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Il caso
44 discariche di rifiuti rappresentano un serio rischio per la salute umana e per l'ambiente
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La Commissione Europea ha deciso di portare l'Italia davanti alla Corte di Giustizia dell'Ue perché non ha messo a norma o chiuso 44 discariche di rifiuti, discariche che "rappresentano un serio rischio per la salute umana e per l'ambiente". Malgrado precedenti avvertimenti della Commissione, l'Italia "non ha adottato misure volte a mettere a norma o chiudere le discariche, come richiesto dalla direttiva in materia". Come gli altri Stati membri, l'Italia era obbligata, entro il 16 luglio 2009, a mettere a norma le discariche autorizzate o già operative prima del 16 luglio 2001, oppure a chiuderle. A causa dei progressi insufficienti, la Commissione aveva già inviato un parere motivato aggiuntivo nel 2015, esortando l'Italia a trattare 50 siti in modo adeguato, siti che costituivano un rischio per la salute della popolazione e per l'ambiente. Malgrado "alcuni progressi", le misure necessarie non sono state adottate entro maggio 2017, sicché la Commissione ha deciso di portare l'Italia in Corte di Giustizia, per velocizzare il processo. Ci sono molti modi per disfarsi dei rifiuti: seppellirli sotto terra, nelle discariche, è il metodo "meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere tenuto al minimo assoluto", nota la Commissione.

Cronaca
Imponevano il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di estorsione
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REGGIO CALABRIA
- Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, gli investigatori della locale Squadra Mobile hanno eseguito 5 fermi di indiziato di delitto emessi nei confronti dei seguenti esponenti di vertice ed affiliati di rilievo della famiglia DE STEFANO di Reggio Calabria, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa e varie estorsioni aggravate dalla circostanza di aver agevolato la suddetta cosca della ‘ndrangheta reggina:

1. DE STEFANO Orazio Maria Carmelo, nato a Reggio Calabria il 11/02/1959;
2. DE STEFANO Paolo Rosario, già CAPONERA Paolo Rosario, nato a Melito Porto Salvo (RC) il 21/12/1976;
3. CAPONERA Paolo, nato a Reggio Calabria il 15/12/1979;
4. PRATICÒ Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 10/11/1965;
5. SARACENO Andrea, nato a Reggio Calabria il 28/09/1951.

L’indagine ha permesso di svelare i poliedrici interessi economici e le modalità di infiltrazione nel lucroso settore imprenditoriale dello smaltimento dei rifiuti da parte della potente cosca di ‘ndrangheta dei DE STEFANO, egemone nella città di Reggio Calabria, sia in seno alla società a partecipazione pubblica FATAMORGANA - creata dal Comune per la raccolta dei rifiuti nel comprensorio dell’A.T.O. (Ambito Territoriale Ottimale) n. 5 e dichiarata fallita in data 10.07.2012 – sia nel settore delle società private dell’indotto ad essa collegato.

I soggetti fermati su ordine della D.D.A. di Reggio Calabria sono accusati di aver fatto parte di un’associazione mafiosa (cosca DE STEFANO) che poneva in essere articolate attività finalizzate a generare e garantire il sostanziale controllo – anche attraverso il mantenimento di stretti rapporti (dapprima accettati, poi imposti con modalità intimidatorie) con AIELLO Salvatore della società a capitale misto FATA MORGANA S.p.a. e con manager di quelle a capitale privato operanti nell’ambito economico, divenendo per tale via determinatori e garanti di più ampie dinamiche delittuose caratterizzate da molteplici attività consistenti nell’imporre il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di tangente, la scelta di fornitori compiacenti e l’assunzione di personale gradito.

DE STEFANO Orazio Maria Carmelo è accusato di essere dirigente della cosca DE STEFANO, vertice della linea gerarchica, interna alla stessa, a cui era stata delegata l’infiltrazione del settore della raccolta dei rifiuti e la stipula di patti spartitori con le altre cosche coinvolte nel medesimo settore; nonché di aver impartito le direttive strategiche, incaricando il nipote Paolo Rosario DE STEFANO del coordinamento e direzione dei soggetti deputati a dare esecuzione alle citate strategie e patti spartitori.
In posizione subordinata rispetto a DE STEFANO Orazio, si colloca il nipote DE STEFANO Paolo Rosario, già CAPONERA, coordinatore della cosca DE STEFANO, con il compito di gestire i profili esecutivi dell’infiltrazione da parte dell’organizzazione nel settore della raccolta rifiuti, incontrando direttamente le parti offese, tra cui AIELLO Salvatore, al quale formulava minacce e richieste estorsive, riscuotendo le somme oggetto di estorsione, dando disposizioni agli altri concorrenti nel reato e successivamente delegando in sua vece il cugino CAPONERA Paolo nelle attività connesse alla consumazione delle attività estorsive.

