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Cronaca
La madre, ricoverata con lievi ferite ma in stato di choc, ha già concesso l'autorizzazione all'espianto degli organi

 

GENOVA - Prigioniera delle fiamme divampate nella notte nella propria casa al secondo piano, una coppia con un figlio di 7 anni, è stata costretta a lanciare il bimbo dalla finestra e poi a gettarsi a sua volta nel vuoto per cercare di salvarsi. Il bambino nella caduta ha riportato ferite gravissime ed è stato dichiarato cerebralmente morto. Grave anche il padre, mentre le condizioni della donna sono meno disperate perché la sua caduta è stata attutita dalle corde da stendere. E' successo alle 3 della notte tra venerdì e sabato nel centro di Casella, nell'entroterra di Genova.La mamma pochi minuti prima aveva chiesto aiuto ai vigili del fuoco con una telefonata: "Correte, qui brucia tutto". Quando i pompieri sono giunti sul posto, l'edificio, di due piani e con un bar al pianterreno, è crollato rischiando di travolgere i vigili del fuoco che sono riusciti a mettersi in salvo scappando solo poco prima del cedimento della casa.

La coppia imprigionata dalle fiamme nella propria abitazione prima di lanciarsi nel vuoto ha cercato di calarsi dalle finestre: il padre, Alessio Fraietta, 49 anni, ha avvolto il figlio Giuseppe in una coperta, però mentre si stava calando è stato costretto a lanciare il piccolo verso i primi soccorritori accorsi sul posto. Nella caduta il piccolo, che ha sette anni, ha riportato alcune contusioni, ma a preoccupare è il fumo che ha respirato. Il piccolo, trasferito in codice rosso all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova, è in prognosi riservata. Meno gravi le condizioni del padre, che si è lanciato da circa 5 metri e ha riportato una frattura, e della madre, Vincenza Sansone, 50 anni, originaria di Palermo, che è ricoverata in codice giallo. L'abitazione della famiglia è all' ultimo piano di un palazzina di due piani. Il solaio a causa dell' incendio è crollato distruggendo i due appartamenti sottostanti: uno era sfitto, l'altro è occupato da un'anziana che però stanotte non era in casa perché era andata a dormire dalla figlia. Al pianterreno dell'edificio invece ci sono alcuni negozi fra cui un bar. Il rogo che ha provocato l'incendio, a detta dei vigili del fuoco, sarebbe divampato dalla stufetta a legna della famiglia Fraietta.

"Il padre ci ha prima lanciato da una finestra delle coperte da usare come telo. Poi ci ha lanciato il figlio. Ma il bambino è caduto per terra". E' la testimonianza di una ragazza fra le prime ad prestare soccorso alla famiglia prigioniera nella casa in fiamme a Casella. "Saranno state le 3.20. I pompieri e le ambulanze non erano ancora arrivati. Così insieme ad altri ragazzi abbiamo cercato di prestare i primi soccorsi". La ragazza, incontrata nel circolo bar di Casella dove lavora, aggiunge: "Il padre e la madre si sono lanciati nel vuoto subito dopo perché è crollato il solaio della casa. Per fortuna si sono aggrappati ad una persiana e alle corde del bucato. Ma si sono fatti male perché hanno fatto un volo di circa 5 metri".

Si sono aggravate a causa di problemi circolatori agli arti inferiori e ustioni su 20% del corpo le condizioni di Alessio Fraietta, 49 anni, l'uomo che la scorsa notte imprigionato nella sua casa in fiamme ha lanciato il figlio di sette anni dalla finestra ai primi soccorritori accorsi davanti all'abitazione di Casella, nell'entroterra di Genova. Fraietta, ricoverato all'ospedale Galliera di Genova, é stato trasferito in sala di rianimazione e dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico al bacino è stato nuovamente riportato nelle sale operatorie per complicazioni cardiovascolari alle gambe e alla schiena. L'uomo ha riportato le ustioni più gravi mentre alla finestra di casa aspettava i primi soccorritori a cui affidare il figlio, poi lanciato prima del crollo del solaio dell'abitazione. Fraietta dopo essersi aggrappato alla persiana è rovinato nel vuoto da un'altezza di 5 metri. La moglie Enza ha riportato ferite meno gravi ed è fuori pericolo perché è caduta gradualmente aggrappandosi ai tubi del gas del palazzo.

