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Il dato
Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza
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"Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso prolungato del cellulare e il tumore al cervello". Così gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone hanno illustrato la sentenza emessa lo scorso 30 marzo dal giudice tribunale di Ivrea Luca Fadda. Protagonista della vicenda un dipendente 57enne di una grande azienda a italiana che per 15 anni ha utilizzato per lavoro il telefonino senza precauzioni per più di tre ore al giorno al quale è stato diagnosticato nel 2010 un tumore benigno ma invalidante. Il Tribunale ha condannato l'Inail a corrispondere al lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale.
 
Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno rese note nei prossimi 50 giorni. "E' una sentenza straordinariamente importante - commenta l'avvocato Bertone - perché il fatto che si riconosca la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e ogni giorno più di 40 milioni di italiani lo utilizzano. Per questo è importante che tutti siano al corrente dei rischi che corrono loro stessi e coloro che hanno intorno. E', dunque, importante riflettere sul problema e adottare le giuste contromisure".
 
La dipendenza dallo smartphone, la cosiddetta 'Sindrome da Hand-Phone' capace di ipnotizzare le persone davanti ad uno schermo, riguarda circa 7 italiani su 10. E' quanto è emerso da uno studio realizzato lo scorso settembre che ha coinvolto 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online (Web Opinion Analysis) sui principali social network, blog e community interattive. Secondo la ricerca il 72% degli italiani ha lo smartphone sempre in mano e lo utilizza soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Due italiani su 10 (19%) lo adoperano per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 42% tra più giovani, mentre il 21% si attesta sulle 4 ore.
 
Il 41% si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. I 'mobile-dipendenti' sono più donne (58%) che uomini (43%), hanno principalmente 18-24 d'età (67%), 35-54 (56%) e 13-17 (31%). Per avere di nuovo le mani libere, secondo 9 esperti su 10 (87%) il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphone ed essere in grado di capire quando è il caso di 'staccare'. Si può approfittare del tempo libero per fare diverse attività come leggere un libro (75%), fare una passeggiata in bici o sport in genere (63%) coltivare la passione per il pollice verde (61%), concedere un massaggio al proprio partner (57%), sperimentare in cucina (53%) gustare un gelato in compagnia (52%).
L'approfondimento
Entro il 2030, 1 miliardo e mezzo di persone si sposterà dalle campagne alle città, - Fenomeno sociale inarrestabile legato all’aumento di malattie croniche come diabete e obesità
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di Gianfranco Nitti


Diecimila anni avanti Cristo. la Terra ospitava circa un milione di individui che diventano, ai tempi dell'Impero Romano, tra il 300 ed il 400 d.C., più o meno 150 milioni. Tra guerre, catastrofi naturali e pestilenze, si deve arrivare alle soglie del secondo millennio per raddoppiare la popolazione mondiale. Dicono gli studiosi che, intorno all’anno Mille, eravamo circa 310 milioni sul pianeta. Durante la rivoluzione industriale, a partire dal XVIII secolo, i progressi della medicina e l'aumento della qualità della vita nei paesi sviluppati portano alla cosiddetta rivoluzione demografica; il tasso di mortalità scende vertiginosamente e cresce il tasso di natalità, portando al raddoppio della popolazione mondiale in solo due secoli: dagli 800 milioni del 1750 al miliardo e 650 milioni del 1900. Poi, in solo 75 anni, la popolazione mondiale triplica, raggiungendo i 4 miliardi di individui nel 1975 e anche l’apice del tasso di crescita che da allora rallenta. Ma non così tanto, visto che gli attuali 7,3 miliardi di cittadini del mondo saranno 8,5 miliardi entro il 2030, 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100, come stima la revisione 2015 del rapporto World Population Prospects delle Nazioni Unite.


Fenomeno parallelo alla tumultuosa crescita demografica degli ultimi decenni è il sempre più spinto inurbamento, ossia la fuga dalle campagne verso le città, e la conseguente urbanizzazione dei territori, che ha portato i ricercatori delle Università di Yale, dell'Arizona State, della Texas A&M e di Stanford, a calcolare che entro il 2030 le aree urbane si espanderanno di circa 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari all'incirca alla superficie della Mongolia, o se si preferisce di Francia, Germania e Spagna messe assieme, per accogliere 1,47 miliardi di persone neo-inurbate.

“Sempre di più, grandi masse di persone si concentrano nelle città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente”, spiegaAndrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente dell’Health City Institute. “Dobbiamo prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale inarrestabile e di una tendenza irreversibile, che va gestito e anche studiato sotto numerosi punti di vista quali l’assetto urbanistico, i trasporti, il contesto occupazionale, ma soprattutto la salute pubblica, perché alla questione inurbamento è indissolubilmente legato, purtroppo, l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, proprio per via del cambiamento degli stili di vita alimentari e di movimento”, aggiunge.
Non solo. Se oggi vivono nel mondo 415 milioni di persone con diabete - due terzi delle quali risiedono nelle città - e l’International Diabetes Federation (IDF) stima un aumento del 50%, sino a 642 milioni tra 25 anni, e se negli ultimi 40 anni l’obesità è cresciuta del 600 per cento, dai 105 milioni di obesi nel 1975 ai 640 milioni di oggi, non va dimenticato il progressivo invecchiamento della popolazione. Le stime indicano, infatti, come la percentuale di persone sopra i 65 anni potrebbe raddoppiare da qui al 2050, dall’8 al 16 per cento della popolazione mondiale. “Sono semplici dati che sottolineano come uno dei fattori che gli amministratori di una città, oggi, devono affrontare sia il tema dei determinati della salute”, dice ancora Lenzi.


