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Leone d'oro
autori attesi come George Clooney, Alexander Payne, Darren Aronofsky, Guillermo Del Toro, Paul Schrader e un grande vecchio come Frederick Wiseman
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Redazione

 

VENEZIA - I sei film Usa in concorso (su 21) alla 74/a Mostra di Venezia (30 agosto-10 settembre) sono una bella ipoteca sul palmares che pesa molto sulla pattuglia degli sfidanti al Leone d'oro. Si aggiunga che arriveranno al Lido autori attesi e indiscussi dell'industria degli States come George Clooney, Alexander Payne, Darren Aronofsky, Guillermo Del Toro, Paul Schrader e un grande vecchio come Frederick Wiseman.

Si va da una comedy/sci-fi come DOWNSIZING a un thriller psicologico in un futuro distonico, come MOTHER! firmate dal regista di Cigno Nero; da SUBURBICON, con una comunità tranquilla che nasconde un'inaudita violenza, a THE SHAPE OF WATER di Del Toro, storia d'amore, in un clima da favola, tra un'impiegata muta e un uomo anfibio ripescato in Amazzonia. Infine FIRST REFORMED di Schrader, thriller-drama con protagonista un ex cappellano distrutto dalla morte del figlio e EX LIBRIS: THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY di Wiseman, documentario sul dietro le quinte di una delle più grandi biblioteche al mondo.

Con DOWNSIZING di Payne (Paradiso amaro), film d'apertura del festival, con Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau e Kristen Wiig si entra nel sociale attraverso la satira. Causa sovrappopolazione, degli scienziati norvegesi scoprono come rimpicciolire gli umani fino a cinque pollici. Un'occasione per moltiplicare il denaro in un mondo miniaturizzato. Paul Safranek e sua moglie Audrey decidono di abbandonare la loro vita ad Omaha per rimpicciolirsi.

MOTHER! di Aronofsky (regista che con The Wrestler ha vinto il Leone d'Oro alla 65. Mostra) è un film con mistero ("non fate spoiler sul finale" si è raccomandato Alberto Barbera alla conferenza stampa di presentazione). Jennifer Lawrence e Javier Bardem sono una coppia felice fino all'arrivo nella loro casa di uno sconosciuto. Nel cast anche Michelle Pfeiffer, Ed Harris e Domhnall Gleeson.

SUBURBICON di Clooney con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe e Oscar Isaac è uno dei film più attesi. Scritto da Clooney e Grant Heslov con i fratelli Coen, il film è ambientato a Suburbicon, comunità apparentemente tranquilla. Sembra il posto migliore per crescere una famiglia. È proprio ciò che sta facendo Lodge, ma l'apparente serenità domestica nasconde una realtà disturbante, fatta di tradimenti e violenza. THE SHAPE OF WATER di Del Toro con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg e Octavia Spencer ci porta invece negli Stati Uniti del 1963 in piena guerra fredda. Elisa lavora in un laboratorio segreto del governo americano. La donna è muta e sembra perfetta per comunicare con un uomo-pesce, un Dio-mostro pescato in Amazzonia.

Con DOWNSIZING di Payne siamo nel mondo lilliput. Una scelta fatta da una coppia in crisi, anche per risolvere i propri problemi economici, fa sì che si facciano ridurre a poco più di dodici centimetri. Credono così di diventare ricchi, di salvare un'umanità sull'orlo di scomparire.

Schrader con FIRST REFORMED entra dentro il senso di colpa. L'ex cappellano militare Toller è torturato dalla perdita del figlio che ha incoraggiato ad arruolarsi. Ma la sua fede va ancora più in crisi quando entra in contatto con un ambientalista radicale, Michael, che gli fa apprendere come la sua Chiesa sia compromessa con multinazionali prive di scrupoli.

EX LIBRIS: THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY del maestro dei documentari Wiseman (7 volte a Venezia e insignito del Leone d'oro alla carriera nel 2014) racconta, con fascino e stile, come è cambiata la biblioteca nell'epoca del digitale.

