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Il Commento
Non si è mai immuni alle discutibili uscite della presidente Boldrini
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di Emanuel Galea

 

Al Forum di Quaderni Costituzionali, facendo alcune riflessioni sull’imparzialità del Presidente di Assemblea, il 28giugno 2011, Alessandro Capelli aveva posto due interrogativi : “E’ legittimo che il presidente di un’Assemblea parlamentare intervenga nel dibattito politico? Esiste o dovrebbe esistere un istituto costituzionale atto ad  imporre le dimissioni ad un Presidente di Assemblea Parlamentare che perde l’appoggio della maggioranza che lo ha eletto o più in generale che viene meno ai suoi obblighi istituzionali?” Sono gli stessi quesiti che tanti stanno ponendo a riguardo del presidente della Camera Boldrini, dopo la sua ennesima esternazione. L’occasione le si è presentata alla cerimonia del Ventaglio. “Rimandare lo Ius soli sarebbe un torto che come tutti i torti non porta bene”.

 

L’esternazione più grave, del sapore di un monito al governo è seguita dopo dicendo: “La cittadinanza è lo strumento principe dell’integrazione per antonomasia. Impedire a chi nasce in un paese di essere cittadino italiano è impedire l’integrazione che è strumento di sicurezza” e rincarando la dose ha concluso con quello che a tanti suona come una minaccia : “Senza dare a queste persone di sentirsi parte di una società, alimentiamo rabbia, risentimento, sentimento di esclusione.”


Non si è mai immuni alle discutibili uscite della presidente Boldrini. Su alcune ci si passa sopra come si è fatto sulla non molto datata polemica a riguardo dei monumenti fascisti. Alcuni cittadini convinti che le istituzioni, oltreché di sostanza, si nutrono anche del rispetto delle forme, obiettano alla sua partecipazione, martedì 14 febbraio scorso a Milano, all'incontro in cui l'ex sindaco Pisapia, ha presentato il suo progetto politico di un "Campo progressista" nel centro sinistra. La gente  teme che tale militanza politica potrebbe fare velo alla Presidente della Camera nell'esercizio delle sue funzioni. Non si deve mai dimenticare che “le istituzioni si nutrono di rispetto delle forme oltre che di sostanza”. In Camera ancora echeggiano  le proteste del M5s sulla  presentazione del DDL anti-femminicidio,  quelle sulla legge sull'omofobia e poi quelle nel dibattito sul Decreto IMU-Bankitalia, la volta che la Boldrini  applicò  la “ghigliottina”, strumento esistente nel regolamento del Senato ma mai applicato prima in Camera.


Sembra che Laura Boldrini si diverta a creare polemiche. Non ha mancato di fare parlare di se persino in occasione  della Festa della Repubblica,  il 2 giugno 2017.  La  Presidente della Camera, non ha applaudito al passaggio della Brigata Folgore e cercando di scrollarsi di dosso gli addebiti che le sono stati  mossi dalla stampa, se l’è cavata dicendo : "Bufale dei giornali di centrodestra” Sulla dovuta imparzialità del presidente dell’assemblea non trovo  meglio che citare il discorso del Presidente del Consiglio dei ministri i del Regno d’Italia, 1887-1891, Francesco Crispi, che a riguardo, in un discorso tenuto dallo scranno della presidenza diceva   : “…la presidenza della Camera deve essere una magistratura neutra nella quale si concentri tutta l’autorità del parlamento. Bisogna che alla suprema direzione dell’assemblea sia un uomo (o donna ndr) il quale  non appartenga a verun partito”. Diceva Alessandro Capelli al Forum di Quaderni Costituzionali che il Presidente dell’Assemblea parlamentare  bisogna sia percepito imparziale rispetto ai giochi partitici, il suo compito  principale è rappresentare la Camera che lo ha eletto. La neutralità del presidente  a lungo andare è venuta a perdere parte della sua autonomia fino ai tempi nostri, ahinoi, che sovente  è espressione della maggioranza. E’ necessario introdurre qualche forma di revoca al suo mandato?,domanda Alessandro Capelli. Dopo i fatti recenti e i numerosi incidenti del passato forse sarebbe il caso di correre ai ripari, e per dirla con le parole di Crispi, studiare una forma a garanzia di una magistratura neutra nella quale si concentri tutta l’autorità del parlamento.
 

L'evento
Presentato il libro del senatore di Forza Italia a Largo Chigi
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ROMA - Presentazione, alle ore 18,00 del 20 luglio 2017, presso la libreria M. T. Cicerone, a Roma, sottopassaggio Largo Chigi, dell'ultimo libro del Senatore Domenico Scilipoti Isgrò, dal titolo "IL DIALOGO COME PROCESSO DI PACE NEL MONDO - per la libertà dei figli di Dio", edito da Hikia Italia. “Le  violenze a cui assistiamo termineranno solo se Cristianesimo, Ebraismo e Islam intensificheranno il loro dialogo" ha dichiarato l'on. Scilipoti Isgrò, fondatore del movimento Politico Unione Cristiana,. "E’ necessario che ciò si realizzi subito, altrimenti la sopravvivenza dell’umanità potrebbe essere compromessa per sempre”. 
“Le tre fedi – ha aggiunto – hanno in comune il credere in un unico Dio, fonte di pace e amore, che è via, verità e vita. Non possiamo dimenticare però che il Signore si è incarnato in Cristo, è morto sulla croce per donarci la salvezza ed è risorto per essere con noi sino alla fine del mondo. Gesù ci insegna, inoltre, a rispettare le opinioni diverse dalle nostre e ad attuare quei comportamenti nei confronti del prossimo che desideriamo ricevere dagli altri. Solo così potremo vivere – ha concluso Scilipoti Isgrò - in armonia, rispettando l’ambiente che ci circonda e porre fine alle ingiustizie che stanno travolgendo l’intera umanità”.   
L'intervista
Parla il fondatore del Movimento Unione Cristiana
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di Roberto Ragone


Ci troviamo a Roma, nello studio del senatore Domenico Scilipoti Isgrò, Senatore della Repubblica, parlamentare di Forza Italia, per parlare del Movimento politico di cui lui è fondatore e presidente, l’Unione Cristiana’, che coinvolge non solo le chiese evangeliche, ma tutti coloro che, comunque, vedono in Gesù Cristo il loro personale salvatore.

 

Senatore Scilipoti, abbiamo letto sui media che lei ha fondato un nuovo Movimento politico, che si chiama Unione Cristiana. Lei è un politico di lungo corso, cosa l’ha spinta a fondare questo Movimento?

Mah, è un Movimento di pensiero, vogliamo dare un contributo alla politica attraverso le nostre competenze, le nostre capacità e il nostro cuore cristiano, vogliamo essere un valore aggiunto alla politica laica.

 

Quali sono gli scopi precipui che il movimento si prefigge? Faccio un’ipotesi, magari portare un po’ di moralità in un ambiente che eticamente lascia molto a desiderare?

Prima di tutto rispettare tutti quelli che non la pensano come noi attraverso il dialogo e attraverso le nostre testimonianze, e far capire qual è la strada migliore e per ottenere dei risultati nell’interesse del paese e della collettività. In più, far capire che rispettare le regole conviene sempre, perché a lungo andare chi rispetta le regole ne ha un qualcosa di positivo, per sé, per la propria famiglia, per tutta la comunità dove chi sa rispettare le regole vive.

 

Gli evangelici in Italia sono sempre stati ai margini della vita religiosa, tant’è che la maggior parte della gente non sa neanche che esista una Chiesa Cristiana Evangelica, ci considerano eretici, e quindi condannat all’inferno, ci confondono con sètte e altre aggregazioni pseudo-cristiane, e qualcuno ha perfino paura di noi perché ci considera indemoniati. Questo è certamente una conseguenza dei patti lateranensi, quando la Chiesa cattolica divenne religione di Stato, gli evangelici furono impediti nelle loro riunioni casalinghe, e il fascismo permise che i nostri fratelli fossero arrestati e mandati al confino. A questo proposito ricordiamo la famigerata circolare Buffarini Guidi, abrogata soltanto nel 1953. Pensa che questo Movimento potrà finalmente far conoscere al grosso pubblico la Chiesa Evangelica, nella sua dignità e nella sua realtà, dandole un nuovo impulso?

Io credo che tutti i cristiani, compresi gli evangelici, debbano scendere nell’attività, nella quotidianità, e quando dico attività, quotidianità, mi riferisco non soltanto all’opera che ognuno di noi compie giornalmente all’interno delle proprie competenze, ma allargare ed entrare anche nella gestione dell’amministrazione pubblica per poter dare un contributo personale ed essere valore aggiunto. Io credo che i cristiani possono essere valore aggiunto nell’attività amministrativa e politica, e questo valore aggiunto potrebbe essere determinante affinchè si possa avviare veramente un processo di cambiamento radicale, non mettendo una toppa su di un vestito vecchio, ma cercando di fare un vestito nuovo, cucito da un buon sarto, e il nostro sarto si chiama Gesù Cristo.