All’argomento, di estrema attualità, è dedicato il nuovo numero della rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, presentato a Roma presso l’ASEI, Associazione della Stampa estera in Italia,, dal titolo “Healthy Cities - I determinanti della salute in città”. Ospita analisi di studiosi e ricercatori come Arpana Verma, Direttore della Division of Population Health, Health Services Research and Primary Care della University of Manchester, Ketty Vaccaro, Responsabile area salute e welfare del CENSIS, Roberta Crialesi, Direttore Sevizio Sanità e Assistenza presso la Direzione Centrale delle statistiche sulle Istituzione Sociali dell’ISTAT, Alessandro Solipaca, Direttore scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.


Nel settembre 2015, 193 stati membri delle Nazioni Unite, riuniti a New York per discutere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile - Sustainable Development Goals (SDG) - hanno identificato, come SDG 11, un obiettivo dedicato a rendere la città inclusiva, sicura, sostenibile e capace di affrontare il cambiamento. Strumenti chiave per raggiungere questo obiettivo come lo sviluppo abitativo, la qualità dell’aria, la buona alimentazione e il trasporto sono individuati chiaramente e diventano importanti determinanti della salute delle persone nelle città. Tutto ciò si inserisce nel più generale tema del miglioramento della salute come priorità globale. “La prevalenza e alta densità della popolazione nelle metropoli, la complessità dei fattori di rischio che influenzano la salute, l’impatto delle disuguaglianze sulla salute, l’impatto sociale ed economico sono temi da affrontare e discutere, per agire concretamente sui determinanti della salute. Le città oggi non sono solo motori economici per i Paesi, ma sono centri di innovazione e sono chiamate anche a gestire e rispondere alle drammatiche transizioni demografiche ed epidemiologiche in atto”, rimarca Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto superiore di sanità e Editor in chief di Health Policy in Non Communicable Diseases.


A questa sollecitazione risponde anche il programma Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk. Coinvolge istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia. Al programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg e Roma è la metropoli scelta per il 2017. In queste città i ricercatori svolgono ricerche per individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza. Il tutto nella piena collaborazione tra le diverse parti coinvolte. “Non è possibile agire sui determinanti della salute e del benessere senza la compartecipazione dei diversi interlocutori che possono avere un’influenza sulla nascita e lo sviluppo delle città. Solo con un approccio multisettoriale ciascuna delle parti interessate, pur con diversi obiettivi, unendosi può fungere da catalizzatore per il miglioramento, poiché la condivisione delle idee può moltiplicare gli effetti positivi sulla salute e creare la conoscenza collettiva”, sostiene Arpana Verma nel suo editoriale sulla rivista. “La salute non è solo assenza di malattia – conclude. Il benessere e la qualità di vita devono essere considerati diritti umani basilari”.

 

Inquinamento & Salute
La mortalità per Asma e BPCO a causa dell’inquinamento atmosferico è in aumento: necessari provvedimenti politici e un approfondimento della ricerca scientifica
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Redazione
I recenti studi epidemiologici hanno messo in evidenza le chiare relazioni tra il carico di PM10 presenti nell’aria e le malattie cardio-vascolari o respiratorie. “Le PM10 costituiscono la declinazione più locale di uno dei più grandi fattori di inquinamento che è il traffico veicolare” spiega il Prof. Roberto Dal Negro, Referente Scientifico e Fondatore del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria con sede a Verona. “Le PM10 sono quegli elementi che contribuiscono e determinano il picco misurabile assieme ad altri elementi inquinanti (ossido di carbonio, anidride carbonica, ozono, etc)”.
 
Si tratta del fattore più importante che nasce dal traffico veicolare: sono tutte le centraline che raccolgono i dati nelle varie città; in altri termini, sono quelle particelle che vengono riportate sui giornali come misura dell’inquinamento atmosferico. Numerosi studi dimostrano il rapporto tra la concentrazione delle polveri fini e le malattie respiratorie. “Il fattore di rischio preponderante nel determinare asma e BPCO è dato dal fattore ambientale” conferma il prof. Dal Negro. “Le emissioni nocive in tutta Europa costituiscono un vero e proprio dramma, con alcune zone che sono poi particolarmente esposte, come la Val Padana”.
 
INCREMENTO ACUTIZZAZIONI - In molte aree, infatti, si assiste a un incremento delle riacutizzazioni delle patologie respiratorie e dei ricoveri ospedalieri, non senza anche dati allarmanti pure sui decessi. Sono centinaia di migliaia i morti a livello globale per l’inquinamento; di circa 1500 trilioni di dollari è stata la spesa per l’impatto dei fattori inquinanti sulle malattie respiratorie. Bambini, anziani e pazienti con malattie debilitanti croniche restano i soggetti più a rischio, fino a 6 volte più della media.
 
IL CONGRESSO. La questione dell’inquinamento sarà al centro del Congresso Nazionale sulle Malattie Respiratorie “Asma Bronchiale e BPCO: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie”, che si terrà a Verona il 14 e il 15 gennaio. “Il Congresso, giunto ormai al suo ventesimo anno, dimostra una lunga tradizione e si conferma come evento centrale nello studio scientifico dell’asma e della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e dei fattori relativi. – spiega il prof. Dal Negro – I massimi specialisti del settore interverranno per esporre le principali novità scientifiche e per analizzare la governance, la gestione e i costi di queste malattie. Questioni che non stanno a cuore solamente a noi che operiamo in questo ambito specifico, ma che riguardano tutta la Sanità”
 
PERICOLO ELEVATO - “Bisogna inoltre tenere a mente che dopo il picco di inquinamento ambientale, il fattore di rischio si mantiene ancora elevato per circa dieci giorni” aggiunge il prof. Dal Negro: il pericolo di contrarre malattie in ambito respiratorio è dunque più elevato di quanto possa sembrare. E non solo: “con l’inquinamento, si verifica anche un peggioramento delle malattie di natura allergica, un sinergismo perverso tra questi due elementi che conduce a un circolo vizioso particolarmente dannoso per la salute dell’individuo”.

