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Incidente in via Venezia
Pirata strada fugge e poi si costituisce
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Redazione

 

GELA - Una parrucchiera di 35 anni, Nuccia Vullo, e la figlia di 6 anni sono state travolte, ieri sera, da un'automobile, mentre attraversavano la strada in via Venezia, alla periferia est di Gela. La donna è morta dopo il suo ricovero in ospedale, mentre la bambina, che ha subito un grave trauma cranico, è deceduta oggi nella tarda mattinata. L'investitore, dopo l'incidente, ha proseguito la sua corsa rendendosi irreperibile, ma poi si è costituito facendo ritrovare l'auto che aveva nascosto dopo l'incidente.

Far West
Calogero Lo Presti, 23 anni, cugino del boss di Portanuova Tommaso Lo Presti
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Redazione

 

PALERMO - Un uomo di 30 anni, Andrea Cusimano, pluripregiudicato, è stato assassinato nel mercato del Capo, uno dei mercati storici di Palermo, a pochi metri dal palazzo di giustizia. La vittima, che faceva il commerciante, è stata uccisa con alcuni colpi di arma da fuoco. La sparatoria è avvenuta tra le bancarelle che affollano la zona. I carabinieri hanno fermato Calogero Lo Presti, 23 anni, cugino del boss di Portanuova Tommaso Lo Presti. La vittima gestiva una bancarella di frutta e verdura nello storico rione palermitano.

Il conducente della vettura è riuscito invece a darsi alla fuga e le ricerche sono ancora in corso. Inoltre, i Carabinieri sono riusciti a recuperare l’arma del delitto (una pistola revolver marca “Lebel” di fabbricazione francese, calibro 8) di cui il LO PRESTI si era disfatto prima di darsi alla fuga.

La kermesse
L'intero evento archeoenogastronomico si terrà dal 2 al 19 settembre
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di Giusy Ercole

 

NAPOLI - Per i puteolani del passato il termine "Malazè"; veniva usato per indicare un magazzino, era un "posto" sicuro dove i pescatori depositavano gli attrezzi dopo il lavoro, gli imprenditori flegrei (Na) attualmente affidano ogni anno la promozione dei lori prodotti all'associazione Campi Flegrei a Tavola, che da ben dodici anni organizza una kermesse di eventi raggruppati nel grande contenitore "Malazè", l'intero evento archeoenogastronomico si terrà dal 2 al 19 settembre. Fra le iniziative ci sono promozioni di prodotti tipici, assaggi del vino falanghina, del piedirosso, piatti a base di mare, ma si può anche assaggiare un buon piatto di chichierchie a Monte di Procida detta "La Terrazza dei Campi Flegrei" accompagnato dal un buon vino locale. Malazè pensa anche ai bambini con le escursioni in bici, laboratori e educazione alimentare e ambientale. Fra le tante iniziative ci sono le estemporanee dedicate alle arti figurative, cortometraggi a tema enogastronomico, fra le novità si sono escursioni in canoa e trekking.
Malazè organizza anche escursioni che partono dalle Grotte di Seiano (Na) e per poi ritrovarsi nello splendido Parco Archeologico di Posillipo, oppure serate dedicate alla Musica, organizzate dentro al sito Reale del Lago Fusaro di Bacoli ( Casina Vanvitelliana). L'intento di Malazè è di promuovere e fare impresa, di far assaporare i sapori e di far vedere le bellezze peculiari di questa terra, di dare ai viaggiatori la stessa meraviglia dei visitatori del passato, come durante il Gran Tour del sette e ottocento, come testimoniano i dipinti degli artisti che ritraevano i Campi Flegrei nelle loro Goughes. Fra gli illustri da ricordare è Lord Hamilton con le sue tavole dedicate
ai "Campi Phlegrae": erano raffigurazioni descrittive a carattere scientifiche con più punti di fuga chiamate ad "alta definizione". Il lago d'Averno e le vedute di Pozzuoli e di tutta l'area, erano il soggetto tradizionale di Pietro del Fabris, Saverio Della Gatta Salvatore Luigi Gentile e tanti artisti ed alcuni
anonimi che dipingevano l'intera area flegrea.
Malazè è una comunità che ogni anno come dichiara il Founder Rosario Mattera compie "il miracolo", perché sono tantissimi gli sforzi che permettono di mettere insieme più di settanta eventi, e centoquaranta soggetti di vario titolo che partecipano a Malazè. Per tutte le informazioni delle iniziative
sono su www.malazè.it

