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Cronaca
Avvocato Petrongolo: "Con l’opposizione noi confidiamo in una prosecuzione dell’attività d’indagine"
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di Angelo Barraco
 
 
REGGIO CALABRIA - E’ di pochi giorni fa richiesta di archiviazione da parte della Procura sul caso di Madalina Pavlov, la ragazza di 21 anni che viveva a Reggio Calabria con la madre e la sorella e che il 21 settembre del 2012 muore misteriosamente precipitando dal palazzo di Via Bruno Buozzi. La notizia ha gettato nello sconforto la famiglia che in tutti questi anni ha lottando per arrivare alla verità che si cela dietro la strana morte di Madalina e le innumerevoli zone d’ombra che ancora oggi non hanno trovato una risposta. La famiglia è difesa dall’Avvocato Antonio Petrongolo, che ha presentato un atto di opposizione alla richiesta di archiviazione e richiesta di prosecuzione delle indagini. L’opposizione presentata dall’Avvocato Petrongolo evidenzia che la richiesta è stata avanzata sulla base di motivazioni che non risultano condivisibili e alla luce di risultanze di natura probatoria acquisiti in corso di istruttoria che non possono certamente deporre a favore di una richiesta di archiviazione. L’Avvocato Petrongolo ci ha spiegato che “con l’opposizione noi confidiamo in una prosecuzione dell’attività d’indagine. Noi abbiamo indicato al Gup i mezzi opportuni per poterlo fare, abbiamo chiesto un’integrazione se non un rinnovo della consulenza peritale redatta dall’ingegnere per quanto concerneva le modalità del decesso di Madalina perché nella consulenza della Procura le prove sono state effettuate non in loco ma presso un magazzino collocato poco fuori Reggio con delle simulazioni con un sacco dello stesso peso di Madalina. Esistono delle metodologie completamente diverse, molto più simili quali per esempio i manichini”.  

Chiede infatti che il Giudice per le indagini preliminari voglia ordinare la prosecuzione delle indagini e viene chiesto al PM lo svolgimento di investigazioni supplementari attraverso la riesumazione della salma di Madalina, dando incarico al medico legale di poter individuare sul corpo elementi riconducibili a terze persone e ciò è possibile attraverso esami nell’apparato vaginale che possono confermare o meno che Madalina possa aver incontrato qualcuno nelle ore antecedenti al decesso e che possano aver lasciato delle tracce sul suo corpo, in tutti questi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante e trovare elementi concreti e senza dubbio più semplice rispetto che all’epoca dei fatti; l’Avvocato chiede inoltre che venga ripetuta la consulenza tecnica effettuata dal consulente della Procura che in precedenza aveva utilizzato un sacco dello stesso peso volumetrico di Madalina e non un manichino delle fattezze della vittima che invece avrebbe reso, probabilmente, esiti molto più verosimili alla realtà; vengono inoltre chiesti ulteriori approfondimenti sugli indumenti della vittima ai fini di ricercare delle tracce ematiche e/o seminali non precedentemente rilevate di persone ad oggi sconosciute.  Viene chiesto inoltre un esame sugli indumenti di Madalina con il fine ultimo di cercare tracce ematiche o seminali non precedentemente rilevate e una verifica sulla vernice presente sullo stivale della vittima in modo tale da poter verificare la compatibilità con quella della vettura 126 o con solventi usati in campo nautico o vernici e smalti che vengono utilizzati per riverniciare gazebi o cabine di spiaggia; si chiede inoltre un esame grafologico sul foglio rinvenuto accanto al cadavere che riportava la scritta “Via Bruno Buozzi”, per appurare se appartiene a Madalina o meno. L’Avvocato Antonio Petrongolo e ci ha riferito inoltre: “ritengo che in sede di opposizione in GUP dovrebbe dare maggiore voce a quelle che sono le richieste stesse”. Nel gennaio scorso c’era stata una svolta nelle indagini non indifferente al team di esperti che indaga da anni e agli inquirenti; allo studio romano dell’Avvocato Antonio Petrongolo, legale rappresentante della famiglia di Madalina, è pervenuta una lettera anonima dove sono riportati elementi che confermano la tesi dell’omicidio ed escludono il suicidio. Il biglietto è pervenuto nello studio dell’Avvocato nel dicembre scorso, ma la notizia non è stata fatta trapelare per ovvie ragioni e la missiva è stata sottoposta alla magistratura. Si tratta di un foglio piegato in quatto dove all’interno vi sono descrizioni dettagliate in merito alla vicenda. Il foglietto pervenuto all’Avvocato non è stato spedito per posta ma è stato fatto recapitare direttamente nella cassetta delle lettere dell’Avvocato Petrongolo.  Ancora non si conosce l’identità del soggetto che ha consegnato la missiva e in merito a tale aspetto  vi sono accertamenti in corso sul sistema di videosorveglianza della zona. Il contenuto del foglietto non è stato reso noto ma si tratta di elementi  importanti che aprono nuovi e ulteriori scenari sulla morte di Madalina. Chi ha spedito quella lettera? 
 
Il caso di Madalina è seguito dal Crime Analysts Team (CAT), un gruppo di consulenti esperti che segue il caso. I consulenti della mamma di Madalina, le dott.sse Mary Petrillo, criminologa, Rossana Putignano, psicoterapeuta esperta in psicodiagnostica forense, Aida Francomacaro, psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e Fabio Calvani tecnico informatico forense affermano “sarebbe uno scandalo non considerare i molti punti evidenziati dallo studio delle carte in possesso dell'avvocato Petrongolo”.
 
