schembri, coadiuvato dall’avvocato Nico D’Ascola e dall’avvocato Luisa Bordeaux, ha presentato un’istanza di incidente probatorio per esaminare davanti al giudice del tribunale di Corte d’Appello, a Brescia, almeno sette, ma probabilmente di più, reperti relativi alle indagini sull’omicidio, che non furono ammessi all’esame di giudici dei primi due procedimenti.  Il processo a Rosa e Olindo suscitò molto rumore, come tanto chiasso aveva suscitato la strage e la sua efferatezza, e , come accade ormai da diversi anni, i media se ne impadronirono, a caccia di sensazioni, influenzando, come è già stato ampiamente dibattuto, il sentire comune, e di conseguenza anche tutto l’andamento della vicenda. Il popolo della TV si divise fra innocentisti e colpevolisti, e purtroppo fin dall’inizio le indagini furono indirizzate in un’unica direzione. Ora la Corte di Cassazione, accogliendo la richiesta del collegio di difesa, ha ordinato che venga effettuato un esame dei reperti il cui esame, alla luce della confessione resa dai due indagati, non venne ritenuto necessario. L’esame avverrà  in incidente probatorio, e sarà, se positivo per la difesa,  propedeutico ad una richiesta di revisione del processo. Si sono aperte così nuove ipotesi investigative, che si vogliono approfondire, e c’è la possibilità che il processo di secondo grado venga rifatto con altri presupposti, e che i due ora ergastolani possano essere riconosciuti innocenti.  A proposito di questa spinosa vicenda, che, se dimostrata secondo le tesi della difesa, avrebbe tenuto in carcere due innocenti per quasi undici anni, abbiamo voluto chiedere un parere al noto criminologo professor Carmelo Lavorino, già consulente della difesa di numerosi processi di grande rilevanza mediatica, come, ad esempio, fu il caso dell’omicidio di via Poma, a Roma, e titolare del CESCRIN, Centro di Criminologia e Investigazione Criminale.

Professore, innanzitutto grazie per la sua consueta cortesia e disponibilità. Avrà letto sui giornali della probabile revisione del processo a Rosa e Olindo per la strage di Erba. Nonostante lei non se ne sia occupato in prima persona, sappiamo che lei è sempre molto attento a questi avvenimenti di cronaca giudiziaria, e quindi sempre bene informato.  Per questo mi farebbe piacere avere un suo parere sulla vicenda.

Il giorno dopo la strage venni intervistato dal quotidiano ‘La Padania’, dove dichiarai che le modalità omicidiarie, cioè lo sgozzamento tramite coltello e il fracassamento con una sbarra, potevano anche far pensare ad una banda di balordi, di criminali, appartenenti ad una etnia africana ed agenti per “dare una lezione”; questo, perché il modus operandi esecutivo lascia una serie di tracce comportamentali molto importanti.

Detto questo, a mio avviso, contro Rosa Bazzi e Olindo Romano, ci sono soltanto tre elementi, cioè: il riconoscimento tardivo e contraddittorio di Frigerio [l’unico testimone oculare, lasciato per morto ndr], per il quale, a mio avviso, ci possiamo trovare anche di fronte ad una suggestione ed alla psicopatologia della testimonianza, anche perché nel suo riconoscimento vi sono molte contraddizioni. Poi, la macchia sangue rinvenuta sul copritacco della macchina di Olindo; in ultimo, la confessione dei due.

Confessione illogica, strana e contraddittoria. Non vorrei entrare nel merito di questi elementi, perché la confessione può sempre essere spinta, estorta, manipolata; ci può essere una situazione di soggezione psicologica da parte dei due e di terrore della divisione e della fine del loro rapporto, e quindi ogni confessione va vagliata scientificamente sotto il profilo dei riscontri e della logica.

Riconoscimento contraddittorio, incerto e tardivo. La dichiarazione di Frigerio potrebbe anche essere non attendibile, sia perché il riconoscimento può essere frutto di suggestione e spinto abilmente da qualcuno che vedeva in Olindo l’assassino, sia perché all’inizio aveva descritto l’aggressore come una persona di colore olivastro, da solo; poi invece parlò di Olindo, e in seguito parlò di una donna, asserendo che sicuramente quella donna era la moglie di Olindo. Quindi, secondo me, ci potremmo trovare di fronte a una psicopatologia della testimonianza e ad una distorsione della stessa, sfociata nell’autoconvincimento riverberante.

Una sola traccia di sangue in luogo accessibile a chiunque. La macchia di sangue sul copritacco della macchina di Olindo potrebbe essere una contaminazione, volendo fermarci in questo ambito e senza fare i diffidenti e i maliziosi. Vedremo poi cosa è successo.

Mancano troppe tracce che dovevano esserci, e l’assenza di tracce è una traccia. Noi sappiamo che sulla scena del crimine, molto ampia, anche se parzialmente distrutta, non venne trovata alcuna traccia di Olindo e Rosa, così come in casa di Olindo e Rosa non venne trovata alcuna traccia del sangue e/o  biologica delle cinque vittime che, secondo gli investigatori, Olindo e Rosa avrebbero dovuto colpire con due coltelli ed una spranga di ferro con almeno un centinaio di colpi: come mai?

All’interno dell’auto di Olindo non fu rinvenuta alcuna traccia di sangue, né sui sedili, né su alcuna parte, tranne che su quel copritacco, forse una contaminazione o “il destino”, come ho già detto. Nondimeno, ricordo che l’avvocato Schembri trovò duecentottantaquattro contraddizioni nella ricostruzione della scena del crimine fatta dai due coniugi quando si erano autoincolpati. 

