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Cronaca
La madre, ricoverata con lievi ferite ma in stato di choc, ha già concesso l'autorizzazione all'espianto degli organi
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GENOVA - Prigioniera delle fiamme divampate nella notte nella propria casa al secondo piano, una coppia con un figlio di 7 anni, è stata costretta a lanciare il bimbo dalla finestra e poi a gettarsi a sua volta nel vuoto per cercare di salvarsi. Il bambino nella caduta ha riportato ferite gravissime ed è stato dichiarato cerebralmente morto. Grave anche il padre, mentre le condizioni della donna sono meno disperate perché la sua caduta è stata attutita dalle corde da stendere. E' successo alle 3 della notte tra venerdì e sabato nel centro di Casella, nell'entroterra di Genova.La mamma pochi minuti prima aveva chiesto aiuto ai vigili del fuoco con una telefonata: "Correte, qui brucia tutto". Quando i pompieri sono giunti sul posto, l'edificio, di due piani e con un bar al pianterreno, è crollato rischiando di travolgere i vigili del fuoco che sono riusciti a mettersi in salvo scappando solo poco prima del cedimento della casa.

La coppia imprigionata dalle fiamme nella propria abitazione prima di lanciarsi nel vuoto ha cercato di calarsi dalle finestre: il padre, Alessio Fraietta, 49 anni, ha avvolto il figlio Giuseppe in una coperta, però mentre si stava calando è stato costretto a lanciare il piccolo verso i primi soccorritori accorsi sul posto. Nella caduta il piccolo, che ha sette anni, ha riportato alcune contusioni, ma a preoccupare è il fumo che ha respirato. Il piccolo, trasferito in codice rosso all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova, è in prognosi riservata. Meno gravi le condizioni del padre, che si è lanciato da circa 5 metri e ha riportato una frattura, e della madre, Vincenza Sansone, 50 anni, originaria di Palermo, che è ricoverata in codice giallo. L'abitazione della famiglia è all' ultimo piano di un palazzina di due piani. Il solaio a causa dell' incendio è crollato distruggendo i due appartamenti sottostanti: uno era sfitto, l'altro è occupato da un'anziana che però stanotte non era in casa perché era andata a dormire dalla figlia. Al pianterreno dell'edificio invece ci sono alcuni negozi fra cui un bar. Il rogo che ha provocato l'incendio, a detta dei vigili del fuoco, sarebbe divampato dalla stufetta a legna della famiglia Fraietta.

"Il padre ci ha prima lanciato da una finestra delle coperte da usare come telo. Poi ci ha lanciato il figlio. Ma il bambino è caduto per terra". E' la testimonianza di una ragazza fra le prime ad prestare soccorso alla famiglia prigioniera nella casa in fiamme a Casella. "Saranno state le 3.20. I pompieri e le ambulanze non erano ancora arrivati. Così insieme ad altri ragazzi abbiamo cercato di prestare i primi soccorsi". La ragazza, incontrata nel circolo bar di Casella dove lavora, aggiunge: "Il padre e la madre si sono lanciati nel vuoto subito dopo perché è crollato il solaio della casa. Per fortuna si sono aggrappati ad una persiana e alle corde del bucato. Ma si sono fatti male perché hanno fatto un volo di circa 5 metri".

Si sono aggravate a causa di problemi circolatori agli arti inferiori e ustioni su 20% del corpo le condizioni di Alessio Fraietta, 49 anni, l'uomo che la scorsa notte imprigionato nella sua casa in fiamme ha lanciato il figlio di sette anni dalla finestra ai primi soccorritori accorsi davanti all'abitazione di Casella, nell'entroterra di Genova. Fraietta, ricoverato all'ospedale Galliera di Genova, é stato trasferito in sala di rianimazione e dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico al bacino è stato nuovamente riportato nelle sale operatorie per complicazioni cardiovascolari alle gambe e alla schiena. L'uomo ha riportato le ustioni più gravi mentre alla finestra di casa aspettava i primi soccorritori a cui affidare il figlio, poi lanciato prima del crollo del solaio dell'abitazione. Fraietta dopo essersi aggrappato alla persiana è rovinato nel vuoto da un'altezza di 5 metri. La moglie Enza ha riportato ferite meno gravi ed è fuori pericolo perché è caduta gradualmente aggrappandosi ai tubi del gas del palazzo.

Cronaca
L'analisi: "E' una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale"
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di Angelo Barraco
 
 
BOLOGNA – Prosegue senza sosta la caccia a Norbert Feher, il killer serbo di 41 anni meglio noto con il nome di Igor Vaclavic o “Igor il Russo”,  che il primo aprile scorso uccise Davide Fabbri, barista di Budrio e successivamente, a Portomaggiore (Ferrara), ha ucciso la guardia volontaria Valerio Verri.
 
Una scia di sangue  che lentamente scivola lungo tutta la penisola e che si imprigiona nei profondi solchi del dubbio e dell’incertezza che ormai da circa 10 giorni permane tra i cittadini, da quando quest’uomo ha fatto perdere le proprie tracce, sfuggendo alla giustizia e rendendosi latitante. Una lunga scia di terrore e violenza che l’uomo si porta addosso da molto tempo e dagli accertamenti è emerso inoltre che in passato era stato processato a Ferrara, nel suo paese invece è ricercato per rapina e violenza sessuale. Le ricerche proseguono senza soste e  ci sono circa mille uomini delle forze dell’ordine che scandagliano ogni luogo  possibile nascondiglio da lui utilizzato. Alle ricerche partecipano anche i paracadutisti dei Carabinieri e i “Cacciatori” di Calabria,  ma la domanda che si pongono tutti è sempre la stessa: dove si nasconde “Igor”? Qualcuno lo sta aiutando in questa folle fuga?
 
