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L'indagine
indagine da parte della Chiesa e di più di qualche perplessità espressa anche recentemente da Papa Francesco
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Redazione

 

Oltre 11 miliardi di euro: è questa la stima più attendibile del giro d'affari che ha ruotato finora attorno al santuario di Medjugorje in Bosnia, alle visioni mariane e ai suoi 'messaggi', oggetto di una indagine da parte della Chiesa e di più di qualche perplessità espressa anche recentemente da Papa Francesco - che sul posto ha inviato un arcivescovo polacco, monsignor Henryk Hoser - ultima in ordine di tempo la dichiarazione a bordo dell'aereo che lo riportava in Vaticano dal santuario di Fatima: "La Madonna non fa la postina!". Eppure, "i pellegrini a Medjugorje sono circa due milioni ogni anno, provenienti da diverse parti d'Europa, molti anche dall'Italia", ricorda Marco Paganelli, autore della pubblicazione italiana più recente sul tema, edita da Echos Group, 'Medjugorje, l'inchiesta: aspettando il giudizio di Papa Francesco', chiedendo che "ora il Pontefice faccia chiarezza, in modo ufficiale e definitivo".
 
Lo studio più analitico sul 'business' mariano nella piccola cittadina bosniaca di appena 5.000 abitanti ma con quasi 20.000 posti letto e 2.000 lavoratori nel settore del turismo, è stato messo a punto dalla locale facoltà di Scienze sociali dell'Università dell'Erzegovina, il cui ricercatore Vencel Culijak parla di "brand mondiale e destinazione top del turismo religioso", prendendo in considerazione i movimenti registrati dal 1981, anno delle prime 'apparizioni', fino al 2013 e analizzati e pubblicati nell'anno successivo. Ai quasi 8,5 miliardi di 'spese turistiche' tra viaggio e alloggio, vanno aggiunti dal 1981 i circa 3 miliardi di euro generati localmente a vantaggio di ristoratori e commercianti, oltre alle offerte per la Chiesa pari in media a 300 milioni di euro senza contare le donazioni, facendo salire appunto a oltre 11 miliardi di euro il conto finale. Tutto ciò non porta molto nelle casse statali della Bosnia, perché il 70% delle entrate sfugge al fisco in quanto prodotto da alberghi, osterie e negozi senza licenze o che lavorano 'in nero', evitando di registrare le entrate. Identico discorso si può fare per la tassa di soggiorno, che anziché gli stimati 600.000 euro rende soltanto 40.000 euro, anche se negli ultimi anni si stanno stringendo i lacci fiscali sulle attività economiche locali.
Una preghiera tra le macerie
Una visita "privata, da solo, come sacerdote, come vescovo, come Papa. Ma da solo
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Redazione

