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Il Commento
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di Emanuel Galea

 

Tutti ormai conosciamo la leggenda della mela lanciata sul tavolo degli sposi Peleo e Teti da Eris, dea della discordia, offesa perché non invitata al banchetto. Con malizia Eris aveva inciso sul pomo “Alla più bella”. Il resto si conosce, la furibonda lite che seguì tra Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza e Atena dea della saggezza.

Questa volta il pomo della discordia lo ha lanciato il ministro Minniti sul mare agitato del Mediterraneo e sul pomo ha inciso : ”codice per Ong”.In quel momento nel Paese c’era un acceso dibattito sul ruolo di queste organizzazioni, un immigrazione fuori controllo e degli accordi avviati con la Libia per arginare le partenze dei flussi migratori che da lì partivano.

Il ministro Delrio e i vari boldrini, saviano, i manconi e i loro seguaci sono insorti in rivolta definendo il provvedimento Minniti disumano. Qualche operatore umanitario, in un’intervista, ha reagito con veemenza tradendo  lo spirito umanitario al quale dovrebbe ispirarsi. Con le motivazioni più accampate in aria, una alla volta, le Ong stanno sospendendo le loro “attività di soccorso” ciò nonostante il flusso migratorio sulla penisola sta gradualmente entrando nella normalità.

Il capo procuratore catanese Carmelo Zuccaro ed il procuratore capo facente funzione della Procura di Trapani Ambrogio Cartosio irrompono nei sacri antri di queste organizzazioni e avviano  inchieste ed indagini  che interessano dei  volontari di Save the Children, Medici Senza Frontiera e la tedesca Jugend Rettet, tutti indagati con  l’ipotesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Che organizzazioni non governative si trovano in mezzo ad indagini investigative non è certo questa la prima volta. Il famoso settimanale televisivo di approfondimenti della Bbc “Panorama” aveva condotto un’inchiesta sulle più importanti Ong mondiali con quartiere  generale in Gran Bretagna, come Amnesty International, Save The Children e Comic Relief. I risultati dell’inchiesta , pubblicati da Enrico Franceschini, corrispondente da Londra per Repubblica, non depongono  certamente a favore di queste  Ong.

Comic Relief, l’organizzazione che fa mettere un "naso rosso" da clown ai suoi operatori che girano per i letti dei bambini malati in ospedale , si scopre che  investe milioni di sterline in fondi di investimento e  che acquistano tra l’altro azioni di aziende che producono armamenti, alcolici e tabacco.A dire poco non è certo quello che ci si aspetta da un’organizzazione umanitaria.

Amnesty International, invece, con quello che rivela l’inchiesta della BBC, chiarisce una volta per sempre, che per lo meno non tutti i volontari delle Ong prestano la loro “opera umanitaria” a zero retribuzione. Secondo la stessa inchiesta Amnesty, al suo ex-segretario generale Irene Khan, aveva concesso una buonuscita di circa euro 600.000, controvalore di 500.000 sterline.  Chi è Minniti e chi è Delrio spero che tutti lo sappiamo. Forse si sa troppo poco sulle Ong. Sono  organizzazioni  non governative, senza fini di lucro, indipendenti dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali.

Le Ong sono diverse tra di loro. Alcune hanno interessi politici, religiosi o fini sociali e si registrano per l’esenzione fiscale. Altre sono enti benefici che possono essere sia pubbliche che private e sempre con scopo di  promozione  sociale, artistica, culturale, sportiva e di altri campi delle relazioni umane. Requisito importante è il riconoscimento del Ministero dell’Interno. L'elenco delle organizzazioni riconosciute è molto nutrito e si può consultare sul sito del Ministero.

A completamento aggiungiamo che oltre alle agevolazioni legali e fiscali, i propri affiliati  godono  di biglietti a riduzione per spettacoli musicali, artistici o altre fattispecie ricadenti sotto la SIAE  nonché l'esenzione dalla licenza d'esercizio per spacci alimentari e di bevande nei locali sociali.

Le Ong hanno sempre destato curiosità e attirato l’attenzione del così detto giornalismo investigativo e d’ inchiesta e le cose che raccontano oscurano le aureole costruite intorno a queste associazioni come riportato dalla stessa inchiesta della BBC 

Rimane il fattore “finanziatori” che non è cosa da trascurare. Più è intensa l’attività delle Ong e più finanziamenti riescono a raccogliere. Nel 2016 Msf ha raccolto euro 38 milioni di fondi e le altre Ong non sono state da meno. Da precisare però, che 38/40  e anche se fossero 50/60 milioni, per le navi delle Ong che stanno ore in navigazione per giorni e mesi, sono sufficienti per coprire tutti i costi? Se non lo sono, come rimediano?

Concludendo, incrociando le dita e toccando ferro, angoscia il pensiero che tra i finanziatori di queste “emerite” organizzazioni possano esserci quelle multinazionali che sfruttano risorse minerali e petrolio della stessa gente che i volontari  cercano di salvare dalle acque del Mediterraneo e che il codice Minniti sta cercando di proteggere.


 
 

Il Commento
I Delrio, i vari Giro, Saviano, che amano tanto parlare di atto umanitario, non hanno mai pensato che l’atto umanitario non si esaurisce col dare un panino o un bicchiere d’acqua a un immigrato?
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di Emanuel Galea

Sono momenti molto difficili per l’Italia. Orfana di una classe dirigente, smarrita nel vuoto politico, preda di gruppi finanziari esteri ed invasa da una illusa generazione africana, che sogna di sbarcare nella terra del bengodi.  Paese prigioniero di meschine beghe tra gruppuscoli di politicanti che contendono la spartizione delle  poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama, che  molto probabilmente si renderanno disponibili per la primavera del 2018.