Il caso
Un gruppo armato a bordo di una auto rubata, tese loro un agguato e li uccise
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Redazione

 

BARI - Ieri sera i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Cesare Michele ORESTE, nato ad Altamura il 03.06.1983.
I fatti contestati si riferiscono al duplice omicidio di Rocco LAGONIGRO e Vincenzo CICCIMARRA, avvenuto in Altamura (BA,) la mattina del 27 marzo 2010 quando nelle vie di quel centro, un gruppo armato a bordo di una autovettura rubata, tese loro un agguato ferendoli entrambi mortalmente. I fatti si verificarono nei pressi dell’abitazione del LAGONIGRO che era legato al clan Palermiti di Bari ed era attivo nell’attività di spaccio degli stupefacenti in Altamura. La sua eliminazione si inserisce in una serie di altri gravi fatti di sangue orditi ai danni di vari pregiudicati altamurani di spessore da una consorteria criminale emergente – il clan Nuzzi – allo scopo di realizzare la conquista violenta di quel comune.
Nella misura cautelare applicata a ORESTE Cesare Michele per omicidio volontario e detenzione e porto dell'arma utilizzata per l’omicidio è stata riconosciuta dal GIP l'aggravante di mafia.
Il provvedimento restrittivo è stato adottato a seguito di successivi e mirati accertamenti scaturiti in seno all’indagine - operazione kairos - conclusa nella primavera del 2016 dal Nucleo Investigativo di Bari e svolta attraverso articolate e complesse attività tecniche e dinamiche che avevano già portato – nel gennaio u.s. – all’esecuzione di 18 ordinanze di custodia cautelare (16 delle quali in carcere e 2 in regime domiciliare) nei confronti di altrettanti soggetti, tra i quali figurano gli elementi apicali, diversi affiliati e alcuni fiancheggiatori del clan Nuzzi operante nel predetto centro della Città Metropolitana levantina, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso armata, omicidio consumato e tentato, estorsione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, nonché di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
L’attività investigativa aveva inoltre fatto luce – oltre a quello in narrativa[1] - su numerosi altri gravi fatti di sangue, 1 omicidio[2] e 2 omicidi tentati [3] - orditi dalla consorteria ai danni di vari pregiudicati altamurani di spessore, allo scopo di realizzare la conquista violenta di quel Comune.
Tali elementi - che nel gennaio 2017 il GIP non aveva ritenuto sufficienti ad integrare la sussistenza della gravità indiziaria in capo all’ORESTE, ritenuto tra gli esecutori materiali del duplice efferato delitto – sono stati corroborati dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e da obiettivi riscontri che hanno consentito di accertare la sua partecipazione al gruppo di fuoco che ha commesso il duplice omicidio di LAGONIGRO Rocco e CICCIMARRA Vincenzo.
L’ORESTE Cesare Michele, è stato catturato dai Carabinieri nell’aeroporto ‘KAROL WOJTYLA’ di Bari, mentre sbarcava al rientro da un periodo di vacanza nella località turistica di Sharm El Sheikh.
L’operazione - convenzionalmente denominata “Kairos” – è stata il frutto di un’indagine avviata nel 2014 dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Carabinieri di Bari, sviluppata quasi esclusivamente mediante incessanti servizi di osservazione e pedinamento effettuati in territori ostili e per mezzo di costanti attività tecniche d’intercettazione telefonica ed ambientale, che hanno inequivocabilmente:
- documentato una abbondante serie di elementi che dimostrano la nascita ed il perdurante operare dell’organizzazione criminale facente capo a Nuzzi Pietro Antonio, detto “U leng”, 34enne di Altamura; il sodalizio si è dimostrato attivo con carattere di stabilità nel territorio di Altamura, con la commissione di una serie indefinita di attività delittuose, tra cui il traffico di stupefacenti, i reati contro il patrimonio (estorsioni e furti), contro la persona (omicidi e tentati omicidi), in materia di armi, ecc.;
- permesso di sequestrare droga (circa 50 chili tra cocaina, hashish e marijuana), ordigni rudimentali da utilizzare per atti intimidatori, numerose armi, anche da guerra e centinaia di munizioni, il tutto nella disponibilità del clan;
- evidenziato la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il tenore di vita dei nuclei familiari del citato Nuzzi Pietro Antonio e di Nuzzi Angelantonio, 37enne di Altamura - capi cosca - determinando il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 2 appartamenti, a loro in uso, correnti in Altamura, del valore di mezzo milione di euro