Cronaca
Cronaca
Il terribile incidente è avvenuto intorno alle 12:30 al km 10+500 a Isnello in località Piano Torre.
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di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Inizia nel peggiore dei modi la competizione automobilistica legata all'edizione numero 101 della Targa Florio. La prima prova speciale rally del campionato italiano è iniziata stamane a Piano Battaglia. Durante le prime fasi della corsa la Bmw mini cooper Jcw per la scuderia Messina racing team del pilota messinese di 52 anni Mauro Amendolia è uscita improvvisamente di strada investendo fatalmente Giuseppe Laganà, un commissario di percorso, schiantandosi nel fianco della strada tortuosa. Non c'è stato niente da fare neanche per il pilota, anch'egli deceduto nell'impatto della sua vettura mentre al suo fianco, nel ruolo di copilota, la figlia Gemma di 26 anni ha riportato un grave trauma cranico ed è stata trasportata in elisoccorso all'ospedale Civico di Palermo.

Il terribile incidente è avvenuto intorno alle 12:30 al km 10+500 a Isnello in località Piano Torre. Da una prima analisi sembra che le cause vadano ricercate in strati di nevischio presenti nel percorso ma si ipotizza anche un malore improvviso del pilota. Aperta subito una inchiesta da parte della procura di Termini Imerese che ha disposto l'autopsia per i due corpi e una perizia tecnica sull'auto. Sembra che i documenti della gara indicavano come primo pilota la giovane Gemma mentre il padre era designato come secondo pilota e secondo indiscrezioni sembra che avrebbe dovuto partecipare alla corsa la sorella Valentina che all'ultimo momento avrebbe rinunciato cedendo il posto al padre. Il commissario di percorso della Targa Florio, appassionato di automobilismo, lavorava come escavatorista a Catania, originario di Lentini, lascia due figli nello strazio assoluto. Le indagini sono appena iniziate.
 
 
Cronaca
Cronaca
Denunciato un 31enne
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PALERMO - Il fenomeno delle truffe on-line sta diventando un fenomeno che interessa gli internauti di ogni età. Ad ogni collegamento, infatti, l’utente è sempre più esposto alle numerose insidie provenienti da quelle che sono ormai definite frodi e truffe informatiche.
Il più classico degli inganni consiste nel proporre un qualsiasi oggetto in vendita a prezzi vantaggiosi ed attendere che un qualche utente sprovveduto, allettato dall’offerta, invii il denaro al venditore che, una volta intascata la somma, si rende irreperibile.
I Carabinieri della Stazione di Ustica sono riusciti ad identificare gli autori dell’odierna truffa. L’ultimo caso risale proprio a questi giorni.
Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata da un giovane dell’isola che, dopo aver effettuato il pagamento di 140 € per una consolle, non ha mai ricevuto nulla e non è più riuscito a mettersi in contatto con il venditore.
I militari, dopo accurati accertamenti, hanno denunciato C.g., 31enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine per simili episodi ed al momento irreperibile.
E’ già il quarto episodio nel giro di un mese accertato dai Carabinieri ad Ustica.

Cronaca
Cronaca
L'analisi: "E' una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale"
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di Angelo Barraco
 
 
BOLOGNA – Prosegue senza sosta la caccia a Norbert Feher, il killer serbo di 41 anni meglio noto con il nome di Igor Vaclavic o “Igor il Russo”,  che il primo aprile scorso uccise Davide Fabbri, barista di Budrio e successivamente, a Portomaggiore (Ferrara), ha ucciso la guardia volontaria Valerio Verri.
 
Una scia di sangue  che lentamente scivola lungo tutta la penisola e che si imprigiona nei profondi solchi del dubbio e dell’incertezza che ormai da circa 10 giorni permane tra i cittadini, da quando quest’uomo ha fatto perdere le proprie tracce, sfuggendo alla giustizia e rendendosi latitante. Una lunga scia di terrore e violenza che l’uomo si porta addosso da molto tempo e dagli accertamenti è emerso inoltre che in passato era stato processato a Ferrara, nel suo paese invece è ricercato per rapina e violenza sessuale. Le ricerche proseguono senza soste e  ci sono circa mille uomini delle forze dell’ordine che scandagliano ogni luogo  possibile nascondiglio da lui utilizzato. Alle ricerche partecipano anche i paracadutisti dei Carabinieri e i “Cacciatori” di Calabria,  ma la domanda che si pongono tutti è sempre la stessa: dove si nasconde “Igor”? Qualcuno lo sta aiutando in questa folle fuga?
 
