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Il commento
Spesso si assiste a pronunciati sbeffeggiamenti e mancanza totale di rispetto verso persone che ce la mettono tutta cercando di dimostrare le proprie capacità
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di Paolino Canzoneri

Appena iniziata la sesta edizione televisiva di Master Chef, il talent show culinario condotto dai soliti quattro protagonisti oramai consolidati del mondo culinario nazionale e internazionale ossia Bruno Barbieri, Carlo Cracco, Joe Bastianich (che non è Chef ma imprenditore milionario statunitense con vari ristoranti dislocati nel territorio newyorchese e aziende vinicole in Italia), e lo Chef napoletano Antonino Cannavacciuolo da un paio di anni nel gruppo dei giudici.
 
Quattro cuochi dalle spigliate forme caratteriali ben distinte che insieme formano una giuria tutt'altro che omogenea quale valore aggiunto a diverse concezioni di giudizi spesso in contrasto tra loro ma nell'assoluto interesse nel cogliere spunti il più possibile  chiari ed esaustivi. Dall'altra parte della cucina ci sono i concorrenti, ovvero persone di ogni livello sociale e culturale che nella nuova professione di Chef ripongono le speranze di rimettere in gioco la propria vita quasi sempre vissuta e appesantita da un altro lavoro che non soddisfa e che crea in loro una esigenza di cambiamento; una rivalsa che rimetta in gioco la propria esistenza con una nuova professione e un riconoscimento che rappresenti uno stimolo e una gratificazione appagante derivata anche dalla concreta possibilità di aprire un locale di ristorazione grazie alla somma in danaro messa in palio per il vincitore.
 
Nel corso delle precedenti edizioni è andato sempre più evidenziandosi un comportamento rigoroso da parte dei giudici verso i concorrenti al solo scopo apparente di effettuare una "scrematura" attuata   per selezionare e scovare i veri talenti che meritano di proseguire nella sfida per via della loro perizia, estro, fantasia e arte. A colorire le prove sempre più complesse il rigore millimetrico e "recitato" dei quattro giudici che dopo una lunga gavetta giovanile nelle cucine di tanti ristoranti sono riusciti, ognuno a modo proprio, a crearsi un piccolo impero imprenditoriale nella ristorazione e da anni praticamente non cucinano quasi più passando dalla gestione amministrativa dei loro locali, scrivere dei libri di ricette, fino ad abbracciare definitivamente il nuovo ruolo di star  della televisione dalla indiscussa autorevolezza e dalle capacità di critica e giudizio che le "stelle" conseguite negli anni di lavoro gli hanno indissolubilmente conferito.
 
"Tanta roba" che ha messo a nudo però alcuni effetti collaterali che sembra oscurino un po quella compostezza che si deve sempre saper mantenere nel rapporto con le persone, talenti o non tali. Spesso si assiste a pronunciati sbeffeggiamenti e mancanza totale di rispetto verso persone che ce la mettono tutta cercando di dimostrare le proprie capacità. Un rispetto violato tante volte con sogghigni, risatine, parole umilianti e spesso vere e proprie manifestazioni di disprezzo come il lancio del piatto preparato dal concorrente che silente e mortificato non proferisce parola e mesto assiste alla propria pubblica "messa alla gogna". Si può arrivare ad immaginare quali possano essere le trame complesse e spesso becere dei format televisivi costruiti sulla pressante pubblicità di decine di marchi e loghi sempre evidenziati con inquadrature ad hoc e oltremodo creati per fare più "audicence" possibile, ma assistere a questa palese mancanza di rispetto per le persone rasenta e supera il cattivo gusto.
 
Quello che colpisce maggiormente non è solo la derisione gratuita di persone che nel loro animo ci hanno creduto sinceramente, ma il livello del cattivo gusto che arriva a situazione imbarazzanti quando spesso dalla bocca degli stessi "Chef" si levano frasi clamorose come per esempio "questo risotto è una merda". In casi come questi è da reputare veramente insopportabile usare certi aggettivi quando si parla del cibo e della sua sacralità. Non è auspicabile che si usino in una stessa frase le feci e il cibo ma putroppo tocca assistere a queste frasi pronunciate da professionisti autorevoli che del cibo dovrebbero averne assoluto rispetto e quasi una fede visto che gli hanno dedicato la vita intera.
 
Per quanto male possa essere stato cucinato un piatto, esso contiene comunque del cibo e non va nè lanciato in aria e tantomeno associato ed offeso con aggettivi dispregiativi ed umilianti. Una mancanza palese di stile e poca educazione forse sostituita da copiosi guadagni e beceri interessi per la notorietà che nel corso della vita hanno fatto cambiare "i gusti e i sapori" tanto difficili da imparare e studiare in gioventù. Ad oggi è fondamentale capire quanto il cibo e la sua elaborazione rappresenti una arte vera che impone perizia e rispetto. Il format televisivo deve sapere premiare i talenti e le eccellenze e saper spiegare le lacune e gli errori senza che parole, urla o gesti violenti diventino una prassi per aizzare i leoni a sbranare i cristiani nel Colosseo.
Cronaca
Si ipotizza come causa dell’arresto cardiaco un’overdose di eroina
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di Angelo Barraco
 
Londra – Il giorno di Natale è morto all’età di 53 anni l’icona del pop mondiale George Michael, personaggio che negli anni, attraverso la sua musica, ha fatto sognare milioni di giovani, dai Wham! Fino alla carriera solista, vendendo oltre 100 milioni di dischi. Una carriera che costantemente è stata oggetti di attenzioni mediatiche per via delle sue scelte sessuali e le sue provocazioni sessuali che, nell’epoca del bigottismo e restrizione mentale, hanno rappresentato l’espressione incontrastabile di libertà e volontà di far reagire un popolo alla repressione di un paese ancorato a vecchi dogmi.
 
La morte di George Michael, secondo quanto dichiarato ufficialmente dal manager, sarebbe avvenuta per insufficienza cardiaca e la Polizia ha precisato che “non ci sono circostanze sospette” e il suo staff ha affermato che è “morto serenamente in casa sua”. Tutto sembrava apparentemente chiarito e risolto ma ecco che improvvisamente spunta su Daily Telegraph  un’agghiacciante tesi alternativa che ipotizza come causa dell’arresto cardiaco un’overdose di eroina. Sarebbe stato proprio il compagno a chiamare i soccorsi nel momento si sarebbe trovato di fronte il compagno privo di vita sul letto ad ora di pranzo.
 
Il quotidiano riporta inoltre che “nell'ultimo anno Michael ha lottato contro una crescente dipendenza dall'eroina”. Rivelazioni sconvolgenti emerse a seguito di alcune rivelazioni del compagno che fanno emergere ancora una volta l’entità del problema-droga all’interno del mondo del rock. In un periodo in cui tale problema sembrava apparentemente superato con lo sviluppo tecnologico e l’avvento di nuove forme di informazione e di prevenzione, sembra invece che la droga sia ancora un piaga sociale che si estende a macchia d’olio in modo inarrestabile, una sottile linea di sangue sta mietendo vittime nel mondo del rock e non solo, facendo calare il sipario ad uno spettacolo triste e dal sapore amaro.
 