AMATRICE - Una preghiera tra le macerie. Visita di Papa Francesco suoi luoghi del terremoto che ha colpito in Centro Itralia il 24 agosto. Francesco è arrivato questa mattina alle 9.20 ad Amatrice per una visita alla popolazione colpita dal terremoto del 24 agosto. Il Pontefice è giunto in macchina, assieme al vescovo di Rieti, Domenico Pompili. Prima tappa la nuova scuola, realizzata a tempo di record, dove Francesco ha incontrato i bambini. Poi, tra le macerie della zona rossa di Amatrice, accompagnato dal sindaco Sergio Pirozzi e da un dispiegamento di forze dell'ordine. "Ho sentito il bisogno di essere vicino alle popolazioni colpite dal terremoto" ha spiegato Francesco, aggiungendo: "Ho aspettato a venire, non volevo dare fastidio". Una visita "privata, da solo, come sacerdote, come vescovo, come Papa. Ma da solo. Così voglio farla. E vorrei essere vicino alla gente" aveva detto domenica scorsa, durante la conferenza stampa nel volo Baku-Roma. Nella zona rossa, Francesco ha pregato per le vittime, durante la visita nell'area transennata il Santo Padre si è ritagliato un momento di preghiera. Prima di lasciare Amatrice, il Papa ha salutato dal finestrino dell'auto gli sfollati rimasti nella tendopoli Amatrice 1. Poi, a sorpresa, Francesco è andato alla Residenza Sanitaria Assistenziale San Raffaele Borbona di Rieti, che accoglie ospiti non autosufficienti e non assistibili a domicilio ai quali saranno erogate prestazioni sanitarie, socio assistenziale, di recupero funzionale e di mantenimento. La struttura ospita 60 malati cronici.Papa Francesco dopo Amatrice si è diretto ad Accumuli, dove è entrato nella zona rossa accompagnato dalla scorta vaticana, dal commissario alla ricostruzione Vasco Errani, dal capo dipartimento della protezione civile, Fabrizio Curcio, e dal sindaco Stefano Petrucci. Dopo la visita alla zona rossa, il Santo Padre ha proseguito alla volta degli altri borghi colpiti dal sisma tra cui Arquata del Tronto. L'ultima tappa è stata Norcia, in Umbria, dove è stato accompagnato dall'arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo.Francesco ha pregato in particolare nella zona rossa davanti alla chiesa di San Pellegrino, fortemente danneggiata. Poi ha salutato le persone che lo attendevano fuori e - usando il microfono della polizia - ha rivolto loro queste parole: "Saluto tutti voi. Sono stato vicino a voi e mi sento molto vicino in questo momento di tristezza e prego per voi e chiedo al Signore che dia la forza di andare avanti. E adesso vi invito a pregare tutti insieme l'Ave Maria". Alle 15.30 Papa Francesco è ripartito per Roma. Non c'è stata, quindi, alcuna tappa ad Assisi nel giorno di San Francesco, come invece ipotizzato da alcuni organi di stampa

Giubileo
La notizia dell'istituzione di una giornata mondiale è trapelata dalla Pontificia Commissione per la protezione dei minori che ha tenuto a Roma una sessione di lavoro
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Redazione

Papa Francesco ha incontrato due vittime di abusi da parte di preti pedofili e ha annunciato l'istituzione della giornata mondiale dedicata a loro. Due persone, minorenni all'epoca degli abusi, sono state ricevute all'interno dell'Udienza per l'Anno Giubilare, sabato scorso. Durante l'incontro hanno consegnato a Francesco due libri: "Giulia e il lupo" e "Vorrei risorgere dalle mie ferite". Ne ha dato notizia la Radio Vaticana in un'intervista a padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori. Attualmente la Giornata delle vittime esiste in alcuni paesi, tra cui l'Italia dove e' stata promossa da don Fortunato Di Noto, il fondatore di Meter.

La notizia dell'istituzione di una giornata mondiale è trapelata dalla Pontificia Commissione per la protezione dei minori che ha tenuto a Roma una sessione di lavoro. L'organismo vaticano presieduto dal cardinale Sean Patrick O'Malley sta anche realizzando "un modello guida per le Conferenze episcopali e la pubblicazione di un sito web della Commissione". Durante le sessioni di lavoro si è inoltre messo l'accento sull'importanza del documento papale "Come una madre amorevole" che sottolinea la responsabilità dei vescovi, sull'impegno per l'educazione e ancora sui numerosi incontri svoltosi in piu' parti del mondo da parte di membri della Commissione.

Il primo libro presentato al Papa, ha spiegato padre Zollner, "è sull'esperienza di una giovane abusata da un sacerdote in Italia: e questo è il primo libro in Italia, in italiano e su una esperienza in Italia. L'altro libro e' sulle donne consacrate, che vengono abusate da sacerdoti". "Il Papa - ha riferito Zollner - da quello che mi hanno detto queste due signore - e' stato molto impressionato e ha chiesto di poter seguire anche questa vicenda. Quindi io penso, da quello che abbiamo saputo e visto in questi anni, da quando c'e' Papa Francesco, come anche Papa Benedetto, che i Papi hanno una grande attenzione personale, molto empatica e molto vicina, alle persone in grandi difficolta' e anche verso coloro che hanno subito un abuso sessuale da parte di un membro del clero".