Gli inquirenti hanno scandagliato prevalentemente i boschi, i canali e le campagne della provincia di Bologna, particolare attenzione per i casolari. Una delle ipotesi avanzata dagli inquirenti è che “Igor” possa essere fuggito tra i canali Marmorta e Campotto sottraendo un’imbarcazione. Gli inquirenti hanno raccolto una mole di segnalazioni relative a possibili avvistamenti che lo collocavano nei posti più disparati, una che ha destato molto clamore e particolare attenzione riguardava quella di un giovane originario della Repubblica Ceca che percorreva l’Europa a piedi, tante le segnalazioni ai Carabinieri poiché insospettiti da uno zainetto nero. Tante sono anche le segnalazioni che si possono considerare inattendibili. L’ausilio dei cani molecolari è certamente fondamentale per l’individuazione del killer ma la pioggia e il vento può essere un serio e irrimediabile problema perché le tracce lasciate dall’uomo possono essere cancellate. Purtroppo non stiamo raccontando le nuove avventure di Diabolik, l’eroe mascherato che riesce sempre a sfuggire alle forme di controllo dello Stato, non sono storie da telefilm americano con finale a sorpresa.
 
Qui il finale è tutto da scrivere poiché la storia che vi abbiamo raccontato non è frutto di immaginazione alcuna ma pura verità in divenire e con possibili risvolti, i morti ci sono veramente, ci sono le famiglie che hanno perso un congiunto e oggi si trovano ad accarezzare una foto dentro una cornice, con una mano che sfiora il vetro e con l’altra si asciugano le lacrime. C’è un paese confuso che vive con la speranza che un killer spietato venga arrestato e consegnato alla giustizia, che venga condannato ad una pena esemplare senza sconti e senza possibilità futura di poter tornare in libertà tra i liberi, ovvero tra tutti coloro che hanno scelto di vivere un’esistenza terrena pulita, trasparente e limpida, senza un morto sulla coscienza e senza macchiarsi di delitti. C’è poi la speranza nella giustizia divina, dove molti stringono tra le mani un rosario che scalfisce l’indice e il medio con le punte estreme di una croce in metallo, tracciando solchi invocativi e inni alla speranza nel cambiamento dove i soggetti  pregano Dio affinché l’altissimo salvi l’uomo dai peccati e dai peccatori che distruggono il mondo e ogni bene e purezza terrena. Cambia la forma mentis, certamente, ma il principio di base è lo stesso: “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” come disse la filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstonecraft Godwin.
 