CAPONERA Paolo, PRATICO’ Giuseppe e SARACENO Andrea, sono accusati di essere partecipi della articolazione territoriale dell’associazione di tipo mafioso ed armata indicata in premessa (cosca DE STEFANO) - ma CAPONERA Paolo anche quale coordinatore ed organizzatore delle attività operative dei secondi e degli altri sodali coinvolti, su mandato di Orazio DE STEFANO e Paolo Rosario DE STEFANO e nel tempo della loro detenzione - e di avere svolto nell’ambito della predetta cosca DE STEFANO compiti di esecuzione delle attività delittuose dirette ed organizzate da DE STEFANO Orazio e DE STEFANO Paolo Rosario, tra le quali quelle di rilievo strategico, prima richiamate, consumate ai danni della società a capitale misto FATA MORGANA S.p.a. e di quelle a capitale privato facenti parte dell’indotto. Gli stessi ponevano in essere articolate condotte finalizzate a dare esecuzione al pianificato controllo delle predette realtà societarie operanti nell’ambito della raccolta differenziata dei rifiuti e nella realizzazione di attrezzature ad essa funzionali, consumando molteplici attività delittuose consistenti nell’imporre il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di tangente, la scelta di fornitori compiacenti e l’assunzione di personale gradito, tra cui lo stesso CAPONERA Paolo, PRATICO’ Giuseppe ed altri sodali.

I soggetti fermati sono, altresì, accusati di estorsione aggravata e continuata in concorso, per avere, mediante violenza e minaccia, costretto AIELLO Salvatore a consegnare, a partire dall’anno 2002, una somma pari ad € 1.000,00-2.000,00 circa per ciascuna commessa e, a partire dall’anno 2005, una somma pari ad € 15.000,00 mensili agli esponenti della cosca DE STEFANO referenti per la gestione della specifica attività estorsiva o comunque delegati alla materiale riscossione; a concludere contratti con fornitori di beni e servizi indicate dai correi; ad assumere almeno sei soggetti, tra i PRATICÒ Giuseppe, fermato nella notte unitamente agli altri 4 indagati.

Su tale sfondo, le dichiarazioni rese da Salvatore AIELLO (già direttore tecnico della Fata Morgana S.p.a., ma di fatto suo amministratore), confermate dalle risultanze di pregresse investigazioni svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria (tra cui le attività d’intercettazione nei confronti degli esponenti della cosca DE STEFANO), hanno consentito di individuare le dinamiche criminali dello spolpamento della FATA MORGANA S.p.a. da parte della ‘ndrangheta, e più in generale delle infiltrazioni nel lucroso settore economico dei rifiuti che si regge su lauti finanziamenti pubblici, anche attraverso la creazione e gestione di società a partecipazione pubblica.

Le indagini hanno pertanto consentito di disvelare come il potente casato mafioso dei DE STEFANO di Archi di Reggio Calabria, nella sua articolazione capeggiata da DE STEFANO Orazio Maria Carmelo, sia riuscito ad intercettare ingenti risorse pubbliche destinate al servizio della raccolta dei rifiuti.

Dalle investigazioni svolte dalla Polizia di Stato, con il coordinamento della D.D.A. di Reggio Calabria, è anche emerso che qualsiasi difficoltà “ambientale” sorta nell’ambito del territorio in cui operava la società FATAMORGANA (18 comuni della provincia reggina), veniva affrontata e risolta grazie all’autorevolezza della cosca DE STEFANO che poteva far leva sul proprio prestigio mafioso riconosciuto dalle altre famiglie di ‘ndrangheta.

Non meno invasivo è stato il comportamento dei DE STEFANO nel settore dell’indotto, costituito principalmente da ditte specializzate nella fabbricazione e manutenzione dei mezzi della raccolta dei rifiuti.

