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Cronaca
Nino Salamone: "Io voglio che paghi chi ha ucciso mia figlia”
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di Angelo Barraco
 
 
Catania “Io mi aspetto le cose giuste, che la giustizia faccia il suo corso e se è stato lui che venga condannato all’ergastolo. Io voglio che paghi chi ha ucciso mia figlia” sono queste le parole di Nino Salamone alla vigilia della prima udienza del processo contro Nicola Mancuso che si celebrerà davanti la Corte d’Assise il 23 febbraio. Mancuso è accusato di aver inscenato il suicidio di Valentina Salamone, 19enne trovata morta il 24 luglio 2010 in una villetta di Adrano. Il 32enne è stato rinviato a giudizio dal Gup di Catania nell’ottobre scorso,  il 4 marzo del 2013 è stato arrestato e successivamente scarcerato il 28 ottobre. L’uomo adesso è detenuto ed è stato condannato in secondo grado a 14 anni di reclusione per traffico di droga. L’uomo ha sempre gridato a gran voce la sua innocenza,  ma in questa torbida vicenda sono tante le ombre hanno sin da subito coperto la luce della verità. La morte di Valentina Salamone ha gettato nello sconforto una famiglia che oggi piange una figlia venuta a mancare prematuramente, un dolore lancinante  che lascia dietro di se uno strascico di incredulità e dolore condiviso da tutta la comunità che non ha mai creduto alla tesi del suicidio. Ci sono diversi elementi che riconducono ad una morte di tipo violento per mano di terze persone e che sin da subito hanno spazzato via quello che agli occhi di tutti voleva ben mostrarsi come un suicidio. Per gli inquirenti non ci sono dubbi, ad uccidere Valentina è stato Nicola Mancuso, sposato con tre figli che aveva una relazione con la giovane. Droga, alcool e un festino sopra le righe in una villa dove l’abuso era l’unica regola, è questo lo scenario che emerge dai racconti degli amici di Valentina resi agli investigatori, ma la 19enne non faceva uso di droga ed era pulita, e si teneva ben lontana da quel mondo di perdizione e autodistruzione e lo confermano anche gli esami medico-legali sul cadavere che hanno escluso che la giovane quella notte avesse assunto droga né tantomeno sostante psicotrope. Secondo il racconto degli amici, Valentina giunge alla festa con due amiche, durante il tragitto però una di loro manifesta il desiderio di sniffare cocaina, tale richiesta avrebbe fatto innervosire Valentina. Arrivati alla villetta i ragazzi presenti consumano un cospicuo quantitativo di alcool e sniffano cocaina in quantità ingenti e dalle testimonianze emerge inoltre che ci sarebbe stato un litigio tra Nicola e Valentina e secondo quanto dichiarato dai ragazzi, alcuni di loro, tra cui lo stesso Nicola, decide di andare a sniffare altrove lasciando Valentina da sola in villa poiché non sarebbe stata d’accordo con l’idea del gruppo di andare a consumare droga, in seguito  il suo corpo verrà rinvenuto privo di vita e  impiccato ad una trave. Ma è una morte strana quella di Valentina poiché sin da subito la tesi del suicidio viene spazzata via da elementi concreti che lasciano presupporre uno scenario ben diverso contornato da elementi che fanno emergere chiaramente la messa in atto di un depistaggio. Una morte ancora avvolta da una fitta cortina di mistero, uno su tutti riguarda il tranquillante rinvenuto all’interno della sua borsa, ma Valentina non faceva uso di tranquillanti: chi ha messo quella sostanza all’interno della borsa? Perché? Il giorno dopo la sua morte le amiche si sono recate presso la villa in cui si era consumato il festino a base di Alcool e droghe e  in cui era stato rinvenuto il corpo senza vita della loro amica, hanno avuto accesso libero alla villa e hanno ripulito tutto: perchè? La prova regina che ha incastrato Nicola Mancuso riguarda la presenza di tracce di sangue rinvenute sotto la scarpa di Valentina poichè sono state rinvenute tracce  che risultano appartenere a lui. Ma non sono gli unici aspetti poco chiari di questa torbida vicenda poiché dalle indagini è emerso un dna rinvenuto dal Ris di Messina sotto la scarpa sinistra di Valentina, precisamente nella zeppa nera in sughero calzata dalla giovane. Il dna denominato “Ignoto 1”, appartiene alla persona chiamata in correità con Nicola Mancuso nell’omicidio ma  ad oggi non è stato ancora identificato. Chi ha ucciso Valentina e ha voluto mascherare questa morte come suicidio? Perché? In merito ad “Ignoto 1” sappiamo che quel dna non appartiene a nessuno dei partecipanti alla festa e a nessuno dei partenti dei partecipanti. Noi de L’Osservatore D’Italia parlammo tempo fa con l’Avvocato Dario Pastore, legale della famiglia Salamone che ci ha chiarito alcuni punti relativi a quella fatidica notte, in particolar modo sulla scena del delitto “Quella notte, questi amici che poi vanno a ripulire la scena del delitto, la stessa notte dell’omicidio c’è un traffico telefonico di telefonate, messaggi forsennato tra tutti loro che si erano visti fino a poche ore prima ma nessuno di questi chiama a Valentina” aggiunge inoltre che ci sono state una serie di “Telefonate e messaggi, siccome sono tanti i partecipanti ricordo di alcuni fino alle 5 alle 6 del mattino. Che senso ha se ti sei visto alle 23.00 , posso capire un messaggio, ma tutti si parlano, tutti si scrivono, ma poi in maniera forsennata. Quindi qualcosa che non quadra, più di qualcosa c’è”. Abbiamo chiesto all’Avvocato cosa è successo  quella sera e ci ha spiegato cheL’ipotesi accusatoria che noi condividiamo è quella che Valentina quella notte si è opposta; faccio una premessa, quella notte c’è stato abuso di alcolici e c’è stato abuso di sostante stupefacenti almeno di quattro soggetti che sono i quattro soggetti che erano gli ultimi che hanno vista viva Valentina tra cui il Mancuso. Allora in questo contesto: abuso di alcool, uso di sostanze stupefacenti, Valentina che è innamorata di questo Mancuso dice a Mancuso che lei non voleva che si facesse uso di sostanze stupefacenti, Mancuso è riconosciuto con una sentenza non ancora definitiva come capo e promotore di un’organizzazione dedita allo spaccio, possibilmente Valentina gli avrà detto “io spiffero tutto quello che so” e quindi in questo contesto, secondo l’accusa e secondo noi, è il movente o meglio la causale dell’omicidio.  Questa è l’ipotesi che noi riteniamo plausibile. Quindi non è la gelosia, uso di alcool, uso di sostanze stupefacenti, Valentina comunque innamorata di questo tizio che gli dice “se fate uso di sostanze stupefacenti io spiffero tutto”.
 
