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Il caso
Una chiara derisione a fin di bene per evidenziare, qualora non fosse chiaro, che a volte spingersi oltre nel cercare vie più efficaci nella educazione civile "è cosa buona e giusta"
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P . C.

COMISO – L'inciviltà è una piaga che può essere combattuta non solo per vie legali come multe o more ma anche con quella che si può definire "pubblica gogna mediatica". Ed è proprio quello che è successo nella cittadina di Comiso nel ragusano dove il primo cittadino Filippo Spataro ha ritenuto efficace e "ammaestrativo" l'utilizzo della rete internet per "postare" un video-denuncia che ha ripreso il gesto palesemente incivile di alcuni cittadini ripresi con le classiche telecamere di videosorveglianza mentre abbandonano sacchetti della spazzatura e vari rifiuti ingombranti in strade divenute vere e proprie "discariche abusive". Alcune persone sono state identificate e dovranno pagare una multa salatissima di seicento euro. Il video pubblicato sul portale YouTube nel canale istituzionale mostra le immagini del misfatto con un sottofondo ad hoc scelto per evidenziare e sottolineare in una ottica di derisione e di pubblica gogna ovvero la musica "Siam tre piccoli porcellin" tratta dal capolavoro cinematografico a cartoni animati del 1933 "I tre porcellini". Una chiara derisione a fin di bene per evidenziare, qualora non fosse chiaro, che a volte spingersi oltre nel cercare vie più efficaci nella educazione civile "è cosa buona e giusta". Il Sindaco Spataro aveva già espresso la chiara intenzione di voler incoraggiare l'utilizzo della rete per iniziative che provassero a scuotere le coscienze. 
 
 
Cronaca
Terminale italiano a Ragusa e Padova, anche minore come lucciola
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RAGUSA -  Un gruppo di nigeriani, considerato il terminale in Italia di un'organizzazione che gestiva una tratta di loro connazionali, comprese giovanissime minorenni da avviare alla prostituzione a loro insaputa, è stato sgominato da un'operazione della polizia di Stato di Ragusa, coordinata dalla Dda della Procura di Catania. Sono sei le persone fermate dalle squadre mobili del capoluogo Ibleo e di Padova. Due di loro erano ricercati in esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso dal Belgio. Tre dei fermati sono indagati per tratta di persone umane, compresi minorenni, e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, uno per la tratta di una connazionale minorenne, e due per traffico di stupefacenti connesso alla tratta umana. I fermi sono stati convalidati dal Gip di Padova che ha emesso cinque ordinanze di custodia in carcere, escludendo una donna madre di una bambina piccola.

Cronaca
La difesa aveva chiesto l’assoluzione
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di Angelo Barraco
 
PISA – La sentenza che tutta Italia stava aspettando con trepidante attesa  finalmente è arrivata. Antonio Logli è stato condannato a vent’anni di reclusione con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere della moglie Roberta Ragusa, scomparsa misteriosamente la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 dalla sua casa di Gello di San Giuliano Termo. L’uomo nell'arco di tutti questi anni ha sempre respinto le accuse nei suoi riguardi e si è sempre proclamato innocente.  Una pena ridotta di un terzo per la scelta del rito abbreviato. La difesa aveva chiesto l’assoluzione di Antonio Logli. 
 
“L'amore è un miraggio, un inganno, che dopo averci attirati sulla soglia d'un meraviglioso giardino si dissolve, scompare e ci lascia nel buio” scrisse il celebre scrittore Piero Chiara nel suo romanzo del 1976 “La stanza del Vescovo”. Pagine sbiadite di una storia ormai dissoluta dove il fiorire del sentimento si tramuta in silente abbandono , che lentamente si appresta a scomparire all’interno di un varco quasi invalicabile fatto di nebbie, misteri e segreti che celano ombre minacciose. Le parole dello scrittore Piero Chiara sembrano quasi un sottile e oscuro presagio di quella che poi sarebbe stata la vita di una giovane donna di Gello di San Giuliano Termo,  Roberta Ragusa,  donna devota alla famiglia e ai figlia, legata saldamente ai valori che costituiscono le solide fondamenta per un matrimonio e legatissima ai suoi due figli. Una donna innamorata della vita e del suo uomo con il quale da un po’ di tempo però, sembravano insorti dei problemi e quella che all’apparenza sembrava essere una storia d’amore limpida e cristallina, si interrompe bruscamente la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 quando Roberta scompare misteriosamente da casa sua. In merito alla scomparsa di Roberta Ragusa si è detto e scritto tanto, in una prima fase di è parlato di scomparsa volontaria e tale tesi è stata avvalorata alla luce delle dichiarazioni rese dal marito Antonio Logli nel corso di un’intervista alla trasmissione “Chi l’ha visto?” in cui ha riferito che la moglie poco tempo prima aveva battuto la testa e tale trauma avrebbe potuto causarle una perdita di memoria e uno smarrimento psicofisico. Puntualizza inoltre che i rapporti con la moglie sono buoni e che non vi sono problemi di alcun tipo se non i classici diverbi che una coppia affronta nella normalità, ma i riscontri oggettivi non danno credito alle dichiarazioni dell’uomo. In una prima fase vengono vagliate delle testimonianze in merito a presunti avvistamenti di Roberta, i titolari di una rosticceria vedono una donna che secondo loro corrisponde alla donna scomparsa a Gello ma dopo accurate verifiche la testimonianza risulta senza riscontro. La prima testimonianza che ha una valenza sulle indagini è quella di Loris Gozi. Gozi riferisce di aver visto e sentito litigare Logli, intorno all’01.30 di notte, con qualcuno in Via Gigli e di aver visto caricare con forza una donna all’interno di una C3 azzurra, proprio come la macchina di Roberta. La sua testimonianza è confermata dalla moglie di Gozi poiché costui si trovava prima in macchina con lui ed entrambi hanno incrociato Logli lungo quel tragitto di strada, poi Loris torna a casa, lascia a casa la moglie e porta fuori il cane e proprio in quel momento vede la scena sopracitata. Con il passare del tempo si arriva ad un numero di quattro testimoni che confermano ciò che ha riferito Gozi e un altro testimone riferisce di aver sentito anch’esso le urla di una donna. Oltre alle prove visive che inchioderebbero Logli, vi è la prova dei cani molecolari. I cani molecolari fiutarono la presenza di Roberta Ragusa tra la sua abitazione e un punto preciso di Via Gigli nei pressi della ferrovia. Ci sono degli elementi che hanno destato sospetto agli inquirenti e che hanno portato loro ad indagare sulla persona di Antonio Logli. Un elemento importante è Gozi e la sua testimonianza. Gozi racconta che giorni dopo la scomparsa di Roberta, Antonio Logli si recò da lui chiedendogli se avesse visto Roberta e si è affacciato dalla loro finestra per verificare se da lì si potesse vedere qualcosa. Un altro elemento che ha insospettito gli inquirenti è stata la scarsa collaborazione di Logli alle indagini. Antonio Logli alle 07.30 del mattino seguente, chiama la sua giovane amante, Sara Calzolaio e comunica ad essa di gettare il cellulare. Lei stessa successivamente si recherà in caserma dicendo di essere l’amante di Logli e di aver gettato il telefono, apparecchio  verrà recuperato dagli inquirenti dove, tramite i tabulati, verranno trovati dei riscontri importanti che riguardano anche alcune chiamate intercorse tra i due la sera della scomparsa di Roberta.
 