Nel corso di un’intervista a Radio Cusano, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano ha parlato del caso “abbiamo presentato, diverso tempo fa, una relazione molto dettagliata e circostanziata con delle criticità evidentissime nel caso della morte di Madalina Pavlov e a quanto pare queste nostre osservazioni non sono state nella piena considerazione. Siamo arrabbiatissimi perché quello che noi stiamo cercando con forza di fare è trovare verità e giustizia per la morte di questa ragazza, una morte misteriosa, anomala, dove appunto abbiamo più volte sottolineato tutti gli aspetti strani di questa morte e adesso ci arriva questa doccia fredda con una richiesta di archiviazione del caso. Non è proprio ammissibile una cosa del genere! Non è proprio possibile! Ci sono delle evidenze che in qualche modo meritano un approfondimento investigativo a quello che magari già è stato fatto, per carità, non voglio mettere in dubbio questo, però comunque non possiamo assolutamente che venga archiviato il caso della morte di questa ragazza, assolutamente!”.

La Dott.ssa Rossana Putignano - Psicologa Clinica- Psicoterapeuta Psicoanalitica- Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Psicodiagnosi Neuropsicologia e Forense del Crime Analysts Team ci ha riferito: “Alla luce della recente novità , e mi riferisco alla missiva pervenuta presso lo studio dell 'Avv. Petrongolo a Roma, ho ipotizzato che Madalina potesse avere degli amici in sede. Questa conferma mi è giunta dalle sorelle di Madalina le quali mi hanno confermato un viaggio della ragazza a Roma, presumibilmente in data 6 luglio 2012 ( informazione convalidata dai post sul social fb di Madalina). Madalina si sarebbe recata a Roma per preparare la documentazione in vista del suo trasferimento in Australia e avrebbe incontrato una persona (di cui conosciamo certamente l'identità). Proprio non si spiega come mai, dopo aver informato la procura di tutto ciò, arriva a ciel sereno questa richiesta di archiviazione. È nostro desiderio che la procura continui a indagare, almeno per accertare la provenienza della lettera, a nostro avviso, abbastanza verosimile. Chi è questa persona amica detentrice dei segreti di Madalina? Ne approfitto per lanciare un appello a questa persona con la raccomandazione che sarà tutelato in tutti i modi se solo decidesse di contattarci in maniera decisa e coraggiosa. Altro dato importante,da non escludere, è che Madalina desiderava trasferirsi in Australia a Sydney dove,abbiamo scoperto, vi è una vera e propria comunità di calabresi che vivono lì;  magari Madalina aveva già preso dei contatti con qualcuno che l'avrebbe accolta ma purtroppo, non essendo in possesso di sufficiente materiale informatico ( e su questo il collega Fabio Calvani potrà essere molto più preciso) non possiamo saperlo! Infine, ribadisco e sottolineo ancora una volta l'importanza di quella sera del 21 settembre 2012: non era una serata qualunque! Poco prima che Madalina perse la vita, sul lungo mare Falcomatà si stava svolgendo la famosa manifestazione di solidarietà "Happy Run" condotta dalla Showgirl e campionessa paraolimpica Giusy Versace. La sua importanza è dovuta al fatto che Madalina, essendo socia Unitalsi ( associazione presente con il suo stand quella sera), è possibile che si sia affacciata poco prima alla manifestazione per incontrare qualche amico, oltretutto, la pizzeria in cui lavorava, si trovava a 300 mt circa in direzione dal palco. Questo è quanto emerge dalle testimonianze raccolte in merito allo svolgimento della serata, senza contare i numerosi sms giunti ai partecipanti alla corsa nei quali si parlava di una "ragazza bellina" che si sarebbe suicidata o che avrebbero ammazzato in Via Bruno Buozzi. Alla luce di tutti i dati raccolti con i colleghi ed evidenziati nel nostro corposo dossier depositato a Reggio, ancora non si spiega come sia possibile questa richiesta di archiviazione. Confidando nel proseguimento delle indagini da parte della procura, sottolineo che noi consulenti della Sig.ra Cutulencu non ci fermeremo davanti alle tante lacune emerse e a carico, purtroppo, delle indagini svolte”
 
Fabio Calvani, Tecnico informatico del Crime Analysts Team , esperto in data ricovery, Docente presso L'Università Niccolò Cusano Roma ci ha inoltre riferito in merito alla richiesta di archiviazione: “la mia reazione non è stata delle più positive” e precisa “abbiamo proposto una relazione veramente approfondita lavorando sulle uniche carte che noi avevamo”. Abbiamo chiesto al Dott. Calvani quali saranno i prossimi obiettivi e ha puntualizzato che “la persona più importante per noi in questo momento è la mamma di Madalina. Quindi la mamma di Madalina sa perfettamente che non ci fermiamo, che non ci arrendiamo. Per quanto mi riguarda io vorrei poter analizzare il telefono di Madalina, la scheda telefonica e il computer. Queste analisi sono state fatte un anno dopo dalla morte con la strumentazione dell’epoca che era quella all’avanguardia, sono passati diversi anni, la tecnologia varia giorno dopo giorno e sicuramente oggi con le nuove tecnologie si potrebbe scoprire molto di più che al’epoca non è stato possibile perché erano quelle le strumentazioni e le conoscenze".

