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Al 113 con tanto amore
Il numero unico delle emergenze continua a incassare un fiume di polemiche
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Redazione

 

Incalza la polemica sul nuovo 112 Nue che sta sostituendo quello che può definirsi un fiore all'occhiello nella gestione del pronto intervento: il caro e tanto amato 113 . Perché parliamo di polemiche? Perché aumentano sempre di più le lagnanze dei cittadini ma soprattutto le denunce. Tant'è che è di oggi la notizia del sequestro dei registri delle chiamate di soccorso disposto dalla Procura di Torino sui presunti disservizi del 112, il numero unico per le emergenze. Il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha dato disposizioni alla polizia giudiziaria di acquisire i tabulati della centrale operativa e analizzare i tempi di reazione. Si dovrà chiarire se ci siano stati ritardi negli interventi, ma anche se siano stati coinvolti, e con quale tempestività, tutti gli enti preposti ai soccorsi: dalle forze dell’ordine ai Vigili del fuoco, fino ai nuclei specialistici. Niente meno che un’analisi a 360 gradi di come opera il numero unico delle emergenze per valutare se la gestione e il coordinamento funzionino o meno. 

 

Intanto acquistano sempre più importanza le testimonianze che mostrano come funzioni l'efficentissimo 113. Questo video realizzato da Marco Petruzzelli, postato sul social network Facebbok dal "padre" del 113, il Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma, documenta modalità e tempi di intervento per un soccorso di persona colta da malore e pronto intervento per rapina in atto con presa d’ostaggio, a seguito di richiesta da parte dei cittadini, senza filtri, direttamente all’operatore della polizia di stato in servizio al 113 di Viterbo e Pisa dove ancora non è operativo il 112 NUe.

L'inchiesta
Le donne venivano reclutate in Nigeria con l’inganno ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI ALL'INTERNO
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LE INTERCETTAZIONI 

 

NUORO - La Polizia di Stato di Nuoro sta eseguendo una vasta operazione per il contrasto alla tratta di esseri umani, all’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.
7 le persone arrestate dai poliziotti della squadra mobile in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari .
Le indagini hanno accertato che il centro dell’attività illecita era a Torino, dove vivono due sorelle soprannominate “Precious” e “Juliet”, le quali tenevano le file della tratta di essere umani, facendo da tramite tra i trafficanti in Libia e Nigeria e gli altri loro connazionali in Italia ed in vari Paesi dell’Europa tra cui Austria, Francia, Belgio, Bulgaria, Germania, Inghilterra.
Le donne venivano reclutate in Nigeria con l’inganno di una falsa promessa di lavoro e venivano trasportate lungo le coste libiche e rinchiuse in “campi profughi” improvvisati intorno alla città di Sebha (Libia), gestiti dai trafficanti locali. Qui permanevano in condizione estremamente precaria “da recluse” anche per alcuni mesi, subendo violenze di vari tipo, in attesa di essere imbarcate su barconi di fortuna dirette in Italia. Spesso erano rapite e vendute ad altri gruppi e liberate solo dopo il pagamento di riscatto. Per alcune ragazze si sono perse le tracce mentre per altre vi è il fondato sospetto che possano essere morte durante l’attraversata.
Giunte in Italia, le ragazze venivano fatte scappare dai centri di accoglienza che le avevano prese in carico all’arrivo per essere trasportate a Torino in appartamenti sotto il controllo dell’organizzazione criminale.
Prima di partire venivano sottoposte al rito voodoo dai trafficanti per essere vincolate al pagamento del debito con la minaccia di morte loro e dei familiari nel caso non avessero adempito al pagamento.
Per liberarsi dalla condizione di schiavitù in cui versavano erano costrette a prostituirsi sino al completo pagamento del debito contratto per arrivare Italia e per la concessione “del marciapiede”, che poteva raggiungere la somma di circa 30.000,00 a persona.
Il provento illecito veniva trasferito in Nigeria con il sistema denominato “mano a mano”, ovvero consegnandolo ad alcuni corrieri, che lo occultavano in doppi fondi negli abiti, nelle scarpe o in pacchi, recapitandolo alla persona incaricata di riceverlo, che provvedeva a sua volta a versarlo sui conti correnti nigeriani. Un ruolo centrale era svolto dai gestori di un money transfert di Torino che fungevano da centro di raccolta e di smistamento del denaro illecito come fossero un istituto di credito. Una volta trasferito in Nigeria, il denaro era utilizzato in parte per finanziare la prosecuzione dell’attività illecita, pagando i trafficanti di essere umani, in parte per effettuare investimenti speculativi in attività economiche o nel settore immobiliare. 