Cronaca
E' il secondo incidente in due mesi. Altri cinque - riferisce la Marina statunitense - sono rimasti feriti.
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Ma. Ga. 


USA - Sono 10 i marinai dispersi e 5 i feriti nell'incidente di una nave antimissile della Marina americana che si è scontrata con una nave cisterna tra le acque di Singapore e lo Stretto di Malacca avvenuto alle 5:24 (ora locale) che equivalgono alle 23:24 in Italia.
La nave americana John S. McCain ha subito gravi danni allo scafo.La nave cisterna, Alnic MC, trasportava prodotti petrolchimici.
E' la seconda collisione in cui è coinvolta una nave della Marina Usa nel Pacifico negli ultimi due mesi. Nel giugno scorso sette marinai sono morti nello scontro tra la USS Fitzgerald e una portacontainer al largo del Giappone. Il capitano della Fitzgerald era stato poi rimosso dall' incarico dopo che la Marina Usa aveva accertato una serie di negligenze che avevano contribuito a provocare l'incidente. L' indagine è ancora in corso. La McCain, di base a Yokosuka, in Giappone, era diretta a Singapore per uno scalo di routine.

L'inchiesta
Secondo il NYT il governo Obama sapeva che i servizi egiziani torturarono e uccisero il ragazzo italiano
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Redazione

 

USA - Gli Stati Uniti dell'amministrazione Obama acquisirono prove che Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani e avvertirono il governo Renzi. Lo rivela il New York Times. "Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani", ha detto una fonte dell'amministrazione Obama al New York Times, secondo cui gli Stati Uniti "passarono la raccomandazione al governo Renzi".

In merito alla inchiesta del New York Times, dedicata oggi alla morte di Giulio Regeni, fonti di Palazzo Chigi sottolineano come nei contatti tra amministrazione USA e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all'omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l'altro lo stesso giornalista del New York Times, né tantomeno 'prove esplosive'. Si sottolinea,altresì, proseguono le stesse fonti, che la collaborazione con la Procura di Roma in tutto questi mesi è stata piena e completa.

Su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca - spiega ancora il New York Times in una lunga ricostruzione della vicenda - gli Stati Uniti hanno passato questa conclusione al governo Renzi. ''Non era chiaro chi avesse dato l'ordine di rapire e, presumibilmente, di ucciderlo'', ha detto un'altra fonte. Ma quello che gli americani sapevano per certo - e che hanno condiviso con gli italiani - era che la leadership egiziana era totalmente consapevole delle circostante della morte di Regeni, si legge ancora sul Nyt. "Non avevamo dubbi che questa faccenda era conosciuta ai massimi livelli", ha spiegato una terza fonte dell'amministrazione Obama: "Non so se avessero la responsabilità ma sapevano".

"Sempre più lutto!": lo scrive la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi, in un post sul proprio profilo Facebook nel quale pubblica le foto della bandiera italiana listata a lutto esposta dal giorno della morte del giovane sul Municipio di Fiumicello (Udine), dove vive la famiglia Regeni. La stessa foto, da oggi, è utilizzata da Paola Deffendi come immagine del proprio profilo Fb. Nel post, in un'altra foto, insieme alla stessa bandiera, si vede un pezzo del manifesto di colore giallo "Verità per Giulio Regeni".

Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha deciso di far tornare al Cairo l'ambasciatore Giampaolo Cantini. Il premier Paolo Gentiloni ha incaricato il diplomatico di "contribuire alla azione per la ricerca della verità sull'assassinio di Giulio Regeni". Una notizia, quella del ritorno in Egitto dell'ambasciatore italiano, che non ha però trovato d'accordo la famiglia Regeni che si è detta "indignata per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano.