Noi abbiamo parlato con la Dott.ssa Mary Petrillo, Docente in materie  di criminologia all’Univ. Cusano e Coordinatrice Crime Analysts Team (CAT) che ha tracciato in esclusiva per noi un profilo di “Igor/Norbert”. “Al momento non possiamo affermare con certezza che "Igor/Norbert" sia un soggetto psicopatico, purtroppo il termine è spesso abusato, ma ha invece un suo significato ben preciso e va diagnosticato e valutato con strumenti idonei.  Una cosa è certa abbiamo a che fare con un soggetto molto pericoloso ed ora che è in fuga, vagando tra i boschi e rasentando i luoghi abitati, sappiamo quanto sia temibile per lo stato di tribolazione che in questo momento starà vivendo, come fosse una "belva" affamata e braccata. Pur essendo molto preparato a vivere fino allo stremo, sappiamo che ha un ottimo addestramento militare, ciò non significa che non si senta comunque oppresso ed è proprio questa sensazione che lo rende più pericoloso. La percezione, poi, che ognuno di noi sta avendo riguardo questo soggetto è proprio quella di un elemento nocivo e questa sua lunga fuga lo rende anche ammantato di mistero. L'immaginario collettivo lo vede quindi portatore di caratteristiche di crudeltà e terrore, infatti, come ci viene descritto da chi lo ha conosciuto o che ci ha avuto a che fare, come vittima delle sue nefandezze, Igor è identificato come una sorta di "animale" selvaggio, crudele, dalle pulsioni irrefrenabili fino al punto di uccidere e quindi ad essere una vera e propria minaccia per l'incolumità delle persone, questo perché, tenendo conto dei suoi trascorsi, sembra che possa irrompere da un momento all'altro nella nostra vita quotidiana, portando distruzione e, come già avvenuto, morte. Ciò mette a repentaglio la salute psichica delle persone che vivono in quei luoghi e questa situazione col suo perdurare genera in loro paura e angoscia. Quindi chi è Igor? Igor rappresenta qualcosa di misterioso, infatti, ha molte personalità: Igor, Norbert e chissà quante altre a noi sconosciute, è un soggetto crudele, la sua violenza è smisurata quanto il suo ego. Sicuramente si muove preferibilmente la notte piuttosto che il giorno, proprio per scampare al pericolo di essere catturato. È energico, astuto, dotato di potenza fisica, è forte, brutale e temibile. Igor desidera e si prende ciò che vuole, ha, a mio parere, una vera e propria pulsione di possedere. Questo perché è sicuramente un insoddisfatto, avido, aggressivo, famelico e distruttivo. Gli dà forza il suo forte istinto alla conservazione che paradossalmente, semmai si sentisse minacciato, lo porterebbe invece a rischio suicidio, pur di non essere catturato. Solo un forte senso del limite riuscirebbe a fermarlo, solo la determinazione di chi lo sta braccando può scoraggiarlo o anche il "tradimento" di qualcuno che, eventualmente,  lo stia coprendo nella fuga ( questo forse potrebbe essere l'unico modo per catturarlo vivo!). Ha sicuramente un atteggiamento reattivamente recriminatorio verso le persone e le situazioni per lui frustranti, è, secondo me, un soggetto che cerca di limitare la sua angoscia, il suo senso di dipendenza che esplica attraverso il fumo e probabilmente l'alcol, il cibo o altro tipo di sostanze, con la commissione di questi atti criminali,  attraverso i quali egli tende a gratificarsi e affrancarsi dal forte senso di angoscia che lo pervade e che è un po' tipico dei cosiddetti "reduci di guerra" , spesso affetti anche da disturbo post traumatico da stress. Molti di questi soggetti con le persone che servono ai loro scopi, manifestano anche una certa inclinazione al vittimismo, possono essere logorroici e questo sempre perché in realtà sono invece narcisisti che pensano agli altri sempre in funzione dei loro scopi e lo fanno, appunto, sia adottando un comportamento dimesso o anche ironico, sempre se funzionale ai suoi scopi ( ad esempio in carcere, o con conoscenti), sia attraverso una strategia aggressiva come finora accaduto. Si tratta, quindi, molto probabilmente, di una persona con una spiccata tendenza narcisistica, questo tipo di soggetti hanno un forte bisogno di essere riconosciuti e ammirati anche in situazioni estreme, proprio come Igor, sono incapaci di costruire legami affettivi e duraturi. Igor/Norbert è una figura losca, pericoloso per tutti e catturarlo è fondamentale per dirimere la sensazione di panico che ha generato in tutti noi e per quelle persone che vivono in quei luoghi affinché possano ritrovare un equilibrio psichico e sentirsi salvi”.

Esteri
Tensioni per crisi con Usa
Lo hanno riferito fonti militari americane alla Cnn
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Le forze armate cinesi hanno messo in "massima allerta" i caccia, armati con missili cruise, per essere pronti a rispondere a un'eventuale situazione in Corea del Nord. Lo hanno riferito fonti militari americane alla Cnn, precisando che le ricognizioni americane stanno riscontrando un numero straordinario di aerei militari cinesi pronti ad essere operativi attraverso l'intensificazione delle operazioni di manutenzione. Queste misure sono state adottate dai militari cinesi nell'ambito degli sforzi per "ridurre i tempi di reazione" in caso del precipitare di una situazione in Corea del Nord, hanno aggiunto le fonti Usa.
 