Cronaca
L'accusa è rivolta a un 24enne residente nel Cuneese, direttore sportivo di una squadra di calcio giovanile
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TORINO - Adescava minori in chat utilizzando profili fake femminili. Un 24enne residente nel Cuneese, direttore sportivo di una squadra di calcio giovanile, è accusato di avere adescato in oltre tre anni più di cento giovani, la maggior parte appartenenti al mondo del calcio giovanile. Quattro le identità femminili utilizzate per avere i selfie erotici delle giovani vittime e poi ricattarli per averne altri. Ingente il materiale pedopornografico sequestrato. Il giovane dirigente sportivo si trova ora ai domiciliari.

No Tav
6 giorni di prognosi certificati dal pronto soccorso ospedaliero per evidenti tumefazioni in tutto il corpo
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TORINO - Maya ha 19 anni ed è una compagna di Torino, attivista nella lotta per il diritto alla casa e contro il Tav. Nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 giugno, secondo la sua denuncia-video (fatta circolare da Infoaut.org e dal centro sociale Askatasuna di Torino), Maya è stata “sequestrata e picchiata dalla polizia di Torino.

"Una notte in strada e presso la caserma di polizia di V.Veglia/C.Tirreno a danno di Maya, 19enne torinese riconosciuta dai poliziotti come attivista ai picchetti antisfratto ed alle manifestazioni No Tav. Secondo quanto denuncia la ragazza nel video sarebbe stata fermata, tradotta in caserma e picchiata da agenti della Squadra Mobile. Con 6 giorni di prognosi certificati dal pronto soccorso ospedaliero per evidenti tumefazioni in tutto il corpo, denunciamo insieme a Maya questa inaccettabile violenza”. Le compagne di Torino, insieme a diverse realtà, si stanno muovendo per denunciare pubblicamente questo evento di abuso in divisa e violenza. Un primo momento sarà l’assemblea pubblica, indetta per mercoledì 14 giugno, alle 18 in piazza S. Giulia a Torino. Un commento da Dana, compagna No Tav. 

ECCO IL VIDEO

Allarme terrorismo
Pm indagano per procurato allarme. Una "folla presa dal panico e dalla psicosi da attentato terroristico" causati da "eventi in corso di accertamento"
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TORINO
- “Gli ultimi attentati terroristici ci devono far ipotizzare scenari imprevedibili figli della dinamica della folla e ora anche della possibilità del panico improvviso, della paura, del terrore di un attentato terroristico. E l’imprevedibilità degli scenari impone la cura dei dettagli da parte di tutti i soggetti pubblici e privati chiamati alla pianificazione e gestione delle misure organizzative della sicurezza e degli stessi cittadini, tifosi o spettatori, fruitori dell’area. Penso al controllo accessi, al numero delle presenze sull’area interessata in relazione alla capienza, alla vie di fuga, al presidio ininterrotto delle transenne ai varchi di acceso e deflusso”. Lo ha detto Francesco Tagliente, già Questore di Roma e Prefetto di Pisa, intervistato da L'Osservatore d'Italia.  Proseguendo l’intervista Tagliente ha aggiunto che “anche i cittadini che partecipano a eventi di massa devono fare la loro parte collaborando ai controlli agevolando l’attività degli operatori di sicurezza sapendo che le Autorità e le Forze e i Corpi di polizia lavorano per garantire la sicurezza di tutti; devono essere consapevoli che l’allarme terrorismo ha aumentato la possibilità di reazioni di massa e quindi devono cercare di mantenere il più possibile il controllo di se stessi ed evitare il panico; consultare i siti degli organizzatori e delle istituzioni per conoscere organizzazione e consigli; avere la consapevolezza che rispettare le regole significa essere parte sistema di sicurezza; evitare di portare al seguito oggetti contundenti o contenitori in vetro che potrebbero causare feriti”

#lartechelegge
Si avvicina anche l'appuntamento con lo storico Salone del Libro di Torino
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Maggio, tempo di libri per i musei italiani che con l'hashtag #lartechelegge aderiscono al Maggio dei Libri in un'ottica di promozione non solo dell'arte italiana, ma del piacere della lettura, anche in linea con il rinnovato Patto della Lettura del Ministero con i principali broadcaster italiani e con l'appuntamento con lo storico Salone del Libro di Torinoche si terrà al Lingotto dal 18 al 22 maggio. Per la campagna social ideata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, saranno dunque oltre trenta le locandine digitali che animeranno il profilo @museitaliani: dal celebre ritratto di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano, al Ritratto di donna di Corcos a Palazzo Pistilli di Campobasso che "dialoga" idealmente con la donna di Sogni della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea a Roma. E ancora la Lettrice Notturna, immortalata in una posa d'abbandono, conservata nella Casa Museo dell'anglista Mario Praz.

