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Il commento
Questi terroristi dove si sono abbeverati di tanta “cultura islamica” per convincersi ad immolarsi e sporcarsi di eccidi infami sperando di guadagnare il premio delle vergini in paradiso?
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di Emanuel Galea

 

Per favore smettetela di chiamarli dei comuni terroristi. Ogni azione nasce da una ragione, è alimentata con valutazioni e passioni diverse, è sorretta e proiettata verso fini, scopi oppure obiettivi precisi. Ogni azione è graduata, governata con metodi secondo tempi e luoghi.

Non tutti gli islamici sono terroristi ma tutti i terroristi degli attentati, dalle Torri Gemelle fino alla Rambla sono stati di matrice islamica.

Perché lo fanno? Per soldi? Per amore di patria? Per odio verso i miscredenti , cioè coloro che non credono nel loro stesso dio? Forse sperano di raggiungere presto il loro paradiso sensuale dove verranno premiati avendo in spose le vergini con delle caratteristiche che ometto di descrivere per non offendere l’altrui pudore.

Se si vuole capire il fenomeno terrorismo bisogna prima rispondere a questi quesiti che sono alle radici di ogni immolazione del kamikaze e conseguente carneficine.
 

L’azione del terrorista nasce da una ragione:

Rifiuto fermamente di credere che tale grave azione, criminale e folle possa trovare ragione e concretizzarsi , solamente perché abbagliati da una offerta qualsiasi di denaro.

Parlare d’amore di patria nei casi specifici non fa senso. Lottare per l’unione e l’espansione dell’Umma, "comunità di musulmani"? Neanche questa ipotesi è credibile perché la nozione di umma, tuttavia, non sempre ha impedito divisioni anche gravi, prodotte da dibattiti teologici da rivalità etniche e politiche. La prima rottura della Umma si ebbe nel VII secolo e altre seguirono successivamente. A questo punto non rimangono che le ultime due ragioni per indurre il musulmano a compiere un atto così abietto ed osceno: odio verso il miscredente e la speranza di raggiungere l’aldilà (Jannah), dove, secondo il testo Coranico, troverebbe ad attenderlo un paradiso sensuale. Le due ipotesi sono interconnesse e per maggior comprensione bisogna che ci riferiamo ai “hadith”, cioè . parole e atti del Profeta che trasmettono l'insegnamento e lo stile della sua vita e della prima generazione dei credenti.

La maggior parte dei teologi musulmani famosi, come Gibril Haddad, quelli ortodossi come al-Ghazali (morto nel 1111 d.C. e al-Ash'ari , morto nel 935 d.C, hanno tutti discusso i piaceri sensuali che si troverebbero in paradiso.

I vari hadith, tanti di essi apocrifi e non tutti autentici, esaltano i piaceri e le doti sensuali delle vergini che spetterebbero al martire musulmano.

Ci sono molte descrizioni riguardo alle vergini in diverse fonti islamiche. I contributi a loro attribuiti sia dal Corano che dai hadith spaziano da quelli fisici a quelli sessuali, da quelli caratteriali alla forma costitutiva del loro stesso essere.

Un fattore importante da non trascurare riguarda il livello culturale degli imam. Dalle presenze che si affacciano di tanto in tanto in tv, non sembrano certamente dei teologi dell’Islam e neanche, me lo consentano, dei professori usciti dall’Università al-Azhar.

Dove si formano per poter istruire ed insegnare il vero Islam agli altri? Cosa insegnano, il Corano oppure i tanti hadith,che come accennato sopra, non tutti sono autentici, come certi apocrifi della chiesa Cattolica?
 

Finalmente arriviamo alla domanda principe: questi terroristi dove si sono abbeverati di tanta “cultura islamica” per convincersi ad immolarsi, oltre a sporcarsi di eccidi infami sperando poi di guadagnare il premio delle vergini in paradiso?

Bisogna prosciugare le fonti dove si abbeverano.

Alcuni puntano il dito su internet. Bene, chi di dovere aumenti la vigilanza su questi siti. Altri, come il sottoscritto, non trascurino le moschee. Da tanto che si parla di regolamentare questa materia che non è circoscritta ai soli imam, bisogna aprire gli occhi sui finanziatori di queste strutture.

La materia è complessa, non è certo quella che ci vogliono dipingere i mass media. I blocchi di cemento fermeranno qualche furgoncino ma non certo l’aspirazione del “musulmano indottrinato” di raggiungere le sue vergini in paradiso

Il Commento
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di Emanuel Galea

 

Tutti ormai conosciamo la leggenda della mela lanciata sul tavolo degli sposi Peleo e Teti da Eris, dea della discordia, offesa perché non invitata al banchetto. Con malizia Eris aveva inciso sul pomo “Alla più bella”. Il resto si conosce, la furibonda lite che seguì tra Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza e Atena dea della saggezza.

Questa volta il pomo della discordia lo ha lanciato il ministro Minniti sul mare agitato del Mediterraneo e sul pomo ha inciso : ”codice per Ong”.In quel momento nel Paese c’era un acceso dibattito sul ruolo di queste organizzazioni, un immigrazione fuori controllo e degli accordi avviati con la Libia per arginare le partenze dei flussi migratori che da lì partivano.

Il ministro Delrio e i vari boldrini, saviano, i manconi e i loro seguaci sono insorti in rivolta definendo il provvedimento Minniti disumano. Qualche operatore umanitario, in un’intervista, ha reagito con veemenza tradendo  lo spirito umanitario al quale dovrebbe ispirarsi. Con le motivazioni più accampate in aria, una alla volta, le Ong stanno sospendendo le loro “attività di soccorso” ciò nonostante il flusso migratorio sulla penisola sta gradualmente entrando nella normalità.

Il capo procuratore catanese Carmelo Zuccaro ed il procuratore capo facente funzione della Procura di Trapani Ambrogio Cartosio irrompono nei sacri antri di queste organizzazioni e avviano  inchieste ed indagini  che interessano dei  volontari di Save the Children, Medici Senza Frontiera e la tedesca Jugend Rettet, tutti indagati con  l’ipotesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Che organizzazioni non governative si trovano in mezzo ad indagini investigative non è certo questa la prima volta. Il famoso settimanale televisivo di approfondimenti della Bbc “Panorama” aveva condotto un’inchiesta sulle più importanti Ong mondiali con quartiere  generale in Gran Bretagna, come Amnesty International, Save The Children e Comic Relief. I risultati dell’inchiesta , pubblicati da Enrico Franceschini, corrispondente da Londra per Repubblica, non depongono  certamente a favore di queste  Ong.

Comic Relief, l’organizzazione che fa mettere un "naso rosso" da clown ai suoi operatori che girano per i letti dei bambini malati in ospedale , si scopre che  investe milioni di sterline in fondi di investimento e  che acquistano tra l’altro azioni di aziende che producono armamenti, alcolici e tabacco.A dire poco non è certo quello che ci si aspetta da un’organizzazione umanitaria.

Amnesty International, invece, con quello che rivela l’inchiesta della BBC, chiarisce una volta per sempre, che per lo meno non tutti i volontari delle Ong prestano la loro “opera umanitaria” a zero retribuzione. Secondo la stessa inchiesta Amnesty, al suo ex-segretario generale Irene Khan, aveva concesso una buonuscita di circa euro 600.000, controvalore di 500.000 sterline.  Chi è Minniti e chi è Delrio spero che tutti lo sappiamo. Forse si sa troppo poco sulle Ong. Sono  organizzazioni  non governative, senza fini di lucro, indipendenti dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali.