Madalina Pavlov era una ragazza dinamica e attiva nel sociale e nel tempo libero lavorava in una pizzeria  in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre del 2012 termina il suo turno di lavoro alle 15.00 e successivamente si incontra in un bar con il suo ex fidanzato, intrattenendosi con esso fino alle 17.45. Successivamente lui si reca a lavoro, rimanendoci fino a tarda serata. Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno, quello di trasferirsi in Australia. Ma purtroppo quella telefonata piena di speranze, di prospettive rivolte ad un futuro oltremanica e di illusioni rivolte ad un mondo ancora tutto da scoprire si sono spezzate troppo presto. La dott.ssa Rossana Putignano del Crime Analysts Team afferma di aver raccolto delle testimonianze su quella serata in cui si svolgeva la manifestazione l'Happy Run a Reggio ed è emerso che verso le 20.30 diverse persone che parteciparono alla corsa ricevettero un sms sul cellulare in cui si scriveva di una ragazza “bellina” che si era suicidata o che avevano "buttato giù". Teniamo presente, afferma la dott. Putignano, che il giorno prima dell’omicidio Madalina ha ricevuto una telefonata mentre era con la sorella Elena e si è allontanata un pò e ha fatto intendere all’interlocutore che non poteva parlare. Poi ha declinato l’invito dicendo che avrebbe trascorso la serata con la sorella Elena. Madalina era attesa in pizzeria alle ore 19.00 ma non si presenta sul luogo di lavoro poiché la giovane muore in circostanze anomale in Via Bruno Buozzi alle ore 21.00. La morte di Madalina è sopraggiunta in seguito alla caduta dal tetto che ha determinato lesioni in diverse parti del corpo. Sono stati rinvenuti gli effetti personali della giovane tra cui: la borsa contenente il cellulare, il portafoglio e vari oggetti tra cui un voglio con su scritto “Via Bruno Buozzi” con relativa chiave che consente l’apertura della porta del terrazzo. Dagli accertamenti svolti non risulta in alcun modo che Madalina conoscesse inquilini di quel palazzo, inoltre non è chiaro come la giovane sia entrata all’interno del palazzo. Perché è importante Via Bruno Buozzi? Il 19 marzo 2016 abbiamo intervistato il legale della famiglia di Madalina, l’Avvocato Antonio Petrongolo, che con noi ha chiarito alcuni punti chiave dell’inchiesta, come ad esempio la questione riguardante il biglietto trovato in tasca e le chiavi che aprivano la porta del terrazzo e a tal proposito ci ha riferito: “Di fatto c’è questo equivoco perché, tra i beni che sono stati rinvenuti nella disponibilità di Madalina si parla di questo biglietto ma sembrerebbe che ci si riferisca al biglietto che è allegato alla chiave di accesso di apertura del terrazzo. Quindi non si capisce bene, sembrerebbe formare un corpo unico, anche se poi sembrerebbero a loro volta stati staccati. Quindi ci potrebbero essere due elementi diversi e questo ci deve anche far riflettere sul perché e sul per come Madalina avesse la chiave del terrazzo”.
Cronaca
Il legale: "Il contenuto della lettera conferma definitivamente che Madalina non si suicidò ma fu assassinata"
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di Angelo Barraco
 
REGGIO CALABRIA – Svolta nelle indagini sulla misteriosa morte di Madalina Pavlov, ragazza di 21 anni che viveva a Reggio Calabria con la madre e la sorella e che il 21 settembre del 2012 muore misteriosamente precipitando dal palazzo di Via Bruno Buozzi. Sono emersi elementi utili che riaprono il caso ed escludono l’ipotesi del suicidio, avanzata in un primo momento tanto da portare all’archiviazione del caso. Oggi gli scenari sono cambiati e gli elementi emersi dimostrano che Madalina è stata uccisa. Allo studio romano dell’Avvocato Antonio Petrongolo, legale rappresentante della famiglia di Madalina, è pervenuta una lettera anonima dove sono riportati elementi che confermano la tesi dell’omicidio ed escludono il suicidio. Il biglietto è pervenuto nello studio dell’Avvocato nel dicembre scorso, ma la notizia non è stata fatta trapelare per ovvie ragioni e la missiva è stata sottoposta alla magistratura. Si tratta di un foglio piegato in quatto dove all’interno vi sono descrizioni dettagliate in merito alla vicenda. Il foglietto pervenuto all’Avvocato non è stato spedito per posta ma è stato fatto recapitare direttamente nella cassetta delle lettere dell’Avvocato Petrongolo.  Ancora non si conosce l’identità del soggetto che ha consegnato la missiva e in merito a tale aspetto  vi sono accertamenti in corso sul sistema di videosorveglianza della zona. Il contenuto del foglietto non è stato reso noto ma si tratta di elementi  importanti che aprono nuovi e ulteriori scenari sulla morte di Madalina Pavlov poiché vi sono elementi e dettagli in merito alla vittima e la vicenda e nel corso di un’intervista a Radio Cusano Campus l’Avvocato Petrongolo ha detto: “il contenuto della lettera conferma definitivamente che Madalina non si suicidò ma fu assassinata. Ora dovremo stabilire se si trattò di omicidio volontario o preterintenzionale”.  Nel corso dell’intervista sopracitata l’Avvocato ha dichiarato “I fatti risalgono a Dicembre. Nella mia cassetta della posta ricevo una missiva relativa al caso di Madalina Pavlov. Si tratta di un foglio piegato in quattro, con all’interno una descrizione ben precisa sulla persona di Madalina e sull’ambiente da lei frequentato. La lettera è stata rinvenuta nel portalettere dello studio, è stata portata a mano; per abitudine, come tutti noi svuotiamo la posta per gettare quella indesiderata e ha attirato la mia attenzione questo foglio era piegato in maniera irregolare, dalla parte interiore, quindi facilmente riconoscibile. All’interno non vi sono minacce, ci tengo a precisarlo: per motivi di comune accordo con il pm titolare dell’inchiesta, il contenuto non sarà divulgato finchè non ci sarà acconsentito, sarà acquisito agli atti. Mi sono premurato di portalro ad un ufficio di PS, è stato redatto un verbale ed ora il plico è stato acquisito alla procura di Reggio Calabria. È una lettera che apre scenari su cui già si stava lavorando, è una lettera che conferma le nostre idee, sia del team, sia del sottoscritto; essa  contiene informazioni molto utili, è una missiva che lascia ampio margine di natura investigativa. Sicuramente è frutto del lavoro che è stato svolto finora; grazie a Radio Cusano anche che ha favorito tutto ciò: a fine Novembre lanciammo un appello chiedendo a qualcuno che poteva conoscere qualche particolare di darci un indizio utile su cui lavorare e cosi è stato, questa persona si è palesata; chiaramente non ha dato l’identità ma gli elementi che ci sono stati forniti certamente saranno di maggior input all’attività investigativa. La lettera contiene sia aspetti relativi alla persona di Madalina, sia all’ambiente da lei frequentato.  Non posso pronunciarmi sulla provenienza della lettera perché non ho elementi consistenti, ma posso dire un fatto noto: il mio studio non possiede una targhetta con il mio nome sulla porta dell’ingresso; abbiamo anche un portiere: quando la portineria non è in funzione il portone è chiuso. E’ possibile che questa persona possa aver chiesto di aprire il portone o può aver approfittato dell’entrata di qualche altra persona. Io mi sono informato, ho chiesto informazioni utili su qualche richiesta strana, la stessa cassetta è senza il mio nome, ergo esiste  anche il problema dell’andare a cercare la cassetta giusta. Presumo che sia qualcuno che segue il caso, che sta seguendo gli sviluppi del caso e confido che questa persona ad un certo punto si possa manifestare; il contenuto della lettera porta indicazioni ben precise: se la persona dovesse palesarsi a noi, il discorso sarebbe molto più facile. Dal contenuto della lettera posso confermare che essa esclude completamente l’ipotesi di omicidio e che lo esclude con certezza assoluta. La procura ha ricevuto questo documento che è stato portato al vaglio sia del pm sia del procuratore De Raho; in realtà già stavano lavorando molto bene prima, le procure di solito lavorano in maniera atipica, è un lavoro che va avanti comunque nel silenzio per evitare che ci sia a fuga delle notizie. La lettera ha ampliato sicuramente l’indagine”.  Gabriella Cutulencu, mamma di Madalina, lancia un appello: “Voglio lanciare un appello per quelli che conoscono Madalina a Reggio Calabria, per quelli che sono stati sempre intorno a lei, che parlino, anche in modo anonimo, di parlare con l’avv. Petrongolo, con il CRIME ANALYSTS TEAM, di dare notizie su quello che è successo quella sera. Quel giorno, andando a lavoro ho visto che Madalina era molto contenta, era felice per aver preso la patente. Perché quella sera non è venuto nessuno a cercarmi, avendo visto i documenti di Madalina? Avrebebro dovuto avvertirmi prima quando è successo il fatto, tutta l’indagine che è partita credo sia partita con un piede sbagliato o  non hanno voluto loro, non so, non è giusto! Madalina non si è suicidata e non aveva nessun motivo per suicidarsi e andrò fino in fondo con queste persone che mi stanno assistendo. Io non ho mai avuto nessun sospetto su chi può aver fatto del male a Madalina, lei non stava male, non mi faceva capire se soffriva, Madalina era serena, mi diceva negli ultimi tempi :“mamma, non vedo l’ora che chiuda la pizzeria per iniziare a studiare”. Sono contenta che sia arrivata questa lettera e prego a Dio che questa lettera non sia un depistaggio ma una strada verso la verità. Chiedo a Reggio Calabria la verità e nient’altro!”.
 