I problemi del Paese sono ben altri. Si possono sintetizzare in un hashtag : #sicurezza-lavoro-pane  e  la legalizzazione della  cannabis, per citarne una,  non sta  certo in cima ai pensieri della gente. Dopo quattro anni di una politica fallimentare portata avanti dal  sodalizio Renzi-Boschi-Alfano, dopo estenuanti e petulanti raccomandazioni  parolaie dei diversi quaquaraqua mestieranti, habitué dei  salotti televisivi, dopo le numerose proteste di  piazza contro la malsana ed improvvida decisione di affidare ai prefetti l’emergenza immigrazione, dopo che finalmente si stacca dalla sinistra, il ministro Minniti,  convertendosi al  buon senso, lanciando  un tentativo per  arginare il fenomeno “invasione”, ecco che l’uomo Delrio dice no al codice per Ong. Si smarca  così dal Presidente Mattarella e dalla stessa Ue. Alla sua crociata si iscrivono i soliti “buonisti oltranzisti”. Qualche giornale  arriva addirittura a scrivere “Una linea cui plaude il mondo cattolico ma che non è quella del Viminale”.

Ma di quali cattolici si parla se oggi, persino al Vaticano, per trovarne uno autentico bisogna cercarlo con la lanterna!
Per cortesia smettiamola con questi luoghi comuni e parliamo di cittadini a favore e cittadini contro. Delrio e i tanti “Saviano” bisogna che escano dalla loro confusione. La devono smettere di evitare il problema. La questione del contendere non è “salvare si, salvare no la gente in mare”. Non è intellettualmente onesto porre il problema in questi termini. Non c’è  alcuno che vuole lasciare morire affogati gli immigrati. Falso sviare la discussione e indirizzarla su questa piega. La discussione è quella posta finalmente da Minniti:”L’accoglienza ha un limite”. L’equilibrio , la potenzialità, una possibilità di vera e decorosa accoglienza non è illimitata.

Un’emergenza che sconvolge attualmente l’equilibrio sociale del paese è senza meno il flusso incontrollato dell’immigrazione.
Dopo tante reticenze, finalmente si deve riconoscere al ministro Minniti fermezza e delle iniziative che anche se timidamente, iniziano a  dare i primi risultati.

Tutto ciò non va a genio  all’uomo Delrio , che ha detto NO e a lui si sono accodati i  buonisti ad oltranza della confraternita delle solite pietà pelose.
Insistono con il salvataggio, che nessuno nega, ma evitano di parlare di accoglienza.

Il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, oramai  in attrito con Minniti ha dichiarato: “Se c'è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato ad  usarla per salvare vite umane”. Invece quello che ci si domanda è se nell’accordo Triton ci sia qualche clausola che autorizzi anche le Ong, a portare gli emigranti direttamente nei porti italiani oppure trasbordarli su navi italiane e cosa  vieta ad ogni Ong di sbarcare i propri salvataggi nei porti della propria bandiera?

Mario Giro, vice ministro degli Esteri,  esponente di spicco della Comunità di Sant’Egidio si accoda a Graziano Delrio e sempre a sproposito e dribblando anche lui il problema dichiara: “Le nostre navi continueranno a raccogliere i migranti. Sarebbe auspicabile, anche quelli ospitati da imbarcazioni bloccate dalla Guardia costiera libica, quando le nostre imbarcazioni siano in condizione di poterlo fare. Perché riportarli in Libia, in questo momento, vuol dire riportarli all'inferno”. Stiamo con il buon senso di Minniti quando dice “L’accoglienza ha un limite”. Riportarli in Libia, dice Mario Giro, vuol dire riportarli all’inferno, invece abbandonarli in mano al racket, allo spaccio , costringerli a stanziare all’uscita di supermercati, parrocchie e ristoranti elemosinando un tanto per un caffè, un mezzo panino, per Giro sarebbe un paradiso. Farli vivere ammucchiati nei parchi, nelle stazioni, nei giardini, coperti di cartone e di stracci in mezzo all’immondizie, per Giro sarebbe quello che ogni immigrato sogna.

I  Delrio, i vari Giro in giro, i tanti Saviano che amano parlare di atto umanitario, non hanno mai pensato che l’atto umanitario  non si esaurisce col dare un panino o un bicchiere d’acqua a un immigrato?
Hanno mai pensato questi apostoli dell’ultima ora, che i baldi giovani che sbarcano sulle coste italiane, e non per caso che parlo di baldi giovani e non di donne e bambini che non vedo e di cui  sento solo parlare sui giornali, ripeto hanno mai pensato i nostri sammaritani ad orologeria, invece delle belle parole,  di aiutarli ad alzarsi in piedi,  ad insegnargli a  camminare con le loro gambe, e le comunità internazionali, anziché  imporgli i soliti contraccettivi come primi aiuti, perché non forniscono loro , sul posto, a casa loro,  una scolarizzazione gratuita e completa dalle  elementari all’università per formare una classe dirigente capace di prendere in mano il governo delle loro realtà e,  anziché affrontare la morte sulle onde del Mediterraneo, con coraggio sfidare  i poteri corrotti che stanno sfruttando uomini e risorse?

Le conquiste non si ottengono scappando. Le piazze del Venezuela dei giorni nostri, l’insurrezione ungherese del 1956, la rossa primavera di Tienanmen, protagonisti studenti e lavoratori cinesi, le proteste di piazza contro Erdogan, il conflitto fratricida della guerra spagnola 1936-39 ed altri esempi come lo stesso movimento partigiano, un appendice della guerra di liberazione, ed infine l’eroico esempio di Nelson Mandela, una vita a difesa dell’uguaglianza e della libertà del popolo sudafricano, sono tutti esempi  che testimoniano   che la libertà vale pur  una lotta.
 

