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Minori nel mirino
Allenatori in manette. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessual
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TORINO - Chiedeva sesso in cambio di un ruolo da titolare in squadra. Ruota intorno al mondo del calcio giovanile l'operazione della polizia postale di Torino che ha arrestato un allenatore 20enne, ora ai domiciliari. In carcere è invece finito un allenatore 50enne che sfruttava il collega più giovane per collezionare materiale pedopornografico. Obbligo di firma per un arbitro, che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci sessuali. Pedopornografia e violenza sessuale le accuse a vario titolo nei loro confronti.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Torino e durata quasi un anno. A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia per violenza sessuale dei genitori di un sedicenne con la passione del pallone.
Una quindicina le vittime che hanno confermato i sospetti della polizia. L'inchiesta è ancora in corso.

Cronaca esteri
L'uomo è stato arrestato dalle autorità romene allertate dall'Europol
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di Cinzia Marchegiani

Bucarest - La cooperazione internazionale di polizia ha portato all'arresto di un uomo rumeno sospettato di aver abusato sessualmente della propria figlia di appena due anni, grazie alle riprese dell'abuso e la pubblicazione del materiale pedopornografico (CAM) on-line.
Le Autorità di contrasto romene specializzate nella lotta alla criminalità organizzata, ed i procuratori che indagavano sul caso in questione, si erano immediatamente attivati per questa tragica storia. Da osservare che la mancanza di una legislazione armonizzata sulla conservazione dei dati ha creato alcuni problemi nelle fasi iniziali dell'operazione. Tuttavia, l’abusante sospettato, la sua vittima e la loro ubicazione sono stati celermente individuati. Lo scorso 24 febbraio 2015, le forze dell'ordine hanno arrestato il sospettato romeno e perquisito la sua casa. Le prove trovate nell'abitazione sono risultate di natura  pedopornografica autoprodotta che l'uomo aveva inserito sul webe.
Il vice direttore operations dell'Europol, al margine di questa operazione internazionale ha dichiarato: "Questo è un esempio di cooperazione internazionale di polizia che dimostra quanto velocemente e con efficacia si può arrivare all'arresto di pedofili portando soccorso alle vittime. La cooperazione su queste tematiche continua ad essere una priorità molto alta per Europol ed suoi partner in tutto il mondo. Gli sforzi, per combattere questo crimine orribile e per garantire un ambiente sicuro per i bambini di tutto il mondo, continueranno senza sosta."

IL FATTO

Il caso ha avuto inizio quando il Centro nazionale degli Stati Uniti per bambini scomparsi e sfruttati (NCMEC) ha ricevuto un rapporto riguardo sospetti abusi sessuali su minori pubblicati su internet. Questi rapporti vengono costantemente analizzati al fine di contribuire a garantire un pronto intervento per i bambini in pericolo. Gli analisti del NCMEC hanno recensito il rapporto, e dopo aver esaminato e valutato il contenuto, hanno inviato le informazioni. Gli Agenti speciali HSI, coordinati con centro europeo Cybercrime di Europol (EC3), hanno aperto immediatamente un'indagine. L’EC3 con un controllo incrociato, ha analizzato tutti i dati ed ha prodotto un pacchetto di intelligence per le autorità romene.

L’Europol ha attuato questa iniziativa nel quadro del EMPACT priorità Cybercrime, sfruttamento sessuale dei bambini online e coinvolge attualmente: il Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Romania, Repubblica Slovacca, Slovenia e Svezia, più Norvegia.