Il caso è seguito dal Crime Analysts Team (CAT), un gruppo di esperti che segue le indagini e nel corso di un’intervista a Radio Cusano del 10 gennaio, la Dott.ssa Mary Petrillo, criminologa, psicologa, Docente di criminologia Coordinatrice Crime Analysts Team (CAT) Vice Presidente Ass. Con Te Donna Lazio, ha dichiarato: “Gli appelli che abbiamo lanciato negli scorsi mesi hanno avuto dei riscontri, in particolare l’arrivo, non per via postale, di una lettera anonima dove si fa menzione di cose un po’ particolari di cui non possiamo riferire il contenuto, in accordi con la procura poiché, in questa lettera, ci sono indicazioni precise che fanno pensare in maniera quasi certa l’idea dell’omicidio. La lettera fa chiaramente capire che ci sono persone che conoscono bene i fatti, che ne sono al corrente e che invitiamo a parlarci in maniera aperta con tutte le tutele del caso; questa lettera è un’ulteriore conferma del fatto che ci siano persone che sanno e che non parlano. Ci sono elementi ben precisi che ci portano verso una precisa direzione. Invitiamo la persona che ha fatto recapitare la lettera presso lo studio dell’avv. Petrongolo a contattarci, noi tuteleremo questa persona in tutti i modi possibili e inimmaginabili. Questa lettera potrebbe essere un depistaggio così come un’indicazione precisa però nessuno può assumersi la responsabilità di non andare a investigare su quanto detto nella lettera. Anche tramite messaggio privato ci possono contattare, abbiamo una pagina facebook, i nostri numeri sono ormai dappertutto. La lettera non è arrivata per via postale ma è stata consegnata non brevi manu ma è stata portata a destinazione allo studio dell’Avv. Petrongolo a Roma. Quello che ci spaventa è l’omertà che emerge sempre in numerosi casi di cronaca ed è questo che va combattuto, perché la legge tutela chi fornisce delle testimonianze. Le indicazioni nella lettera sono ben precise. Le abbiamo pensate tutte, potrebbe trattarsi anche un depistaggio ma non possiamo prenderci la briga di non considerarla. Fortunatamente, lavoriamo nella stessa direzione della Procura e potremmo arrivare presto a una soluzione definitiva del caso. Spezziamo una lancia a favore della procura di Reggio Calabria: dopo l’autopsia, gli inquirenti non convinti del tutto, hanno rubricato il caso di “suicidio” come “istigazione al suicidio” e questo già la dice lunga. Come abbiamo detto nelle precedenti puntate su Radio Cusano, è un’idea personale del CRIME ANALYSTS TEAM ma corroborata da elementi che ci hanno portato a credere questo: Madalina non era sola quella sera, per lo meno doveva essere in compagnia di altre due persone. Possiamo ipotizzare che magari che non vi fosse una vera volontà di ucciderla, potrebbe trattarsi di quello che è definito un “omicidio preterintenzionale” però, alla luce della lettera, escludiamo l’ipotesi di suicidio. Non è la prima volta che accadono cose “strane” dietro questo brutale omicidio, dunque, è possibile che ci sia una mano dietro che tutti temono, qualcosa di grosso. Con pochi elementi a disposizione siamo riusciti a ricreare uno scenario ben preciso di quello che potrebbe essere accaduto. Ringraziamo la procura di aver preso in considerazione le nostre osservazioni e collaboriamo in questo senso: siamo tutti proiettati nella speranza di trovare presto una soluzione a questa terribile storia”
 