Le attività criminali poste in essere dalla cosca DE STEFANO hanno finito per determinare l’inesorabile declino finanziario e la capitolazione della società mista Fata Morgana S.p.A. e delle aziende private dell’indotto.

Quanto al profilo delinquenziale dei soggetti sottoposti a fermo di indiziato di delitto, va detto che:

• DE STEFANO Orazio, occulto registra dell’intera operazione riguardante l’infiltrazione nel comparto rifiuti, è il fratello del capo storico don Paolo cl. 1943, ucciso in agguato mafioso ad Archi di Reggio Calabria il 13.10.1985. È stato latitante dal 08.03.1988 al 22.02.2004, allorché venne individuato e catturato, al termine di incessanti indagini svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, in un appartamento della città.

• DE STEFANO Paolo Rosario, già CAPONERA, nipote di Orazio DE STEFANO, è stato anch’egli latitante dal 18.11.2005 al 18.08.2009. Nell’anno 2002, acquisiva il cognome DE STEFANO, essendo stato riconosciuto come figlio legittimo del defunto boss DE STEFANO Giorgio Carmelo. Nel tempo, ha affermato la sua leadership criminale gestendo la latitanza dello zio DE STEFANO Orazio fino all’anno 2004, divenendone la sua “longa manus”.

• CAPONERA Paolo, primo cugino di DE STEFANO Paolo Rosario, ha favorito la latitanza di quest’ultimo e di DE STEFANO Orazio.

• SARACENO Andrea, storicamente organico alla cosca DE STEFANO, ha svolto l’incarico di responsabile dell’autoparco dei mezzi del Comune di Reggio Calabria ai tempi in cui ancora la raccolta dei rifiuti solidi urbani veniva effettuata ad opera dell’Ente Locale.

• PRATICÒ Giuseppe, zio di CAPONERA Paolo, è emerso durante le indagini per la cattura di DE STEFANO Paolo Rosario. Alcuni suoi cognati, ritenuti vicini alla famiglia DE STEFANO, vennero uccisi durante la seconda guerra di ‘ndrangheta. Sfruttando la posizione di dipendente delle società di raccolta dei rifiuti solidi urbani in città ed in provincia, ha svolto il ruolo di portavoce “privilegiato” degli interessi della cosca DE STEFANO.

L’odierna operazione di polizia - che fa luce un’ampia serie di condotte illecite poste in essere all’interno della più ampia dinamica criminale della cosca DE STEFANO - disarticola una delle linee gerarchiche di potere che compongono la struttura della suddetta consorteria della ‘ndrangheta reggina, ponendosi nell’alveo delle più recenti operazioni antimafia della D.D.A. di Reggio Calabria, denominate Sistema Reggio, Mammasantissima e il Principe, come ulteriore momento dell’azione di contrasto alla cosca DE STEFANO.

Il caso
Una chiara derisione a fin di bene per evidenziare, qualora non fosse chiaro, che a volte spingersi oltre nel cercare vie più efficaci nella educazione civile "è cosa buona e giusta"
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P . C.

COMISO – L'inciviltà è una piaga che può essere combattuta non solo per vie legali come multe o more ma anche con quella che si può definire "pubblica gogna mediatica". Ed è proprio quello che è successo nella cittadina di Comiso nel ragusano dove il primo cittadino Filippo Spataro ha ritenuto efficace e "ammaestrativo" l'utilizzo della rete internet per "postare" un video-denuncia che ha ripreso il gesto palesemente incivile di alcuni cittadini ripresi con le classiche telecamere di videosorveglianza mentre abbandonano sacchetti della spazzatura e vari rifiuti ingombranti in strade divenute vere e proprie "discariche abusive". Alcune persone sono state identificate e dovranno pagare una multa salatissima di seicento euro. Il video pubblicato sul portale YouTube nel canale istituzionale mostra le immagini del misfatto con un sottofondo ad hoc scelto per evidenziare e sottolineare in una ottica di derisione e di pubblica gogna ovvero la musica "Siam tre piccoli porcellin" tratta dal capolavoro cinematografico a cartoni animati del 1933 "I tre porcellini". Una chiara derisione a fin di bene per evidenziare, qualora non fosse chiaro, che a volte spingersi oltre nel cercare vie più efficaci nella educazione civile "è cosa buona e giusta". Il Sindaco Spataro aveva già espresso la chiara intenzione di voler incoraggiare l'utilizzo della rete per iniziative che provassero a scuotere le coscienze. 
 