 

Il Caso
In carica dalla scorsa primavera, il Sindaco Cammarano nonché responsabile dell'ufficio tecnico di San Giovanni a Piro, era riuscito a battere l'avversario in carica già da quindici anni.
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di Christian Montagna
Rofrano (SA)
- Un semplice controllo di routine delle fiamme gialle all'interno dell'ufficio del commercialista del sindaco ha portato all'arresto dello stesso per possesso di immagini pedo pornografiche. C'è tanto sgomento a Rofrano questa mattina per la notizia diffusasi ormai ovunque. Da ieri sera, il sindaco Nicola Cammarano è rinchiuso nel carcere di Vallo della Lucania e dovrà rispondere alle accuse mossegli dagli agenti della Guardia di Finanza. In tarda serata, i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione prelevandolo e portandolo nella casa circondariale ma, soltanto una settimana prima c'era stato il blitz all'interno dell'ufficio. I computer utilizzati dal primo cittadino sono stati prelevati e attualmente sono sotto l'analisi dei militari. Dopo una perquisizione durata ore all'interno dell'appartamento del sindaco, sono scattate le manette. L'accusa a suo carico sarebbe piuttosto grave; pare che all'interno del suo computer siano stati trovati dei video "particolari". Al momento però nulla è certo, le indagini sono in corso ma il primo cittadino resta in carcere. Il paese è sotto shock: i sigilli posti al suo studio avevano fatto pensare ad una truffa finanziaria, ma in realtà, l'accusa è ancora più grave. In carica dalla scorsa primavera, il Sindaco Cammarano nonché responsabile dell'ufficio tecnico di San Giovanni a Piro, era riuscito a battere l'avversario in carica già da quindici anni alle elezioni conquistando la poltrona di primo cittadino e tra feste e applausi era stato ben voluto dal popolo che ora però, dopo queste terribili accuse, ci sta già ripensando.

Cronaca
Forse ad essere accusati di detenzione di materiale pedo-pornografico sono due cittadini vaticani, uno dei quali potrebbe essere l'arcivescovo polacco Jozef Wesolowski
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Redazione

Ancora i religiosi al centro di casi di pedopornografia. Un vero e proprio scandalo che esce fuori durante le relazioni lette in apertura dell'anno Giudiziario. La Gendarmeria Vaticana ha compiuto "attivita' di analisi forense ed info-investigativa soprattutto di carattere informatico, per due delicati casi, di differente gravita', di detenzione di materiale pedopornografico". Lo ha reso noto il promotore di giustizia dello Stato Citta' del Vaticano, professor Gian Piero Milano. Si puo' desumere dunque che ad essere accusati di detenzione di materiale pedo-pornografico siano due cittadini vaticani, uno dei quali potrebbe essere l'arcivescovo polacco Jozef Wesolowski. Dell'ex nunzio apostolico a Santo Domingo, il professor Milano parla parla esplicitamente in un altro passaggio della sua relazione, riferendo "l'iniziativa assunta dall'Ufficio del Promotore di Giustizia nel mese di settembre dello scorso anno, in materia di delitti in danno di minori, che sarebbero stati perpetrati all'estero, da un pubblico ufficiale 11 della Santa Sede, investito di funzioni diplomatiche e rivestito della dignita' arcivescovile". Una "delicata, inedita fattispecie", che coinvolge - afferma il pg vaticano - una molteplicita' di profili soggettivi ed istituzionali, "sulla quale sono in corso atti istruttori, in particolare complessi accertamenti informatici che richiedono di procedere con la massima cautela, e nella conveniente riservatezza". "L'opera degli inquirenti - sottolinea il professor Milano - si svolge in piena autonomia e al riparo da qualsiasi interferenza, ed e' tesa al piu' rigoroso accertamento dei fatti nella loro effettiva consistenza, e delle risultanze probatorie". In questo senso, "e' anche operante una interlocuzione con omologhi organi inquirenti del Paese in cui sarebbero stati compiuti i fatti reato, nell'ipotesi di attivare sollecitamente strumenti di cooperazione giudiziaria internazionale, volti ad acquisire, al di la' di ogni ragionevole dubbio, elementi di colpevolezza". "Un ulteriore profilo di complessita' - osserva ancora il pg - deriva dal rapporto tra la delega attribuita in materia penale ai Tribunali vaticani con il Motu proprio di Papa Francesco di cui si e' detto, e la giurisdizione spettante ad altri organi canonici (segnatamente la Congregazione per la Dottrina della Fede) quale individuata dalla normativa canonica in materia di 'delicta graviora' commessi da soggetti rivestiti dello status sacerdotale: delitti di cui e' incolpato, anche in sede penale canonica, il prelato". Ma "il dubbio se l'esistenza di una concorrente giurisdizione di organi statuali vaticani e di organi canonici su una medesima fattispecie 12 penale, potesse costituire violazione del principio generale che non si puo' essere processati due volt eper lo stesso reato, e' stato risolto" perche' "altro sono le sanzioni previste dalle leggi penali vaticane; altro le sanzioni canoniche attribuite iure nativo alla competenza della Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei chierici. Nelle prime si realizza la giurisdizione dello Stato; per le seconde opera la giurisdizione sullo status". Dunque in casi come questi, conclude milano, "purtroppo statisticamente in crescita", non puo' certo parlarsi di assoggettamento ad un duplice giudizio per la medesima fattispecie di reato".L'imputato Wesolowski ha presentato ricorso avverso la condanna alla riduzione allo stato laicale, ora "sono in corso attivita' istruttorie presso l'Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato". Si auspica la perseveranza nella ricerca della certezza di giustizia. I bambini non si toccano.