Il commento
E intanto la "presidenta" sfoggia il suo bikini nella spiaggia presidenziale
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di Roberto Ragone
 
 
Come volevasi dimostrare. Una piccola punta di iceberg spunta all’orizzonte, su quel Mussai Zerai, prete eritreo ‘amico dei clandestini’, ‘numero verde’ delle ONG, amico di Laura Boldrini. La quale signora presidenta della Camera dei deputati si esibisce in due pezzi sulla spiaggia di Castelporziano, la spiaggia dei presidenti della Repubblica italiana: purchè non ci faccia l’abitudine e non sia un funesto presagio per tutti noi. Avere una Boldrini come un Napolitano 2 sarebbe una vera catastrofe. Non per le persone, in sé degnissime, ma per le idee e le alleanze che esse esprimono, che non sempre sono in linea – anzi, mai – con le vere esigenze di questa nazione vituperata, distrutta, tradita, calpestata, svenduta, insultata, inquinata, trivellata, bruciata, derubata, corrotta e corruttrice suo malgrado, sottoposta alle più indegne dittature, più o meno striscianti, in mano alla peggior classe politica della sua memoria.
 
Insomma, quello che ipotizzavamo qualche giorno fa si è avverato, cioè un’indagine della magistratura italiana su di un personaggio che sulla carta dovrebbe godere di potenti protezioni, stanti le sue relazioni e la sua missione ‘umanitaria’. “Aiuto solo a salvare vite” si difende il sacerdote che collega i clandestini agli scafisti,  indagato dalla magistratura italiana; mentre si scopre che i poverissimi possono godere di un ‘prestito umanitario’ per racimolare il denaro che procuri loro un posto sul gommone di turno. Bisogna vedere quali sono i rapporti fra don Zerai e gli scafisti, o quelli che tali personaggi comandano e gestiscono. Lo scudo umanitario, sfruttato sia dalle ONG, che finalmente forse dovranno rispondere ad un regolamento, chiamato a discolpa ogni volta che si raccolgono ‘naufraghi’ nelle acque libiche, e che si sbarcano nei porti italiani, -  pur se la legge del mare parla dei porti più vicini,-  pare che sia tirato in ballo anche da questo prete intraprendente.
 
Angelo o diavolo? Purtroppo dietro tutta l’operazione esodo ci sono tanti, ma tanti soldi, per chiunque se ne voglia impicciare, a qualsiasi titolo, da Buzzi in su, o in giù, ed ogni sospetto è legittimo. ‘Rendere più della droga’, o degli appalti pubblici, prefigura una massa di decine, o centinaia di milioni di euro, che non si sa in che tasche vadano, visto che noi ne percepiamo solo un’ombra. Nel frattempo pare che il problema Tiziano Renzi, come previsto ampiamente, si avvii verso un’archiviazione, o qualcosa di simile, che comunque permetta l’impunità al papà di Renzi per le sue – presunte – mancanze. E questo riguarderà anche i danni collaterali, quelli che hanno coinvolto anche il generale Del Sette e il ministro dello Sport Lotti. Ma la notizia che riporta ‘Libero’ è decisamente contro ogni aspettativa: pare infatti che il libro ‘di Renzi’ sia un grande successo, di vendita, almeno, se non letterario, per cui abbiamo i nostri dubbi che sarà presentato al prossimo Premio Strega. Un libro che praticamente s’è scritto ‘da solo’, visto l’impegno che una tale impresa comporta, quando affrontata in prima persona, cosa di cui – ci perdoni don Matteo la franchezza – dubitiamo che abbia avuto il tempo, dati i suoi molteplici e quotidiani impegni predicatori, tutti tesi a creare in seno al ‘suo’ partito una controcorrente totalmente renziana, anche se ancora con la consistenza di un’ameba. Ancora più incomprensibile il consenso di pubblico che suscitano le ‘presentazioni’ di quel libro, che, un po’ come ‘Mein Kampf’, descrive, o dovrebbe farlo, l’ideologia renziana, posto che questo termine – ideologia -  non sia esagerato. Dopo un referendum perso 60 a 40, si presupponeva che gli Italiani tenessero conto della mancanza improvvisa di credibilità dell’ex premier: ma evidentemente ci meritiamo ciò che abbiamo. L’altra ipotesi è che i dati siano truccati, e che gli acquirenti del libro siano donne che tengono più alla dedica e al conseguente selfie, che al contenuto del libro stesso. Insomma, una maniera per conquistare un trofeo, seppur non proprio fresco e profumato, come un pesce dopo tre giorni. 
L'approfondimento
E’ in dirittura d’arrivo in Parlamento il disegno di legge sulla finanza islamica
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di Emanuel Galea

 

Dell’immigrazione si è detto di tutto e di più: povera gente che scappa dall’orrore delle guerre, popoli stremati dalla siccità che cercano asilo altrove, popolazioni perseguitate per la loro fede politica o religiosa, particolari gruppi etnici e sociali vittime di ostilità che fuggono in cerca di rifugi sicuri.
Tutto questo ce lo siamo sentiti raccontare, cucinato in mille salse, ma le vere ragioni che hanno causato lo stato emergenziale in cui ci troviamo oggi, anche se  si sospettavano da tempo, stanno uscendo fuori alla luce di nuove rivelazioni: clandestini, profughi, rifugiati e immigrati economici sono entrati tutti a far parte di un progetto, un mosaico, per tempo da molti negato ma che oggi davanti alla “tragedia che incombe” non possono più tacere.

Con la sua solita  precisione e competenza , Emma Bonino, già  ministro degli affari esteri nel Governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, intervenendo alla 69sima Assemblea generale di Confartigianato, ha svelato quelli che per noi sono i segreti di Pulcinella e cioè : “All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”. Proseguendo nel suo intervento la Bonino ha aggiunto : “E dal 2014-2016 che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. Disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato.” Che questo accordo sia stato firmato e da chi, sarà materia per le discussioni di domani ed i giorni successivi. Intanto precisiamo che non è vero che “siamo stati noi”, noi chi? Siete stati voi, sono stati “loro”. Quello che desta sospetti, e le illazioni non mancano, è che ogni accordo implica un “do ut des”, e si vuole far intendere che la partita di scambio per questo accordo è stata la flessibilità sui nostri conti. Cioè a Bruxelles avrebbero chiuso un occhio sui nostri deficit di bilancio.
Ancora fresche in memoria le esaltazioni di Matteo Renzi che vantava di aver convinto Bruxelles ad approvare la manovra del Governo. Non ci siamo scordati “il successo di Renzi” per avere “strappato” dall'Unione europea, per il 2016 un 'bonus' flessibilità da 14 miliardi di euro, pari ad uno 0,85% del Pil. Oggi è tutto chiaro alla luce di quello che sta emergendo.