Gli inquirenti hanno scandagliato prevalentemente i boschi, i canali e le campagne della provincia di Bologna, particolare attenzione per i casolari. Una delle ipotesi avanzata dagli inquirenti è che “Igor” possa essere fuggito tra i canali Marmorta e Campotto sottraendo un’imbarcazione. Gli inquirenti hanno raccolto una mole di segnalazioni relative a possibili avvistamenti che lo collocavano nei posti più disparati, una che ha destato molto clamore e particolare attenzione riguardava quella di un giovane originario della Repubblica Ceca che percorreva l’Europa a piedi, tante le segnalazioni ai Carabinieri poiché insospettiti da uno zainetto nero. Tante sono anche le segnalazioni che si possono considerare inattendibili. L’ausilio dei cani molecolari è certamente fondamentale per l’individuazione del killer ma la pioggia e il vento può essere un serio e irrimediabile problema perché le tracce lasciate dall’uomo possono essere cancellate. Purtroppo non stiamo raccontando le nuove avventure di Diabolik, l’eroe mascherato che riesce sempre a sfuggire alle forme di controllo dello Stato, non sono storie da telefilm americano con finale a sorpresa.
 
Qui il finale è tutto da scrivere poiché la storia che vi abbiamo raccontato non è frutto di immaginazione alcuna ma pura verità in divenire e con possibili risvolti, i morti ci sono veramente, ci sono le famiglie che hanno perso un congiunto e oggi si trovano ad accarezzare una foto dentro una cornice, con una mano che sfiora il vetro e con l’altra si asciugano le lacrime. C’è un paese confuso che vive con la speranza che un killer spietato venga arrestato e consegnato alla giustizia, che venga condannato ad una pena esemplare senza sconti e senza possibilità futura di poter tornare in libertà tra i liberi, ovvero tra tutti coloro che hanno scelto di vivere un’esistenza terrena pulita, trasparente e limpida, senza un morto sulla coscienza e senza macchiarsi di delitti. C’è poi la speranza nella giustizia divina, dove molti stringono tra le mani un rosario che scalfisce l’indice e il medio con le punte estreme di una croce in metallo, tracciando solchi invocativi e inni alla speranza nel cambiamento dove i soggetti  pregano Dio affinché l’altissimo salvi l’uomo dai peccati e dai peccatori che distruggono il mondo e ogni bene e purezza terrena. Cambia la forma mentis, certamente, ma il principio di base è lo stesso: “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” come disse la filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstonecraft Godwin.
 
Noi abbiamo parlato con la Dott.ssa Mary Petrillo, Docente in materie  di criminologia all’Univ. Cusano e Coordinatrice Crime Analysts Team (CAT) che ha tracciato in esclusiva per noi un profilo di “Igor/Norbert”. “Al momento non possiamo affermare con certezza che "Igor/Norbert" sia un soggetto psicopatico, purtroppo il termine è spesso abusato, ma ha invece un suo significato ben preciso e va diagnosticato e valutato con strumenti idonei.  Una cosa è certa abbiamo a che fare con un soggetto molto pericoloso ed ora che è in fuga, vagando tra i boschi e rasentando i luoghi abitati, sappiamo quanto sia temibile per lo stato di tribolazione che in questo momento starà vivendo, come fosse una "belva" affamata e braccata. Pur essendo molto preparato a vivere fino allo stremo, sappiamo che ha un ottimo addestramento militare, ciò non significa che non si senta comunque oppresso ed è proprio questa sensazione che lo rende più pericoloso. La percezione, poi, che ognuno di noi sta avendo riguardo questo soggetto è proprio quella di un elemento nocivo e questa sua lunga fuga lo rende anche ammantato di mistero. L'immaginario collettivo lo vede quindi portatore di caratteristiche di crudeltà e terrore, infatti, come ci viene descritto da chi lo ha conosciuto o che ci ha avuto a che fare, come vittima delle sue nefandezze, Igor è identificato come una sorta di "animale" selvaggio, crudele, dalle pulsioni irrefrenabili fino al punto di uccidere e quindi ad essere una vera e propria minaccia per l'incolumità delle persone, questo perché, tenendo conto dei suoi trascorsi, sembra che possa irrompere da un momento all'altro nella nostra vita quotidiana, portando distruzione e, come già avvenuto, morte. Ciò mette a repentaglio la salute psichica delle persone che vivono in quei luoghi e questa situazione col suo perdurare genera in loro paura e angoscia. Quindi chi è Igor? Igor rappresenta qualcosa di misterioso, infatti, ha molte personalità: Igor, Norbert e chissà quante altre a noi sconosciute, è un soggetto crudele, la sua violenza è smisurata quanto il suo ego. Sicuramente si muove preferibilmente la notte piuttosto che il giorno, proprio per scampare al pericolo di essere catturato. È energico, astuto, dotato di potenza fisica, è forte, brutale e temibile. Igor desidera e si prende ciò che vuole, ha, a mio parere, una vera e propria pulsione di possedere. Questo perché è sicuramente un insoddisfatto, avido, aggressivo, famelico e distruttivo. Gli dà forza il suo forte istinto alla conservazione che paradossalmente, semmai si sentisse minacciato, lo porterebbe invece a rischio suicidio, pur di non essere catturato. Solo un forte senso del limite riuscirebbe a fermarlo, solo la determinazione di chi lo sta braccando può scoraggiarlo o anche il "tradimento" di qualcuno che, eventualmente,  lo stia coprendo nella fuga ( questo forse potrebbe essere l'unico modo per catturarlo vivo!). Ha sicuramente un atteggiamento reattivamente recriminatorio verso le persone e le situazioni per lui frustranti, è, secondo me, un soggetto che cerca di limitare la sua angoscia, il suo senso di dipendenza che esplica attraverso il fumo e probabilmente l'alcol, il cibo o altro tipo di sostanze, con la commissione di questi atti criminali,  attraverso i quali egli tende a gratificarsi e affrancarsi dal forte senso di angoscia che lo pervade e che è un po' tipico dei cosiddetti "reduci di guerra" , spesso affetti anche da disturbo post traumatico da stress. Molti di questi soggetti con le persone che servono ai loro scopi, manifestano anche una certa inclinazione al vittimismo, possono essere logorroici e questo sempre perché in realtà sono invece narcisisti che pensano agli altri sempre in funzione dei loro scopi e lo fanno, appunto, sia adottando un comportamento dimesso o anche ironico, sempre se funzionale ai suoi scopi ( ad esempio in carcere, o con conoscenti), sia attraverso una strategia aggressiva come finora accaduto. Si tratta, quindi, molto probabilmente, di una persona con una spiccata tendenza narcisistica, questo tipo di soggetti hanno un forte bisogno di essere riconosciuti e ammirati anche in situazioni estreme, proprio come Igor, sono incapaci di costruire legami affettivi e duraturi. Igor/Norbert è una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale per dirimere la sensazione di panico che ha generato in tutti noi e per quelle persone che vivono in quei luoghi affinché possano ritrovare un equilibrio psichico e sentirsi salvi”.