La droga come appagamento personale per estraniarsi dalla realtà e raggiungere stati mentali alterati che consentono di poter nascondere velatamente un disagio o un’insoddisfazione, seppur momentanea,  è questa la costante psicofisica che vivono molti artisti che attraversano la sottile linea bianca che li separa da morte certa e si avviano verso un’assunzione periodica che  li rende dipendenti e alza notevolmente il margine di tolleranza, spingendoli pian piano ad assumere sempre maggiori quantità di droga, fino alla morte. Soldi, successo e creatività si tramutano in polvere e diventano il veicolo attraverso il quale si innesta nella mente dell’artista la convinzione di migliorare le proprie qualità creative con l’alterazione e la distorsione della mente, senza considerare minimamente le conseguenze. Come mosche in un piatto gli artisti si spengono lentamente e improvvisamente.
 
E’ il caso di Prince, artista eclettico 57enne che ha saputo trasformare l’arte in musica e viceversa venuto a mancare il 21 aprile scorso in circostanze che in un primo momento risultavano poco chiare. Le indagini hanno però appurato che Prince è morto per un’overdose di oppiacei e le indagini avevano puntato l’attenzione su alcuni medici che avevano prescritto dosi eccessive di antidolorifici. Quando la vita di un’artista brilla di luce è un privilegio nonché un prestigio per coloro che si attorniano ad essa, ma quando la luce si trasforma in fumosa nebbia senza margini di visibilità allora non esistono vie di contrasto alla rassegnazione.
 
E’ il caso di Whitney Houston, 48 anni rinvenuta cadavere nei primi di febbraio di quest’anno in un hotel di Beverly Hills. Una vita di successi contrastata agli innumerevoli eccessi e una tossicodipendenza divenuta persino oggetto di un reality show, ma sono stati tanti i percorsi di riabilitazione non portati a termine, le ricadute, la voglia di ricominciare da zero e scrollarsi un fantasma troppo grande per un’anima così pura dentro ma distrutta in viso dalla sottile dama bianca. Alla tragedia si è aggiunta un’ulteriore tragedia, Bobbi Kristina Brown, figlia di Withney Houston e Bobby Brown p stata rinvenuta cadavere il 28 luglio. La 22enne è stata rinvenuta priva di sensi nel bagno di casa alla periferia di Atlanta. La giovane era rimasta in coma per sei mesi per gravissimi danni cerebrali dopo aver assunto droga e alcool. Vite che si spezzano e si annientano all’improvviso di personaggi dello spettacolo che hanno avuto tutto dalla vita: fama, successo, gratificazione personale, soldi e soprattutto un riscatto sociale che in passato era stato negato a molti di loro. Una vita artistica e musicale che ogni fan ha trasformato in propria attraverso quella musica e quelle parole di una singola canzone che sono divenute la storia di tante vite, un senso di responsabilità che ogni musicista porta con se e che dovrebbe indurlo a comportarsi in modo coscienzioso onde evitare cattive imitazioni da parte di ammiratori. Ma ciò di cui abbiamo parlato non è altro che una sottile linea bianca che parla di morte, autodistruzione e decadimento, in cui l’arte viene platealmente messa in un angolo per far spazio alla necessità egoistica di soddisfare un piacere fine a se stesso che induce alla lenta e precipitosa autodistruzione che induce alla morte. “Le fumerie d’oppio, dove si può comperare l’oblio, sono covi di orrore dove il ricordo di vecchi peccati può essere distrutto dalla follia di quelli nuovi” Oscar Wild. 
Il commento
Parcheggiati presso strutture private o pubbliche ci sono tanti “cari” anziani
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di Emanuel Galea

 

Con la contenzione s’intende ogni metodo fisico, meccanico o farmacologico che riduce la libertà di movimento della persona, l’attività fisica o il normale accesso al proprio corpo. Ciò detto possiamo introdurci nell’argomento: l’incubo di tanti anziani e minorati sfortunati. Ci avviciniamo alle feste natalizie e il pensiero vola al solito pranzo del 25, agli auguri, ai regalini. Quelli che se lo possono permettere, lasciano alle spalle angosce e problemi e si avviano, in anticipo, per la consueta settimana bianca. La mamma, che non vede l’ora di sfoggiare davanti alle amiche la sua nuova tuta da sci Peak Mountain, acquistata a rate per l’occasione e suo marito, porta ben visibili, fermi al porta sci sull’auto, nuovi di zecca, un paio di sci di ottima fattura. Sci googles, guanti, scarponi, per lui, per la signora e per i due figli. Il soggiorno è stato prenotato anzitempo, pensione completa per tutti quanti. A casa, in attesa del Natale sono rimaste diverse famiglie. Molti di queste fanno parte della categoria certificata dall'Istat, e cioè, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, che nel 2015 è stata pari al 28,7% (17.469.000 individui) cioè pari a oltre un italiano su quattro. Queste famiglie, anche loro italiane, impossibilitate per ragioni economiche di permettersi le festività in montagna, si riuniscono, come da antiche tradizioni, tra amici e parenti. Sperano di dimenticare, anche se solo per un giorno, la crisi che si accanisce su di loro e organizzano il classico pranzo natalizio.
 Intanto, dicono loro, facciamo finta che tutto va ben, e tutti in coro rispondono “tutto va ben”, come cantava Ombretta Colli. I soliti commentatori dei vari tg e gli editorialisti della grande stampa rasserenano i loro rispettivi spettatori e lettori che l’Italia va! Ci sarebbe sì, qualche zona d’ombra, ma presto tutto passerà.
Il tutto verrà domani e “domani è troppo tardi” per chi boccheggia.


Non tutti lasciano la città per trascorrere le festività fuori. Parcheggiati presso strutture private o pubbliche ci sono tanti “cari” anziani. L’ipocrisia, a volte, vuole lavarsi la coscienza dicendo: stanno meglio loro anche se a noi mancano tanto! Non è così! Si dice che lo si fa per il loro bene. E’ tutto da vedere.
 Per fortuna tanti “cari” nonnini hanno accompagnato le famiglie per festeggiare le festività fuori e altri si riuniranno con parenti ed amici e serenamente festeggeranno le festività. Giusto dire che altri nonnini sono ospitati in case alloggio o strutture pubbliche e sono circondati da affetto e cure come se fossero a casa propria. Gli anziani ospiti sono bene trattati, amati e serviti, dove al posto della contenzione si pone assistenza, dialogo, rispetto. 


Di strutture d’eccellenza per anziani ne abbiamo trattato in altre edizioni del giornale. Ci sono residence per anziani che meritano tutti i nostri elogi. Non di questi che si vuole parlare. Ahinoi, esistono altre case alloggio per anziani che non meritano alcuna autorizzazione d’esercitare tale funzione sociale. La cronaca regolarmente richiama la nostra attenzione su casi di maltrattamenti ai danni di anziani e minorati, ospiti di queste sedicenti “oasi per anziani”. In queste case particolari di alloggio, si legge nelle cronache, centinaia di anziani, disabili e minorati psichici, si tengono legati ai letti, in silenzio e molto spesso segregati. Questo succede tanto alle strutture sanitarie pubbliche come in qualche casa di cura oppure residence, (residence suona più chic). Questo metodo è la tanta discussa ed abusata “contenzione” fisica ed ahinoi, spesso farmacologica. Gli infermieri italiani, secondo la Federazione Nazionale Collegi IPASVI, si sono impegnati “affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali”. Ahinoi, l’impegno degli infermieri con buoni propositi, molto spesso, è stato e lo è tutt’ora, disatteso in molte parti e molte strutture d’Italia. Robert Gardiner Hill, chirurgo inglese, specialista nel trattamento di malattie mentali, (1811 –1878) asseriva, senza mezzi termini, che in un ambiente adatto, con un numero sufficiente di infermieri professionisti, la contenzione non è mai giustificata, al contrario è sempre da condannare. Il Codice Penale tratta esaurientemente la materia e ravvisa in certi comportamenti scorretti degli operatori sanitari, il sequestro di persona, vedi art. 605, la violenza privata, vedi art. 610 e i maltrattamenti lungamente trattati dall’art. 572.


