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Cronaca
Lo stesso Giudice ha affermato che “In conclusione si tratta di un soggetto estremamente pericoloso
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di Gianfranco Nitti

TORINO
- Nel corso del pomeriggio del 24 aprile, i Carabinieri del R.O.S. hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino nei confronti del cittadino marocchino EL AOUAL Mouner di 29 anni, ritenuto gravemente indiziato dei reati di associazione finalizzata al terrorismo internazionale e di istigazione a delinquere ed apologia di reato aggravati.

 

Come comunicato in una nota del Procuratore della Repubblica Armando Spataro, il provvedimento scaturisce dagli elementi raccolti nell’ambito delle attività condotte dal ROS dei Carabinieri nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica torinese. Nel contesto delle attività di prevenzione e contrasto del fenomeno dei cosiddetti  “foreign fighters” e “lone wolves”, nel mese di settembre 2016 era stato individuato un internauta residente in Italia che, utilizzando un soprannome nickname su Facebook, aveva condiviso immagini di propaganda jihadista di difficile reperibilità, elemento che indicava il potenziale inserimento dell’utente nell’organizzazione terroristica ISIS.


Contestualmente alle attività dirette all’identificazione dell’utente, nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia, il Federal Bureau of Investigation (F.B.I.) statunitense aveva riferito alcune informazioni a proposito di un soggetto attivo in una chat room sul social network Zello con il soprannome “ibn dawla7” (“figlio dello Stato” inteso Stato Islamico). In particolare, come sarebbe meglio emerso in seguito, lo stesso era tra gli amministratori di un canale chat tematico denominato “Lo Stato del Califfato Islamico” e, localizzato in Italia, aveva esternato la volontà di pianificare un attentato terroristico nel nostro Paese ed era alla ricerca di altri sodali per la sua realizzazione.


Lo sviluppo delle informazioni complessivamente così raccolte aveva quindi permesso di localizzare l’indagato presso il capoluogo piemontese e di avviare un’intensa attività indagine, inizialmente coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma. Successivamente, il relativo fascicolo processuale era stato trasmesso per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Torino.


Il marocchino, immigrato irregolare in Italia dall’anno 2008, era riuscito a conquistarsi la fiducia di due italiani S.M. e F.G., madre e figlio, tanto da farsi ospitare per nove anni e da essere da loro  considerato quasi alla stregua di un figlio adottivo. Grazie a tale sistemazione di comodo ed adottando tutte le cautele suggerite nella pubblicistica diffusa dallo Stato Islamico per i mujaheddine in Europa, lo stesso si era garantito nel tempo la massima copertura, in particolare utilizzando utenze telefoniche intestate a terze persone italiane (tra cui quelle dei propri ospiti), riuscendo così a non destare sospetti circa le sue reali intenzioni, nemmeno nei predetti ospitanti, ancorché costoro ne conoscessero l’orientamento ideologico di tipo radicale.


Dalle intercettazioni anche telematiche del ROS, era poi emerso che EL AOUAL era tra gli amministratori di alcune chatroom dell’applicativo di cui sopra, una delle quali denominata appunto “Lo Stato del Califfato Islamico”, nelle quali:
-    promuoveva l’ideologia dell’IS (Islamic State);
-    affermava di essere il portavoce dell’organizzazione terroristica e di aver giurato fedeltà al suo emiro, Abu Bakr Al-Baghdadi;
-    divulgava le notizie dell’agenzia organo di stampa ufficiale di “Stato Islamico”; in particolare, nel mese di febbraio si era rivolto agli altri membri del gruppo dicendo: “Evviva Abu Bakr Al Baghdadi, io giuro fedeltà a lui in tutte le situazioni. Lui è il mio Califfo, perché se lo è meritato. Io ho giurato fedeltà a lui con tutto me stesso”, fornendo così ulteriore conferma di aver prestato giuramento allo Stato Islamico);
-    diffondeva consigli indirizzati dall’IS ai “lupi solitari” e ai “foreign terrorist fighters”;
-    pubblicava materiale su tecniche di combattimento, di assassinio, di depistaggio dei controlli delle forze di polizia e sui comportamenti da tenere nei Paesi occidentali per diventare “invisibili”;
-    giustificava, inneggiava e approvava gli attentati recentemente commessi in Germania, Svezia e Francia;
-    istigava a compiere attentati contro i “miscredenti”.