L'iniziativa
Coinvolti nell'iniziativa il comune di Cinisello Balsamo, il Consorzio SIR (Solidarietà in rete), Anffas Nordmilano, Cooperativa Arcipelago e ASP Mazzini
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CINISELLO BALSAMO - Un nuovo servizio per giovani adulti con disabilità apre a Cinisello Balsamo. Si chiamerà Formofficina e verrà inaugurato venerdì 21 aprile 2017 in via dei Partigiani 117 alla presenza del sindaco Siria Trezzi e dell'assessore alle Politiche Sociali Gianfranca Duca.

“Si tratta di un'iniziativa innovativa di grande valenza sociale che offre alle persone con disabilità e fragilità un percorso di formazione a sostegno dell'autonomia per poter svolgere attività lavorative – ha dichiarato Gianfranca Duca, assessore alle Politiche Sociali -. L'obiettivo è quello di far sviluppare nei giovani coinvolti competenze specifiche che aumentino la possibilità di inserimento nel mercato del lavoro e le occasioni di apprendimento esperienziale per colmare il gap scuola-lavoro”.

Coinvolti nell'iniziativa il comune di Cinisello Balsamo, il Consorzio SIR (Solidarietà in rete), Anffas Nordmilano, Cooperativa Arcipelago e ASP Mazzini.

I destinatari sono giovani di età compresa tra i 17 e i 29 anni con disabilità certificata, di tipo cognitivo e psichico, e ragazzi con fragilità non in possesso della certificazione che non hanno trovato una collocazione nel mercato del lavoro. I ragazzi, inoltre, dovranno avere un buon livello di autonomia negli spostamenti e nel poter eseguire semplici mansioni, utilizzando in modo appropriato strumenti e attrezzi da lavoro.

Dopo le prime fasi di selezione e orientamento, le azioni proposte da Formofficina prevedono l'attivazione dei percorsi formativi in diversi ambiti quali informatica, ristorazione e agricoltura sociale.

Diversi gli interventi previsti a favore dei ragazzi con fragilità: l'orientamento dei giovani nella costruzione di un'identità lavorativa, la valorizzazione e il mantenimento di abilità e competenze pregresse, lo sviluppo di nuove competenze tecniche e trasversali, l'apprendimento di una buona “gestione emotiva” del proprio lavoro e la sperimentazione sul campo delle competenze acquisite per consolidarle.

Il modello di organizzazione del Servizio è flessibile e capace di adattarsi ai bisogni e alle nuove esigenze che emergono nel mercato del lavoro, nella società e nel cambiamento delle condizioni della persona con disabilità o della sua famiglia.

Tragedia sfiorata
Militari illesi. "Siamo due miracolati". Si lavora a chiusura totale tangenziale. Anas avvia inchiesta sul crollo
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FOSSANO - Una rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano, nel Cuneese, è crollata improvvisamente sulla strada sottostante, via Marene. Distrutta un'auto dei carabinieri, che stava effettuando un posto di blocco. I militari, secondo le prime informazioni, hanno sentito degli scricchiolii e hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. In via precauzionale, la polizia locale, con l'ausilio delle altre forze dell'ordine, sta lavorando alla chiusura totale della tangenziale. Sul posto vigili del fuoco e personale comunale stanno cercando di comprendere le cause del collasso della struttura.