Attualità
Una visita che il Santo Padre ha vissuto in religioso silenzio, attraversando il campo di concentramento a piedi
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Redazione
 
Polonia - "Signore, abbi pietà del tuo popolo! Signore, perdona tanta crudeltà" è il messaggio che Papa Francesco ha scritto e lasciato al campo di concentramento di Auschwitz, un messaggio forte, ricco di un sentimento che nasce dall’incredulità di un uomo che vede sotto i suoi occhi quanto male è stato fatto a uomini innocenti torturati e uccisi senza pietà. Una visita che il Santo Padre ha vissuto in religioso silenzio, attraversando il campo di concentramento a piedi, con le mani giunte, il capo chino e lo sguardo fisso. Ha sostato in una panchina all’esterno, ha chiuso gli occhi e ha pregato in solitudine per alcuni minuti. Nel corso della sua visita ha incontrato dei sopravvissuti alla Shoah, con ciascuno di loro si è intrattenuto a parlare e ha scambiato abbracci. Si è fermato anche davanti al Blocco 11, il “Blocco della morte” e ha baciato una delle colonne poste all’ingresso. Terminata la visita ad Auschwitz si è recato al campo di Birkenau che dista pochi chilometri. 
 
L'ultimo dei sopravvissuti ha donato al Papa una candela che Francesco ha posizionato su una lampada, con stemma in argento dorato, costituita da una base in legno di noce tornito, che si ispira al reticolato del campo di concentramento, ormai eroso dal tempo, e ha pregato dinanzi al muro fucilazioni. Poi Bergoglio, sempre in devoto silenzio, accolto dal superiore generale e dal provinciale dell'Ordine francescano dei Frati Minori Conventuali, si è recato nella cella 18 del seminterrato del Blocco 11, la "cella della fame", che è stata la prigione di san Massimiliano Kolbe, il religioso polacco che si offrì di morire al posto di un altro prigioniero.

 Il Papa nella penombra della nuda stanzetta si è inginocchiato e ha pregato restando per qualche minuto davanti alla lapide commemorativa che ricorda il sacrificio del religioso beatificato da Paolo VI e proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1982. "Signore abbi pietà del tuo popolo, Signore perdona per tanta crudeltà", ha poi scritto Papa Francesco sul libro d'onore di Auschwitz. Dunque, la visita al campo di Birkenau, a quello principale di Auschwitz (Auschwitz I), a quello di lavoro di Monowitz (Auschwitz III) e ad altri 45 sottocampi. Francesco, quindi, si è avviato a piedi verso il cancello che porta la scritta "Il lavoro rende liberi", e in auto ha raggiunto l'altro campo, dove lo attendevano un centinaio di "giusti delle nazioni" che salvarono ebrei, con i loro familiari. Anche a Birkenau, il Papa ha utilizzato una vetturetta per poi raggiungere il piazzale dove ha acceso una lampada e lasciato una lettera sul basamento delle 23 lapidi che ricordano le vittime della follia nazista in tutte le lingue degli internati, compresa quella dei rom, il romanes. Il Papa e gli eroi (e i loro familiari) hanno ascoltato il canto del De Profundis da parte del rabbino capo della Polonia.

Attualità
Così Bergoglio nel corso di un convegno sulla criminalità organizzata
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di Angelo Barraco
 
“La Chiesa è chiamata a compromettersi. Si dice che la Chiesa non debba mettersi nella politica, la chiesa deve mettersi nella politica alta” è questa la frase che ha pronunciato Papa Francesco nel corso di un convegno sulla criminalità organizzata e la tratta di esseri umani avvenuto nel mese di giugno. Un concetto che esprime un’esigenza quasi viscerale di un’istituzione con potere autonomo e e forte, che sembra essere rinata con Papa Bergoglio, figura carismatica che ha portare pace, amore, umiltà in ogni angolo del mondo, una figura perfettamente disegnata ad hoc da architetti che muovono i fili di un sistema tanto grande quanto complesso. Una figura che ha saputo risollevare la chiesa cattolica da un periodo di “Crisi della fede” avuto con Papa Benedetto XVI. Bergoglio parla di una chiesa pronta a subentrare in politica, saltando la staccionata e abbattendo metaforicamente la barriera unidirezionale e di fede, una Chiesa che oggi vuole muoversi “nella politica alta”, quella politica che cambia il volto del nostro paese, della nostra Italia che ogni giorno assume dimensioni e sfaccettature sempre differenti a causa di una continua e repentina evoluzione sociale e culturale, quella politica che spesso è marcia, corrotta e collusa: Ma tale affermazione è oggettivamente concretizzabile? Partiamo da un principio fondamentale che è riportato sulla nostra Carta Costituzionale e che sta alla base della inapplicabilità di quanto dichiarato dal pontefice: Articolo 7 recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. 
 