Ha parlato anche la Dott.ssa Rossana Putignano, Psicologa Clinica - Psicoterapeuta Psicoanalitica -Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Diagnosi Psicodiagnostica e Neuropsicologia Forense del CRIME ANALYSTS TEAM: “Sulla scia dell’arrivo di questa missiva recapitata presso lo studio dell’Avv. Antonio Petrongolo, legale della Sig. Cutulencu, abbiamo ipotizzato che l’autore della lettera o colui che può aver recapitato la stessa,  possa essere una persona che conosceva bene Madalina, e che quantomeno, conosce bene Roma  o addirittura potrebbe anche risiedervi. E’ possibile che Madalina avesse qualche conoscenza a Roma o degli amici che vi risiedono. Sappiamo con certezza che Madalina si è recata a Roma due volte e in questi viaggi  ed è possibile che abbia conosciuto qualcuno con il quale può essere nata un’amicizia. Durante il primo viaggio Madalina avrebbe accompagnato una persona – come da testimonianze della famiglia – la quale avrebbe partecipato a un concorso. Il secondo viaggio risale al 6 giugno 2012: Madalina si è recata a Roma per ritirare il suo passaporto romeno, in vista della sua prossima partenza per Sidney dove desiderava andare a vivere e a studiare (preciso che a Sidney risiede una vera e propria comunità di Calabresi). Per quanto concerne Roma, la nostra ipotesi è che in questo secondo viaggio abbia incontrato quasi sicuramente dei conoscenti. Per questa ragione, lancio un appello a eventuali conoscenze di Madalina invitandole a conferire con noi o con la Procura. Chiunque abbia informazioni o abbia incontrato Madalina a Roma può conferire tranquillamente con noi o rivolgersi direttamente alla Procura di Reggio Calabria”.
 
Fabio Calvani, Tecnico informatico del CRIME ANALYSTS TEAM , esperto in data ricovery, Docente presso L'università Niccolò Cusano Roma ha dichiarato: “Nella precedente intervista si è parlato degli episodi strani che hanno riguardato il sopralluogo a Reggio Calabria. La seconda sera del soggiorno, insieme alla Dott.ssa Rossana Putignano siamo usciti dall’hotel per la cena; al rientro, nella mia camera notavo una manomissione al mio portale, mi riferisco allo switch con cui mi sono connesso alla rete wi-fi dell’albergo. Ho eseguito rapidamente delle ricerche di controllo e ho avuto confoerma che qualcuno è entrato nel mio profilo skype,  qualcuno abbastanza esperto per  essere riuscito a bypassare l’accesso al pc solo che non hanno visualizzato niente di importante. E’ stato un inconveniente che mi ha lasciato un po’ di rabbia; sicuramente non si tratta di enti ufficiali ma posso dire con certezza che c’è qualcuno che non vuole che si faccia luce sul caso di Madalina. Esistono delle telecamere nella zona dello studio dell’avvocato a Piazza Bologna; ho girato i vari negozi, vari condomini e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso: ho avuto un riscontro da parte di persone che hanno in gestione delle telecamere di videosorveglianza e ho gia acquisito qualcosa in questo senso. Il materiale dovrà essere analizzato frame per frame quindi presumo che possa essere impossibile che tra un mese io abbia un identikit. C’è molto da fare. Questi lavori vanno svolti, oltre che con scienza e coscienza, come se interessassero a noi in prima persona. Dobbiamo trovare chi l’ha uccisa. Madalina non si è suicidata e ne verremo a capo. Qualcuno ha cancellato di proposito le immagini di videosorveglianza  (preciso che “cancellato” non vuoi dire che non il materiale non possa essere recuperato) perché all’epoca vi erano ben due telecamere di sorveglianza vicino lo stabile di via Buozzi che la Procura avrebbe dovuto analizzare. Sono a conoscenza che i Racis di Roma furono incaricati di analizzare il telefono. Fu analizzata una SIM di un telefono trovato vicino al corpo di Madalina ma purtroppo ci sono sms solo in entrata e non in uscita e la cosa mi sembra molto strana”. 
 
Madalina Pavlov era una ragazza dinamica e attiva nel sociale e nel tempo libero lavorava in una pizzeria  in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre del 2012 termina il suo turno di lavoro alle 15.00 e successivamente si incontra in un bar con il suo ex fidanzato, intrattenendosi con esso fino alle 17.45. Successivamente lui si reca a lavoro, rimanendoci fino a tarda serata. Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno, quello di trasferirsi in Australia. Ma purtroppo quella telefonata piena di speranze, di prospettive rivolte ad un futuro oltremanica e di illusioni rivolte ad un mondo ancora tutto da scoprire si sono spezzate troppo presto. La dott.ssa Rossana Putignano del Crime Analysts Team afferma di aver raccolto delle testimonianze su quella serata in cui si svolgeva la manifestazione l'Happy Run a Reggio ed è emerso che verso le 20.30 diverse persone che parteciparono alla corsa ricevettero un sms sul cellulare in cui si scriveva di una ragazza “bellina” che si era suicidata o che avevano "buttato giù". Teniamo presente, afferma la dott. Putignano, che il giorno prima dell’omicidio Madalina ha ricevuto una telefonata mentre era con la sorella Elena e si è allontanata un pò e ha fatto intendere all’interlocutore che non poteva parlare. Poi ha declinato l’invito dicendo che avrebbe trascorso la serata con la sorella Elena. Madalina era attesa in pizzeria alle ore 19.00 ma non si presenta sul luogo di lavoro poiché la giovane muore in circostanze anomale in Via Bruno Buozzi alle ore 21.00. La morte di Madalina è sopraggiunta in seguito alla caduta dal tetto che ha determinato lesioni in diverse parti del corpo. Sono stati rinvenuti gli effetti personali della giovane tra cui: la borsa contenente il cellulare, il portafoglio e vari oggetti tra cui un voglio con su scritto “Via Bruno Buozzi” con relativa chiave che consente l’apertura della porta del terrazzo. Dagli accertamenti svolti non risulta in alcun modo che Madalina conoscesse inquilini di quel palazzo, inoltre non è chiaro come la giovane sia entrata all’interno del palazzo. Perché è importante Via Bruno Buozzi? Il 19 marzo 2016 abbiamo intervistato il legale della famiglia di Madalina, l’Avvocato Antonio Petrongolo, che con noi ha chiarito alcuni punti chiave dell’inchiesta, come ad esempio la questione riguardante il biglietto trovato in tasca e le chiavi che aprivano la porta del terrazzo e a tal proposito ci ha riferito: “Di fatto c’è questo equivoco perché, tra i beni che sono stati rinvenuti nella disponibilità di Madalina si parla di questo biglietto ma sembrerebbe che ci si riferisca al biglietto che è allegato alla chiave di accesso di apertura del terrazzo. Quindi non si capisce bene, sembrerebbe formare un corpo unico, anche se poi sembrerebbero a loro volta stati staccati. Quindi ci potrebbero essere due elementi diversi e questo ci deve anche far riflettere sul perché e sul per come Madalina avesse la chiave del terrazzo”.
Cronaca
La dott.ssa Rossana Putignano del Crime Analysts Team afferma di aver raccolto delle testimonianze su quella serata in cui si svolgeva la manifestazione l'Happy Run
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di Angelo Barraco
 