Cronaca
In casa sua più di 100 video a contenuto pedopornografico, nonché immagini dello stesso tenore, quantità talmente rilevante da determinarne l'arresto in flagranza di reato
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Redazione

Ferrara - Arrestato di A.C., 36enne della provincia di Arezzo, colto nella flagranza di reato di cui all'Art. 600 quater c.p. (Detenzione di materiale pornografico con l'utilizzo di minori degli anni 18). ed indagato in stato di libertà per il reato di cui all'art. 600 Ter (Pornografia Minorile)

L'indagine che ha portato all'arresto del soggetto, ha avuto origine da una segnalazione effettuata da personale dei Servizi Sociali Territoriale, relativamente ad una minore, infraquattordicenne, che aveva loro confidato di aver avuto rapporti telefonici con un ragazzo della zona di Firenze, amico della madre che aveva conosciuto tramite chat per incontri. Questi, nonostante avesse saputo della sua giovane età, le aveva fatto esplicite richieste a sfondo sessuale, compresa la richiesta d'invio di fotografie che la ritraevano nuda. E' possibile che ad aderire a tale richiesta sia stata la madre che avrebbe provveduto ad inviarle all'uomo. Se ciò sia realmente acceduto sarà oggetto di ulteriore approfondimento investigativo.

Quest'Ufficio ha quindi avviato un'attività di indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale di Bologna tesa a verificare la genuinità delle dichiarazioni della minore.

Tale attività è stata effettuata, come legge vuole, anche mediante l'ausilio di psicologi infantili ed altri specialisti del settore, che già seguivano la minore che in passato aveva subito abusi sessuali da parte del padre.

Nell'occasione la ragazza, sentita, ha confermato alla polizia le "confidenze" esternate inizialmente all'Assistenze Sociale di riferimento.

L'ulteriore attività d'indagine esperita da Questo Ufficio, ha portato ad ottenere importati riscontri alle dichiarazioni della minore, all'acquisizione delle fonti di prova, nonché all'identificazione del soggetto dalla stessa indicato, un insospettabile uomo di 36 anni, incensurato, residente nella provincia di Arezzo.

A seguito di tali riscontri la Procura bolognese ha emesso decreto di perquisizione presso l'abitazione dell'uomo tesa ad ottenere riscontri su quanto dichiarato dalla minore. Le operazioni sono state eseguite lo scorso 3 settembre in collaborazione con la Squadra Mobile di Arezzo e della Polizia Postale di Arezzo e di Ferrara. L'attività ha permesso di rinvenire in casa sua più di 100 video a contenuto pedopornografico, nonché immagini dello stesso tenore, quantità talmente rilevante da determinarne l'arresto in flagranza di reato.