Abbiamo parlato con la Dott.ssa Rossana Putignano - Psicologa Clinica- Psicoterapeuta Psicoanalitica- Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Psicodiagnosi Neuropsicologia e Forense del CRIME ANALYSTS TEAM. Che ci ha riferito: “Insieme alla Dott.ssa Mary Petrillo, abbiamo già discusso ai microfoni di Radio Cusano in merito alla possibilità che non sia stato suicidio ma un omicidio la cui intenzionalità è ancora da verificare. Finalmente, dopo sei anni arriva la svolta con un approfondimento sul primo DNA rinvenuto sul corpo di Valentina, il secondo invece è ancora ignoto. Personalmente, vedo questo processo di primo grado come un atto dovuto, che avrebbe potuto verificarsi molto tempo prima. Spesso le famiglie di cui ci occupiamo, lamentano questa “paralisi” delle indagini nonostante la presenza agli atti di materiale biologico che, per definizione, è portatore di una certezza scientifica incontrovertibile. Anche la famiglia di Valentina, si è chiesta per tanti anni perché un DNA non era abbastanza. Ora è arrivata la consolazione di un processo che potrà lenire, solo parzialmente, il dolore della famiglia. Adesso, finalmente, si potrà far luce sulla vicenda di Valentina e capire cosa accadde, davvero, quella sera”
 