Causa di questo riacutizzarsi del fenomeno, una condizione atmosferica tale che non c’è ricambio d’aria, non c’è pioggia e le particelle restano nell’aria. “Diventa indispensabile ridurre le emissioni di anidride carbonica, visto che spostarle è difficile” afferma ancora il prof. Dal Negro: le amministrazioni devono realizzare un sistema di sopravvivenza che sia meno dipendente dai fattori inquinanti.
 

Salute & Sanità
Il network delle agenzie regolatorie europee è unico nel panorama regolatorio internazionale.
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Redazione

Il Management Board dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e la rete europea delle agenzie regolatorie rappresentata dai Capi d’Agenzia (Heads of Medicines Agencies - HMA) hanno adottato una strategia comune per le Agenzie regolatorie europee fino al 2020. Per la prima volta viene sviluppata una strategia unica per tutta la rete delle agenzie regolatorie del network europeo. La strategia delinea sfide e opportunità comuni, definisce le priorità da perseguire e una tabella di marcia per realizzare le linee di azione individuate da qui ai prossimi cinque anni. Il documento individua anche le priorità strategiche della Commissione Europea e l'agenda dell'Unione Europea (UE) sulla salute umana e veterinaria.

Perseguendo la medesima strategia con un impegno condiviso, le agenzie regolatorie europee saranno in grado di affrontare le sfide attuali e future in modo più efficace e tutelare al meglio la salute pubblica nell'UE. L'accordo sulla strategia comune deriva da una consultazione pubblica nel corso della quale tutte le parti interessate hanno avuto la possibilità di inviare i loro commenti e feedback all’EMA e all’HMA.

Il network delle agenzie regolatorie europee è unico nel panorama regolatorio internazionale. Questa rete comprende tutte le autorità nazionali regolatorie dei farmaci sia ad uso umano che veterinario degli Stati membri, dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’EMA. Lavorando a stretto contatto, il network può attingere alle risorse e alle competenze disponibili in tutta l'UE, evitare duplicazioni e condividere il lavoro.

La strategia delineata si concentra sui settori in cui la collaborazione tra tutti gli enti regolatori può essere il valore aggiunto per la salute pubblica europea nei prossimi cinque anni ed è stata elaborata su quattro temi principali:
Contributo alla salute umana La strategia definisce un approccio globale per incoraggiare e sostenere lo sviluppo di nuovi farmaci per soddisfare le reali esigenze di salute pubblica, in modo che i pazienti abbiano un accesso tempestivo ai nuovi farmaci efficaci e sicuri. Sottolinea inoltre l'importanza di garantire che i cittadini europei continuino ad avere accesso ai farmaci esistenti, salvaguardando una catena di distribuzione affidabile e sostenendo lo sviluppo dei farmaci generici e biosimilari.
Contributo alla salute animale e alla salute umana con particolare riferimento ai medicinali veterinari Mentre è in fase di discussione in seno al Consiglio Europeo e al Parlamento Europeo la revisione del quadro normativo in merito ai medicinali veterinari, la strategia fissa le priorità circa le linee di azione per aumentare la disponibilità di medicinali veterinari, ridurre gli oneri amministrativi per gli sviluppatori, migliorare il funzionamento del mercato interno dell'UE e ridurre al minimo i rischi per la salute umana e animale che possono derivare dall'impiego degli antimicrobici.
L'ottimizzazione del funzionamento della rete La strategia mira a garantire che le giuste conoscenze scientifiche siano disponibili all'interno della rete per rispondere in modo efficace alle nuove sfide di sanità pubblica, comprese le emergenze sanitarie e le situazioni di crisi. Si sottolinea la necessità di favorire l'eccellenza operativa, rafforzando al tempo stesso anche la collaborazione, la cooperazione e la comunicazione all'interno della rete e nei confronti di tutti gli stakeholder.
Contribuire al contesto normativo globale La strategia mira ad un ruolo internazionale forte per il network nel migliorare la supervisione delle catene di distribuzione globali, nel contribuire alla convergenza globale degli standard regolatori, nella promozione della collaborazione e condivisione del lavoro con gli altri enti regolatori.

E’ affidato ai Gruppi di Coordinamento per le procedure di mutuo riconoscimento e decentrate per i medicinali ad uso umano (Co-ordination group for Mutual recognition and Decentralised procedures –CMDh) e veterinario (CMDv) il compito di informare nel dettaglio il network su come procedere nel lavoro e implementare la strategia comune in termini di operatività.

 

L'appello
I genitori: "Abbiamo bisogno di un aiuto economico per sostenere le spese legali negli Usa"
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di Christian Montagna

Marano (Na) - Succede che quando Ministeri e Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) sono assenti, due giovani genitori di Marano, in provincia di Napoli, facciano battaglia direttamente alla casa farmaceutica negli Stati Uniti. Sto parlando di Sonia Cirillo e Gerardo De Biase, i genitori della piccola Vittoria affetta da Sma 1, alla quale la casa farmaceutica Isis Pharmaceuticals ha negato il farmaco Isis Smnrx per uso compassionevole.


La sentenza del Tribunale di Napoli Nord dello scorso Agosto, non è bastata a quanto pare a procurare il farmaco salva vita alla piccola, che, tuttora attende di conoscere le sorti del suo futuro. Condannati dal giudice Ministero della Salute e Aifa a reperire il farmaco e dopo una lunga trattativa con la casa farmaceutica americana, a suon di videoconferenze ed e-mail, ancora nessuna risposta concreta è giunta finora.
Non è bastato neppure l’intervento del papà Gerardo intervistato dalla trasmissione “La Vita in diretta” a Rai 1 per far smuovere le acque ma, stavolta, sono determinati a far guerra a chiunque volesse continuare ad ostacolare questo impervio percorso.


