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Il caso
Lo scrittore ucciso nella notte tra il 1 e 2 novembre 1975. Pelosi, nel 2005, affermò di non essere l'esecutore materiale del delitto
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di Chiara Rai


ROMA - Con la morte di Pino Pelosi, condannato per l'omicidio di Pier Paolo Pasolini nella notte tra il 1 e 2 novembre 1975, se ne va anche tanta verità che forse non riusciremo a sapere. La verità sulla morte di uno dei maggiori intellettuali del ventesimo secolo, un artista con la maiuscola e un giornalista coraggioso per nulla piegato ai poteri forti che con coraggio ha denunciato corruzione, mafia, politica sporca. Pier Paolo Pasolini che ha lasciato al nostro Paese un patrimonio culturale inestimabile merita ancora che sia fatta completa chiarezza sulla sua morte. Pelosi, 58 anni, morto in ospedale a Roma era malato da tempo. Combatteva contro un tumore ed era stato ricoverato anche al Gemelli. Fu condannato con sentenza definitiva quale colpevole dell'omicidio di Pasolini.

Pelosi fu fermato la notte stessa a Ostia alla guida dell'auto di Pasolini. Accusato di furto, confessa di avere rubato la vettura e viene trasferito nel carcere di Casal del Marmo. Interrogato giorni dopo racconterà una prima versione, ovvero di essere stato abbordato da Pasolini all'Idroscalo, di una colluttazione a causa di una prestazione sessuale, dell'investimento involontario dello scrittore durante la fuga in auto. Pelosi fu poi condannato nel 1976 per omicidio volontario in concorso con ignoti; la Corte ritenne non fosse solo. La Corte d'Appello confermò la condanna per omicidio ma non diede credito all'ipotesi dei complici. Nel 1979 la Cassazione confermò la sentenza. Nell'83 ottenne la libertà condizionata.

Pelosi, dopo aver mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza per trent'anni, fino al maggio 2005, a sorpresa, nel corso di un'intervista televisiva, ha affermato di non essere l'esecutore materiale del delitto di Pier Paolo Pasolini, e ha dichiarato che l'omicidio era stato commesso da altre tre persone, giunte su una autovettura targata Catania, che a suo dire parlavano con accento "calabrese o siciliano" e, durante il massacro, avrebbero ripetutamente inveito contro il poeta gridandogli " jarrusu (termine gergale siciliano, utilizzato in senso dispregiativo nei confronti degli omosessuali). 

E infatti, era giunta a suo tempo alle autorità una lettera anonima in cui si affermava che, la sera della morte di Pasolini, la sua auto era stata seguita da una Fiat 1300 targata Catania di cui erano indicate le prime quattro cifre, ma nessuno si preoccupò mai di effettuare una verifica presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Pelosi ha poi fatto i nomi dei suoi presunti complici solo in un'intervista del 12 settembre 2008 pubblicata sul saggio d'inchiesta di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza "Profondo Nero" (Chiarelettere 2009). Ha aggiunto inoltre di aver celato questa rivelazione per timore di mettere a rischio l'incolumità della propria famiglia ma di sentirsi adesso libero di poter parlare, dopo la morte dei genitori. A trent'anni dalla morte, assieme alla ritrattazione di Pelosi, è emersa la testimonianza di Sergio Citti, amico e collega di Pasolini, su una sparizione di copie dell'ultimo film Salò e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione. Sergio Citti morì per cause naturali alcune settimane dopo

L'inchiesta
Intercettato Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari) mentre ride parlando delle future commesse
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AMATRICE - Anche il terremoto del Centro Italia del 2016, come quello dell'Aquila 7 anni prima, con Francesco Piscicelli, fa registrare un imprenditore che ride: si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l'Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura dell'Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica. Nell'ordinanza il Gip scrive: 'RIDE'. L'uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando delle future commesse, in particolare ad Amatrice.

Giustino sta al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro - si legge nell' ordinanza - gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: "Se ti posso essere utile, voi fate l'elenco, mo' dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione", racconta Santoro a Giustino, che ride più volte. "Siamo strutturati, abbiamo una struttura potentissima e abbiamo bisogno di fare qualcosa per tenerci attivi. Abbiamo chiuso un po' di cantieri e abbiamo diciamo una cinquantina di unità lavorative che non so dove c…o mandarle".