Questo mal costume è tristemente usato maggiormente per una cattiva organizzazione e per carenza di personale. Manca spesso la professionalità in queste strutture incriminate. Il povero “caro nonnino” con questo barbaro sistema si sente bloccato, in gabbia, senza libertà di movimento. Interpellati alcuni di questi sventurati, vittime di una terapia medioevale, hanno dichiarato: “i cani hanno solo un guinzaglio, noi invece…”. E’ triste, molto triste!


Non si conoscono le statistiche nazionali dei decessi causati da questa “cura”, invece sono noti quelli pubblicati dalla FDA negli USA. Ci sono 100 morti all’anno per uso improprio della contenzione. Negli ultimi 10 anni, nel solo Connecticut ci sono stati 142 decessi da contenzione impropria.
Manca la formazione del personale in queste case alloggio incriminate, mancano i controlli, manca il rispetto verso la dignità dell’anziano. Ripetiamo, per non creare confusione. Per fortuna, sparse per tutt’Italia ci sono delle strutture, pubbliche e private, dove gli anziani ospiti sono bene trattati, amati e serviti, dove al posto della contenzione si pone assistenza, dialogo, rispetto. 


Ahinoi, in mezzo a queste, come mele marce, si inseriscono delle strutture come quella portata alla ribalta dalla stampa il 19 ottobre. La barbara e disumana condotta, maltrattamento in modo continuato ai danni di anziani e minorati psichici ospiti della struttura, casa alloggio di Acerno.
Questa triste ed incivile abitudine non è solo storia d’oggi. L’08/10/2014, è andata in onda su Tg1 la triste vicenda di anziani picchiati e legati al letto. L’orrore era successo in una clinica per anziani in provincia di Isernia, in una struttura di proprietà dello stesso sindaco del paese.
E’ una storia senza fine. Il 14 Ottobre 2015 la stampa pubblicava altra storia di anziani sedati, malnutriti e legati al letto. L’oscenità e tale violenza si compivano in due case di cura, a Palermo. Sempre a Palermo, in una struttura privata, a tutti gli anziani veniva imposta la sveglia alle 4 del mattino. C’era poco da ribellarsi, chi lo faceva veniva immobilizzato alla sedia oppure al letto con lacci e stringhe.


Sarà poi vero che parcheggiamo il caro nonnino nella casa alloggio per il suo bene? Siamo veramente sinceri che ci piange il cuore mentre lo affidiamo alla cura del personale della casa d’alloggio?
Se proprio non ci è stato possibile invitarli a festeggiare le festività insieme a noi e ai loro nipotini, accertiamoci bene, per lo meno, che il caro nonnino non sia legato a letto mentre noi ebbri e briosi brindiamo e auguriamo Buone Feste.
 

Politica
Acque tranquille a Milano, agitatissime a Roma, con l’attacco dell’artiglieria pesante nei confronti di Raggi e del M5S.
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di Roberto Ragone 


MILANO - L’adozione di due pesi e due misure da parte del potere politico in Italia è sempre stata una cosa macroscopica, ma non è mai arrivata agli assurdi di oggi, con il PD che, durante il regno di Renzi, ha acquisito ogni e qualsiasi centro nevralgico di comando. Senza alcuna vergogna, assistiamo ad assurdi quotidiani, non ultimo l’attaccamento alla poltrona del ministro della (D)istruzione Valeria Fedeli, che, in un paese serio, non avrebbe dovuto essere neanche presa in considerazione. Infatti, dopo la candida confessione del falso in curriculum, data la mancanza di una laurea prima ivi menzionata, ma mai conseguita, si viene a scoprire che, nella migliore tradizione di questo governo, latita perfino un misero e doveroso titolo di studio di scuola media superiore. E va bene che la Lorenzin, inamovibile e blindata dalle case farmaceutiche – non si spiega altrimenti la sua riconferma al ministero della Salute (di chi, poi, la sua? Non certo quella dei cittadini) – anch’essa non dispone di una laurea, magari in medicina, che la renderebbe perlomeno adeguata al compito, svolto abitualmente inviando per indagini negli ospedali ‘ispettori’ non meglio identificati, che certamente ne sanno più di lei.  Nessuno le ha mai chiesto, dall’alto, di dimettersi; a differenza di quanto succede ‘dal basso’, da parte di cittadini che ne hanno chiesto l’intervento, senza mai ricevere un benché minimo cenno di interesse, nonostante situazioni gravi: non ultima, quella di Vincenza Sicari, l’ex maratoneta ora ricoverata a Bari, che da anni attende da parte dei sanitari una diagnosi precisa del suo male che la sta portando alla tomba all’età di 37 anni.

 

Lorenzin, che ha garantito che con la vittoria del SI’ al referendum anche i bambini ammalati di cancro avrebbero ricevuto cure più efficaci: anche questo un’indegna assurdità della nostra politica malata. Quindi, Valeria Fedeli, avendo già mentito in apertura di giochi sul suo curriculum ufficiale, e non avendo i requisiti che possano certificarla come adeguata ad un Ministero che tratta ciò che lei non è mai arrivata a conseguire, dovrebbe dimettersi. Ma, in base alla consuetudine di due pesi e due misure, il personaggio, sponsorizzato, manco a dirlo, da don Matteo per altri meriti che non quelli che l’avrebbero portata a cotanto soglio, resiste, senza vergogna – e qui siamo in linea con Renzi e il suo governo -, ma anche senza dignità personale. Altro caso è quello che ci permette di confrontare due situazioni palesemente simili, quella della sindaca di Roma Virginia Raggi, e quella del sindaco di Milano Giuseppe Sala.