 

Accertamenti tecnici non approfonditi. Il problema è che in questo processo, molti reperti relativi alla strage non vennero analizzati perché immediatamente dopo la pista Marzouk -, che si sciolse come neve al sole, perché lui al momento dell’incursione era in Tunisia, in visita ai genitori, e quindi lontano dalla scena del crimine -, gli inquirenti puntarono Olindo e Rosa. Automaticamente tutte le altre piste non vennero seguite e molte tracce non vennero analizzate. E purtroppo sappiamo che molti errori giudiziari avvengono per la c.d. “fretta investigativa unita alla certezza di “averci azzeccato””. Quindi, a prescindere dal fatto che Olindo e Rosa siano colpevoli o innocenti, dato che in definitiva la loro confessione lascia il tempo che trova, la testimonianza di Frigerio a mio avviso potè essere suggestionata, e quella macchia di sangue potrebbe dire poco, avrebbero dovuto  essere analizzati tutti i reperti  trovati sulla scena del crimine.

 

I reperti che ora devono essere analizzati. Giustamente la difesa ha chiesto che molti reperti che non sono stati analizzati debbano essere analizzati, e la Cassazione ha detto sì, che questi reperti siano analizzati. Vediamo un po’, partiamo dal bambino, da Youssef. Su di lui sono stati trovati quattro capelli, di cui, uno castano-nero, uno castano-chiaro lungo dieci centimetri, un altro nero lungo un centimetro e mezzo e un altro ancora: due frontali e due sulla schiena del bimbo. Oltretutto le unghie del bambino non sono mai state analizzate. Per cui potrebbero essere trovate tracce del soggetto ignoto che ha aggredito il bambino. Quindi se la struttura  di questi capelli dovesse essere  riferibile a Rosa Bazzi e Olindo Romano, il problema è loro. Se però i capelli non appartengono a questi due soggetti, c’è da chiedersi come mai almeno tre soggetti abbiano manipolato il bambino, quindi, tracce di soggetti  non riferibili a Rosa, a Olindo  e tanto meno alla piccola vittima. Quindi,  questi reperti che devono essere analizzati: è un quesito che dev’essere sciolto.

È stato rinvenuto sul pianerottolo un accendino, che potrebbe essere quello con cui è stato appiccato il fuoco. Su questo accendino dovrebbero trovarsi tracce di DNA, sudore o tessuto epiteliale, e tracce papillari (le impronte digitali) di chi lo ha usato. Queste tracce dovrebbero essere riferibili, quindi, o a Rosa, o a Olindo,  a una delle vittime, o a un soggetto ignoto: in quest’ultimo caso la situazione è a favore di Rosa e Olindo.

È stato anche rinvenuto un mazzo di chiavi, che non si sa a chi appartenga: vediamo, sempre tramite la ricerca del DNA e delle tracce papillari, a chi possa essere riferibile un insieme di tracce del genere. Questo serve proprio a verificare se Rosa e Olindo possano essere esclusi o meno.

Nemmeno sono stati analizzati i giubbotti delle tre vittime, cioè di Valeria Cherubini, di Raffaella Castagna e di Paola Galli, gli adulti. Poiché sono stati colpiti a coltellate, pugnalate, fendenti e con una spranga di ferro, è probabile che ci sia del DNA degli assassini sui loro giubbotti. Può esserci sangue dell’assassino che si è ferito, o tessuto epiteliale, sudore o saliva. Ricordiamo che nel caso del delitto dell’Olgiata, sull’asciugamani che copriva il volto della contessa Alberica Filo della Torre, c’erano una cinquantina di macchie di sangue, di cui quarantotto erano della vittima, e due dell’assassino. Con il passare degli anni sono state analizzate anche le due macchie di sangue residue, e hanno fatto individuare l’assassino nel filippino Manuel. È ovvio che tutti i reperti devono essere analizzati, e bisogna vedere ogni reperto che cosa ci dice, cosa parla, cosa comunica a livello scientifico e criminalistico.

Sono stati rinvenuti dei mozziconi di sigaretta,  che non sono stati analizzati: sappiamo perfettamente che i mozziconi di sigaretta conservano tracce di saliva, e quindi, di DNA, vediamo a chi appartengono.

È stato rinvenuto un cellulare. Non si sa di chi sia, ma presenta certamente tracce di DNA, come al solito, sudore, tessuto epiteliale e saliva, più impronte digitali. In più, guardando il codice IMEI si può vedere a chi è intestato, si possono ricavare altri dati. Naturalmente i tabulati non esistono più, perché vengono cancellati dopo due anni, però il cellulare può parlare ancora.

Sul terrazzino dell’appartamento di Raffaella Castagna è stata rinvenuta una macchia di sangue: vediamo di chi è, e a chiunque appartenga, vittima o altro soggetto, il risultato dev’essere contestualizzato nell’analisi criminale totale.

Le unghie del bambino sono state analizzate in maniera superficiale, così come anche quelle delle altre tre vittime: le unghie delle vittime ci potrebbero dare, come sappiamo perfettamente, le solite tracce merceologiche (tessuti, fibra …), sudore, pelle, DNA  eccetera.

Vi ho elencato gli elementi che la difesa di Olindo e Rosa chiese a suo tempo alla Corte d’Appello di Brescia di analizzare e che la Corte d’Appello di Brescia rifiutò, invece la Procura Generale presso la Cassazione ha dato parere positivo, è stata d’accordo. Qui noi non possiamo dire che Rosa e Olindo sono innocenti o colpevoli: diciamo che questi elementi dovevano essere analizzati a loro tempo, che purtroppo non vennero analizzati  e che, infine, potrebbero raccontare una storia ben diversa dalla sentenza di condanna. Per cui, se tutti questi reperti escludono Rosa e Olindo, e congiuntamente individuano le tracce di una o più persone, a mio avviso il processo di potrebbe riaprire, e si effettuerebbe il processo per revisione.