 

Ci parli degli argomenti che l’Unione Cristiana si prefigge di portare all’attenzione della politica e del paese.

Sono delle riflessioni che facciamo ad alta voce, per esempio far capire che la sanità pubblica nel paese Italia non può essere produttività, ma dev’essere solidarietà, cerchiamo di far capire che dovremmo comportarci in modo corretto sotto il profilo economico e finanziario, ci rivolgiamo ai banchieri e a quelli che hanno in mano il potere economico per dire: non pretendiamo che vi comportiate come Zaccheo [citazione biblica dai Vangeli, Zaccheo era un pubblicano ed essendo stato incaricato dai Romani di riscuotere le tasse del governo di Roma, riscuoteva dagli Ebrei più del dovuto. Convertito da Gesù, rese ai malcapitati il quadruplo del maltolto], ma quanto meno restituite e chiedete scusa. Noi chiediamo la restituzione della Banca d’Italia agli Italiani, chiediamo la separazione delle banche d’affari dalle banche commerciali, a proposito dell’emigrazione diciamo che ognuno deve vivere bene a casa propria, non a parole, ma facendo un programma e investendo sui territori da dove parte questa gente, nell’agroalimentare, nelle risorse idriche, e anche nella preparazione di governi più democratici che possano permettere una buona amministrazione, avere il pane e l’acqua in quei territori, e di conseguenza quelle persone non si muoveranno dalla propria terra, dove hanno tutti gli affetti, e quindi con il pane, l’acqua, un governo più democratico di quello che attualmente hanno, e quindi che nessuno abbia più l’esigenza di abbandonare quei luoghi. Quei luoghi vengono abbandonati perché c’è carestia, c’è fame, non c’è acqua, c’è un clima pesante, ci sono governi che non rispettano le regole della democrazia, o quanto meno dei governi che non agiscono in modo giusto, e reagiscono in modo non corretto nei confronti di quel popolo. Sono questi gli elementi che poi sommandosi determinano che le popolazioni di quei territori lascino quei luoghi e si avventurino in un percorso di sacrificio, che vede come terra promessa gran parte dell’Europa. Un’altra problematica è la tutela dell’ambiente. Non possiamo permettere che ognuno agisca secondo una pretesa personalissima libertà di coscienza, secondo la quale ad esempio si possono trivellare i mari, e perché pensiamo che sia utile, mettiamo a rischio le case dei nostri fratelli. Noi diciamo invece che dovremmo mettere in atto una libertà di coscienza che sia legata anche al nostro modo di vedere e di pensare. Per quando riguarda in particolare i cristiani, noi diciamo libertà di coscienza legata alla nostra dottrina cristiana, applicando la regola ‘fai agli altri ciò che vuoi che facciano a te’. Parliamo anche di giustizia, e la giustizia dev’essere a giudizio dell’uomo, perché su questa terra c’è una giustizia, che va anche  oltre, se noi crediamo nella vita eterna, oltre la quotidianità della vita terrena. Per la giustizia della vita terrena ci sono i magistrati, per l’altra giustizia ci sarà Qualcuno più grande di noi che un giorno ci chiamerà a render conto di ciò che facciamo. Noi predichiamo anche l’amore verso l’avversario politico, non siamo per l’insulto, per dire che chi non la pensa come noi dev’essere messo fuori della porta, ma chi la pensa diversamente da noi lo vogliamo incontrare, spiegargli quali dovrebbero essere i percorsi che potrebbero portare all’interesse della collettività. Questi sono solo alcuni temi, ma poi ce ne sono molti altri e molto  importanti che dovremo affrontare. Anche per esempio un dialogo a proposito delle problematiche del terrorismo. Il dialogo fra le religioni monoteiste è importante, fermo restando che esso va condotto fra le tre grandi religioni monoteiste con amore cristiano, facendo capire che a nostro giudizio l’unica strada che si potrà percorrere è quella dell’amore che Gesù ci ha insegnato. Perché attraverso l’amore di Cristo noi riusciamo a trovare la via, la verità e la salvezza, cioè, Lui che ci dona la vita eterna.  Dobbiamo avere la forza della testimonianza, la forza di parlare con gli altri, cercare di professare le nostre idee in maniera convincente, attraverso il Vecchio Testamento, il Nuovo Testamento, e anche attraverso Gesù cristo, quel  personaggio importantissimo, che per noi è il punto centrale di tutte le nostre riflessioni.  Attraverso il Quale la ragione ha testimoniato con grande forza che Dio esiste, oltre che all’amore verso Dio che ci può cambiare, e può avviare veramente un processo di miglioramento nelle situazioni drammatiche che viviamo oggi all’interno questo paese.

 

Di recente abbiamo seguito il suo intervento in Senato a favore della libertà di scelta per le vaccinazioni, e lei ha denunciato una situazione di poca chiarezza nel merito, della quale il ministro dalla Salute Lorenzin non si sarebbe sufficientemente fatta carico. Lei pensa che questa situazione di stallo dipenda da una acquiescenza del ministro nei confronti delle lobby del farmaco?

C’è qualcosa che non è chiara, e la Lorenzin dovrebbe intervenire per  fare chiarezza. Noi sappiamo che questo piano vaccinale è stato redatto da quattro multinazionali, due delle quali hanno finanziato una cattedra a favore di un professore universitario che oltre ad essere docente universitario, è un altissimo funzionario dell’istituto Superiore di Sanità. Perciò sono quattro le lobby farmaceutiche che hanno finanziato questa cattedra, le maggiori beneficiarie di questo piano vaccinale; l’altro personaggio coinvolto era stato sospeso per un conflitto d’interessi  all’interno del Ministero della Sanità, era stato allontanato, e oggi ce lo ritroviamo a fare il piano vaccinale. Uno di questi casi, a quello che si dice, è legato al marito della Lorenzin. Per cui ci sono tante cose che si dovrebbero chiarire. Abbiamo anche un altro problema, e questo la gente lo deve sapere: s’era detto che c’era l’urgenza, ma l’urgenza, se c’era, c’era fino a ieri. Oggi noi abbiamo applicato degli emendamenti in Senato che dicono che, intanto, chi non vaccina i figli, la famiglia viene convocata dalla ASL, la quale ASL dovrebbe convincere la famiglia a far vaccinare i propri figli. Ma c’è un secondo passaggio. Nel caso in cui queste persone non dovessero aderire, pagano una penale da 100 a 500 euro, e il figlio resta non vaccinato. Allora, se il governo ha fatto un decreto d’urgenza, il decreto d’urgenza ha una motivazione precisa. Ma se tu approvi degli emendamenti all’interno del senato, dove dici che non c’è l’urgenza, e se la famiglia non aderisce alla vaccinazione deve essere convocata dalla ASL perché ai genitori venga spiegato il motivo delle vaccinazioni, può passare un mese, tre mesi, sei mesi, possono passare due anni, tre anni. Poi, che succede? Se i genitori comunque non aderiscono, pagano una penale, e così possono passare ancora anni. Allora, dov’è più l’urgenza? Cioè, se noi attraverso un emendamento abbiamo affermato che si può aspettare ancora due o tre anni, l’urgenza non ha più senso. Queste sono delle riflessioni, come dicevo prima, da uomini che hanno il cuore di Cristo, non per condannare, non per giudicare, ma per chiedere chiarezza, affinchè chi sta fuori possa capire se effettivamente quel piano che loro hanno redatto è vero, oppure quell’urgenza non corrispondeva alla realtà. Poi ci siamo posti anche un altro problema. C’è qualche vaccino, fra quelli che prima erano dodici obbligatori, poi sono diventati dieci, e se si versa la penale non c’è obbligo di nessuno dei dieci, ma nel momento in cui dovesse consentire la vaccinazione, saranno restituite le somme versate. Abbiamo messo anche in discussione anche quei quattro vaccini che fino a ieri erano obbligatori. Oggi invece, con la penale, e con la discussione fra la ASL e la famiglia, abbiamo rimesso in discussione anche ciò che era stato stabilito, cioè quelli che avrebbero dovuto essere i quattro vaccini obbligatori. In pratica, la confusione che si crea va a danno delle famiglie e dei loro figli. Questa è la chiarezza che noi chiediamo al ministro.

 

L'editoriale
Siamo arrivati al punto dolente. Dolente perché da quell’orecchio non ci vogliono sentire i signori di Montecitorio
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di Emanuel Galea 


Sarà il caldo africano che fonde i cervelli, sarà la noia che fa venire le vertigini, sarà quello che vuoi, rimane il fatto che mentre il ministro Padoan vuole convincerci che “siamo usciti dal tunnel e stiamo percorrendo una strada...” e si corregge dicendo .” Stavo per dire un sentiero stretto, ma vedo il sentiero allargarsi", il suo socio Matteo Renzi, che detiene il golden share nel governo, sta dando i numeri. Rilanciando una sua proposta,quella che nel circo Barnum è conosciuta come “triplo salto mortale, carpiato, raggruppato, con doppio avvitamento”, suggerisce o forse meglio intima a tutti i partiti di sostenere la sua boutade, pezzo forte della sua fatica letteraria “Avanti”, titolo originale copiato dal movimento francese di Macron.