 
Abusivismo e inquinamento
Nell'area il proprietario aveva anche collocato una sorta di capannone con centinaia di pezzi meccanici e di componenti provenienti dalla rottamazione di decine di veicoli
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CATANIA - I Carabinieri del Comando Tutela Ambiente – Nucleo Operativo Ecologico di Catania –, collaborati dai militari della Stazione di Graneri, al termine di una approfondita attività ispettiva finalizzata alla salvaguardia ambientale eseguito nel corso della giornata del 10 marco su un’area di circa 2.500 mq. posta in contrada Piano Peri di Caltagirone, hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Caltagirone il responsabile, S.G.F. di anni 51 , del luogo per i reati di Attività di gestione di un centro di rottamazione e raccolta veicoli a motore senza la prescritta autorizzazione, attività di deposito/stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi senza la prescritta autorizzazione, tutti in violazione alle speciali norme di tutela del D. Lvo. 152/2006, meglio noto come “Codice dell’ambiente” .
L’area interessata dall’attività illecita dove il proprietario aveva anche collocato una sorta di capannone all’interno del quale sono stati rinvenuti centinaia di pezzi meccanici e di componenti provenienti dalla rottamazione di decine di veicoli è stata posta sotto sequestro. Sulla stessa sono state ritrovate di carcasse di autovetture, motori. batterie, oli, materie inquinanti, oltre a rifiuti pericolosi come bombole, frigoriferi dismessi di ogni specie.
L’attività di controllo, svolta nell’ambito dell’efficace e consolidato affiancamento tra i Comandi Stazione dell’Arma e lo speciale Reparto di Tutela Ambientale ha consentito di interrompere l’illecita condotta da un “rottamatore” abusivo dimostratosi incurante delle pesanti conseguenze procurate in danno dell’ambiente.
Comunicazione del sequestro preventivo dell’area è stata inviata anche al Comune di Caltagirone per i provvedimenti di competenza in materia di Ordinanze miranti ad ottenere la bonifica dell’area a carico del responsabile. 

Amministrazione e servizi
Il sindaco Di Girolamo: "Abbiamo superato il 50%"
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MARSALA - “Siamo tra i pochi comuni siciliani con oltre il 50% di raccolta differenziata, e ciò grazie anche ad un costante monitoraggio del servizio - afferma il sindaco Alberto Di Girolamo. La sua rimodulazione era impensabile fino a qualche anno fa e premia il cresciuto senso civico dei cittadini, con positive ricadute su costi e tariffe”. In tal senso, il Piano Finanziario del servizio di gestione 2017 approvato dalla Giunta Municipale – raffrontato allo scorso anno - segna una diminuzione di quasi 800 mila euro dei costi complessivi (14 milioni e 700 mila prima; 13 milioni e 900 mila ora). Ma il Piano evidenzia altresì un risparmio notevole - circa 500 mila euro - riguardo a riscossione e personale, il tutto ora a gestione comunale dopo la rescissione del contratto con la Mazal. Sul fronte delle entrate, poi, il segno positivo è per gli oltre 300 mila euro in più introitati grazie alla diminuzione dell'evasione. Si registra quindi un complessivo miglioramento sul fronte della differenziazione dei rifiuti, frutto anche dell'azione di sensibilizzazione svolta nelle scuole e dell'attività informativa dello Sportello Verde curato dall'Associazione Eticologica. “Se da un canto tutto questo si traduce in una progressiva riduzione dei costi per la collettività – sottolinea il vicesindaco Agostino Licari; dall'altro, consente di meglio organizzare il servizio, apportando quelle modifiche che hanno l'obiettivo di rendere la città sempre più pulita e creare ulteriori economie”. Discende da qui il motivo della riduzione delle giornate di raccolta Rsu, legato principalmente alla diminuzione della sua produzione: 4 mila tonnellate in meno. Come riportato nei nuovi calendari attualmente in distribuzione a domicilio, in tutto il Centro Urbano l'Rsu (rifiuto secco o indifferenziato) verrà raccolto solo due volte a settimana – e non più tre -, uniformandosi così a periferia e borgate. Il “residuo secco”, pertanto, si potrà esporre soltanto martedì e sabato in ciascuna delle zone in cui è suddiviso il territorio comunale, essendo stata totalmente soppressa la raccolta Rsu nella giornata di giovedì. L'Amministrazione comunale - pur consapevole che occorrerà abituarsi al cambiamento - invita i cittadini a prestare attenzione alla riduzione delle giornate di raccolta Rsu nelle zone Centro Storico, Centro 1 e Centro 2, al fine di non vanificare gli sforzi finora compiuti. Si coglie altresì l'occasione per ricordare alla cittadinanza che l'organico va depositato direttamente nel contenitore marrone (se in possesso) o in sacchetti biodegradabili (quelli dei supermercati ad esempio).