Ciò significa che entrambi i poteri posseggono una reciproca posizione istituzionale indipendente. Il secondo comma stabilisce che “I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”. I Patti Lateranensi rappresentano un trattato/concordato che hanno dato vita allo Stato della Città del Vaticano. Furono firmati in data 11 febbraio 1929 dal cardinale Gasparri, segretario di Stato Vaticano e da Mussolini. L’accordo è racchiuso in 14 articoli, che nel corso degli anni subirono delle lievi modifiche. In un primo momento la religione cattolica viene indicata come “religione cattolica, apostolica e romana”, quindi come sola religione di Stato. Tale concordato da inizialmente alcuni privilegi agli ecclesiastici come l’esonero dalla leva militare e speciali trattamenti penali, insegnamento della religione a scuola, assistenza spirituale alle forze armate. Il tutto cambia molti anni dopo, esattamente il 18 febbraio 1984, quando il cardinale Agostino Casaroli  e il presidente del Consiglio Craxi firmano un accordo di revisione in merito ad alcuni aspetti del Concordato. Da quel momento sarà l’8x1000 a finanziare il clero e i vescovi verranno più nominati mediante l’approvazione del governo italiano. Cambiano anche le clausole che riguardano il matrimonio, l’insegnamento della religione a scuola che diventa facoltativa, la Sacra Rota. Tale modifica è avvenuta sulla base del terzo comma dell’articolo 7 della Costituzione Italiana “I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. Uno Stato fa fronte agli elementi oggettivi di pressione interna –quali crisi, guerre, immigrazione- attraverso l’applicazione delle leggi e l’azione repentina ai fini di poter garantire la sicurezza ai cittadini e l’efficienza dei servizi che ogni cittadino ha il diritto di ottenere grazie al contributo che versa costantemente. L’articolo 117 recita “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. L’articolo 70 invece puntualizza ulteriormente il concetto legislativo “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Ciò significa che la costituzione italiana –costituzione rigida modificabile con apposito atto normativo con procedura aggravata- non apre le porte alla legiferazione se non agli appartenenti dello Stato stesso. Le affermazioni di Bergoglio, seppur piene di entusiasmo e sicuramente spinte da una un’innata voglia di avanzamento all’interno della “politica alta”, non possono però trovare riscontro oggettivo. Vi è una carta costituzionale che dimostra oggettivamente quanto sia difficile la salita per la “politica alta”. Nicolás Gómez Dávila -Tra poche parole, 1977/92-  scriveva “La Chiesa impotente di oggi dimentica che solo chi è potente può dire sciocchezze senza screditarsi”.
Fede
Il Papa, parlando con le superiore generali dell'Uisg, ha raccontato che della questione aveva parlato qualche anno fa con un "buon saggio professore"
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Redazione

Papa Francesco apre al diaconato delle donne, avvertendo che è "una possibilità per oggi" che possano diventare diaconi e che in fututro dovranno entrare nei processi decisionali, anche guidando uffici in Vaticano. Quella che appare come una vera e propria svolta è stata annunciata durante l'incontro con 900 suore di tutto il mondo che si trovano a Roma per l'assemblea mondiale delle superiori generali. "La Chiesa ha bisogno che le donne entrino nel processo decisionale, anche che possano guidare un ufficio in Vaticano", ha spiegato il Pontefice nell'Aula Nervi. "La Chiesa deve coinvolgere consacrate e laiche nella consultazione, ma anche nelle decisioni perche' ha bisogno del loro punto di vista. E questo crescente ruolo delle donne nella Chiesa non e' femminismo ma la corresponsabilita' e' un diritto di tutti i battezzati: maschi e femmine", ha inistito Bergoglio osservando che "troppe donne consacrate sono 'donnette' piuttosto che persone coinvolte nel ministero del servizio. La vita consacrata - ha aggiunto - e' un cammino di poverta', non un suicidio". 