Un altro elemento che ha fatto parlare molto è stato che Logli, non molto tempo dopo, porta ufficialmente a casa sua Sara e quest'ultima convive con lui allo stato attuale. Per gli inquirenti anche questo atteggiamento dimostra che Logli è sicuro che Roberta non tornerà e ciò è dimostrato dal fatto che ha portato Sara con se e da come si comporta anche durante la prima fase delle indagini, freddo e distaccato. Durante questo iter si viene a conoscenza di lettere scritte da Roberta (tramite la trasmissione “Chi l’ha visto?”) in cui la donna manifesta il suo malessere nei confronti di un marito che la ignora come donna e si evidenzia una situazione tragica e al limite poiché la donna tenta di salvare un rapporto che il marito ignora. Una lettera anonima segnala che Logli, il giorno dopo la scomparsa si mobilità presso il cimitero di Orzignano. Logli dice che va lì per verificare se Roberta è andata in quel luogo per piangere sulla tomba della madre che è sepolta lì, ma questa versione non convince gli inquirenti, soprattutto per il fatto che nel cimitero vi sono sei botole vuote. Il 2 di dicembre si è tenuta davanti al giudice Elsa Iadaresta l’udienza in cui è stata formulata la richiesta di condanna per Antonio Logli. Prima ha parlato il procuratore capo Crini, poi il sostituto Mantovani ovvero il magistrato che sin dall’inizio ha seguito la vicenda.
 
Per Antonio Logli sono stati chiesti 30 anni di carcere, ma con l’effetto della riduzione prevista dal rito abbreviato la sua pena si totalizza in 20 anni. L’accusa non ha dubbi: “Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, è colpevole e va condannato a 30 anni di carcere”, la difesa invece ha marcato una tesi differente “Roberta è viva e molto probabilmente ha bisogno di aiuto. Per questo bisogna continuare a cercarla perché forse  in giro per l'Italia, spaesata”, la difesa di Logli si è poi espressa in merito ai supertestimoni Loris Gozi e Silvana Piampini definendoli “non credibili perché il primo mente e la seconda  una donna con evidenti difficoltà psicologiche”. La difesa aveva chiesto l’assoluzione. Esattamente il 25 novembre, il supertestimone Loris Gozi ha scritto il seguente post sulla sua pagina facebook “Ciao amici volevo darvi una notizia se io sono il supertestimone questa persona e il super super super testimone sapete che io ho tante conoscenze 3 giorni prima del mio arresto una persona vicino alla famiglia di..... mi avrebbe fatto una confidenza Robera è stata cremata al cimitero di pisa.Io speravo in un processo ordinario così potevo togliermi qualche altro sassolino dalle scarpe ma la difesa a scelto il rito abbreviato anch'io avrei voluto sentire il collabboratore della scuola guida per fargli due domande ma non posso farlo spero che il giudice accetti di ascoltarlo e che veramente si arrivi alla verità.Un grande abbraccio al mio avv.Antonio Cozza e al nucleo dei carabinieri che Dio vi benedica”. Un messaggio che ha fatto il giro del web ma che lo stesso Gozi ha ulteriormente confermato il 1 dicembre “Mi riferisco a quello che ho scritto giorni fa quello che ho detto è tutto vero il mio avv.Antonio cozza è informato e anche i carabinieri sanno chi è.Un grande abbraccio a tutti i miei amici”.
Cronaca
Il Giudice Elsa Iadaresta intanto si è ritirato in camera di consiglio per decidere sulla richiesta di condanna
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di Angelo Barraco
 
PISA – C’è grande attesa e fermento al Tribunale di Pisa per la lettura della sentenza che oggi decreterà l’innocenza o la colpevolezza di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa e imputato per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Un processo che si svolge con rito abbreviato e che stamane ha avuto il suo tanto atteso inizio dinnanzi al Gup Elsa Laderesta, che ha ascoltato la replica del Pm Aldo Mantovani che ha chiesto per Logli una condanna a 30 anni, che sarà ridotta a 20 per la scelta del rito abbreviato che comporta la riduzione di un terzo della pena prevista.
 