"Siamo due miracolati", dicono i due carabinieri scampati al crollo. Si tratta di un carabinieri di 25 anni e di un maresciallo aiutante di 55, entrambi in servizio presso la stazione di Fossano. Sotto choc, i due militari sono stati visitati sul posto dal 118. Sul posto, per sincerarsi delle loro condizioni, il comandante della stazione di Fossano, maggiore Danilo Barbabella.

Sarà una commissione d'inchiesta ad accertare cause e responsabilità del crollo, nel Cuneese, della rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano. Istituita dal presidente dell'Anas, Gianni Vittorio Armani, Sarà presieduta dal generale dei carabinieri Roberto Massi, direttore della Tutela Aziendale di Anas, e composta da due ingegneri strutturisti ed esperti di tecniche costruttive. Sul posto sono presenti squadre Anas, carabinieri, polizia stradale e vigili del fuoco per gli interventi e i rilievi del caso e per la gestione della circolazione. Sulle cause del crollo, che ha interessato un'auto dei carabinieri in servizio per un posto di blocco senza conseguenze per i militari, sono dunque in corso accertamenti. A cedere, in particolare, è stata una campata dell'asta di svincolo per Marene, al km 61,300, strada statale 231 'di Santa Vittoria', che è stata chiusa in entrambe le direzioni tra i chilometri 59 e 66. Non risultano feriti o altre auto coinvolte.

Cronaca
30 giorni di silenzio, di dubbi, di perplessità che non hanno ancora avuto risposte concrete: dov'è Benito?
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di Angelo Barraco
 
CHIETI – La scomparsa di Benito Della Penna è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero. Non si hanno più notizie dell’uomo dal 15 marzo 2017. Un mese di silenzio, di dubbi, di perplessità che non hanno ancora avuto risposte concrete: dov’è Benito? Quel pomeriggio è uscito di casa per fare una passeggiata quotidiana ma quella consuetudine si è trasformato in dramma poiché Benito non è mai rientrato e dopo qualche ora la famiglia ha lanciato l’allarme.
 
L’uomo vive in Contrada Piana San Bartolomeo con la Moglie e al momento della scomparsa era sprovvisto di documenti e cellulare, inoltre è riconoscibile perchè nel camminare si aiuta con una stampella di colore blu. Benito ha 83 anni, è alto 1,75, ha gli occhi castani ed è calvo e al momento della scomparsa indossava una maglia azzurra a strisce bianche e fucsia, un giubbotto di cotone e jeans. Immediatamente dopo la scomparsa sono partite le ricerche ma non hanno portato ad alcun esito positivo e concreto e al momento sono state sospese.  
 
L’Associazione Penelope Abruzzo ha scritto al Prefetto di Chieti che coordina il tavolo tecnico provinciale nella ricerca delle persone scomparse per fare il punto della situazione e per riprendere le ricerche. Chiunque avesse visto il Signor Benito Della Penna nel giorno della sua scomparsa o nei giorni successivi o fosse a conoscenza dei motivi che lo tengono lontano dalla sua famiglia è pregato di informare le Forze dell'Ordine. 
Cronaca
Parla il padre: "Quel giorno qualcuno qui in paese mi ha detto ‘guarda che io ho visto due brutti ceffi con la barba’
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri

CHIUSANO (AT) - Il 2 Settembre del 2001 a mezzogiorno nel giardino della casa di campagna a Montichiaro d'Asti scompare Federica Farinella di 30 anni giunta a Chiusano con la famiglia da soli due giorni dopo aver trascorso le vacanze a Siracusa. La sparizione lascia stupiti ed attoniti per alcuni dettagli apparentemente non marginali che fomentano e delineano i contorni di un vero mistero. Il tutto è accaduto in pochissimi minuti; la ragazza stava fumando una sigaretta e leggendo una rivista all'ombra di un albero del giardino di casa, improvvisamente si  allontana senza che i genitori, intenti a scaricare le valigie, se ne siano minimamente accorti. La giovane donna sembra abbia intrapreso un cammino senza documenti, cellulare e soldi; indossava pantaloncini azzurri a fiori e una maglietta grigia e ai piedi un paio di sandali per mare, i classici infradito certamente inadatti a percorsi scoscesi di campagna. Il percorso che dalla strada principale conduce alla casa finisce al cancello della casa di campagna quindi la ragazza ha impiegato poco tempo per sparire dalla eventuale vista dei genitori. La Psicoterapeuta descrive Federica come una donna dalla personalità fragile e sensibile, insicura e indifesa che all'età di soli 20, consapevole della sua bellezza, sognava di lavorare nel campo dello spettacolo, la televisione specialmente, riuscendo a stringere possibili proficue conoscenze con personaggi famosi. Ma dopo cinque anni improvvisamente qualcosa la distoglie da quei sogni, tanto da decide di chiudere i ponti con quel mondo e rinchiudersi in se stessa senza mai confidare a nessuno i motivi del cambio repentino. Da quel momento incomincia un malessere da cui non riesce ad uscirsene. Le indagini che seguirono alla scomparsa non portarono mai a sviluppi concreti e si suppone siano state svolte forse con poca convinzione dalla Procura che probabilmente sin da principio ha considerato e trattato questo caso come un allontanamento volontario.

 

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con il Signor Francesco Farinella, padre di Federica nonchè Vice Presidente Nazionale di Penelope Italia e Presidente dell’Associazione Penelope Piemonte.