L’appello su Facebook. I genitori di Vittoria, in un video postato alcuni minuti fa sulla pagina Facebook, chiedono a tutti coloro che finora hanno sostenuto la battaglia, un piccolo aiuto economico per sostenere le onerose spese legali richieste dagli avvocati statunitensi. Una spesa che si attesta intorno ai sessanta mila euro e che, purtroppo, da soli non riescono a sostenere. On line è stata indetta una raccolta fondi e sostenuti da alcune associazioni , a breve, si terranno sul territorio campano eventi a scopo benefico per la causa di Vittoria. Ulteriori aggiornamenti, saranno forniti dalla pagina Facebook “Una speranza per Vittoria” che, ad oggi, conta più di ventimila seguaci. 

Ecco il link del video postato sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/parrucchieregerardo.debiase/videos/1051473771531361/

Il Caso
Il Codacons insorge contro il Ministro Lorenzin dopo le sue dichiarazione in occasione della vaccinazione effettuata oggi alla Asl di Rome ai suoi gemellini, Lavinia e Francesco
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di Cinzia Marchegiani

Roma - Il Ministro della Salute oggi a Roma ha fatto vaccinare con l’esavalente i suoi figli di tre mesi presso il centro vaccini della Asl RmE e pubblicando la foto dei sui due gemelli Lavinia e Francesco ha dichiarato: “È andato tutto benissimo. Le vaccinazioni salvano i nostri bambini e quelli che vivono intorno a loro. Ho vaccinato i miei bambini. Nessuno più di me in Italia ha i dati ed è informata da tutti i punti di vista sulla casistica degli effetti collaterali. Spero che il fatto che io sia così tranquilla possa tranquillizzare le tante mamme che ancora oggi hanno paura di vaccinare. Non bisogna avere paura”. 

Il caso vaccino esavalente, a chi giova? La ministra sembra però dimenticare che l’esavalente ha due vaccini facoltativi, oltre i quattro obbligatori, cioè quelli che lo Stato sovvenziona. Il ministro, inoltre, non spiega che esiste una legge italiana che risarcisce dai danni da vaccino e continua dicendo: “Le vaccinazioni  salvano i nostri bambini e quelli che vivono intorno a loro. Perché i virus vivono intorno a noi. E solo grazie alle vaccinazioni di massa questi virus non entrano nella nostra vita. E vediamo cosa accade quando ci sono falle nel sistema, bambini he muoiono di morbillo, epidemie di pertosse, problemi di meningite. E quindi queste sono cose molto serie”.

Codancons contro la Lorenzin, solo mega spot. Ora il Codacons insorge contro il Ministro della salute, commentando le dichiarazioni del Ministro in occasione della vaccinazione cui sono stati sottoposti i suoi figli accusa Beatrice Lorenzin, di aver realizzato quest’oggi un mega spot gratuito in favore dell’industria farmaceutica. Lo denuncia il Codacons: “Riteniamo gravissimo quanto avvenuto oggi, e altrettanto gravi le affermazioni della Lorenzin – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Un ministro della Repubblica non dovrebbe mai sbilanciarsi a favore degli interessi economici di soggetti privati, in questo caso le case farmaceutiche, facendo pubblicità ai loro prodotti. Se come madre la Lorenzin ha il pieno diritto di fare le scelte che ritiene più giuste per i propri figli, come Ministro ha il dovere di fornire una informazione corretta ai cittadini e tutelare gli interessi della collettività”.

Il Codacons contesta in particolare le dichiarazioni in favore della vaccinazione di massa, considerata esente da qualsiasi rischio. Il Codacon continua la sua replica nel dettaglio in merito a questo delicato argomento: "Peccato che il Ministro non abbia specificato che il Servizio sanitario nazionale inietta ai nostri bambini un vaccino esavalente, nonostante la legge riconosca solo 4 vaccini obbligatori, pratica che può comportare danni da sovraccarico e choc del sistema immunitario nei bambini, mentre sul fronte economico la procedura comporta uno spreco di soldi pubblici a carico del Ssn, e quindi della collettività, pari a 114 milioni di euro all' anno, a tutto vantaggio delle multinazionali dei farmaci" – conclude il Codacons.

Non è la prima che il Codacons ha bacchettato la ministra, lo scorso anno e  precisamente il 25 marzo 2014, in merito all’apertura di un’inchiesta sui danni da vaccino che avrebbero subito due bambini, la stessa Lorenzin si era lasciata scappare che alcune procure emettono sentenze che vanno contro le evidenze scientifiche.. Il Codacons allora aveva redarguito la Lorenzin: Forse la Lorenzin dovrebbe informarsi meglio prima di rilasciare dichiarazioni alquanto temerarie. La somministrazione polivalente dei vaccini come avviene nel nostro paese, nonostante solo quattro vaccini pediatrici siano obbligatori per legge, non è affatto esente da rischi per la salute dei bambini, perché può comportare danni da sovraccarico e shock del sistema immunitario. La letteratura scientifica attuale e gli esponenti della comunità scientifica sostengono che la somministrazione polivalente potrebbe indurre reazioni cosidette ‘autoimmuni’, cioè l’organismo potrebbe arrivare anche a produrre anticorpi che, non riconoscendo più il ‘vero nemico’ da aggredire, aggredirebbero in una situazione di smarrimento generale le funzionalità di organi interni al paziente (es, demielizzazioni, Les, alterazioni ematologiche, encefalopatie, etc, etc,). Le evidenze scientifiche, quindi, a differenza di quanto sostiene il Ministro della Salute, sono tutt’altro che compatte nel riconoscere l’assoluta bontà dei vaccini. Per tale motivo, a tutela della salute dei cittadini e sulla scia dell’indagine aperta a Trani, presenteremo ricorso al Tar del lazio per sospendere la somministrazione del vaccino esavalente e limitare la fornitura a soli quattro previsti dalla legge, con risparmi pari a 114 milioni di euro per la collettività.