Il primo passo sarà l'istituzione di una Commissione di studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva perchè, ha spiegato Francesco, le donne diacone sono "una possibilità per oggi". Se all'annuncio seguirà una decisione, per la prima volta in questo millennio si riaprirà questa prospettiva che era considerata definitivamente chiusa da una deciosne ministeriale di Giovanni Poalo II. Il diaconato, infatti, è il primo grado dell'ordine sacro, seguito dal sacerdozio e dall'episcopato. I diaconi possono amministrare alcuni sacramenti tra i quali il battesimo e il matrimonio e in alcuni paesi ci sono intere regioni nelle quali sostituiscono ormai i sacerdoti nella guida delle comunità parrocchiali.

L'apertura prefigurata da Francesco avvicinerebbe la Chiesa Cattolica a quella anglicana dove ci sono donne preti e vescovi. Al Sinodo si era parlato di questo "tema audace" con l'intervento del reverendo Jeremias Schroder, arciabate presidente della Congregazione benedettina di Sant'Ottiliain. "Sul diaconato femminile la Chiesa non ha detto no", aveva spiegato già nel 1994 il cardinale Carlo Maria Martini, commentando lo stop di Giovanni Paolo II alle donne prete: una dichiarazione solenne, a un passo dai crismi dell'infallibilità pontificia ed alla quale Papa Francesco ha detto piu' volte di volersi attenere. Malgrado quel "no", per il porporato c'erano però ancora "spazi aperti", perchè il discorso sul ruolo della donna avrebbe potuto continuare a partire dal diaconato, "che il documento non menziona, quindi non esclude". Questo perché, avvertiva il cardinale, occorre evitare che l' ecumenismo si blocchi proprio sul tema delle donne. Il diaconato è il primo grado di consacrazione "ufficiale" che precede l' ammissione al sacerdozio e nelle prime comunità cristiane era aperto anche alle donne. Per Martini, dunque, non sarebbe stato male riaprire anche alle donne, pur ammettendo che sul sacerdozio femminile "il documento papale è decisivo, non ammette replica, nè riformabilità". "Tuttavia credo che il vero compito di fronte a questa lettera - aveva osservato il cardinale - non è l' esegesi puntigliosa dal punto di vista dogmatico, ma è vedere come, con questa lettera e malgrado le difficoltà che potrà suscitare, è ancora possibile sia un cammino di dialogo ecumenico, sia soprattutto un cammino in cui mostrare presenza e missione della donna a tutto campo. Rispetto a un documento di questo tipo, che sembra chiudere una via, come già altri in passato, mentre in realtà hanno favorito un ripensamento teologico e pratico che ha fatto superare certi scogli e ha fatto comprender meglio la natura e la forza della presenza della donna nella Chiesa, io penso che uno spazio rimanga aperto".

Di fatto il principale argomento per il "no" al sacerdozio femminile è infatti l'assenza delle donne nel cenacolo al momento dell'istituzione dell'Eucaristia. Ma una recente decisione di Papa Francesco già lo "smontava" in parte: quella sull'ammissione delle donne alla Lavanda dei piedi che il Papa aveva già attuato nel primo giovedi' santo del suo Pontificato, quando andando al carcere minorile di Casal del Marmo, decise che quel giorno anche le ragazze potessero partecipare come protagoniste al rito della Lavanda dei piedi, diventa quest'anno una possibilità per tutte le parrocchie del mondo. E' significativo che Papa Francesco abbia scelto l'incontro di oggi nell'Aula Nervi con circa 900 superiore generali degli istituti religiosi femminili per affrontare questo tema cosi' decisivo. Le religiose gli hanno chiesto, nel corso di una sessione di domande e risposte perchè la Chiesa esclude le donne dal servire come diaconi. E una ha aggiunto "Perchè non costruire una commissione ufficiale che potrebbe studiare la domanda?". Il papa ha risposto che aveva parlato della questione una volta qualche anno fa con un "buon, saggio professore", che aveva studiato l'uso delle diaconesse nei primi secoli della Chiesa e gli ha aveva detto che ancora non è del tutto chiaro quale ruolo avessero. E soprattutto se "avevano l'ordinazione o no? "è rimasto un pò oscuro quale fossero ruolo e statuto delle diaconessae in quel momento". Costituire una commissione ufficiale potrebbe studiare la questione?", si è chiesto il Papa ad alta voce. E poi si è risposto: "credo di si'. Sarebbe fare il bene della chiesa di chiarire questo punto. Sono d'accordo. Io parlerò per fare qualcosa di simile. Accetto la proposta. Sembra utile per me avere una commissione che chiarisca bene". 