Renzi ha illustrato al Tg2 l’originalità della sua “formula magica per l’Italia” domenica 9 luglio: "Nel mio libro faccio una proposta: buttiamo giù il debito ma torniamo a Maastricht e a un deficit del 3%, per dare ossigeno all’economia. Rottamiamo il Fiscal Compact e tiriamo giù le tasse a famiglie con figli, ad artigiani e piccoli imprenditori, e a chi non ce la fa. Non sia solo l'idea del Pd ma di tutti i partiti da portare in Europa; negli altri Paesi in Europa si va insieme. Gli altri partiti accettino questa proposta, perché abbassare le tasse non serve al Pd ma al Paese".

Dopo avere letto questo tazebao pubblicitario mi veniva da chiudere gli occhi ed immaginare il Paese dei balocchi, luogo fantastico descritto da Carlo Collodi. La realtà, purtroppo è un’altra. Molti politici del passato ragionavano come Renzi e oggi ci troviamo con un debito che a maggio, secondo dati della Banca d’Italia, è arrivato a 2.278,9 miliardi, in aumento di 8,2 miliardi rispetto ad aprile.

Questa zavorra megagalattica, come l’avrebbe descritta il compianto Fantozzi, è principale fonte di vulnerabilità per l'economia oltre che un inciampo che compromette tutto il futuro dei giovani. La proposta di Matteo anziché mandare l’Italia avanti la farebbe navigare a largo di lidi ignoti.

Padoan fa la sua parte e cerca di rincuorare la nazione : "Non è irrealistico immaginare negli anni prossimi un salto di qualità dell'economia. Gli anni prossimi saranno migliori".

Non bastano più i buoni auspici. Secondo uno studio Cgil gli italiani restano pessimisti e nessuno li può biasimare. I dati Istat danno un quadro molto fosco al riguardo della povertà giovanile e delle famiglie monoreddito. A Brescia una famiglia su venti vive al di sotto della soglia di povertà e nelle altre città italiane la situazione non cambia.

Siamo arrivati al punto dolente. Dolente perché da quell’orecchio non ci vogliono sentire i signori di Montecitorio. Diamo solamente un dato esemplificativo, prendiamo il fabbisogno delle amministrazioni dello Stato aggiornato al 3 luglio 2017. Il fabbisogno cumulato del primo semestre 2017 supera i 50 miliardi di euro, 22,5 in più del 2016 e 28,4


in più del 2015. Si tratta del peggior dato dal 2013. La spesa pubblica è in progressivo aumento mentre i consumi stentano a decollare.

A fronte di questi dati, anziché parlare di un rigoroso spending review / drastico taglio alla spesa pubblica, (vedi partecipate per dirne una) il Renzi di mille risorse propone un aumento del debito pubblico e la distribuzione di mance elettorali che lasciano il tempo che trovano. I famosi 80 euro ormai fanno dottrina.

Il buon Padoan guarda con ottimismo al futuro. L’ottimismo rischiara la vista è giusto ma non basta. Vogliamo fare un atto di fede, questa volta anziché otturarci il naso, chiudiamo gli occhi, incrociamo le dita e facciamo gli scongiuri sperando che l’Italia riuscirà a venire fuori dal tunnel senza incidenti. Teniamo il fiato sospeso mentre si viaggia con i fari del buon senso completamente spenti e la segnaletica dell’intelligenza della classe politica fuori uso.
 

L'editoriale
Oramai in quest’Europa sembra che le regole valgono solamente per l’Italia
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di Emanuel Galea


Intervenendo alla 69 sima Assemblea generale di Confartigianato, parlando del tema immigrazione, Emma Bonino si è permessa di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, guardandosi bene, al contempo, dal puntare il dito verso chicchessia e non volendo fare torto a nessuno ha fatto ricorso al “noi maiestatis”, dicendo fra l’altro quello che ormai sta sulla bocca di tutti e cioè :

“All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino. “E dal 2014-2016 che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. Disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato.”

A firmare l’accordo del piano operativo Triton , subentrato a “Mare Nostrum” fu il governo Renzi-Alfano, lo stesso che alla vigilia di una riunione a Varsavia con Frontex, ha discusso il mandato operativo della missione.

“Triton è un’operazione che esiste in accordo con le autorità italiane”. Questo è quanto riportava un portavoce di Frontex..

Il Piano “operazione Triton” ha visto la luce tra settembre e ottobre del 2014 e l'operazione ha preso il via il primo novembre dello stesso anno.

Già dalla sua nascita il piano mostrava le sue zone d’ombra. Ad Triton hanno partecipato 27 Paesi dei 28 e di quest’ultimi, solamente 15 attualmente contribuiscono volontariamente all'operazione. Questi sono Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Austria, Svizzera, Romania, Polonia, Lituania e Malta.

Sembra che ai restanti 13 Stati della così detta Unione, nulla importa della sicurezza dei confini, del salvataggio dei profughi. L’inizio dell’operazione non fu certo molto felice e neppure di buon auspicio per la tanto invocata “integrazione europea”.

Come se questa anomalia non bastasse, l’Italia ci ha messo del suo.

Il governo Renzi, nominato da Napolitano con la stampella di Alfano, ha sottoscritto il piano dell’operazione Triton, accettando in piena autonomia che tutte le unità navali partecipanti all'operazione e operanti sotto il comando di Roma, fossero autorizzate a sbarcare sul territorio italiano, in condizioni di sicurezza e le persone intercettate e salvate.

Sia la Bonino che un portavoce di Frontex confermano questo accordo anche se a oggi non si è visto alcun documento a suffragio.

All’insaputa del popolo italiano hanno reso l’Italia “paese aperto - terra di nessuno – nazione senza frontiere”. Qualcuno grida al tradimento, i presupposti ci sarebbero ma la voce è afona, il tono basso, l’interesse molto fiacco.

Renzi non risponde, scrive libri cercando di emulare Macron. Al Tg2 , anziché cercare di dare ragione della disavventura in cui ha infilato l’Italia, anziché rispondere alle tante domande e dubbi che si sollevano intorno a questo brutto pasticcio, Renzi rilancia il suo nuovo programma di governo: “Aiutiamoli a casa loro, è buon senso.”

Di quale buon senso parla Renzi, di quando con disinvoltura firmò quell’accordo? Gli italiani vogliono chiarezza, vogliono sapere quale è stata la contropartita offerta da Bruxelles!

“Aiutiamoli a casa loro” dice Renzi mentre il buon senso vuole che si inizi a fermare l’invasione e contemporaneamente risolvere le problematiche create da quelli che sono già in Italia e che l’Europa disconosce.

Renzi tace e così acconsente di avere sbagliato firmando quell’accordo. Tace e non spiega perché lo aveva firmato, cosa ha avuto in cambio. Confessa anche di avere sbagliato mettendo il Fiscal Compact in Costituzione. Renzi scorda persino la sconfitta della sua riforma costituzionale, giorno per lui infausto del 4 dicembre. Renzi sbaglia il Jobs Act. Renzi confessa ma non si pente.

“…..ci siamo fatti male da soli”, scriveva la Bonino riferendosi alla firma del Piano Operativo Triton. Troppi errori per una volta sola.

“Disfare questo accordo (Il Piano Triton ndr) adesso è piuttosto complicato” concludeva la Bonino. Complicato sì, ma non impossibile. L’Europa non può pretendere di farsi perdonare le sue inadempienze, la sua inadeguatezza a governare l’emergenza immigrazione, offrendo l’elemosina a uno dei paesi fondatori dell’Unione.. Se Renzi o Gentiloni che sia, dovessero accettare il “piatto di lenticchie” in cambio , offerto pietosamente , con l’obiettivo di calmare la coscienza dei burocrati a Bruxelles, sarebbe loro imperdonabile, sarebbe una vergogna.

Oramai in quest’Europa sembra che le regole valgono solamente per l’Italia. Esempio è che nonostante il meccanismo di sorveglianza degli squilibri macroeconomici messo a punto dalla Commissione,il bilancio commerciale della Germania viaggia con un surplus di svariati decine di miliardi e la Ue guarda imbarazzata seppure tacendo.

L’Europa è più che deficitaria, direi fallimentare, nella sua politica estera, vedi le vicende del medio - oriente (Siria,/Iraq e Libia, Egitto e Gaza).