Valutiamo il modus operandi della combinazione assassina, chiunque essa sia.  Analizzando ciò che è successo, ci troviamo una vittima colpita con trentaquattro pugnalate e otto sprangate, parlo della Cherubini. La mamma del bambino è stata colpita con otto pugnalate e sprangate, la nonna del bambino con molte pugnalate e sprangate, a differenza del bambino che ha avuto una sola ferita alla gola, così come Frigerio, che è stato preso a colpi di spranga e pugnalate, una alla gola: il risultato è che tutte e cinque le vittime sono state colpite alla gola e le quattro adulte sono state “fracassate” con la spranga. La tecnica di sgozzamento, applicata a tutte e cinque le vittime, ci parla di una tendenza a colpire in quel modo particolare verso il bersaglio speciale e preferito della gola, che può fare parte di tradizioni ataviche, di un’abitudine, di un modus operandi aggressivo di attacco particolare originato da tradizioni particolari. Così come usare la spranga è una maniera punitiva primitiva e bestiale, perché si è ricevuta un’offesa gravissima e la si vuole lavare col “fracassamento altrui”. Constatiamo, inoltre, che i soggetti che hanno commesso questa strage, siano Olindo e Rosa, o altri soggetti ignoti, hanno anche bruciato la casa, sia per eliminare le tracce sia per vendetta come parte finale di un rituale primordiale, quindi questo ci porta anche a delle forme ancestrali ataviche, barbare, di distruzione, che significano: “… io vengo a casa tua, violento o fracasso e uccido tua moglie, uccido tuo figlio, brucio la casa se tu non ci sei e distruggo la tua famiglia e la tua progenie”: ebbene, tutto questo ci potrebbe portare all’interno di un regolamento di conti, o con la sola mamma del bambino, quindi Raffaella Castagna, o nei confronti di Azouz Marzouk. Avremmo quindi come  obiettivo primario della strage proprio la famiglia di Azouz, cioè la suocera, la moglie e il figlio, poi sono intervenuti i coniugi Frigerio (vittime impreviste e danni collaterali), che sono stati eliminati per tacitazione testimoniale, in quanto davano fastidio come testimoni. Il fatto che Frigerio non sia morto è stato “un inconveniente esecutivo”,  in quanto l’uomo aveva una malformazione congenita alla carotide, che lo ha salvato dal dissanguamento

Ora dobbiamo aspettare gli esiti di queste analisi scientifiche. Noi lo abbiamo sempre detto, che la scena del crimine deve essere analizzata sotto tutti gli aspetti, bisogna ipotizzare tutto quello che è possibile, non bisogna tralasciare nulla, e non bisogna prediligere una sola pista, perché se poi questa pista ci fa prediligere alcuni reperti utili solo alla nostra pista, ci fa discriminare l’azione analitico-scientifica, e questo è grave.

 

Cioè, un altro caso, come dice lei, di innamoramento della tesi accusatoria?

 

Sì, però qui c’è stata la maledetta simbiosi diabolica dell’innamoramento del sospetto  e innamoramento  della tesi accusatoria senza elementi totalizzanti. Una pista lasciava ipotizzare, a livello investigativo, che potessero essere stati  Olindo e Rosa, poi, a livello inconscio, il sospetto è stato spinto nei loro confronti ed ha coinvolto l’intero apparato investigativo. Io non dico che sono innocenti. Dico soltanto che tutto dev’essere analizzato. Devono essere effettuate tutte le analisi scientifiche, tutti gli accertamenti tecnici possibili. Se la difesa degli imputati chiede delle verifiche scientifiche, queste devono essere fatte, perché altrimenti  succede quello che è successo a Perugia [omicidio Meredith Kercher ndr.], dove il DNA è stato analizzato in un secondo momento, o all’Olgiata [omicidio Filo della Torre ndr.], dove il sangue è stato analizzato in un secondo momento. Bisogna fare tutto, maledetto  e subito, senza farsi fuorviare da convincimenti o da pregiudizi.

Non sono neanche state considerate le testimonianze di due testimoni oculari, che hanno riferito di aver visto dei soggetti di pelle scura, scendere dal terrazzino della casa di Castagna su via Diaz, e poi allontanarsi in direzione di Piazza del Mercato. In Piazza del Mercato altre persone hanno riferito di aver visto in orario concomitante con quello della strage, due persone di colore, in compagnia di un terzo soggetto di pelle chiara, presumibilmente italiano, viene da pensare che la dinamica degli omicidi sia stata: un ‘palo’, l’italiano, che aspetta di sotto, e i due che vanno di sopra, uccidono tutti quelli che trovano davanti e danno fuoco alla casa. Queste sono, lei giustamente non l’ha voluto dire, ma sono tecniche omicidiarie islamiche, come apprendiamo dai media. Quindi nei confronti di Marzouk.

Certo, io su questo sono pienamente d’accordo, ma ora dobbiamo vedere quello che ci vengono a dire le nuove analisi, che avrebbero dovuto essere effettuate immediatamente. Lei sa perfettamente che per quanto riguarda Bossetti io sono colpevolista, anche perché appena dopo il rinvenimento del cadavere della povera Yara Gambirasio, tracciai un profilo che si adattò completamente e immediatamente a Bossetti; però ho sempre detto che la Corte doveva disporre tutte le perizie che la difesa di Bossetti ha chiesto, più altre, perché quando si condanna una persona, la si deve condannare al di là di ogni ragionevole dubbio. Quindi in OGNI PROCESSO devono essere effettuati tutti gli accertamenti tecnici possibili, perché se non sono effettuati, poi ci piangeremo addosso.