Il Pm ha motivato inoltre la richiesta di custodia cautelare in carcere con pericolo di fuga e reiterazione di reato. In aula sono presenti le cugine di Roberta che da anni attendono impazienti verità e giustizia per la loro congiunta. La famiglia di Antonio Logli invece attente l’esito della sentenza, che è prevista per le ore 13, a casa. Tanti i giornalisti e i curiosi che passano di fronte l’aula di Tribunale per carpire nuovi ulteriori sviluppi in merito a quello che si preannuncia il processo dell’anno. Il Giudice Elsa Iadaresta intanto si è ritirato in camera di consiglio per decidere sulla richiesta di condanna e relativa custodia cautelare in carcere. 
Cronaca
L'interessata: "Ho una armatura bellissima, l'ho creata dal nulla, l'ho chiamata donna, perchè donna ero, sono e sarò"
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di Paolino Canzoneri

 
RAGUSA – Nella sezione civile del tribunale del capoluogo di provincia, su istanza presentata da un 27enne ragusano nel 2014 che chiedeva di cambiare sesso, il presidente Salvatore Barracca a latere Elisabetta Trimani e Alida Bracone, ha disposto e ordinato il cambio di sesso all'anagrafe per il giovane 27enne a seguito del trattamento medico chirurgico che ha adeguato i caratteri sessuali da maschili a femminili. Il caso al momento unico è stato seguito dal legale avvocato Nunzio Citrella che ha visto accolte tutte le sue aspettative solo dopo i dovuti e rigorosi accertamenti della non reversibilità della scelta della assistita. Si può quindi cambiare sesso all'anagrafe senza sottoporsi ad alcun intervento chirurgico per adeguare i caratteri sessuali da maschili a femminili o viceversa. 
 
L'avvocato Citrella ha cosi commentato: "Un procedimento non facile perché all' inizio non c'era alcun supporto giurisdizionale in favore di un pronunciamento in tal senso che sono poi intervenuti successivamente. Il Tribunale di Ragusa previo un rigoroso accertamento fatto sull'istante che la sua scelta è irreversibile nella volontà di cambiare sesso ha accolto la nostra tesi. La scelta del ventisettenne, nato uomo ma che sostiene di sentirsi a tutti gli effetti una donna, è stata dettata dalla volontà e dalla determinazione che prevale in lei, ovvero che la psiche prevale sul corpo ed il riconoscimento nell'ordinamento, relativo alla sessualità non deve essere basato su un organo sessuale ma deve soppesare tutte le componenti dell'identità di genere". 
 
L'interessata ha commentato raggiante: "Le porte ci sono, possono essere spalancate, ci sono le sensibilità e le leggi. Non ho bisogno di apparire, io sono così; ho una armatura bellissima, l'ho creata dal nulla, l'ho chiamata donna, perchè donna ero, sono e sarò".
Ora la strada diventa una discesa: Indipendentemente dai documenti, io voglio anche diventare donna a tutti gli effetti. Come sono? Dolce, schietta, nevrotica, insomma, donna, ce le ho tutte! Ma mi guardo allo specchio ed ancora manca qualcosa. Mi sono privata di molte cose, ora voglio iniziare a farle". Quali cose? Ho preso la patente ma non guidavo la macchina: non avrei accettato un "signorina documenti" per poi essere chiamata con un nome maschile che non riconosco; ho sempre avuto la passione del ballo ma non avrei sopportato uno sguardo di troppo in quella parte del mio corpo che non accetto perchè non corrisponde alla mia sessualità interiore; mi sono privata del lavoro ma oggi il futuro lo vedo rosa. Oggi ho lottato e vinto da sola, perchè in fondo, anche se la famiglia ti sta accanto, la battaglia è profondamente tua, sei tu che esci da casa e affronti il mondo. Io ho vinto". 
Cronaca
Il 21 dicembre la sentenza per Antonio Logli
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di Angelo Barraco
 
Pisa – Il 21 dicembre è un giorno importante per il caso di Roberta Ragusa poiché sarà letta la sentenza definitiva per Antonio Logli: colpevole o innocente? Un interrogativo che si pongono in tanti ancora oggi.  
Noi de L’Osservatore D’Italia, quasi alla vigilia della sentenza, ne abbiamo parlato con l’Avvocato Nicodemo Gentile, legale dell’Associazione Penelope attiva nella tutela delle persone scomparse che si è costituita parte civile nel procedimento giudiziario contro Antonio Logli.
 
- Giorno 21 dicembre ci sarà la lettura della sentenza: cosa vi aspettate?
La condanna.
 
- Il Processo Logli dimostra anche l’importanza del processo indiziario. Che cos’è oggi il processo indiziario?
Il Processo indiziario non è una prova di serie B, ha la stessa validità dei cosiddetti processi con le prove perché nel momento in cui il metodo che il Giudice segue per arrivare alla verità è quello più volte descritto dalla Suprema Corte e cioè quello di analizzare prima gli indizi in modo isolato e in modo individuale e poi procedere ad una valutazione globale unitaria di questi indizi. Se poi questa valutazione unitaria e globale porta a superare il ragionevole dubbio attraverso il processo indiziario si condanna, e questa condanna non lascia dubbi. Ormai questa distinzione è stata superata, la maggior parte dei processi –soprattutto quelli in cui ci sono omicidi- si ricostruiscono attraverso questo meccanismo che consente di partire da un fatto noto per dimostrare l’esistenza di un fatto ignoto.

