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In Europa siamo al quarto posto tra i paesi nei quali i ragazzi, (soprattutto maschi) tra i 20 e i 30 anni vivono ancora in famiglia
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Redazione

Andare a vivere da soli è un passo importante che prima o poi tutti, o quasi, fanno. A dire il vero questo è anche un argomento controverso, visto che ogni volta si scatenano polemiche che dividono i ragazzi in due categorie: i “bamboccioni” e gli “spiriti liberi”. Ed anche i genitori sono spesso tacciati da giudizi non sempre desiderati, poiché ognuno è artefice del proprio destino, conosce i suoi limiti e le sue virtù e deve decidere in piena tranquillità della propria vita senza sentire il peso di accontentare le aspettative di conoscenti, amici e parenti lontani.

Ci sono varie motivazioni che spingono a restare a casa dei propri genitori, a volte si tratta di dilemmi economici, altre volte semplicemente ci si abitua alle comodità della casa in cui si vive e non ci si ritiene pronti ad abbandonare il nido. Molti lasciano la casa durante il periodo dell'università, quando spesso capita di trovare la propria facoltà in una città diversa e si inizia a stare, nella maggior parte dei casi, con dei coinquilini con cui dividere le spese. Alcuni poi tornano indietro, mentre altri si abituano alla vita da soli ed alla propria totale indipendenza e cercano di restare per conto loro. Altri scelgono di andar fuori di casa solo nel momento in cui decidono di iniziare una convivenza col proprio partner, o si allontanano per questioni lavorative.  Sono invece pochissimi in Italia coloro che cercano casa da soli senza essere spinti da una di queste motivazioni.

In Europa siamo al quarto posto tra i paesi nei quali i ragazzi, (soprattutto maschi) tra i 20 e i 30 anni vivono ancora in famiglia, circa il 70% assieme alla Spagna, seguiti poi da un 60% dei ragazzi in Irlanda. I numeri calano bruscamente se ci spostiamo in Francia, Inghilterra e Svezia, rispettivamente al 35%, 28% e 18%. Le motivazioni sono certamente molte, dalla durata degli studi mediamente conseguiti dai giovani, ai modelli familiari fino ad un sistema di welfare che aiuti o meno i giovani a rendersi autonomi. Tralasciamo volutamente il binomio “lavoro-sicurezza” sul quale potremmo altrimenti parlare per ore.

Certo le difficoltà economiche sono tra i principali motivi che portano i ragazzi (e le loro famiglie) ad andare coi piedi di piombo quando si trattano certi argomenti. Quando si cerca una casa per conto proprio ci si ritrova spesso davanti a proprietari che pur trattando con giovani adulti, magari trentenni che lavorano già da anni, chiedono garanzie da parte dei genitori di questi, spesso anche tramite fideiussioni bancarie. Oltre a questo ci sono poi le spese per le caparre della casa e spesso anche delle agenzie a cui molti si appoggiano per la ricerca. Inoltre se la casa non è ammobiliata bisognerà provvedere a questo dettaglio tutt'altro che insignificante.

Fortunatamente internet ci viene incontro in questi casi, con bacheche piene di annunci privati, escamotage per poter trovare contratti convenienti per entrambe le parti e con negozi di arredamento online che ci permettono di spendere il giusto senza rinunciare alla qualità.

Per non parlare di quel periodo inevitabile in cui, presi dalla conquista di una nuova sensazione di totale libertà, si inizia a buttare soldi in oggetti e cibi inutili, a volte dannosi. A proposito di ciò che si fa appena usciti di casa, dei sogni che si realizzano o che si infrangono oltrepassato l'uscio delle nuove c, sono stati scritti milioni di post su ogni social, ed alcuni di questi sono stati raggruppati in un simpatico articolo dove vi saranno dati 17 brevi e spassionati consigli da chi ha provato questa esperienza prima di voi.
 

L'editoriale
L’idea di lavorare per guadagnarsi subito l’indipendenza è quasi una idea reietta per il vero “bamboccione doc”
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di Giuseppa Guglielmino

Ormai è un dato di fatto, i giovani italiani sono anche chiamati “bamboccioni”, termine coniato dal politico, economista e convinto europeista Tommaso Padoa Schioppa. Egli, in relazione alle norme che prevedevano agevolazioni sugli affitti per i più giovani, dichiarò: "Mandiamo i bamboccioni fuori di casa", così non solo si attirò le aspre critiche del centrodestra ma di tutti coloro che ritennero e ritengono tutt’ora offensiva tale definizione.

Certo a nessuno piace essere etichettato “bamboccione” ma in realtà è una conditio che fa parte integrante dei costumi dei giovani che nonostante raggiungano la maggiore età, rimangono a casa di mamma e papà coccolati soprattutto dalla propria “madre chioccia” che rifà il letto e prepara manicaretti a pranzo e cena. Insomma i bamboccioni altro non sarebbero che eterni ragazzi che non sperimentano in giovane età quello che altri coetanei in vicini Paesi europei invece fanno non’appena hanno 18 anni, e in alcuni casi anche prima.

L’idea di lavorare per guadagnarsi subito l’indipendenza è quasi una idea reietta per il vero “bamboccione doc” che come nel film del grande Albertone nazionale, “Un Americano a Roma”, sogna l’America e si compra le sigarette con i soldi di mamma che gli prepara anche i famosi “maccheroni”.

Comunque nonostante lo status di bamboccione esista dalla notte dei tempi è anche vero che la crisi economica attuale non sprona i ragazzi ad uscire dalla casa dei propri genitori e cercare la propria indipendenza. In un momento dove i laureati fanno la fila alla Caritas, come troppo spesso si vede in tv, e i “cervelli” scappano all’estero con il sogno di ritornare in patria quando le acque si saranno calmate e la vita sarà un pochino più accessibile per i giovani volenterosi.

Se poi non è bastata l’affermazione di Schioppa, anni dopo ci ha pensato l’ex ministro Elsa Fornero a mortificare i giovani definendoli “Choosy” ovvero schizzinosi. Certo non è stata proprio un esempio super partes visto che le cronache hanno subito ricordato che la figlia dell’ex ministro vanta ben due posti fissi.
Insomma, l’etichetta del “bamboccione” c’è, è inutile nascondere l’evidenza ma visto che si avvicina il 9 maggio, giornata in cui si festeggia l’Europa ci si potrebbe soffermare a riflettere sull’importanze che assume l’apparato Unione Europea al fine di valicare questi limiti e magari riuscire finalmente a salutare i propri genitori prima dei 35, 40 anni di età.  Per ora rimaniamo un popolo di poeti, scrittori e …..ahime’ di bamboccioni.

 

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