Le Ong sono diverse tra di loro. Alcune hanno interessi politici, religiosi o fini sociali e si registrano per l’esenzione fiscale. Altre sono enti benefici che possono essere sia pubbliche che private e sempre con scopo di  promozione  sociale, artistica, culturale, sportiva e di altri campi delle relazioni umane. Requisito importante è il riconoscimento del Ministero dell’Interno. L'elenco delle organizzazioni riconosciute è molto nutrito e si può consultare sul sito del Ministero.

A completamento aggiungiamo che oltre alle agevolazioni legali e fiscali, i propri affiliati  godono  di biglietti a riduzione per spettacoli musicali, artistici o altre fattispecie ricadenti sotto la SIAE  nonché l'esenzione dalla licenza d'esercizio per spacci alimentari e di bevande nei locali sociali.

Le Ong hanno sempre destato curiosità e attirato l’attenzione del così detto giornalismo investigativo e d’ inchiesta e le cose che raccontano oscurano le aureole costruite intorno a queste associazioni come riportato dalla stessa inchiesta della BBC 

Rimane il fattore “finanziatori” che non è cosa da trascurare. Più è intensa l’attività delle Ong e più finanziamenti riescono a raccogliere. Nel 2016 Msf ha raccolto euro 38 milioni di fondi e le altre Ong non sono state da meno. Da precisare però, che 38/40  e anche se fossero 50/60 milioni, per le navi delle Ong che stanno ore in navigazione per giorni e mesi, sono sufficienti per coprire tutti i costi? Se non lo sono, come rimediano?

Concludendo, incrociando le dita e toccando ferro, angoscia il pensiero che tra i finanziatori di queste “emerite” organizzazioni possano esserci quelle multinazionali che sfruttano risorse minerali e petrolio della stessa gente che i volontari  cercano di salvare dalle acque del Mediterraneo e che il codice Minniti sta cercando di proteggere.


 
 

Il Commento
Ma troppi, e troppo ingarbugliati sono i rapporti fra Italia politica ed Egitto, rapporti che implicano anche interessi economici legati all’energia.
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di Roberto Ragone

 

Fin dall’inizio di questa triste e dolorosa vicenda è stato evidente che gli assassini del giovane Giulio Regeni andavano cercati nei servizi di sicurezza egiziani, e la richiesta di chiarezza da parte dell’Italia – governo Renzi – era soltanto una manfrina consapevole.

Abbiamo finto di credere all’incidente stradale, poi al sequestro da parte di una banda di criminali, alcuni dei quali uccisi durante una finta operazione di polizia. Ma quello che è stato il colmo dell’ingenuità, non tanto da parte italiana, quanto da parte egiziana, è stato il far ritrovare in casa dei pretesi sequestratori i documenti di Giulio Regeni. Soltanto chi l’aveva sequestrato e torturato fino alla morte avrebbe potuto averne la disponibilità. Pian piano s’è anche scoperto il Giuda della situazione, quel personaggio che ha denunciato Giulio Regeni soltanto per averne un vantaggio, magari anche economico. Come sempre accade nei regimi totalitari, e noi, italiani, che abbiamo messo fuori legge il fascismo e la sua apologia, siamo in questo modo complici di un regime di polizia, dal quale dovremmo, per costituzione, prendere le distanze.
 
Ma troppi, e troppo ingarbugliati sono i rapporti fra Italia politica ed Egitto, rapporti che implicano anche interessi economici legati all’energia. Ora le rivelazioni del New York Times, a parte ogni strumentalizzazione che i commenti dei nostri politici vogliano farci ingoiare, sono, appunto, rivelatrici. Fin dall’amministrazione Obama sapevamo per certo che ad uccidere Giulio Regeni erano stati uomini appartenenti ai servizi egiziani, cioè in prima persona il governo egiziano. Ma nessuno, è normale, accusa sé stesso. È vigliacco nascondersi dietro il classico dito, per cui il commento di Renzi & C. è stato che non c’erano ‘prove di fatto’ o ‘prove esplosive’.

Cosa volevano, un selfie dei torturatori con Giulio Regeni legato ad una sedia, sanguinante e tumefatto? O il solito filmato di un telefonino? Che parte hanno avuto in tutto questo i nostri servizi, che rispondono direttamente al premier? Oppure, come al solito, - non si da’ ad un bambino un incarico da adulto, come più volte accaduto nei suoi tre disgraziatissimi anni di governo a Renzi – il nostro ex premier ha avuto paura per la sua leadership, stante il fatto che magari l’intelligence aveva ipotizzato una rottura con Al Sisi che avrebbe portato ad una crisi energetica? Meglio il gas, della nostra dignità, della giustizia, della vita di un cittadino italiano, che era in Egitto non certo per spionaggio?
 
Siamo il ventre molle dell’Europa, anzi, del mondo, e tutti si sentono in diritto di saltarci addosso. E la farsa delle indagini del Tribunale di Roma, bloccate dalla politica? Un’altra bufala, che traspariva dai servizi giornalistici in TV. E ora hanno ragione i genitori di Giulio a protestare per il ritorno del nostro ambasciatore; il cui ritiro è stato, anch’esso, una presa per il fondo della schiena. Questa vicenda ce ne ricorda un’altra, che si è conclusa – speriamo – nel nulla più assoluto: i nostri due marò trattenuti in India, dei quali non è mai stata proclamata ufficialmente – con ‘prove esplosive’ – la colpevolezza, né è stata mai dichiarata l’innocenza, lasciandoli in un limbo indegno che dimostra ancora una volta che la politica italiana, o coloro che ne fanno parte, oltre ad essere per la maggior parte ‘ladri come prima di Mani Pulite, anzi di più, ma non si vergognano più’, come dichiara il giudice Piercamillo Davigo, oltre ad essere schiavi delle lobby multinazionali, come è evidente nel parlamento europeo, oltre ad ospitare propaggini mafiose, come dichiarato da Falcone e Borsellino – proprio da Roma partì l’ordine di lasciare solo il generale Dalla Chiesa, e proprio da quegli ambienti l’indicazione del viaggio di Falcone a Palermo – sono anche affetti da una forma di vigliaccheria politica, che l’Italia non merita.
 
L’ingiusta detenzione in veste di ostaggi di Latorre e Girone, due militari della nostra eccellenza, pare sia stata tollerata dalla paura di perdere un’importante commessa presso la Finmeccanica, di una dozzina di elicotteri. Ora abbiamo davanti un altro caso, che già si prospetta viziato, chissà da che. Qui, infatti, non ci sono servizi segreti, né forniture militari, né interessi energetici internazionali: il massacro, a calci e pugni, del giovane Niccolò Ciatti, a Lloret de Mar, in Spagna. In questo caso abbiamo prove certe ed ‘esplosive’, con il filmato del pestaggio da parte di tre ceceni arrestati subito dopo, mentre cercavano di confondersi fra la folla della movida notturna. Due di essi sono stati immediatamente scarcerati, e sono tornati liberi in Francia, nonostante siano colpevoli non meno del loro compagno; il terzo – atleta di lotta libera, quindi passibile di accusa di omicidio volontario - è ancora detenuto, e si presume che dovrà rispondere davanti ad un tribunale spagnolo per quella morte: pare infatti che sia stato l’unico a sferrare a Niccolò il fatale calcio alla testa, anche se dubitiamo che sia stato l’unico colpo mortale che il giovane Niccolò abbia subito. Ma questo significa spaccare il capello in quattro. Il ragazzo è morto in ospedale, e magari qualche buon avvocato difensore argomenterà che il calcio non è stato la causa diretta della morte, ma soltanto indotta. Con prevedibile sconto di pena per il condannato. il nostro presidente del Consiglio Gentiloni non ha trovato di meglio che ‘telefonare’ in Spagna: una soluzione efficacissima ed energica che gli ha consentito anche di non interrompere i suoi 40 giorni di ferie: poveracci, lavorano tanto durante l’anno, che 40 giorni sono vitali, guadagnati, veramente irrinunciabili per la loro salute. Vuoi mettere lo stress? Allora, dopo la telefonata, il nulla.
 