Succede a Torino I numeri offrono la prima panoramica di ciò che avverrà nei 45 mila metri quadri di superficie espositiva dei padiglioni del Lingotto Fiere: circa 11 mila i metri quadri commerciali (il 10% in più dello scorso anno) allo stato attuale occupati da 424 titolari di stand (nel 2016 erano 338), a cui si sommano i 9 stand dei progetti speciali.Complessivamente il trentesimo Salone del Libro propone ad oggi 1.060 case editrici, dando vita a un programma che conta circa 1.200 appuntamenti disseminati nelle 30 sale a disposizione del pubblico, che vanno dai 600 posti della più grande, la Sala Gialla, ai 20 dei laboratori didattici.

Cronaca
Lo stesso Giudice ha affermato che “In conclusione si tratta di un soggetto estremamente pericoloso
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di Gianfranco Nitti

TORINO
- Nel corso del pomeriggio del 24 aprile, i Carabinieri del R.O.S. hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino nei confronti del cittadino marocchino EL AOUAL Mouner di 29 anni, ritenuto gravemente indiziato dei reati di associazione finalizzata al terrorismo internazionale e di istigazione a delinquere ed apologia di reato aggravati.

 

Come comunicato in una nota del Procuratore della Repubblica Armando Spataro, il provvedimento scaturisce dagli elementi raccolti nell’ambito delle attività condotte dal ROS dei Carabinieri nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica torinese. Nel contesto delle attività di prevenzione e contrasto del fenomeno dei cosiddetti  “foreign fighters” e “lone wolves”, nel mese di settembre 2016 era stato individuato un internauta residente in Italia che, utilizzando un soprannome nickname su Facebook, aveva condiviso immagini di propaganda jihadista di difficile reperibilità, elemento che indicava il potenziale inserimento dell’utente nell’organizzazione terroristica ISIS.


Contestualmente alle attività dirette all’identificazione dell’utente, nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia, il Federal Bureau of Investigation (F.B.I.) statunitense aveva riferito alcune informazioni a proposito di un soggetto attivo in una chat room sul social network Zello con il soprannome “ibn dawla7” (“figlio dello Stato” inteso Stato Islamico). In particolare, come sarebbe meglio emerso in seguito, lo stesso era tra gli amministratori di un canale chat tematico denominato “Lo Stato del Califfato Islamico” e, localizzato in Italia, aveva esternato la volontà di pianificare un attentato terroristico nel nostro Paese ed era alla ricerca di altri sodali per la sua realizzazione.


Lo sviluppo delle informazioni complessivamente così raccolte aveva quindi permesso di localizzare l’indagato presso il capoluogo piemontese e di avviare un’intensa attività indagine, inizialmente coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma. Successivamente, il relativo fascicolo processuale era stato trasmesso per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Torino.


Il marocchino, immigrato irregolare in Italia dall’anno 2008, era riuscito a conquistarsi la fiducia di due italiani S.M. e F.G., madre e figlio, tanto da farsi ospitare per nove anni e da essere da loro  considerato quasi alla stregua di un figlio adottivo. Grazie a tale sistemazione di comodo ed adottando tutte le cautele suggerite nella pubblicistica diffusa dallo Stato Islamico per i mujaheddine in Europa, lo stesso si era garantito nel tempo la massima copertura, in particolare utilizzando utenze telefoniche intestate a terze persone italiane (tra cui quelle dei propri ospiti), riuscendo così a non destare sospetti circa le sue reali intenzioni, nemmeno nei predetti ospitanti, ancorché costoro ne conoscessero l’orientamento ideologico di tipo radicale.