- Avvocato secondo lei vi sono elementi che possono contrapporsi alla decisione dei Giudici in merito alla valutazione che faranno su Antonio Logli?
Adesso bisogna vedere se ci sarà una condanna come verrà motivata e come il Giudice giustificherà il suo iter logico-giuridico. Sicuramente, a mio avviso, il carteggio processuale ci dice che gli elementi a carico del Logli sono più capaci di dimostrare la sua responsabilità ad elementi che ne dovrebbero poi far sancire la sua estraneità ai fatti.

- Secondo lei le ricerche sono state fatte in modo adeguato in questi anni?
Si, sono state fatte in modo adeguato e meticoloso. Non sempre si riesce a trovare un cadavere e purtroppo in questo caso l’elemento fortuna gioca il suo ruolo e a mio avviso soltanto con un contributo del Logli –Logli sa cosa è successo quella sera- si potrebbe ritrovare qualche resto di Roberta.
 
- Dove pensa che possa essere il corpo di Roberta? Si è fatto qualche idea a riguardo?
Non ho assolutamente idea a riguardo. Quel segmento della vicenda ci sfugge assolutamente, mentre per quanto riguarda la scena omicidiaria qualcosa si può ipotizzare, almeno da parte mia e dal carteggio processuale per quanto riguarda invece il corpo e quindi l’occultamento del cadavere e la sua distruzione non ci sono elementi che ci possono fare ipotizzare nulla. 
 
 
“L'amore è un miraggio, un inganno, che dopo averci attirati sulla soglia d'un meraviglioso giardino si dissolve, scompare e ci lascia nel buio” scrisse il celebre scrittore Piero Chiara nel suo romanzo del 1976 “La stanza del Vescovo”. Pagine sbiadite di una storia ormai dissoluta dove il fiorire del sentimento si tramuta in silente abbandono , che lentamente si appresta a scomparire all’interno di un varco quasi invalicabile fatto di nebbie, misteri e segreti che celano ombre minacciose. Le parole dello scrittore Piero Chiara sembrano quasi un sottile e oscuro presagio di quella che poi sarebbe stata la vita di una giovane donna di Gello di San Giuliano Termo,  Roberta Ragusa,  donna devota alla famiglia e ai figlia, legata saldamente ai valori che costituiscono le solide fondamenta per un matrimonio e legatissima ai suoi due figli. Una donna innamorata della vita e del suo uomo con il quale da un po’ di tempo però, sembravano insorti dei problemi e quella che all’apparenza sembrava essere una storia d’amore limpida e cristallina, si interrompe bruscamente la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 quando Roberta scompare misteriosamente da casa sua. In merito alla scomparsa di Roberta Ragusa si è detto e scritto tanto, in una prima fase di è parlato di scomparsa volontaria e tale tesi è stata avvalorata alla luce delle dichiarazioni rese dal marito Antonio Logli nel corso di un’intervista alla trasmissione “Chi l’ha visto?” in cui ha riferito che la moglie poco tempo prima aveva battuto la testa e tale trauma avrebbe potuto causarle una perdita di memoria e uno smarrimento psicofisico. Puntualizza inoltre che i rapporti con la moglie sono buoni e che non vi sono problemi di alcun tipo se non i classici diverbi che una coppia affronta nella normalità, ma i riscontri oggettivi non danno credito alle dichiarazioni dell’uomo. In una prima fase vengono vagliate delle testimonianze in merito a presunti avvistamenti di Roberta, i titolari di una rosticceria vedono una donna che secondo loro corrisponde alla donna scomparsa a Gello ma dopo accurate verifiche la testimonianza risulta senza riscontro. La prima testimonianza che ha una valenza sulle indagini è quella di Loris Gozi. Gozi riferisce di aver visto e sentito litigare Logli, intorno all’01.30 di notte, con qualcuno in Via Gigli e di aver visto caricare con forza una donna all’interno di una C3 azzurra, proprio come la macchina di Roberta. La sua testimonianza è confermata dalla moglie di Gozi poiché costui si trovava prima in macchina con lui ed entrambi hanno incrociato Logli lungo quel tragitto di strada, poi Loris torna a casa, lascia a casa la moglie e porta fuori il cane e proprio in quel momento vede la scena sopracitata. Con il passare del tempo si arriva ad un numero di quattro testimoni che confermano ciò che ha riferito Gozi e un altro testimone riferisce di aver sentito anch’esso le urla di una donna. Oltre alle prove visive che inchioderebbero Logli, vi è la prova dei cani molecolari. I cani molecolari fiutarono la presenza di Roberta Ragusa tra la sua abitazione e un punto preciso di Via Gigli nei pressi della ferrovia. Ci sono degli elementi che hanno destato sospetto agli inquirenti e che hanno portato loro ad indagare sulla persona di Antonio Logli. Un elemento importante è Gozi e la sua testimonianza. Gozi racconta che giorni dopo la scomparsa di Roberta, Antonio Logli si recò da lui chiedendogli se avesse visto Roberta e si è affacciato dalla loro finestra per verificare se da lì si potesse vedere qualcosa. Un altro elemento che ha insospettito gli inquirenti è stata la scarsa collaborazione di Logli alle indagini. Antonio Logli alle 07.30 del mattino seguente, chiama la sua giovane amante, Sara Calzolaio e comunica ad essa di gettare il cellulare. Lei stessa successivamente si recherà in caserma dicendo di essere l’amante di Logli e di aver gettato il telefono, apparecchio  verrà recuperato dagli inquirenti dove, tramite i tabulati, verranno trovati dei riscontri importanti che riguardano anche alcune chiamate intercorse tra i due la sera della scomparsa di Roberta.
 