L’Europa è stata inadempiente verso l’Italia, responsabile di subire impotente il fallimento della politica di distribuzione dei profughi tra i 27 Stati membri; l’Europa ha assistito tacendo alla violazione del patto di Dublino, mentre si infrangeva il concetto di extraterritorialità delle navi Triton battenti bandiera straniera; ha acconsentito alla sospensione del Trattato di Schengen; assiste impotente alle chiusure delle frontiere da parte degli Stati del nord; è inadempiente in tutto questo e non solo.

Con quale pretesa, un’Europa con la sua autorità depauperata può pretendere di appellarsi a delle convenzioni per vietare a uno Stato sovrano l’opzione di congelare il comma del Piano Operativo Triton, che attualmente impegna il governo nazionale “affinché gli sbarchi avvengano tutti quanti in Italia” ?

A quale titolo pretende di vietare all’Italia minacciata dall’ invasione emigratoria, di chiudere i suoi porti per difendere il proprio territorio, i cittadini e la sua sovranità?

Può un’Europa con una “trave nel proprio occhio” obiettare alla “pagliuzza” in quello di uno dei suoi Stati membri?

Di questo “buon senso” avrà bisogno qualsiasi governo che vorrà risolvere il problema, quel buon senso di cui parla Renzi verrà in seguito.

Tra realtà e fantasia
Ormai spingere ancora l'idea europea è come frustare un cavallo morto
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di Roberto Ragone
 
Per usare una metafora abusata, ormai assurta a luogo comune, i ‘Padri Fondatori’ dell’idea europea, nel vedere ciò che i nostri contemporanei ne hanno fatto,  si staranno rivoltando nella tomba. Alludo a coloro che vengono ufficialmente ritenuti all’origine di un progetto europeo, che avrebbe visto, nella loro intenzione, una unica federazione, all’americana, di tanti stati geograficamente europei, ma in realtà eterogenei e con storie, tradizioni, abitudini, lingue, monete, economie e politiche interne profondamente diverse.  Un po’ come pretendere di unire l’acqua e l’olio.
 
Ma si sa, il mondo usciva da una guerra devastante con decine di milioni di morti, con racconti di atrocità compiute da chiunque contro chiunque, e l’America, intervenuta a ribaltare le sorti di un conflitto che senza il suo intervento avrebbe sancito il dominio nazifascista, era un miraggio a cui tendere; oltre al fatto che tutti avevano un gran bisogno di qualcosa che garantisse la pace. Possiamo solo rimarcare, a posteriori, l’ingenuità di tale disegno anche un po’ romantico,  perseguito tenacemente sul piano economico, oltre che politico. Storicamente abbiamo sette nomi: gli italiani Alcide De Gasperi, e Altiero Spinelli, i francesi Jean Monnet e Robert Schumann,  il lussemburghese Josef Bech, il tedesco Konrad Adenauer, il belga Paul-Henri Spaak.
 
A questi s’aggiungono altri, citati nel sito web storico dell’Unione Europea come un vasto ‘gruppo eterogeneo di persone mosse dagli stessi ideali: la pace, l’unità e la prosperità in Europa’, come se il solo fatto di unire popoli e nazioni fosse garanzia di pace, unità e prosperità.  Tra questi ultimi troviamo il britannico Winston Churchill, il tedesco Walter Hallstein, gli olandesi Sicco Leendert Mansholt e Jan Willem Beyen. Ma certamente in quel momento storico l’opinione pubblica vedeva nell’unione di tanti stati che avevano partecipato al conflitto, e che ne erano stati deturpati, distrutti, assassinati, una soluzione imperitura che avrebbe potuto evitare che una terza guerra mondiale distruggesse definitivamente l’Europa.
 
In realtà, tante buone intenzioni erano destinate a naufragare, di fronte all’espansionismo di grandi potenze come gli Stati Uniti, che all’Europa e agli europei presentavano il conto, e della Unione Sovietica, decisa a conquistare al comunismo sovietico l’area del Mediterraneo. Tutto questo a grandi linee. Oggi, l’UE è ben altra cosa di quella che gli ideologi avevano progettato senza tener conto della natura dell’uomo. S'è finito per creare un carrozzone lento e burocratico, che, invece di semplificare e velocizzare qualsivoglia operazione, stenta, nelle pieghe di leggi, leggine e regolamenti, convocazioni, assemblee, commissioni, interventi, ideologie varie, a prendere decisioni che giustifichino la sua esistenza, partorendo, il più delle volte, il classico topolino. Succube, per stessa ammissione di chi a questo parlamento partecipa, delle lobby multinazionali, che impongono a quei parlamentari le loro decisioni commerciali. Dopo aver cercato invano di distruggere i nostri prodotti tipici, perché non rispondenti alle loro capotiche norme di produzione e sicurezza alimentare – mi viene a mente, perché la cosa mi ha colpito all’epoca, la proibizione di produrre ancora il nostro ‘Lardo di Colonnata’, un prodotto che esiste in quella forma solo in Italia, attacco sventato da una decisa reazione dei produttori italiani; e mi sovviene anche la classica frase, pronunciata a giustificazione di qualsiasi castroneria, "Ce lo chiede l'Europa". Come se l'Europa, o l'UE, fosse, Domineddio sulla terra  – nel tempo sono passati ad altro tipo di attacchi, per esempio l’imposizione di importare arance e altra frutta da paesi terzi, e olio d’oliva dalla Tunisia a milioni di quintali. Minando alla base quella che è la nostra economia, basata ancora molto sull’agricoltura e la produzione esclusiva di alcune tipicità. Altro attacco al nostro olio extravergine d’oliva è l’imposizione, purtroppo supportata a livello politico da una pretesa esigenza ‘strategica’, dal TAP, il gasdotto che porterà metano in Italia, e che è stato fatto passare attraverso i nostri secolari uliveti del Salento, quando molto più razionale sarebbe stato allungare il tratto sottomarino fino a Brindisi, già pronta a ricevere la pipeline. Non crediamo al fatto che questo non procurerà inquinamento e guasti, né crederemo mai alla parola delle multinazionali, o dei nostro governanti. Infatti, dietro ogni iniziativa c’è il profitto, a qualsiasi costo e senza scrupoli: come nel caso delle trivellazioni in Adriatico entro le dodici miglia, una volta proibite  e poi rientrate dalla finestra, in sordina. È in atto una operazione di grande respiro per impadronirsi della nostra penisola senza sparare un colpo, riducendo la forza lavoro alla miseria e alla disoccupazione, importando manodopera dall’Africa sotto forma di ‘migranti’, neologismo assurdo inventato per giustificare l’invasione – non sono anche gli Italiani stati ‘emigranti’, dopo la prima guerra mondiale, per fame? Ma con ben altri presupposti, checchè se ne dica. E gli Italiani hanno fatto grande l’America, un paese che aveva bisogno di riempire grandi spazi. Quelli che in Italia non ci sono. Ma torniamo all’argomento della nostra chiacchierata. Più di recente abbiamo scoperto, dalle pagine dei giornali, che l'invasione africana è stata permessa e propiziata dal nostro ex premier Matteo Renzi, in sede europea, in cambio di uno sforamento dei conti pubblici che gli avrebbe consentito di erogare le famose 'mance elettorali', a cominciare dagli 80 euro.
 
Oggi tutte le nazioni facenti parte di questa brigata Brancaleone hanno chiuso le frontiere ai migranti, costringendo l'Italia a 'salvare' gli occupanti dei barconi - in realtà andandoli a prendere in Libia entro le dodici miglia - operazioni compiute sotto molteplici bandiere, ma comunque remunerative. E quando la nave ha a bordo il suo carico umano, e chiede alla Capitaneria di Porto in Italia dove debba portare le centinaia di uomini, donne incinte e bambini senza genitori, la risposta è sempre quella: in un porto italiano, nonostante la legge del mare, quella stessa che impone di salvare i naufraghi, dica che la meta dovrebbe essere il porto più vicino, cioè, il più delle volte, Malta. La quale Malta non ci pensa proprio a ricevere neanche una comitiva in gita domenicale. Qui si dispiega il grande fallimento di una struttura voluta contronatura, che è ormai preda delle lobby e del profitto, e che tende ad appiattire ogni diversità nazionale. Oltre a pretendere di comandare in casa nostra e ad esigere versamenti miliardari: a pro di che? L'uomo della strada non lo può capire, oltretutto confuso com'è dalle notizie di banche e bancarelle, che sembra siano l'unico interesse del nostro governo. Don Matteo ultimamente pare abbia scoperto l'acqua calda: infatti ha dichiarato che con il Fiscal Compact non ci può essere crescita. Ma è la stessa cosa che da anni vanno ripetendo tutti gli economisti che siano obiettivi nei confronti di una politica che ha avuto il solo scopo di rendere l'Italia un paese di poveri.
 