Reggio Calabria – La morte di Madalina Pavlov è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero e sono tante le domande che costantemente si pongono i genitori e gli investigatori che cercano di capire cosa sia realmente accaduto il 21 settembre del 2012 in Via Bruno Buozzi. Madalina non conosceva quel palazzo e non aveva motivo alcuno per trovarsi li quel giorno e non aveva motivo alcuno per voler porre fine alla sua vita che scorreva in modo regolare e che invece è stata interrotta bruscamente. Le indagini sulla morte di Madalina procedono senza sosta e la risposta in merito alle indagini in corso ci arriva direttamente dal team di esperti che lavora al caso: "Madalina Pavlov era una ragazza piena di vita e aveva progetti molto ambiziosi per il suo futuro e certamente non si é suicidata" ce lo riferisce Mary Petrillo, criminologa coordinatrice del Crime Analysts Team, continua la dott.ssa Petrillo "stiamo aspettando riscontri dalla Procura di Reggio Calabria circa gli spunti di indagine forniti dal nostro report sul caso, speriamo arrivino presto le risposte che stiamo cercando ed intanto Agafia, la mamma di Madalina si appresta a passare un altro Natale senza sapere chi ha fatto del male alla figlia", l'Avv. Antonio Petrongolo aggiunge  che il modus operandi, al momento, esclude, come invece qualcuno aveva insinuato, che si tratti di una morte legata alla criminalità organizzata, almeno per quanto concerne ritorsione e/o vendetta, Invece Fabio Calvani esperto informatico del Crime Analysts Team afferma un elemento estremamente importante ovvero che le telecamere poste nel punto dove è caduta Madalina hanno sicuramente ripreso qualcosa e afferma Calvani "mi auguro siano state visionate nell' immediatezza del fatto visto che molto probabilmente dopo tanti anni non credo troveremo nulla, anzi speriamo che già all'epoca dei fatti non siano state cancellate, anche involontariamente, le immagini". La dott.ssa Rossana Putignano del Crime Analysts Team afferma di aver raccolto delle testimonianze su quella serata in cui si svolgeva la manifestazione l'Happy Run a Reggio ed è emerso che verso le 20.30 diverse persone che parteciparono alla corsa ricevettero un sms sul cellulare in cui si scriveva di una ragazza “bellina” che si era suicidata o che avevano "buttato giù". Teniamo presente, afferma la dott. Putignano, che il giorno prima dell’omicidio Madalina ha ricevuto una telefonata mentre era con la sorella Elena e si è allontanata un pò e ha fatto intendere all’interlocutore che non poteva parlare. Poi ha declinato l’invito dicendo che avrebbe trascorso la serata con la sorella Elena. Con chi avrebbe dovuto vedersi Madalina la sera prima dell’omicidio? Forse se avesse accettato l'invito sarebbe andata ancor prima incontro al suo tragico destino? Per la dott.ssa Francomacaro il suicidio non è un fenomeno che può avversarsi così di punto in bianco senza almeno un segnale di disagio o malessere psicologico. La storia di Madalina sembra  non avere molto a che vedere con quella di una persona che poi ha scelto di togliersi la vita, ma al contrario un continuo tentativo quello della ragazza di emergere  e di migliorare la sua condizione. Madalina quindi non si sarebbe suicidata poiché mancano di fatto gli elementi concreti che avrebbero indotto la giovane a porre fine alla sua vita in quel modo: chi avrebbe ucciso la giovane e perché? Madalina Pavlov era una ragazza di 21 anni che viveva a Reggio Calabria con la madre e la sorella. Era una studentessa universitaria che aveva frequentato la facoltà di lingue all’Università di Messina, successivamente le sue ambizioni e le sue scelte professionali erano cambiate e aveva deciso di trasferirsi alla facoltà di Giurisprudenza della sua città. Era una ragazza dinamica e attiva nel sociale e nel tempo libero lavorava in una pizzeria  in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre del 2012 termina il suo turno di lavoro alle 15.00 e successivamente si incontra in un bar con il suo ex fidanzato, intrattenendosi con esso fino alle 17.45. Successivamente lui si reca a lavoro, rimanendoci fino a tarda serata. Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno, quello di trasferirsi in Australia. Ma purtroppo quella telefonata piena di speranze, di prospettive rivolte ad un futuro oltremanica e di illusioni rivolte ad un mondo ancora tutto da scoprire si sono spezzate troppo presto. Madalina era attesa in pizzeria alle ore 19.00 ma non si presenta sul luogo di lavoro poiché la giovane muore in circostanze anomale in Via Bruno Buozzi alle ore 21.00. La morte di Madalina è sopraggiunta in seguito alla caduta dal tetto che ha determinato lesioni in diverse parti del corpo. Sono stati rinvenuti gli effetti personali della giovane tra cui: la borsa contenente il cellulare, il portafoglio e vari oggetti tra cui un voglio con su scritto “Via Bruno Buozzi” con relativa chiave che consente l’apertura della porta del terrazzo. Dagli accertamenti svolti non risulta in alcun modo che Madalina conoscesse inquilini di quel palazzo, inoltre non è chiaro come la giovane sia entrata all’interno del palazzo. Perché è importante Via Bruno Buozzi? Il 19 marzo 2016 abbiamo intervistato il legale della famiglia di Madalina, l’Avvocato Antonio Petrongolo, che con noi ha chiarito alcuni punti chiave dell’inchiesta, come ad esempio la questione riguardante il biglietto trovato in tasca e le chiavi che aprivano la porta del terrazzo e a tal proposito ci ha riferito: “Di fatto c’è questo equivoco perché, tra i beni che sono stati rinvenuti nella disponibilità di Madalina si parla di questo biglietto ma sembrerebbe che ci si riferisca al biglietto che è allegato alla chiave di accesso di apertura del terrazzo. Quindi non si capisce bene, sembrerebbe formare un corpo unico, anche se poi sembrerebbero a loro volta stati staccati. Quindi ci potrebbero essere due elementi diversi e questo ci deve anche far riflettere sul perché e sul per come Madalina avesse la chiave del terrazzo”.
L'Intervista
Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno...
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di Angelo Barraco