Un altro elemento che ha fatto parlare molto è stato che Logli, non molto tempo dopo, porta ufficialmente a casa sua Sara e quest'ultima convive con lui allo stato attuale. Per gli inquirenti anche questo atteggiamento dimostra che Logli è sicuro che Roberta non tornerà e ciò è dimostrato dal fatto che ha portato Sara con se e da come si comporta anche durante la prima fase delle indagini, freddo e distaccato. Durante questo iter si viene a conoscenza di lettere scritte da Roberta (tramite la trasmissione “Chi l’ha visto?”) in cui la donna manifesta il suo malessere nei confronti di un marito che la ignora come donna e si evidenzia una situazione tragica e al limite poiché la donna tenta di salvare un rapporto che il marito ignora. Una lettera anonima segnala che Logli, il giorno dopo la scomparsa si mobilità presso il cimitero di Orzignano. Logli dice che va lì per verificare se Roberta è andata in quel luogo per piangere sulla tomba della madre che è sepolta lì, ma questa versione non convince gli inquirenti, soprattutto per il fatto che nel cimitero vi sono sei botole vuote. Il 2 di dicembre si è tenuta davanti al giudice Elsa Iadaresta l’udienza in cui è stata formulata la richiesta di condanna per Antonio Logli. Prima ha parlato il procuratore capo Crini, poi il sostituto Mantovani ovvero il magistrato che sin dall’inizio ha seguito la vicenda.
 
Per Antonio Logli sono stati chiesti 30 anni di carcere, ma con l’effetto della riduzione prevista dal rito abbreviato la sua pena si totalizza in 20 anni. L’accusa non ha dubbi: “Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, è colpevole e va condannato a 30 anni di carcere”, la difesa invece ha marcato una tesi differente “Roberta è viva e molto probabilmente ha bisogno di aiuto. Per questo bisogna continuare a cercarla perché forse  in giro per l'Italia, spaesata”, la difesa di Logli si è poi espressa in merito ai supertestimoni Loris Gozi e Silvana Piampini definendoli “non credibili perché il primo mente e la seconda  una donna con evidenti difficoltà psicologiche”. La difesa aveva chiesto l’assoluzione. Esattamente il 25 novembre, il supertestimone Loris Gozi ha scritto il seguente post sulla sua pagina facebook “Ciao amici volevo darvi una notizia se io sono il supertestimone questa persona e il super super super testimone sapete che io ho tante conoscenze 3 giorni prima del mio arresto una persona vicino alla famiglia di..... mi avrebbe fatto una confidenza Robera è stata cremata al cimitero di pisa.Io speravo in un processo ordinario così potevo togliermi qualche altro sassolino dalle scarpe ma la difesa a scelto il rito abbreviato anch'io avrei voluto sentire il collabboratore della scuola guida per fargli due domande ma non posso farlo spero che il giudice accetti di ascoltarlo e che veramente si arrivi alla verità.Un grande abbraccio al mio avv.Antonio Cozza e al nucleo dei carabinieri che Dio vi benedica”. Un messaggio che ha fatto il giro del web ma che lo stesso Gozi ha ulteriormente confermato il 1 dicembre “Mi riferisco a quello che ho scritto giorni fa quello che ho detto è tutto vero il mio avv.Antonio cozza è informato e anche i carabinieri sanno chi è.Un grande abbraccio a tutti i miei amici”.
Cronaca
L'avvocato: "Contro Logli ci sono tutte le sue contraddizioni e bugie"
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di Angelo Barraco
 
Pisa – Quanto realmente accaduto a Roberta Ragusa la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 a Gello di San Giuliano Terme è ad oggi un vero e proprio mistero. Una donna legatissima ai figli che resisteva ad un’evidente crisi matrimoniale in corso ponendo dinanzi a tutto l’amore incondizionato per i figli che con amore aveva messo al mondo, un sentimento che non avrebbe mai smesso di cessare dinnanzi ad una crisi matrimoniale ne tantomeno avrebbe arrestato il suo corso bruscamente per lasciare spazio ad un’ipotetica fuga ben distante dai solidi sentimenti che la ancoravano per un proseguo vitae. Una scomparsa che ha gettato nello sconforto un paese intero che nel corso di questi lunghi anni si è chiesto cosa sia realmente accaduto quella notte e se Roberta fosse stata realmente capace di mollare tutto per intraprendere una nuova vita altrove o, ipotesi più tragica ma attualmente la più dibattuta nei salotti televisivi e nelle aule di Tribunale, se fosse stata uccisa dal marito Antonio Logli e nascosta o distrutta per sempre.
 
 
Sul caso abbiamo intervistato l’Avvocato Nicodemo Gentile, legale dell’Associazione Penelope attiva nella tutela delle persone scomparse che si è costituita parte civile nel procedimento giudiziario contro Antonio Logli.
 
- L’accusa ha chiesto 30anni. Come avete accolto questa richiesta? Ve l’aspettavate?
Si, è il massimo che si può chiedere per i reati contestati poi c’è la scelta del rito che purtroppo porta a questo abbattimento di pena ma è il nostro codice che lo prevede quindi rientra nelle aspettative.

- Quali sono gli elementi incontrovertibili contro Logli?
Contro Logli ci sono tutte le sue contraddizioni e bugie, non una ma tantissime. L’esperimento che va a fare nel verificare se all’interno di un veicolo, in una certa condizione di luce in Via Gigli era possibile porgere la presenza di un soggetto e da un lato il movente che secondo noi  è molto forte e secondo noi lui era in una strettoia emotiva, da un lato la moglie lo pedinava perché aveva capito che aveva un’amante, dall’altro lato c’era la sua amante che invece voleva ripararsi dalla moglie e quindi tra due fuochi, in questa strettoia emotiva è esploso il raptus in cui Roberta quasi sicuramente ha scoperto che l’amante era Sara Calzolaio. 
 