Insomma, un ministro poco attento la Lorenzin, un’occasione perduta anche nei confronti di tanti genitori che stanno invece lottando per avere un risarcimento dalla Stato dopo aver avuto una grave reazione avversa dallo stesso vaccino che lei ora sta sponsorizzando. Eppure anche questi genitori si erano recati al centro vaccinali con tanta fierezza.

Esclusivo: I documenti di Aifa ed Isis Pharmaceuticals
La dirigente Aifa Sandra Petraglia ha sottolineato le necessità di accorciare al massimo i tempi scrivendo a Matt Buck, direttore esecutivo dell’Isis Pharmaceuticals
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di Christian Montagna

ESCLUSIVO: LEGGI LA MAIL DI MATT BUCK DI "ISIS PHARMACEUTICALS" E DELLA DOTT. SANDRA PETRAGLIA DI "AIFA"

Marano (Na) – Eppure, lo speravamo in molti che prima o poi per Vittoria sarebbe arrivata una gran bella notizia. Dopo l’interessamento del nostro giornale, le chiamate al ministero e le decine di mail che i legali hanno spedito a diversi indirizzi ministeriali, da Roma, in una mail, giungono notizie che fanno ben sperare.


Il Ministero della Salute ha detto sì all’acquisto del farmaco per la piccola Vittoria, senza alcuna opposizione. Una vittoria meritata a livello legale per gli avvocati della famiglia De Biase che assistono la piccola. E. Altieri, F. Marinelli e A. D’Orta, soltanto dieci giorni fa avevano indetto una conferenza stampa in cui annunciavano l’ordinanza del Tribunale di Napoli Nord secondo cui il Ministero sarebbe stato obbligato a procurare il farmaco entro venti giorni dalla deposizione.


Ebbene, il limite di tempo pare sia stato rispettato: le trattative tra Ministero e Casa farmaceutica sono in corso. La responsabile dell’ufficio ha inviato proprio ieri ai legali di Vittoria la mail di conferma che la cura a breve sarà garantita. Grande la soddisfazione e la gioia di mamma Sonia e papà Gerardo che ora, attendono la convocazione al Policlinico Gemelli di Roma, ospedale in cui sarà somministrato per via intratecale il farmaco alla piccola Vittoria.


L’appello dei genitori. I genitori Sonia e Gerardo De Biase avevano più volte sottolineato la necessità di fare in fretta, invocando tramite la stampa, l’interessamento delle sedi ministeriali. La piccola Vittoria che in passato ha avuto crisi respiratorie anche frequenti non può attendere altro tempo. Proprio durante la conferenza stampa a casa De Biase, Gerardo, aveva ringraziato pubblicamente la città di Napoli e tutti coloro che in qualche modo avevano partecipato a questa ardua battaglia che ora, pare si stia per concludere nel migliore dei modi. Sono esausti e terrorizzati i genitori che in questi mesi hanno vissuto un vero e proprio calvario: la mamma Sonia ad esempio, unica in grado di gestire la piccola durante le crisi respiratorie, è stata costretta a lasciare il lavoro perché obbligata a stare in casa da mesi.

La responsabile Aifa. In alcuni documenti esclusivi inviati al nostro giornale, si legge che la dirigente Aifa, Sandra Petraglia, ha sottolineato le necessità di accorciare al massimo i tempi scrivendo a Matt Buck, direttore esecutivo dell’Isis Pharmaceuticals. Domani, 24 Agosto alle ore 16, arriverà la conferma definitiva tramite la telefonata tra Buck e la dottoressa Petraglia.


La mail dell’Aifa ai legali. La comunicazione ai legali della famiglia De Biase è giunta tramite e-mail dalla dott. Petraglia di Aifa: “ Gentile Avv. Altieri, la ringrazio per il riconoscimento dell'impegno di AIFA per la piccola Vittoria anche in questo caso, siamo perfettamente consapevoli della situazione ed infatti è per questo che in seguito alla comunicazione ricevuta in data 18 agosto abbiamo immediatamente provveduto alla richiesta d'acquisto, sottolineando anche alla ditta l'urgenza del caso in via preventiva, in vista della teleconferenza concordata nella prima data utile proposta. Sarà ovviamente nostra premura tenerla informata tempestivamente. Cordiali saluti, Sandra Petraglia”.

 

Matt Buck di Isis Pharmaceuticals risponde. Altrettanto esclusiva la mail in cui il presidente Matt buck chiede un colloquio con la dott. Petraglia di Aifa. “ Cara Dott Petraglia , grazie per la vostra e-mail chiedendo che Isis fornisca il farmaco Isis - SMNRx per il trattamento di Vittoria De Biase . In riferimento alla richiesta dell'AIFA, ho inviato all’ Isis Chief Operating Officer , Lynne Parshall , questa e-mail . Lynne vorrebbe avere una conversazione telefonica con voi per quanto riguarda la richiesta. Lynne è disponibile alle 4 del pomeriggio ora italiana il Lunedi 24 agosto o alle 4 del pomeriggio ora italiana di Martedì 25 agosto Fateci sapere se siete disponibili a parlare in una di queste volte . Grazie per il vostro aiuto in materia . Cordiali saluti , Matt Buck ".

 

Non resta dunque che attendere domani e forse, finalmente, la piccola Vittoria questa battaglia potrà dire di averla finalmente vinta! Noi, lo speriamo tanto.