Il canale già citato conta attualmente moltissimi sottoscrittori, che possono liberamente fare ingresso nel gruppo, fruire dei contenuti di matrice jihadista, ascoltare le notizie sullo Stato Islamico diffuse all’interno del canale, partecipando al processo di radicalizzazione. I nuovi membri, però, possono intervenire attivamente nelle conversazioni solo a seguito della pronuncia di uno specifico atto di giuramento di fedeltà, che cita testualmente: “Allah benedica il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, i nostri signori Abu Bakr, Otmane, Omar,  Alì e la madre di tutti i credenti Aisha”. Il canale permette inoltre di accedere a materiali di propaganda, come documenti e libri, direttamente diffusi da organi del Califfato ufficiali, a ciò preposti, come Al-Wafa’ o l’agenzia Aamaq, e poi condivisi.
La rilevanza di tali documenti è ravvisabile già dai titoli degli stessi, come ad esempio: “Disposizioni sull’omicidio di volontari e servi del Cristianesimo”, che contiene citazioni della rivista “Rumiyah” circa l’uccisione di preti cristiani o “Dal potere al potere”, a sostegno dell’IS o ancora “Lo stato islamico e il suo Califfato moderno”.


Nel corso dell’indagine , EL AOUAL Mouner ha più volte invitato fedeli musulmani ad unirsi allo Stato Islamico, facendo di esso e delle relative azioni criminali concreta apologia, come, ad esempio, quando ha scritto: “…noi vogliamo Medina, Mecca, Gerusalemme, la Casa Bianca e Roma, con il permesso di Allah ma non soltanto Siria…”, augurandosi che gli eventuali “traditori” siano messi “…nello spiedino del kebab…” e dati ai cani “… dopo averli arrostiti…”, invitando i fratelli a fare il jihad “…sgozzandoli con un coltello.. bruciandoli e facendoli a pezzi e rendendo le loro vite impossibili…”, dando agli stessi mujaheddin consigli come ad esempio:“…taglia la testa del Kafir, brucialo, annegalo, colpiscilo con il coltello, fallo esplodere, fai quello che vuoi, il sangue del Kafir non è Halal...”.


Diversi sono infine i manuali di combattimento e di propaganda jihadista condivisi in rete e/o visionati dall’utente, grazie ai quali l’IS riesce a garantirsi il forte impatto mediatico voluto, utile a reclutare i soggetti più malleabili. Tra i materiali condivisi più di recente anche un video nel quale viene mostrato al “nuovo jihadista” come uccidere i miscredenti con i coltelli, come avvicinarli e sorprenderli, nonché come fabbricare esplosivi rudimentali.


Circa l’importanza del ruolo assunto dall’indagato nell’organizzazione dell’IS, così si esprime il Giudice per le indagini preliminari nel provvedimento cautelare: “All'interno di un'organizzazione particolarmente frastagliata ed articolata in tutto il mondo come Daesh, spesso sostenuta da elementi singoli che non hanno veri e propri legami con l'apparato direttivo centrale, la presenza di un « promotore » qualificato ("portavoce ufficiale dello stato islamico"), responsabile della propaganda e del proselitismo ed in grado di "condividere" fonti ed informazioni ufficiali ed aggiornate, è fondamentale e di importanza (rispetto al perseguimento dei fini dell'organizzazione terroristica) pari a quella di un "combattente", figura peraltro dall'indagato costantemente evocata e proposta (anche per se stesso) in termini positivi ed eroici”.


Infine, nel valutare il pericolo di reiterazione del reato, lo stesso Giudice ha affermato che “In conclusione si tratta di un soggetto estremamente pericoloso, che sta attualmente svolgendo un'importante opera di proselitismo ed incitamento ad azioni violente e letali per un numero indeterminato di persone e che, per intenti e personalità, presenta un altissimo rischio di passare direttamente all'esecuzione di tali gravi atti di violenza”.                 
 