Come si legge nelle 183 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo le nuove scosse di terremoto "gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l' Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari". Santoro, riassume il Gip, spiegava al suo datore di lavoro "che presso il Mibact era stata creata un'unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro - prosegue Gargarella - ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l'impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti, tanto più se l'appoggio di Piccinini e Marchetti (altri due arrestati, ndr), funzionari del Mibact e inseriti nell'unità di crisi, non sarebbe venuto meno". 

Un volo di 20 metri
La vittima una giovane mamma di 27 anni
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Una ragazza di 27 anni è morta in serata in un incidente avvenuto in un Luna Park a San Benedetto del Tronto poco dopo le 23. La ragazza è precipitata da circa 20 metri nel vuoto, dopo essere salita su una delle attrazioni. Con lei - secondo alcune testimonianze - c'era un ragazzo. Entrambi, stando ai primi accertamenti, sembra fossero assicurati ai rispettivi supporti. Tuttavia a un certo punto la ragazza si è sganciata precipitando nel vuoto sotto gli occhi di decine di presenti. La ragazza, una giovane mamma, dopo essere precipitata e' parsa subito gravissima. Il fatto e' accaduto dinanzi a tutti gli avventori del Luna Park, e proprio alcuni di essi hanno dato l'allarme al 118. Sul posto sono giunti in breve i sanitari partiti dalla vicina postazione Potes, che hanno messo in atto tutte le possibili manovre di rianimazione, ma per la giovane sambenedettese purtroppo non c'era gia' più nulla da fare. La ragazza e' morta pochi istanti dopo la caduta, a seguito, hanno rilevato i sanitari, delle gravissime lesioni riportate nella caduta. La Procura della Repubblica di Ascoli Piceno ha disposto il sequestro della giostra, una capsula gravitazionale, dalla quale e' precipitata la 27enne. Sul posto anche il medico legale per una prima ricognizione in attesa che venga fissata l'autopsia. Sara' l'inchiesta della magistratura ascolana a stabilire cosa non ha funzionato nel dispositivo di sicurezza al quale la donna era stata agganciata prima che l'attrazione venisse messa in movimento dal personale preposto. Sul posto, oltre al personale del 118 che ha tentato invano di rianimare la donna, anche vigili del fuoco, polizia e carabinieri 

Lutto
Aveva 80 anni, era da tempo malato
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E' stato per oltre vent'anni la 'voce' di Giovanni Paolo II. Prima medico, poi giornalista, fu chiamato nel 1984 dal Papa polacco a rivestire un compito che si rivelò un ruolo chiave del pontificato, quello della comunicazione, del rapporto con i media, che fu modernizzato, rivoluzionato, proprio dal pontefice venuto "da una Paese lontano". Sempre accanto a Wojtyla al quale lo legava uno strettissimo rapporto di fiducia e di amicizia. Indimenticabili le sue lacrime davanti ai giornalisti di tutto il mondo il giorno in cui riferì dell'ultimo bollettino medico di un Papa ormai agonizzante che sarebbe infatti morto di lì a poche ore. Joaquin Navarro Valls, 80 anni compiuti lo scorso novembre, è morto oggi. Era da tempo malato. A diffondere la notizia è stata la Sala Stampa Vaticana che lui aveva diretto per quasi un quarto di secolo, prima con Papa Giovanni Paolo II e per un breve periodo, prima dell'arrivo del gesuita padre Federico Lombardi, anche con Papa Benedetto XVI. "Joaquin Navarro. Rip. La grazia sotto pressione", ha twittato in inglese l'attuale direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke, che subito dopo ha diffuso un secondo tweet, "Joaquin Navarro. 1936-2017. Continua a sorridere", cui è allegata una foto dell'ex portavoce vaticano sorridente insieme a Papa Giovanni Paolo II. Una scena di complicità e allegria che si ripeteva ogni volta che il pontefice dialogava con i giornalisti, soprattutto su quei voli che lo hanno portato nei quattro angoli del pianeta. L'approdo in Vaticano è datato 1984, quando Wojtyla lo strappò al quotidiano Abc, di cui era corrispondente in Italia. "Ma come si fa dire di no a un Papa?" ricordò in seguito lo stesso Navarro. La sua giornata di lavoro, soprattutto all' inizio, non conosceva tregua: "Sono in contatto con tutto il mondo 24 ore su 24 - amava raccontare -. Di giorno mi chiamano da Europa e Africa, di sera e di notte dall'America, prima dell'alba da Giappone e Asia". Ma non era solo l'intermediario tra il Vaticano e i giornalisti: era uno dei più stretti collaboratori del Papa, anche un consigliere. Navarro Valls era nato a Cartagena, in Spagna, il 16 novembre 1936. Studiò presso l'Università di Granada, ottenendo una laurea in Medicina e Chirurgia nel 1961. Altre lauree ad honorem gli sono arrivate nel corso degli anni, così come riconoscimenti in Giornalismo e in Scienze delle Comunicazioni, nonché un master ad Harvard in psicologia. Poliglotta, appassionato di sport, fece parte dell'Opus Dei da quando, da ragazzo, incontrò il fondatore Josemaria Escrivà de Balaguer. Un incontro che risultò decisivo per la sua vita. Almeno il primo: poi quello con Wojtyla che segnò definitivamente la sua vita.