Acque tranquille a Milano, agitatissime a Roma, con l’attacco dell’artiglieria pesante nei confronti di Raggi e del M5S. ipotesi le più truci viaggiano e scorrazzano sui quotidiani, soprattutto su quel Messaggero il cui patron Caltagirone fu colpito negli interessi più cari quando la Raggi decise il NO per le olimpiadi a Roma; quello stesso Messaggero la cui desistenza da attacchi giornalistici  il Marra arrestato per corruzione voleva ottenere con le sue telefonate. Nella realtà, nessun crimine ha commesso Virginia Raggi, di fronte alla legge, nonostante i giornali stampati e parlati insistano sulla posizione di Marra ‘molto vicino’ al sindaco di Roma. L’illecito di Marra, presunto fino a giudizio definitivo, sarebbe stato commesso nel 2013, sotto ben altra amministrazione, vedi un po’ proprio quella del Piddino Ignazio Marino. Ma nessuno si è mai peritato di specificare che, magari, il Marra era ‘molto vicino’ a Marino, molto di più di quanto non sia stato, visto il limitato tempo trascorso, ‘vicino’ a Virginia. E giù tutti a chiedere le dimissioni di Raggi e della sua giunta, dopo aver ripescato la Muraro, già scagionata a suo tempo dall’indagine di Mafia Capitale. Altro clima a Milano, da minuetto, con tanti ‘prego, si accomodi’, ‘dopo di lei’, ‘ma che fa, si autosospende?’, ‘ma non era necessario’, ‘ma lei è troppo corretto’, ‘suvvia, si controsospenda’, ‘ma no, aspetto ancora un po’’, ‘ma no, la città ha bisogno di lei’, ‘dice?’ ‘certo, non faccia così’, ‘quasi quasi ci ripenso’, suvvia, faccia il bravo’. E così pare che Giuseppe sala, indagato in prima persona, e non squalificato dalla scelta sbagliata di un assessore – ma ai suoi assessori nessuno va a fare le pulci?- fluttua su di una nuvoletta, aspettando che la folla acclamante lo spinga a rifare il sindaco. Sala, indagato in prima persona; De Luca, indagato per l’ennesima volta; Fedeli, falso curriculum; un solo comune denominatore: tutti del partito di governo. La verità è amara: in Italia, quando ti metti contro certe persone, ti sguinzagliano contro i cani. Contro la Raggi , che non ha commesso alcun crimine, i carri armati, l’artiglieria pesante, le cluster bomb. Sala, soggettivamente indagato, indisturbato, pregato, corteggiato, affinchè riprenda il suo ruolo. All’orizzonte, nuvole nere per Raggi e M5S, che deve essere squalificato a tutti i costi, perché rischia di arrivare al governo: hanno anche inventato che i suoi esponenti parlano per frasi fatte, estrapolandole dalle varie registrazioni. Questo succede a chi non si adegua al regime, a chi vuole andare contro corrente. Questo succede ad un paese  governato da chi ha come scopo soltanto il proprio vantaggio. Questo succede quando il potere, comunque ottenuto, viene usato come una clava per abbattere i propri nemici, a dispetto della democrazia e dei cittadini.

Il Commento
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di Roberto Ragone

 

Brexit insegna: dopo la debacle, Cameron è scomparso dalla scena, lasciando il potere in mano a chi il referendum aveva vinto di misura, pur avendo dalla sua un numero di consensi non trascurabile. Ma l’Inghilterra è un paese serio. Gli Inglesi si possono amare o no, ma hanno una grande qualità: esprimono un carattere nazionale che prescinde da ogni scelta politica o finanziaria, un attaccamento alla nazione e alla casa regnante che è la loro spina dorsale. Una spina dorsale che gli Italiani hanno perso, insieme al loro carattere nazionale. Se oggi parli da patria, ti danno del fascista. Ma l’amor patrio non appartiene al ventennio. Durante il regime è stato esaltato e sfruttato politicamente, ma è nato prima, e sarebbe molto bello che venisse ritrovato, a dispetto di chi vuole renderci soltanto una colonia. Insomma, l’Inghilterra è una nazione seria. Tutt’altra cosa che l’Italia. O meglio, tutt’altra cosa che i suoi politici, attaccati al cadreghino con resina epossidica. In UK, il giorno dopo, nonostante le proteste di parecchi fan del Remain, la cosa è andata avanti, pur contestata dalla Merkel e Soci europei, e per quanto ne sappiamo, la felice separazione da una Unione Europea vampiresca, pur non consensuale, andrà avanti fino a compimento. Intanto la borsa in UK vola, l’economia è ripresa, le tasse sono, o saranno ridotte, e il sacrificio economico sull’altare del Moloch di Strasburgo è stato cancellato: tutti quei miliardi di sterline da versare ogni anno nelle casse di un’amministrazione oscura, infatti, rimarranno all’interno del Regno Unito, a tutto vantaggio di chi ci vive. Nessun timore per i nostri ragazzi che vogliano andare a lavorare a Londra, sempre che trovino posto: nessuna barriera alle dogane. Tutt’altra solfa ascoltiamo da noi.

 

Sconfitto amaramente dal voto referendario, per quanto si sia dato da fare in ogni modo, Renzi non si toglie dai piedi, anzi, prepara il ritorno. Anzi, la maggior responsabile – almeno secondo la storia – di una riforma costituzionale raffazzonata e faziosa, Maria Elena Boschi, è stata promossa, mentre l’amico personale di don Matteo, Lotti, ha ricevuto in dono un ministero tutto nuovo, creato apposta per lui, il Ministero dello sport. Forse per la sua capacità nel reperire urgentemente nelle pieghe di bilancio, sottraendo risorse a chi ne aveva diritto, 68 mln di euro per pagare Ecclestone e consentire la gara di Formula 1 a Monza e non scontentare Marchionne, testimonial autorevole del SI’. Dopo averci inflitto, Renzi,  complice un Napolitano sempre nell’ombra, ma sempre operativo, un governo noioso come chi lo guida, ha imposto la ‘sua’ squadra di governo, continuando nei fatti a comandare anche dopo le ‘dimissioni’, che ormai meritano le virgolette. Gentiloni è grigio, grigio nell’abito, grigio nei capelli, grigio nel volto, grigio nell’eloquio, incapace di esprimere una supposta personalità, per scelta, per istruzioni ricevute, o per carattere: propendiamo per quest’ultima ipotesi. Anzi, tante sfumature di grigio, magari cinquanta, come il libro che ne porta il titolo – ma senza il pepe che me è contenuto: solo la copertina.

 

E Gentiloni questo è, la copertina di un esecutivo pilotato da remoto, come in un videogioco: ma all’interno solo fogli bianchi. Non  sappiamo quanto durerà; la data di metà settembre 2017 è cruciale per ottenere, da parte di molti parlamentari – pare poco meno di 600 – il diritto all’erogazione dell’agognato vitalizio, che ormai è rimasta l’unica ragione valida per molti per stare in politica. Se Renzi lo riterrà vantaggioso per la sua politica, potrà arrivare a fine legislatura, nel 2018, quando si spera che non si giunga al quinto governo non eletto, e si vada finalmente a votare. Nel frattempo don Matteo avrà maneggiato e rimestato tanto, da avere una posizione di vantaggio, annientando in qualsiasi modo gli avversari politici – leggi Cinquestelle – e accordandosi con i sodali – leggi Verdini – ancorchè scontenti per essere rimasti a far da tappezzeria, mentre sulla pista tutti ballano tranne loro. Berlusconi sta alla finestra, sicuro dei fatti suoi, e sempre disposto a tornare nella stanza dei bottoni: la politica del partito di minoranza che fa da contrappeso sulla bilancia del potere glie l’ha insegnato anni fa il suo amico Bettino Craxi, che riusciva a condizionare la vita politica della nazione con il suo piccolo risultato elettorale. Intanto in TV impazzano presunti sondaggi che mostrano il gradimento di Gentiloni da parte degli intervistati oltre il 50%. Preferiamo non commentare i risultati, ma basta parlare con chiunque per rendersi conto che la situazione è ben diversa. Vien da chiedersi dove siano state fatte le interviste, e come. Ma tant’è: ormai i risultati dei sondaggi in TV servono ad orientare le scelte dei cittadini, e a tranquillizzarli. Non è successo nulla, proprio nulla, infatti Gentiloni da’ proprio l’idea del nulla, e dell’impossibilità di esprimere se non il nulla. Tutto in attesa del ritorno di Renzi, come quando Putin, scaduto il suo mandato, mise al suo posto Medvedev, in attesa di sostituirlo successivamente alla guida della grande Russia. Non che Renzi abbia la personalità dell’ex agente del KGB, nel bene e nel male, tutt’altro. La dimensione dell’uomo è diversa, salta agli occhi. Abbiamo visto Putin sul tatami, portare alcune tecniche di Judo, o a cavallo, stile Mussolini: di contro, abbiamo visto Renzi alla Ruota della Fortuna, senza fortuna, o peggio ancora, vestito da boy scout, con le gambe pelose sotto i calzoncini e il fazzoletto variopinto al collo, sempre con quell’espressione mutuata da Rowan Atkinson nei panni di Mr. Bean. Da rabbrividire. Intanto tutto scorre, ‘Panta rei’, come diceva Eraclito, la vita continua. Ci hanno messo un cappuccio sulla testa, per farci credere che fuori è buio, cerchiamo di strapparcelo dagli occhi. Oppure il nostro destino sarà simile a quello di quel tizio che s’era buttato dall’alto di un grattacielo di più di cento piani, e ad ogni piano si ripeteva: “Fino ad ora, tutto bene”.