Le statistiche parlano di 4,7 mln di persone in povertà assoluta: probabilmente è una cifra approssimata per difetto. La statistiche sono anche quelle che parlano di 'ripresa' economica, mentre si calcola come nuovo assunto anche chi ha svolto un lavoretto temporaneo, e così aumentano gli occupati. Ma, si sa, le statistiche distribuiscono sempre i dati, li spalmano, come si dice. Per cui sono rimasto esterrefatto nell'apprendere tempo fa che le mie entrate mensili assommavano a qualcosa vicina ai cinquemila euro, in quanto cittadino adulto di questa nazione. La verità è un'altra, nonostante Padoan. Il disegno parte da lontano, e la prima mossa decisiva è stata di Ciampi, il tanto celebrato personaggio già presidente del Consiglio, quello citato per l'ammontare - allora - delle sue numerose pensioni e vitalizi. Quello che disconnesse la Banca d'Italia dal Ministero del Tesoro, eliminando di fatto la possibilità di svalutare la lira a fine anno e pagare i debiti della nazione, sempre comunque virtuali. Per cui essi sono divenuti reali e impagabili.
 
La seconda mossa vigliacca è stata l'adozione dell'euro, targata Prodi. Tutto il resto, Monti compreso, è arrivato in seguito. Letta oggi si dice disgustato del commento di Renzi a proposito del suo "Stai sereno", che, a sentir lui, non sarebbe stato un colpo di Stato. Solo un colpetto sulla spalla. In puro stile renziano. Che fa fatica a rincorrere le sue stesse fantasie. Ora ha anche scritto 'un libro': il titolo è 'Avanti'; che non si sa se riecheggi nostalgicamente il giornale del Partito Socialista di Nenni o il titolo di un romanzo di Alberto Moravia: ma quello diceva "Davanti le donne", in una chiara allusione. Ormai a lui e alle sue bugie ci siamo abituati, e speriamo che nessuno lo prenda più sul serio. Forse crede di essere in un videogioco.
L'approfondimento
E’ in dirittura d’arrivo in Parlamento il disegno di legge sulla finanza islamica
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di Emanuel Galea

 

Dell’immigrazione si è detto di tutto e di più: povera gente che scappa dall’orrore delle guerre, popoli stremati dalla siccità che cercano asilo altrove, popolazioni perseguitate per la loro fede politica o religiosa, particolari gruppi etnici e sociali vittime di ostilità che fuggono in cerca di rifugi sicuri.
Tutto questo ce lo siamo sentiti raccontare, cucinato in mille salse, ma le vere ragioni che hanno causato lo stato emergenziale in cui ci troviamo oggi, anche se  si sospettavano da tempo, stanno uscendo fuori alla luce di nuove rivelazioni: clandestini, profughi, rifugiati e immigrati economici sono entrati tutti a far parte di un progetto, un mosaico, per tempo da molti negato ma che oggi davanti alla “tragedia che incombe” non possono più tacere.

Con la sua solita  precisione e competenza , Emma Bonino, già  ministro degli affari esteri nel Governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, intervenendo alla 69sima Assemblea generale di Confartigianato, ha svelato quelli che per noi sono i segreti di Pulcinella e cioè : “All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”. Proseguendo nel suo intervento la Bonino ha aggiunto : “E dal 2014-2016 che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. Disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato.” Che questo accordo sia stato firmato e da chi, sarà materia per le discussioni di domani ed i giorni successivi. Intanto precisiamo che non è vero che “siamo stati noi”, noi chi? Siete stati voi, sono stati “loro”. Quello che desta sospetti, e le illazioni non mancano, è che ogni accordo implica un “do ut des”, e si vuole far intendere che la partita di scambio per questo accordo è stata la flessibilità sui nostri conti. Cioè a Bruxelles avrebbero chiuso un occhio sui nostri deficit di bilancio.
Ancora fresche in memoria le esaltazioni di Matteo Renzi che vantava di aver convinto Bruxelles ad approvare la manovra del Governo. Non ci siamo scordati “il successo di Renzi” per avere “strappato” dall'Unione europea, per il 2016 un 'bonus' flessibilità da 14 miliardi di euro, pari ad uno 0,85% del Pil. Oggi è tutto chiaro alla luce di quello che sta emergendo.

Finanza Islamica in Italia
Abbiamo iniziato questo discorso dicendo che l’immigrazione  è un progetto, un mosaico. A quello che in un certo modo ha rivelato la Bonino, aggiungiamo un altro tassello al mosaico. Un’altra pennellata e il quadro immigrazione assumerà un’altra valenza. E’ in dirittura d’arrivo in Parlamento il disegno di legge : “Disposizioni concernenti il trattamento fiscale delle operazioni di finanza islamica” presentato 18 mesi fa da Maurizio Bernardo, presidente della VI Commissione Finanze. La  missione che si è prefissato Bernardo è incentivare l’ingresso di investimenti dai Paesi del Golfo. A questo fine la proposta di legge prevede all’imposizione fiscale, l’applicazione degli strumenti finanziari tradizionali (mutuo, obbligazione) compatibile con la scienza giurisprudenziale islamica, sharia compliant dice la proposta di legge. Questo concetto è ben esposto all’articolo n.1 della proposta dove si legge testualmente: “regola il trattamento tributario delle operazioni finanziarie poste in essere osservando i principi della legge islamica, la shari’ah, al fine di assicurare un’imposizione fiscale equiparata a quella delle operazioni finanziarie convenzionali”.  


Se la proposta diventasse legge, si introdurrebbe nella  legislazione della Repubblica “principi della legge islamica”, invertendo così il concetto di integrazione e cioè anziché essere  l’ospite che si integra nel paese ospitante diventerebbe tutto l’inverso: l’oste che si integra all’ospite. Il cittadino italiano sarebbe chiamato a familiarizzare con i sukuk -“certificati di investimento islamico” ed altri strumenti innovativi. Marcello Bernardo preme sull’acceleratore perché dopo la Brexit, molti capitali islamici si traslocherebbero da Londra ed emigrerebbero in altri lidi e così  spera di attirarli in Italia.
Inoltre, secondo uno studio di Bankitalia, la comunità islamica nel paese conta 1.6 milioni di persone e secondo alcune proiezioni potrebbe raddoppiare entro il 2030. Il proponente dell’iniziativa e per lui il governo, è convinto che il raddoppio potrebbe «garantire una maggiore raccolta di liquidità dalla comunità islamica».
Il bel discorso dell’accoglienza, dell’integrazione qui assumerebbe un’altra luce. Per il governo l’accoglienza non sarebbe altro che una opportunità di business, un flusso di denaro proveniente da Paesi arabi da intercettare. In questo stratagemma Bruxelles non dovrebbe essere estranea, quell’Europa che sbattendo le porte in faccia al Belpaese le ha fatto l’elemosina di una manciata di milioni, il prezzo dell’umiliazione. E’ il caso di dire che dopo la beffa l’insulto. Ora si spiegherebbe perché la via libera agli sbarchi incontrollati, la via libera ai centri di accoglienza, l’accondiscendenza ai sorrisi dei burocrati d’oltre alpi.
 Riprendendo il discorso della proposta dell’esponente centrista mi preme precisare che ci sono tre operazioni finanziarie non considerate nell’ordinamento italiano e che potrebbero esordire nel nostro Paese se fosse approvato il testo. Queste sono:   la Murabaha (la contrazione di un mutuo), l’Ijarah  e l’Istisna’ (la stipula di contratti di leasing finanziari e operativi) . All’obiezione che questi operazioni legate alla finanza islamica , come la zakat (la tassa per il culto) che gli intermediari islamici sono obbligati a versare, potrebbero in qualche modo, finire a finanziare il terrorismo religioso, il proponente replica che la vigilanza spetterà alla Banca d’Italia visto che si tratta del decreto istitutivo dell’Uif, (l’unità di informazione finanziaria). Dopo i precedente delle banche fallite con tutto quello che hanno comportato la figura di Bankitalia non è che abbia  brillato e la sua vigilanza in questi casi specifici non  rasserena certo gli italiani.

Lo stato di fatto delle cose Scrivevo all’inizio che nell’immigrazione non esisteva alcuna emergenza. Esiste solamente un piano, un progetto, in parte concordato con Bruxelles ed in parte studiato dai burocrati indigeni  ed è in corso di opera su tutto il territorio. Secondo Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Ucoii, grazie alla Qatar Charity sarebbero stati raccolti 25 milioni di euro in tre anni, poi utilizzati per la costruzione di 43 moschee, come quelle di Ravenna, Catania, Piacenza, Colle Val d’Elsa, Vicenza, Saronno e Mirandola.
La Qatar Charity ha il monopolio dei finanziamenti dell’Islam europeo, ma finanzia quasi esclusivamente la galassia della Fratellanza musulmana,
"Altro grande finanziatore dell'Islam italiano è l'Arabia Saudita     
Il governo turco, tramite il ministero degli affari religiosi, sostiene il Ditib: organizzazione ufficiale dei musulmani.
Il Marocco fornisce imam e finanzia le sue comunità in Italia, tramite la tesoreria di Stato marocchina .
Massimo Campanini, docente di Storia dei paesi islamici a Trento spiega che la Fratellanza ha un fine preciso cioè “quello di islamizzare la società e pervenire nel lungo periodo alla realizzazione di uno Stato islamico".Milioni di finanziamenti arrivano in Italia da Stati esteri per le moschee, scuole coraniche e centri di culto.