Alla nostra politica non importa un beneamato cavolo dei cittadini italiani. Questo è già evidente guardando leggi, leggine, decreti, fiducie parlamentari e via così. Come per esempio la ‘truffa’ dell’esenzione di tributi ai terremotati: ora tiriamo – tirano – in ballo l’Unione Europea, che non consentirebbe quanto sacrosantamente promesso: quando poi Renzi si è sempre fatto un vanto delle sue finte liti con la Merkel, e degli sconfinamenti dal fido. Elezioni alle porte, campagna elettorale al calor bianco, coalizioni che si vanno formando e sciogliendo, nel mercatino estivo dei do-ut-des, il nostro magma politico è ben lungi dall’assumere una forma definitiva, assomigliando sempre più ad un’ameba: della quale ha anche la stessa coscienza, la stessa spina dorsale, la stessa fermezza, lo stesso orgoglio nazionale, la stessa dignità, davanti a Dio e agli uomini. 
L'Intervista
"Una lista autonoma che stiamo iniziando ad annunciare"
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di Silvio Rossi

 

L’occasione è stata la rappresentazione teatrale: “Emozioni in cornice”, una traduzione delle opere di Shakespeare liberamente adattate dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Ieri, 14 agosto, l’istrionico personaggio ha portato la pièce al teatro sannitico di Pietrabbondante, nelle montagne isernine.

Tra i punti di forza della quarantatreesima stagione del Sannita Teatro Festival, al termine della sua performance, Sgarbi ha effettuato un giro nel paese altomolisano accompagnato dal sindaco Giovanni Tesone. Abbiamo notato la presenza del critico grazie al capannello di folla che si è creato intorno a un negozio aperto occasionalmente la sera per via di una delle sagre che nel mese di agosto rallegrano le serate di residenti e turisti. Tutti a chiedere selfie, foto, autografi, con Vittorio che scherzava affabilmente con le persone presenti, con una disponibilità che difficilmente si può riscontrare nelle sue apparizioni televisive, evidentemente l’atmosfera schietta che si trova nei borghi appenninici crea una predisposizione naturale che difficilmente si può ricostruire in uno studio televisivo.


Durante il “corteo” nel corso del paese, intervallata da qualche passo di valzer effettuato nella piazzetta dove un duo musicale rallegrava la folla, Sgarbi ci ha concesso una intervista esclusiva.

Quando si muove Sgarbi c’è un bagno di folla, è sempre così?

Sì, è così da tanti anni. Però adesso non c’è solo la notorietà, c’è anche credo una condivisione, un po’ per tanta televisione, nella quale tante cose vengono discusse. Adesso c’è Facebook, per cui la gente vede delle cose abbastanza forti che io faccio, e c’è una condivisione più ampia, oltre alla notorietà, l’idea che dura da tanti anni.

Questa esperienza del teatro, cosa porta in più rispetto alle altre esperienze come critico o personaggio televisivo?
L’ho fatto comunque da molto tempo, cominciai con il cantante Dino Sarti, che era un po’ in declino trent’anni fa. Poi ho fatto regie liriche, mille conferenze, adesso abbiamo inventato lo spettacolo su Caravaggio, quello su Michelangelo, su queste altre cose, mi fanno fare una serie di incontri che hanno più un carattere teatrale, anche nei contenuti.

Ci troviamo in Molise. Ricordo che Lei qualche anno fa ha frequentato questa regione per alcune battaglie. Come le appare questa terra?

Mi appare un po’ indifesa, malgovernata a livello regionale.

Questo, però, è un male comune a molte regioni

Sì, ma qui, essendo più piccola, avrebbe bisogno di un presidente forte, perché questa cosa della proliferazione delle pale eoliche, che stanno mettendo ancora, che sembrava fuori limite, con un presidente forte come potevo essere io, che dicesse, NO, punto. Che stai li a discutere? Non devi discutere, il paesaggio di una regione così piccola, deve essere protetto come un parco, invece hanno fatto esattamente il contrario. Adesso ricomincerò a combattere, io fra i primi, forse il primo, poi Stella e altri, per Sepino. Ma ti pare che a Sepino devono fare certi scempi? È tutto così.

Sepino è abbandonata da anni, fino a poco tempo fa ci pascolavano le pecore

Tra l’altro, dico, un Presidente della Regione, quelle poche cose che ha, le deve difendere con le unghie e con i denti.

Recitare nel teatro di Pietrabbondante, con la preziosità degli scavi, per un appassionato d’arte, è qualcosa di speciale?

Certo. È anche bello perché è quasi integro. E anche la strada per arrivarci è un’altra cosa spettacolare.

Ultima domanda. Alle prossime elezioni, cosa farà Sgarbi?
Farò una lista Rinascimento, una lista autonoma che stiamo iniziando ad annunciare, e forse partirà dalle elezioni siciliane, ci stiamo lavorando in queste ore.
 

Il Commento
Da Paolo Enrico Pinna evaso qualche giorno fa fino a Igor il Russo
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di Angelo Barraco

 

“Dicono che fuggire non sia un gesto molto nobile. Peccato, è così piacevole” diceva la scrittrice belga Amélie Nothomb. Una frase che fino a poco tempo fa annotavamo sistematicamente sui diari di scuola, masticando il tappo della penna e scrutando gli alberi oltre il vetro sporco, mentre ci proiettavamo con la mente alla realtà esterna. Una frase certamente profonda e ricca di significato, ma che oggi risuona come un rintocco di campane all’alba e in una città deserta. L’evasione carceraria infatti, sembra essere consuetudine e la cronaca nazionale non fa che propinarci notizie di criminali evasi dalle carceri.

 

L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa, quando Paolo Enrico Pinna, 19enne di Nule e rinchiuso nel carcere di Cagliari Uta dove sta scontando la condanna a 20 anni per un duplice omicidio avvenuto nel 2015 in Sardegna è evaso. Gli inquirenti lo hanno successivamente catturato nella Chiesa di Maracalagonis (Cagliari). Il giovane, ha riferito il Cap Cossu della Compagnia di Quartu, voleva parlare col parroco e quando è stato catturato era seduto sulla prima panca. Non ha opposto resistenza e avrebbe riferito agli inquirenti di esser fuggito perché voleva “trovare un barbiere per tagliare capelli e barba”. Dalla ricostruzione degli inquirenti è emerso che il giovane ha approfittato di un momento in cui si trovava da solo nella lavanderia della struttura in cui lavorava, ha scavalcato un muro ed è fuggito via in direzione Maracalagonis.