La terra che trema
Da 3.6 a 4, il rebus della magnitudo. Sono 2.600 gli sfollati, salvati 3 bambini
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Redazione

 

ISCHIA - E' stato estratto vivo dai vigili del fuoco uno dei due bambini sotto le macerie ad Ischia, località Casamicciola, colpita ieri sera da un terremoto di magnitudo 4. Si tratta di Mattias: il bimbo sta bene. I vigili del fuoco hanno ormai raggiunto e stanno lavorando per estrarlo anche il fratellino Ciro. Anche lui sta bene secondo le informazioni dei vigili del fuoco. I soccorritori sono anche riusciti a porgere ai bimbi due bottigliette d'acqua. Il fratellino neonato è stato il primo ad essere estratto vivo dai vigili del fuoco.

Alcune case sono crollate a Casamicciola, travolgendo diverse famiglie. Due le donne morte: una colpita dai calcinacci di una chiesa, un'altra travolta dalle macerie della sua casa. Due uomini e due donne sono stati trovati vivi sotto le case crollate. I feriti accertati sono 39, di cui uno gravissimo. Paura tra i tanti turisti in vacanza sull'isola.

Sono duemila gli sfollati a Casamicciola e altri 600 a Lacco Ameno. Il numero è stato reso noto dal capo del dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli che oggi ha incontrato i sindaci dell'isola per fare un primo punto della situazione. Escluso l'allestimento di tendopoli, per l'accoglienza degli sfollati si confida di far ricorso alle diverse strutture ricettive presenti sull'isola verde.

Per i turisti, tantissimi in questo periodo sull'isola verde, e per i residenti, l'estate si è fermata nel peggiore dei modi. Prima un boato poi la consapevolezza di quello che stava accadendo. Le suppellettili che cadevano, i mobili che si spostavano e poi il black-out, i crolli. "E' stato peggio del terremoto del 1980", racconta Giovanni. E' stato un incubo che piano piano ha preso forma. E c'è chi fugge, ora, da Ischia.

Sono i turisti che hanno letteralmente preso d'assalto il primo traghetto partito per Pozzuoli mentre c'è chi dorme in strada, su una panchina, aspettando le prossime navi per Napoli.