La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di Ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte". Ha espresso perplessità anche Amnesty International che ha parlato di rinuncia da parte del governo "all'unico strumento di pressione per ottenere verità nel caso di Giulio Regeni di cui l'Italia finora disponeva". Una svolta nelle nelle indagini viene comunque registrata in una nota congiunta firmata dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il procuratore generale della Repubblica Araba D'Egitto Nabil Ahmed Sadek. Quest'ultimo nel corso di un colloquio telefonico con il capo dei pm capitolini ha inoltre spiegato che, come già annunciato nel maggio scorso, è stata affidata ad una società esterna l'attività di recupero dei video della metropolitana. Una attività che prenderà il via a settembre con una riunione tra l'azienda e la procura egiziana, alla quale sono stati invitati anche gli inquirenti italiani. Nel corso della telefonata è stato anche concordato un nuovo incontro tra i due uffici, che sarà organizzato dopo la riunione di settembre. "Entrambe le parti - è detto in una nota congiunta - hanno assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Regeni". Gli sviluppi nella "cooperazione tra gli organi inquirenti", hanno portato il governo ad inviare, quindi, l'ambasciatore Cantini nella capitale egiziana, dopo che - l'8 aprile 2016 - l'allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni. "L'impegno del Governo italiano - afferma in una nota il ministro Alfano - rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio". "Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio, quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici - la replica stizzita della famiglia Regeni -, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità".

Caos e violenze
Tre morti e più di 30 feriti a Charlottesville, in Virginia
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VIRGINIA - Un raduno dell'ultradestra dei suprematisti bianchi a Charlottesville in Virginia si è trasformato in caos, violenze e infine in tragedia , quando un'auto ha travolto la folla che protestava contro i razzisti.

Tre morti ed oltre 30 feriti sono il bilancio della manifestazione convocata contro la rimozione della statua del generale sudista Robert Lee, uno dei protagonisti della Guerra di Secessione americana. Una delle vittime è una donna di 32 anni che stava attraversando la strada. Le altre due, invece, sarebbero collegate allo schianto di un elicottero della polizia che pattugliava l'area della manifestazione.

Il presidente Donald Trump ha condannato gli scontri e gli incidenti, ma e' stato sommerso dalle critiche per non aver usato parole piu' dure. Trump ha infatti condannato la violenza arrivata da ''piu' parti'' senza fare diretto riferimento al razzismo e a quell'estrema destra, che non gli ha fatto mancare il suo sostegno durante la campagna elettorale.

Fra slogan nazisti, gridi ''Heil Hitler'' e cantando gli ''ebrei non ci rimpiazzeranno'', i suprematisti bianchi hanno invaso la piccola a tranquilla cittadina della Virginia da venerdi' sera'. La tensione e' salita nella mattinata, con gli scontri iniziati ancora prima che la manifestazione prendesse il via. Nel giro di un'ora la situazione e' precipitata, con il governatore Terry McAuliffe costretto a dichiarare lo stato di emergenza e mettere in allerta la Guardia Nazionale. La polizia in assetto da guerriglia e' intervenuta, dichiarando fuori legge la manifestazione e ordinando a chi era in piazza di disperdersi. La tensione pero' non si e' allentata: un'auto e' finita contro la folla causando un morto e 19 feriti. Il conducente e' stato fermato dalla polizia che, secondo indiscrezioni, ritiene l'incidente ''intenzionale'', cosi' come riferiscono alcuni testimoni.

 

Il mondo politico americano si e' affrettato a condannare gli incidenti. Lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, ha definito lo ''spettacolo di Charlottesville ripugnante''. Dalla Casa Bianca la prima a commentare e' stata la First Lady, Melania Trump, condannando la violenza che ''non porta nulla di buono''. Il commento di Trump si e' fatto attendere fra le polemiche: nonostante il presidente siano un avido consumatore di informazione televisiva, la sua condanna secca e' arrivata dopo ore, affidata a un tweet. ''Non c'e' posto per questo tipo di violenza in America'' dice il presidente. Ma la polemica sui tempi di reazione troppo lenti non si placa, soprattutto alla luce dell'appoggio degli estremisti di destra a Trump durante la campagna elettorale e la presenza nell'amministrazione del controverso stratega Steve Bannon. Le critiche sono poi aumentate quando Trump si e' presentato davanti alle telecamere: ''condanniamo nei termini piu' duri l'intolleranza e la violenza arrivata da piu' parti'' ha detto il presidente, senza criticare direttamente i suprematisti bianchi. A puntare il dito contro Trump anche l'ex leader del Ku Klux Klan, David Duke: ''Guardati allo specchio e ricordati che sono stati i bianchi americani a regalarti la presidenza'' afferma riferendosi all'inviti del presidente a unirsi e opporsi all'odio. Gli incidenti a Charlottesville sono gli ultimi di una lunga serie negli Stati Uniti legati alla rimozione di statue e simboli legati ai confederati della Guerra di Secessione.