 

Madalina Pavlov era una ragazza di 21 anni che viveva a Reggio Calabria con la madre e la sorella. Era una studentessa universitaria che aveva frequentato la facoltà di lingue all’Università di Messina, successivamente le sue ambizioni e le sue scelte professionali erano cambiate e aveva deciso di trasferirsi alla facoltà di Giurisprudenza della sua città. Era una ragazza dinamica e attiva nel sociale e nel tempo libero lavorava in una pizzeria  in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre del 2012 termina il suo turno di lavoro alle 15.00 e successivamente si incontra in un bar con il suo ex fidanzato, intrattenendosi con esso fino alle 17.45. Successivamente lui si reca a lavoro, rimanendoci fino a tarda serata. Madalina quel pomeriggio chiama anche un’amica che vive a Napoli dicendole che stava per realizzare il suo più grande sogno, quello di trasferirsi in Australia. Ma purtroppo quella telefonata piena di speranze, di prospettive rivolte ad un futuro oltremanica e di illusioni rivolte ad un mondo ancora tutto da scoprire si sono spezzate troppo presto. Madalina era attesa in pizzeria alle ore 19.00 ma non si presenta sul luogo di lavoro poiché la giovane muore in circostanze anomale in Via Bruno Buozzi alle ore 21.00. La morte di Madalina è sopraggiunta  ...

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Il giallo
Avvocato: "Sono stati trascurati, secondo noi, dei particolari che andavano esaminati con maggiore accortezza"
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di Angelo Barraco
 
Reggio Calabria – Il 22 Marzo, a Reggio Calabria, si terrà una messa per Madalina Pavlov. La funzione avrà luogo nella chiesa di S. Agostino in Via S. Francesco di Paola alle ore 17.30 e sarà celebrata da Padre Franco Mazzone. La morte di Madalina Pavlov, 21enne di Reggio Calabria, è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero. Tanti i dubbi e una sola certezza, una strana morte avvenuta in seguito ad una caduta da un terrazzo che risulta estraneo alla giovane. Ma chi era Madaliva Pavlov? Era una studentessa universitaria che aveva frequentato la facoltà di lingue all’Università di Messina, successivamente le sue ambizioni e le sue scelte professionali erano cambiate e aveva deciso di trasferirsi alla facoltà di Giurisprudenza della sua città. Era una ragazza dinamica e attiva nel sociale, faceva volontariato e lavorava in una pizzeria in Corso Vittorio Emanuele. Il 21 settembre 2012,  ha terminato il suo turno lavorativo alle ore 15.00, successivamente si è incontrata con il suo ex e  sono rimasti insieme fino alle 17:45 circa. Alle ore 19:00 dove recarsi a lavoro, ma quel giorno vi si recò, la sua morte avviene alle ore 21:00 di quello stesso giorno in Via Bruno Buozzi. La morte di Madalina è sopraggiunta in seguito alla caduta dal tetto che ha determinato lesioni in diverse parti del corpo. Perché è importante Via Bruno Buozzi? Perché è emerso, a seguito di attività investigative, che la giovane non conoscesse nessun inquilino del palazzo. Gli inquirenti hanno repertato inoltre un foglio con scritto “Via Bruno Buozzi” e la chiave che apre il terrazzo. In quel palazzo risiedono due funzionari di Stato e un Ginecologo, ma non risulterebbe che la ragazza abbia mai fatto visite ginecologiche in quello studio. Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo intervistato il legale della famiglia di Madalina, l’Avvocato Antonio Petrongolo, che gentilmente ci ha spiegato alcuni dettagli in merito alla vicenda e all’attività investigativa.  
 

 
 
- Avvocato, come stanno proseguendo le indagini sulla morte di Madalina?
 
Durante questi mesi abbiamo fatto dei passi importanti. Tutta l'equipe si è dedicata seriamente a questa vicenda. Anche perché noi abbiamo cercato, anche sollecitando la Procura, per quanto concerneva l’istanza di riesumazione del corpo, perché noi possiamo affermare che un tampone vaginale, ad oggi, è ancora possibile farlo perché il tempo ce lo consente. Poi è chiaro, con il percorrere degli anni questa ipotesi di prova potrebbe anche andare a smarrirsi. La stranezza è che non venne fatta all’epoca, questo è un dubbio forte che ci prende. Poi abbiamo fatto un’istanza per quanto concerne un esame grafologico sul biglietto rinvenuto, non si sa bene, se sul corpo di Madalina, in borsa  o comunque nelle prossimità, nelle vicinanze. Questo ancora non è dato chiarire perché fa parte dell’attività istruttoria che è ancora in corso.
 