Il rebus della magnitudo I primi calcoli avvenuti in automatico segnalavano una magnitudo 3.6: un valore che non tornava con le prime testimonianze da Ischia, che parlavano di un terremoto "fortissimo", e le macerie sotto le quali è rimasta uccisa almeno una persona e ferite altre 26. Successivamente il calcolo è stato rivisto, con un valore di 4.0, grazie ai dati registrati dalla rete sismica dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Qualcuno, forse, ha temuto un altro errore del sistema, come quello che il 15 giugno scorso aveva associato la magnitudo 5.1 di un terremoto nelle Filippine al sisma di magnitudo 1.6 registrato a Pieve Torina (Macerata).
Niente del genere, questa volta. Non c'è stato in realtà nessun errore, ma solo la grande difficoltà di dover calcolare la magnitudo di un terremoto che appartiene a uno dei tipi più rari e anomali: quelli che avvengono sotto i vulcani. Non sono certamente studiati come lo sono quelli tettonici che scuotono continuamente la penisola e può accadere, come nel caso di Ischia, che i primi sismografi a registrare l'evento siano distanti alcuni chilometri. Sulla base di queste prime rilevazioni viene di solito calcolata la magnitudo locale (ML), che nel caso dei terremoti tettonici, come quelli che avvengono lungo l'Appennino, è un valore molto affidabile. Quando il terremoto avviene sotto un vulcano, però, la situazione è molto diversa.
Per questo dopo il primo calcolo di 3.6, sono stati utilizzati i dati della rete sismica dell'Osservatorio Vesuviano per ricalcolare la magnitudo sulla base della durata dell'evento, ottenendo il valore di 4.0. Un valore ancora provvisorio in quanto quello definitivo, relativo alla "magnitudo momento", viene calcolato dai ricercatori e si basa sulla stima del momento sismico, ossia su una durata più ampia del sismogramma, fino a 30 minuti.
I nuovi dati della rete sismica dell'Osservatorio Vesuviano hanno inoltre permesso di ricalcolare la profondità dell'evento, correggendo a cinque chilometri il valore iniziale di dieci. E' stata un'ulteriore conferma di quanto si sa finora dei terremoti vulcanici. "Una caratteristica comune a tutti è di essere molto più superficiali, al punto da superare molto difficilmente la profondità di cinque chilometri", ha osservato il sismologo Gianluca Valensise, dell'Ingv. "Questo - ha proseguito - accade perché al di sotto di cinque chilometri la crosta diventa troppo calda per generare una rottura". Il fatto che i terremoti che avvengono sotto i vulcani siano superficiali spiega anche perché si risentano maggiormente

Tensione in Italia
Chiedono più gente in strada ma non solo a parole
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Redazione

 

PALERMO - Così come Roma anche Palermo corre ai ripari dopo gli attentati di Barcelloni. Il sindacato di polizia Ugl - LeS affronta un problema serio senza girarci troppo intorno. Ecco la nota: “I recenti attacchi terroristici verificatisi appena al di fuori dei nostri confini nazionali ed il crescente allarme sociale destato dai continui episodi di microcriminalità e criminalità organizzata impongono una seria riflessione sull’impiego degli uomini e delle donne della Polizia di Stato anche sul territorio palermitano.” Così ha esordito Pasquale Guaglianone, Segretario Generale Provinciale di Palermo del Ugl-LeS, che ha poi proseguito: “ In questi giorni si sta provvedendo al posizionamento di barriere di cemento che dovrebbero impedire il transito di mezzi pesanti che, com’è noto, sovente vengono utilizzati per mettere in atto attacchi terroristici mentre, di contro, apprendiamo dalle testate giornalistiche di una non meglio specificata implementazione di un maggior controllo da parte del personale delle Forze dell’Ordine impegnato per la sorveglianza sul territorio. In considerazione del fatto che negli ultimi tempi il numero degli equipaggi delle Volanti è drasticamente diminuito, che l’età media dei poliziotti si è notevolmente innalzata e che non risulta alcun rafforzamento degli Uffici e dei Reparti deputati al controllo del territorio ed alle attività di prevenzione, ci si chiede in che modo sia stato implementato il controllo della nostra città, sembrando piuttosto, più che una reale risposta, uno slogan pubblicitario del genere “più sicurezza per tutti” rivolto solo alla stampa e ben lontano dalla realtà territoriale. Come da sempre sostenuto dalla nostra Organizzazione Sindacale, considerato il delicato momento storico che stiamo vivendo e l’inserimento della città di Palermo tra i siti patrimonio dell’Unesco con relativo maggiore afflusso di visitatori, si ritiene opportuno rivedere l’impiego del personale in seno alla Questura ed ai Commissariati sezionali e distaccati senza distoglierlo in funzioni diverse dal controllo del territorio fra le quali, si fa notare, ci sono le notifiche di atti o il continuo utilizzo di Poliziotti per effettuare le scarcerazioni dei detenuti e/o arrestati domiciliari nonché le traduzioni degli stessi in udienza e/o presso luoghi di cura (quando per tale scopo esiste il Corpo della Polizia Penitenziaria!) o finanche l’impiego del personale della Polizia di Stato per effettuare vigilanze fisse!”. Guaglianone infine auspica: “Una rivisitazione dei compiti assegnati alla Polizia di Stato, fatta in maniera seria ed attenta, magari dando voce a chi giornalmente assolve a tali mansioni, produrrebbe certamente un notevole risparmio di risorse sia in termini economici che di personale, consentendo altresì di affrontare con maggiore incisività le nuove sfide legate alla sicurezza e garantendo, al contempo, maggiore serenità ai cittadini palermitani ed ai visitatori della nostra splendida città”.