Abbiamo parlato anche con la Dott.ssa Mary Petrillo, Psicologa, Criminologa, Docente di materie di Criminologia, Coordinatrice Crime Analysts Team, Vice Presidente Ass. Con Te Donna (Lazio): “Il caso di Valentina Salamone, direi che è emblematico, per le circostanze in cui è stato rinvenuto il corpo esanime della ragazza, impiccata con una corda ad una trave, per affermare che si tratta senza dubbio di una morte "equivoca", ossia mi riferisco alla cosiddetta EDA (Equivocal Death Analysis) ossia la analisi per morte equivoca. Questa è una tecnica investigativa che è particolarmente utile nei casi come questo, quando, in pratica, non è sicuro determinare con certezza come sia avvenuta la morte della vittima. Il caso di Valentina venne, infatti, dapprima considerato come suicidio, successivamente, invece, sono emersi elementi che hanno portato gli investigatori verso una accusa di omicidio nei confronti di due soggetti, in particolare, che conoscevano la ragazza, uno di loro, tal Mancuso, addirittura pare sia stato suo amante. Come son passati gli inquirenti da una ipotesi di suicidio a quella di omicidio che, ovviamente, ha completamente cambiato lo scenario circa le circostanze in cui è morta la ragazza? Ciò è potuto accadere proprio grazie allo studio approfondito del caso come richiede la EDA, ossia mediante una accurata e ben documentata azione di recupero di prove forensi, test di laboratorio, autopsia e un ulteriore aiuto concreto lo darebbe anche la analisi del comportamento della  vittima prima della sua morte, la cosiddetta "autopsia psicologica". Nel caso di Valentina Salamone, infatti, pare sia stato proprio messo in atto uno "staging", ovvero una messa in scena, una alterazione volontaria della scena del crimine per far apparire un omicidio come se fosse, invece, un suicidio”.

Cronaca
Si chiude una delle pagine più nere della cronaca Italiana. Michele Misseri portato in carcere
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di Angelo Barraco
 
Bari – Dopo 7 anni e tanti colpi di scena è stata decretata la parola fine al delitto di Avetrana. La Prima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, entrambe imputate per l’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi che nel fiore dei suoi quindici anni e nella spensieratezza di quel rovente e afoso 26 agosto del 2010 è stata brutalmente uccisa e gettata  in un pozzo. La Cassazione ha inoltre vagliato la posizione di Carmine Misseri, fratello di Michele, condanna a 5 anni e 11 mesi per soppressione di cadavere. Altra posizione che è stata esaminata riguarda invece l’ex legale di Sabrina Misseri, Vito Russo, che in appello è stato condannato ad un anno e quattro mesi  e in primo grado a due anni e Giuseppe Nigro, entrambi condannati per favoreggiamento. Le due donne sono accusate di aver strangolato la giovane il cui corpo sarebbe successivamente stato occultato dallo zio Michele Misseri, condannato ad otto anni per occultamento di cadavere ma che oggi, a seguito di continue confessioni e ritrattazioni in merito ai fatti di quel terribile giorno, si proclama responsabile dell’omicidio. Nel pomeriggio era emersa la notizia la richiesta della Procura Generale della Cassazione che chiedeva, al termine della requisitoria davanti alla Prima sezione penale della Cassazione, la conferma dei due ergastoli inflitti a Sabrina Misseri e Cosima Serrano.  L’avvocato di Sabrina Misseri si è espresso così nella sua requisitoria: “E' una vicenda umana più che processuale che parte da un dilemma: a uccidere Sarah è stato Michele oppure Sabrina e Cosima? Delle due l'una” ha inoltre puntato sul movente sessuale e su Michele Misseri “Era un uomo molesto, Sarah percepisce l'atto come molestia e minaccia di rivelarlo a Sabrina. Ecco perché la prende per il collo e la strangola in due secondi”. Gli Avvocati hanno inoltre precisato che “non è affatto vero che la prova della colpevolezza di Sabrina prescinda dalla colpevolezza di Michele Misseri. La prova della colpevolezza esclusiva di Michele Misseri è la prova dell'innocenza di Sabrina”. Il Sostituto Procuratore Generale della Cassazione nel pomeriggio dichiara “Del tutto destituita di fondamento è la pretesa di riqualificare il reato da soppressione di cadavere ad occultamento” chiedendo la conferma della condanna per Michele Misseri. Il magistrato ha ricostruito l’accaduto riferendo che il corpo “è stato calato in un luogo impervio, una pozza piena d'acqua che ne avrebbe facilitato il deperimento”.
 