Conflitto alle porte
Intanto l'Onu invia un messaggio forte varando la risoluzione proposta dagli Usa con l'obiettivo di mettere in ginocchio l'export di Pyongyang
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Red. Esteri

 

USA - La minaccia è reale e le conseguenze potrebbero essere devastanti. Gli Stati Uniti sono pronti a tutto per porre fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, anche a "una guerra preventiva". Parola di H.R. McMaster, il consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, che sferra un affondo senza precedenti verso Pyongayang proprio nel giorno in cui al Palazzo di Vetro dell'Onu vengono approvate sanzioni economiche senza precedenti contro il regime di Kim Jong-un. Votate all'unanimita' dopo l'accordo raggiunto con la Cina.


"Se mi chiedete se stiamo preparando piani per una guerra preventiva rispondo di sì", ha affermato McMaster in tv, ricordando come "Trump sia stato molto chiaro su questo. Ha detto che non tollererà più le minacce della Corea del Nord. Per lui è intollerabile che abbiano armi nucleari che possano minacciare gli Usa. L'opzione militare è dunque sul tavolo". McMaster ha aggiunto di essere consapevole che un attacco alla Corea del Nord potrebbe portare a "una guerra molto costosa con sofferenze immense soprattutto alla popolazione sudcoreana".

E ha spiegato di non poter dire se Pyongyang con i suoi missili è in grado di raggiungere San Francisco o Washington: "Quello che posso dire è che siamo di fronte a una minaccia gravissima".

Intanto l'Onu invia un messaggio forte varando la risoluzione proposta dagli Usa con l'obiettivo di mettere in ginocchio l'export di Pyongyang, con un divieto assoluto che riguarda i settori del carbone, ferro, piombo e dei prodotti ittici. Un colpo durissimo per un Paese povero e già profondamente isolato.

Per il regime di Kim le nuove misure punitive significano un taglio di un miliardo di dollari l'anno, un terzo delle entrate complessive legate alle esportazioni. Il testo della risoluzione è frutto di un duro lavoro diplomatico svolto nelle ultime settimane al Palazzo di Vetro con i rappresentanti della Cina, il principale partner commerciale di Pyongyang. Con Pechino che, dopo mesi di braccio di ferro, per la prima volta non solo si e' astenuta dal veto ma ha appoggiato il testo americano. Con tanto di ringraziamenti da parte dell'ambasciatrice Usa Nikki Haley.

I timori per gli ultimi test missilistici e nucleari sono alti. Il regime di Kim Jong-un ha mostrato con le ultime provocazioni di poter davvero colpire gli Usa, senza considerare il pericolo di un conflitto nell'area del sudest asiatico con le continue minacce di Pyonyang a Giappone e Corea del Sud. Proprio questi timori hanno spinto le grandi potenze a lavorare per una mediazione in seno all'Onu. Il testo di risoluzione non è duro come avrebbe voluto l'amministrazione Trump, che puntava anche a impedire definitivamente l'accesso della Nord Corea ai mercati valutari internazionali e alle forniture di petrolio. Ma oltre a colpire interi settori dell'export, le sanzioni proposte pongono nuovi limiti alla possibilità di Pyongyang di stipulare joint venture e alle attività della Foreign Trade Bank nordcoreana.

Previsto pure il divieto di inviare nuovi lavoratori all'estero.