Dalle intercettazioni anche telematiche del ROS, era poi emerso che EL AOUAL era tra gli amministratori di alcune chatroom dell’applicativo di cui sopra, una delle quali denominata appunto “Lo Stato del Califfato Islamico”, nelle quali:
-    promuoveva l’ideologia dell’IS (Islamic State);
-    affermava di essere il portavoce dell’organizzazione terroristica e di aver giurato fedeltà al suo emiro, Abu Bakr Al-Baghdadi;
-    divulgava le notizie dell’agenzia organo di stampa ufficiale di “Stato Islamico”; in particolare, nel mese di febbraio si era rivolto agli altri membri del gruppo dicendo: “Evviva Abu Bakr Al Baghdadi, io giuro fedeltà a lui in tutte le situazioni. Lui è il mio Califfo, perché se lo è meritato. Io ho giurato fedeltà a lui con tutto me stesso”, fornendo così ulteriore conferma di aver prestato giuramento allo Stato Islamico);
-    diffondeva consigli indirizzati dall’IS ai “lupi solitari” e ai “foreign terrorist fighters”;
-    pubblicava materiale su tecniche di combattimento, di assassinio, di depistaggio dei controlli delle forze di polizia e sui comportamenti da tenere nei Paesi occidentali per diventare “invisibili”;
-    giustificava, inneggiava e approvava gli attentati recentemente commessi in Germania, Svezia e Francia;
-    istigava a compiere attentati contro i “miscredenti”.

Il canale già citato conta attualmente moltissimi sottoscrittori, che possono liberamente fare ingresso nel gruppo, fruire dei contenuti di matrice jihadista, ascoltare le notizie sullo Stato Islamico diffuse all’interno del canale, partecipando al processo di radicalizzazione. I nuovi membri, però, possono intervenire attivamente nelle conversazioni solo a seguito della pronuncia di uno specifico atto di giuramento di fedeltà, che cita testualmente: “Allah benedica il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, i nostri signori Abu Bakr, Otmane, Omar,  Alì e la madre di tutti i credenti Aisha”. Il canale permette inoltre di accedere a materiali di propaganda, come documenti e libri, direttamente diffusi da organi del Califfato ufficiali, a ciò preposti, come Al-Wafa’ o l’agenzia Aamaq, e poi condivisi.
La rilevanza di tali documenti è ravvisabile già dai titoli degli stessi, come ad esempio: “Disposizioni sull’omicidio di volontari e servi del Cristianesimo”, che contiene citazioni della rivista “Rumiyah” circa l’uccisione di preti cristiani o “Dal potere al potere”, a sostegno dell’IS o ancora “Lo stato islamico e il suo Califfato moderno”.


Nel corso dell’indagine , EL AOUAL Mouner ha più volte invitato fedeli musulmani ad unirsi allo Stato Islamico, facendo di esso e delle relative azioni criminali concreta apologia, come, ad esempio, quando ha scritto: “…noi vogliamo Medina, Mecca, Gerusalemme, la Casa Bianca e Roma, con il permesso di Allah ma non soltanto Siria…”, augurandosi che gli eventuali “traditori” siano messi “…nello spiedino del kebab…” e dati ai cani “… dopo averli arrostiti…”, invitando i fratelli a fare il jihad “…sgozzandoli con un coltello.. bruciandoli e facendoli a pezzi e rendendo le loro vite impossibili…”, dando agli stessi mujaheddin consigli come ad esempio:“…taglia la testa del Kafir, brucialo, annegalo, colpiscilo con il coltello, fallo esplodere, fai quello che vuoi, il sangue del Kafir non è Halal...”.


Diversi sono infine i manuali di combattimento e di propaganda jihadista condivisi in rete e/o visionati dall’utente, grazie ai quali l’IS riesce a garantirsi il forte impatto mediatico voluto, utile a reclutare i soggetti più malleabili. Tra i materiali condivisi più di recente anche un video nel quale viene mostrato al “nuovo jihadista” come uccidere i miscredenti con i coltelli, come avvicinarli e sorprenderli, nonché come fabbricare esplosivi rudimentali.


Circa l’importanza del ruolo assunto dall’indagato nell’organizzazione dell’IS, così si esprime il Giudice per le indagini preliminari nel provvedimento cautelare: “All'interno di un'organizzazione particolarmente frastagliata ed articolata in tutto il mondo come Daesh, spesso sostenuta da elementi singoli che non hanno veri e propri legami con l'apparato direttivo centrale, la presenza di un « promotore » qualificato ("portavoce ufficiale dello stato islamico"), responsabile della propaganda e del proselitismo ed in grado di "condividere" fonti ed informazioni ufficiali ed aggiornate, è fondamentale e di importanza (rispetto al perseguimento dei fini dell'organizzazione terroristica) pari a quella di un "combattente", figura peraltro dall'indagato costantemente evocata e proposta (anche per se stesso) in termini positivi ed eroici”.