Misseri portato in carcere I carabinieri hanno prelevato dalla sua abitazione per condurlo in carcere Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi. Per l'uomo oggi è diventata definitiva la condanna a otto anni di reclusione per concorso in soppressione di cadavere della quindicenne. Misseri è stato fatto salire su un'auto dei militari che l'ha portato via. "Michele Misseri ha scritto lettere a Sarah in cui chiede perdono", ha poi reso noto il suo avvocato, Luca Latanza. "Misseri - ha aggiunto il legale - è molto provato, lui si aspettava di svolgere un altro giudizio di merito per portare avanti la sua tesi. Non si aspettava una conclusione così rapida. Il processo oggi dal punto di vista giuridico si è concluso".

 

 
Sarah era una ragazza che amava uscire con le amiche e passare i pomeriggi in armonia con le persone care a cui voleva bene, la sua morte ha avuto un forte eco mediatico per il coinvolgimento di persone appartenenti alla cerchia familiare della giovane. Tanti sono stati gli appelli lanciati dalla mamma di Sarah attraverso i vari canali televisivi, tanti gli avvistamenti, le segnalazioni e le speranze che in quei giorni concitati hanno rappresentato un appiglio ma il tutto va in frantumi 42 giorni dopo la scomparsa, quando Michele Misseri confessa di aver ucciso e aver occultato il cadavere della nipote. I giornali in quei giorni di grande sgomento e incredulità mettono il mostro in prima pagina e titolano la chiusura del caso quasi con tono imperativo, ma le versioni di Misseri sono destinate a mutare nel corso del tempo e infatti alcuni giorni dopo ritratta tutto e punta il dito contro la figlia Sabrina. Successivamente si dichiara nuovamente colpevole, ma le indagini si erano già avviate e avevano scoperchiato quello che per i Giudici è da considerarsi un vaso di pandora inoppugnabile e impregnato di elementi che inchiodano le due donne. Il 24 luglio 2015 Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono state condannate all’ergastolo. Dopo il verdetto, esattamente dopo 13 mesi, sono state depositate le motivazioni della sentenza che sono racchiuse in 1277 pagine. Si chiude una delle pagine più nere della cronaca Italiana, dove il dolore ha prevalso sull'innocenza e la fragilità di una bambina e dove la solidità dei rapporti familiari si è frammentata per lasciare spazio ad un vuoto incolmabile.
Cronaca
I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso al concorso esterno, all'intestazione fittizia di beni, alla truffa e ad altri reati aggravati dalle finalità mafiose
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REGGIO CALABRIA - I carabinieri del Ros hanno eseguito un'operazione contro la cosca Piromalli della 'ndrangheta arrestando 12 persone e sequestrando il consorzio Copam di Varapodio (Reggio Calabria) costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella Piana di Gioia Tauro, in Sicilia e nel basso Lazio. Arresti e sequestro sono stati fatti in esecuzione di un'ordinanza emessa dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda.
I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso al concorso esterno, all'intestazione fittizia di beni, alla truffa e ad altri reati aggravati dalle finalità mafiose. L'operazione del Ros, denominata "Provvidenza 2", segue il fermo, eseguito sempre dai carabinieri, nel gennaio scorso di 33 persone appartenenti alla stessa cosca e testimonia il livello di infiltrazione nel tessuto economico. Tra i destinatari dell'odierno provvedimento ci sono gli anziani boss Giuseppe ed Antonio Piromalli, da molti anni al vertice della cosca

Cronaca
denunciati due soci: dovranno rispondere del reato di apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo
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ISOLA DELLE FEMMINE (PA) – Nel corso dei servizi straordinari per il controllo del territorio e della movida nel fine settimana, i Carabinieri della Compagnia di Carini hanno sottoposto nuovamente sottoposto a sequestro nota sala da ballo e denunciato i due soci - amministratori: S.l. di 50 anni e S.g. di 42 anni, germani originari di Palermo.