Solo qualche giorno fa dal segretario di stato Rex Tillerson era partito il primo serio tentativo diplomatico per aprire una breccia e intavolare con Pyongyang discussioni che possano portare a veri e propri negoziati.

Emergenza immigrazione
Si tratta della Iuventa della tedesca Jugend Rettet
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LAMPEDUSA - Primo giro di vite nei confronti delle ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo dopo il codice di comportamento predisposto dal Viminale, che è stato sottoscritto solo da tre organizzazioni. La nave Iuventa battente bandiera olandese ed operante per conto dell'organizzazione non governativa tedesca "Jugend Rettet", che non ha firmato il protocollo, è stata dapprima bloccata in nottata al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera italiana. In seguito gli investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo Speciale d'Intervento della Guardia Costiera hanno eseguito il sequestro preventivo. La magistratura, secondo quanto si è appreso, procede per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

"Il fatto che la Ong non abbia firmato il protocollo non c'entra nulla con l'operazione odierna", ha poi puntualizzato procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio. "Persone che lavorano all'interno della Iuventa avrebbero trasbordato, per due volte, sulla nave migranti scortati da trafficanti libici", di qui il sequestro per evitare la reiterazione del reato. Anche se, ha spiegato, "abbiamo documentato incontri in mare ma siamo portati ad escludere collegamenti tra Ong e libici".

Dalla nave sono stati fatti scendere due siriani, che sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza dell'isola. I due migranti erano stati trasferiti in precedenza a bordo della nave della ong tedesca proprio da una delle unità militari italiane impegnate nelle operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Per scortare in porto la Iuventa sono intervenute diverse motovedette della Guardia costiera, con un grande spiegamento di forze dell'ordine anche sulla banchina.

La ong Jugend Rettet, fondata nel 2015 da giovani dell'alta e media borghesia tedesca che hanno scelto di salvare i migranti in fuga dalle guerre e dalla fame, aveva acquistato due anni fa la Iuventa nel porto di Endem, in Germania, trasformando quel vecchio peschereccio in una vera nave adatta a missioni di search and rescue.

Il sequestro è stato disposto dal gip di Trapani Emanuele Cersosimo su richiesta del pm Andrea Tarondo. Il provvedimento nasce da una inchiesta avviata ad ottobre del 2016 che ha consentito - dice la polizia di Stato - di raccogliere indizi sull'uso della motonave "Iuventa" per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Iuventa è stabilmente utilizzata per il soccorso di migranti in prossimità delle coste libiche e per il loro trasbordo su altre navi sempre in acque internazionali, e naviga abitualmente nel mare Libico, in prossimità delle acque territoriali del paese africano, dice la questura trapanese. L'inchiesta trapanese sulle navi delle Ong che salvano migranti di fronte le coste libiche era stata resa nota lo scorso aprile. Poi il 10 maggio il procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio, in audizione alla commissione Difesa del Senato aveva detto: "La procura di Trapani ha in corso indagini sull'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina che coinvolgono non le ong come tali ma persone fisiche appartenenti alle ong".

Cronaca
Al servizio della famiglia da una decina di anni, negli ultimi tempi, la invitava spesso a “giocare” nello scantinato
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CATANIA – Ieri sera  i Carabinieri della Tenenza di Mascalucia hanno arrestato nella flagranza un cingalese di 33 anni, poiché ritenuto responsabile di  violenza sessuale nei confronti di minore degli anni 14. E’ stata la bambina qualche giorno fa a confidare alla madre come il collaboratore

domestico, al servizio della famiglia da una decina di anni, negli ultimi tempi, la invitava spesso a “giocare” nello scantinato. La madre, accompagnata dal marito,  si è rivolta immediatamente ai carabinieri raccontando e denunciando quanto appreso dalla figlia, particolari chiaramente votati alla sfera sessuale, indicando anche il luogo dove presumibilmente l’uomo approfittava della bambina.

I militari, appresa la notizia hanno immediatamente informato l’Autorità Giudiziaria che ha fornito le direttive sulle modalità di intervento, e, dopo alcune ore di appostamento, hanno verificato la piena fondatezza del racconto della minore, operando in flagranza.  A fermarlo in tempo i carabinieri che, intervenuti immediatamente,  lo hanno  ammanettato ed associato, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, al carcere di  Catania Piazza Lanza.