La crisi tra Stati Uniti e Corea del Nord sta destando allerta e preoccupazione in tutta la comunità internazionale. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha condannato con forza l'ultimo test missilistico di Pyongyang e ha minacciato nuove sanzioni per il comportamento nordcoreano definito fortemente destabilizzante. Intanto, dopo le minacce del Paese asiatico di mettere in atto un attacco preventivo, la Cina ha allertato la sua aviazione.
Cronaca
Il caso
Scaduto il termine della promessa di Crocetta, disabili sul piede di guerra
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di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – Una vera e propria pioggia di azioni legali sono previste contro la Regione Sicilia da parte dei disabili che pochi giorni dalla manifestazione per le vie del capoluogo siciliano affermano di non aver visto ancora un euro dopo la scadenza del termine nella quale il presidente della Regione Rosario Crocetta si era impegnato in prima persona per risolvere l'emergenza. Da settimane infatti i disabili siciliani erano scesi sul piede di guerra per il mancato rispetto degli impegni presi dal governo regionale in termini di firma ai decreti per l'erogazione degli aiuti ai disabili. La questione spinosa e l'odiosa condizione di ulteriore disagio, aveva suscitato ovviamente una indignazione a livello nazionale ed erano scesi in campo anche professionisti della musica e del cinema per partecipare attivamente alla causa e per scuotere le coscienze cercando di dimostrare quanto certe priorità non debbano mai incappare in ritardi di carattere burocratico o slittare penosamente nei piani bassi delle liste degli ordini del giorno. L'attore e regista PIF, che ha fatto esplodere il caso, era andato personalmente a parlare faccia a faccia con Rosario Crocetta.
 
L'incontro-scontro farcito di urla del regista e risposte timide e vaghe del presidente, si era concluso con la promessa dell'erogazione degli aiuti per i disabili entro quindici giorni. Il termine è oramai scaduto e Il presidente Rosario Crocetta in una intervista aveva assicurato che entro aprile sarebbe stato erogato un ulteriore fondo di 34 milioni di euro. Sicuri di poter adempiere la promessa nei termini stabiliti dei quinidici giorni, sembra che qualcosa non torni e che si sia trattato ancora una volta della solita promessa azzardata. A peggiorare il quadro l'arrivo della nuova finanziaria all'Assemblea della Regione Sicilia con nuovi emendamenti votati che sembrano evidenziare quanto gli stanziamenti siano "virtuali" per motivi legati ad una apparente copertura necessaria per l'attuazione concreta. Di buon mattino la richiesta di dimissioni del governo estesa a tutti i parlamentari rappresenta un ulteriore passo che conferma, nel caso ce ne fosse bisogno, che la tensione della categori dei disabili è alta più che mai. Il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando a tal proposito ha dichiarato: "Eprimiamo la nostra preoccupazione circa l'estemporaneità di alcune norme che imporrebbero altri vincoli nella destinazione delle risorse che i Comuni riservano alla spesa sociale. L'obiettivo deve essere quello di poter programmare, in una visione complessiva, tutte le risorse nazionali, regionali ed europee destinate a vario titolo ad interventi di natura sociale, contemperando le diverse esigenze delle tante categorie deboli ed evitando di innescare "guerre tra poveri". Un forte richiamo ad importanti responsabilità per una esigenza divenuta urgenza di una categoria che non merita assolutamente la frustrazione e l'ingarbugliamento in lungaggini burocratiche e tantomeno raggiri e giochetti della politica.
Esteri
Terrorismo
L'Isis ha rivendicato l'attacco
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PARIGI - Il terrorismo irrompe nelle elezioni francesi: ieri sera un 39enne armato di kalashnikov ha sparato sugli Champs-Elysees a Parigi uccidendo un poliziotto e ferendone altri due, prima di venire abbattuto. Rivendicazione dell'Isis. Hollande ha convocato per stamattina un Consiglio di difesa. Dal Belgio segnalato il complice.