L'Editoriale
Ricordiamo tutti Brunetta inviperito tuonare contro Renzi, e il suo governo, oggi stranamente - o prevedibilmente - silenzioso
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di Roberto Ragone

E’ ormai chiaro che gli Italiani, con il sonoro NO del 4 dicembre, sono sfuggiti, più o meno consapevolmente, a quella trappola che Renzi &Co. avevano teso loro, combinando il tutto – il famoso ‘combinato disposto’ tanto caro a Berlusconi – con la nuove legge elettorale, un Italicum che sarebbe andato benissimo se a vincere fosse stato il SI’ (I Piddini non parlano di vittoria del SI’, ma di Renzi, lapsus freudiano), ma che improvvisamente s’è scoperto anticostituzionale, nonostante il suo pregresso. Infatti la legge Italicum era stata  a suo tempo dichiarata anticostituzionale da un Mattarella in quota alla Corte Costituzionale; lo stesso Mattarella che, da presidente della Repubblica, l’ha firmata senza batter ciglio.

 

Con il SI’ al referendum, l’Italicum avrebbe chiuso definitivamente le manette ai polsi di noi tutti. Ma a volte basta un sassolino per confondere il meccanismo più perfetto. Gli autori: Sensi, spin doctor di don Matteo, e Messina, il guru venuto da lontano ad incassare, pare, 400.000 euro per garantire la vittoria referendaria: che poi in realtà sarebbe stata la vittoria di Renzi e della sua politica. Non avevamo torto quando, da queste colonne, mettevamo in guardia i chiamati al voto, nonostante la propaganda martellante su tutti i media, senza alcun rispetto per una presunta par condicio, coinvolgendo anche la stessa scheda utilizzata per il voto, palesemente faziosa. Ed anche i ricorsi contro la scheda sono andati a vuoto, facendo per lo meno sospettare dell’obiettività dell’esame dei ricorsi stessi. Così, dopo un meraviglioso 60 a 40, pensavamo finalmente che la volontà dei cittadini fosse chiara, e che i preposti alla nostra amministrazione pubblica ne facessero tesoro.

 

Ma no, tutto continua come prima, con il quarto governo non eletto, ma imposto dall’alto, e gli Italiani inviperiti. Dov’è la democrazia, in questo paese? Forse in fondo a destra, come quando al ristorante cerchi la toilette. Dopo Prodi con l’euro, Monti con l’austerity assassina, Letta l’indeciso e Renzi l’arrogante, oggi ci godiamo Gentiloni il ‘felpato’ – così è stato definito – un presidente del consiglio a sua insaputa che pare scorrere su ben lubrificati cuscinetti a sfere, tanto la strada è facile, è già tracciata, ed è controllata da  re Giorgio. Anche se oggi il PD & Co. non sanno più dove sbattere la testa. La priorità non è, come potrebbe sembrare, la prosecuzione della legislatura, ma una legge elettorale che consenta di tagliare fuori i Cinquestelle, evidentemente in grande crescita. Nel frattempo continua la cerimonia di avvicendamento alla guida del governo, con un Gentiloni più che malleabile, scelto proprio per la sua capacità di adattarsi a qualsiasi evento politico. Se vogliamo, Nardella, Gentiloni e Mattarella hanno una cosa in comune: l'essere una proiezione degli originali: Nardella di Renzi come sindaco di Firenze, Gentiloni come presidente del consiglio; Mattarella di Napolitano. Un Napolitano che a noi piace vedere ancora come una presenza attiva nelle decisioni di questo governo, una specie, mi si passi il termine, di 'presidente ombra'. Se vogliamo prevedere ciò che succederà, basta guardare ciò che Napolitano farebbe se fosse al potere - in modo evidente.

 

La svolta che tutti aspettavamo dopo il 4 dicembre, e che non c'è stata, sembra proprio portare la sua firma. Ignorare ciò che è successo, e continuare installando il quarto governo non eletto, contro il volere della maggioranza dei cittadini, democraticamente espressa con un voto plebiscitario, è da gesuita: cioè, ignorare semplicemente che sia successo qualcosa, come fa la Chiesa Cattolica quando è in imbarazzo. Come quando un giornalista gli chiese se si fosse accorto del boom del Cinquestelle, alle ultime politiche, e lui rispose che l'ultimo boom di cui si era accorto era stato quello degli anni '60, il boom economico. Per re Giorgo i Cinquestelle rappresentano una spina nel fianco, come per tutto il PD, oltre che per Berlusconi e Forza Italia, e questo si respira nelle sue esternazioni. Insomma, via Renzi, arriva Gentiloni, e il voto del 4 dicembre va a pallino. Come niente fosse. Si notano comunque le tracce di contatti di corridoio avuti con gli esponenti delle varie forze politiche. Romani, FI, con a fianco un Brunetta stranamente mansueto, ha dichiarato che Gentiloni darà il via ad un governo 'normale', come se il governo di Gentiloni fosse ‘normale’, e non una stortura della democrazia; e questo la dice lunga su chi Berlusconi appoggerà in parlamento. Ricordiamo tutti Brunetta inviperito tuonare contro Renzi, e il suo governo, oggi stranamente - o prevedibilmente - silenzioso. E questo è solo uno dei sintomi che in appresso andremo ad annotare. Non ha importanza chi sarà nominato a capo dei vari ministeri in queste ore, tanto non cambierà nulla. E non è cambiato neanche Renzi, dopo la batosta che ha preso. In direzione PD ha ritrovato - ove mai l'avesse persa - tutta la sua arroganza. Speravamo che avesse capito, ma sembra di no. Il governo Gentiloni è nato per arrivare a fine legislatura, come appare molto probabile, nonostante voci di elezioni anticipate, delle quali Renzi dice di non aver paura. Allungare i termini per un confronto gioverebbe certamente al potere in carica, consentendo di consolidare alleanze  più o meno legittime: con il dichiarato proposito di spegnere tutte e cinque le stelle di Grillo, chissà, con qualche scandaluccio, tipo firme fasulle, opportunamente montato sui media a traino. Mentre il presidente emerito, re Giorgio Napolitano muove le fila per distruggere il nemico - politico. Si vedrà.