Lutto
Aveva 84 anni. La figlia lo ha salutato anche con un post su Facebook: "Ciao papà, ora sei di nuovo libero"
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ROMA - E' morto a Roma l'attore Paolo Villaggio. Aveva 84 anni. Era ricoverato da giorni in una clinica privata di Roma. "Ciao papà, ora sei di nuovo libero di volare": con un post su facebook, poche parole ed un cuoricino, Elisabetta Villaggio saluta il papà. Il messaggio è accompagnato da una foto in bianco e nero che ritrae Paolo Villaggio da giovane insieme ai figli.

Interprete televisivo e cinematografico di personaggi legati a una comicità paradossale e grottesca, come il professor Kranz e il timidissimo Giandomenico Fracchia, è noto al grande pubblico per la creazione letteraria e la seguente trasposizione cinematografica (in dieci pellicole) del ragionier Ugo Fantozzi. All'attività comica fa eco quella di scrittore, cominciata proprio con un libro su Fantozzi, al quale seguiranno altri otto sul ragioniere, e altri libri di carattere satirico.

Ha recitato in parti più drammatiche, partecipando a film di registi come Federico Fellini, Marco Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Nel 1992, in occasione della 49ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, riceve il Leone d'oro alla carriera. Nell'agosto del 2000 gli viene assegnato al Festival del cinema di Locarno il Pardo d'onore alla carriera

Cronaca
Un suicidio che sarebbe avvenuto per tutte le “menzogne dette” su di lui e per l’attenzione mediatica che ha subito
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di Angelo Barraco

In questi giorni si è parlato tanto del suicidio di Marco Prato, 31 anni, detenuto nel carcere di Velletri e accusato di aver massacrato, in data 4 marzo 2016, l’amico Luca Varani nel corso di un festino orgiastico a base di droga tenutosi nel quartiere Collatino. Prato era stato condannato a 30 anni con rito abbreviato e con lui anche Manuel Foffo è stato condannato a 30 anni per il medesimo reato. Il giorno successivo avrebbe avuto l’udienza del processo. Un suicidio che sarebbe avvenuto per tutte le “menzogne dette” su di lui e per l’attenzione mediatica che ha subito. Ha lasciato inoltre una lettera in cui ha spiegato le ragioni del suo gesto. La Procura di Velletri ha avviato un’indagine per istigazione al suicidio, procedimento coordinato dal Procuratore Prete e attualmente a carico di ignoti. L’indagine andrà a verificare se la sua detenzione fosse compatibile con le sue condizioni di salute psichica. Nella sua lettera d’addio scrive “Il suicidio non è né un atto di coraggio, né di codardia, il suicidio è una malattia dalla quale non sempre si guarisce”. Sono circa 15 i detenuti che si sono uccisi nei primi mesi del 2017; il 25 marzo un detenuto di 58 anni si è suicidato nel carcere di Rebibbia a Roma. La notizia è stata resa nota dalla trasmissione Radio Radicale RadioCarcere ed emerge che l’uomo si è tolto la vita tagliandosi la giugulare. L’uomo era in cella da solo e quella notte non ha dormito, preferendo al sonno una morte lenta e dolorosa. Il 25 maggio un detenuto di 43 anni, originario di Olbia, si è suicidato a Bancali (Sassari). La notizia è stata resa nota da Domenico Nicotra, segretario generale aggiunto dell’Osapp che ha dichiarato all’Ansa che è“inaccettabile che simili criticità possano accadere in strutture nuove come quella di Sassari, in cui l'amministrazione penitenziaria ha investito molto in termini di risorse finanziarie, ma forse è arrivato il momento di investire sui quadri dirigenziali e direttivi. Facciamo appello al provveditore e al capo del Dipartimento perché valutino l'avvicendamento del direttore e del comandante del reparto”. 
 