L'inchiesta
La gara era per la gestione completa del ciclo di rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto.
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Redazione

FIRENZE - Arresti domiciliari per il direttore dell'Ato Toscana sud, l'autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti per i comuni delle province di Arezzo, Siena e Grosseto, e interdizione dai pubblici uffici per tre professionisti toscani: queste le misure cautelari eseguite stamani dalla guardia di finanza di Firenze per un'inchiesta della procura del capoluogo toscano per turbativa d'asta e corruzione. 'Clean city' il nome dell'operazione.

Riguarda un appalto ventennale per un totale di circa 3,5 miliardi di euro l'inchiesta della procura di Firenze e della Gdf con cui è stato arrestato il direttore dell'Ato Toscana sud e sono stati interdetti 3 professionisti. La gara era per la gestione completa del ciclo di rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto. Per le indagini il bando era strutturato per favorire un raggruppamento di imprese capeggiato da Siena Ambiente.

Secondo le indagini della Fiamme gialle è emerso un sistema di "commistione" tra controllori e controllati per cui gli indagati avevano concordato preliminarmente, nonostante i ruoli distinti ed incompatibili fra loro, i dettagli della procedura di aggiudicazione nonchè la redazione materiale dei documenti. Così, in una conferenza stampa, gli inquirenti hanno spiegato che di fatto il bando di gara era strutturato "su misura" per favorire il raggruppamento con a capo Siena Ambiente e per scoraggiare eventuali altri concorrenti inserendo nel bando stesso clausole particolarmente vessatorie. L'appalto nel 2013 fu effettivamente aggiudicato a Siena Ambiente con un consorzio di 6 imprese. Sempre per le indagini, il direttore generale dell'Ato Toscana sud avrebbe ottenuto guadagni illeciti per oltre 380mila euro, tramite compensi che figuravano come consulenze, prestazioni d'opera professionale o altri costi tipo rimborsi spese. L'indagine, come hanno evidenziato il procuratore Giuseppe Creazzo e il procuratore aggiunto Rodrigo Merlo, è scaturita da una segnalazione anonima molto dettagliata, "con particolari che non si potevano trascurare".

"Questa è un'altra tappa del tentativo di combattere la corruzione in ambito pubblico, fenomeno da cui pare che nemmeno in Toscana si sia immuni": è il commento del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo all'inchiesta sul maxi appalto da 3,5 miliardi di euro per la gestione dei rifiuti ad Arezzo, Siena e Grosseto, che ha portato all'arresto del direttore generale dell'Ato Toscana sud e all'interdizione dai pubblici uffici di 3 professionisti, tra cui un avvocato fiorentino. "Il direttore generale dell'Ato Toscana sud - ha spiegato Creazzo - ha fatto mercimonio delle proprie funzioni pubbliche al fine di favorire un intreccio di intese davvero sconcertante a vantaggio dell'aggiudicatario dell'appalto e traendone vantaggi personali. Ha agito nonostante le incompatibilità funzionali. Controllati e controllori agivano insieme per raggiungere il risultato comune di far ottenere l'appalto ad un preciso raggruppamento di imprese". Il procuratore aggiunto di Firenze, Rodrigo Merlo, parlando delle indagini della guardia di finanza, ha riferito che "l'inchiesta è partita dalla nota di un anonimo indirizzata a questa procura, alla Gdf e alla Corte dei conti. Sono scritti che spesso non vanno molto al di là del pettegolezzo quelli anonimi, ma stavolta c'erano informazioni di dettaglio che non potevamo trascurare. Così la guardia di finanza, partendo da fonti aperte, materiali reperiti su Internet, ha dato il via alle indagini", iniziata nel 2014, mentre la gara di appalto era stata bandita nel 2010 e assegnata nel 2013. "E' emerso che l'appalto ha favorito un privato da parte di una realtà pubblica - ha aggiunto Merlo - quando invece sarebbero dovuti sussistere criteri di imparzialità per evitare commistioni e conflitti di interessi".