Cronaca
Scovati decine di pedofili in tutto il mondo
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Redazione

Con l'operazione "Stop Fake" della Polizia postale e delle comunicazioni di Venezia è terminata la caccia a decine di pedofili, sparsi in vari paesi del mondo, iniziata nel 2013.

Gli specialisti della postale, con il coordinamento del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia On-line (Cncpo) di Roma, hanno chiuso il cerchio su una rete di pedofili, sequestrando un numero notevole di materiale riconducibile ad abusi su minori. In Italia sono state eseguite 26 perquisizioni, con la collaborazione di dieci compartimenti della Polizia postale e delle comunicazioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana ) che hanno visto centinaia e centinaia di Gigabyte passati al setaccio dagli investigatori informatici.

Tutto ciò è sfociato nel sequestro di migliaia di immagini e video di natura pedopornografica, oltre ad una richiesta di arresto. Sono stati inoltre individuati 26 pedofili tra Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Belgio,Polonia, Messico, Argentina, Russia, Spagna e Repubblica Ceca, che sono stati segnalati alle autorità giudiziarie dei lori paesi.

Le indagini sono iniziate dopo una perquisizione relativa ad un'altra operazione di contrasto alla pedopornografia, condotta nel 2013. Nel corso dell'analisi delle caselle di posta elettronica di un pedofilo, sono emersi decine di contatti con utenti della rete recanti nickname riconducibili a bambini e bambine.

L'uomo frequentava diversi social network (quali Facebook, Netlog, MSN Spaces, Badoo ed altri), dove si spacciava per una bambina alla ricerca di foto di altri bambini. E nel corso della ricerca si era imbattuto in decine e decine di "fake" (ovvero di utenti del web che si nascondono dietro ad una falsa identità digitale) che si fingevano loro stessi dei bambini. Nasceva così un'amicizia, sulla base della quale questi pedofili, sotto mentite spoglie, si scambiavano materiale pedopornografico. C'è stato anche un momento in cui due pedofili hanno gettando via la maschera e hanno continuato il loro scambio di materiale illecito.

Inoltre, dall'analisi del materiale sequestrato, si prevedono ulteriori sviluppi investigativi sul vasto fenomeno della pedopornografia digitale.

Cronaca
L'ultimo arresto è del 17 aprile con la scoperta di un pedofilo diciannovenne di Viareggio (Lucca) che attraverso facebook , abbordandoli all'uscita delle scuole adescava minori
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Redazione

Sfruttano la Rete in tutta le sue potenzialità per adescare e sfruttare le giovani vittime, per poi scambiare, sempre in Rete, immagini e video delle loro azioni delittuose e immonde. Anche se non è semplice scovare i pedofili, il C.N.C.P.O. (Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia online ) dedica tutte le sue risorse per combattere il fenomeno.

Oggi in occasione della giornata nazionale contro la pedofilia e la violenza sui bambini, la polizia vuole testimoniare il suo impegno nel contrasto al fenomeno dell'abuso sui minori con i 55 arresti, i 344 denunciati e la chiusura di più 1600 siti solo nel 2013.

L'ultimo arresto è del 17 aprile con la scoperta di un pedofilo diciannovenne di Viareggio (Lucca) che attraverso facebook oppure alla "vecchia maniera", abbordandoli all'uscita delle scuole adescava minori. Nel suo computer e nel suo cellulare gli agenti della polizia postale hanno trovato numerose cartelline, ognuna riferita a un diverso ragazzino, con foto e video. Le immagini che riceveva le usava come ricatto per evitare che lo denunciassero e ricorreva alla violenza per costringere i ragazzini a subire le sue avances.

E all'utilizzo, da parte dei pedofili, delle nuove tecnologie per l'occultamento e la diffusione di immagini di abuso sessuale sui minori e per adescare soprattutto le giovani generazioni, sempre più diffusamente presenti nei social network, la polizia risponde con una sempre crescente professionalità e coordinamento con altre polizie o organizzazioni sensibili al problema.