Giubileo
All'evento sono attesi oltre 70 mila adolescenti dall'Italia e dal mondo
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Redazione

Papa Francesco è sceso a sorpresa in Piazza San Pietro per confessare i ragazzi e le ragazze che partecipano, a partire da oggi, al loro Giubileo. Il Papa si è seduto su una sedia, vicino al colonnato, e confessa gli adolescenti, di età fra i 13 e i 16 anni. In tutto i sacerdoti mobilitati per il "confessionale" all'aperto in Piazza San Pietro e nelle zone adiacenti, per il Giubileo dei ragazzi e delle ragazze, sono 150. All'evento sono attesi oltre 70 mila adolescenti dall'Italia e dal mondo

Attualità
Il pontefice scrive su twitter: "I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”
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Redazione
 
Lesbo – Papa Francesco è appena rientrato dal suo viaggio sull’isola di Lesbo e ha portato con se dodici profughi che troveranno alloggio presso la Comunità di Sant’Egidio, a Roma. Sono tre famiglie di rifugiati siriani e vi sono sei minori, sono musulmani e avevano i documenti regolari per poter venire in Italia. La lista comprendeva anche due famiglie cristiane, ma non avevano le carte in regola e non potevano venire. Il Papa ha commento così la scelta “Non ho fatto una scelta tra cristiani e musulmani: queste tre famiglie avevano carte e documenti in regola e potevano venire. In liste c'erano anche due famiglie cristiane ma non avevano le carte in regola. Nessun privilegio. I dodici sono tutti figli di Dio”. Non sono mancate le polemiche di Matteo Salvini che ha detto “I poveri ci sono anche vicino al Vaticano, ma fa più cchic andarli a prendere". In memoria della strage dei migranti nel porto di Mitilene, a Lesbo, il pontefice, il patriarca ecumenico di Costantinopoli e l’arcivescovo ortodosso greco Hieronymos hanno rivolto una preghiera e un minuto di silenzio, hanno inoltre ricevuto una corona d’alloro da tre bambini che successivamente hanno lanciato in mare. Papa Francesco ha riferito inoltre “Voglio dirvi che non siete soli, questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi: non perdete la speranza”. E andando nei luoghi in cui vige la guerra e la precarietà costante ha detto ai giornalisti che la situazione attuale è “la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale” ha aggiunto inoltre “Un viaggio diverso dagli altri, segnato dalla tristezza” riferendosi al viaggio a Lesbo e ai drammi che gravitano attorno a questa isola. Nel suo discorso ha puntualizzato inoltre “Siamo venuti per richiamare l'attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la soluzione. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità. Possano i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo continente, come il Buon samaritano, venirvi in aiuto in quello spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia”. Su Twitter ha scritto inoltre “I  profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”. 
Interni
Bergoglio ribadisce la posizione della Chiesa e del Sinodo dei Vescovi sulle unioni omosessuali
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Red. Interni

 "Accompagnare", "discernere" e "integrare" chi vive in situazioni di "irregolarità". Sono le tre parole chiave dell'Esortazione apostolica "Amoris Laetitiae" con la quale papa Francesco fa il punto sui due Sinodi dei vescovi, riunitisi nell'ottobre 2014 e 2015, dedicati alla famiglia e alle nuove sfide. "Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia immeritata, incondizionata e gratuità. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino". Parlando delle situazioni 'irregolari', il Papa ricorda che "la strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero". Pertanto, scrive il Pontefice, "sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione".
 