 

Una fuga che ci ha subito portato alla mente quella di Giuseppe Mastini detto Johnny Lo Zingaro, evaso dal carcere di Fossano il 30 giugno scorso. Una fuga d’amore che rievoca quei romanzi gialli in cui vi è il protagonista pronto a tutto pur di raggiungere la sua amata che si è conclusa il 26 luglio quando gli investigatori hanno messo nuovamente le manette ai polsi all’uomo. Johnny Lo Zingaro aveva deciso di non tornare più in carcere dopo il permesso di lavoro, per stare con la sua compagna Giovanna Truzzi, evasa dai domiciliari a Pietrasanta a Lucca.La coppia è stata individuata in un appartamento di Taverne d’Arbia, provincia di Siena. L’operazione è stata compiuta dagli agenti dello Sco della Polizia, la squadra mobile di Cuneo, Lucca e Siena, gli agenti della Polizia Penitenziaria. Hanno localizzato la coppia e ricostruito gli spostamenti, ciò che ha permesso l’arresto è stato l’acquisto di un materasso da parte della coppia. Gli agenti poi si sono sostituiti ai corrieri e hanno potuto fare il loro ingresso in quella casa, accertata la presenza di Johnny Lo Zingaro hanno eseguito l’operazione e lo hanno arrestato.

 

Evasioni e catture ma la nostra mente non può non proiettarsi all’enigmatico Norbert Feher, meglio noto con il nome di Igor Vaclavic o “Igor il Russo”, il killer serbo 41enne che il primo aprile scorso ha ucciso Davide Fabbri, barista di Budrio e successivamente, a Portomaggiore (Ferrara), ha ucciso la guardia volontaria Valerio Verri. Recentemente il comitato di amici di Davide Fabbi ha messo a disposizione una ricompensa di 50mila euro per chi fosse in grado di fornire informazioni utili sull’uomo. Il legale della vedova Sirica ha spiegato che il pagamento avverrà “ad avvenuto ed effettivo ritrovamento” del latitante, quindi, nel momento in cui verrà consegnato alla giustizia. Se invece venisse rinvenuto cadavere “verrà riconosciuta una ricompensa pari al 50% dell'importo”. La ricompensa ha un tempo limitato di tre mesi, ad eccezione di un eventuale individuazione del latitante prima del tempo prestabilito. Le segnalazioni dovranno essere indirizzate ad Augusto Morena, Presidente del Comitato.

 

Il carcere è certamente una pena severa poichè toglie all’individuo la libertà di scelta, ma è anche il frutto delle azioni che l’individuo stesso ha compiuto e che lo hanno portato a compiere azioni che hanno leso quelli che sono i principi di uno Stato di Diritto. “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” disse Fëdor Dostoevskij.

Il Commento
I Delrio, i vari Giro, Saviano, che amano tanto parlare di atto umanitario, non hanno mai pensato che l’atto umanitario non si esaurisce col dare un panino o un bicchiere d’acqua a un immigrato?
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di Emanuel Galea

Sono momenti molto difficili per l’Italia. Orfana di una classe dirigente, smarrita nel vuoto politico, preda di gruppi finanziari esteri ed invasa da una illusa generazione africana, che sogna di sbarcare nella terra del bengodi.  Paese prigioniero di meschine beghe tra gruppuscoli di politicanti che contendono la spartizione delle  poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama, che  molto probabilmente si renderanno disponibili per la primavera del 2018.

I problemi del Paese sono ben altri. Si possono sintetizzare in un hashtag : #sicurezza-lavoro-pane  e  la legalizzazione della  cannabis, per citarne una,  non sta  certo in cima ai pensieri della gente. Dopo quattro anni di una politica fallimentare portata avanti dal  sodalizio Renzi-Boschi-Alfano, dopo estenuanti e petulanti raccomandazioni  parolaie dei diversi quaquaraqua mestieranti, habitué dei  salotti televisivi, dopo le numerose proteste di  piazza contro la malsana ed improvvida decisione di affidare ai prefetti l’emergenza immigrazione, dopo che finalmente si stacca dalla sinistra, il ministro Minniti,  convertendosi al  buon senso, lanciando  un tentativo per  arginare il fenomeno “invasione”, ecco che l’uomo Delrio dice no al codice per Ong. Si smarca  così dal Presidente Mattarella e dalla stessa Ue. Alla sua crociata si iscrivono i soliti “buonisti oltranzisti”. Qualche giornale  arriva addirittura a scrivere “Una linea cui plaude il mondo cattolico ma che non è quella del Viminale”.

Ma di quali cattolici si parla se oggi, persino al Vaticano, per trovarne uno autentico bisogna cercarlo con la lanterna!
Per cortesia smettiamola con questi luoghi comuni e parliamo di cittadini a favore e cittadini contro. Delrio e i tanti “Saviano” bisogna che escano dalla loro confusione. La devono smettere di evitare il problema. La questione del contendere non è “salvare si, salvare no la gente in mare”. Non è intellettualmente onesto porre il problema in questi termini. Non c’è  alcuno che vuole lasciare morire affogati gli immigrati. Falso sviare la discussione e indirizzarla su questa piega. La discussione è quella posta finalmente da Minniti:”L’accoglienza ha un limite”. L’equilibrio , la potenzialità, una possibilità di vera e decorosa accoglienza non è illimitata.

Un’emergenza che sconvolge attualmente l’equilibrio sociale del paese è senza meno il flusso incontrollato dell’immigrazione.
Dopo tante reticenze, finalmente si deve riconoscere al ministro Minniti fermezza e delle iniziative che anche se timidamente, iniziano a  dare i primi risultati.

Tutto ciò non va a genio  all’uomo Delrio , che ha detto NO e a lui si sono accodati i  buonisti ad oltranza della confraternita delle solite pietà pelose.
Insistono con il salvataggio, che nessuno nega, ma evitano di parlare di accoglienza.

Il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, oramai  in attrito con Minniti ha dichiarato: “Se c'è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato ad  usarla per salvare vite umane”. Invece quello che ci si domanda è se nell’accordo Triton ci sia qualche clausola che autorizzi anche le Ong, a portare gli emigranti direttamente nei porti italiani oppure trasbordarli su navi italiane e cosa  vieta ad ogni Ong di sbarcare i propri salvataggi nei porti della propria bandiera?

Mario Giro, vice ministro degli Esteri,  esponente di spicco della Comunità di Sant’Egidio si accoda a Graziano Delrio e sempre a sproposito e dribblando anche lui il problema dichiara: “Le nostre navi continueranno a raccogliere i migranti. Sarebbe auspicabile, anche quelli ospitati da imbarcazioni bloccate dalla Guardia costiera libica, quando le nostre imbarcazioni siano in condizione di poterlo fare. Perché riportarli in Libia, in questo momento, vuol dire riportarli all'inferno”. Stiamo con il buon senso di Minniti quando dice “L’accoglienza ha un limite”. Riportarli in Libia, dice Mario Giro, vuol dire riportarli all’inferno, invece abbandonarli in mano al racket, allo spaccio , costringerli a stanziare all’uscita di supermercati, parrocchie e ristoranti elemosinando un tanto per un caffè, un mezzo panino, per Giro sarebbe un paradiso. Farli vivere ammucchiati nei parchi, nelle stazioni, nei giardini, coperti di cartone e di stracci in mezzo all’immondizie, per Giro sarebbe quello che ogni immigrato sogna.