Perciò, che cosa abbiamo notato, anche per la questione che lei ha detto, della presenza di  due persone di carnagione scura: essa si va a sovrapporre, a congiungere alla mia ipotesi  di sgozzamento per mano di soggetti adusi a tecniche del genere, e si sposa anche con la prima dichiarazione di Frigerio, che dice di aver visto l’assassino, uno con la carnagione olivastra. Poi piano piano questa carnagione olivastra si è sbiancata, ed è diventata quella di Olindo. Al che gli inquirenti, poiché avevano già una loro idea che potrebbe essere definita anche “ pregiudizio” – che si chiama ‘innamoramento del sospetto’, e diventa poi ‘innamoramento della tesi accusatoria’, un mio cavallo di battaglia, - cos’hanno fatto? Hanno applicato proprio il principio di Schopenauer. Questa è una cosa che ripeto sempre. Schopenauer dice: un’idea svolge nella testa la stessa vita di un organismo; prende e accetta soltanto ciò che le piace e che le conviene per prosperare e progredire, e rifiuta ogni altro elemento ed aspetto non gradito.  E qui è successa la stessa cosa. Poiché queste testimonianze non erano gradite all’ipotesi accusatoria, automaticamente sono andate a escludersi, e questo è quello che noi chiamiamo anche nella logica l’errore genetico. Cioè, andare a prendere soltanto ciò che è conveniente per la tesi in cui si crede, e rifiutare tutte le alternative perché non gradite.

A quanto riferisce l’avvocato Schembri, in questo pare abbia avuto una grossa responsabilità un investigatore dei Carabinieri. Penso che questa condotta sia piuttosto grave, se dimostrata,

Guardi, quando c’è un errore, o una inadeguatezza giudiziaria, è sempre colpa degli investigatori e del loro “metodo e sistema”, proprio perché gli investigatori o hanno tralasciato qualcosa, o si sono fatti fuorviare, o hanno sbagliato, o si sono innamorati del sospetto e della tesi e poi hanno agito in tal senso. Se facciamo una carrellata su tutti gli errori giudiziari italiani, o anche sulle investigazioni andate a finire male, ci accorgiamo che ci sono sempre l’errore investigativo e  l’inadeguatezza investigativa. Che può essere per l’innamoramento del sospetto e della tesi, può essere per non capacità totale di analisi criminale, può essere per pregiudizio, o per altri motivi.

Come sempre, l’analisi del professor Lavorino è lucida, completa, esauriente, metodica, meticolosa. Aspettiamo, a questo punto, che la Corte d’Appello di Brescia ospiti l’incidente probatorio disposto dalla Cassazione, e speriamo, dopo undici anni, che venga fatta luce sui troppi punti oscuri di questo crimine di una rara efferatezza, che, ad un occhio profano, mostra la mano di due o più professionisti dell’assassinio. Non è facile uccidere un altro essere umano, e ancor più difficile farlo in quel modo cruento e selvaggio, brutale, feroce, se non lo si è già fatto altre volte. Specialmente se si è modesti  operai impiegati in una ditta di smaltimento rifiuti, o donna delle pulizie.

L'intervista esclusiva
Si attende la data dell’incidente probatorio
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di Roberto Ragone

 

"Grazie avvocato per la sua disponibilità. Da quanto tempo seguite la causa di Rosa e Olindo?"

“Io e la collega Luisa Bordeax seguiamo la difesa di Rosa e Olindo da sei mesi dopo il loro arresto, inizialmente li ha difesi l’avvocato Pasìa, poi, dopo la sua morte, è entrato nella difesa anche l’avvocato Nico D’Ascola.”

 

“Secondo lei, è possibile che ciò che ha portato a condannare Olindo e Rosa sia stato quello che alcuni chiamano ‘innamoramento della tesi accusatoria’?”

“Ci sono stati processi, il primo grado, l’appello e poi la Cassazione. Diciamo che ci siamo sempre lamentati, Olindo e Rosa si sono sempre lamentati, di aver subito un processo monco e ingiusto, sono stati revocati settanta testi dapprima ammessi. Testi estremamente importanti, quali, ad esempio, gli stessi inquirenti, gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che avevano fatto le indagini, e quindi questi non vennero sentiti. Non vennero sentiti dei testi oculari. Soprattutto non vennero fatti quegli approfondimenti che abbiamo chiesto oggi. Oggi sostanzialmente c’è stato questo annullamento della Corte di Cassazione, perché c’era tutta una serie di oggetti per cui noi chiedemmo un approfondimento di indagine . Purtroppo tutte le richieste formulate all’epoca vennero respinte, quindi un processo che probabilmente venne fortemente influenzato dal sentire comune, dall’opinione pubblica. E naturalmente anche dalla confessione che avevano reso Olindo e Rosa. Sì è partiti quindi sempre dal presupposto che loro due erano i mostri, loro due erano i colpevoli, e che quindi era inutile approfondire le tematiche d’indagine che si erano prospettate inizialmente.”