Emergenza immigrazione
Ricoverato presso l'ospedale Martini
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TORINO - Un tunisino si è inflitto gravi ferite per non essere espulso ed è stato ricoverato presso l'ospedale Martini. A darne notizia è l'Ufficio stampa del Coordinamento affari sociali Noi con Salvini Lazio Simone Carabella.:"Il fatto gravissimo accaduto presso il centro di identificazione ed espulsione di Torino sottolinea ancora una volta la necessità di intervenire drasticamente sulla questione degli immigrati clandestini. Evidente l'inefficenza dei metodi di controllo e gestione dei centri di espulsione la dove continui fatti di intolleranza mettono a repentaglio l'incolumità di tutti ed in particolare degli operatori che in esso operano. La prevista moltiplicazione dei centri CIE in italia potenzialmente innescherà delle vere e proprie bombe ad orologeria che potranno esplodere in qualsiasi momento. Il responsabile degli affari sociali per la regione Lazio di Noi con Salvini, Simone Carabella, esprime solidarietà agli operatori e alle forze dell'ordine costrette a far fronte a tali situazioni auspicando un immediato intervento da parte del Ministero competente".

 

Minori nel mirino
Allenatori in manette. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessual
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TORINO - Chiedeva sesso in cambio di un ruolo da titolare in squadra. Ruota intorno al mondo del calcio giovanile l'operazione della polizia postale di Torino che ha arrestato un allenatore 20enne, ora ai domiciliari. In carcere è invece finito un allenatore 50enne che sfruttava il collega più giovane per collezionare materiale pedopornografico. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessuali. Pedopornografia e violenza sessuale le accuse a vario titolo nei loro confronti.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Torino e durata quasi un anno. A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia per violenza sessuale dei genitori di un sedicenne con la passione del pallone.
Una quindicina le vittime che hanno confermato i sospetti della polizia. L'inchiesta è ancora in corso.

Cronaca
Arrestato santone e complici. Forse altre vittime
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TORINO - Una storia davvero inquietante: si spacciavano per 'santoni' e durante le sedute spiritiche, in una mansarda torinese, hanno abusato per mesi di una studentessa, minorenne all'epoca dei fatti. Un sedicente mago di 69 anni e i suoi complici, un uomo di 73 anni e un ragazzo di 19 anni, sono stati arrestati dalla squadra mobile di Torino per stupro di gruppo. Durante le sedute la giovane, che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini, è stata narcotizzata e violentata. Le indagini proseguono per stabilire se ci siano altre vittime.

In manette sono finiti il sedicente mago, Paolo Meraglia, insegnante in pensione di 69 anni. L'uomo, attribuendosi poteri in campo 'esoterico', aveva convinto la ragazza di essere vittima di forti 'negatività' e di doversi sottoporre a riti di purificazione. Riti che consistevano in rapporti sessuali, anche di gruppo, consumati sotto l'effetto di sostanze stupefacenti in una mansarda del quartiere torinese di San donato e nella sua abitazione alla periferia sud del capoluogo piemontese.

In manette anche il complice, Biagino Viotti, 74 ani, e il fidanzato 22enne della giovane. Dalle indagini è emerso l'esistenza di un vero e proprio gruppo gerarchicamente organizzato: al suo apice il 'Maestro', l' 'Apostolo', la 'Vestale', i 'Catalizzatori' e le 'Ancelle'. Gli agenti, che non escludono ci siano altre donne vittime del raggiro, stanno valutando anche le posizioni degli altri partecipanti ai riti. Le indagini, coordinate dai pm Marco Sanini e Fabiola D'Errico, sono partite grazie alla denuncia della studentessa, che si è rivolta al Centro Antiviolenza del Comune.

Cronaca
La donna era tornata a Torino da poco, dopo avere trascorso un paio di settimane con il figlio a Marsiglia, a casa di una sorella.
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TORINO - Tragedia famigliare a Torino. Una mamma di 34 anni ha accoltellato il figlio di 7 anni, ferendolo in modo grave, e poi si è tolta la vita lanciandosi dal balcone di casa. Il bambino è in sala operatoria, all'ospedale Regina Margherita di Torino. Il piccolo, in prognosi riservata, è arrivato in ospedale con "ferite penetranti all'addome e al torace" e "alcune ferite alle mani", come se avesse tentato di difendersi.

Le sue condizioni sono ritenute gravi, ma non sarebbe in pericolo di vita. La polizia sta ascoltando il padre. Secondo alcuni vicini di casa la coppia, lei albanese e lui italiano, si era lasciata. La donna, che secondo le prime informazioni soffriva anche di problemi di depressione ed era seguita dai servizi sociali, non si rassegnava alla fine del loro amore. Dopo la decisione di lasciarsi tra i due c'erano state numerose denunce di vario genere. L'ultima, sembra per stalking, era stata presentata dalla nuova compagna dell'uomo.