Diritto alla salute
Anaoo: "Un super ticket mascherato che prescinde dalle capacità reddituali dei singoli ed alimenta il grande business della sanità privata”.
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LEGGI ANCHE: RIDUZIONE DEL FONDO SANITARIO 2015: ECCO L’ACCORDO STATO-REGIONI

 

di Cinzia Marchegiani

Una sanità sempre più lontana dai diritti alla salute sembrerebbe delinearsi dai tagli sanciti nell’intesa Stato Regioni. Così mentre per l'Aifa si prevede un incremento del personale dalle attuali 389 unità a 630 da qui al 2018 con lo scopo di adeguare l'assetto organizzativo e il numero di personale dipendente dell'Aifa ai compiti istituzionali in continuo aumento, ecco che arrivano fendenti sempre più precisi con le proposte emendative del governo al decreto legge "Enti che recepiscono i tagli alla sanità" sanciti nell’intesa Stato Regioni dello scorso 2 luglio e che stanno facendo accapponare la pelle, non solo ai malati, ma anche agli stessi lavoratori e medici professionisti che operano nel sistema nazionale sanitario.


Gli articoli da 9-bis a 9-octies, in particolare, sono attuativi del punto E) dell’Intesa sancita dalla Conferenza Stato Regioni, all’interno della quale vengono previste le misure urgenti di razionalizzazione ed efficientamento della spesa del Ssn, al fine di conseguire ulteriori risparmi che dovranno, comunque, lasciare impregiudicata la qualità delle prestazioni assistenziali erogate. Governo e Regioni sono convinti che si possa incidere su prestazioni specialistiche e riabilitative non necessarie ma prescritte ugualmente dai medici. Sarà un decreto ministeriale ad individuare, entro 30 giorni dall’intesa, - quindi entro il prossimo 2 agosto - le condizioni di erogabilità e le indicazioni prioritarie per la prescrizione appropriata delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale ad alto rischio di inappropriatezza. Così, al di fuori delle condizioni di erogabilità le prestazioni saranno poste a totale carico dell’assistito.

Per garantire il rispetto delle condizioni prescrittive da parte dei medici, la norma prevede che in caso di comportamenti prescrittivi non conformi alle condizioni e alle indicazioni di cui al decreto ministeriale, si applichino penalizzazioni su alcune componenti retributive del trattamento economico spettante ai medici. Il risparmio complessivo per questa manovra ammonta a circa 106 milioni di euro, a fronte di una riduzione complessiva di prestazioni stimate nel settore pubblico e privato per un valore tariffario di 192 milioni di euro.
Anaoo, denuncia: ennesimo taglio delle prestazioni per i cittadini, un nuovo attacco alle prerogative dei medici. L’Associazione Medici Dirigenti del SSN in merito a questo emendamento voluto dal Governo al Dl Enti Locali all'esame del Senato che prevede penalizzazioni economiche, per i medici, dipendenti e convenzionati, che effettuino prescrizioni inappropriate per visite specialistiche ambulatoriali ribatte con un comunicato senza alcun velo: “A parte il fatto che non si vede chi e come stilerà il nomenclatore delle prestazioni inappropriate – commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise - i cittadini sappiano che attraverso l’intimidazione dei medici si mira ad un taglio delle prestazioni erogate, del valore di circa 100 milioni. Alla faccia di quanti assicurano che il sistema sanitario ed il diritto alla salute dei cittadini non sono in grado di sopportare ulteriori riduzioni”.

Il comunicato denuncia una incapacità di reclutare le intelligenze e le competenze professionali alla necessità di garantire una ri-lettura delle prestazioni alla luce della necessaria appropriatezza clinica ed organizzativa: “governo e Regioni, che litigano di giorno per accordarsi di notte sulla riduzione progressiva del perimetro dell’intervento pubblico in sanità, pensano a linee guida o protocolli di stato che limitino in maniera pervasiva l’autonomia responsabile dei medici nella diagnosi e nella prescrizione scaricando sulle tasche dei cittadini il costo delle prestazioni. Un super ticket mascherato che prescinde dalle capacità reddituali dei singoli ed alimenta il grande business della sanità privata”. L’associazione definisce questa scelta, un nuovo strumento di controllo dei comportamenti professionali e delle strategie di difesa da parte dei cittadini del bene salute, figlio di una idea della sanità italiana come grande mercato in cui l’iperconsumismo, che pure c’è, è alimentato non da decisioni governative, ma da comportamenti negligenti quando non fraudolenti dei medici. L’Anaoo anticipa quella che definiscono come "nuovo attacco alla sanità italiana" spiegando: “Sarà l’ennesima grida manzoniana, il buco nell’acqua di un artificio contabile la cui sorte è annunciata, la ricorrente illusione tecnocratica ed aziendalista che vede nella sanità solo un modello industriale. Per i cittadini, più tagli e più tickets e più costi privati, per i medici l’ennesimo segnale di negazione del valore della loro professionalità, per la sanità pubblica un nuovo arretramento ed impoverimento”.

Quale sanità sta ridisegnando la ministra Lorenzin?
E’ stato siglato l’accordo sulla riduzione del fondo sanitario 2015, pari a 2,35 miliardi al termine della conferenza Stato-Regioni tenutasi al Ministero per gli Affari Regionali il 2 luglio 2015 , dove solo il Veneto, Lombardia e Liguria non hanno firmato. Una sanità privata sempre più incentivata da scelte a monte del governo. Solo chi può permetterselo può fare prevenzione e accertamenti? A sentire e leggere gli esperti del settore sembrerebbe proprio di si. Ma soprattutto sembrerebbe delinearsi un attacco senza eguali alla libertà deontologica di un medico… dove andremo a finire?
 