 

“Allora, avendo ricusato settanta testi, e avendo rifiutato di approfondire le indagini a proposito dei sei reperti che oggi vediamo, e che i giornali riportano, probabilmente importantissimi…”

“Sì, per la verità sono più di sei, i sei sono quelli che lei ha visto, che sono le formazioni pilifere, i margini ungueali, i due giubbotti, delle chiavi, ce ne saranno poi anche altri che verranno sottoposti ad analisi tramite incidente probatorio. Quelli indicati da noi sono quelli che non sono stati certamente mai analizzati, poi ce ne sono altri mai analizzati, e ce ne sono altri ancora che sono stati sostanzialmente analizzati solo parzialmente, nel senso che si sono cercate le tracce di Rosa e Olindo, quindi le analisi sono state effettuate solo per cercare tracce di Rosa e Olindo, visto che avevano confessato, e non si sono cercate tracce di terzi soggetti. Quindi un’analisi parziale volta a reperire soltanto tracce di Olindo e Rosa. Non sappiamo, visto che all’epoca questa indagine non è stata fatta, se su quei reperti ci potevano, o ci possono essere, perché a tutt’oggi tutto può essere analizzato, tracce di soggetti sconosciuti, quindi terze persone che all’epoca non entrarono nelle indagini. D’altronde all’epoca il RIS non trovò nulla di Rosa e Olindo, ma aveva già repertato delle impronte palmari, quindi impronte digitali che possono essere comparate, utili per le indagini, però di soggetti sconosciuti alle indagini, impronte che non erano di Rosa e Olindo, non erano dei soccorritori, non erano neanche le impronte delle vittime. Così noi da questo abbiamo già un punto di partenza abbastanza forte. Perché di Rosa e Olindo su quella scena del crimine non c’è nulla, al contrario ci sono tracce di soggetti che poi rimasero sconosciuti alle indagini.”

 

“Mi risulta che un testimone riferì di aver visto due persone di colore fuggire dalla scena del crimine dal terrazzino del primo piano.”

“Sì, diciamo che c’è un testimone italiano che abitava in via Diaz, nella palazzina di fronte al luogo della strage, e che vide, proprio all’ora del delitto, intorno alle 20 e 20, due soggetti in via Diaz, - all’epoca sentito dai carabinieri proprio il giorno dopo la strage – due persone, verosimilmente extracomunitari, più una terza persona, di cui non sa distinguere la nazionalità, provenire proprio dall’altezza del terrazzino di casa Castagna, e che poi si dirigevano da via Diaz in Piazza del Mercato. In piazza del Mercato a quell’ora c’era un altro testimone che venne all’epoca sentito, il quale disse anche lui di aver visto tre persone. Due, come aveva riferito il primo testimone, probabilmente di nazionalità extracomunitaria, la terza che poteva anche essere italiana. Noi avevamo prospettato un’altra via di fuga, appunto il terrazzino, proprio in virtù non solo di queste testimonianze, ma anche perché vi erano, proprio sul terrazzino di casa Castagna, delle tracce di sangue da calpestìo, come pure vi era, sulla parete all’interno di casa Castagna, il sangue dell’ultima vittima, la povera signora Cherubini. Peraltro c’era un particolare di molto rilievo, che quando entrarono nella palazzina i primi due soccorritori, i primi due vigili del fuoco, sentirono la signora Cherubini gridare più volte ‘Aiuto’. Provarono a raggiungere l’ultimo piano, quindi la casa del signor Frigerio e della signora Cherubini, però il fumo intenso impediva di passare, per cui lasciarono per un attimo la palazzina e ritornarono in cortile per prendere un estintore, perdendo qualche minuto. Quando rientrarono nella palazzina, la signora Cherubini non gridava più. La signora Cherubini venne trovata nel suo appartamento con il cranio fracassato e la lingua recisa, perché ricevette il colpo di grazia alla gola che colpì anche la lingua. Questo sta a significare che quando i primi due soccorritori entrarono, la signora Cherubini ancora non era stata finita, e quindi che il suo aggressore era ancora di sopra, pronto a finirla, come poi in effetti la finì. Il fatto che gridasse aiuto, e che poi venisse trovata con la lingua recisa, fatto che le avrebbe impedito di gridare aiuto, non può non essere considerato. Questo sta a significare che l’aggressore o gli aggressori non potevano più uscire da quella corte, perché ormai nella corte c’erano i soccorritori, e che quando i primi due soccorritori lasciarono per un attimo la palazzina, gli aggressori scesero da casa Cherubini, rientrarono in casa Castagna, e lì lasciarono il sangue dell’ultima vittima, della povera signora Cherubini, per poi guadagnare il terrazzino e calarsi su via Diaz dall’altezza di circa un metro e mezzo, quindi molto facile da raggiungere. Lì, guarda caso, proprio a quell’ora, vennero viste due persone più una terza provenire dalla direzione del terrazzino, da questo signore che lei ricordava, questo signore italiano che abita proprio lì di fronte. Questo è un argomento che noi sosteniamo, ma lo sosteniamo in base ad elementi di carattere tecnico, cioè le testimonianze dei soccorritori, quali appunto il taglio della lingua, che non poteva permettere di gridare aiuto aiuto, quali il sangue della signora Cherubini rinvenuto in casa della signora Castagna, l’ultima vittima, le impronte da calpestìo sul terrazzino, le dichiarazioni di questo signore italiano, le dichiarazioni dell’altro signore extracomunitario, che è stato in via Diaz e vide dei soggetti, e guarda caso tutti e due videro tre soggetti alla stessa ora, e, al contrario, alla stessa ora nessuno vide uscire Olindo e Rosa da quella corte.”

 

“Pare che uno degli esecutori della strage fosse mancino.”