E' ripreso stamattina il traffico sugli Champs Elysees dopo l'attacco di ieri sera contro gli agenti. Le foto pubblicate sui media online mostrano il consueto movimento di auto e di camion per le consegne. Sono stati tolti anche i cordoni che delimitavano l'area della sparatoria.
Come previsto, e' cominciato questa mattina all'Eliseo un Consiglio di difesa convocato d'urgenza ieri sera dal presidente francese Francois Hollande. Oltre a Hollande, partecipano al Consiglio i ministri dell'Interno, della Giustizia, della Difesa e degli Esteri. Tra gli altri, sono presenti inoltre i capi dei servizi di sicurezza, dell'intelligence e delle forze armate.
Un avviso di ricerca nei riguardi di un uomo segnalato dalle autorità belghe ieri sera in relazione all'attentato sugli Champs-Elysées è stato trasmesso alla Francia. Lo si apprende da fonti ufficiali. Le autorità francesi hanno emesso un immediato avviso di ricerca dell'uomo.
"Nulla deve ostacolare l'appuntamento democratico". Lo ha dichiarato il Primo ministro francese Bernard Cazeneuve.
Il belga segnalato dalle autorità di Bruxelles a Parigi in relazione all'attentato sugli Champs-Elysées si è presentato spontaneamente al commissariato di polizia di Anversa. Lo si apprende dal portavoce del ministero degli Interni a Parigi.

Due giorni fa l'avvertimento. Ieri sera, a tre giorni dal primo turno, il terrorismo ha fatto irruzione nelle elezioni presidenziali francesi. Un francese, Karim C., forse appoggiato da un complice belga, ha ucciso con un kalashnikov un poliziotto sugli Champs-Elysees e ne ha feriti altri due. Poi si è dato alla fuga, ma è stato ucciso dopo pochi metri. Prima di mezzanotte, la rivendicazione dell'Isis: l'attentato è stato compiuto da qualcuno denominato 'Abu Yusuf al Beljiki', ovvero "il belga". A Parigi, il killer - come confermato dal procuratore Francois Molins - è stato identificato e la sua abitazione in banlieue di Parigi già perquisita. Si chiamava Karim C., era schedato dalla polizia, radicalizzato, con pesanti precedenti: già 15 anni fa era stato condannato per tentato omicidio di un agente, quindi per aver assalito una guardia in carcere. Era nato nella periferia di Parigi. Il panico si è propagato in pochi istanti, l'intera avenue, la più celebre della capitale, è stata blindata dai furgoni di polizia, dalla Concorde fino all'Etoile. Tutte le fermate del metrò sono state sbarrate, gli abitanti sono stati invitati a non avvicinarsi al quartiere.

 

L'agenzia Amaq, legata allo Stato Islamico, ha riferito che l'attacco è stato compiuto da "combattenti" dell'Isis, uno dei quali viene individuato in Abu Yusuf al Beljiki, ovvero "il belga". Lo riferisce il Site.

 

Erano passati pochi minuti dalle 21 e gli 11 candidati alle presidenziali di domenica erano impegnati da un'ora nell'ultima performance in diretta tv su France 2 quando diverse raffiche di armi automatiche hanno seminato il terrore sugli Champs-Elysees, all'altezza del civico 102, in prossimità dei grandi magazzini britannici 'Marks & Spencer'. Un uomo è sceso da un'Audi 80 grigia, si è avvicinato ad un furgone parcheggiato con alcuni poliziotti all'interno - agenti della stradale e della municipale - e ha fatto fuoco con un kalashnikov. Un agente è stato ucciso sul colpo, altri due feriti, una passante - una turista straniera - colpita da schegge. L'assalitore si è dato alla fuga, a piedi, abbandonando l'auto. Dopo pochi metri, è stato abbattuto da altri colleghi degli agenti aggrediti, che stavano pattugliando la strada. Testimoni hanno parlato di "una vera e propria esecuzione". La procura antiterrorismo è stata immediatamente incaricata delle indagini, dopo aver escluso in pochi minuti che si trattasse di una rapina o di criminalità comune. Panico nella strada, in pochi minuti tutto è stato blindato, i tanti negozi ancora aperti sono stati invitati a chiudere immediatamente. Poliziotti e teste di cuoio hanno perquisito ogni centimetro quadrato dei negozi, in particolare il grande magazzino 'Marks & Spencer', poi si sono riversati in un parcheggio poco distante, per il sospetto che un complice potesse essere in fuga proprio lì. Sul presunto 'secondo uomo', però, non ci sono conferme in Francia, mentre dal Belgio rimbalza la notizia - e la foto - di un complice "arrivato in treno da Bruxelles". Il suo domicilio belga sarebbe stato già perquisito.