La donna era tornata a Torino da poco, dopo avere trascorso un paio di settimane con il figlio a Marsiglia, a casa di una sorella.

"Qui in zona la conoscevamo tutti, sapevamo che in quella casa c'erano dei problemi...". Parlano così i vicini di casa della donna. "Spesso l'avevamo sentita dire che non ce la faceva più - ricorda ancora una vicina, che non vuole essere citata per nome -. Diceva 'io mio butto, mi butto'. Certo nessuno si aspettava che l'avrebbe fatto davvero...".

Cronaca
Sigilli da parte della Guardia di Finanza a quasi due milioni di articoli
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TORINO - Oltre 1.5 milioni di articoli di merce pericolosa, tra cui giocattoli, materiale elettrico e decine di confezioni di colla dannosa per la salute dei bambini che la utilizzano a scuola, sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Torino. L'operazione, partita dal controllo di un negozio gestito da un imprenditore cinese, che non esitava a falsificare i certificati di conformità per vendere gli articoli, ha portato a individuare l'importatore del materiale.
Si tratta di un imprenditore cinese, proprietario di un maxi capannone a Milano, nella Chinatown lombarda, dove è avvenuto il sequestro. I due imprenditori, oltre alle sanzioni amministrative, rischiano fino a quattro anni di carcere.

Finanza & Economia
A marzo il festival delle idee e delle azioni per dare imprenditorialità e slancio al futuro dell’Italia
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di Gianfranco Nitti


TORINO
- Il Gruppo Intesa Sanpaolo darà vita nel mese di marzo a Sharing Italy, evento che punta a coinvolgere pensatori innovativi e imprese d’eccellenza per immaginare insieme il futuro economico e imprenditoriale dell’Italia. E’ stato presentato a Milano dal responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo Stefano Barrese e dal direttore Relazioni Esterne Vittorio Meloni, affiancati da Marilisa Allegrini, imprenditrice vitivinicola, unica donna candidata all’Oscar del vino, Franco Bolelli, filosofo e scrittore, la cui indagine è rivolta all’evoluzione umana e alle dinamiche della crescita e Davide Dattoli, ceo e cofondatore di Talent Garden, la maggior rete europea di coworking focalizzata sul digitale. Ha chiuso l’incontro un’esecuzione musicale, figlia anch’essa della contemporaneità, con protagonista il violino che usa la tela di ragno, presentato da suo inventore Luca Alessandrini, ingegnere del design, e suonato da Davide Laura.
Sharing Italy sarà una due giorni di incontri, conferenza, lectio magistralis, dibattiti e tavoli di lavoro, a cui parteciperanno pensatori, ricercatori, ospiti internazionali e imprese che si sono distinte per dinamismo e capacità nell’interpretare i cambiamenti in atto.

Tra gli ospiti già confermati per l’evento di marzo: Sofia Borri, general manager di Piano C, spazio di coworking per donne in maternità; Gianluca Dettori, presidente e fondatore di Dpixel, società di venture capital che investe in digitale, software e commercio elettronico; Raffaello D’Andrea, ingegnere, imprenditore e artista per una visione sulle nuove frontiere della tecnologia applicata alla robotica; Ugo Parodi Giusino, Fondatore di Mosaicoon, startup nata a Palermo, oggi una delle migliori scaleup tecnologiche d’Europa; Austin Kleon, scrittore di punta del New York Times, conferenziere per Pixar, Google e Tedx; Horacio Pagani, fondatore di Pagani Automobili; Clara Tosi Pamphili, inventrice di A.I. Artisanal Intelligence, che ricerca e promuove le nuove espressioni artigianali e artistiche in collaborazione con le realtà storiche dell'alta manifattura italiana; Flavia Trupia, consulente di comunicazione, ghostwriter, docente, presidente di PerLaRe-Associazione Per
La Retorica; Fabio Zaffagnini e Claudia Spadoni, inventori del format Rock'n 1000, vincitori del Premio Tribeca disruptive innovation award (Tribeca Film Festival).


L’evento coinvolgerà inoltre 150 imprese di ogni regione, espressione significativa del Made in Italy, il terzo marchio più noto al mondo, capaci di ispirare altre imprese e nuove iniziative imprenditoriali. Teatro dell’iniziativa sarà il grattacielo Intesa Sanpaolo a Torino, una moderna agorà simbolicamente “alta”, da cui poter allargare lo sguardo in ogni direzione. La sede della Banca, progettata dall’architetto Renzo Piano, è un edificio aperto alla fruizione pubblica, unico in Europa per la certificazione di sostenibilità ambientale Leed Platinum e la presenza di una bioserra a 150 metri d’altezza che restituisce ossigeno alla città. Al 31° piano della torre, l’Innovation Center è un punto di riferimento per startup, progetti innovativi e giovani talentuosi, che qui incrociano opportunità di formazione, scambio e finanziamento.