“Questo si può dire soltanto con grande approssimazione, Certo, dalla descrizione che diede il sopravvissuto Frigerio  della sua aggressione, cioè che sarebbe stato colpito, una volta messo prono, da una persona alle spalle, nella zona sinistra del collo, quindi una persona messa a cavalcioni sulla schiena, allora tutto lascia presupporre che il colpo sia stato dato con la mano sinistra, perché in quella posizione il colpo poteva essere dato solo con la mano sinistra, quindi dalla descrizione che ne fornisce il sopravvissuto. Solo che poi il sopravvissuto disse pure che il suo aggressore era stato Olindo Romano, mentre per i primi quindici giorni indicava un soggetto non del posto, a lui sconosciuto, olivastro, occhi neri e quant’altro. Certo è che il signor Olindo Romano non è mancino.”

 

“Possiamo dire che la chiave di volta della faccenda è stata la confessione resa dai due coniugi.”

“La chiave di volta è stata naturalmente la confessione, che viene considerata un elemento determinante,  dato che non si capisce a quale scopo due persone debbano accusarsi di un crimine del genere, quindi se hanno confessato, sono loro i colpevoli. Però, molto spesso è così, e altre volte non è così, perché non tutti sanno che sia la cronaca giudiziaria italiana che quella internazionale è piena di confessioni fasulle, confessioni indotte, piuttosto che confessioni di mitomani, eccetera eccetera. Peraltro, anche le confessioni devono essere valutate in un certo modo, nel senso che lei mi può confessare di aver abbattuto l’aereo a Ustica, però poi mi dovrà spiegare come ci è riuscito, e darmi dei dettagli. Ora, questi dettagli sono stati resi, ma sono tutti dettagli errati. Quando Olindo fornisce dettagli, li sbaglia tutti. Le faccio degli esempi concreti per capirci. Nonostante abbia deciso di confessare, e poi parleremo anche del motivo per cui ha deciso di confessare, eventualmente, lui vuole confessare ma fa degli errori clamorosi. Per esempio, è stato accertato che chi agì in quella casa agì al buio. Inizialmente Olindo dirà che c’era la luce. Poi gli verrà detto che la luce era stata staccata, e allora lui dirà, va bene, allora ho agito al buio. Gli viene chiesto, ma lei a che ora ha staccato la luce? Alle 20, dirà lui, perché sa che il delitto è stato commesso attorno alle venti. In realtà poi è stato accertato in modo inoppugnabile che la luce in quella casa venne staccata alle 17,40. E altro. Quanti colpi ha dato alla signora Cherubini? Lui dirà due, tre. In realtà la signora Cherubini aveva subito trentasette colpi, e quindi diciamo che è stata purtroppo la vittima che ha subito una ferocia maggiore rispetto alle altre. Dove l’ha uccisa? Lui dirà, al piano terra, in realtà fu uccisa al secondo piano. Che vestiti indossavano le vittime? Non li saprà descrivere, tranne quelli di Paola Galli, perché dice Olindo che li ricordava, ma sbaglierà tutto, per esempio dirà che quello se lo ricordava benissimo, aveva una gonna grigia e rossa, mentre in realtà aveva una gonna leopardata. Cioè, nei dettagli non indovina proprio nulla, tant’è vero che noi abbiamo cintato, per quanto riguarda la confessione di Olindo, duecentoquarantatrè errori, cioè un errore ogni trenta secondi di dichiarazioni, sono veramente tanti. Peraltro a questo bisogna aggiungere che vi era un’intercettazione ambientale, cioè poco prima di confessare, gli inquirenti proprio in carcere fecero incontrare Rosa con Olindo e misero una cimice per ascoltarli. Dove sostanzialmente Olindo dice a Rosa, guarda che ho parlato con quei signori lì fuori, e mi hanno detto che se confesso, tu torni a casa, e io dopo qualche anno ti raggiungo, con l’abbreviato, quelle cose lì, le attenuanti generiche, mi hanno detto, e Rosa dirà, ma scusa se non siamo stati noi, che cosa vuoi confessare, il carcere ti pesa così tanto, e lui dice, guarda, per tagliare le gambe al toro, questo mi sembra il minore dei mali, ecco che l’analisi della confessione deve esaminare anche gli altri elementi che le stanno intorno. Del resto, sono stati gli stessi due carabinieri che entrarono quella mattina in carcere ad aver detto poi in dibattimento che in effetti uno dei due disse ad Olindo, che, siccome lui diceva che mia moglie non c’entra niente, di aver detto a Olindo, vabbè, ma se tua moglie non c’entra niente, vuol dire che tu c’entri per qualcosa, quindi ti suggerisco di chiamare i magistrati, di dire che tua moglie non c’entra nulla, così se ne va a casa, e poi tu, confessando, con le attenuanti generiche, l’abbreviato e quelle cose lì, prendi qualcosa di meno. Quando nella intercettazione ambientale lui dice queste cose a Rosa, queste cose trovano conferma dalle stesse dichiarazioni rese poi in dibattimento dai due carabinieri che quella mattina entrarono in carcere e parlarono con Olindo. Il contesto quindi è molto più ampio, perché da un lato abbiamo questa confessione, mi passi il termine, sgangherata, perché nessuno poi ha confutato, anche nelle sentenze di merito, che in effetti gli errori ci furono, cioè anche la sentenza, non quella di primo grado, ma poi dalla sentenza di appello in poi fu scritto che gli errori in effetti ci sono, solo che, e questa è stata la motivazione da parte dei giudici, magari sono il frutto dell’azione concitata del momento, e in parte anche della volontà di Olindo di lasciarsi una porta aperta per poi ritrattare. Ora, tutto si può dire, ma che uno confessi per poi ritrattare, mi sembra veramente abbastanza singolare, visto che sostanzialmente sarebbe meglio, in questi casi, non confessare. Una volta confessato sarà sempre più difficile ritrattare. Per esempio, ancora Olindo, quando non sapeva che il RIS di Parma doveva depositare degli accertamenti, aveva detto di aver appiccato il fuoco con un semplice accendino, in realtà poi venne accertato dal RIS che in quella casa venne dato fuoco non con un semplice accendino, ma utilizzando anche degli acceleranti di marca diversa. Naturalmente per fare quello che è stato fatto, quel tipo di incendio, con un semplice accendino difficilmente si sarebbe riusciti a farlo. Questi sono gli elementi che riguardano la confessione. Certo, la confessione certamente ha pesato, ha pesato tantissimo, perché, si può anche dire così, ha lavato le coscienze un po’ a tutti.”