 

Chi controlla cosa? Oggi sentire dire “quote chiuse”, “rimandiamo indietro i non aventi diritto” sanno più di una presa in giro che gli italiani non meritano. E’ un’offesa grave e potrebbe essere lavata solamente prossimamente nella cabina elettorale.
 

L'Editoriale
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di Emanuel Galea


Il 17 ottobre 2014, paillettes dorate ai piedi e velo bianco in testa, entrava nella grande Moschea di Roma, salutando in perfetto arabo la comunità islamica, rassicurando  tutti i presenti dicendo “L’Islam è pace, qui non ho paura”. Ma la presidente della Camera non ha paura neanche fuori della grande Moschea. Quello stuolo di poliziotti di scorta che le fanno cerchio intorno non sono altro che uno status symbol del personaggio che rappresenta.

Ma poi diciamolo pure, paura di chi? Paura di cosa? La Boldrini, in Moschea si sente tranquilla e, a sua volta l’Islam in Italia si sente come a casa propria. Sorella Laura perché insisti tanto che l’Islam è pace? Forse la religione di casa tua guerrafondaia? Le altre religioni non sono anch’esse portatrici di pace? La pace, in qualsiasi religione dovrebbe essere insita e non certamente una straordinarietà da sbandierare. Tanto per fare chiarezza iniziamo con il dire che i musulmani rappresentano il 30 percento della popolazione straniera residente in Italia. Nel deplorevole vuoto normativo, stando a quanto riporta il sito internet “www.arab.it” in Italia ci sarebbero 205 tra Moschee e centri islamici. Di questi solamente 10 sono registrati come Moschee, gli altri spaziano tra centri culturali ed associazioni varie. Si apprende dalla grande stampa che la Qatar Charity avrebbe stanziato 25 milioni per costruire 43 Moschee in Italia. Caro fratello musulmano e cara sorella Laura, va benissimo che l’Islam è pace ma l’Arabia Saudita, Egitto, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Yemen, pure questi appartenenti all’Islam che è pace, hanno chiuso i rapporti diplomatici con il Qatar accusandolo di finanziare il terrorismo islamico facendo indirettamente foraggiare organizzazioni vicine ad al Qaeda che di pace non ha neanche il minimo odore. Ecco perché un serio approfondimento sulle Moschee, finanziate dal Qatar sarebbe molto utile, per poter condividere la tranquillità della Boldrini, ovviamente senza velarci e toglierci i calzari. E’ bello vivere senza le paure e non basta dire “io non ho paura”, non è un argomento perché a parità di argomentazioni si può ribattere “molti altri la paura ce l’hanno”.


Proprio in questi giorni si parla di finanza islamica in Italia e già si discute su banche islamiche sul territorio. Attenzione, non si parla di banche appartenenti a una specifica nazione come sarebbe logico, si parla di banca della religione islamica. Fratello musulmano in Italia tu vi stai come se stessi a casa tua e sorella Laura non ha paura. Ognuno di noi si sforza invano di dimenticare gli attentati dell'11 settembre 2001, macabro teatro di quattro attacchi suicidi che troncarono la vita di 2996 persone lasciando gravi ferite in altre e oltre 6.000 persone.
Forse dobbiamo nel frattempo rallegrarci, e questo lo chiediamo a chi “non ha paura” per la  neonata Costituente Islamica in Italia, senza nulla sapere al riguardo? Dobbiamo assimilare il vile attacco a Charlie Hebdò, assorbire a testa bassa gli atti disumani al Bataclan, a Parigi, Nizza, a Bruxelles, a Londra; esorcizzare i ricordi dei crudeli e bestiali attacchi al  festival di Ansbach, Wiirzburg, Monaco di Baviera e Reutlingen? Quella gioventù al festival di Ansbach o di Londra, come la cara Laura, non avevano paura. Quei ragazzi e ragazze, con tante speranze nel loro zaino non portavano esplosivi, caro fratello musulmano, anche loro credevano che tutto l’Islam è pace, stentavano a convincersi che al suo interno ci potevano essere tante mele marce. D’oggi in poi lo zaino a tracollo di un fratello musulmano che sosta innocentemente alla fermata della metropolitana, ci suscita cattivi pensieri. Le periferie, i sobborghi, le stazioni ferroviarie, i giardini e i parchi nazionali stanno gradatamente diventando dar al-islam, cioè “ spazio territoriale e politico soggetto alla legge islamica e abitato dalla umma (comunità). Non è più raro leggere di genitori musulmani rinviati a giudizio perché minacciano la figlia perché “occidentale”. Quanti altri anni si dovrà aspettare per l’integrazione? Allora ci sarà ancora l’italianità?


Caro fratello musulmano, sei fortunato ad avere trovato un‘Europa che simpatizza con te rinnegando le sue radici etiche e culturali. Ti ha spianato il letto, ti ha messo sui suoi comodi bordi, aspettando che il cadavere dell’infedele liberi lo spazio per accomodarti meglio. Intanto, cara sorella Laura continua pure a non avere paura.
 

Dieta & Salute
Secondo Di Benedetti, il grano canadese che arriva in Italia a prezzi stracciati dovrebbe essere smaltito come rifiuto tossico invece di essere commercializzato.
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di Roberto Ragone
 
Secondo Franco Busalacchi, siciliano, scrittore, blogger, uomo politico, e del micologo pugliese Andrea Di Benedetti, il grano canadese che arriva in Italia a prezzi stracciati dovrebbe essere smaltito come rifiuto tossico invece di essere commercializzato.
 
Tutto nascerebbe dalle multinazionali  canadesi del grano, che con opportune 'spinte' a livello di Unione Europea, sarebbero riuscite a vendere nel nostro paese grano contaminato, secondo alcuni un vero e proprio rifiuto tossico e speciale, realizzando un business di oltre 40 miliardi di euro l’anno. La manovra, oltre che a fare profitto, tende a distruggere la produzione italiana di grano duro. Finora già 600.000 ettari di seminativo nostrano sono stati abbandonati, schiacciati dalla concorrenza sleale.
 
Quindi dopo le arance marocchine – che hanno messo in crisi gli agrumeti siciliani -  e l’olio di bassa qualità tunisino, - importato senza dazio a milioni di litri, destinato ad essere venduto nei discount come ‘olio extravergine di oliva’ - si prende di mira un altro settore importante della nostra economia e tradizione, come quello dei prodotti derivati da grano duro. Con ciò minando anche la salute dei consumatori.  Il 19 di giugno di quest’anno, il quotidiano barese ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’, insieme ad altri giornali, racconta in maniera circostanziata dell’arrivo al porto di Bari di una nave proveniente da Vancouver, la ‘'Cmb Partner', da 60.000 tonnellate, attraccata l’8 di giugno, dopo oltre 40 giorni di navigazione, e il cui carico era costituito da 50.000 tonnellate di grano duro canadese, carico sequestrato dai Carabinieri Forestali dopo le prime analisi sul cereale che avrebbe mostrato percentuali di sostanze nocive in quantità superiore a quelle consentite dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo. Carico dissequestrato successivamente, in seguito alle nuove analisi effettuate proprio dai Carabinieri Forestali autori del sequestro. Analisi che avrebbero dimostrato come la presenza di inquinanti nel grano sarebbero nei limiti previsti dalla legge.
 
Limiti che a livello comunitario avrebbero subito una spinta ‘in alto’ per il Canada, che in effetti ha una soglia di sicurezza molto più alta di quella vigente in Italia. In ipotesi, possiamo azzardare che la prima analisi abbia riguardato soglie di sicurezza italiane, e la seconda quelle della provenienza del carico, cioè canadesi. Quindi, grano che in circostanze diverse non sarebbe idoneo neanche all’alimentazione animale, verrebbe regolarmente distribuito sul territorio nazionale, e miscelato, nella migliore delle ipotesi, a grano duro prodotto in Italia. Cosimo De Sortis, presidente della Italmopa, in rappresentanza dell’industria molitoria italiana, ha dichiarato che il sequestro era stato operato a seguito di ‘fake news’ e persecuzione mediatica ordita dalla Coldiretti. Così De Sortis dichiara al ‘Corriere del Mezzogiorno: «Non sarà sfuggito a nessuno — attacca Cosimo De Sortis,  — che i recenti sequestri di frumento duro importato, verificatisi nei mesi di febbraio 2016 e di giugno 2017, sono concomitanti con i “blitz” mediatici organizzati dalla Coldiretti presso il Porto di Bari. La sistematica demonizzazione delle importazioni, da parte sia della Coldiretti, sia di altre “lobbies”, e lo sviluppo di un’irresponsabile politica di comunicazione volta a infondere nei consumatori un sentimento di diffuso sospetto sul frumento di importazione rispondono a esclusivi interessi sindacali e di categoria abilmente camuffati dietro un presunto interesse generale del tutto inesistente», e conclude annunciando azioni legali.
 