Napoleone Bonaparte disse “Chi si abbandona al dolore senza resistenza o si uccide per evitarlo abbandona il campo di battaglia prima di aver vinto”. Un pensiero certamente profondo quello di Napoleone perché analizza le ragioni che inducono l’uomo a desistere dinnanzi alla vita, ma certamente oggettvizza un gesto  fortemente legato a dinamiche propriamente intime e soggettive, dove l’ombra delle ragioni di un addio rimangono perenni nella mente di chi non ha saputo cogliere le avvisaglie di una scelta che non lascia margine di ritorno.  Sono molteplici i meccanismi che ruotano attorno alla complessa macchina chiamata ‘essere umano’, un complesso involucro di carne ed ossa che si muove all’interno di una realtà in continuo mutamento, che si confronta costantemente con i propri simili mediante intelletto e  raziocinio e agisce secondo logiche consequenziali. Nel suo io più profondo, l’uomo  coltiva costantemente un micro mondo fatto di elaborati pensieri e complesse realtà parallele dove implicitamente è in grado di creare scenari che possono anche distorcere la realtà tanto da estremizzarla e cambiarla in modo irreversibile. Il suicidio fa parte di quel processo di regressione interiore dell’essere umano che affiora nel momento in cui gli spiragli di luce sono così lontani da diventare invisibili -anche se ci sono ma si vedono poco- trasformando le pregresse zone di luce capiente in vere e proprie zone d’ombra dove si adagia silenziosamente l’anima in pena di chi non riesce ad aggrapparsi a nessuna alternativa di miglioria  apparentemente possibile.
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con la dottoressa Rossana Putignano [Psicologa- Psicoterapeuta, Consulente di parte con  il CRIME ANALYSTS TEAM in qualità di Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Diagnosi Neuropsicologica e Forense]
Recentemente siamo rimasti sconvolti dalla notizia del suicidio di Marco Prato presso il Carcere di Velletri, ove era detenuto e in attesa del processo con rito ordinario, per la morte di Luca Varani. La modalità di suicidio (sacchetto di plastica e bomboletta del gas) ha lasciato tutti noi un po’ perplessi, come se il suicidio potesse essere una cosa standard, un fatto omologato. I suicidi sono bizzarri, teatrali, molto spesso anche finti ovvero possono essere inscenati in modo da allontanare tutti i sospetti e la cronaca nera di oggi è piena di questi casi.Anche la recente morte di Chriss Cornell, frontman degli Audioslave, ex Soundgarden, ha lasciato nello sgomento (e anche qualche dubbio!!!) migliaia di fans: in data 18 Maggio u.s. Cornell, dopo un concerto a Ditroit, si sarebbe impiccato con una fascia elastica nel bagno dell’Hotel presso il quale alloggiava. Il corpo è stato trovato per terra e non è dato sapere dove era assicurato questo cappio. Non siamo medici perciò, probabilemente, non conosceremo mai il mistero della morte voluta e desiderata, come avviene e da cosa e quali pensieri è preceduta. In qualità di psicologa forense direi che è necessario un quadro di depressione endogena o reattiva per poter scegliere la morte come unica soluzione alla