Infine, nel valutare il pericolo di reiterazione del reato, lo stesso Giudice ha affermato che “In conclusione si tratta di un soggetto estremamente pericoloso, che sta attualmente svolgendo un'importante opera di proselitismo ed incitamento ad azioni violente e letali per un numero indeterminato di persone e che, per intenti e personalità, presenta un altissimo rischio di passare direttamente all'esecuzione di tali gravi atti di violenza”.                 
 

Emergenza immigrazione
Ricoverato presso l'ospedale Martini
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TORINO - Un tunisino si è inflitto gravi ferite per non essere espulso ed è stato ricoverato presso l'ospedale Martini. A darne notizia è l'Ufficio stampa del Coordinamento affari sociali Noi con Salvini Lazio Simone Carabella.:"Il fatto gravissimo accaduto presso il centro di identificazione ed espulsione di Torino sottolinea ancora una volta la necessità di intervenire drasticamente sulla questione degli immigrati clandestini. Evidente l'inefficenza dei metodi di controllo e gestione dei centri di espulsione la dove continui fatti di intolleranza mettono a repentaglio l'incolumità di tutti ed in particolare degli operatori che in esso operano. La prevista moltiplicazione dei centri CIE in italia potenzialmente innescherà delle vere e proprie bombe ad orologeria che potranno esplodere in qualsiasi momento. Il responsabile degli affari sociali per la regione Lazio di Noi con Salvini, Simone Carabella, esprime solidarietà agli operatori e alle forze dell'ordine costrette a far fronte a tali situazioni auspicando un immediato intervento da parte del Ministero competente".

 

Minori nel mirino
Allenatori in manette. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessual
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TORINO - Chiedeva sesso in cambio di un ruolo da titolare in squadra. Ruota intorno al mondo del calcio giovanile l'operazione della polizia postale di Torino che ha arrestato un allenatore 20enne, ora ai domiciliari. In carcere è invece finito un allenatore 50enne che sfruttava il collega più giovane per collezionare materiale pedopornografico. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessuali. Pedopornografia e violenza sessuale le accuse a vario titolo nei loro confronti.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Torino e durata quasi un anno. A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia per violenza sessuale dei genitori di un sedicenne con la passione del pallone.
Una quindicina le vittime che hanno confermato i sospetti della polizia. L'inchiesta è ancora in corso.

Cronaca
Arrestato santone e complici. Forse altre vittime
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TORINO - Una storia davvero inquietante: si spacciavano per 'santoni' e durante le sedute spiritiche, in una mansarda torinese, hanno abusato per mesi di una studentessa, minorenne all'epoca dei fatti. Un sedicente mago di 69 anni e i suoi complici, un uomo di 73 anni e un ragazzo di 19 anni, sono stati arrestati dalla squadra mobile di Torino per stupro di gruppo. Durante le sedute la giovane, che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini, è stata narcotizzata e violentata. Le indagini proseguono per stabilire se ci siano altre vittime.

In manette sono finiti il sedicente mago, Paolo Meraglia, insegnante in pensione di 69 anni. L'uomo, attribuendosi poteri in campo 'esoterico', aveva convinto la ragazza di essere vittima di forti 'negatività' e di doversi sottoporre a riti di purificazione. Riti che consistevano in rapporti sessuali, anche di gruppo, consumati sotto l'effetto di sostanze stupefacenti in una mansarda del quartiere torinese di San donato e nella sua abitazione alla periferia sud del capoluogo piemontese.

In manette anche il complice, Biagino Viotti, 74 ani, e il fidanzato 22enne della giovane. Dalle indagini è emerso l'esistenza di un vero e proprio gruppo gerarchicamente organizzato: al suo apice il 'Maestro', l' 'Apostolo', la 'Vestale', i 'Catalizzatori' e le 'Ancelle'. Gli agenti, che non escludono ci siano altre donne vittime del raggiro, stanno valutando anche le posizioni degli altri partecipanti ai riti. Le indagini, coordinate dai pm Marco Sanini e Fabiola D'Errico, sono partite grazie alla denuncia della studentessa, che si è rivolta al Centro Antiviolenza del Comune.

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