Finanza Islamica in Italia
Abbiamo iniziato questo discorso dicendo che l’immigrazione  è un progetto, un mosaico. A quello che in un certo modo ha rivelato la Bonino, aggiungiamo un altro tassello al mosaico. Un’altra pennellata e il quadro immigrazione assumerà un’altra valenza. E’ in dirittura d’arrivo in Parlamento il disegno di legge : “Disposizioni concernenti il trattamento fiscale delle operazioni di finanza islamica” presentato 18 mesi fa da Maurizio Bernardo, presidente della VI Commissione Finanze. La  missione che si è prefissato Bernardo è incentivare l’ingresso di investimenti dai Paesi del Golfo. A questo fine la proposta di legge prevede all’imposizione fiscale, l’applicazione degli strumenti finanziari tradizionali (mutuo, obbligazione) compatibile con la scienza giurisprudenziale islamica, sharia compliant dice la proposta di legge. Questo concetto è ben esposto all’articolo n.1 della proposta dove si legge testualmente: “regola il trattamento tributario delle operazioni finanziarie poste in essere osservando i principi della legge islamica, la shari’ah, al fine di assicurare un’imposizione fiscale equiparata a quella delle operazioni finanziarie convenzionali”.  


Se la proposta diventasse legge, si introdurrebbe nella  legislazione della Repubblica “principi della legge islamica”, invertendo così il concetto di integrazione e cioè anziché essere  l’ospite che si integra nel paese ospitante diventerebbe tutto l’inverso: l’oste che si integra all’ospite. Il cittadino italiano sarebbe chiamato a familiarizzare con i sukuk -“certificati di investimento islamico” ed altri strumenti innovativi. Marcello Bernardo preme sull’acceleratore perché dopo la Brexit, molti capitali islamici si traslocherebbero da Londra ed emigrerebbero in altri lidi e così  spera di attirarli in Italia.
Inoltre, secondo uno studio di Bankitalia, la comunità islamica nel paese conta 1.6 milioni di persone e secondo alcune proiezioni potrebbe raddoppiare entro il 2030. Il proponente dell’iniziativa e per lui il governo, è convinto che il raddoppio potrebbe «garantire una maggiore raccolta di liquidità dalla comunità islamica».
Il bel discorso dell’accoglienza, dell’integrazione qui assumerebbe un’altra luce. Per il governo l’accoglienza non sarebbe altro che una opportunità di business, un flusso di denaro proveniente da Paesi arabi da intercettare. In questo stratagemma Bruxelles non dovrebbe essere estranea, quell’Europa che sbattendo le porte in faccia al Belpaese le ha fatto l’elemosina di una manciata di milioni, il prezzo dell’umiliazione. E’ il caso di dire che dopo la beffa l’insulto. Ora si spiegherebbe perché la via libera agli sbarchi incontrollati, la via libera ai centri di accoglienza, l’accondiscendenza ai sorrisi dei burocrati d’oltre alpi.
 Riprendendo il discorso della proposta dell’esponente centrista mi preme precisare che ci sono tre operazioni finanziarie non considerate nell’ordinamento italiano e che potrebbero esordire nel nostro Paese se fosse approvato il testo. Queste sono:   la Murabaha (la contrazione di un mutuo), l’Ijarah  e l’Istisna’ (la stipula di contratti di leasing finanziari e operativi) . All’obiezione che questi operazioni legate alla finanza islamica , come la zakat (la tassa per il culto) che gli intermediari islamici sono obbligati a versare, potrebbero in qualche modo, finire a finanziare il terrorismo religioso, il proponente replica che la vigilanza spetterà alla Banca d’Italia visto che si tratta del decreto istitutivo dell’Uif, (l’unità di informazione finanziaria). Dopo i precedente delle banche fallite con tutto quello che hanno comportato la figura di Bankitalia non è che abbia  brillato e la sua vigilanza in questi casi specifici non  rasserena certo gli italiani.

Lo stato di fatto delle cose Scrivevo all’inizio che nell’immigrazione non esisteva alcuna emergenza. Esiste solamente un piano, un progetto, in parte concordato con Bruxelles ed in parte studiato dai burocrati indigeni  ed è in corso di opera su tutto il territorio. Secondo Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Ucoii, grazie alla Qatar Charity sarebbero stati raccolti 25 milioni di euro in tre anni, poi utilizzati per la costruzione di 43 moschee, come quelle di Ravenna, Catania, Piacenza, Colle Val d’Elsa, Vicenza, Saronno e Mirandola.
La Qatar Charity ha il monopolio dei finanziamenti dell’Islam europeo, ma finanzia quasi esclusivamente la galassia della Fratellanza musulmana,
"Altro grande finanziatore dell'Islam italiano è l'Arabia Saudita     
Il governo turco, tramite il ministero degli affari religiosi, sostiene il Ditib: organizzazione ufficiale dei musulmani.
Il Marocco fornisce imam e finanzia le sue comunità in Italia, tramite la tesoreria di Stato marocchina .
Massimo Campanini, docente di Storia dei paesi islamici a Trento spiega che la Fratellanza ha un fine preciso cioè “quello di islamizzare la società e pervenire nel lungo periodo alla realizzazione di uno Stato islamico".Milioni di finanziamenti arrivano in Italia da Stati esteri per le moschee, scuole coraniche e centri di culto.