propria sofferenza: insomma, occorre un disturbo dell’umore importante a meno che non vi è stato  un uso di sostanze stupefacenti o di alcool in grado di alterare le proprie facoltà mentali. A differenza dei suicidi che occorrono altrove, all’interno del carcere essi acquistano un significato molto più profondo che hanno a  che fare con la propria forza dell’Io, il coraggio di affrontare il processo e il giudizio, le speranze di rifarsi una vita dopo il carcere, la capacità di adattamento alla detenzione,  assenza o presenza di pentimento ecc.. possono essere, dunque,  tante le variabili che conducono il detenuto a scegliere di togliersi la vita. Marco Prato ha scelto di morire il giorno prima dell’inizio del suo processo, qualcosa avrà pur voluto comunicarci. Una cosa è certa: quando si sceglie di morire non vi è reparto psichiatrico o carcere che possa impedire all’individuo di tagliare i ponti con la vita. Di conseguenza, non vi dovrebbe essere responsabilità da parte del personale penitenziario (ndr. salvo negligenze accertate in fase di indagine preliminare o istigazione al suicidio). Lo ha stabilito recentemente il Ministro Orlando rispondendo alle interrogazioni di alcuni senatori in merito ai decessi di Youssef Mouhcine (24/04/2016) e Maurilio Pio Massimiliano Morabito (29/04/2016) all’interno della Casa Circondariale di Paola (CS).  A detta della psicologa Youssef Mouhcine , arrestato il 5 marzo 2016, non aveva manifestato alcun segno psicopatologico che facesse presagire una ideazione anticonservativa, se non uno stato d’ansia e delle difficoltà relazionali. Non sono a conoscenza dei dettagli del suicidio di Prato, ma credo che Mouhcine è stato rinvenuto, più o meno, nelle medesime condizioni di Marco Prato, con la testa avvolta in una busta di plastica con all’interno il fornellino e la bomboletta del gas inserita.  Maurilio Pio Massimiliano, invece, temeva che qualcuno potesse ucciderlo e per questa ragione fu collocato in una cella singola: è stato rinvenuto morto per impiccamento e  non sono stati riscontrati elementi di responsabilità del personale addetto: il caso è stato archiviato. Nonostante l’affollamento delle carceri pare che la sorveglianza sia sempre garantita, così come il servizio di guardia medica. Il 3 Maggio 2016 il Ministro Orlando ha aumentato il monitoraggio del fenomeno adottando una direttiva sulla prevenzione dei suicidi nelle carceri, tuttavia, per esperienza clinica ritengo che sia veramente difficile arginare un fenomeno del genere, perché spesso, la volontà suicida è più forte della terapia psicofarmacologica. Alla luce delle mie stesse considerazioni, mi chiedo quale possa essere la vera forma di riabilitazione all’interno del carcere se non il pentimento e la consapevolezza di quel che si è fatto. A mio avviso, potrebbe essere utile un rafforzamento e una maggiore frequenza dei colloqui clinici con gli psicologi e psichiatri per una maggior consapevolezza di sé da parte del detenuto oppure la detenzione è talmente dolorosa da superare qualsiasi istinto di vita? Che poi, effettivamente, di quale vita parliamo se di limbo si tratta?