Cosa accomuna persone diversissime che hanno saputo essere eccellenti o creare eccellenza senza perdersi d’animo anche in contesti difficili? Come hanno fatto? Qual è la loro idea del domani?
A queste domande cercheranno di rispondere le sei parole chiave dell’evento: esplorare, sperimentare, capire, comunicare, cercare e valorizzare. Da esse esplodono tematiche per ragionare sulle tendenze in atto e sui possibili sviluppi del business. Le sei parole chiave sono anche sei azioni possibili, se non indispensabili, per fare impresa e competere in un contesto globale caratterizzato da cambiamenti molto veloci.
Alcuni dati aiutano a comprendere la forza e la capacità competitiva insita nell’economia del Paese, che devono essere capitalizzate e trovare nuovi stimoli. Il brand Made in Italy nel 2015 valeva 414 miliardi di euro e le imprese italiane hanno dato un contributo all’export europeo dell’11,1%, di cui 397 miliardi di euro riferiti ai soli prodotti manifatturieri.


Secondo un’indagine Ipsos, ancora inedita, la maggioranza delle imprese intervistate sente il cambiamento ed è consapevole che per migliorare deve investire in formazione professionale e innovazione. Tuttavia, la maggior parte ha una conoscenza del tutto superficiale dell’industria 4.0 e non ne coglie i benefici, solo una su quattro ha fatto investimenti nel digitale e solo una su cinque ha cambiato in maniera significativa il suo modo di operare. Dinamismo e capacità di competere si sono visti anche a Expo Milano 2015 tra le oltre 500 aziende eccellenti che Intesa Sanpaolo ha ospitato nel suo padiglione Waterstone, che a loro volta hanno coinvolto altre 3.000 imprese. “Nei primi nove mesi dell’anno, il Gruppo Intesa Sanpaolo in Italia ha erogato complessivamente 34 miliardi di nuovo credito. Inoltre, attraverso il Programma Filiere, ha concretizzato 330 contratti con aziende capofila e coinvolto oltre 15.000 fornitori per un giro d’affari di oltre 55 miliardi di euro – nota Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori del Gruppo. “Da ultimo abbiamo rinnovato l’accordo con Confindustria e Piccola Industria Confindustria stanziando un plafond di 90 miliardi di euro. Il futuro avanza veloce. Il nostro impegno si sta già concretizzando lungo le nuove direzioni della crescita: il processo di digitalizzazione, la transizione all’industria 4.0, il maggiore coinvolgimento delle donne nei ruoli chiave, la formazione per i giovani che apra le porte ai nuovi mestieri, condizioni più favorevoli al decollo di iniziative imprenditoriali, ambienti ricettivi per i talenti, anche esteri, nuove idee per il welfare delle persone”.
“L’idea di promuovere Sharing Italy – racconta Vittorio Meloni, direttore Relazioni Esterne di Intesa Sanpaolo – nasce dalla constatazione che il potenziale competitivo delle aziende italiane, nonostante la difficile crisi che abbiamo alle spalle, resta elevato. Molte imprese hanno saputo rafforzarsi e startup geniali si sono affacciate sulla scena. A partire da questi casi vogliamo leggere i grandi cambiamenti epocali che stanno caratterizzando questo momento di forte accelerazione delle dinamiche economiche e coglierne le opportunità. Vogliamo riunire attorno a un tavolo persone e imprese che possano davvero aiutarci a immaginare cosa accadrà nei prossimi anni: una pluralità di sguardi per una visione a tutto tondo, alta e visionaria, sul futuro del business”.
 