 

“Certo, Olindo e Rosa sono due persone psicologicamente molto particolari. È stata fatta una perizia psichiatrica?”

“Anche questo. Purtroppo, noi abbiamo anche chiesto una perizia psichiatrica, non per cercare la semi incapacità o l’incapacità, ma per accertare quello che loro due sono. Per eventualmente misurare il loro grado della possibilità di suggestione e di induzione che può essere creata in questi soggetti, anche quella ci è stata negata, quindi fra i settanta testi, e non solo, ma anche ci è stata negata la perizia psichiatrica per analizzare sia Rosa che Olindo.”

 

“Vi siete avvalsi anche della collaborazione di un criminologo?”

“Nell’ambito della difesa il consulente era il professor Torres, che purtroppo ci ha lasciati un anno e mezzo fa, la dottoressa Vasino, la dottoressa Saracino, c’era il professor Strata, neurologo, erano stati nominati anche dei periti psichiatrici, il dottor Bogetto, proprio per eventualmente esaminarli, ma non ci è stato consentito. C’è stato anche come perito Paloscino, per cercare il profilo di quel soggetto che nei primi quindici giorni Frigerio descriveva. Quello che fece una relazione per la difesa fu il professor Carlo Torres, insieme alla dottoressa Vasino e alla dottoressa Saracino, che poi addirittura non venne nemmeno sentita, perché la dottoressa Saracino fu uno di quei testi prima ammessi e poi revocati. Il RIS lavorò sulla scena del crimine con diciotto unità, erano i consulenti del Pubblico Ministero, solo che, siccome la loro relazione era favorevole a Olindo e Rosa, abbiamo dovuto insistere per avere la loro relazione, quindi solo tramite le nostre richieste poi venne depositata. Addirittura il PM non voleva che entrasse in atti, e non citò neppure il RIS di Parma, che divenne testimone della difesa. Erano diciotto unità, se ne ammisero soltanto tre.”

 

“Insomma, i reperti di cui hanno parlato i giornali, dove sono custoditi, e come mai non sono stati messi in evidenza, dopo quasi undici anni?”

“Questi reperti sono, alcuni presso il RIS di Parma, altri presso l’Università di Pavia. Sono custoditi, secondo le nostre informazioni, perché quando abbiamo fatto la richiesta, sia il RSI di Parma che l’Università di Pavia ci risposero che erano custoditi, ed era possibile analizzarli. All’epoca non vennero fatte le analisi di alcuni reperti perché per scelte di carattere investigativo si ritenne di dover fare delle analisi rispetto a delle altre, di analizzare alcuni reperti piuttosto che altri. Poi noi durante la fase processuale avevamo chiesto quell’approfondimento su tutto, che però, insieme ai settanta testi, ci venne negato. Adesso l’iter, una volta che è avvenuto questo annullamento della Cassazione, Brescia dovrà procedere a fare questo incidente probatorio, quindi ad esaminare tutti quei reperti indicati, soprattutto quei reperti che una volta esaminati non potranno essere riesaminati. Nel senso che, una volta fatta la prima analisi, non è detto che se ne possa fare una seconda. quello dovrà avvenire in contraddittorio di tutte le parti, verrà fissata un'udienza davanti al giudice, le parti dovranno nominare i propri consulenti, il giudice il suo perito, e quindi siprocederà ad analizzare tutta una serie di reperti sui quali i tecnici effettueranno un esame unico, nel senso che non potrà essere ripetuto, e quindi verrà fatto un'unica volta davanti ad un giudice, davanti ai periti e agli esperti. Quell'esame cristallizzerà appunto la prova, e vedremo quali saranno i risultati. Una volta effettuato l’incidente probatorio, poi, in base anche ai risultati ottenuti, in base anche ad altri elementi, in questo caso di carattere dichiarativo, ed altro, verrà presentata una vera e propria istanza di revisione, sempre davanti ai giudici bresciani che raccoglieranno anche queste prove qui, quelle relative all’incidente probatorio. “

 

“Quindi il tribunale di competenza è quello di Brescia.”

“La Corte d’Appello competente, così ha stabilito la Cassazione, è quella di Brescia, per fare questo tipo di incombente.”

 

“Quindi i tempi lunghi dipendono dalla Cassazione, che soltanto oggi ha potuto esaminare l’istanza.”

“Noi due anni fa abbiamo presentato la prima istanza, poi ci siamo dovuti rivolgere alla Cassazione perché annullasse questo provvedimento. I tempi lunghi dipendono dal fatto che avevamo chiesto dapprima a Brescia, Brescia riteneva che fosse Como competente, Como riteneva che competente fosse Brescia, Brescia riteneva di non dover fare l’incidente probatorio, abbiamo impugnato l’ultimo provvedimento di Brescia davanti alla Corte di Cassazione, la corte di Cassazione ha annullato il provvedimento di rigetto di Brescia, e ha stabilito che questo incombente venisse effettuato.”