Rubrica Centro Psicologia Castelli Romani
Tra i cibi che contengono quantità elevate di cloruro di sodio ci sono: formaggi, salumi, pesce in scatola e carni conservate, snack salati come patatine
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A cura della Dottoressa Monia D’Amico Biologa Nutrizionista

Il sale ha un ruolo antichissimo nella storia dell’alimentazione poiché veniva utilizzato già dall’uomo del neolitico, circa 10.000 anni fa, come conservante del cibo che andava incontro a deperimento come carne e pesce.
Per anni tutti i popoli del mondo, hanno dovuto procurarsi adeguate riserve di sale, per garantire la loro sopravvivenza, con la sola esclusione degli eschimesi che potevano utilizzare il ghiaccio, per mantenere le loro derrate alimentari.
Oggi si assiste ad un abuso del sale da cucina (cloruro di sodio) che si ritiene responsabile dell’ipertensione arteriosa e dell’eccessiva ritenzione di liquidi che si presenta nel corso di malattie renali, epatiche o cardiache.
Secondo le linee guida internazionali, l’uso del sale andrebbe contenuto consumando non più di 5-6 grammi di sale da cucina al giorno poiché la nostra alimentazione è già molto ricca di cloruro di sodio ed arrivare all’eccesso è molto semplice.
Tra i cibi che contengono quantità elevate di cloruro di sodio ci sono: formaggi, salumi, pesce in scatola e carni conservate, snack salati come patatine, noccioline ecc. Inoltre tutti i cibi preparati industrialmente, per motivi di gusto o per ragioni tecnologiche hanno un contenuto di cloruro di sodio molto elevato. Il sodio è contenuto un po’ dappertutto anche nel glutammato monosodico del dato da cucina, nel bicarbonato di sodio o negli altri sali presenti nelle acque minerali e in alcuni conservati ed integratori alimentari.
Solo attraverso il consumo di cibi che contengono sodio, ogni adulto ingerisce in media 10 grammi di sale da cucina al giorno che corrisponde a 4 grammi di sodio. Più si mangiano alimenti salati e più si sviluppa una preferenza per il cibo saporito e quindi si tende ad aggiungere sale in eccesso.
Alcune persone grazie alla loro patrimonio genetico sono protette e possono consumare sale senza presentare alcun problema cardiovascolare.
L’eccesso di sodio può essere pericoloso per molte persone che risultano particolarmente sensibili anche a piccole quantità e hanno maggiore rischio di sviluppare ipertensione arteriosa e patologie cardiovascolari. L’ipertensione arteriosa può portare ad ispessimento delle pareti del cuore con conseguenze a carico del cuore stesso (angina, infarto) e anche di altri organi come il cervello (ictus), il rene (insufficienza renale) e la retina.


Quale è il sale migliore da utilizzare in cucina?
Il più comune è il sale bianco estratto dall’acqua di mare. In questo sale il contenuto di cloruro di sodio è massimo e spesso presenta anche antiagglomeranti aggiunti durante la lavorazione chimica per evitare che si indurisca assorbendo umidità. Anche se ancora è il più utilizzato è il meno naturale.
Molto comune in commercio è anche il sale iodato: si tratta di sale marino che subisce i normali processi industriali di raffinazione ma al quale in più viene aggiunto iodio. Lo iodio è particolarmente adatto alla prevenzione di alcune patologie tiroidee tipiche delle zone lontane dal mare.
Questo sale può contenere un eccesso di iodio per cui non è indicato in persone che abitano in vicinanza del mare.
Un eccesso di iodio può causare patologie tiroidee anche in persone sane e aggravare persone che soffrono di tiroidite autoimmune.
Il migliore da utilizzare è il sale marino integrale ottenuto per evaporazione dell'acqua di mare e poi sottoposto ad una serie di trattamenti superficiali di lavaggio e purificazione.
Il mancato utilizzo di metodiche di raffinazione chimica, permette al sale integrale di conservare intatto il patrimonio naturale di oligoelementi.
Questo sale oltre a contenere naturalmente cloruro di sodio contiene anche altri sali tra cui lo iodio , il magnesio, il potassio ed altri microelementi.
Esistono anche altri Sali marini integrali più pregiati e più rari da trovare con proprietà particolari come ad esempio il sale rosa dell’Himalaya, totalmente privo di sostanze inquinanti, il sale rosso delle Hawaii, il cui colore è dovuto all’elevato contenuto di ossido di ferro e il sale blu di Persia, che contiene al suo interno la silvinite (variante nel reticolo cristallino del sodio) che impartisce il caratteristico colore blu.
Senza imbatterci nella ricerca dei Sali marini più rari, il più adatto all’utilizzo domestico rimane il sale marino integrale più facile da trovare e più economico.

Esiste poi un sale dietetico consigliato dal medico a chi ha seri problemi di ipertensione e ha difficolta ad eliminare il sale da cucina: si tratta di un sale in cui è diminuito il contenuto di sodio e aumentato quello di potassio.
Come si può diminuire il consumo di sale? alcuni consigli pratici

1) Diminuire il consumo di alimenti ad elevato contenuto di sale: prosciutto e altri affettati, insaccati e formaggi salati. Evitare il consumo di patatine, snack, cibi industriali confezionati, dato da cucina e cibi precotti. Il sale si trova anche nel pane, nei biscotti, nei cereali da colazione.
2) Utilizzare in sostituzione del sale, il gomasio composto da sale marino integrale e semi di sesamo tostati in proporzione 1 a 20, spesso insaporito anche con erbe aromatiche. Utilizzando il gomasio si diminuisce molto l’apporto di sodio nella dieta e si aumenta invece l’apporto di calcio per cui è particolarmente indicato nella donna che nel periodo della menopausa necessita di uno supplemento di questo oligoelemento. Inoltre ha una azione fortificante sul sistema nervoso, e contiene oli essenziali che abbassano il colesterolo.
3) Salare l’alimento solo a cottura ultimata evitando di versare troppo sale durante la bollitura.
4) Il cibo può essere insaporito anche con erbe aromatiche e peperoncino.
Molte verdure o altri alimenti se cotti al vapore mantengono sali minerali e vitamine assumendo un sapore naturale più buono e quasi non serve l’aggiunta di sale o dato per insaporirli.
Comunque se si vuole diminuire l’apporto di sodio nella dieta basta diminuire gradualmente l’apporto di sale in modo da abituarsi pian piano ad un sapore più naturali dei cibi.