I  Delrio, i vari Giro in giro, i tanti Saviano che amano parlare di atto umanitario, non hanno mai pensato che l’atto umanitario  non si esaurisce col dare un panino o un bicchiere d’acqua a un immigrato?
Hanno mai pensato questi apostoli dell’ultima ora, che i baldi giovani che sbarcano sulle coste italiane, e non per caso che parlo di baldi giovani e non di donne e bambini che non vedo e di cui  sento solo parlare sui giornali, ripeto hanno mai pensato i nostri sammaritani ad orologeria, invece delle belle parole,  di aiutarli ad alzarsi in piedi,  ad insegnargli a  camminare con le loro gambe, e le comunità internazionali, anziché  imporgli i soliti contraccettivi come primi aiuti, perché non forniscono loro , sul posto, a casa loro,  una scolarizzazione gratuita e completa dalle  elementari all’università per formare una classe dirigente capace di prendere in mano il governo delle loro realtà e,  anziché affrontare la morte sulle onde del Mediterraneo, con coraggio sfidare  i poteri corrotti che stanno sfruttando uomini e risorse?

Le conquiste non si ottengono scappando. Le piazze del Venezuela dei giorni nostri, l’insurrezione ungherese del 1956, la rossa primavera di Tienanmen, protagonisti studenti e lavoratori cinesi, le proteste di piazza contro Erdogan, il conflitto fratricida della guerra spagnola 1936-39 ed altri esempi come lo stesso movimento partigiano, un appendice della guerra di liberazione, ed infine l’eroico esempio di Nelson Mandela, una vita a difesa dell’uguaglianza e della libertà del popolo sudafricano, sono tutti esempi  che testimoniano   che la libertà vale pur  una lotta.
 

Il commento
E intanto la "presidenta" sfoggia il suo bikini nella spiaggia presidenziale
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di Roberto Ragone
 
 
Come volevasi dimostrare. Una piccola punta di iceberg spunta all’orizzonte, su quel Mussai Zerai, prete eritreo ‘amico dei clandestini’, ‘numero verde’ delle ONG, amico di Laura Boldrini. La quale signora presidenta della Camera dei deputati si esibisce in due pezzi sulla spiaggia di Castelporziano, la spiaggia dei presidenti della Repubblica italiana: purchè non ci faccia l’abitudine e non sia un funesto presagio per tutti noi. Avere una Boldrini come un Napolitano 2 sarebbe una vera catastrofe. Non per le persone, in sé degnissime, ma per le idee e le alleanze che esse esprimono, che non sempre sono in linea – anzi, mai – con le vere esigenze di questa nazione vituperata, distrutta, tradita, calpestata, svenduta, insultata, inquinata, trivellata, bruciata, derubata, corrotta e corruttrice suo malgrado, sottoposta alle più indegne dittature, più o meno striscianti, in mano alla peggior classe politica della sua memoria.
 
Insomma, quello che ipotizzavamo qualche giorno fa si è avverato, cioè un’indagine della magistratura italiana su di un personaggio che sulla carta dovrebbe godere di potenti protezioni, stanti le sue relazioni e la sua missione ‘umanitaria’. “Aiuto solo a salvare vite” si difende il sacerdote che collega i clandestini agli scafisti,  indagato dalla magistratura italiana; mentre si scopre che i poverissimi possono godere di un ‘prestito umanitario’ per racimolare il denaro che procuri loro un posto sul gommone di turno. Bisogna vedere quali sono i rapporti fra don Zerai e gli scafisti, o quelli che tali personaggi comandano e gestiscono. Lo scudo umanitario, sfruttato sia dalle ONG, che finalmente forse dovranno rispondere ad un regolamento, chiamato a discolpa ogni volta che si raccolgono ‘naufraghi’ nelle acque libiche, e che si sbarcano nei porti italiani, -  pur se la legge del mare parla dei porti più vicini,-  pare che sia tirato in ballo anche da questo prete intraprendente.
 
Angelo o diavolo? Purtroppo dietro tutta l’operazione esodo ci sono tanti, ma tanti soldi, per chiunque se ne voglia impicciare, a qualsiasi titolo, da Buzzi in su, o in giù, ed ogni sospetto è legittimo. ‘Rendere più della droga’, o degli appalti pubblici, prefigura una massa di decine, o centinaia di milioni di euro, che non si sa in che tasche vadano, visto che noi ne percepiamo solo un’ombra. Nel frattempo pare che il problema Tiziano Renzi, come previsto ampiamente, si avvii verso un’archiviazione, o qualcosa di simile, che comunque permetta l’impunità al papà di Renzi per le sue – presunte – mancanze. E questo riguarderà anche i danni collaterali, quelli che hanno coinvolto anche il generale Del Sette e il ministro dello Sport Lotti. Ma la notizia che riporta ‘Libero’ è decisamente contro ogni aspettativa: pare infatti che il libro ‘di Renzi’ sia un grande successo, di vendita, almeno, se non letterario, per cui abbiamo i nostri dubbi che sarà presentato al prossimo Premio Strega. Un libro che praticamente s’è scritto ‘da solo’, visto l’impegno che una tale impresa comporta, quando affrontata in prima persona, cosa di cui – ci perdoni don Matteo la franchezza – dubitiamo che abbia avuto il tempo, dati i suoi molteplici e quotidiani impegni predicatori, tutti tesi a creare in seno al ‘suo’ partito una controcorrente totalmente renziana, anche se ancora con la consistenza di un’ameba. Ancora più incomprensibile il consenso di pubblico che suscitano le ‘presentazioni’ di quel libro, che, un po’ come ‘Mein Kampf’, descrive, o dovrebbe farlo, l’ideologia renziana, posto che questo termine – ideologia -  non sia esagerato. Dopo un referendum perso 60 a 40, si presupponeva che gli Italiani tenessero conto della mancanza improvvisa di credibilità dell’ex premier: ma evidentemente ci meritiamo ciò che abbiamo. L’altra ipotesi è che i dati siano truccati, e che gli acquirenti del libro siano donne che tengono più alla dedica e al conseguente selfie, che al contenuto del libro stesso. Insomma, una maniera per conquistare un trofeo, seppur non proprio fresco e profumato, come un pesce dopo tre giorni. 
Il Commento
In Italia l’immigrazione tiene il banco da ormai diversi mesi e ognuno dice la sua...
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di Emanuel Galea


“Cosa cerchi?”, domandava Casanova. “Cerco un attimo che valga una vita”. Profonda riflessione! Ognuno di noi ha la vita che gli ha riservato il destino e rincorre il paradiso che sogna. La porta per il Paradiso in provincia di Hunan, in Cina, affascina molti, sfidando la estenuante prova dei 99 tornanti per poi affrontare a pieni polmoni la salita di 999 scalini. Consapevoli dell’immane fatica, l’affrontano ugualmente perché sanno di essere ripagati, una volta arrivati in cima, dallo spettacolo della natura che gli offre il monte Tianmen.

Tutt’altra Porta del Paradiso attende il turista in visita allo splendido Duomo di Santa Maria a Firenze.
Al fianco di questo vi si trova il Battistero di San Giovanni. E’ un insieme d’opere d’arte e le tre porte sono dei veri capolavori, soprattutto una,  conosciuta come  “la porta del paradiso”. La porta apre su  una vasta  dimensione del tempo, oltrepassa lo  spazio  e si perde nei grandi  volumi. Il turista acculturato è soddisfatto e torna a casa graziato.
 