 

Chi controlla cosa? Oggi sentire dire “quote chiuse”, “rimandiamo indietro i non aventi diritto” sanno più di una presa in giro che gli italiani non meritano. E’ un’offesa grave e potrebbe essere lavata solamente prossimamente nella cabina elettorale.
 

Il decreto Minniti-Orlando supera con 240 voti a favore, 176 voti contrari e 12 astenuti il passaggio alla Camera
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Redazione

Una soluzione strutturale di lungo periodo secondo la maggioranza, un provvedimento autoritario che lede le garanzie giuridiche per l'opposizione. Il decreto Minniti-Orlando sul contrasto all'immigrazione irregolare, supera con 240 voti a favore, 176 voti contrari e 12 astenuti il passaggio alla Camera e viene definitivamente approvato, dopo il sì dato dal Senato lo scorso 29 marzo. E a Montecitorio, come era avvenuto due settimane fa a palazzo Madama, il governo ha blindato il decreto ponendo la fiducia, per scongiurare incidenti di percorso, visto che l'effetto del provvedimento, emanato dal Cdm il 17 febbraio, sarebbe scaduto la prossima settimana.
 
Mai in questa legislatura una votazione sulla fiducia alla Camera aveva ottenuto un numero di consensi così ridotto.Composto da 23 articoli, la cui finalità principale, come hanno precisato il ministro dell'Interno e della Giustizia, è rendere più rapido l'esame delle domande di asilo, istituendo delle sezioni di tribunale specializzate in materia di immigrazione e asilo. Molto discussa e contestata dall'opposizione è stata un'altra norma-cardine del decreto: l'abolizione del secondo grado di giudizio nel caso la richiesta di protezione internazionale sia stata respinta dal tribunale competente.Contro i paragrafi F e G dell'articolo 6, si sono schierati infatti diversi giuristi (oltre che le associazioni di volontariato che assistono i migranti) dichiarando che la norma collide sia con gli articoli 24 e 111 della Costituzione (Giusto processo con i tre gradi di giudizio e diritto alla difesa), sia con l'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti umani (diritto al contraddittorio).
 
Per la determinazione dell'accoglimento della domanda di asilo, le nuove disposizioni prevedono inoltre un rito camerale senza udienza, nel corso della quale il giudice si limiterà a prendere visione della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale. La legge attribuisce al Csm il compito di predisporre un piano straordinario di applicazioni di magistrati per coprire le esigenze delle nuove sezioni specializzate. In ciascun tribunale distrettuale potranno essere applicati al massimo 20 magistrati per 18 mesi, rinnovabili di ulteriori 6 mesi. Inoltre il ministero dell'Interno sarà autorizzato a assumere fino a 250 impiegati a tempo indeterminato per il biennio 2017-2018, da destinare agli uffici delle Commissioni territoriali o nazionale. Il ministero della Giustizia potrà a bandire concorsi per l'assunzione di 60 funzionari da assegnare al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Sarà incrementato di 20 unità il personale per l'Africa delle sedi diplomatiche e consolari, per le accresciute esigenze connesse al potenziamento della rete nel continente africano, derivanti anche dall'emergenza migratoria. E' previsto inoltre un aumento di spesa per l'invio in Africa di personale dei Carabinieri per la sicurezza delle ambasciate.
Cronaca
Lodi: "Io comunque non mi fermo e andrò avanti più deciso e più determinato"
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di Andrea Barbi

FERRARA - "Un successo per i cittadini, che sono riusciti, almeno per il momento, a bloccare l’arrivo di altri immigrati nella loro via" queste le parole di Nicola Lodi responsabile della Lega Nord di Ferrara per l'immigrazione dopo aver ricevuto una denuncia da parte dei carabinieri di del capoluogo proprio per quella protesta che secondo i militari, non essendo stata autorizzata, comporterebbe una violazione delle norme sulle riunioni o sugli assembramenti pubblici.


Una decisione, però, che a quanto sembra non spaventa affatto l’agguerrito Lodi: "Sono orgoglioso di questa nuova querela che gli avvocati contesteranno. - dichiara il responsabile della Lega - Io comunque non mi fermo e andrò avanti più deciso e più determinato". Lodi ha poi aggiunto, in riferimento ai suoi detrattori locali: "Il Pd anziché attaccare il sottoscritto e sperare in qualche querela a mio carico pensi di più al suo futuro oramai in declino.”

La vicenda - Tutto è iniziato quando gli abitanti di una piccola frazione di Ferrara dove sono già ospitati 13 richiedenti asilo si sono allarmati alla notizia dell’ arrivo di un nuovo gruppo di 14 immigrati spostati dal centro storico di Ferrara, dove hanno creato problemi per il loro comportamento al vicinato, che sarebbero stati spostati in un casolare disabitato da circa un anno appartenente allo stesso proprietario dell’edificio nel quale ora risiedono, il dott. Fantini. Il Fantini infatti a seguito delle continue lamentele ricevute dai residenti della centralissima via Cavour, a pochi passi dal lussuoso Hotel Astoria, dove possiede diversi immobili nei quali da qualche mese ospita tramite la cooperativa sociale “VIVERE QUI” con sede a Vigarano Mainarda, piccolo comune a pochi chilometri dalla città estense e presieduta dal sig. Thomas Kuma, ha pensato di spostare il problema in periferia, in una zona meno esclusiva e lontana dagli occhi dei facoltosi clienti dell’hotel più esclusivo della città. I problemi deriverebbero dal comportamento dei sub sahariani alloggiati nelle strutture di sua proprietà, tutti giovani uomini provenienti in gran parte dalla Nigeria. Secondo le testimonianze, raccolte fra i residenti della zona storica, i ragazzi si lasciano andare, durante qualsiasi ora del giorno e della notte, a comportamenti maleducati, per usare un eufemismo, come orinare sui muri interni ed esterni dell’edificio che li ospita, sputare continuamente sulle scale interne del condominio e all’esterno sulle automobili parcheggiate, lasciare sui marciapiedi lattine e bottiglie di birra vuote, dopo averle consumate; per non parlare delle urla e degli schiamazzi, spesso dovuti allo stato di ebbrezza di taluni e del via vai di connazionali, non facenti parte della gruppo. Così Fantini in accordo con la suddetta cooperativa ha deciso di spostare i migranti in un’altra struttura di sua proprietà, un casolare sito in via Spinazzino a San Bartolomeo in Bosco. In quella piccola frazione di poche centinaia di abitanti, come sopra anticipato, risiedono già altri richiedenti asilo seguiti dalla medesima cooperativa e alloggiati proprio nella stessa via dell’edificio in questione.