 

Politica
Quello dell'ormai ex ministro degli Esteri, non è difficile prevederlo, non sarà un governo ‘di scopo’
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di Roberto Ragone
 
Riesce difficile pensare che il nuovo presidente del consiglio designato Paolo Gentiloni, già ministro degli Esteri, sia stato incaricato di fatto da Matteo Renzi, ma è quello che salta agli occhi dopo i colloqui privati con il premier dimissionario, durante i quali don Matteo deve avergli raccomandato di avere un occhio di riguardo per la Boschi e Lotti. Naturalmente dopo avere passato il vaglio di Giorgio Napolitano, la cui ‘ombra lunga’, come avevamo già scritto, s’allunga ancor di più sul quarto governo non eletto dai cittadini: il che fa certamente gridare allo scandalo e al fallimento della democrazia, non quella che il PD si autoattribuisce nel proprio acronimo, ma quella vera, orientata e risultante da libere e democratiche elezioni. Se qualcuno l’avesse dimenticato, ‘democrazia’ nella sua accezione originale, vuol dire ‘governo del popolo’; e invece sembra proprio che con tutte queste manfrine politichesi il popolo sia accuratamente tenuto fuori da ogni decisione. Insomma, che tutto cambi il meno possibile, purchè tutto resti come prima, con un Paolo Gentiloni ‘buono per tutte le stagioni’, come alcune marche di pneumatici. Il quale Gentiloni, prima d’essere indicato da Renzi a Mattarella, ha dovuto incassare il gradimento di Napolitano.
 
Che il M5S se ne faccia una ragione: con Napolitano in vita – e gli auguriamo di campare altri cent’anni –  loro non saranno mai al governo. Tacciati di populismo, come se fosse una nuova forma di lebbra contagiosa, paragonati alla forma più bieca di totalitarismo, che va da Mussolini a Marx; accusati di ‘poca democrazia’ al loro interno per aver preteso che si rispettassero le regole sottoscritte all’ingresso nel Movimento; accusati come malfattori d’aver fatto – e altri ne fanno di peggio – ciò che tutte le sezioni di partito fanno, in merito a firme clonate perché riportate da altre liste, mentre più grave è inventarsi le tessere di partito in vista di congressi, e mentre nessun giornale parla degli inciuci del Molise e dei suoi reggitori accusati dello stesso abominio, solo che le firme in questo caso erano totalmente inventate, secondo la magistratura: l’unica voce con una base elettorale cospicua che darebbe credito al voto popolare è stata trascurata, nonostante la ragionevolezza delle proposte, corroborate anche da tutte le opposizioni; mentre nessuno parla del denaro a cui hanno rinunciato, mettendo in evidenza solo quello che incassano; e nessuno parla degli aiuti concreti alle PMI, già andati a buon fine.
 
Già, le opposizioni: create dal sistema democratico come un contrappeso a chi è al governo, in Italia sono totalmente ignorate, se non peggio. Andare al voto subito, dopo avere corretto la legge elettorale, cosa che avrebbe potuto fare il governo Renzi, dimissionario ma ancora in carica, dopo avere incassato il parere della Consulta, sarebbe stata, in uno Stato in buona fede, la soluzione più onesta. Imporre il quarto governo non eletto, sostituendo Renzi con Gentiloni, -  il che in pratica serve a salvaguardare tutte le posizioni acquisite, - non è una soluzione che possa far bene ai cittadini. Anche perché il 24 gennaio, con il parere della Corte Costituzionale, il ‘nuovo’ governo – una volta si rivoltavano i cappotti, oggi i governi – sarà perfettamente in carica. E scusate se questa fretta è sospetta. Aspettare il parere consultivo su Italicum e  Consultellum con Renzi dimissionario ma ancora in grado di funzionare, sarebbe stato il segno della buona fede di chi questo paese comanda e vuole continuare a comandare, invece no. Così continuerà quella politica che l’esito del referendum ha sonoramente bocciato, e ‘Er popolo se gratta’, per dirla con Trilussa. Cioè, noi non esistiamo proprio per ‘loro’, la casta, quella che persegue sempre e soltanto i propri interessi.
 
Quello dell'ormai ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, non è difficile prevederlo, non sarà un governo ‘di scopo’, buono solo ad approvare la nuova legge elettorale. Quello di Gentiloni – che siederà sulla sedia ancora calda di Renzi - è un governo che porterà l’Italia alla fine della legislatura del 2018, per consentire che tutti i programmi di Napolitano si possano concludere felicemente, alla faccia di ciò che vogliono gli Italiani. I quali, non potendo votare ormai da troppo tempo, si sono espressi plebiscitariamente nell’ultima possibilità che è stata loro concessa. Intanto nel 2018 potrebbero maturare quelle ‘larghe intese’ tanto agognate da un Berlusconi minoritario, l’unica manovra per tenere i Grillini fuori dal governo, e per tenere ancora un piedino nella stanza del bottoni. Mescolando quello che una volta era il diavolo con quella che una volta era l’acqua santa, a dispetto degli elettori di Forza Italia: tanto ormai PD e FI coincidono, avendo occupato entrambi il centro dello schieramento politico, nell'intento di catturare il maggior numero di consensi elettorali moderati: il resto rimane obsoleta ideologia. Saranno contenti i quasi 600 parlamentari che guardavano con timore a nuove elezioni, cosa che avrebbe causato una interruzione della legislatura con perdita conseguente di vitalizio. Non abbiamo dubbi che Paolo Gentiloni scioglierà molto presto le sue riserve di prassi, con tutta probabilità già lunedì. Re Giorgio sì è espresso, anche se soltanto nelle segrete stanze, ma la sua longa manus è palesemente evidente. Né ci aspettavamo che rimanesse a guardare. 
L'Editoriale
Niente soluzione di continuità, quindi, si parla addirittura di un Renzi bis
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di Roberto Ragone
 
Come previsto, l’ipotesi più probabile, conoscendo i nostri polli, rimane quella del quarto governo non eletto, che ci porti alla fine della legislatura. Un governo che permetta a circa 600 parlamentari di completare il periodo di 4 anni, 6 mesi e un giorno di esercizio, per poter ‘godere’ del vitalizio a cui ormai si fanno risalire tutte le vocazioni politiche, quasi che fare un periodo al governo fosse un’opera di beneficenza.
 
Di contro, la prima alla Scala, con grande dispiegamento di forze di polizia per proteggere i VIP, completamente avulsi dalla realtà e incapaci di comprendere le ragioni dei pochi che si sono radunati davanti al teatro per manifestare il loro disagio. Tutti gli intervistati nel foyer hanno parlato soltanto di una ‘grande emozione’ di fronte ad una versione della Butterfly mai rappresentata prima. Un contrasto stridente fra le ‘mise’ delle signore arrivate con grande codazzo di auto di lusso, e i cartelli di chi legittimamente manifestava perché non riesce a tirare la fine del mese, e magari neanche a trovare un lavoro vero, nonostante Renzi & Co. continuino, nel riassunto dei ‘meravigliosi mille giorni’, a decantare le bellezze delle centinaia di migliaia di posti di lavoro in più, circa 550 al giorno.
 