A settembre 2016, infatti, la discoteca era già stata chiusa dai Carabinieri e successivamente dissequestrata. I due uomini dovranno rispondere del reato di apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo, per aver organizzato una serata danzate di “latino-americano”, in assenza delle previste autorizzazioni delle Autorità Amministrative e dell’agibilità infrastrutturale. A rendere ancor più grave la mancanza, è stato l’elevato numero di avventori presenti in sala, circa 150 al momento del controllo, i quali sono stati costretti, tra lo stupore e la delusione, ad interrompere anticipatamente la serata. Il personale della SIAE di Palermo, che ha partecipato al controllo, ha elevato sanzioni pari a circa 2.500 euro per violazioni in tema dei diritti d’autore.

Nell’ambito dello stesso servizio i militari hanno denunciato in stato di libertà un 26enne di Terrasini, poiché sorpreso alla guida della sua autovettura con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti dalla legge, al quale è stata contestualmente ritirata la patente di guida.

La sentenza
Attesa la sentenza di Cassazione che confermerà o annullerà la condanna di Cosima Serrano e Sabrina Misseri per il delitto di Avetrana
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di Roberto Ragone
 
È attesa per oggi, 20 febbraio, la sentenza di Cassazione che confermerà o annullerà la condanna di Cosima Serrano e Sabrina Misseri per il delitto di Avetrana, l'uccisione della piccola Sarah Scazzi. Ergastolo o assoluzione: una soluzione intermedia non avrebbe senso. Abbiamo chiesto un parere al professor Carmelo Lavorino, esperto criminologo e spesso parte del collegio di difesa in processi che hanno fatto molto rumore sui giornali e in TV, come quello del delitto di Cogne, o di via Poma, di cui abbiamo scritto su queste pagine. La tesi del prof. Lavorino ribalterebbe ogni conclusione a cui è giunto il tribunale che ha condannato Cosima e Sabrina Misseri all’ergastolo. Infatti, secondo lui, unico colpevole – e reo confesso non creduto – sarebbe Michele Misseri.
 
“Una discrasia mai spiegata si riscontra negli orari della morte della piccola Sarah,” afferma Lavorino “in quanto il contenuto dello stomaco della ragazzina – sappiamo che aveva consumato soltanto un Cordon Bleu verso le 14,00 – fa senz’altro risalire la morte a non prima delle  ore 15,00. Secondo me“ continua Lavorino “la ragazza era stata irretita da un gruppo di adulti sporcaccioni, di cui Michele faceva parte. La sua confessione, di averla violata post mortem è una firma psicologica indicativa. Ma la reputazione di ‘uomo schifoso’ che lo avrebbe accompagnato gli ha fatto decidere , consigliato da Radio Carcere, di accusare la figlia per salvarsi la pelle.”
 