Il C.N.C.P.O., istituito nel 2006, oltre a coordinare le indagini sull'abuso dei minori ha avviato, anche nell'ambito di progetti europei, procedure di dialogo con organizzazioni non governative e del mondo dell'industria, per perseguire strategie comuni di contrasto ai fenomeni di rischio della Rete, sfruttando avanzati settori di ricerca e di produzione di nuove tecnologie utili alle investigazioni.

Infatti, le sinergie sviluppate dal servizio Polizia postale e delle comunicazioni con aziende di rilievo del settore tecnologico hanno, ad esempio, consentito di affinare efficaci procedure che facilitano l'individuazione delle vittime da sottrarre al mercato criminale.

Altri progetti, avviati con il mondo scientifico e le università, hanno permesso di associare con scientifici margini di certezza le immagini digitali agli apparati di fotovideoripresa che le hanno prodotte.

Con l'apporto del mondo scientifico, le operazioni di polizia stanno dando maggiori frutti, sia nell' individuazione dei soggetti che producono il materiale pedopornografico, sia nell'identificazione delle vittime del fenomeno.

Mentre attraverso l'Unità Analisi dei Crimini Informatici (UACI), gli investigatori possono contare su un'equipe di psicologi della Polizia di Stato che, oltre a supportare le attività di indagine, fornisce l'analisi criminologica dei soggetti autori di reato che frequentano il web.

Sul fronte della prevenzione, invece, sta riscuotendo un grande consenso l'iniziativa itinerante di "Una vita di social" con il giro delle piazze italiane a bordo del truck e la pagine Facebook e Twitter per promuovere un percorso educativo dei ragazzi, ma anche dei genitori e degli insegnanti.

Cronaca
A finire in carcere sono stati un pensionato di 64 anni preso a Messina, un impiegato 41enne arrestato a Prato e un operaio di 44 anni fermato a Napoli.
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Redazione

Al termine delle perquisizioni disposte dalla Procura di Catania nell'ambito dell'operazione "Nightbook", gli agenti della polizia postale e delle comunicazioni etnea hanno arrestato 3 persone con l'accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico su Internet.

In totale sono 25 le persone indagate che sono state sottoposte a perquisizione domiciliare in diverse città d'Italia. I controlli hanno portato al sequestro di 20 notebook, 65 hard disk, 2 tablet, 8 smartphone, circa 100 pen drive e decine tra cd e dvd.

A finire in carcere sono stati un pensionato di 64 anni preso a Messina, un impiegato 41enne arrestato a Prato e un operaio di 44 anni fermato a Napoli.

Nei loro computer gli uomini della Postale catanese hanno trovato oltre 20mila file, tra video e foto pedopornografiche, che i tre pedofili acquisivano e diffondevano in Rete tramite il programma di peer-to-peer E-mule.

I video sequestrati contengono scene di pornografia minorile, con abusi sessuali nei confronti di bambini anche in età infantile, spesso con torture alle piccole vittime.

Le altre perquisizioni sono state effettuate a Teramo, Roma, Bologna, Cagliari, Venezia, Modena, Grosseto, Pisa, Milano, Bergamo, Varese, Brescia, Genova, Torino e Trieste.

L'indagine svolta dal Compartimento polizia postale di Catania e coordinata dal Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online (Cncpo) di Roma, ha puntato i fari principalmente sullo scambio di materiale illegale che avviene attraverso il popolare software di file sharing.

Cronaca
Effettuata una perquisizione domiciliare nel corso della quale è stato sequestrato numeroso materiale informatico (pc, pen drive, hard disk) il cui contenuto è tuttora al vaglio.
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Redazione

Pordenone -Nello scorso mese di ottobre un genitore residente in un comune della Provincia si è rivolto a questa Sezione della Polizia Postale e delle Comunicazioni segnalando di avere scoperto, casualmente, che il figlio minore degli anni 14 intratteneva su facebook una chat con un altro "ragazzo".
Il contenuto delle conversazioni era piuttosto "eloquente" in quanto, quest'ultimo, gli richiedeva informazioni sulle sue attitudini sessuali nonché di inviargli foto e video (sempre di contenuto sessuale) promettendo in cambio soldi, ricariche telefoniche ed altri accessori quali braccialetti e collanine; l'offerta di danaro arrivava anche a 500 euro per foto "particolari".
 