 

Intanto, sul canale pubblico France 2 andava in onda l'ultimo dibattito elettorale, a 3 giorni dalle urne. Per 40 minuti, i candidati si sono succeduti nello studio ma di attentato a Parigi non si è mai parlato. Emmanuel Macron è stato il primo ad esprimere il cordoglio e il dolore per il poliziotto ucciso, Marine Le Pen è indicata da molti come la candidata che più potrebbe trarre vantaggio dall'attentato. All'Eliseo, il primo ministro Bernard Cazeneuve ha raggiunto pochi minuti dopo i fatti il presidente Francois Hollande, che in serata ha confermato come la pista terroristica sia quella che stanno seguendo le autorità. Per questa mattina alle 8, il presidente ha convocato all'Eliseo un Consiglio di difesa, annullando una visita in Bretagna. Anche Le Pen e Fillon hanno annullato gli ultimi comizi previsti per oggi, confermati invece da Macron, Melenchon e Hamon.

(Ansa)

Scienza, Salute & Ambiente
Il dato
Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza
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"Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso prolungato del cellulare e il tumore al cervello". Così gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone hanno illustrato la sentenza emessa lo scorso 30 marzo dal giudice tribunale di Ivrea Luca Fadda. Protagonista della vicenda un dipendente 57enne di una grande azienda a italiana che per 15 anni ha utilizzato per lavoro il telefonino senza precauzioni per più di tre ore al giorno al quale è stato diagnosticato nel 2010 un tumore benigno ma invalidante. Il Tribunale ha condannato l'Inail a corrispondere al lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale.
 
Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno rese note nei prossimi 50 giorni. "E' una sentenza straordinariamente importante - commenta l'avvocato Bertone - perché il fatto che si riconosca la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e ogni giorno più di 40 milioni di italiani lo utilizzano. Per questo è importante che tutti siano al corrente dei rischi che corrono loro stessi e coloro che hanno intorno. E', dunque, importante riflettere sul problema e adottare le giuste contromisure".
 
La dipendenza dallo smartphone, la cosiddetta 'Sindrome da Hand-Phone' capace di ipnotizzare le persone davanti ad uno schermo, riguarda circa 7 italiani su 10. E' quanto è emerso da uno studio realizzato lo scorso settembre che ha coinvolto 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online (Web Opinion Analysis) sui principali social network, blog e community interattive. Secondo la ricerca il 72% degli italiani ha lo smartphone sempre in mano e lo utilizza soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Due italiani su 10 (19%) lo adoperano per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 42% tra più giovani, mentre il 21% si attesta sulle 4 ore.
 
Il 41% si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. I 'mobile-dipendenti' sono più donne (58%) che uomini (43%), hanno principalmente 18-24 d'età (67%), 35-54 (56%) e 13-17 (31%). Per avere di nuovo le mani libere, secondo 9 esperti su 10 (87%) il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphone ed essere in grado di capire quando è il caso di 'staccare'. Si può approfittare del tempo libero per fare diverse attività come leggere un libro (75%), fare una passeggiata in bici o sport in genere (63%) coltivare la passione per il pollice verde (61%), concedere un massaggio al proprio partner (57%), sperimentare in cucina (53%) gustare un gelato in compagnia (52%).
Cronaca
Ambiente & Territorio
Sabato 22 e domenica 23 aprile la 47esima edizione, l’Earth Day (“Giornata della Terra”)
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Red. Cronaca

MARSALA (TP)
- Marsala aderisce alla “Giornata della Terra” con alcune iniziative ambientali che si svilupperanno questo fine settimana, sabato 22 e domenica 23 aprile. Promossa dalle Nazioni Unite e giunta alla sua 47esima edizione, l’Earth Day (“Giornata della Terra”) unisce i cittadini del mondo per celebrare il pianeta Terra e promuoverne la salvaguardia. Il programma promosso dall'Amministrazione Di Girolamo vede coinvolti gli Assessorati all'Ambiente e alla Pubblica Istruzione, rispettivamente diretti da Agostino Licari e Annamaria Angileri. Alla realizzazione degli eventi collaborano anche Organismi associativi culturali e ambientalisti che, con il coordinamento del consigliere comunale Linda Licari, cureranno le diverse attività in calendario.

