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In scena
Roma, sale la Febbre al teatro Olimpico: intervista a Giuseppe Verzicco
13/02/2017 19:14:00
Il musical tratto dal film con Travolta conquista il pubbico e lo fa ballare

 

di Silvio Rossi

Quando, quarant’anni fa approdò al grande schermo, La Febbre del Sabato Sera fu un fenomeno mediatico e sociale. Nel nostro paese ci furono ragazzi che andarono a rivedersi il film più di dieci volte, un fenomeno mai più ripetuto, e difficilmente ripetibile anche perché oggi le modalità di fruizione sono cambiate, la colonna sonora conteneva alcuni brani che sono diventati classici della discomusic degli anni settanta.
Dal film interpretato da un giovane John Travolta è stato tratto un musical teatrale, prodotto dal Teatro Nuovo di Milano, che è attualmente in programmazione al Teatro Olimpico di Roma, fino a tutta la prossima settimana.
Dal film, lo spettacolo ha ereditato la forza travolgente dei balletti, la simpatia di alcune battute, la musica che oggi riesce ancora ad appassionare i giovani, mentre a chi ha i capelli grigi ha un potere evocativo non indifferente.
In un cast ben amalgamato, composto da una ensemble di notevole livello, spiccano il protagonista, realmente credibile come emulo di Travolta, e Giovanna D'Angi, nel ruolo di Candy, la disk jockey e cantante del locale Odissey 2001, con una voce che colpisce l’attenzione del pubblico
Al termine dell’esibizione, tutto il teatro, praticamente pieno nonostante la concomitanza con Sanremo, ha iniziato a ballare sul posto alle note dei Bee Gees.

Protagonista nel ruolo di Tony Manero è Giuseppe Verzicco, stella di un cast ben equilibrato, che abbiamo intervistato prima dello spettacolo.

Lei non era ancora nato quando è stato realizzato il film. Come si è immedesimato nella storia?

È vero, io allora non ero nato, per cui conosco la storia del film per quello che ho letto. Ho saputo che ci sono stati ragazzi che sono andati dieci o quindici volte a vederlo. Non ho vissuto questo, per cui posso solo immaginarlo. Quando ero ragazzo, un fenomeno simile è stato Titanic. Ecco, io ho cercato di immaginare ciò che è successo all’uscita della “Febbre” facendo un parallelo col Titanic. Certamente questo non è per forza la stessa cosa, ma può aiutare a comprenderlo.

Posso assicurarle che, nonostante il successo di Titanic, il fenomeno esploso con la Febbre è stato decisamente superiore. Vorrei invece chiederle, come ha trovato i ragazzi degli anni settanta narrati nella storia? Sono uguali o diversi dai ragazzi di oggi?

Non mi sembrano molto diversi, credo che abbiano molte cose in comune. In particolare, vedo che i ragazzi, sia ieri che oggi, in genere, hanno poca curiosità. Così come Tony Manero, che era chiuso nel suo ambiente, e ha iniziato a cercare di migliorare solo dopo aver conosciuto Stephanie, anche oggi spesso vedo giovani che hanno bisogno di una scossa per incuriosirsi, per cercare qualcosa di nuovo.

Parliamo di te ora. Prima della Febbre, hai interpretato Grease e West Side Story, ti sei specializzato nei musical americani, sei diventato uno dei più apprezzati interpreti del genere. Come stai vivendo questo momento?

Sono molto contento di come vanno le cose. Devo ringraziare molte persone che mi hanno aiutato, che hanno creduto in me. Da parte mia ho lavorato molto, spero di poter essere sempre all’altezza.

Quali sono i tuoi maestri? Chi è il personaggio a cui ti sei ispirato?

In Italia il più grande di tutti, se vogliamo sommare insieme recitazione, canto e ballo, è certamente Massimo Ranieri. Lui è conosciuto principalmente come cantante, ma è stato il primo che ha dimostrato di saper cantare, ballare e recitare, sempre al massimo livello. Devo dire che una volta, quando durante uno spettacolo hanno paragonato la mia voce alla sua, sono stato molto orgoglioso, a parte il fatto che credo abbiano esagerato, ma comunque, sentirsi paragonare ai propri idoli non ha prezzo.

Ora sei in tournee con questo spettacolo. Stai già programmando qualcosa per il futuro, o attualmente sei concentrato tutto sulla Febbre?

Sono completamente concentrato sullo spettacolo, e su altre attività più piccole, che non riguardano direttamente le esibizioni, ma un’attività didattica.

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