La preoccupazione di Coldiretti e produttori italiani è che il Ceta peggiori ulteriormente la situazione. Il Ceta è il Comprehensive economic and trade agreement, accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Accordo “contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi“. Il grano canadese, oltre ad essere una forma di concorrenza sleale nei confronti dei nostri produttori per il suo prezzo molto basso, rappresenta uno dei ‘regali’ che l’Unione Europea ci ha fatto, spinta dalle multinazionali.  Diciamo subito chi è Franco Busalacchi. Una persona innamorata della sua patria, la Sicilia, impegnato in politica. Il suo desiderio è, tra l’altro, che la nostra agricoltura e le nostre risorse naturali non siano vanificate dagli attacchi di lobby straniere, tese solo a far profitto, a scapito della salute pubblica. Il suo motto, che lo ha portato in politica, è: “Tu devi, quindi puoi.”
 
A fare da contraltare alle analisi  della Italmopa, i risultati ottenuti dalle analisi di Granosalus, l’organizzazione dei produttori di grano duro del Suditalia, che combaciano perfettamente con quelli del MIT, Massachussets Institute of Technology, e non lasciano dubbi: il glifosato presente nella pasta e nel pane può provocare malattie gravi, come diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, Autismo, malattie autoimmuni, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), e morbo di Parkinson. E i grani duri provenienti dal Canada contengono alte percentuali di Glifosato, chiamato anche ‘seccatutto’, che viene spruzzato sulle colture nel periodo che precede la raccolta. Infatti, il grano duro andrebbe coltivato soltanto in regioni molto soleggiate e calde – tipo il sud Italia – e non in climi freddi e umidi, che favoriscono la presenza di micotossine e aflatossine, anch’esse nocive per la salute umana perché altamente cancerogene. Alta anche la concentrazione di deossinivalenolo, noto anche come DON, cioè una sostanza chimica prodotta da funghi, una muffa che cresce su cereali come il grano, l’orzo e il granturco. Prodotto dai funghi Fusarium graminearum e Fusarum culmorum, scrivono gli esperti della FAO, il DON:”Può avere un effetto negativo sulla salute umana.” Secondo quanto afferma il micologo pugliese Andrea Di Benedetto, il grano canadese è paragonabile ad “Un rifiuto tossico e speciale, che dovrebbe essere smaltito.
 
Un prodotto che invece finisce sulle tavole dei consumatori europei”. Secondo Di Benedetto, “la presenza della micotossina nei mangimi prodotti e commercializzati in Canada, in una quantità che superi le mille parti per milione, crea seri problemi agli animali monogastrici  [come l’uomo ndr], che non progrediscono nella crescita.” Sempre secondo il micologo pugliese, i limiti fissati per il deossinivalenolo dall’Unione Europea nel 2006 sono troppo elevati. Secondo Di Benedetto, il limite di 1750 μg/Kg è troppo elevato. Sarebbe stato fissato, infatti, “in seguito alle pressioni delle lobby”. Questa legislazione avrebbe portato a un paradosso: “Stranamente nell’Europa Unita tutto il grano duro che in Canada non si potrebbe utilizzare nemmeno per gli animali, si dà all’uomo”. Dello stesso parere Gianni Cantele, presidente della Coldiretti Puglia. Ma, spiega Di Benedetti, un mezzo per difendersi c’è. “Mezzo chilo di pasta non può costare 35-40 centesimi di euro. Se questo avviene, c’è qualche problema.” Secondo Di Benedetti, il DON provocherebbe innanzitutto un aumento della sensibilità al glutine; poi morbo di Crohn, Parkinson, autismo ed altre patologie autoimmuni.  Desta qualche sospetto il fatto che l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, non si sia ancora pronunciata a proposito della pericolosità del deossinivalenolo, pur avendo avviato tre anni fa un processo di ricerca sull’argomento, e pur a fronte di pareri autorevoli come quello del MIT e della FAO, oltre che di Granosalus. Due scienziati del MIT, Anthony Samsel e Stephanie Seneff, ce lo spiegano più chiaramente: “Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina danneggiata. Dopo di che  è il caos medico. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti”. Come SLA, Alzheimer e autismo. Fino ad ora la ricerca si è concentrata sugli animali, in particolare sui suini. I sintomi più comuni sono nausea, vomito, - il DON è detto anche ‘vomitossina’ - diarrea, dolori addominali, mal di testa, vertigini e febbre, fino alla morte in concentrazioni particolarmente alte. Possibile alterazione delle funzioni cellulari attraverso l’inibizione della sintesi delle proteine. Da notare che i limiti di concentrazione del DON nella pasta sono riferiti ad un consumo annuo medio pro capite di circa 5 kg., mentre in Italia esso si aggira sui 23-25 kg, e, aggiungiamo noi, in particolari casi, molto più alto, con l’ingestione, quindi di quantità pericolose di deossinivalenolo.
 

 Perche’ il grano canadese ha bisogno di glifosato e altri pesticidi? come difenderci? Da anni ci dicono che il grano canadese è il migliore del mondo, e che ha un contenuto di glutine superiore ai grani duri italiani. Tutto vero. Ma dietro a tutto questo c’è l’uso spregiudicato che viene fatto della chimica, con il glifosato che altera il periodo di maturazione del grano. Esiste il retroscena di un inghippo internazionale – orchestrato dalle multinazionali – che anticipa il TTIP e punta a distruggere la nostra produzione di grano duro, pugliese, siciliano e in genere del sud Italia. Ma perché il grano canadese ha bisogno del glifosato? Il grano è una specie vegetale originaria del Medio Oriente. Di regola, si semina in autunno e si raccoglie in estate. In Canada, che è una nazione fredda, si semina in primavera e si raccoglie a fine estate-inizio autunno, per sfruttare il periodo meteorologicamente più favorevole. Una differenza fondamentale riguarda la raccolta: nei paesi caldi avviene a giugno inoltrato; nel Canada e nel nord degli USA, in autunno, spesso quando il freddo è già arrivato, quindi quando il grano ha difficoltà a maturare. All’arrivo delle prime piogge, poi, si sviluppano erbe infestanti che ostacolano la mietitrebbiatura. Ecco allora l’intervento del glifosato, un diserbante conosciuto come ‘seccatutto’, che, utilizzato circa 15 giorni prima della raccolta, ‘secca’ la spiga ancora verde, che contiene in quel momento un’alta concentrazione di sostanze nutritive, glutine compreso. Gli agricoltori canadesi spiegano che con questo procedimento accelerano la maturazione del grano, ma è una menzogna. Semplicemente con il glifosato/diserbante la spiga verde viene fatta seccare, e in questo procedimento non c’è nulla di naturale, ma solo tanti veleni, insieme ad una quantità certamente maggiore di glutine, che fa sì che la pasta ‘tenga’ meglio la cottura, ciò che piace ai produttori. In questo modo, il Chicago Board Trade, punto di riferimento mondiale del commercio agricolo, fa crollare il prezzo del grano duro, inducendo i nostri produttori ad abbandonare le colture – specialmente nel sud Italia – e magari a cedere i loro terreni agli speculatori. Il vantaggio è anche delle industrie chimiche che producono il glifosato, che lavorano in sinergia con le multinazionali che producono le sementi, magari OGM, e che così si appropriano del mercato italiano della pasta. Uno dei pretesti per l’importazione del grano canadese è che non abbiamo abbastanza produzione nazionale. Certo, se la nostra agricoltura deve subire attacchi di questo genere, alla fine non rimarrà più nulla. Se invece 600.000 ettari di seminativo abbandonati potessero continuare a produrre buon grano non avvelenato da pesticidi, e al prezzo giusto, senza concorrenze sleali, la nostra produzione sarebbe magari sufficiente. Certo non dovremmo ricorrere all’estero nella misura in cui facciamo oggi.