Tragedia
A dare l'allarme il figlio della coppia, a cui il padre prima di compiere il gesto estremo avrebbe inviato alcuni sms
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Redazione

TORINO - Ci sarebbero motivi economici dietro l'omicidio-suicidio avvenuto questa mattina in un condominio alla periferia di Torino, al civico 376 di corso Orbassano, dove un uomo ha ucciso a martellate la moglie e poi si è impiccato. Gli investigatori della squadra mobile stanno raccogliendo testimonianze e hanno trovato un biglietto che il marito, di 69 anni, ha lasciato in casa dopo avere ucciso la moglie, di 72 anni. L'uomo è poi sceso in cantina e si è impiccato. I poliziotti hanno ritrovato il corpo dell'uomo attraverso lo stesso biglietto. A dare l'allarme il figlio della coppia, a cui il padre prima di compiere il gesto estremo avrebbe inviato alcuni sms. La coppia aveva anche una figlia che, come il fratello, vive ormai da tempo per conto suo.

Cronaca
Condanna annullata, processo da rifare
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Redazione

TORINO - Nuovo processo d'appello per Daniele Ughetto Piampaschet. Lo ha deciso la I sezione penale della Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza di condanna, emessa nei confronti dello scrittore dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino per l'omicidio della prostituta nigeriana Anthonia Egbuna. L'uomo, ex fidanzato della vittima e autore di un racconto in cui secondo l'accusa veniva anticipato proprio il delitto, dopo essere stato assolto in primo grado, il 30 giugno 2015 era stato condannato a 25 anni e 6 mesi di carcere.

Il cadavere della donna venne ripescato dal Po nel febbraio 2012. Nel ricorso presentato in Cassazione il suo difensore, l'avvocato Stefano Tizzani, aveva ripercorso le fasi del processo definendo ''assolutamente illogica e contraddittoria una pronuncia di condanna'' e riproponendo ai giudici di indagare sull'ipotesi che l'omicidio della donna, avvenuto alla fine del 2011 anche se il corpo fu trovato nel Po mesi dopo, sia maturato negli ambienti della prostituzione, come sempre sostenuto dall'imputato.

Cronaca
Arrestati 7 anarchici del Fai. Perquisizioni in varie regioni
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di Paolino Canzoneri

 

TORINO – Dal capoluogo piemontese è partita nelle prime ore del mattino una operazione di Polizia di Stato contro la FAI, Federazione anarchica informale.

 

L'operazione è coordinata dal Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale di Polizia di prevenzione coordinata dalla Procura della Repubblica con il contributo della Digos delle città di Viterbo, Pescara e Roma. La Digos di Torino sta eseguendo una ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto di sette anarchici in una grande operazione dal nome "Scripta Manent".

 

Altri quindici membri della Federazione risultano indagati. Perquisizioni con l'ausilio di unità cinofile antiesplosivo sono state eseguite in abitazioni per una trentina di anarchici sparsi in diverse regioni d'Italia come Piemonte, Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna, Lombardia, Abruzzo, Umbria e Campania. Reato di associazione con finalità di terrorismo è la pesantissima accusa che ha motivato l'arresto degli anarchici della FAI e gli si attribuisce pure la responsabilità per l'esplosione di un ordigno nel quartiere torinese Crocetta avvenuto il 5 marzo del 2007 e di altri due presso la Caserma dei Carabinieri di Fossano nel 2 Giugno 2006. Le detonazioni erano state programmate a poca distanza di tempo per coinvolgere e colpire le forze dell'ordine intervenute nel posto. All'origine dell'operazionde della Digos di Torino il procedimento penale per il ferimento per mano del cartello eversivo "Nucleo Olga Fai-Fri" dell'ad dell'Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi del 7 maggio 2015.


Il Gip Maurizio Caivano che ne ha firmato l'ordinanza cautelare ha commentato: "A seguito degli appelli lanciati dagli organismi operanti anche in altri Paesi e sulla base di una scelta strategica connessa alla loro militanza, andavano arrestati per evitare che potessero compiere ulteriori delitti della stessa specie, ovvero con finalità eversive". Il procuratore Capaldo aggiunge: "Siamo in presenza di un mondo sommerso e la non eclatanza del gesto non esclude che questi soggetti non possano in un futuro arrivare ad uccidere". L'instancabile lavoro di indagine e osservazione aveva già dato imporanti frutti a Roma nel 2013 con l'arresto di due esponenti della federazione FAI per una serie di tredici attentati compiuti nel triennio che va dal 2010 al 2013 ai Castelli Romani dove in modo abitudinario si incontravano sempre negli stessi luoghi ma per sviare eventuali pedinamenti cambiavano o modificavano repentinamente percorsi stradali. Grazie alla enorme documentazione ideologica rinvenuta si è potuto ricostruire la struttura dell'organizzazione e la sua evoluzione al livello internazionale.

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