La protesta -
Lo scorso sabato 4 Marzo alcuni residenti di quella via hanno visto un furgone scaricare dei mobili presso il casolare abbandonato e hanno pensato di chiamare subito Naomo Nicola Lodi, il responsabile per l’immigrazione della lega nord di Ferrara, il quale in pochi minuti è arrivato sul posto e coadiuvato da 2 militanti ha montato un piccolo gazebo in un’ area prospiciente la casa di via Spinazzino, ma su suolo pubblico e nel giro di un paio d’ore i residenti della zona (nessuno dei quali iscritto alla Lega Nord) hanno spontaneamente portato cibo bevande e cartelloni improvvisati con vecchie lenzuola sui quali hanno scritto con bombolette spray moniti per manifestare il proprio dissenso. Si è creato così, per volere dei cittadini un sit in, formato da una ventina di persone contro l’ennesima decisione presa dall’alto senza nemmeno ascoltare le esigenze della cittadinanza. Per correttezza le forze dell’ordine nella fattispecie carabinieri e polizia municipale sono stati avvisati dallo stesso Lodi ai quali hanno fatto seguito alcuni giornalisti delle testate locali. La manifestazione si è protratta da mezzogiorno fino alla serata di sabato senza particolari momenti di tensione è ha ottenuto la promessa da parte del padrone di casa, anch’egli arrivato sul posto, di non scaricare i problemi di Ferrara su quel piccolo angolo di campagna emiliana, viste le forti proteste dei residenti, i quali hanno ribadito che la famosa quota stabilita per legge di 3 “profughi” per ogni mille abitanti è già stata ampiamente superata.
 

Novità da Palazzo Chigi
Secondo il presidente del Consiglio, il governo rende "più rapidi i processi di concessione del diritto d'asilo ai rifugiati
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Nel decreto approvato oggi dal consiglio dei ministri si prevede un pacchetto di misure sull'immigrazione. Con il decreto andiamo, ha sottolineato Minniti, verso "un nuovo modello di accoglienza: l'Italia ha fatto grande sforzo, siamo orgogliosi, ora il paese va più orientato verso un'accoglienza diffusa, perciò abbiamo fatto un patto con l'Anci e si lavora per avere in tempi ragionevoli una progressiva diminuzione dei grandi centri d'accoglienza".

Secondo il premier, Paolo Gentiloni, il governo rende "più rapidi i processi di concessione del diritto d'asilo ai rifugiati, più trasparenti i meccanismi di accoglienza facilitando con diverse misure i meccanismi necessari per i rimpatri". "L'obiettivo strategico non è chiudere le nostre porte ma trasformare sempre piu' i flussi migratori da fenomeno irregolare a fenomeno regolare, in cui non si mette a rischio la vita ma si arriva in modo sicuro nei nostro paesi e in misura controllata".

"Ci teniamo molto stretti i nostri valori umanitari e dell'accoglienza e rivendichiamo il lavoro fatto in questi anni perché credo che l'Italia abbia fatto un buon curriculum nonostante le difficoltà ed i numeri da fronteggiare. Abbiamo negli ultimi anni in un certo senso indicato la strada all'Ue, ora bisogna rendere effettivo il principio di condivisione dell'onere dell'accoglienza".

Nel decreto approvato si prevede anche il daspo urbano. "Non ci sono nuovi reati né aggravanti di pena ma misure come la possibilià di applicare in modo più ampio quello che si applica nelle manifestazioni sportive - spiega il ministro Minniti -: davanti a reiterate violenze sportive c'è il daspo, di fronte a reiterati elementi di violazione di alcune regole sul controllo del territorio le autorità possono proporre il divieto di frequentare il territorio in cui sono state violate le regole". 

Pugno duro
Il presidente Usa non arretra di un passo
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USA - Donald Trump non arretra di un passo, nonostante il caos e le proteste negli Stati Uniti e nel mondo contro il giro di vite sull'immmigrazione del neo-presidente Usa. "Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo - un caos orribile!", afferma in un tweet

Mentre arrivano i primi ricorsi contro la misura del tycoon. E dopo la presa di posizione di Francois Hollande (che ha invocato "fermezza" contro la scelta di Trump) arrivano le dichiarazioni di Angela Merkel e del premier italiano Paolo Gentiloni. Per Angela Merkel lo stop agli ingressi in Usa dei rifugiati provenienti da alcuni paesi "non è giustificato". La cancelliera tedesca, ha spiegato il portavoce Steffen Seibert, "è convinta che anche la necessaria lotta al terrorismo non giustifica" una misura del genere "solo in base all'origine o al credo" delle persone. "L'Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell'Europa". Così il premier Paolo Gentiloni su twitter.

La Casa Bianca difende l'ordine esecutivo di Trump: "Non è caos", ha detto alla Nbc il capo dello staff Reince Priebus, aggiungendo che ieri 325 mila viaggiatori sono entrati negli Usa e solo 109 sono stati fermati. "Gran parte di loro sono usciti. Abbiamo ancora una ventina di persone che restano detenute", ha sostenuto, prevedendo che saranno presto rilasciate se sono in regola.