 

“Avevate fatto istanza di revisione del processo?”

“Noi ancora non abbiamo presentato un’ istanza di revisione, avevamo  fatto una richiesta di analisi in incidente probatorio di quei reperti. Ci era stata negata dalla Corte d’Appello anche di Brescia, ritenendo che quel tipo di incombente, di incidente probatorio non si poteva fare anche perché non era stata presentata una richiesta di revisione. In realtà la Corte di Cassazione ha stabilito che l’incidente probatorio andava fatto, anche perché è un incombente che si deve fare anche se non c’è una richiesta di revisione, proprio perché è propedeutico ad una revisione. “

 

“A proposito dei famosi reperti, io ho qui un capello…”

“Sono più capelli, dei quali uno più lungo di dieci centimetri, sono delle formazioni pilifere.”

 

“Un accendino, un mazzo di chiavi, lei mi ha detto due giubbotti, io ne avevo uno, lei mi ha anche detto ‘margini ungueali’, un cellulare e una macchia di sangue, non ho più nulla.”

“Poi esamineremo sicuramente anche una tenda, e anche qualche altro oggetto, non sono solo quei sette, sono quei sette, ma ce ne sono anche degli altri, le aggiungo una tenda e qualche altro oggetto.”

 

“A posteriori, dando non un giudizio, ma un suo parere, lei ritiene che questa condanna nei confronti di due persone che da tanti, come da me e dal collegio difensivo, sono considerate innocenti,  sia stata causata da un’indagine condotta in modo molto particolare. Per esempio, l’identificazione di Olindo è stata fatta da Frigerio mentre si trovava ricoverato in ospedale, con un investigatore che gli mostrava una foto di Oilindo, ‘suggerendogli’ che avrebbe potuto essere stato lui ad aggredirlo.”

“Noi riteniamo che le indagini siano state molte, perché anche ad un certo punto si sono interrotte. Ma soprattutto riteniamo che doveva essere valutato quello che è successo prima, e non soltanto quello che è successo dopo, perché se per quindici giorni il testimone, fin quando non aveva subito alcun condizionamento, quindi davanti al PM, davanti ai suoi figli, aveva per più volte ripetuto di non conoscere il suo aggressore; l’aveva descritto come olivastro, occhi neri, capelli neri sul volto, forte come un toro, esperto di arti marziali, ma soprattutto aveva detto a più riprese di non conoscerlo, che non era di Erba. Questo sta a significare che escludeva dal cono della responsabilità il già sospettato Olindo Romano, perché il signor Frigerio, Olindo Romano lo conosceva da circa dieci anni, ci si fermava a parlare. Se il tuo vicino di casa, con il quale hai una certa confidenza, ti aggredisce, ti uccide la moglie, è chiaro che tu non è che lo descrivi, lo indichi, è stato il signor Rossi, non indichi altri soggetti sconosciuti. Quindi il signor Frigerio, fin quando un investigatore, lo stesso investigatore che fin dalla notte era convinto della colpevolezza di Olindo, fin quando non ha incontrato quell’investigatore, ha dato sempre la stessa versione, dicendo che il suo aggressore era un soggetto che non conosceva, con determinate caratteristiche somatiche che non combaciano in alcun modo con quelle di Olindo. Solo dopo la visita dell’investigatore, che fece quel colloquio investigativo, iniziando a dire, diciamo per assurdo, ma se lei avesse visto Olindo Romano come suo aggressore, l’avrebbe riconosciuto? E anche lui dirà, penso di sì. Poi continuerà a dare a quest’investigatore la stessa descrizione di un soggetto sconosciuto, fin quando l’investigatore, dopo quarantacinque minuti ritorna sull’argomento, e dice: tornando all’Olindo, le ho messo quel dubbio che sia lui, o che non sia lui? Lei ci pensi a questa figura che aveva di fronte, e poi ne riparliamo. Tant’è vero che Frigerio dirà, ma pensate che sia stato l’Olindo? E allora l’investigatore lo lascia con questo dubbio. Nei giorni successivi, Frigerio dirà, al cento per cento, che il suo aggressore è stato Olindo. Ora non ci vuole uno scienziato per stabilire che il ricordo più genuino è quello che non è stato condizionato da nulla, e fin quando Frigerio non è stato condizionato da nulla, ha detto che il suo aggressore aveva caratteristiche somatiche molto diverse da quelle di Olindo. “

Fin qui l’intervista che l’avvocato Schembri ci ha gentilmente concesso, e della quale lo ringraziamo. Restiamo in attesa della data dell’incidente probatorio, che, ci auguriamo, porterà alla revisione di un processo che, ad un osservatore non addentro alle cose della giustizia, e alla luce di quanto l’avvocato Schembri ci ha detto, sembra viziato da situazioni e decisioni non chiare e non motivate, almeno al grande pubblico. Certo è che il processo a Rosa e Olindo, prima che in tribunale, venne fatto in televisione, in base a voci raccolte da chi evidentemente ne sapeva ancor meno di chi le voci raccoglieva, a caccia di sensazioni. Bene dice l’avvocato Schembri quando parla di un processo “fortemente influenzato dal sentire comune” e, secondo noi, falsato da una confessione che avrebbe almeno dovuto sollevare dei dubbi negli inquirenti sulla sua genuinità. Rosa e Olindo sono due mostri, sì, ma non due assassini, sono due mostri di ingenuità, e lo dimostrano con la richiesta che venne fatta di una cella matrimoniale. Ci auguriamo che giustizia venga fatta, anche se a distanza di undici anni, o che almeno giustizia venga resa a chi non ne ha avuta.

 

 

 

 

 

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