- Cosa ricorda di quel 2 settembre 2001?
Ricordo un po’ tutto, il dramma è talmente grosso che non si può dimenticare. Ricordo che mi è scomparsa nel giro di 5 minuti. Io che sto seguendo tanti scomparsi, essendo nell’Associazione Penelope, e noto che la scomparsa di Federica è una cosa completamente diversa da tutte le altre perché quasi tutti escono e non tornano, Federica era seduta su una sdraio davanti la porta di campagna, mi sono allontanato pochi minuti, son tornato e non c’era più.

- Voi eravate tornati dalla Sicilia…

Era domenica mattina quando è scomparsa. Noi eravamo tornati venerdì sera dalla Sicilia. Io l’ho lasciata seduta su una sdraio al sole; c’era mio fratello, c’era mio figlio con la sua ragazza, c’era mia moglie, c’era un altro ragazzo con la sua ragazza, nessuno ha visto niente.

- Lei ricorda se ci fosse qualcosa che turbava Federica quel giorno?
Aveva sofferto un po’ di depressione. Lei stava leggendo una rivista del Parco delle Madonie che avevo preso li, io l’ho lasciata che stava coricata sulla sedia a sdraio che guardava la rivista,  poi è sparita…

 

- Che ipotesi avete avanzato in merito alla scomparsa?
Da parte mia ho sostenuto sempre e continuo a sostenere che se la sono presa. Eravamo tornati il venerdì sera, sabato sera siamo andati ad Asti a mangiare una pizza e mi ricordo che siamo usciti verso le 22.00 e c’era qualche negozio aperto, c’era un negozio di scarpe, lei era con le ciabatte da mare e mi ha chiesto se le compravo un paio di scarpe che le servivano a casa. Mi sembrava molto serena e molto tranquilla.

- Non ci sono stati quindi dei segnali che vi hanno fatto pensare ad una possibile scomparsa…

No, assolutamente no. L’unico che sapeva che eravamo tornati dalla Sicilia era un tunisino, che le aveva dato delle lezioni di francese quando lei faceva l’ultimo anno di scuola ed erano rimasti amici.

 

- Come si sono svolte le indagini in questi anni?
Noi come Associazione siamo riusciti in questi anni a far fare delle leggi come la famosa legge 203 del 2012 ovvero che le ricerche devono partire immediatamente. Io sono andato dai Carabinieri dopo mezz’ora e mi è stato detto di stare tranquillo, che sarebbe tornata e non è stata fatta la denuncia immediata. Allora ho chiamato alcuni amici della Protezione Civile, son venuti una trentina di Vigili del Fuoco e a quel punto sono venuti anche i Carabinieri.

 

- In questi anni si è fatto sentire qualcuno?
C’è stata una telefonata dove mi hanno chiesto trenta milioni, ho chiesto di farmela sentire, me l’hanno fatta sentire ma ho capito subito che non era lei. Mi hanno detto di portare i soldi ad Alessandria, lasciarli su un banchetto. Dei trenta milioni ho detto che non li avevo perché era sabato e non sapevo dove prenderli e siamo rimasti d’accordo per tre milioni. Siamo andati li, i Carabinieri hanno appostato delle macchine civetta ma non è  venuto nessuno a prendere. Sono state fatte delle indagini e mi hanno detto che era uno zingaro con una ragazza che cercava di estorcermi denaro. L’altra segnalazione su cui ho sempre il dubbio io è che mi ha chiamato il Capitano dei Carabinieri e dopo un mese mi ha detto ‘secondo me lo abbiamo trovato. Dobbiamo fare una conferenza stampa dove lei dice che sa chi è, e che sicuramente o stiamo prendendo’. Si riferivano al tunisino perché mi avevano detto che avevano messo sotto controllo il telefono e lui parlava con un algerino e parlavano di Federica. Il giorno prima della conferenza stampa mi ha chiamato il Capitano e mi ha detto ‘no guardi quello parlava con la sorella, la sorella fa parte della Polizia e le raccontava della sparizione Federica’.

- Gli amici di Federica sono stati ascoltati?

Ho preso tutti i numeri di telefono e tutti i bigliettini che aveva nella borsa, hanno messo molti numeri di telefono sotto controllo. Un altro che mi aveva telefonato mi aveva detto di aver visto la foto e di averla vista a bordo di una Alfa Romeo 155 e targata non si capiva bene come. Siccome quando mi ha telefonato ho registrato la chiamata, gliel’ho data ai Carabinieri e hanno identificato la targa, non il mittente perché chiamava da un luogo pubblico. La macchina era di un paese qua vicino e poi non è stato fatto altro. Adesso io mi sono andato a copiarmi parte del dossier in Procura ad Asti e scopro che con la persona dell’Alfa si conoscevano. Come vede è una scomparsa anomala rispetto a tutte le scomparse di cui mi sto occupando in qualità di Vice Presidente di Penelope Italia oltre ad essere Presidente del Piemonte e quindi mi interesso sempre di scomparsi, abbiamo un pool di Avvocati, un pool di Psicologi. Mi rendo sempre più conto che la scomparsa di Federica è anomala rispetto a tutte le altre. Quel giorno qualcuno qui in paese mi ha detto ‘guarda che io ho visto due brutti ceffi con la barba’, io non c’ho dato importanza a questa cosa e invece forse bisognava dargli importanza e il fatto è che purtroppo non mi ricordavo chi me lo aveva detto. Tra l’altro, adesso le sto raccontando le cose che mi vengono in mente, mentre tornavamo dalla Sicilia ci eravamo fermati prima di Firenze a prendere un caffè, io lei e mia moglie, eravamo pronti per partire e Federica non arrivava, son tornato indietro e l’ho trovata nell’antibagno che si fumava una sigaretta e di fronte c’era un soggetto. Con il tempo, collegando questo fatto, con il fatto che quello mi ha detto che c’erano due brutti ceffi dico, non è che qualcuno ci seguiva dalla Sicilia?