Sapendo, aggiungiamo noi, che una confessione offerta successivamente, in seguito ad una ritrattazione, non sarebbe stata creduta, come in effetti è successo. In realtà Michele ha fatto di tutto per non essere creduto. “Nessuno” afferma ancora Lavorino “ha mai spiegato come facessero i parenti di Michele Misseri a sapere della scomparsa della ragazza prima che questa divenisse ufficiale. Anche in questo caso, per quanto mi riguarda, possiamo parlare di ‘innamoramento della tesi accusatoria’.”
Cronaca
Sabrina Misseri, in carcere a Taranto dal 15 ottobre del 2010, è accusata, assieme alla madre, di omicidio volontario premeditato aggravato, sequestro di persona e soppressione di cadavere
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Giornata determinante sull’omicidio di Sarah Scazzi ad Avetrana: oggi la prima sezione penale della Cassazione deciderà se confermare o meno la sentenza di condanna all'ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, madre e figlia, accusate di aver ucciso la quindicenne nell'agosto 2010 trovata senza vita in una cisterna in campagna nella provincia di Taranto.
Sabrina Misseri, in carcere a Taranto dal 15 ottobre del 2010, è accusata, assieme alla madre, di omicidio volontario premeditato aggravato, sequestro di persona e soppressione di cadavere: secondo l'accusa, "una la teneva, l'altra la strangolava". Sua madre è detenuta nello stesso penitenziario, dal maggio 2011.
Ben sei sono i ricorsi che la Cassazione dovrà esaminare contro la sentenza emessa dalla Corte d'assise d'appello di Taranto il 27 luglio del 2015, oltre a quelli presentati dalle difese di Cosima Serrano, di Sabrina e Michele Misseri. Quest’ultimo condannato a 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove. La Corte vaglierà i ricorsi di Carmine Misseri, fratello di Michele, condannato in secondo grado a 5 anni e 11 mesi per concorso in soppressione di cadavere, di Vito Russo junior, ex legale di Sabrina Misseri, e di Giuseppe Nigro. Quest’ultimi condannati a un anno e 4 mesi per favoreggiamento personale.
Sarah Scazzi, figlia della sorella di Cosima Serrano, scomparve il 26 agosto 2010. Il giorno della scomparsa, Sarah aveva un appuntamento per andare al mare con un'amica, ma non si presentò e da lì iniziò un giallo che da subito ha assunto le sfumature di un delitto avvenuto all’interno dell’ambito familiare della ragazza.
Dopo un mese di ricerche arriva la confessione dello zio Michele: “L’ho uccisa io e ho nascosto il cadavere in un pozzo”. Dopo pochi giorni arriva la prima modifica alla versione dei fatti: Michele chiama in causa la figlia Sabrina che nei confronti della cugina Sarah aveva delle gelosie legate anche ad un amore condiviso e forse conteso.
Michele Misseri, nel corso del processo, è più volte tornato ad autoaccusarsi, ma la sua marcia indietro è stata letta dagli inquirenti come un tentativo di sollevare moglie e figlia da una pesante condanna all’ergastolo. Condanna che poi è arrivata nei confronti delle due donne sia dalla Corte d'assise di Taranto che dalla Corte d'assise d'appello, nonostante Sabrina e Cosima si siano sempre proclamate innocenti.
 

Cronaca
Il supermercato di via Saverio Fiducia. Gli investigatori sono giunti all’identificazione dell’indagato attraverso delle impronte digitali, a lui correlate, rilevate sulla scena del crimine
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CATANIA - Alle prime luci dell’alba del 17 febbraio scorso su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, i Carabinieri della Stazione di Catania Piazza Verga hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. nei confronti del pregiudicato catanese Pietro AREZZI, di 32 anni, gravemente indiziato di aver commesso il 21 maggio del 2016, con l’aiuto di quattro complici, una rapina in danno di un supermercato della catena “IPERSIMPLY” in via Saverio Fiducia a Catania.


La banda con una azione ben coordinata, con i volti coperti da passamontagna e fucile in pugno, rapidamente fece irruzione nel supermercato a pochi minuti dall’apertura al pubblico. I criminali, approfittando di alcuni lavori di ristrutturazione dei locali, che costrinsero i responsabili dell’esercizio commerciale a spostare momentaneamente la cassaforte – contenente circa 35.000 euro - in una stanza vicina all’ingresso, servendosi di un carrello la caricarono su di un furgone fuggendo via. Gli investigatori sono giunti all’identificazione dell’indagato attraverso delle impronte digitali, a lui correlate, rilevate sulla scena del crimine. Mentre l’attività di indagine dei carabinieri prosegue per dare un volto ai complici l’arrestato è stato associato al carcere di Catania Piazza Lanza.