Violenza sulle donne
Ester Pasqualoni aveva finito il turno di lavoro e stava andando a prendere la macchina nel parcheggio. Due sue denunce archiviate
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TERAMO - È stato trovato morto suicida in un appartamento di Martinsicuro (Teramo) l'uomo che avrebbe accoltellato a morte l'oncologa Ester Pasqualoni, 53 anni, di Teramo, uccisa davanti all'ospedale locale. Sono in corso verifiche. Secondo quanto riferito finora dagli investigatori, dovrebbe trattarsi di uno stalker, "una persona che dava fastidio alla vittima".

 

"È morta tra le mie braccia. Una cosa assurda pensare che era Ester". Parla Piergiorgio Casaccia, il medico del pronto soccorso di Sant'Omero intervenuto per primo sulla dottoressa del suo stesso ospedale, Ester Pasqualoni, uccisa nel parcheggio della struttura, forse dall'uomo che sembra la perseguitasse. "Ero in servizio mi hanno avvisato e sono corso. Ho trovato questa persona a terra riversa in una pozza di sangue. Quando sono arrivato non aveva più polso. Ho cercato di capire se potevo fare qualcosa. Ma era chiaro che non c'era più nulla da fare", racconta Casaccia ai cronisti. "È passato un altro collega. Abbiamo coperto il cadavere. Non l'avevo riconosciuta. Poi quando sono arrivati i Carabinieri, hanno visto i documenti e hanno chiesto se lavorava all'ospedale, a quel punto ho capito che era Ester. Intorno c'erano evidenti segni di colluttazione, c'erano due borse in terra, il cellulare. Una cosa assurda. Poi c'è stata solo disperazione e pianto. Perché, chi, chi può volere del male a Ester?", si chiede il soccorritore. "Una persona stupenda che ha aiutato tutti i pazienti, anche di notte. C'è sempre stata per tutti. Tra le mie mani ha fatto gli ultimi respiri. Una cosa assurda pensare che era Ester".

"Quante volte sedute a ragionare di quell'uomo... quel maledetto che ti perseguitava... e non sono riuscita a risolverti questa cosa.....e me lo porterò dentro tutta la vita.....ti voglio bene..... DONNA E AMICA SPECIALE...... Ti voglio bene.....". Questo il post che appare sul profilo pubblico di Facebook di Caterina Longo, indirizzato a Ester Pasqualoni, la dottoressa uccisa a Sant'Omero nel parcheggio dell'ospedale dove lavorava. In base ad altre testimonianze raccolte sul luogo dell' omicidio sembra che la vittima avesse presentato una o più denunce per stalking. Sul posto è giunto il sostituto procuratore della procura di Teramo, Davide Rosati. I Carabinieri del reparto operativo di Teramo coordinati dal comandante Roberto Petroli, sono impegnati nei rilievi e nella ricerca di un'auto che alcuni testimoni avrebbero visto allontanarsi. Il corpo della donna si trova riverso tra due auto nel parcheggio laterale dell'ospedale.

Il caso
Perquisizione nella notte a casa del dottor Massimiliano Mecozzi: i carabinieri hanno sequestrato farmaci, telefoni, computer e ricettari
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ANCONA - Perquisizione nella notte a casa del dottor Massimiliano Mecozzi: i carabinieri hanno sequestrato farmaci, telefoni, computer e ricettari. Gli è stata notificata l'informazione di garanzia per omicidio colposo per la morte del piccolo Francesco, di 7 anni, deceduto per un'otite curata solo con farmaci omeopatici. Indagati anche i genitori del piccolo: i militari hanno hanno prelevato nella loro casa farmaci e telefoni, notificando anche a loro l'informazione di garanzia.

Francesco, il bambino di 7 anni morto all'ospedale Salesi di Ancona a causa di un'otite bilaterale dopo che per 15 giorni era stato curato solo con farmaci omeopatici, ha donato la vita ad altri tre bimbi. Il prelievo degli organi, a cui i genitori avevano dato il consenso ieri, è stato effettuato durante la notte, con modalità compatibili con la futura autopsia a cui il corpicino sarà sottoposto: reni e fegato sono già stati trapiantati, mentre non sono stati trovati "in tutta Italia e in Europa" soggetti compatibili per cuore e polmoni. "Siamo riusciti a rispettare la volontà dei genitori - dice all'ANSA la coordinatrice del Centro Regionale Trapianti Francesca De Pace -. Oggi è la Giornata delle Donazioni e spero che Francesco ne diventi il simbolo". I familiari di Francesco, la cui morte ha suscitato una marea di polemiche sulla medicina omeopatica "sono estremamente provati.
Sono persone normali, non hanno un atteggiamento talebano, con loro si è instaurata una bella relazione"

Donazione organi per dare speranza ad altri piccoli pazienti -"La scelta di donare gli organi e di darne comunicazione - aveva detto la dott. de Pace, annunciando la decisione dei familiari - riflette la volontà maturata dai genitori, nel momento più brutto della loro vita, di dare speranza ad altri piccoli pazienti. Il loro gesto generoso salverà altre vite". "Ringraziamo moltissimo questi genitori per la scelta della donazione - afferma il direttore del Centro Nazionale Trapianti, dr. Alessandro Nanni Costa - che testimonia, oltre alla loro generosità e all'attenzione verso i piccoli pazienti in attesa di organi, anche la fiducia nel sistema sanitario e nei medici che hanno preso in carico il loro figlio''. Il bambino è morto oggi nell'Ospedale 'Salesi' di Ancona, dove era stato trasportato in condizioni disperate il 24 maggio scorso.