Integrazione Il punto, dice il Papa, è integrare: "Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino". "Ovviamente, - precisa il Papa - se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell'ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c'è qualcosa che lo separa dalla comunità. Ha bisogno di ascoltare nuovamente l'annuncio del Vangelo e l'invito alla conversione. Ma perfino per questa persona può esserci qualche maniera di partecipare alla vita della comunità: in impegni sociali, in riunioni di preghiera, o secondo quello che la sua personale iniziativa, insieme al discernimento del Pastore, può suggerire".

Apertura a divorziati, risposati e conviventi Sul modo di trattare "le diverse situazioni irregolari, i Padri sinodali hanno raggiunto un consenso generale" che il Papa, come dice, sostiene: «In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nella loro vita e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in lorò, sempre possibile con la forza dello Spirito Santo". Il Papa invita al discernimento, ricordando che sulla questione dei divorziati risposati la valutazione deve avvenire caso per caso: "I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale". Perchè «una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell'irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui 'l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione".  "C'è anche il caso di quanti - sottolinea il Papa nell'Esortazione apostolica - hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o quello di 'coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell'educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato validò». «Altra cosa è invece una nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di confusione che colpiscono i figli e famiglie intere, o la situazione di qualcuno che ripetutamente ha mancato ai suoi impegni familiari. Dev'essere chiaro - avverte Francesco -che questo non è l'ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia. I Padri sinodali hanno affermato che il discernimento dei Pastori deve sempre farsi 'distinguendo adeguatamentè, con uno sguardo che discerna bene le situazioni. Sappiamo che non esistono semplici ricette".

Accogliere ragazze madri Vanno accolte "con tanto amore le ragazze madri, i bambini senza genitori, le donne sole che devono portare avanti l'educazione e loro figli". L'esortazione di Francesco è ampia: "Se una donna deve allevare suo figlio da sola, per una separazione o per altre cause, e deve lavorare senza la possibilità di lasciarlo a un'altra persona, lui cresce in un abbandono che lo espone ad ogni tipo di rischio, e la sua maturazione personale resta compromessa", scrive. Ricorda il Papa che «nelle difficili situazioni che vivono le persone più bisognose, la Chiesa deve avere una cura speciale per comprendere, consolare, integrare, evitando di imporre loro una serie di norme come se fossero pietre, ottenendo con ciò l'effetto di farle sentire giudicate e abbandonate proprio da quella madre che è chiamata a portare loro la misericordia di Dio. In tal modo, invece di offrire la forza risanatrice della grazia e la luce del Vangelo, alcuni vogliono 'indottrinarè il Vangelo, trasformandolo in 'pietre mortali da scagliare contro gli altrì".

Unioni omossessuali Papa Francesco ribadisce la posizione della Chiesa e del Sinodo dei Vescovi sulle unioni omosessuali: "Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l'esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile nè per i genitori nè per i figli". A questo proposito il Papa scrive: "desideriamo ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta indiscriminazionè e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza". Nei riguardi delle famiglie, osserva il Papa, "si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinchè coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita". Il Pontefice ricorda ancora che "nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia; ed è inaccettabile - osserva ancora Francesco - che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso".

Sì all'educazione sessuale Con Papa Francesco la Chiesa Cattolica dice finalmente sì all'"educazione sessuale" dei ragazzi come "educazione all'amore, alla reciproca donazione". "I giovani - scrive Francesco nell'' Amoris Laetitia' - devono potersi rendere conto che sono bombardati da messaggi che non cercano il loro bene e la loro maturita'". Ma per Francesco l'educazione sessuale non va schiacciata "sull'invito a proteggersi, cercando un sesso sicuro" come se "un eventuale figlio fosse un nemico dal quale doversi proteggere. Così si promuove l'aggressivita' narcisistica invece dell'accoglienza". "È invece importante insegnare - conclude il Papa - un percorso sulle diverse espressioni dell'amore, sulla cura reciproca, sulla tenerezza rispettosa, sulla comunicazione ricca di senso".