 

- Che appello vuole lanciare attraverso il nostro quotidiano

Federica, io sono qui che ti aspetto. Il motto dell’Associazione Penelope è; chi dimentica cancella…noi non dimentichiamo, la scomparsa non è morte, la scomparsa non è vita. Torna che ti aspetto Federica. Il mio più grande desiderio è di sapere la verità prima di andarmene.

La scomparsa di Federica è ancora avvolta da una fitta cortina di mistero e gli elementi che fanno pensare che non si sia trattato di un allontanamento volontario sono tanti. Ricordiamo che la giovane era una fumatrice accanita e spesso accendeva una sigaretta nell’altra e quando la domenica rimaneva senza sigarette doveva con urgenza reperirle per colmare il vuoto di questo suo vizio. Il giorno della sua scomparsa ha lasciato due stecche di sigarette nella sua stanza, il pacchetto aperto con l’accendino al suo interno sul tavolo sotto l’albero dove era lei seduta. Come ci racconta il padre “E’ impossibile che come fumava Federica lasciasse le sigarette li”. Il padre aggiunge che “le avevo dato quando era andata a Siracusa 300 milalire, ha lasciato 270 milalire nel cassetto del comodino del suo letto”. Precisa inoltre che ha lasciato “il cellulare nel comodino, carta d’identità, passaporto” e quando è andata via indossava le ciabatte da mare, pantaloncini di cotone e magliette di cotone. 

Ambiente e cittadini
Nell'area ex Michelin nato un nuovo quartiere
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TRENTO - Nell’area denominata “ex Michelin” a Trento è recentemente sorto un autentico nuovo quartiere cittadino con una miscela di funzioni diverse sia pubbliche che private, quali residenze, uffici, negozi, spazi culturali, aree congressuali, ricreative e museali e un grande parco cittadino. Questo pezzo di città delle dimensioni complessive di circa 11 ettari risulta delimitato a est dalla ferrovia, che costituisce chiaramente una barriera con la città consolidata non solo per il traffico veicolare, ma anche per quello pedonale e ciclabile.

Da questa considerazione è emersa la necessità di creare due nuovi collegamenti, uno viario e ciclopedonale in asse con via Perini, per mettere in collegamento le principali direttrici di traffico ad est di via Perini rappresentate da via Perini e via Giusti con area Michelin, e uno esclusivamente ciclopedonale in asse con via Taramelli che aggiungendosi a quello esistente in via Monte Baldo contribuiranno al lento fondersi del nuovo tessuto con quello esistente.

Il progetto, redatto dal Servizio Opere di Urbanizzazione Primaria del Comune di Trento nel 2009 e dell'importo complessivo di 5.200.000 euro, prevede dunque la realizzazione di un nuovo sottopasso veicolare e ciclo-pedonale alla ferrovia del Brennero e della Valsugana in asse con via Perini con una nuova rotatoria in corrispondenza di via Giusti, su cui si innestano la nuova strada proveniente dall’area ex Michelin, via Perini e via Giusti ed un sottopasso ciclo-pedonale in asse con via Taramelli.

I lavori del sottopasso ciclo-pedonale di via Taramelli sono stati completati a dicembre 2016 ed è quindi attualmente in esercizio.

La realizzazione del collegamento nell'area ex aziende agrarie è stata invece ritardata da difficoltà legate all'esproprio del distributore di carburante di proprietà ENI in corrispondenza di via Perini, e dalla necessità di completare il trasferimento al Comune di Trento delle aree di proprietà della Provincia di Trento all'interno dell'area ex Aziende Agrarie su cui verrà realizzata la nuova viabilità.

Entrambi tali problematiche sono ora risolte e risulta dunque possibile procedere con l'appalto dei lavori di realizzazione del “Sottopasso alla ferrovia con strada di collegamento area ex Aziende Agrarie”.

Il progetto prevede nel dettaglio la realizzazione di un sottopasso ferroviario di larghezza utile 14 metri in calcestruzzo armato posto in opera mediante spinta con dispositivo oleodinamico; per consentire durante l'infissione del manufatto il transito dei treni sui binari sovrastanti l’attraversamento, l’intervento avverrà in presenza di un sistema di sostegno provvisorio dei binari.

La strada di collegamento tra l’area ex Michelin e la rotatoria di via Giusti ha una larghezza di 6,5 metri; sul lato nord della strada, a lato della carreggiata stradale, vengono ricavati una decina di posti auto con disposizione a cassetta e un percorso pedonale di 1,5 metri; sul lato opposto è inserita un’aiola con alberatura, al fine di creare una barriera di separazione per il percorso pedonale e ciclabile, di larghezza 4 metri.

La realizzazione del percorso ciclabile proveniente dall’area ex Michelin in corrispondenza dell’area ex aziende agrarie è particolarmente importante in quanto va a completare il tracciato della nuova pista ciclabile su via Giusti e via S. Pio X, creando quindi il collegamento tra la rete ciclabile del quartiere di S. Giuseppe - S. Chiara e l’area ex Michelin con pertinente parco.

Viene mantenuto l’attuale accesso del complesso ITEA di via Pascoli, che si innesterà direttamente sulla nuova viabilità.