Un’altra porta ed un altro paradiso rincorre un certo turismo di massa, secondo un’indagine presentata al Premio Italia a Tavola  svoltosi a Firenze. Dice l’indagine che  il 75% dei turisti stranieri che scelgono l’Italia come destinazione turistica, secondo una ricerca sugli arrivi da 11 Paesi, tra i quali Usa, Cina, Messico e India, vedono nella penisola oltre il Mare Nostrum, la porta per un altro paradiso e cioè il parco divertimenti Gardaland, con tre milioni di turisti l’anno e la cucina italiana, che sia in trattoria o da uno chef stellato o alla visita di una cantina. Gli Uffizi di Firenze, i Musei vaticani e il Colosseo vengono dopo. La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri, scriveva Oscar Wilde e la gioventù africana questo lo ha ben capito e sembra decidere di realizzare i sogni propri.  Anche nei loro sogni c’è  la porta del paradiso oltre Mare Nostrum. Passata quella porta “troveranno ad accoglierli  il nuovo klondike, ricco di pagliuzze d’oro ,  lavoro facile ben retribuito, benessere, facili opportunità e, perché no, tanto svago, divertimento e tanti di quegli  “altri diritti”. Sono bene informati  seguendo certe  reti televisive italiane  ed incoraggiati da “agenzie” che lucrano sul loro migrare.
 
In Italia l’immigrazione tiene il banco da ormai diversi mesi e ognuno dice la sua. Il buonismo ad oltranza non manca e voci come quella di Saviano oppure di Manconi pretendono di imporsi su ogni ragionevole argomentazione. Per fortuna c’è  sempre una voce equilibrata come quella del Foglietto che scrive: “Mettete da parte la fuffa e concentratevi sulla ciccia”. Mi sento di condividere in pieno quanto ha scritto Claudio Cerasa il 5/7/2017.
 
Chi sono questi giovani che attraversano il mediterraneo per venire in Italia? Da dove vengono? Cosa cercano? Cosa lasciano dietro di loro? Ha ragione il Foglietto, se non si conosce la ciccia,  si rischia di raccontare fuffa.Il continente africano è formato da 54 nazioni. Una trentina di queste hanno livelli di vita , più o meno, paragonabili a quelli occidentali. L’agricoltura è una dei settori economici  dell’Africa e impiega il 60% degli africani. Purtroppo le istituzioni finanziarie controllate dall'ONU non sono state impiegate per lo sviluppo e per questo non hanno dato i risultati sperati. Ci sono tante fattorie di piccola e media dimensione ma ci sono anche fattorie di larga dimensione molto spesso molto vaste, produttrici di  caffè, cotone, cacao, tè e gomma. Ultimamente si è visto un aumento nella produzione dei fiori.


Prima domanda: perché il giovane africano preferisce venire a raccogliere i pomodori in Italia e non contribuire a casa propria ad aumentare le produzioni locali? La produzione africana di minerali e petroli rappresenta la coefficiente più alta di ritorno finanziario per il paese. Il Continente africano è ricco di giacimenti
d’oro, rame, in grande quantità. Poi si trovano depositi di ferro,bauxite, carbone, titanio e ancora oro e rame, tutti ancora da sfruttare.
 
Seconda domanda. Le istituzioni internazionali cosa stanno facendo, oltre distribuire contraccettivi,  per consegnare tutta questa ricchezza agli africani, sottraendola da mani colonizzatrici? Quanti altri anni dovremo aspettare per sentire il giovane africano gridare: L’Africa è nostra, difendiamola!  Il Sud Africa è ricco di aziende con rilevanza mondiale. La  South African Brewery (SAB) è attualmente il primo produttore mondiale di birra, proprietaria di molti marchi in Europa Asia e le Americhe (in Italia controlla la Peroni). Mondi è un altro gruppo tra i più importanti produttori mondiali di cellulosa, carta patinata per riviste e imballaggi in carta. Anche in Africa esiste il settore finanziario e  certe valute come  il rand sudafricano è riconosciuto internazionalmente. Il settore terziario, parliamo in primo luogo del turismo, sarebbe in espansione se non fosse per l’instabilità di certe zone.
 
Terza domanda: Perché il giovane africano anziché lasciarsi abbagliare dal miraggio di un paradiso oltre Mare Nostrum non focalizza le sue aspirazioni verso queste realtà del paese proprio?  Tentiamo noi una risposta  per il giovane africano. Siamo convinti che finché la maggior parte delle risorse minerarie, petrolio e materie prime non verranno sottratte alle grandi multinazionali estere, continuerà il mal contento per lo sfruttamento della forza lavoro indigena che a sua volta sfocia in forme violente di rivolta e guerriglia tra mafie locali  che poi, la nostra stampa ci descrive come teatri di guerra. E’ compito delle istituzioni internazionali provvedere a tutto ciò. Per l’amore dell’Africa auguriamo di  potere salutare  il giorno quando  la bella gioventù africana anziché fuggire, rimarrà  in campo decisa d’appropriarsi delle  conquiste sociali, politiche ed economiche che a lei  spettano di diritto.Se Macron può nazionalizzare i cantieri acquistati da Fincantieri con l’obiettivo, secondo  il  ministro dell’economia francese Bruno le Maire, di difendere gli interessi strategici del paese, non si capisce  perché le nazioni africane non possono nazionalizzare , per le stesse ragioni, le risorse minerarie, petrolio e materie prime detenute dalle  grandi multinazionali estere. Le tante sbandierate istituzioni internazionali se la sentono di sostenere, eventualmente, gli africani  in questa loro legittima rivendicazione? Anziché abbandonare la loro terra, scappando, questo dovrebbe essere l’obiettivo dei tanti migranti.

 

Il punto
La cosa certa e sicura è che per noi cittadini è in arrivo l’ennesima fregatura. Come, appunto, il Grande Diversivo orchestrato sui media, cioè la cosiddetta ‘invasione’ dei migranti
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di Roberto Ragone

 

Quest’anno ci si mette anche Lucifero. Non quello biblico, ma un anticiclone che a memoria d’uomo non ha mai causato in Italia temperature così alte: questa è la cornice. E mentre tutti boccheggiamo, trascinandoci da un ventilatore all'altro, ad un supermercato all'altro, reparto surgelati, dotato – e ci mancherebbe – di grandi climatizzatori; e mentre i volontari stagionali dei VV FF appiccano il fuoco insieme a piromani di ogni genere, per poterlo poi spegnere, intorno a noi si agita e freme tutto un mondo sotterraneo, del quale riusciamo a cogliere solo segnali come punte di iceberg.

La cosa certa e sicura è che per noi cittadini è in arrivo l’ennesima fregatura. Come, appunto, il  Grande Diversivo orchestrato sui media, cioè la cosiddetta ‘invasione’ dei migranti, di cui qualcuno ha fatto un grande business in Italia, e qualcun altro continua a fare grandi soldi all’estero, anche se la ‘Cupola’ è ben protetta, e, possiamo intuire, trasversale, fra Italia, Libia e chissà dove altro. Nessuno sì è preoccupato di andare a vedere dove gli scafisti - l'ultimo anello della catena criminale - acquistino i gommoni usa-e-getta, o i motori fuoribordo, quelli buoni ancora per più volte dato che se li fanno restituire. Questo per due motivi: o approfondire sarebbe pericoloso, o contro i patti stipulati - ma interesserebbe a noi cittadini - o le notizie sono già note a chi di dovere: propendiamo per la seconda ipotesi, per cui allora tutti sono coinvolti, da 'quelli delle ONG', fino ai politici che minacciano di cannoneggiare e bombardare.