Ipotesi reato è omicidio colposo - Omicidio colposo. Questa l'ipotesi di reato che si profila nell'inchiesta sulla morte di Francesco, il bambino di 7 anni morto oggi nell'Ospedale 'Salesi' di Ancona per le complicanze di un'otite bilaterale curata con l'omeopatia. Gli atti di indagine, che al momento sono ancora carico di ignoti, sono stati trasmessi per competenza dalla procura di Ancona alla procura della Repubblica di Urbino. Due giorni prima di essere trasferito ad Ancona infatti, il bimbo, che viveva con la famiglia a Cagli (Pesaro Urbino) era stato visitato a domicilio dal medico omeopata che lo aveva in cura: il reato quindi si sarebbe consumato nel Montefeltro. Non ancora disposta l'autopsia, che aiuterà a far maggiore chiarezza su tempi e modalità del decadimento clinico del bambino. Gli eventuali indagati (oltre alla posizione dell'omeopata c'è da valutare anche quella dei genitori) avranno la possibilità di nominare periti di parte per partecipare all'esame.

'Decesso per morte cerebrale''. Se ne è andato così il piccolo Francesco, 7 anni, curato per 15 giorni con l'omeopatia per un'otite bilaterale che avrebbe richiesto una terapia antibiotica tempestiva. E' quanto annuncia il bollettino medico di ''decesso'' redatto dal dott. Fabio Santelli, direttore della Sod di Anestesia e Rianimazione Pediatrica del Presidio di Alta Specializzazione 'G. Salesi' di Ancona, e diffuso alle 12:50. ''Nella prima mattinata - ha spiegato Santelli - il quadro clinico del paziente F. si presentava con una stabilità cardio-circolatoria, parametri ventilatori e della diuresi validi. Persistenza del quadro neurologico di coma irreversibile. Effettuato un nuovo controllo Elettroencefalografico che risultava con assenza di attività elettrica, contattata la Direzione medica si è provveduto a convocare la Commissione per l'accertamento della morte cerebrale''.

Il 'Salesi' ha trasmesso una segnalazione sul caso alla procura di Ancona e alla procura dei minori.

I familiari di Francesco, due commercianti di Cagli (Pesaro Urbino) che hanno anche altri due figli minorenni, sono convinti sostenitori delle cure omeopatiche, e si erano affidati al dottor Massimiliano Mecozzi, medico omeopata con studio a Pesaro, che da tre anni seguiva il bambino, mai curato con antibiotici dall'età di tre anni. Circa 15 giorni fa Francesco si è ammalato di otite bilaterale: i genitori non si sono rivolti alla pediatra di famiglia, la dott. Rosera Falasconi, ma al dottor Mecozzi, che avrebbe visitato il piccolo in due occasioni, consigliando ai familiari una terapia a base di preparati omeopatici.

Francesco però peggiorava, era sempre più debole, con la febbre che andava e veniva. Fino alla notte del 23 maggio, quando ha perso conoscenza: a quel punto il padre e la madre l'hanno portato nell'ospedale di Urbino, dove una Tac ha rivelato gravi danni al cervello. I sanitari hanno disposto il trasferimento nel nosocomio pediatrico 'Salesi', dove, alle 4 del mattino del 24 maggio, è stato tentato un intervento chirurgico per la rimozione dell'ascesso cerebrale. E' cominciata anche una terapia antibiotica d'urto, ma le condizioni cliniche del bimbo non lasciavano più speranza. ''Stato comatoso grave'' le parole del bollettino medico diffuso ieri dal direttore sanitario degli Ospedali Riuniti Alfredo Cordoni. Oggi il bimbo è spirato.

''Andate via - ha detto la madre del piccolo ai giornalisti che hanno tentato di avvicinarla - vi sembra il momento? State solo approfittando del nostro dolore...''.

''Cosa dobbiamo commentare? E' stata dichiarata la morte cerebrale del bambino, non c'è altro da dire''. Denuncerete l'omeopata? ''Sì, senz'altro''. Così uno dei nonni del piccolo Francesco, in un breve scambio con i giornalisti in attesa fuori dall'Ospedale Salesi di Ancona. 