La rotatoria in corrispondenza dell’incrocio di via Perini, via Giusti e la nuova viabilità, ha un diametro dell’isola centrale compreso di anello per passaggio di mezzi pesanti di 20 metri con larghezza della corona giratoria di 7 metri per un diametro complessivo di 34 metri.

Tutta la viabilità di progetto è dotata di nuovo impianto di illuminazione pubblica e della rete di smaltimento delle acque meteoriche.

Il tempo utile per l’esecuzione dei lavori è fissato in 420 giorni, con presumibile inizio nel primavera/estate 2018.

L’ammontare dei lavori a base di appalto per la realizzazione dell’opera risulta pari a € 2.137.992.

 

Il caso
Una sfida pericolosa:saltare nel vuoto tra un parapetto e l’altro, rischiando di inciampare e precipitare per diversi metri
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di Marco Staffiero


RIMINI - "Benvenuti" nell'era della pazzia. Non salta un giorno, dove aprendo il giornale o qualche sito web non veniamo a conoscenza di un orribile gesto. Dagli omicidi ai suicidi, passando per i continui atti di violenza verso qualunque forma di vita. E' il tempo dell'odio e della violenza più spietata. Azioni crudeli spinte dal gioco, dalla noia o più semplicemente frutto di una società allo sbando priva di qualsiasi valore e principio. Oggi la collega Chiara Barin su Il Resto del Carlino ha riportato una notizia, che dovrebbe farci riflettere. Una sfida pericolosa:saltare nel vuoto tra un parapetto e l’altro, rischiando di inciampare e precipitare per diversi metri. E’ quella in cui, da alcune settimane a questa parte, sembrerebbero cimentarsi alcuni ragazzini nella zona di via Flaminia, all’altezza della caserma ‘Giulio Cesare’(a Rimini).
 
Il gioco ricorda molto da vicino il parkour, sport estremo che consiste nell’affrontare un percorso urbano, eseguendo salti, capriole e arrampicate per superare diversi ostacoli. Difficile dire se gli adolescenti riminesi si siano ispirati in qualche modo ai campioni di questa disciplina. Sta di fatto che ieri uno di loro ha rischiato davvero grosso, sbattendo contro un muretto e finendo direttamente all’ospedale. Protagonista di questa disavventura un 13enne, che forse voleva stupire gli amici saltando da un parapetto all’altro. Probabilmente ha calcolato male la traiettoria, perché alla fine il suo balzo si è concluso contro il ripiano in cemento. Il giovane ha iniziato a urlare dal dolore, richiamando sul posto i clienti e i gestori di alcune attività vicine, che gli hanno prestato i primi soccorso.
 
Il tutto sotto gli occhi di numerosi coetanei, che a quell’ora stavano aspettando l’autobus nei pressi della fermata (a poche centinaia di metri è situato il centro studi). Sul posto è quindi intervenuta un’ambulanza del 118. Il 13enne è stato stabilizzato dal personale medico, che quindi ha deciso di trasportarlo a sirene spiegate all’ospedale ‘Infermi’ di Rimini. Stando ai primi accertamenti, pare che se la sia cavata soltanto con una caviglia rotta. Grande la paura tra le persone presenti in via Flaminia, che lo hanno sentito urlare disperato subito dopo la caduta.
 
«Sapevo che prima o dopo qualcuno si sarebbe fatto male» allarga le braccia un residente. «Non è la prima volta che vedo i ragazzini compiere gesti del genere. Si danno appuntamento qui all’uscita da scuola oppure nel pomeriggio, e si divertono a saltare nel vuoto sopra il ‘fossato’. Qualche volta ho provato a rimproverarli, ma loro mi hanno risposto in malo modo. Per carità, in fondo si tratta di semplici bravate tra adolescenti. Il rischio di cadere però è sempre dietro l’angolo. Per fortuna questa volta non ci sono state conseguenze gravissime, anche se poteva andare diversamente». «E’ una sorta di gara – aggiunge un esercente –. Si sfidano a compiere il salto più lungo oppure a compiere determinati ostacoli. Forse non pensano ai rischi che corrono: altrimenti non sarebbero così avventati». Cosa passa per la mente ai ragazzi di questa ultima gererazione? dove sono le loro famiglie? la società dei telefonini e di Facebook offre questo? Poniamoci delle domande e cerchiamo di trovare delle rispospe immediate prima che sia troppo tardi.
Cronaca
A due anni dalla scomparsa: “Chi sa parli e che ci dia il modo anche a noi di vivere"
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di Angelo Barraco
 