E' certo, comunque, che intorno ai 'migranti' girano milioni di euro, elargiti con criminale generosità dall’UE; e che il travaso di popoli di colore nella nostra nazione fa parte di un piano che parte da lontano, sinergico a tante altre azioni tese a rendere l'Italia un paese in balia di chiunque se ne voglia impadronire. E' certo anche che tutto questo, insieme ad altre manovre politiche e finanziarie, -  in prima fila l'euro di Prodi, - sono state adottate per questo scopo: diceva John Adams, grande economista del secolo scorso, che le nazioni si conquistano in due modi: o con la guerra o con la povertà. A noi è capitata la seconda soluzione, inaugurata dal governo Monti, meno cruenta, ma certamente irreversibile e più comoda per chi l'ha messa in atto. Nessuno può negare che l'adozione della cosiddetta 'moneta unica', l'euro, - solo un accordo fra banche, come i soldi del Monopoli, - sia stato l'inizio della fine. Juncker, ex presidente dell'UE, non più tardi di qualche settimana fa, in un suo discorso ha affermato che "senza l'euro la Germania dovrebbe temere l'Italia, e non la Cina". Che staccarsi dall’euro faccia bene, ce lo dimostra la Brexit. In Inghilterra, come riferisce Milano Finanza, il tasso di disoccupazione è ai minimi storici dal 1975, nonostante l’aumento di popolazione attiva dovuto a chi ha scommesso sull’uscita dell’UK dall’euro. Proprio nel 2016 la Gran Bretagna è diventata la prima meta per i più giovani. Per quanto riguarda gli Italiani, secondo l’AIRE, gli espatri sono passati, dai circa 60.000 nel 2011, agli oltre 123.000 del 2016, con un aumento del 104%. Nonostante quindi l’aumento della popolazione attiva, - gli Italiani fra i 20 e i 40 anni - il tasso di disoccupazione è calato più del previsto, attestandosi attorno ad un 4,6%, valore più basso dal 1975, come riferisce l’Ufficio Nazionale di Statistica ONS. I dati parlano di 1.530.000 disoccupati, 145.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016, prima della Brexit. L’ONS riferisce anche che insieme al calo della disoccupazione, si registra anche un aumento dei salari del 2,1%.

Nonostante le Cassandre e le previsioni disastrose di tutti i nostri media, stampati e in TV, l’uscita dall’euro pare che sia stata la mossa giusta per risanare l’economia di un grande paese come l’Inghilterra, cosa che noi non potremo mai più mettere in atto, stante la classe politica che abbiamo, legata, come noto, a carrettini internazionali interessati a mettere le mani sulla nostra nazione e sulle sue eccellenze. Ma ciò che accade in UK non si deve sapere. E infatti i media non ne parlano. È di questi giorni una notizia, poi smentita dalla May, del pagamento di 40 miliardi di euro dell’UK all’UE, come indennizzo per il divorzio. Una bufala, come sembra, fra le tante che circolano a proposito della Brexit.  E qui arriviamo alla percezione individuale. Se il termometro segna 35° e noi ne percepiamo 45, il problema è la percezione. Se le cifre ci indicano  in percentuale, sulla popolazione europea, lo 0,004% - o qualcosa di simile – di presenza di ‘risorse boldriniane’, il problema è la percezione, perché il nostro giardino ne è pieno – “not in my backyard”. L’Europa è fallita anche sotto questo profilo, e magari ci si aspettava che ciò accadesse, oppure qualcuno se ne è fregato. Finalmente qualcun’altro s’è reso conto che così non poteva continuare, e gli sbarchi operati dalle ONG senza freni e senza controllo – ma non senza denaro, per pura bontà d’animo: diceva Andreotti  che a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca quasi sempre,  insomma, nulla per nulla -  sono diminuiti. La C-STAR, la nave paramilitare della organizzazione Defend Europe, subito ribattezzata la 'Nave Nera', noleggiata da un cittadino britannico, impegnata in passato in azioni di contrasto alla pirateria, pattuglia ora le acque in cui ONG e navi militari italiane raccolgono disperati provenienti dall’Africa, minacciando azioni a qualsiasi livello pur di fermare l’esodo. Tutto poi va a finire in politica, con la C-STAR  dichiarata ‘fascista’ e perseguibile dalle leggi dello Stato italiano qualora si affacciasse ai nostri porti, e con la controparte ‘umanitaria’ che si fa scudo dei ‘salvataggi’, operati in acqua libiche – e quindi più taxi service che salvataggi in mare. Soprattutto quando il mare è una tavola, e i fuggitivi – a cui non importa un beneamato se fuggono da guerre o da altro – non corrono alcun rischio. Mentre gli scafisti abbandonano il gommone, ma recuperano il motore fuoribordo.

Lo stesso Matteo Renzi, trasformato in predicatore, che ha fiutato l’aria, dichiara – a differenza di ciò che diceva qualche mese fa – che li possiamo salvare tutti, ma non li possiamo accogliere tutti: una chiara espressione di demagogia,  propedeutica ad una campagna elettorale sempre in piedi. Siamo in campagna elettorale permanente, in Italia, dopo il quarto governo non eletto, mentre Napolitano bada a tener basso il profilo,  lavorando sempre e comunque ad un mandato ‘europeista’ del quale si dice convinto, anche nella sua vacanza dorata a nostre spese, trasportato da un aereo di Stato e scortato da decine angeli custodi – sempre a spese dello Stato, cioè nostre. Cantone con l’ANAC – agenzia anticorruzione -  fa nuove scoperte a proposito della Consip, - o mostra di farle,-  che coinvolgerebbero Tiziano Renzi. È di questi giorni la notizia di appalti CONSIP truccati per circa 2 miliardi e 700 milioni, come riferiscono i TIGGI’.

Mentre la Madia, responsabile dell’irresponsabile smembramento della Guardia Forestale, una nostra eccellenza,  sbandiera nuove assunzioni anche in polizia: peccato che non coprano neanche il 50% dei pensionamenti, per cui l’organico per la nostra sicurezza rimane sempre insufficiente. Una polizia perseguitata anche a livello politico – tranne quando i nostri tutori dell’ordine devono proteggere ‘loro’, gli appartenenti alla ‘Casta’, chissà da quali pericoli: oppure ci sono cose che non conosciamo – ma perseguitata quando deve cercare di contenere le ‘esuberanze’ di una popolazione africana proiettata nel nostro mondo occidentale senza preparazione, e senza la benché minima volontà di integrazione. Questo per loro è il paese di Bengodi, dove puoi accoltellare un poliziotto, stuprare una ragazza in pieno centro, evacuare nel giardini pubblici, creare accampamenti abusivi, ubriacarsi, pedalare lungo l’autostrada, fare il bagno nudi in quelle fontane che sono il fiore all’occhiello dei nostri musei a cielo aperto: il tutto impunemente, date le protezioni dall’alto, mentre i puniti sono i poliziotti che fanno – o cercano di fare – rispettare le regole di una società sempre meno civile, minacciati dal nuovo reato di ‘Tortura’, creato apposta per loro, sicchè l’impotenza è totale. Al contrario, non molto tempo fa, fu multata una turista americana che voleva rievocare la ‘Dolce Vita’,nella parte di Anita Ekberg, con un pediluvio nel Fontanone: altri tempi, altre dolcezze, ormai l’Italia è tornata indietro di millenni. Sullo sfondo di uno stivale che brucia di centinaia di roghi – il che non può essere una coincidenza, ma un attacco premeditato alla nostra nazione, orchestrato a tutti i livelli a partire dall’euro di Prodi in poi, e anche prima, da quel Ciampi che disconnesse la Banca d’Italia dal Ministero delle Finanze – , continuato attraverso l’invasione di ‘migranti’ in un cul de sac italiano, persone che nessuno vuole accogliere, con le dimissioni forzate di Berlusconi e del suo governo, propiziate da Napolitano, con l’avvento del governo Monti, poi Letta, poi Renzi, poi Gentiloni, senza che una sola scheda elettorale sia stata riempita; con la svendita dei nostri gioielli, pubblici e privati, con il ‘gran rifiuto’  a proposito della STX di quel Macron che tutti hanno accolto con grida di giubilo, senza sapere esattamente che animale fosse – ma sapendo che proveniva da Goldman Sachs – pur di andare contro la Le Pen a tutti i costi; con una nave canadese – l’ultima in ordine di tempo – che sta scaricando nel nostro territorio 190.000 quintali di grano al glifosato, quel potente pesticida che fa seccare il grano prima della maturazione, permettendone la raccolta, un prodotto altamente  tossico e cancerogeno, assolutamente vietato in Italia, e la cui presenza è negata  da chi dovrebbe vigilare sulla nostra salute.