Cronaca
L'uomo è accusato di tentato omicidio
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Redazione


PALERMO - Ieri pomeriggio in via Nazionale, altezza del civico 229 di Misilmeri, pochi minuti prima delle 17.00 è scoppiata una lite in strada per questioni di parcheggio tra due condomini di un residence. Il 61enne palermitano Gianforti Giuseppe, armatosi di martello ha aggredito la vittima, un pensionato palermitano 59enne colpendolo ripetutamente alla testa. L’azione del Gianforti è proseguita nonostante il 59enne fosse caduto a terra, continuando a prendere a pugni la vittima, venendo fermato grazie all’intervento di alcuni condomini che avevano contattato il 112.

I Carabinieri della Stazione di Misilmeri supportati da quelli della Stazione di Villabate, giunti in pochissimi minuti sul posto, hanno immobilizzato l’aggressore e prestato i primi soccorsi alla vittima, che trasportata dal 118 presso il Policlinico di Palermo, è stata ricoverata non in pericolo di vita, nel reparto di neurochirurgia per aver riportato una “frattura con infossamento osseo parietale sx da trauma a seguito di aggressione”, con prognosi di 30 gg.

Gianforti Giuseppe su disposizione dell’Autorità Giudiziaria è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di tentato omicidio e tradotto presso la casa circondariale Pagliarelli di Palermo.

Cronaca
Il fatto è accaduto in pieno centro dove le urla della ragazza hanno richiamato l'attenzione dei passanti
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Red. Cronaca


BARI - Un 21enne cittadino del bangladesh, ospite del C.A.R.A. di Bari ha tentato di violentare una giovane turista francese. Fortunatamente la violenza non si è potuta consumare grazie all’intervento dei carabinieri del nucleo radiomobile avvisati dai passanti attirati dalle urla della vittima.

Il fatto è accaduto nelle prime ore dell’alba di oggi, per le strade della movida del centro di Bari in prossimità dell’affollata piazza Giulio Cesare. Il malfattore, dopo essersi offerto di accompagnare la ragazza presso la casa vacanza poiché disorientata, prima la immobilizzava e poi la trascinava in un vicino cespuglio. Alla vittima sono stati diagnosticati 15 giorni di riposo medico da parte degli operatori del pronto soccorso dell’ospedale di Venere di Carbonara, per traumi e contusioni.
Il giovane extracomunitario è stato quindi rinchiuso presso il carcere di Bari.
 

Cronaca
La ragazza, figlia di un conoscente di Emanato, frequentava il centro immersioni.
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Red. Cronaca


ISCHIA (NA) - Un subacqueo esperto e una ragazzina di 13 anni sono morti nelle acque di Ischia (Napoli). Il sub è stato il primo ad essere recuperato privo di vita, dalle squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco e della Guardia Costiera nello specchio d' acqua tra Ischia e l' isolotto di Vivara, sulla "secca delle Formiche". Poco dopo è stato individuato anche il cadavere della ragazza. Il sub deceduto era il titolare di un diving center, Antonio Emanato, di 44 anni. La ragazza, figlia di un conoscente di Emanato, frequentava il centro immersioni.