- Avvocato, il legale di Logli ha avvallato l’ipotesi di una possibile collocazione di Roberta Ragusa in giro per l’Italia…
La condanna di Logli, se arriverà, come noi abbiamo auspicato e chiesto arriverà in ragione del fatto che le ipotesi alternative, tra queste ci sono anche questi avvistamenti in giro per l’Italia se non anche fuori dall’Italia, c’è stato chi addirittura l’aveva vista a Nizza. Queste ipotesi alternative sono estremamente labili  ed estremamente fumose prive di qualsiasi riscontro nel carteggio processuale. Noi saremmo felici di poter dire “assolvete Antonio Logli perché abbiamo trovato Roberta Ragusa” l’obbiettivo nostro, dell’Associazione Penelope, non è quello di far condannare Logli ma è quello di far ritrovare Roberta viva e vegeta però purtroppo ormai dopo cinque anni, alla luce di tutta una serie di considerazioni che passano dalla ricostruzione della personalità di Roberta che era una mamma legatissima ai figli e viveva per i figli, che sopportava un matrimonio inesistente nei rapporti proprio perché non voleva lasciare i figli. Quindi non capisco perché sarebbe dovuta sparire senza soldi, senza nessuna possibilità di sopravvivenza e partire da li per andare chissà dove. Sono arrampicate sugli specchi legittime perché chi difende l’imputato deve ovviamente dare delle ipotesi alternative ma non ci crediamo e sicuramente e sicuramente non risolveranno il caso. Solo Antonio Logli sa dov’è Roberta Ragusa.
 
- Avvocato è vero che Roberta Raguta avesse il passaporto scaduto quindi risulta impossibile che potesse andare all’estero?
No guardi credo che ormai questo filone della vicenda possa essere tranquillamente abbandonato per sempre. Non c’è alcuna situazione che può far dire in modo serio, concreto e dignitoso che quella di Roberta Ragusa è una scomparsa volontaria, lo dice tra l’altro in modo diretto senza tentennamenti e senza titubanze anche la Suprema Corte della Cassazione che accogliendo i nostri ricorsi ha chiaramente detto che la fine di Roberta, sicuramente, è purtroppo una fine violenta. 
 
 
 
Dopo anni di dibattimenti accesi sulla vicenda, finalmente si è prossimi alla conclusione. Il 2 di dicembre si è tenuta davanti al giudice Elsa Iadaresta l’udienza in cui è stata formulata la richiesta di condanna per Antonio Logli. Prima ha parlato il procuratore capo Crini, poi il sostituto Mantovani ovvero il magistrato che sin dall’inizio ha seguito la vicenda. 
 
Per Antonio Logli sono stati chiesti 30 anni di carcere, ma con l’effetto della riduzione prevista dal rito abbreviato la sua pena si totalizza in 20 anni. L’accusa non ha dubbi: “Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, è colpevole e va condannato a 30 anni di carcere”, la difesa invece ha marcato una tesi differente “Roberta è viva e molto probabilmente ha bisogno di aiuto. Per questo bisogna continuare a cercarla perché forse  in giro per l'Italia, spaesata”, la difesa di Logli si è poi espressa in merito ai supertestimoni Loris Gozi e Silvana Piampini definendoli “non credibili perché il primo mente e la seconda  una donna con evidenti difficoltà psicologiche”. La difesa aveva chiesto l’assoluzione. Esattamente il 25 novembre, il supertestimone Loris Gozi ha scritto il seguente post sulla sua pagina facebook “Ciao amici volevo darvi una notizia se io sono il supertestimone questa persona e il super super super testimone sapete che io ho tante conoscenze 3 giorni prima del mio arresto una persona vicino alla famiglia di..... mi avrebbe fatto una confidenza Robera è stata cremata al cimitero di pisa.Io speravo in un processo ordinario così potevo togliermi qualche altro sassolino dalle scarpe ma la difesa a scelto il rito abbreviato anch'io avrei voluto sentire il collabboratore della scuola guida per fargli due domande ma non posso farlo spero che il giudice accetti di ascoltarlo e che veramente si arrivi alla verità.Un grande abbraccio al mio avv.Antonio Cozza e al nucleo dei carabinieri che Dio vi benedica”. Un messaggio che ha fatto il giro del web ma che lo stesso Gozi ha ulteriormente confermato il 1 dicembre “Mi riferisco a quello che ho scritto giorni fa quello che ho detto è tutto vero il mio avv.Antonio cozza è informato e anche i carabinieri sanno chi è.Un grande abbraccio a tutti i miei amici”. 
Cronaca
Fabio Marzovilla e Francesco Martini sono stati ascoltati dal capo della squadra mobile, Antonino Ciavola
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Red. Cronaca


RAGUSA - La Polizia di Ragusa ha interrogato i due amici italiani di Pamela Canzonieri, 39 anni di Ragusa, uccisa lo scorso 17 novembre a Morro de Sao Paulo, in Brasile. Fabio Marzovilla e Francesco Martini sono stati ascoltati dal capo della squadra mobile, Antonino Ciavola, per ricostruire le ultime ore della vittima in Brasile prima dell'incontro col suo assassinio Antonio Patricio dos Santos, che ha ammesso di averla uccisa. Fabio Marzovilla, livornese di 50 anni, ha raccontato la sua amicizia da diversi anni con Pamela e ha consegnato al capo della Squadra Mobile di Ragusa il cellulare della vittima che ha trovato nel suo appartamento. Si tratta del cellulare con scheda brasiliana che Pamela usava di rado. Intanto la salma della donna si trova ancora nella cella frigorifera dell'obitorio dell'ospedale di Ragusa Ibla. Il medico legale Giuseppe Iuvara è in attesa di espletare l'esame autoptico perché bisogna notificare a Antonio Patricio dos Santos, i provvedimenti emessi dall'autorità giudiziaria italiana.