Il viaggio di Francesco
E' il primo incontro in assoluto tra un capo della Chiesa di Roma e uno della Chiesa ortodossa russa.
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Redazione Esteri

L'incontro epocale è iniziato più o meno così: "Finalmente!". E' la parola, in italiano, pronunciata da papa Francesco al suo primo incontro con Kirill. All'inizio del colloquio la parola "hermano" (fratello in spagnolo) è stata ripetuta dal Papa più volte. "Somos hermanos", siamo fratelli, ha ribadito il Pontefice al capo della Chiesa ortodossa russa. A un certo punto Kirill ha anche affermato: "ora le cose sono più facili". E il Papa, in spagnolo, subito tradotto in russo dall'interprete: "E' più chiaro che questa è la volontà di Dio".

"Sono state tante le difficoltà, negli ultimi dieci anni abbiamo cercato di superale e nonostante molte di queste difficoltà non siano scomparse, oggi abbiamo la possibilità di riempire il nostro cuore". Lo ha detto il Patriarca Kirill nell'incontro con Papa Francesco.

Papa Francesco e il patriarca ortodosso Kirill hanno firmato la dichiarazione congiunta al termine dell'incontro che hanno avuto all'aeroporto dell'Avana, a Cuba. Il testo è stato concordato e esaminato anche durante il colloquio riservato che si è appena concluso.

Nuovo abbraccio tra Papa Francesco e il patriarca Kirill a termine della firma della dichiarazione congiunta. I due si sono scambiati il testo appena firmato e si sono abbracciati.

"Consapevoli della permanenza di numerosi ostacoli, ci auguriamo che il nostro incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato". Lo afferma la dichiarazione congiunta firmata oggi a L'Avana da Papa Francesco e dal patriarca Kirill.

"Chiediamo alla comunità internazionale di agire urgentemente per prevenire l'ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente". Lo afferma la dichiarazione congiunta firmata oggi a L'Avana da Papa Francesco e dal patriarca Kirill. "Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione. In molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere".

Oggi è un giorno di grazia. L'incontro con il Patriarca Kirill è un dono di Dio. Pregate per noi.

 

Gioia a Città del Messico La pista dell'aeroporto internazionale Benito Juarez di Città del Messico trasformata in uno stadio con tribune e scalinate per accogliere migliaia di fedeli che illuminavano il buio della sera con le torce elettriche che ciascuno aveva in mano. E tre palchi per accogliere rispettivamente musicisti, cantanti e danzatrici. Questo incredibile scenario ha accolto l'arrivo di Papa Francesco che gia' felice per l'incontro del pomeriggio con Kirill a Cuba si e' lasciato travolgere dall'incontenibile entusiasmo della folla accorsa ad accoglierlo. E che poi lo ha accompagnato, per cosi' dire, lungo i 23 chilometri percorsi in Papa-mobile, in realta' una jeep scoperta con la semplice protezione di un parabrezza di plexiglass e completamente aperta ai lati.

Ma è stato già sulla pista dell'aeroporto che Bergoglio si e' lasciato rapire il cuore dai messicani. Ai piedi della scaletta c'erano ad aspettarlo il presidente Enrico Pena Nieto e la giovane moglie. Accanto a loro quattro bambini con i costumi caratteristici. Francesco dopo qualche minuto di convenevoli ha chiesto pero' di raggiungere i diversi palchi per salutare gli artisti che gia' si stavano esibendo per lui. Poi e' passato alle tribune che hanno rischiato di crollare perche' tutti si protendevano verso il Papa. Infine, vista una bimba gravemente inferma tenuta teneramente in braccio dal suo papa', Francesco ha voluto avvicinarsi per baciarla e stringere al cuore. Tutto questo si e' protratto per una quarantina di minuti. Oltre un'ora c'e' voluta anche per raggiungere la nunziatura dall'aeroporto in Papa-mobile con l'arcivescovo di Citta' del Messico, Francesco era certamente stanco dopo 24 ore di viaggio ma anche tanto felice.

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