Cronaca
Crocetta: “Non possiamo consentire che gli sforzi che stiamo attuando siano vanificati dalle città capoluogo delle città metropolitane”
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di Paolino Canzoneri

PALERMO
– iL Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta in una conferenza stampa a Palazzo D'Orleans ha espressamente dichiarato che qualora Palermo e Catania in tema di gestione di rifiuti non dovessero aumentare le percentuali relative alla differenziata si potrebbe procedere ad un commissariamento. Sono parole ferme e decise che sanno di preciso ultimatum: "Palermo e Catania non hanno raggiunto gli standard richiesti d'incremento della differenziata in sei mesi.  Se i comuni di Palermo e Catania non aumenteranno le proprie percentuali di differenziata valuteremo l’ipotesi di un commissariamento per la differenziata. Il primo obiettivo è non conferire mai più secco in discarica. Non possiamo consentire che gli sforzi che stiamo attuando siano vanificati dalle città capoluogo delle città metropolitane. Faremo una una riunione la prossima settimana, se i dati che abbiamo dovessero essere confermati sulla differenziata, non escludiamo il commissariamento Non è possibile che nelle discariche si faccia la biostabilizzazione e la tritovagliatura e poi si conferisca tutto in discarica. Appare... [Continua]

[ESTRATTO DALL'ARTICOLO DE L'OSSERVATORE D'ITALIA VIRTUAL PAPER - PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO CLICCARE QUI PER APRIRE L'EDIZIONE DEL GIORNALE E ANDARE A PAG. 6]

Cronaca
Il terzetto aveva escogitato un sistema per sostituirsi ai canali ufficiali di smaltimento dei rifiuti speciali
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Red. Cronaca

 

PISTOIA - Un operaio 53enne  pregiudicato,  ora in carcere per altra causa, un operatore ecologico 44enne con alcuni precedenti di polizia ed un carrozziere 43enne incensurato,  tutti residenti nel comune Ella Piana, sono stati denunciati  alla procura della Repubblica di Pistoia, dai carabinieri della stazione di Quarrata, al termine di un’attività di indagine  che  ha accertato  l’illecita attività fra  maggio e giugno dell’anno in corso.


Il terzetto aveva escogitato un sistema per  sostituirsi ai canali ufficiali di smaltimento dei rifiuti speciali,
in questo caso non pericolosi, trattandosi di scarti della lavorazione  dell’industria tessile, che prevedono il tracciamento dei rifiuti stessi dalla produzione allo smaltimento o recupero, ovviamente con costi  che incidono sul bilancio delle aziende,  proponendo in alternativa  un “listino” a prezzi concorrenziali.


I tre  si erano procurati una clientela costituita da una decina di manifatture  tessili gestite da imprenditori cinesi  dell’area del Macrolotto a Prato,  ai quali garantivano  lo “smaltimento” dei sacchi contenenti scarti e rifiuti della  lavorazione, 
ma che  in realtà venivano poi abbandonati sul ciglio della strada o in piazzole di sosta, fra i comuni di Quarrata ed Agliana, utilizzati come vere e proprie discariche a cielo aperto, anche se non si esclude che parte dei  rifiuti possano essere stati gettati in altre zone anche fuori provincia. Le “tariffe” applicate  si aggiravano sui 2-3 euro a sacco e la raccolta a domicilio veniva eseguita con un mezzo di proprietà di una cooperativa di Prato operante nel settore della raccolta dei rifiuti, completamente estranea ai fatti, da cui dipende l’operatore ecologico indagato, che l’utilizzava abusivamente.  Le aree individuate nei comuni di Quarrata ed Agliana,  interessate da queste  discariche abusive,  sono state poi bonificate dalla società CIS srl di Montale, che ha reperito e raccolto nella zona interessata, circa 150  grandi sacchi colmi di rifiuti e scarti tessili,   del  tipo utilizzato per i rifiuti condominiali.


La norma violata dai tre denunciati è contenuta nel cosiddetto Testo Unico Ambientale del 2006  e prevede l'arresto da tre mesi a un anno o l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. La responsabilità delle ditte coinvolte è tuttora al vaglio degli inquirenti per  stabilire, caso per caso, se l’iniziativa di affidarsi ai recuperatori abusivi sia frutto di precise disposizioni  delle varie proprietà o  dell’iniziativa di singoli dipendenti,  all’insaputa del management.
 