Dott.ssa Monia D’Amico Biologa Nutrizionista 3476003990

Sperimentazione farmaci
A settembre la prima seduta tra esperti
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L’incontro è stato chiesto dal PAE per stabilire le regole afferenti il Tavolo onde evitare incomprensioni e non pochi imbarazzi che hanno caratterizzato il rapporto con il precedente Direttore generale, Gaetana Ferri che di fatto sembra aver congelato il tavolo per tutto il periodo del suo mandato

LEGGI ANCHE  15/05/2015 BEATRICE LORENZIN INDAGATA: SI RIAPRE TAVOLO MINISTERIALE SULLA SPERIMENTAZIONE FARMACI

 

di Cinzia Marchegiani

Sembra essere partito con un percorso decisamente di collaborazione il nuovo Tavolo Ministeriale sui Metodi Alternativi invece inizialmente osteggiato fortemente dal nuovo dicastero della salute succeduto all’ex minsitro Renato Balduzzi. Presso il Ministero della Salute si é svolto lo scorso 3 luglio, il primo incontro con il nuovo Direttore generale Sanità Animale e Farmaci veterinari, Dott. Silvio Borrello, in relazione al Tavolo tecnico-scientifico sui metodi alternativi alla sperimentazione animale con la delegazione del Partito Animalista Europeo, rappresentata dal presidente, Stefano Fuccelli, dal Coordinatore comitato esperti sulle alternative, Prof. Bruno Fedi e la responsabile segreteria Prof. Sonia Fraioli. Accolti dai vertici del Ministero, Dott. Silvio Borrello, Direttore Generale, Dott. Ugo Santucci, Direttore VI ufficio benessere animale, Dott. Giovanni Botta e da uno staff di avvocati al seguito, il Tavolo, fermo da due anni, riprenderà il proseguo, prevista entro il mese di settembre la prima seduta tra esperti.

Un incontro teso alla volontà di chiarimento. E’ stato chiesto dal PAE questo incontro per stabilire le regole afferenti il Tavolo onde evitare incomprensioni e non pochi imbarazzi che hanno caratterizzato il rapporto con il precedente Direttore generale, Gaetana Ferri che di fatto ha congelato il tavolo per tutto il periodo del suo mandato. Il presidente del Pae, Stefano Fuccelli si dichiara soddisfatto dell' esito el vertive avvenuto al dicastero della salute: “ in questo incontro sono state accolte sostanzialmente le nostre istanze: dal prossimo tavolo il numero tra gli esperti sarà equivalente e non più di 14 a 3 in favore dei pro-test, con la possibilità di nominare un esperto internazionale ad hoc in relazione all'argomento trattato qualora il nostro coordinatore lo ritenga opportuno, il Ministero dovrà garantire la terzieta' degli esperti da esso nominati – si auspica Fuccelli - e coordinerà il tavolo in qualità di super-partes senza prendere posizione in favore delle lobby come ė accaduto con il precedente direttore Ferri, più volte iscritto sul registri degli indagati dalla Procura di Roma per numerosi reati a seguito di nostra querela. Inoltre abbiamo ottenuto dal Ministero il documento redatto dai pro-test, fino ad oggi secretato, che verrà trasmesso prima della prossima seduta del Tavolo ai nostri esperti indispensabile per il contraddittorio”.

Questo è il parterre di esperti formalmente accettati dal Ministero della Salute (in ordine alfabetico):

Prof. Bruno Fedi. Professore di urologia. Già Primario ospedaliero. Specialista in Anatomia Patologica; Oncologia; Ginecologia. Autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche.
Dott.ssa Susanna Penco. Biologa Esperta di colture cellulari. Dirigente nell' ospedale S. Martino Genova. Da anni promotore e relatore di corsi/convegni su "Metodiche Sostitutive".
Dott. Oriano Perata. Specialista in Chirurgia. Aiuto chirurgo ospedaliero.
Dott.ssa Valeria Roni. Biologa Phd. in Scienze Oncologiche. Molti anni di attività in Germania. Esperta in Genetica.
Dott.ssa Costanza Rovida. Esperta in chimica analitica ha lavorato per tre anni alla Commissione Europea, partecipando a due gruppi di lavoro: sviluppo del RIP 3.3 (REACH Implementation Project, Technical Guidelines to Industries) e come coordinatore del “Work package” nel progetto europeo sullo sviluppo di metodi integrati e alternativi ai tests sugli animali. Attualmente rappresentante del CAAT, Centro per lo studio dei metodi alternativi, Università di Costanza.
Prof. Giulio Tarro. Docente di virologia all’Università di Napoli e professore aggiunto alla Temple University di Philadelphia, presidente della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera WABT dell’Unesco. Virologo di fama internazionale, ha lavorato anche con il professor Albert Sabin, creatore del vaccino antipolio orale. Vincitore di numerosi premi scientifici. Primario ospedaliero in quiescenza.
Dott. Marcello Villanova. Neurologo, specializzato in malattie neurodegenerative in particolare nella distrofia muscolare , massimo esperto in Italia di SMA 1. Responsabile Unità di Recupero e Riabilitazione Funzionale Malattie Neuromuscolari Ospedale Nigrisoli di Bologna. Autore di numerose pubblicazioni .

Il Presidente del PAE, dichiarando di apprezzare la totale apertura al dialogo del Direttore Borrello, sorprendente per la sua disponibilità al confronto leale, afferma: “Emblematica la sua frase mettiamo una pietra sopra sul passato e cerchiamo di ricostruire insieme con trasparenza. Parole condivise anche dal Dott. Ugo Santucci che ha manifestato uguale disponibilità alla cooperazione" – conclude Fuccelli.

Quel confronto tra scienziati sembra aver mosso il giusto passo per tessere un percorso promotore di un grande cambiamento scientifico e culturale, ma soprattutto teso alla tutela del cittadino che consuma farmaci e degli stessi animali cavie nei laboratori.

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