L'aeroporto Jfk di New York, la principale porta d'ingresso per i passeggeri internazionali, sta diventando il simbolo del caos ma anche della protesta scatenata dall'ordine esecutivo con cui Donald Trump ha sospeso temporaneamente l'arrivo di tutti i rifugiati e delle persone provenienti da sette Paesi islamici. Diverse centinaia di persone stanno manifestando da ore contro il provvedimento e per la liberazione dei passeggeri detenuti in base al nuovo bando. ''Lasciateli entrare, lasciateli entrare'', gridano, mostrando cartelli e striscioni con slogan come ''No ban, no wall''. Tra loro anche l'attrice americana Cinthia Nixon, nota per il suo ruolo nella serie Sex and the City, e due deputati democratici di Ny, Jerry Nadler e Nydia Velasquez. Intanto il regista Michael Moore, sempre in prima fila nelle proteste anti Trump, ha invitato via twitter ad andare al terminal 4 dello scalo, epicentro della contestazione. Il traffico e' rallentato, la polizia presidia.

Intanto Ann Donnelly, giudice federale di New York, ha emesso un'ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all'ordine esecutivo emanato dal presidente Donald Trump, che ha congelato gli arrivi da quei paesi per tre mesi. L'ordinanza di emergenza del giudice Donnelly annulla una parte dell'ordine esecutivo del presidente Donald Trump sull'immigrazione, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possono essere rimandate indietro nei loro paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti ne' ha emesso un verdetto sulla costituzionalita' dell'ordine esecutivo del presidente.

I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l'ordine della Casa Bianca hanno detto che la decisione, arrivata dopo un'udienza di urgenza in una corte di New York, potrebbe interessare dalle 100 alle 200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell'ordine esecutivo che il presidente Donald Trump ha firmato venerdi' pomeriggio, una settimana dopo il suo insediamento.

Zarif, reciprocità ma non retroattiva - "A differenza degli Usa, la nostra decisione non è retroattiva", ha detto il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif in riferimento alla decisione dell&rsquoIran di applicare il principio di reciprocità dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere i visti per i cittadini iraniani. "Coloro che hanno già un visto valido iraniano saranno accolti volentieri". "Pur rispettando i cittadini americani e facendo differenza fra loro e le politiche ostili del governo statunitense, l'Iran ha dovuto prendere misure reciproche per proteggere i propri cittadini".
 

Cronaca
La Polizia di Forlì ha denunciato 41 persone, tutti albanesi e maggiorenni
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di Angelo Barraco
 
Forlì – L’immigrazione è un meccanismo che induce numerosi soggetti a dislocarsi dal luogo d’origine per cercare fortuna, lasciando alle spalle i dolori che hanno marchiato per sempre quelle terre che un tempo erano il cuore pulsante di cultura e civiltà, successivamente rase al suolo da guerre e uomini spietati che rimangono nascosti con un mitra dietro un muro e sono pronti ad uccidere una donna o un bambino anche per un semplice battito d’ali di una mosca senza alcuna pietà. Situazioni che spingono intere famiglie a sfidare la vita con l’obiettivo unico di cambiarla, avendo come unico riferimento un “Caronte” che li traghetterà verso una meta tanto ambita quanto distante. Trafficanti che impongono l’Aut aut con il “denaro della salvezza”  attraverso il quale un barcone diventa l’unica alternativa al cambiamento ed entra in un sistema macchinoso in cui le vittime di tutto ciò vengono mercificate dalle istituzioni. Donne, uomini e bambini che si lasciano alle spalle uno strascico di dolore e un copioso numero di morti vittime delle guerre e della povertà, puntando lo sguardo verso il futuro e la crescita che daranno loro quelle tanto desiderate mete che consentiranno loro di piantare nuovamente le radici che con forza e con lacrime amare sono stati costretti ad estirpare dalla terra natia. Ma non sempre il fenomeno dell’immigrazione viene vissuto con dolore e sofferenza e non sempre il lavoro delle forze istituzionali atto ad arginare il fenomeno dell’illecito traffico di esseri umani viene  valorizzato poiché vi sono soggetti che mirano spudoratamente al guardagno, sfruttando uno Stato letteralmente messo in ginocchio dal fenomeno immigrazione che oggettivamente non riesce ad arginare attraverso i mezzi di cui dispone. La Polizia di Forlì ha denunciato 41 persone, tutti albanesi e maggiorenni, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravata, truffa aggravata in danno di ente pubblico, abbandono di minore aggravato. Sono stati denunciati 25 minorenni per truffa. Costoro sono giunti in Italia accompagnati da adulti che spesso erano parenti o genitori, per motivi turistici. Successivamente però si sono presentati presso i servizi sociali dei Comuni e hanno asserito di essere stati abbandonati e quindi di non avere nessuno con loro in Italia. Secondo la legge vigente in Italia, i minori entrati in territorio nazionale sono considerati  "minori stranieri non accompagnati” e nei loro confronti vengono adottati i provvedimenti di tutela di competenza del Tribunale dei Minori e del Giudice Tutelare del Tribunale. Viene inoltre rilasciato un permesso di soggiorno e al compimento della maggiore età il giovane risulta "Minori stranieri accompagnati: rilascio del permesso di soggiorno alla maggiore età”. Qualora il giovane non dovesse essere adottato, può ricevere l’autorizzazione per la permanenza territoriale se ha preso parte almeno per due anni ad un progetto di integrazione sociale e civile gestito da enti privati o pubblici. Il sistema utilizzato a Forlì è ormai noto alle forze dell’ordine. Le prime indagini sono partite nel novembre del 2015, quando la squadra mobile di Forlì-Cesena, a seguito di accurate indagini, ha individuato in Emilia-Romagna 587 minori non accompagnati da adulti. Il tema migranti tiene in scacco l’intera Europa, creando tensioni tra i diversi paesi che sono spinti ad adottare misure diverse per fronteggiare un fenomeno in larga espansione. E mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel volerà in Africa per tre giorni per toccare con mano “la politica dell’immigrazione” puntando a nuovi accordi e stimoli finanziari, i dati marzo 2015 e marzo 2016 riportano un flusso migratorio record in Gran Bretagna. L’Ons rivela ci sono stati circa 327.000 ingressi. E mentre la Gran Bretagna gioisce per la ricchezza che danno loro i flussi di stranieri nella loro tanto amata e ricca terra, il premier Viktor Orban annuncia il risultato del referendum che ci sarà in Ungheria sulla redistribuzione dei profughi in Europa: “Lanceremo un messaggio a Bruxelles: non si può fare politica contro la volontà della gente”. Orban sostiene che va posto un freno ai flussi migratori al confine con l’UE, creando una “gigantesca città dei profughi” in Libia o altrove in Nord Africa dove poter ricollocare i migranti entrati in Europa clandestinamente. Oban ha detto: “Volete che l'Unione europea possa prescrivere l'insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?”. Senz’altro una posizione dura e senza mezze misure, ma in Italia com’è la situazione? Dai dati Istat dell’anno 2016 si apprende che in Italia vi sono circa 5 milioni e 54 mila stranieri che rappresentano l’8,3% della popolazione totale. Ma l’immigrazione è un problema che fa storcere il naso a molti e alcune forze istituzionali, come il presidente della regione Lombardia Giovanni Toti, esternano il loro disappunto sulla questione sui social “Dopo la tragedia di Ventimiglia, ci mancava solo questo. A Genova, in via XX settembre, verranno ospitati 30 immigrati nel palazzo del Mercato Orientale, nella via storica e monumentale della città. Con tutto il rispetto delle istituzioni, ci sembra un'idea sciagurata!?”. Il Premier Renzi invece, nel corso di un vertice ha commentato così la questione: “Va bene l'attenzione alle regole e noi le rispettiamo, ma possiamo dire che queste non funzionano e lavorare per cambiarle. Noi non possiamo fare la foglia di fico ai problemi degli altri: io non sono fico e non sono foglia; noi non vogliamo far finta di nulla. L'Italia vuole più Europa, ma vuole Europa diversa e su questo si fa sentire” ha aggiunto poi “Sull'immigrazione il punto non è che noi vogliamo accogliere e loro no. Se è giusto salvare tutti in mare, non è giusto accogliere tutti solo in Sicilia e Puglia. Noi siamo italiani, quindi generosi, però non possiamo lasciare che un problema come l'immigrazione esploda per l'incapacità dell'Europa” e ha proseguito dicendo nel corso di un’intervista all’emittente Rtv38 che “noi come Italia crediamo fortemente che l'Ue abbia un futuro però bisogna fare le cose sul serio perché di eventi scenografici non sappiamo che farcene". Renzi ha parlato del vertice europeo di Bratislava sottolineando che "sull'immigrazione non si può continuare così, che nessuno fa niente in Africa, centinaia di migliaia di persone partono e il cerino viene lasciato in mano all'Italia”.
Cronaca
Il padre ricorda che “Quando la barca si e' rovesciata, ho preso mia moglie e i miei bambini tra le braccia ma mi sono accorto che erano morti”
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di Angelo Barraco