Attualità
Di Girolamo: "Non si capisce perché si deve arrivare a delle sanzioni che noi non vorremmo assolutamente fare"
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di Angelo Barraco
 
Marsala (TP) – La Giunta Municipale di Marsala ha stabilito i nuovi importi delle sanzioni per gli incivili che abbandonano i rifiuti, violando quindi le disposizioni che riguardano la differenziata e cagionando un danno all’ambiente che a causa delle cattive abitudini di molti cittadini si sta trasformando in un quadro dipinto di colori spenti e grigi, senza vigore e lucentezza.
 
L’importo da pagare per tutti coloro che deturpano l’ambiente cresce in proporzione alla quantità dei rifiuti prodotti e al danno che viene arrecato al territorio. I nuovi importi previsti per le violazioni delle ordinanze sindacali vanno dai 100 euro per il singolo cittadino che commette violazioni, aumentano a 200 euro per le attività commerciali ed edifici condominiali. Per le strutture ricettive e sale di ricevimento le sanzioni sono di 300 euro e qualora il cittadino abbandona i rifiuto nel territorio raggiungono i 400 euro e la reiterazione comporta un inasprimento del 25%. Qualora si dovesse accertare il reato ambientale la sanzione può raggiungere i 1.000 euro. Intanto la Polizia Municipale prosegue senza sosta i controlli sul territorio e inoltre ha trasmesso gli ultimi dati aggiornati al 30 settembre ed emerge che sono stati effettuati 188 verbali di cui 112 nel 2015. Sono emersi inoltre i primi dati ufficiali che riguardano l’istallazione del sistema di videosorveglianza sul territorio e dal monitoraggio sono state applicate circa 40 sanzioni. Una reazione concreta e oggettiva da parte dell’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alberto Di Girolamo che reagisce prontamente e senza mezze misure dinnanzi all’increscioso aumento del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti sul territorio che risulta evidente essere in continuo aumento dal centro storico alle periferie. Cumuli che tendono a trasformare e deturpare la splendida cornice della piccola Parigi in una discarica a cielo aperto dove ogni passo per le vie del centro, che trasudano storia e arte, si trasforma in una pericolosa e rocambolesca corsa ad ostacoli con il fine ultimo di evitare l’ultimo sacchetto abbandonato sul ciglio della strada e prontamente sparpagliato dal gatto randagio di turno. Marsala è quella lingua che si poggia sul mare con la sua “terra arsa e rossa terra di sud, terra di sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra” come scrive Vinicio Capossela nel suo celebre brano “Il ballo di San Vito”. Parole che il cantante non ha volutamente rivolto a  Marsala ma contestualizzabili alla città stessa in quanto terra che si divide tra un cielo che accarezza con un sottile e sciabordante vento le lunghe e alberate strade e un mare che sembra graffiare le coste ormai appesantite da un popolo che vuole guardare oltre i confini che la natura impone. La bellezza e la valorizzazione del territorio sono principi fondamentali dell’amministrazione comunale.  

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo intervistato il Sindaco Alberto Di Girolamo in merito alle nuove misure di controllo sul territorio.
 
 - Sono stati resi noti i dati relativi alle sanzioni applicate a coloro che deturpano l’ambiente. Cosa vi aspettate adesso dai cittadini?
Dai cittadini ci aspettiamo che naturalmente si comportino da persone civili come la maggior parte dei cittadini e quelli che fino ad adesso continuano ad essere incivili è giusto che si comporteranno da civili altrimenti saranno multati come in tutti i paesi civili insomma. In tutti i paesi civili si rispettano le regole perché le regole sono fatte nell’interesse di tutti quindi noi ci auguriamo che la gente faccia la differenziata come è giusto farla, faccia deposito di vari rifiuti nelle ore in cui è previsto nei posti in cui è previsto depositare i rifiuti altrimenti incorreranno in sanzioni come in tutti i paesi di questo mondo. 