Forniture fortemente ‘raccomandate’ dall’UE, a vantaggio delle lobby a cui fanno capo. Ora ci si prospetta  un’altra notizia preoccupante: pare che Laura Boldrini abbia dichiarato che, dopo aver sufficientemente ‘dato’ alla nazione come terza carica dello Stato, si presenti alle elezioni, insomma, per ripetere una frase del Cavaliere, ‘scenda in campo’. Per cui le sue ‘esuberanze’ dichiarate e orientate, a volte molto originali,  assumeranno un colore politico ben preciso, e una diversa autorità. D’altra parte era chiaro che questa fosse la sua intenzione, quando, piuttosto che assumere una veste neutrale come avrebbe richiesto la sua posizione, ha partecipato a convegni e incontri politici, oltre che a bacchettare sonoramente in Parlamento parti politiche a lei poco gradite. Nel frattempo si scopre – così riporta ‘Il Giornale’ – che nelle chat degli scafisti sarebbe presente un prete eritreo amico della Boldrini che avrebbe messo in contatto  migranti e ONG. Complicità in qualche reato, per esempio di immigrazione clandestina, o connivenza con gli schiavisti mercati di uomini? Abbiamo i nostri dubbi che quelle chat vengano lette in questa direzione, per ovvi motivi. Mentre gli Italiani, quelli che hanno ancora qualche soldo nella scarsella, vanno al mare o ai monti, subito censiti con grande evidenza dai TIGGI’ di Stato: bollini rossi, blu, neri, verdi, gialli. Se milioni di Italiani vanno in vacanza, ridotti ogni anno di una percentuale trascurabile, vuol dire che dopo tutto non stiamo poi tanto male; anche se i pensionati continuano a raccattare frutta e verdura dagli scarti del mercato e le mense della Caritas sono piene, più d’Italiani, ormai, che di stranieri.  La ripresa è in atto, recitano i fogli di Stato compatti, anzi, supera le previsioni, secondo l’ISTAT, anche se la disoccupazione giovanile è a cifre da terzo mondo. E torniamo alla percezione. Guardandoci intorno, abbiamo la percezione del fatto che i dati dell’ISTAT non siano sempre sinceri: ma lo sanno, i suoi funzionari, che a dire le bugie si va all’inferno?

 

Il Commento
Minniti si arrende e cede all’illusione
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di Emanuel Galea


Un’aforisma attribuito a Gesualdo Bufalino, scrittore e poeta  italiano, spiega meglio il voltafaccia  del ministro Minniti. Il poeta diceva: ”Riconosco per mio, solo ciò che ho scritto con inchiostro simpatico”. Agli italiani, Minniti era rimasto impresso per la sua fermezza ed in ogni cuore aveva fatto nascere  un lume di speranza, sentendolo tuonare: "Il limite è raggiunto, noi non ululiamo alla luna, l’Europa faccia sul serio".


Finalmente è nata una stella! Altro che un Macron due. Qui vi è  un uomo che batte i pugni sul tavolo e sa far rispettare  i diritti dell’Italia. Partito poi per una missione in Africa le speranze aumentavano e la gente iniziava a pensare: “Quest’uomo passerà sicuramente agli annali della storia per aver risolto definitivamente l’emergenza immigrazione riscattando quella dignità che il Belpaese stava perdendo”. Si fa presto a parlare di immigrati. Per il “populista” non sono che numeri ingombranti. Invece come spiegava Minniti e tutto il suo seguito, quando si dice immigranti si dice povera gente che scappa dalle guerre, famiglie con tanti bambini, in fuga dalla fame, popolazioni costrette a migrare, minacciate dalla siccità  incombente  su di loro, giovani in cerca di migliori opportunità di vita, affrontando  le onde assassine  del mediterraneo, donne incinte in viaggio per congiungersi con i loro familiari. Migranti, è stato spiegato tante volte, vuol dire tutto questo e non solo. Ogni barcone trasporta tragedie umane, sofferenze, povertà e fame. E’ stato ribadito dal governo e non solo, che l’unica soluzione è l’accoglienza, l’integrazione.

Ahinoi tutto questo non è stato che sognare ad occhi aperti. Mentre il premier Paolo Gentiloni, in una dichiarazione al termine del Cdm annunciava la via libera alla delibera sulla missione di supporto alla guardia costiera libica, il suo ministro dell’Interno, innestava la retro marcia e riflettendo sul come risolvere il problema dell’emergenza immigrazione , gli veniva incontro un pensiero di Winston Churchill e cioè,  diceva lo statista inglese: “Il rimangiare le mie parole non mi ha mai dato l'indigestione”. Forte di questo assist il Minniti dichiarava : "è molto importante che si sia deciso un passo che va nella direzione dei rimpatri volontari assistiti". Chiariva più tardi  il Ministro : anziché “aiutarli a casa loro”, operazione che richiederebbe investimenti ingenti, sarebbe meglio “aiutarli a tornare a casa loro”., cioè l’idea sarebbe di pagare i migranti perché tornino a casa. Prima di fare delle considerazioni, è d’obbligo in questo caso, indignarmi per l’ingenuità dell’idea. Quanti sarebbero gli immigranti in questione?  Quanto vale il ritorno a casa di un eritreo, quello di un nigeriano oppure quello di un congolese? Cosa vieta a questi soggetti a ritornarci successivamente,  e cosa succederebbe  se lo facessero? Infine, quanto verrebbe  a costare questa follia ai contribuenti italiani?


Lasciamo questi ragionamenti a parte, non perché siano di minore gravità. La questione è anche  morale, è grave  e va urlata.  La coerenza e la credibilità vanno tutte e due a farsi benedire.
Come si fa a proporre del denaro per il ritorno in patria, quando questa fino a ieri era descritta come luogo di guerra, di fame, di siccità, di carestia e di minaccia di morte? Davvero Minniti, e per lui il governo, credono di soddisfare le aspirazioni di chi migra per congiungersi con i famigliari, allettandolo con un piccolo gruzzoletto di euro? Se questo non è menefreghismo, non si può spiegare che in altri due modi. O Minniti e per lui tutto il governo sono una “allegra compagnia di ingenui” oppure tutto il bel discorso che è stato raccontato fino ad ora sulle guerre-siccità-fame-accoglienza-integrazione , non è stato altro che un ingiurioso  sberleffo agli  italiani. Giudichi il Popolo.

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