 

Cronaca
Trovato il 61enne ALU’ Giuseppe che stringeva con forza una corda al collo del figlio 41enne
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PALERMO - Questo pomeriggio pochi minuti dopo le 14.00 è giunta una telefonata al 112 in cui l’interlocutore segnalava una lite furibonda in un appartamento in via Trapani ad Alimena (Pa). Sul posto è giunta immediatamente una pattuglia della locale Stazione Carabinieri. Gli uomini dell’Arma entrati nell’appartamento, hanno trovato il 61enne ALU’ Giuseppe che stringeva con forza una corda al collo del figlio 41enne Giuseppe, ormai morto. Il medico di guardia arrivato in via Trapani non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto sono giunti i Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Palermo ed il medico legale. Il 61enne ALU’ Giuseppe, autista, si trova in questo momento negli uffici della Compagnia Carabinieri di Petralia Sottana

Cronaca
Sull'uomo pendeva un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Messina nel 2010
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Red. Cronaca


PALERMO: I Carabinieri della Compagnia di San Lorenzo, supportati dagli uomini del 12° Battaglione Sicilia, dalle unità cinofile e da un elicottero del N.E.C., hanno proceduto ad un controllo presso il campo nomadi della Favorita, col contributo dei Vigili del Fuoco e della Polizia Municipale.Le operazioni previste hanno permesso di identificare 73 persone e di effettuare 45 perquisizioni domiciliari durante le quali i militari hanno assicurato alla giustizia DIBRANI SEBASTIAN, 43 enne di origine slave, sul quale pendeva un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Messina nel 2010. L'uomo è stato associato al Pagliarelli, dove dovrà scontare una pena di otto mesi.

69 persone sono state denunciate per invasione di terreni. Un trentenne serbo è stato segnalato alla Prefettura quale assuntore di sostanze stupefacenti. Circa venti, sprovvisti di documenti, sono stati identificati tramite la rilevazione di impronte digitali; fra questi, quattro donne sono risultate clandestine sul territorio nazionale per cui sono state avviate le procedure per il rimpatrio. 12 auto sono state sequestrate, perché prive di assicurazione.  L’ASP ha rilevato precarie condizioni igienico sanitarie.

Cronaca
la donna è stata sequestrata all'interno della comunità per minorenni stranieri non accompagnati di Cassano delle Murge durante un giro di incontri in Puglia
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BARI - La garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, Filomena Albano, insieme con altre persone, è stata sequestrata all'interno della comunità per minorenni stranieri non accompagnati di Cassano delle Murge (Bari) mentre stava effettuando un giro di incontri in Puglia. Il sequestro è durato circa un'ora e sono stati i carabinieri a liberare le persone costrette a rimanere chiuse nella struttura dove ci sono circa 30 ragazzi provenienti prevalentemente da Gambia, Nigeria ed Egitto.

Filomena Albano era accompagnata nella visita al centro di Cassano dal garante regionale dei diritti dei minori, Rosy Paparella. A quanto si è saputo, mentre gli operatori e le garanti erano nella sala riunioni del centro governativo d’accoglienza per minori non accompagnanti di Cassano delle Murge, in compagnia anche dei ragazzi ospiti della struttura, è scoppiata la protesta: i minorenni hanno cominciato ad urlare e alcuni avrebbero minacciato di morte la responsabile del centro, circondando la delegazione. Quando le garanti e le persone che le accompagnavano hanno tentato di uscire, i ragazzi hanno circondato le auto impedendo alla delegazione di allontanarsi dal centro. Uno dei componenti la delegazione ha chiamato i carabinieri che sono giunti sul posto riuscendo dopo trattative con i minorenni, durate circa un'ora, a calmare gli animi e a liberare la garante nazionale e le persone che la accompagnavano. "'Ci fanno mangiare, ci fanno dormire, ma noi non andiamo a scuola', urlavano i ragazzi - racconta all'ANSA Paparella -'Non facciamo niente, non vediamo nulla per il nostro futuro, dicevano. Non crediamo più a nessuno, perché sono venuti dal Ministero e ci hanno detto un sacco di balle'. Erano arrabbiati", aggiunge la garante regionale. "Alcuni dei ragazzi -aggiunge Paparella - hanno bloccato le vie d’uscita, impedendo alle auto di muoversi, stendendosi per terra e usando sedie e panchine per evitare che la delegazione abbandonasse il centro".

La tensione si è fatta altissima quando una decina di ragazzi, rivolgendosi alla responsabile della comunità, le hanno detto: "Ti taglio la gola". La situazione, dopo l'intervento dei carabinieri, è poi tornata sotto controllo. Indagini sono ora in corso da parte dei carabinieri per ricostruire l'accaduto e individuare eventuali responsabili

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