Cronaca
La sentenza definitiva è prevista per il 21 dicembre.
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di Angelo Barraco
 
PISA – Vent’anni di carcere per Antonio Logli. E’ la richiesta fatta dal Procuratore Crini al termine della requisitoria che vede Logli imputato per omicidio volontario e distruzione di cadavere di Roberta Ragusa, la moglie scomparsa misteriosamente da Gello di San Giuliano Terme nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Per lui è stato chiesto il massimo della pena prevista per i reati sopracitati, l’uomo è giudicato con rito abbreviato e potrà usufruire di uno sconto di un terzo della pena.
 
La sentenza definitiva è prevista per il 21 dicembre.  Tanti anni sono passati da quella misteriosa scomparsa, tante le ipotesi che si sono succedute in questi lunghi e dolorosi anni, e tanti sono stati i testimoni e le relative accuse che hanno portato a relativi processi ma a distanza di tanti anni il corpo di Roberta non è mai stato rinvenuto e i dubbi ad oggi sono ancora tanti. Il 18 novembre, si è celebrata l’udienza preliminare bis nella quale Antonio Logli è imputato con l’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere, l’uomo però non ha partecipato all’udienza. Ora dopo la discussione di oggi 2 dicembre la prossima udienza è fissata al 21 dicembre per la replica e sentenza.  

Le ipotesi in merito all’omicidio. L’ipotesi è che l’omicidio sia avvenuto al culmine di una lite per motivi di gelosia e poi sia stato distrutto il cadavere. Per gli inquirenti, la notte del 14 gennaio 2012, Logli  costrinse “con violenza la moglie Roberta Ragusa a salire in auto e poi la uccise volontariamente per poi sopprimerne il corpo al fine di assicurarsi l’impunità e impedire in modo permanente il ritrovamento”. E Logli inizialmente cosa racconta? racconta che la mattina quando si è svegliato Roberta non era né a letto né in casa. Il marito, insieme al suocero di Roberta individuano come possibile ipotesi della scomparsa l’allontanamento volontario.
 
Antonio Logli inizialmente, intervistato dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”, dice che la moglie poco tempo prima aveva battuto la testa e tale trauma avrebbe potuto causarle una perdita di memoria ergo lo smarrimento psicofisico. Logli dice anche altre cose,  si mette sulla difensiva, dice che con la moglie i rapporti sono buoni e che se ci fossero stati dei problemi non avrebbe esitato a riferirlo ai fini dell’indagine. Ma i riscontri oggettivi sono ben diversi. Una prima testimonianza di Roberta si ha poco tempo dopo, viene riconosciuta dai titolari di una rosticceria e quella persona viene identificata come Roberta. Ma dopo attente verifiche tale testimonianza si rivelerà falsa e senza riscontri. La prima testimonianza che ha una valenza sulle indagini è quella di Loris Gozi. Gozi riferisce di aver visto e sentito litigare Logli, intorno all’01.30 di notte, con qualcuno in Via Gigli e di aver visto caricare con forza una donna all’interno di una C3 azzurra, proprio come la macchina di Roberta. La sua testimonianza è confermata dalla moglie di Gozi poiché codesta si trovava prima in macchina con lui ed entrambi hanno incrociato Logli lungo quel tragitto di strada, poi Loris torna a casa, lascia a casa la moglie e porta fuori il cane e proprio in quel momento vede la scena sopracitata. Con il passare del tempo si arriva ad un numero di quattro testimoni che confermano ciò che ha riferito Gozi e un altro testimone riferisce di aver sentito anch’esso le urla di una donna. Oltre alle prove visive che inchioderebbero Logli, vi è la prova dei cani molecolari. I casi molecolari fiutarono la presenza di Roberta Ragusa tra la sua abitazione e un punto preciso di Via Gigli nei pressi della ferrovia. Ci sono degli elementi che hanno destato sospetto agli inquirenti e che hanno portato loro ad indagare sulla persona di Antonio Logli.
Un elemento importante è Gozi e la sua testimonianza. Gozi racconta che giorni dopo la scomparsa di Roberta, Antonio Logli si recò da lui chiedendogli se avesse visto Roberta e si è affacciato dalla loro finestra per verificare se da lì si potesse vedere qualcosa. Un altro elemento che ha insospettito gli inquirenti è stata la scarsa collaborazione di Logli alle indagini. Antonio Logli alle 07.30 del mattino seguente, chiama la sua giovane amante, Sara Calzolaio e comunica ad essa di gettare il cellulare. Lei stessa successivamente si recherà in caserma dicendo di essere l’amante di Logli e di aver gettato il telefono, apparecchio  verrà recuperato dagli inquirenti dove, tramite i tabulati, verranno trovati dei riscontri importanti che riguardano anche alcune chiamate intercorse tra i due la sera della scomparsa di Roberta.
 
Un altro elemento che ha fatto parlare molto è stato che Logli, non molto tempo dopo, porta ufficialmente a casa sua Sara e quest'ultima convive con lui allo stato attuale. Per gli inquirenti anche questo atteggiamento dimostra che Logli è sicuro che Roberta non tornerà e ciò è dimostrato dal fatto che ha portato Sara con se e da come si comporta anche durante la prima fase delle indagini, freddo e distaccato. Durante questo iter si viene a conoscenza di lettere scritte da Roberta (tramite la trasmissione “Chi l’ha visto?”) in cui la donna manifesta il suo malessere nei confronti di un marito che la ignora come donna e si evidenzia una situazione tragica e al limite poiché la donna tenta di salvare un rapporto che il marito ignora. Una lettera anonima segnala che Logli, il giorno dopo la scomparsa si mobilità presso il cimitero di Orzignano. Logli dice che va lì per verificare se Roberta è andata in quel luogo per piangere sulla tomba della madre che è sepolta lì, ma questa versione non convince gli inquirenti, soprattutto per il fatto che nel cimitero vi sono sei botole vuote.
Cronaca
Le prossime udienze saranno il 2 dicembre per la discussione e il 21 dicembre per la replica e sentenza
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di Angelo Barraco
 