- Come funziona l’applicazione di tali misure?
Di una semplicità unica, ci sono gli ispettori, Vigili Urbani che controllano se c’è la differenziata fatta quindi chi differenzia non deve avere nessuna preoccupazione; ci sono gli orari da rispettare nel depositare i rifiuti e poi tutti sanno che non vanno buttati i sacchetti in giro per la città. Vediamo in questi giorni, ogni tanto, delle zone in cui la gente secondo me si diverte per inciviltà, per non dire altro, a depositare i rifiuti e tutti sanno e se non lo sanno lo dico che ci sono delle telecamere e chi viene visto sarà multato dai 400 euro più 600 per inquinamento ambientale che diventano 1.000/1.200 euro e poi chi è recidivo sarà multato con il 25% in più. 
 
- Sindaco che messaggio vuole lanciare attraverso il nostro giornale ai cittadini che deturpano l'ambiente?
Quando parliamo di tenere il mondo pulito per i nostri figli, tutti dobbiamo partecipare. Il mondo non è una cosa lontana, partiamo dalle nostre strade, partiamo dalle nostre piazze, dalle nostre contrade dove abitiamo. Passano regolarmente a raccogliere i rifiuti e non si capisce perché la gente non deve fare la differenziata che fa parte della civiltà nostra, della civiltà mondiale. E’ semplice, di una semplicità unica fare la differenziata, togliendo il vetro, la carta, il cartone, la plastica, l’umido, di RSU ne rimane pochissimo e se vogliamo domani pagare di meno bisogna fare più differenziata e fare meno rifiuti. Non si capisce perché si deve arrivare a delle sanzioni che noi non vorremmo assolutamente fare ma la gente ci obbliga. 

Foto: Claudia Marchetti

Il Reportage
Il quadro appare confuso e ad oggi non si comprendono i motivi della mancanza di copertura dei servizi di raccolta estesi a tutta la città
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di Paolino Canzoneri

PALERMO - Vivere a Palermo è una gioia immensa. La città pulsa di arte e storia e da sempre è stata giudicata una città dalle vistose contraddizioni. I cittadini hanno gli sguardi di coloro che ne hanno viste tante, che hanno vissuto sulle loro spalle anni di "guerra in casa" nella lotta sanguinaria e prepotente delle cosche ma sopratutto dagli eroi che non verranno mai dimenticati e che si sono assimilati nel DNA. Una assimilazione che da sempre procura un dolore persistente che non li abbandonerà mai. Non è facile capire. Forse non interessa più essere capiti. Si corre ogni giorno ad inseguire la propria vita, le proprie faccende scansando tutta una serie di stranezze e di problemi a cui prima o poi ci si abitua e che poi non si riesce neanche più a vedere. Il palermitano ha la forza di un super eroe dei fumetti ma nello sguardo appare spesso desitente, rinunciatario e gli occhi sembrano quelli di un ragazzo che capisce che babbo natale non esiste e suo malgrado sa che deve ingoiare il boccone amaro che lo porta ad essere sempre più maturo, più grande, ma sempre più solo a lottare con i mali di una malsana mentalità trasmessagli da generazioni che da sempre cova dentro e che prova a sradicare con tutte le sue forze a volte riuscendoci a volte no. Passeggiando per la città non si percepisce una omogeneità nelle cose e anche la pulizia delle strade, per esempio, racconta di sforzi ancora in fase di completamento. Zone pulite con la presenza di cassonetti per la raccolta differenziata e zone altrettanto pulite con la presenza dei cassonetti di rifiuti generici. Nel centro storico e in altre zone della città invece la pulizia arranca e l'abbandono di rifiuti speciali appare evidente . Il quadro appare confuso e ad oggi non si comprendono i motivi della mancanza di copertura dei servizi di raccolta estesi a tutta la città.

Per fare chiarezza e per conoscere la storia della gestione dei rifiuti, noi de l'Osservatore d'Italia abbiamo provato a contattare l'assessore con delega all'ambiente Gianfranco Rizzo ma purtroppo non ha risposto perché oberato, allora abbiamo pensato di intervistare un dipendente di vecchia data all'azienda RAP che si occupa in toto della gestione dei rifiuti, che ha preferito rimanere anonimo ma ha egualmente fatto luce su molti aspetti....

[ESTRATTO DALL'ARTICOLO DE L'OSSERVATORE D'ITALIA VIRTUAL PAPER - PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO CLICCARE QUI PER APRIRE L'EDIZIONE DEL GIORNALE E ANDARE ALLE PAG. 6 E 7]
 

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