PRATO – Sono passati due anni dalla misteriosa scomparsa di Sergio Russo, un uomo di 51 anni che l’11 aprile del 2015 fa perdere le proprie tracce dalla propria abitazione, lasciando la moglie Fiorella e i figli Yuri e Gabriele  in un limbo di dolore e sconforto. Sono tanti i dubbi  che attanagliano la mente di una donna che dall’oggi al domani ha visto una quotidianità sgretolarsi lentamente davanti ai propri occhi e con essa anche le tante certezze costruite mattone dopo mattone. Due anni dopo quel giorno così lontano ma così presente nella vita di una famiglia in cerca di risposte concrete, Fiorella lancia un appello attraverso la sua pagina social affinché venga ascoltato e riceva delle riposte: “Due anni di lotte continue.  Non è giusto lasciare le famiglie così, se non si sta più bene in famiglia basta dirlo , così tutti possiamo e abbiamo la possibilità di andare avanti con la vita. Caro Sergio ti credevo un' uomo diverso, invece nn ci hai pensato un`attimo a fare tutto ciò ai nostri figli. Anche se il mio pensiero resta un' altro, cioè che quel maledetto giorno sia successo qualcosa, chissà in che guaio ti sei messo. Mi rivolgo come sempre alla Procura di Prato, andate in un' altra direzione con le indagini.
Non è giusto dire "ALLONTANAMENTO VOLONTARIO". Fino a prova contraria nessuno si deve permettere di dire questa parola!”. La scomparsa di Sergio Russo è stata affrontata  dalla trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?” che ha intervistato gli amici dell’uomo che hanno parlato del forte legame che aveva con i figli e che non li avrebbe mai abbandonati, motivo per cui i soggetti intervistati hanno avanzato eventuali ipotesi drastiche in merito alla scomparsa. La madre dell’uomo sostiene invece che la scomparsa sia stata premeditata. Emerge inoltre che nell’ultimo periodo la coppia stava vivendo un momento sereno e i rapporti erano notevolmente migliorati tanto che Sergio, il giorno prima di scomparire, aveva prenotato l’albergo per andare al giuramento del figlio più grande. L’ultima segnalazione di Sergio Russo risale a settembre del 2015, attraverso un messaggio anonimo su facebook.
 
L’avvistamento riguarda una persona molto somigliante a Sergio Russo avvistata in una comunità di meditazione e registrato con il nome di Romeo. Il dettaglio che ha colpito Fiorella riguarda il fatto che il marito utilizzava per l’email lo pseudonimo Romeo Sierra, ma le telefonate effettuate presso alcune comunità hanno dato esito negativo, l’attenzione alle comunità era dovuta al fatto che l’uomo, in passato, era stato in Scientalogy. Sergio era entusiasta per il giuramento del figlio e il giorno prima di sparire ha effettuato un bonifico per l’albergo dove avrebbero dovuto trascorrere quei momenti insieme. Il giorno della scomparsa ha avuto inoltre un colloquio di lavoro e nel primo pomeriggio è sceso nel suo laboratorio dove stava costruendo un drone. La moglie si è accorta che il marito non era in casa alle 15.30, ha provato a chiamarlo al cellulare ma risultava staccato. Gli inquirenti hanno localizzato il suo telefono ad Agliana. 
 
Noi intervistammo Fiorella il 21 Marzo e ha lanciato un appello per Sergio e per chi sa qualcosa in merito alla sua scomparsa: “Chi sa parli e che ci dia il modo anche a noi di vivere come forse lui sta facendo. Oramai siamo senza speranze,  se forse all' inizio si fossero degnati di cercarlo adesso non saremmo qui”. Un appello rivolto “a chi forse lo ha aiutato in questa cosa senza pensare che a casa ci sono due figli che aspettano sempre notizie del padre. Se magari lui sta bene, che faccia stare bene anche i nostri  figli dandogli la possibilità di stare sereni “
 
Fiorella è sostenuta dall’Associazione Penelope Toscana con gli Avvocati Nicodemo Gentile e Daica Rometta, noi abbiamo parlato con l’Avvocato Rometta che ci ha riferito che “E’ tutto in fase di indagine. Noi abbiamo depositato diversi mesi fa l’ultima memoria, c’è da approfondire la pista della Romania relativa a dei passaggi su facebook che sono stati attenzionati dal Pubblico Ministero, è stata richiesta anche una rogatoria internazionale però è tutto ancora in fase d’indagine”. Dov’è l’imprenditore Sergio Russo? Si tratta di una scomparsa volontaria o c’è dell’altro? Ricordiamo che l’uomo aveva 51 anni al momento della scomparsa e quell’11 aprile del 2015 indossava un giubbotto rosso mattone senza maniche, pantaloni tipo militare, una t-shirt grigia e delle scarpe sportiva.  
Bufera a Cinque Stelle
Il giudice ha sospeso anche il 'ripescaggio' della lista di Luca Pirondini
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GENOVA - Il giudice Roberto Braccialini ha sospeso l'esclusione della lista di Marika Cassimatis, la candidata del Movimento 5 stelle vincitrice delle Comunarie per la candidatura a sindaco di Genova e e poi 'scomunicata' da Beppe Grillo. La Cassimatis e la sua lista erano stati bocciati da Grillo per alcuni like a commenti di fuoriusciti dal Movimento come il sindaco di Parma Pizzarotti e il consigliere comunale di Genova Putti, "quando erano ancora nel Movimento" si è difesa la professoressa. Cassimatis nei giorni scorsi è stata sospesa dal Movimento.

La decisione del tribunale civile di Genova complica la situazione in casa Cinque Stelle perché di fatto annulla tutto: l'esclusione della professoressa e la possibilità che a rappresentare il M5S sia Luca Pirondini, lo sconfitto da Cassimatis, ma vincitore delle Comunarie bis indette da Grillo con voto on line in tutta Italia svolte dopo l'annullamento delle Comunarie del 14 marzo vinte da Cassimatis. A questo punto il rischio è che il Movimento non abbia candidati alle elezioni a Genova.

Il giudice ha sospeso anche il 'ripescaggio' della lista di Luca Pirondini. Il tribunale civile ha dunque accolto tutto il ricorso d'urgenza presentato dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo. La professoressa ha commentato su Facebook "Abbiamo vintoooooooo!".

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