Peccato che nessuno se ne sia accorto, e che i salari siano sempre più bassi, e che le ore lavorate e pagate con i vaucher abbiano raggiunto la quota di 1 milione 700mila. Peccato anche che il 75% degli Italiani non riesca più a mettere da parte un soldo, e che i poveri siano più che raddoppiati in due anni e mezzo. Abbiamo anche imparato che si è poveri quando:
1) non si può cambiare la lavatrice;
2) non si può cambiare l’auto;
3) si lasciano indietro bollette da pagare;
4) non si può far fronte a spese impreviste;
5) non si può permettersi una breve vacanza, di una settimana.
 
Cioè praticamente la condizione generale di quasi tutti gli Italiani, tranne quei pochi ricchi che continuano a rastrellare denaro. Quindi ricchi sempre più ricchi, e poveri sempre più numerosi e sempre più poveri. Fra la Casta finanziaria e la vita reale la forbice s’allarga sempre di più, come accade anche con la Casta politica. Un’esercito di gente che ha in mano le leve del potere e dell’economia, a cui non importa nulla della condizione dei cittadini, soprattutto perché non la capiscono. E non la capiscono perché non si preoccupano minimamente di capirla. Pancia piena non pensa a quella vuota. Intanto, Napolitano parteciperà alle consultazioni per la soluzione del vuoto di potere, dopo la farsa della fiducia posta al governo dimissionario per l’approvazione della legge di bilancio. Abbiamo un Renzi abbondantemente squalificato sia come capo del governo che come segretario del partito, e ancora la sua presenza è condizionante per le decisioni da prendere, anche se non parteciperà alle consultazioni. A cui, invece, parteciperà il presidente emerito Giorgio Napolitano: in che veste, se c’è già Mattarella? Per controllare che l’incarico sia dato ad una persona di sua ‘fiducia’, per continuare la politica intrapresa?
 
Niente soluzione di continuità, quindi, si parla addirittura di un Renzi bis, anche se don Matteo fa il ritroso, giusto per far credere che poi avremo bisogno di lui, che proprio, se fosse per lui mollerebbe tutto, ci mancherebbe, dopo le dimissioni ‘irrevocabili’, accolte impropriamente da Mattarella ‘con riserva’. Mille giorni in cui l’Italia è andata sempre peggio. Renzi, se ci lascia – e tutti ce lo auguriamo, almeno il 60% degli aventi diritto al voto – ci lascia una nazione in pezzi, con gli stipendi ai minimi termini, i poveri che aumentano ogni giorno, la disoccupazione galoppante, i pensionati che fuggono all’estero, i migranti che arrivano in numero sempre maggiore, i guasti nella gestione delle case popolari che creano guerre fra poveri, e famiglie che vanno a vivere nelle cantine dei palazzi, ove trovino posto. Uno sfacelo che don Matteo definisce ‘mille giorni meravigliosi’. Cosa ci trovi di meraviglioso, lo sa solo lui. Lui che non solo non è guarito dalla sua solita arroganza, ma, dopo il lacrimevole discorso pronunciato con la moglie a tre metri di distanza, sullo sfondo, - discorso che pare non sia neanche farina del suo sacco – ha ripreso il suo solito atteggiamento. Certa gente non impara mai. Mentre fuori dal teatro alla Scala i poveri, quelli veri, si accalcano, cercando di manifestare della loro condizione a persone che, ingioiellate e vestite in alcuni casi, con un chimono come la protagonista -  “L’avevo nell’armadio, e ho pensato bene di metterlo”: perché mai una donna debba avere un chimono giapponese nel suo armadio, nessuno lo sa – sono arrivate con auto di lusso in fila indiana, ben protette e attente a non contaminarsi con gli straccioni che chiedevano solo un po’ di giustizia sociale.
 
Si racconta che Maria Antonietta, di fronte al popolo che protestava fuori del palazzo reale, abbia chiesto alla sua servitù per quale motivo lo facesse. “Maestà” fu la risposta “Non hanno pane.” “E allora che mangino brioches” pare che sia stata la risposta. Ora, al di là della leggenda, sappiamo come è andata a finire, con la ghigliottina in piazza. Non siamo a quei tempi, ma la disuguaglianza sociale è arrivata a livelli insopportabili, specialmente se teniamo conto del fatto che il compito dei governi dovrebbe essere quello di creare le condizioni di vita giuste per i cittadini. Dopo la consultazione referendaria sarebbe stato giusto che chi ha fallito in maniera così clamorosa fosse andato veramente a casa. L’esito del referendum ha detto chiaramente che gli Italiani non sono soddisfatti di questa gente e delle loro politiche, tutte tese al vantaggio dei poteri forti, che ormai sappiamo bene chi sono e a chi fanno capo in Italia. Così stando le cose, è molto facile che, sotto la spinta di un Napolitano tanto emerito quanto redivivo, ci venga imposto un quarto governo non eletto. Chiamatelo come volete: tecnico, provvisorio, istituzionale: non c’è niente di più definitivo di una cosa provvisoria. Anche perché è chiaro come il sole che, a dispetto delle ‘gride’ della destra, Salvini in testa, la mira di chi è ancora al potere nonostante tutto, è di arrivare al 2018, cioè a fine legislatura. L’unica strettoia per chi dovrà decidere il prosieguo di questo disgraziato governo sarà l’attenzione ad adottare misure che taglino fuori i Cinquestelle. È probabile, e speriamo di sbagliare, che sarà adottata la soluzione del Renzi-bis, il che consentirebbe di non sconvolgere i piani Bilderberg/Unione Europea. Questo spiegherebbe il perché del mancato sconvolgimento dei mercati finanziari. Con buona pace di chi legittimamente chiede di andare finalmente a votare, dopo il parere della Consulta, il 24 gennaio o giù di lì: infatti non è necessario un nuovo governo per cambiare la legge elettorale, basta, appunto, la modifica della Corte Costituzionale.
L'Editoriale
Ritardare, slittare, insabbiare, manovrare, inciuciare. Aspettiamoci anche questo, nonostante il segnale che ‘loro’ hanno ricevuto sia stato forte e chiaro
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di Roberto Ragone

 

Come prevedibile, di Matteo Renzi non ci si sbarazza facilmente, come della carta appiccicosa di una caramella. Non ancora spento l’eco delle sue lacrime di autocommiserazione, e il ringraziamento alla moglie Agnese e ai suoi figli – che cosa c’entrino, povere anime di Dio, Lui solo lo sa – in una sceneggiata degna di un feuilleton fin de siecle, che subito è partita l’azione di recupero alla ‘santo subito’ in televisione. Nella quale, rocambolescamente, il carnefice è diventato vittima.