Cronaca
Sulla fronte della bambina è stata rilevata una piccola ferita; la morte probabilmente a causa di un malore
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NAPOLI - Una bambina di 3 anni e mezzo è giunta morta all'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli dopo essere rimasta in auto per diverso tempo. La piccola viveva nel campo nomadi del rione Scampia. Sull'episodio indaga il commissariato di Polizia di Scampia, dove è stata ascoltata la madre. La polizia sta verificando la versione dei fatti resa dalla madre della piccola che ha riferito di aver trovato la bambina già morta in macchina. E' stata la stessa donna, con lo zio, ad accompagnare la bimba all' ospedale dove i sanitari non hanno potuto far altro che verificarne il decesso.

La bimba non è stata dimenticata all'interno dell'auto. E' stata trovata adagiata sul sedile anteriore della macchina dalla madre che al ritorno al campo nomadi, dove mamma e figlia abitano, non l'ha trovata a casa. Sulla fronte della bambina è stata rilevata una piccola ferita; la morte probabilmente a causa di un malore

Tutela salute pubblica
Proprio pochi mesi fa negli Stati Uniti i pediatri hanno messo insieme una serie di regole per l'uso di smartphone e tablet
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Redazione

Negli Usa potrebbe entrare in vigore il primo divieto di vendita di smartphone da fare utilizzare ai bambini. Nel Colorado un gruppo di genitori, infatti, vuol sottoporre agli elettori una legge che imponga ai negozianti non solo di non vendere ai più giovani, ma di chiedere agli acquirenti l'età di chi sarà il proprietario del telefono comprato, negando l'acquisto in caso si tratti di ragazzini sotto i 13 anni. L'iniziativa è stata presa dal gruppo Parents Against Underage Smartphones (Genitori contro gli smartphone ai minorenni), che ora dovrà raccogliere 300mila firme per sottoporre il divieto al voto nel 2018. A capitanare il gruppo di genitori è il medico anestesista, e padre di 5 figli, Tim Farnum, secondo cui con uno smartphone in mano i bambini "passano dall'essere estroversi, energici, interessati al mondo e felici, all'essere solitari". La misura interesserebbe oltre 3mila attività commerciali del Colorado, con i negozianti che rischiano una multa dai 500 dollari in su.

Diversa la situazione di qua dall'oceano: in Irlanda a rischiare una multa da 100 euro sarebbero i genitori: una proposta di legge punta a vietare la vendita ai minori di 14 anni e a sanzionare i genitori che lasciano i bambini connessi a internet senza supervisione. Proprio pochi mesi fa negli Stati Uniti i pediatri hanno messo insieme una serie di regole per l'uso di smartphone e tablet per i bambini.

Cronaca
Il ragazzo sarebbe morto per un evento cardiaco indotto da caffeina
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USA - Un teenager americano sano è morto dopo aver bevuto troppo in fretta diverse bibite ricche di caffeina. A stabilire le cause del decesso avvenuto nell'aprile scorso di Davis Allen Cripe, 16 anni, è stato il coroner. E ora la vicenda rimbalza dagli States sui media internazionali.Il giovane della Carolina del Sud era collassato al liceo dopo aver assunto diverse bevande e bibite a base di caffeina in appena 2 ore. Secondo il coroner della Richland County, Gary Watts, il ragazzo sarebbe morto per un evento cardiaco indotto da caffeina, che gli avrebbe causato una probabile aritmia. Il ragazzo pesava 90 kg ma non era considerato obeso e non aveva problemi cardiaci: nel suo caso non si sarebbe trattato di overdose di caffeina ma il problema sarebbe piuttosto legato al quantitativo ingerito in un breve periodo di tempo. Gli investigatori non avrebbero pensato alla caffeina se alcuni testimoni non avessero descritto cosa aveva bevuto il giovane prima di morire.

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