Pisa – Il Gup di Firenze ha ammesso la richiesta di rito abbreviato per Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa scomparsa misteriosamente da Gello di San Giuliano Terme nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Tanti anni sono passati da quella misteriosa scomparsa, tante le ipotesi che si sono succedute in questi lunghi e dolorosi anni, e tanti sono stati i testimoni e le relative accuse che hanno portato a relativi processi ma a distanza di tanti anni il corpo di Roberta non è mai stato rinvenuto e i dubbi ad oggi sono ancora tanti. Oggi, 18 novembre, si è celebrata l’udienza preliminare bis nella quale Antonio Logli è imputato con l’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere, l’uomo però non ha partecipato all’udienza. Il Gup ha fissato le date delle prossime udienze che saranno il 2 dicembre per la discussione e il 21 dicembre per la replica e sentenza.  
 
Le ipotesi in merito all’omicidio. L’ipotesi è che l’omicidio sia avvenuto al culmine di una lite per motivi di gelosia e poi sia stato distrutto il cadavere. Per gli inquirenti, la notte del 14 gennaio 2012, Logli  costrinse “con violenza la moglie Roberta Ragusa a salire in auto e poi la uccise volontariamente per poi sopprimerne il corpo al fine di assicurarsi l’impunità e impedire in modo permanente il ritrovamento”. E Logli inizialmente cosa racconta? racconta che la mattina quando si è svegliato Roberta non era né a letto né in casa. Il marito, insieme al suocero di Roberta individuano come possibile ipotesi della scomparsa l’allontanamento volontario.
Antonio Logli inizialmente, intervistato dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”, dice che la moglie poco tempo prima aveva battuto la testa e tale trauma avrebbe potuto causarle una perdita di memoria ergo lo smarrimento psicofisico. Logli dice anche altre cose,  si mette sulla difensiva, dice che con la moglie i rapporti sono buoni e che se ci fossero stati dei problemi non avrebbe esitato a riferirlo ai fini dell’indagine. Ma i riscontri oggettivi sono ben diversi. Una prima testimonianza di Roberta si ha poco tempo dopo, viene riconosciuta dai titolari di una rosticceria e quella persona viene identificata come Roberta. Ma dopo attente verifiche tale testimonianza si rivelerà falsa e senza riscontri.
La prima testimonianza che ha una valenza sulle indagini è quella di Loris Gozi. Gozi riferisce di aver visto e sentito litigare Logli, intorno all’01.30 di notte, con qualcuno in Via Gigli e di aver visto caricare con forza una donna all’interno di una C3 azzurra, proprio come la macchina di Roberta. La sua testimonianza è confermata dalla moglie di Gozi poiché codesta si trovava prima in macchina con lui ed entrambi hanno incrociato Logli lungo quel tragitto di strada, poi Loris torna a casa, lascia a casa la moglie e porta fuori il cane e proprio in quel momento vede la scena sopracitata. Con il passare del tempo si arriva ad un numero di quattro testimoni che confermano ciò che ha riferito Gozi e un altro testimone riferisce di aver sentito anch’esso le urla di una donna. Oltre alle prove visive che inchioderebbero Logli, vi è la prova dei cani molecolari. I casi molecolari fiutarono la presenza di Roberta Ragusa tra la sua abitazione e un punto preciso di Via Gigli nei pressi della ferrovia. Ci sono degli elementi che hanno destato sospetto agli inquirenti e che hanno portato loro ad indagare sulla persona di Antonio Logli.
Un elemento importante è Gozi e la sua testimonianza. Gozi racconta che giorni dopo la scomparsa di Roberta, Antonio Logli si recò da lui chiedendogli se avesse visto Roberta e si è affacciato dalla loro finestra per verificare se da lì si potesse vedere qualcosa. Un altro elemento che ha insospettito gli inquirenti è stata la scarsa collaborazione di Logli alle indagini. Antonio Logli alle 07.30 del mattino seguente, chiama la sua giovane amante, Sara Calzolaio e comunica ad essa di gettare il cellulare. Lei stessa successivamente si recherà in caserma dicendo di essere l’amante di Logli e di aver gettato il telefono, apparecchio  verrà recuperato dagli inquirenti dove, tramite i tabulati, verranno trovati dei riscontri importanti che riguardano anche alcune chiamate intercorse tra i due la sera della scomparsa di Roberta.
 
Un altro elemento che ha fatto parlare molto è stato che Logli, non molto tempo dopo, porta ufficialmente a casa sua Sara e quest'ultima convive con lui allo stato attuale. Per gli inquirenti anche questo atteggiamento dimostra che Logli è sicuro che Roberta non tornerà e ciò è dimostrato dal fatto che ha portato Sara con se e da come si comporta anche durante la prima fase delle indagini, freddo e distaccato. Durante questo iter si viene a conoscenza di lettere scritte da Roberta (tramite la trasmissione “Chi l’ha visto?”) in cui la donna manifesta il suo malessere nei confronti di un marito che la ignora come donna e si evidenzia una situazione tragica e al limite poiché la donna tenta di salvare un rapporto che il marito ignora. Una lettera anonima segnala che Logli, il giorno dopo la scomparsa si mobilità presso il cimitero di Orzignano. Logli dice che va lì per verificare se Roberta è andata in quel luogo per piangere sulla tomba della madre che è sepolta lì, ma questa versione non convince gli inquirenti, soprattutto per il fatto che nel cimitero vi sono sei botole vuote.
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