Si allunga così la scia di vittime in Campania per immersioni rivelatesi fatali. In tre persero la vita l'anno scorso a Palinuro (Salerno). Altri 4 nel 2012 sempre nella stessa località del Cilento. Insomma, 9 morti in cinque anni ed altri 7 dal 1984 al 1998. Il 19 agosto dell'anno scorso furono Mauro Cammardella, titolare di un centro diving, l'istruttore Mauro Trancredi ed il sub Silvio Anzola a morire durante un'immersione nella grotta della Saletta a Palinuro. Il corpo di Anzola fu recuperato diversi giorni dopo perché rimasto intrappolato in un cunicolo. I tre sub erano partiti con una barca a bordo della quale c'erano 12 persone ma una volta arrivati alla grotta si erano divisi in sottogruppi: Cammardella, Tancredi e Anzola erano andati in quello che era considerato il punto più pericoloso e profondo. Palinuro: grotte bellissime, angoli suggestivi di mare che ogni anno richiamano centinaia di sub nel mare della frazione del comune di Centola, in provincia di Salerno ma che però talvolta risultano pericolose anche per i più esperti.

E così il 30 giugno 2012 in una immersione, sempre nelle stesse acque, persero la vita quattro sub.
L'incidente avvenne nella zona della Grotta del Sangue. In quell'occasione altre quattro persone pero' riuscirono a salvarsi. Fu il fango che si sollevo' all'interno della grotta a far perdere l'orientamento dei quattro sub. Il 2 settembre 1998 morirono nei fondali della Grotta Azzurra di Palinuro due subacquei milanesi. Un altro incidente, invece, avvenne nel 1996 quando a perdere la vita furono tre cittadini polacchi durante una immersione nella zona nella grotta denominata "Scaletta" a Punta Iacco. Nel 1984, il 16 agosto, morirono due giovani speleologi subacquei friulani. Stavano esplorando una grotta sottomarina nelle acque della "Cala Fetente" a Palinuro, lo stesso luogo dove e' avvenuto l'incidente del 19 agosto dell'anno scorso.

Cronaca
Due vittime avevano subito importanti lesioni
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Redazione


PATERNO' (CT) - Preso lo scippatore seriale di Paternò, in provincia di Catania, che lo scorso mese di marzo aveva messo a segno 4 furti con strappo (scippi)  in danno di donne anziane di cui due avevano subito importanti lesioni. Una signora di 82 anni a causa dello scippo, riportava un trauma contusivo con prognosi di 15 giorni salvo complicazioni e  un’altra signora di 68 anni riportava una diagnosi di “frattura collo-omero sinistro per una prognosi di 30 giorni salvo complicazioni. Entrambe le donne, a causa delle lesioni subite, erano state ricoverate presso l’ospedale SS. Salvatore di Paternò.

Si tratta del 21enne Salvatore Giuliano Cunsolo
, originario di Catania, arrestato nel pomeriggio dello scorso 9 Agosto dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò a seguito di ordinanza del GIP del Tribunale di Catania emessa su richiesta della Procura della Repubblica.

Le indagini condotte dai Carabinieri prendevano avvio da quattro denunce presentate nel marzo 2017 per furti con strappo in danno di donne anziane, presentate presso la Stazione Carabinieri di Paternò. Le borse delle signore contenevano oltre ai documenti, bancomat e oggetti personali, anche somme in contanti fino a 200 euro. Grazie alle immagini acquisite immediatamente dagli inquirenti si risaliva alla vettura usata dal malvivente per darsi alla fuga, una Fiat Punto, auto che veniva prontamente rintracciata dai carabinieri di Paternò. A bordo del veicolo veniva quindi trovata  parte della refurtiva, successivamente restituita alle vittime.
I militari notavano inoltre all’interno della vettura anche un’ immagine e preghiera di “S Rita”, con relativa custodia di colore marrone, che una delle vittime aveva indicato presente nella propria borsa al momento dello scippo. A questo punto i militari perquisivano l’abitazione del Cunsolo trovavano anche l’abbigliamento utilizzato durante gli scippi.


Allo scippatore, che si trova ora al carcere di Catania Lanza, sono contestati i reati di furto con strappo e lesioni, aggravati dall’aver approfittato di circostanze di persona, riferiti all’età delle vittime, tali da ostacolare la privata difesa, oltre alla recidiva specifica infra quinquennale.
 

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