 

Così, invece di dimettersi dalla vita politica in toto, ce lo ritroviamo ancora fra i piedi, aspettando che magari Emiliano gli batta sulla spalla, con uno ‘Stai ereno’. Un’incognita è il risultato del prossimo congresso PD, dove potrà succedere di tutto, anche l’imprevisto, nonostante Matteo Renzi sia stato abbondantemente squalificato per un ruolo di direzione. Per lui non sarà una passeggiata, specialmente se insisterà nel voler fare la vittima di un tradimento. L’intervista di Bersani con Floris è stata precisa e rivelatrice: tutti abbiamo potuto constatare che gli avvertimenti gli erano stati dati, e che gli errori che lui ha insistito nel voler commettere sono proprio quelli che gli sono stati contestati da tutta la nazione, e la causa del suo fallimento. Ora la domanda da un milione di dollari è: cosa si fa? La cosa più giusta sarebbe andare a votare subito, rispettati i tempi tecnici, con qualsiasi legge elettorale, visto che ne abbiamo tante da poter scegliere; ma proprio perché è la cosa più giusta, in questa Italia dai tanti misteri, non verrà adottata. Scartato un Italicum per il quale si è sprecata una fiducia e sei mesi di dibattimento, dato che oggi come oggi porterebbe i Cinquestelle dritti come un fuso al governo, ci rimane solo da ricordare la frase che Maria Elena Boschi ebbe a pronunciare alla Camera, rispondendo a chi contestava il fatto che il premio di maggioranza fosse troppo alto, su misura per Renzi e il PD: “L’Italcum non si tocca.”

 

Un’altra delle frasi famose di questo governo. Un quarto governo non eletto porterebbe gli Italiani, ormai stufi, sulle barricate, con grave rischio per l’ordine pubblico. Papabili per l’interim Piero Grasso, il più gettonato perché il più neutro, poi Graziano Del Rio, fedelissimo di Renzi, e Giancarlo Padoan, il suo alter ego, o anche Franceschini, proprio per quella su aria di bravo ragazzo.  Sullo sfondo lo stesso don Matteo, che pretenderebbe, lui ormai potentemente squalificato da tutta la nazione, di continuare a far carte, fidando sulla presenza di coloro che ha favorito piazzandoli nei gangli vitali dell’amministrazione pubblica.

 

Una mano glie la da’, ed era prevedibile, la Consulta, che si pronuncerà, bontà sua, dopo il 24 di gennaio 2017, a feste abbondantemente concluse e godute – loro. Mentre i cittadini rimarranno appesi ad una decisione che potrebbe slittare sine die, magari fino a settembre/ottobre, non foss’altro che per far beccare il vitalizio a chi ha bisogno di completare il suo excursus parlamentare. Intanto Napolitano tace, almeno ufficialmente. Mentre il suo successivo, Mattarella, grida allo scandalo qualora si dovesse andare subito al voto. In realtà, sarebbe più giusto, e anche farebbe bene alla nazione, votare subito dopo un parere che la Consulta potrebbe accelerare ottenendo una risposta prima di Natale: quando è necessario, si fanno anche gli straordinari, e poi ormai il tema lo conoscono a memoria, per il bene della nazione, si potrebbe votare a febbraio, per non lasciare l’Italia in balia del nulla. Ma questa soluzione favorirebbe i ‘populismi’, pericolosissimi e contagiosi batteri antidemocratici, quelli che hanno causato la malattia mortale che ha sconfitto – finalmente! – un Renzi che non vuole mollare. Allora, invece di andarsi a ritirare in convento sul Monte Athos, dove potrebbe più proficuamente riflettere sui suoi errori e sulla causa di una debacle epocale, il nostro riciccia sott’acqua, come un rigurgito di qualcosa mal digerito. Il tutto per fare in modo, complice Mattarella, che con i tempi giusti si inneschino i soliti giochi di corridoio fra PD, Forza Italia, ALA e compagnia cantante: il tutto per evitare che il M5S e le destre, capeggiate da Salvini, pssano cavalcare la protesta generale. Dopotutto, i populismi fanno male al fegato, no? Mentre una politica ‘razionale’ è quella più consigliata a tutta la popolazione, a dispetto di ciò che la nazione stessa possa desiderare. Rimane un’incognita: chi tirerà fuori il coniglio da cappello del prestigiatore? Di solito Napolitano, e questa volta potrebbe incaricare un suo fedele, magari una donna. Ma, beninteso, senza mai apparire. Da salvare, la riforma costituzionale, magari modificata, con tutto ciò ch’essa comporta, alla quale Napolitano & Co. non hanno rinunziato.

 

La caduta di Renzi è solo un incidente di percorso, ora si ricomincia, bisogna continuare il discorso interrotto con Bilderberg e soci, e le insidie per noi cittadini sono più sottili e velenose. Possiamo anche aspettarci un provvedimento autoritario, ogni ipotesi è valida, perché sappiamo dove ‘loro’ vogliono andare a parare.  Ma siamo in Italia, e conosciamo i sistemi della politica nostrana: ritardare, slittare, insabbiare, manovrare, inciuciare. Aspettiamoci anche questo, nonostante il segnale che ‘loro’ hanno ricevuto sia stato forte e chiaro.

Politica
"Se questi sono gli Italiani da rappresentare, io me ne vergogno e quindi abbandono la politica per sempre”
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di Roberto Ragone


Pareva che la presidenta della camera Laura Boldrini, come riportato da alcuni quotidiani, avesse avuto una reazione negativa nei confronti del risultato della consultazione referendaria, dichiarando la propria disapprovazione.. “Sono davvero disgustata dal risultato elettorale, una vera delusione. Il popolo Italiano, sempre più razzista e disfattista, non merita che continuiamo a perdere tempo e risorse per migliorare questo paese. Se questi sono gli Italiani da rappresentare, io me ne vergogno e quindi abbandono la politica per sempre.” Tutto questo è risultato falso, opera di persone dotate di una fantasia poco civile, tese solo a screditare sul web il nome della presidente della Camera.

 

Pur riportate da più giornali, infatti, le frasi della signora Boldrini sono subito apparse non in linea con il personaggio. Infatti, pur mostrando a volte lati molto decisi del suo carattere  e delle sue manifestazioni, Laura Boldrini non ha mai tradito i suoi principi democratici, appassionandosi a tal punto al suo ruolo di garante della democrazia parlamentare, da riprendere, a volte aspramente, i ‘ragazzacci’ del movimento Cinquestelle, sottoposti a volte alla ‘ghigliottina’. È noto altresì l’impegno femminista della presidenta della camera, che sfocia a volte, per troppa passione, in manifestazioni sempre lodevoli sotto il profilo civile, ancorchè poco comprensibili al grosso pubblico. Questo è forse il motivo che ha creato l’equivoco che ha potuto attribuire alla signora Boldrini frasi che ha smentito categoricamente di aver mai pronunciato, per cui è doverosa da parte nostra una precisa smentita. È comprensibile il disappunto di un personaggio di spicco della nostra politica come Laura Boldrini di fronte alla sconfitta di cui è rimasto vittima il presidente del consiglio: dobbiamo tuttavia riportare, per dovere di cronaca, che le sue espressioni hanno riguardato soltanto l’esito altamente democratico della volontà dei cittadini, con toni positivi. La democrazia è senz’altro un bene prezioso per ogni nazione, aggiungiamo noi, e preservarlo da derive non democratiche è un privilegio, come riconosciuto anche dalla signora Laura Boldrini nelle sue interviste successive allo spoglio elettorale.

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