- In un primo momento si era detto che tale biglietto venne trovato in tasca, vennero trovate anche delle chiavi che aprivano la porta del terrazzo…
 
Di fatto c’è questo equivoco perché, tra i beni che sono stati rinvenuti nella disponibilità di Madalina si parla di questo biglietto ma sembrerebbe che ci si riferisca al biglietto che è allegato alla chiave di accesso di apertura del terrazzo. Quindi non si capisce bene, sembrerebbe formare un corpo unico, anche se poi sembrerebbero a loro volta stati staccati. Quindi ci potrebbero essere due elementi diversi e questo ci deve anche far riflettere sul perché e sul per come Madalina avesse la chiave del terrazzo. 
 
- Per quanto riguarda la collocazione di Madalina in Via Bruno Buozzi. Madalina in quel palazzo non conosceva nessuno, c’è uno studio ginecologico e due funzionari di Stato. Per quanto si è appreso, Madalina in quello studio non aveva mai fatto visite, è una circostanza che mi conferma?
 
Diciamo che allo stato dei fatti questo è. Noi a novembre siamo stati convocati, dico siamo stati perché la Signora Cutulenco è stata sentita come persona informata sui fatti direttamente dal Procuratore, dal Sostituto Procuratore, dal Pm titolare delle indagini, tutte e tre insieme. C’è stato un confronto, sono emerse diverse situazioni che purtroppo non posso dire perché sono secretate -perché così è stato disposto- che potrebbero dare un’idea o comunque indirizzare, come effettivamente lo è ad oggi, le autorità inquirenti verso una serie di piste, che non sono poi tante, sono molto circostanziate e noi stiamo lavorando ovviamente di comune accordo, tutte le nostre attività di natura investigativa sono fortemente legate a quegli input che ad oggi la stessa magistratura ci sta dando. In occasione di un’intervista abbiamo anche fatto presente che sullo stivale di Madalina  -noi non sappiamo se questo particolare sia nella piena disponibilità della Magistratura inquirente o se sia ancora da valutare- sono state rinvenute tracce di vernice che apparentemente sembrerebbero essere vernice di pertinenza dell’autovettura Fiat 126 sulla quale Madalina ebbe a precipitare. Però noi non siamo convinti di ciò, perché la natura di quella vernice, anche se non esaminata con un esame chimico adeguato, non sembrerebbe appartenere a quella 126 perché quella macchina, ha circa 35 anni e il tipo di verniciatura di quella autovettura  era la classica verniciatura a fuoco con substrato di stucco, quindi per poter fare attrito e  poter prelevare su quella che è la parte posteriore del tacco parte della vernice, ci deve essere una caduta e compressione particolare. Quindi noi pensiamo che invece –questa è un ulteriore richiesta istanza che faremo- quella possa essere una vernice usata nell’ambito nelle imbarcazioni da diporto e quindi è possibile che Madalina, lo stesso giorno in cui è deceduta, possa essere andata sulla spiaggia e quindi magari essersi seduta su qualcuna di queste imbarcazioni che è facile trovare sul lungo mare di Reggio Calabria e questo spiegherebbe anche la presenza, all’interno della tasca di Madalina e dei bordi del pantalone, di sabbia proveniente dal lido antistante dal luogo in cui è avvenuto il fatto.
 
 
- Volevo arrivare proprio a questo, se non sbaglio era stata trovata della sabbia…
 
Esattamente, perfettamente compatibile con la sabbia –questo è un riscontro dei Ris- presente nella spiaggia  che è quasi antistante all’evento. Saranno cento metri orientativamente, metro più metro meno. 
 
 
- Avvocato, allo stato attuale qual è la posizione dei soggetti che gravitavano attorno a Madalina nelle ore precedenti al decesso?

Noi stiamo facendo uno screening a 360° di tutte le figure che circondavano Madalina…
 
 
- Quindi state riesaminando la posizione di tutti i soggetti che hanno visto Madalina il giorno della morte…
 
Non solo quel giorno ma anche prima. Stiamo di fatto, tramite il diario di Madalina e grazie ai diversi profili facebook stiamo un pochino ricostruendo, a livello anche di passaggi e di orari. Stiamo cercando di ripercorrere a ritroso quelli che sono stati gli ultimi istanti, cioè dall’ultimo istante fino ad arrivare a qualche giorno addietro poiché qualche elemento scatenante ci deve essere e stiamo puntando soprattutto su questo, cioè quale potrebbe essere stato l’input che poi avrebbe determinato l’evento. 

- Ci sono stati degli errori, secondo lei, nella prima fase delle indagini?
 
Sono stati trascurati, secondo noi, dei particolari che andavano esaminati con maggiore accortezza. Forse perché si è chiuso, almeno all’inizio, si è cercato di chiudere il caso come fosse suicidio, da una valutazione esteriore degli elementi e dei fatti stessi. Si necessitava forse di un maggiore impegno a livello investigativo che di fatto si è intrapreso dopo circa un anno, con estremo ritardo. Sicuramente con quella che poteva essere una tabella di marcia diversa.
 
- Che appello volete lanciare oggi?
 
Noi siamo fermamente convinti, ma questo è un dato di fatto, è che qualcuno sa e che si faccia avanti. Per noi è impensabile, è impossibile che Madalina, che aveva una cerchia di amici non indifferente, una voglia di vivere e soprattutto una sua attività sociale, è impossibile che non ci sia nessuno che sappia qualcosa in più che magari sarebbe utile per le indagini. Secondo noi c’è qualcuno in giro che ha qualche informazione che sarebbe utile per l’attività investigativa e che potrebbe essere di maggiore ausilio anche per quanto concerne il raggiungimento della verità stessa. Molti suoi amici si sono dileguati, qualcuno si è rifiutato, qualcuno si è barricato dietro dei “ni”, insomma ci sono state troppe situazioni strane anche a livello di brutali volta faccia, che Madalina sinceramente non meritava. 

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