 L'attività investigativa posta in essere dal personale di questa sezione ha permesso di stabilire che il profilo FB utilizzato era un "fake" e che in realtà, il "ragazzo", era una persona di circa quarantanni, residente in Lombardia che fingendosi un adolescente era riuscito ad accattivarsi le simpatie di molti ragazzi (quasi tutti di sesso maschile) arrivando ad avere più di 200 "amici".
D'intesa con il Sostituto Procuratore dottor De Bortoli della D.D.A. di Trieste è stata, pertanto, effettuata una perquisizione domiciliare nel corso della quale è stato sequestrato numeroso materiale informatico (pc, pen drive, hard disk) il cui contenuto è tuttora al vaglio.

Il soggetto in argomento è stato deferito in stato di libertà per il reato di adescamento di minorenni (ai sensi dell'art. 609-undecies della L.172/2012 meglio conosciuta come "Convenzione di Lanzarote") oltre che per violenza sessuale pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico e pornografia virtuale. Non si esclude che dall'esame del materiale sequestrato possono emergere ulteriori sviluppi delle indagini pertanto si omettono ulteriori indicazioni anche in considerazione della minor età della vittima.

La notizia è stata divulgata d'intesa con il Sostituto Procuratore dottor De Bortoli della D.D.A. di Trieste al fine di sensibilizzare i ragazzi in special modo i minorenni sui "rischi" in cui possono incorrere quando non vi è un corretto utilizzo di internet nonché per richiamare l'attenzione dei genitori sull'importanza del loro ruolo di "controllo" che devono esercitare nei confronti dei minori quando utilizzano il P.C. ed hanno libero accesso alla rete.

Cronaca
Gli arrestati sono tutti maschi di età compresa tra i 24 e i 63 anni, gran parte celibi, in due soli casi con precedenti penali specifici. Provengono da Nord e centro Nord Italia
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Redazione

Dieci arresti e numerose tracce informatiche che rivelavano scambio di materiale pedopornografico. Questo è il risultato dell'operazione "Sleeping dogs" condotta della Polizia postale a seguito di indagini trasnazionali coordinate dalla Procura di Roma con la collaborazione di polizie di altri Paesi.

Attraverso il lavoro di agenti sotto copertura, i poliziotti sono riusciti ad scoprire numerosi individui responsabili di divulgazione e produzione di materiale pedopornografico.

Gli arrestati sono tutti maschi di età compresa tra i 24 e i 63 anni, gran parte celibi, in due soli casi con precedenti penali specifici. Provengono da Nord e centro Nord Italia e di condizioni socio-economiche medie.

Dalle analisi del materiale informatico degli indagati, da filmati e foto, gli agenti sono riusciti a risalire a 3 minori di 5, 8 e 10 anni che sono stati vittime di abusi sessuali.

L'operazione prende il nome dalla passione del primo criminale agganciato in una chat: il video-gioco "The sleeping dogs". Questa passione è stata "sfruttata" da uno degli agenti sotto copertura che, cominciando a chiedere i trucchi del gioco per procedere nei vari livelli, è riuscito a creare un rapporto particolare con l'individuo.

Tutti gli indagati, navigando su reti sommerse del deep web, erano certi di rimanere anonimi ed invisibili.

Invece gli investigatori, attraverso metodologie che puntano a superare i sistemi di anonimizzazione, sono arrivati all'identificazione dei criminali e dei minori vittime degli abusi.

Le darknet sono le Reti nascoste nel deep web preferite dai criminali che, sicuri di navigare senza lasciare traccia, le usano per traffici illeciti di armi, esseri umani, denaro sporco, nonché per adescare i minori.

Le indagini sono ancora in corso.

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