Roma – Un corpicino abbandonato alle flebili onde del mare che si scagliavano sulla riva, una maglietta rossa leggermente alzata, scarpe perfettamente allacciate e il silenzio di una vita interrotta bruscamente. Questa era l’immagine del piccolo Aylan Kurdi che il mondo conosceva, morto annegato insieme alla madre Rehan di 35 anni e al fratellino Galip di 5 anni, sulla spiaggia di Bodrum, sulla costa egea della Turchia dopo che la barca su cui viaggiavano si era ribaltata. Un viaggio della speranza che avrebbe dovuto cambiare le sorti di una famiglia ma così non è stato poiché quella traversata su un fatiscente gommone, per un viaggio  di appena cinque chilometri, che li avrebbe dovuti condurre da Bodrum all’isola greca di Kos, ha spezzato quelli che erano i progetti e i sogni di una famiglia che ha sfidato il mare impetuoso e ha affidato le proprie sorti e il proprio destino a gente senza scrupoli che li ha catapultati su barconi fatiscenti. La famiglia aveva pagato 4000 euro per quel viaggio e il padre ricorda che “Quando la barca si e' rovesciata, ho preso mia moglie e i miei bambini tra le braccia ma mi sono accorto che erano morti”. La foto del piccolo Aylan è stata scattata dalla giornalista Nilufer Demir, dell’agenzia di stampa turca Dogan “L'unica cosa che potevo fare era far sentire suo urlo al mondo” ha dichiarato e in un primo momento la politica ha alzato la voce sul tema immigrazione, sottolineando che non sarebbe mai più successa un’altra tragedia del genere: ma cosa è cambiato? Abdullah, padre del piccolo Aylan, denuncia che la situazione resta difficile per i migranti diretti in Europa “Dopo la morte della mia famiglia i politici hanno detto: mai più! Ma cosa succede adesso? Le morti continuano e nessuno fa niente”. Per la morte della sua famiglia, nel mese di marzo il Tribunale Turco ha condannato 2 cittadini siriani a 4 anni e 2 mesi, accusati di essere gli scafisti di quella traversata mortale. Allo stato attuale sembra che non vi sia stata nessuna azione concreta nell’arginare il problema sui “viaggi della speranza” poiché il mare è ancora un cimitero silente che inghiotte corpi e anime in transito. Lo sconforto e l’indignazione per la foto del piccolo Aylan è stata di transito ed è affondata, esattamente come quel gommone che il 21 luglio ha attraversato il Canale di Sicilia e sono morte 39 persone tra cui 21 donne e un minore. Ma ancora oggi le operazioni di contrasto sono in corso e la squadra mobile di Cagliari, in data 2 settembre, ha arrestato 13 presunti scafisti che sbarcati con 913 migranti al porto canale di Cagliari, tra loro anche 7 minori. I presunti scafisti sono accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e su due di loro pende l’accusa di morte come conseguenza di altro delitto, per aver cagionato la morte di tre migranti. 
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