 
Diciamo che le aziende produttrici che attingono maggiormente all’importazione sono quelle che hanno un maggior bisogno di disponibilità di prodotto, cioè le grandi aziende pastiere che tutti conosciamo, e che sono già state in un recente passato oggetto di una specifica indagine da parte della rivista Altroconsumo. Non facciamo nomi, naturalmente, ma ognuno di noi può documentarsi, per evitare rischi e difendersi dall’attacco canadese, tenendo presente, come già spiegato, che se un pacco di pasta costa troppo poco, il suo contenuto è sospetto. Scegliere poi le piccole produzioni, quelle che magari dichiarano sulla confezione il tipo di grano utilizzato, ce ne sono tante. Dopo tutto spendere un po’ di più per un pacco di pasta non ci manderà in rovina, ma permetterà ai produttori onesti di andare avanti, commercializzando un prodotto genuino, e si sa che questo non paga mai in termini economici. Possiamo difenderci anche dal pane fatto con farina non ‘genuina’, in modo molto semplice: prendiamo due o tre fettine di pane, e le teniamo qualche giorno in un luogo asciutto. Se dopo tale periodo la fettina si secca, ed è bianca, la farina è buona. Altrimenti le fettine si copriranno di una muffa verdastra, segno della presenza di micotossine. Fate questa prova, e se positiva, avvertite il vostro panettiere. Qualcuno l’ha fatto, il panettiere ha cambiato farina, e ora il pane è buono. Nello stesso momento potremo colpire i consumi legati agli speculatori e agli ‘avvelenatori’, più o meno consapevoli. Oltre ad aiutare la nostra nazione Italia  a non soccombere ulteriormente di fronte ad una globalizzazione di rapina. Un piatto di pasta, un chilo di pane, una pizza fatta come si deve – può essere un bello slogan per una pizzeria che voglia diversificare il prodotto – sono la base della nostra cultura e della nostra alimentazione, la famosa ‘dieta mediterranea’ da tanti esaltata. Diciamo basta alla prepotenza delle multinazionali e di un’Europa che, diciamo la verità, tutti stavamo meglio senza. Tranne gli ‘avvelenatori’.
Il Commento
Il PD va avanti per conquistare nuovi voti e nuovi volti alla politica, tutti a suo favore
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di Roberto Ragone
 
C’è una particolare analogia fra la procedura della legge che il governo vuole approvare relativa al tanto deprecato ‘ius soli’, cioè il diritto di cittadinanza che deriva dall’esser nato in Italia, e il battesimo cattolico, fatto per aspersione dopo pochi giorni di vita.
 
Secondo i racconti evangelici, Gesù stesso si fece battezzare da suo cugino Giovanni nel Giordano – per immersione, perché ‘baptizo’ in greco vuol dire ‘immergo’ -  e aveva trent’anni. Il battesimo, infatti, biblicamente si pratica nell’età della ragione, dato che esso è il segno esteriore del patto che ognuno di noi fa con il Signore, e che segna l’inizio di una ‘nuova vita’: e voi m’insegnate che non si può fare un patto se non si è coscienti di ciò che si fa: un patto è un impegno,  gli impegni vanno mantenuti, e bisogna essere coscienti di ciò per cui ci si impegna. Condizione che non può essere osservata da chi ha pochi giorni di vita, nonostante i ‘padrini’ e le ‘madrine’ che s’impegnano fittiziamente al loro posto. Diversa è l’interpretazione della chiesa cattolica, secondo la quale – i miei ricordi catechistici sono un po’ sbiaditi, correggetemi se sbaglio, ma ai miei tempi era così – il battesimo toglie al nuovo nato il peccato originale, evitandogli, in caso di morte prematura, di essere confinato nel ‘limbo’. Che non è una danza sudamericana, ma un luogo senza nulla, soprattutto, penso io, senza la presenza di Dio, e che mi pare che uno dei papi più recenti abbia sconfessato. Per la Bibbia, al contrario, tutti i bambini sono salvati per grazia, in quanto innocenti. In più, se ammettiamo che essi possano essere salvati con il battesimo cattolico fatto per aspersione, dichiariamo inutile il sacrificio di Cristo. Ma questo è un contorno. Il piatto forte è il metodo, cioè il fatto che la chiesa cattolica, con il battesimo, acquisisce alla propria religione ogni piccolo nato, senza dargli possibilità di scelta. Per cui il bambino crescerà continuando un percorso che non ha avuto possibilità di valutare criticamente, continuando con la prima comunione, la cresima, eventualmente il matrimonio, come se fosse tutto scontato e non esistessero altre chiese cristiane non cattoliche. E così sia.
 
Lo stesso procedimento si vuole ora adottare per  dare la nazionalità italiana ‘a prescindere’ a tutti i fantolini che si affacciano alla vita sul molo dei nostri porti, o sul ponte delle nostre navi: infatti sono sempre state una quota consistente, ma ora è diventata preponderante, quella di donne incinte che partoriscono quasi ad orologeria sulle nostre banchine o nei nostri ospedali. Addirittura, con le doglie sul barcone di turno. Dato il tempo necessario per arrivare alle coste libiche, c’è da pensare che a metterle gravide siano stati quegli stessi trafficanti di esseri umani che le hanno poi fatte caricare sul barconi, come sconto sul prezzo del viaggio, e che magari lo stato interessante sia frutto di violenza carnale. Per cui in Italia ci verremo a popolare di tanti figli di delinquenti africani o nordafricani.

Ma tant’è, il nostro governo ha proclamato la legge sul diritto di cittadinanza un fatto di civiltà, e una questione prioritaria: infatti è per loro prioritaria, perché sanno che questo governo è a scadenza, e la sua approvazione, se non approvata prima della scadenza delle camere, slitterebbe di diversi anni. Come ad esempio slitterà di almeno quattro anni  il provvedimento -  che costerebbe molto poco, solo quattro milioni di euro, e sarebbe sacrosanto per gente che lavora senza futuro -  per rendere non più precari gli insegnanti di Conservatorio che già operano da almeno sei  anni, - ma qualcuno molti di più -  in attesa del ruolo. Ma di loro non frega niente a nessuno, non sono una forza elettorale, non sono un bacino di voti.
 
L’importante è ‘battezzare’ come italiani tutti i fantolini di nuova  italica nascita, che potranno essere un enorme bacino di voti per il partito, il PD, che riconosceranno come loro mentore, in essi comprendendo già almeno un milione di nuovi voti di adolescenti che tale diritto acquisirebbero immediatamente, e che potrebbero partecipare con pieno diritto alle prossime politiche. Le file dei richiedenti asilo ai gazebo PD per le primarie hanno fatto scuola, hanno tracciato la via. Fatalmente, tutto ciò che interessa al nostro governo è sospetto, e sospetta è anche la fretta con cui si vuole liquidare – con il ricorso alla fiducia – l’approvazione di una legge che langue da due anni in parlamento, e che è poco gradita alla maggioranza degli italiani. In altre nazioni, più civili della nostra, la cittadinanza si acquisisce a certe condizioni, e non è un fatto automatico. Parliamo tanto di ‘integrazione’, ma in realtà non tutti gli stranieri si vogliono integrare, soprattutto quelli che provengono da paesi islamici. Sappiamo che ciò che Gentiloni, Renzi & Co. ci vogliono ammannire come motivazioni, sono bugie. Nessuno di loro fa alcunché per pura filantropia, o per amore del prossimo.
 
Quindi, parlando di nuovo bacino elettorale di un milione di voti, non penso di sbagliare. Naturalmente, solo chi è addentro alle segrete cose conosce anche i risvolti di una tale operazione.  La priorità, in parlamento,  l’avrebbero altre iniziative, di cui nessuno parla, tutte a vantaggio di chi è davvero cittadino della nostra nazione, ma che è penalizzato proprio per questa sua condizione di non-privilegio. Mentre tutti i privilegi, nel nome di una pretesa carità cristiana, supportata dalla sponsorizzazione di Bergoglio e Galantino, spunta fuori quando meno te l’aspetti, trasformando tutti in tante Madri Teresa di Calcutta. Analogia, quindi, fra il battesimo cattolico e lo ‘ius soli’: acquisito il metodo, il PD va avanti per conquistare nuovi voti e nuovi volti alla politica, tutti a suo favore.

Ormai l’italiano vero, quello di Toto Cutugno, si è abituato alle fregature, e non ci fa più caso. Tutti noi, automaticamente, quando sentiamo dagli schermi TV qualcuno che pontifica per leggi ‘di civiltà’ o simili, pensa che sia la solita fregatura, ma purtroppo non ci fa più caso; convinto, come siamo tutti, che non si può far nulla contro questa classe politica, e che il voto non è sufficiente. Viviamo in un regime di falsa democrazia, in cui le decisioni sono prese da una Casta che fa tutto a proprio vantaggio, e che se ne frega dei cittadini. Fra poco aumenteranno le imposte, visto che Gentiloni e Renzi dichiarano che ‘non aumenteranno le tasse’. Quando fanno così, c’è da tremare. Mentre Equitalia, lungi dall’essere rottamata, ha cambiato nome ed è diventata ‘per legge’ molto più aggressiva, arrivando ad aggredire direttamente i nostri conti correnti senza passare dal tribunale, e violando uno dei principi fondamentali della nostra privatezza. Perciò, la conclusione è amara. La nostra condizione è colpa nostra, che ci beviamo tutto ciò che la controinformazione nazionale ci propina, e che disapproviamo le manifestazioni di piazza. Finchè arriverà l’uomo forte che metterà le cose a posto. Ma non sarà il rimedio peggiore del male?
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