Lutto
La stilista era ricoverata al Sant'Andrea di Roma
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ROMA - E' morta Laura Biagiotti. La stilista, che avrebbe compiuto 74 anni ad agosto, era ricoverata da mercoledì sera all'ospedale Sant'Andrea di Roma dopo essere stata colpita da un arresto cardiaco. La conferma in un tweet sul suo profilo ufficiale, un brano del Vangelo di San Giovanni scelto dalla figlia Lavinia: 'Nella casa del padre mio vi sono molti posti. Se no, ve lo avrei detto. Io vado a preparavi un posto'."L'ossimoro della moda, come quello della natura, è estrarre l'eterno dall'effimero": a condensare il senso della sua ricerca estetica era stata la stessa Laura Biagiotti, festeggiando due anni fa alla Milano Fashion Week i 50 anni di carriera. Mezzo secolo di creatività che l'ha spinta a guidare il made in Italy - tra le poche stiliste donne, insieme a Krizia - alla conquista dei mercati globali, diventando la prima griffe italiana a sfilare in Cina nel 1988, a Pechino, e la prima a varcare con la sua moda, nel 1995, le soglie del Grande Teatro del Cremlino a Mosca, nella vecchia sede del Pcus. Fino a essere incoronata dal New York Times con 'la Regina del cashmere' (Queen of cashmere)

La sua carriera è iniziata negli anni '60 quando, seguendo le orme della madre, Delia Soldaini Biagiotti, fondatrice di un atelier, ha cominciato a collaborare con i grandi nomi della moda italiana, da Roberto Capucci a Rocco Barocco. Nel 1966 la sua prima collezione per Schuberth. Nel 1972 la prima personale ha sfilato a Firenze, attirando l'attenzione della stampa e dei buyer. Dal 1980 viveva e lavorava nella campagna romana di Guidonia, nel castello Marco Simone, dell'XI secolo, riportato all'antico splendore assieme al marito Gianni Cigna, prematuramente scomparso nell'agosto 1996. Dall'unione è nata la figlia Lavinia, entrata in azienda nel 1997 e divenuta vice presidente dal 2005.

Molti i riconoscimenti della sua lunga carriera: nel 1992 a New York il premio Donna dell'Anno; nel 1993, a Pechino, il trofeo Marco Polo per aver portato l'industria italiana in Cina; nel 1995 l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Scalfaro per l'alto contributo dato alla diffusione del prestigio del Made in Italy nel mondo. Ha ricevuto ancora il premio Marisa Bellisario e il premio speciale alla Carriera della Camera Nazionale della Moda. Nel 2002 le Poste italiane hanno emesso un francobollo dedicato alla stilista raffigurante un abito Biagiotti ispirato a profili della Roma Classica. Nel 2004 il sindaco di Roma Veltroni le ha conferito la Lupa Capitolina. Nel 2007 ha ricevuto il Leone Cristallo alla Carriera - Premio Casinò di Venezia durante il Gala Ufficiale a conclusione della 64/a Mostra del cinema. Nel 2011 e' stata la volta del Premio Leonardo, consegnato per la prima volta ad una donna, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il caso
L'ex premier, 'Non puoi dire che non ricordi. Non è un gioco'
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"Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati": così Il Fatto quotidiano riporta un'intercettazione del 2 marzo di quest'anno tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, alla vigilia della convocazione di quest'ultimo in procura, nell'ambito della vicenda Consip. Il brogliaccio è riportato nel libro del giornalista Marco Lillo 'Di padre in figlio'.

"E' una cosa molto seria", afferma l'ex premier, secondo quanto ricostruito da Lillo: "Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje". E ancora: "Devi dire nomi e cognomi", "Mazzei è l'unico che conosco anche io". "È vero che hai fatto una cena con Romeo?", è la domanda dell'ex premier. E i carabinieri - riporta il quotidiano - annotano: "Tiziano dice di no e che le cene se le ricorda ma i bar no". Quindi Matteo Renzi: "Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato". E ancora: "Andrai a processo, ci vorranno tre anni e io lascerò le primarie", "non puoi dire bugie o non mi ricordo e devi ricordarti che non è un gioco".

 

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