Gli appuntamenti di sabato 22 (giorno della ricorrenza), con il tema “Le mura e la terra”, iniziano alle 10 a Villa Gaia (Fossato Punico) con la riqualificazione dell’area e apertura dello spazio. A seguire, due momenti al Bastione Baluardo Velasco (ingresso via Bottino): alle ore 11.30, rigenerazione/apertura dello spazio verde e presentazione del progetto “Orto Urbano/Sociale”; alle ore 16.30 “Differenzio Giocando”. La giornata si conclude al Bastione San Francesco (Terrazza - Villa Cavallotti) dove, a partire dalle ore 18, si terrà il dibattito “Effetti dell’inquinamento nell’alimentazione”; quindi l'Apericena Mediterranea con prodotti a Km Zero e Biologici e, a seguire, il “Concerto per la Terra”.

Domenica 23, con il tema “Il mare e la terra”, la giornata si apre con la “Maratonina del Vino” (partenza ore 9,45 da Piazza Mameli). Nel pomeriggio, al Parco Giochi Lungomare Boeo (ore 16) “Dona un fiore per il parco”; mentre a Capo Boeo (ore 18 - “due rocche”) pulizia dell’area e dello spazio verde adiacente l'albero secolare.

Cronaca
Cronaca
Piera Maggio, mamma di Denise, ha scritto su facebook “Ingiustizia è stata fatta”
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di Angelo Barraco

Mazara del Vallo (TP) La Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione per Jessica Pulizzi, da oggi definitivamente prosciolta dall’accusa di aver rapito la piccola Denise Pipitone. I Giudici della Quinta sezione penale hanno respinto il ricorso della procura della Corte d’Appello di Palermo contro Jessica emessa nell’ottobre 2015. Piera Maggio, mamma di Denise, ha scritto su facebook “Ingiustizia è stata fatta”.
 
Il 1 settembre 2004 Mazara Del Vallo e tutta Italia apprende della scomparsa di una bambina che si chiama Denise Pipitone, ma sin da subito i contorni della vicenda sono opachi. Analizziamo la vicenda attimo per attimo; Denise viene affidata da Piera Maggio –madre di Denise- alla nonna materna intorno alle 8:30, poiché la signora Maggio in quel periodo frequentava un corso di formazione e necessitava di affidare i due figli alla madre. Piera Maggio quel terribile giorno riceve una telefonata alle 12:30, una telefonata che cambierà per sempre la sua vita e quella di tutte le persone che hanno seguito il caso; a Piera Maggio le viene detto al telefono che Denise era scomparsa e che le ricerche erano in corso da mezz’ora ma che non avevano portato ad alcun esito. Piera Maggio non appena giunge a casa vede Polizia e Carabinieri che cercano Denise, iniziano le perquisizioni anche all’interno degli appartamenti dei familiari e viene presa in considerazione l’idea che la bambina si sia allontanata da sola, ma Piera Maggio conosce bene la sua bambina, conosce bene le sue abitudini, sa di cosa ha paura la sua creatura e sa che non è autonoma negli spostamenti  e ha paura delle macchine. La nonna di Denise stava cucinando al momento della scomparsa, e la certezza di collocare Denise in un orario specifico all’interno del garage c’è, poiché la piccola si trovava, almeno fino alle 11.35, con la nonna. La casa in cui viveva Denise si trova in periferia, vicino ad un cimitero, e si trova in Via Domenico La Bruna. L’ultima persona a vedere Denise è stata la zia di Denise in Via Castagnola, proprio il cugino ha confermato di averla vista giocare quella mattina. Denise aveva mostrato il suo visino innocente dalla porta a specchio della zia, successivamente si avvia verso la casa della nonna, ovvero verso Via Domenico La Bruna, ed è da li che inizia il mistero della scomparsa di Denise, avvenuta in pochi istanti.
 
Piera Maggio sin da subito viene interrogata e gli viene chiesto se nella sua famiglia vi erano dei rapporti burrascosi, allora indica agli inquirenti immediatamente e sin da subito Jessica Pulizzi e la famiglia poichéquest'ultima è figlia del padre naturale di Denise, ma sull’aspetto investigativo ci torneremo più avanti, adesso ci soffermiamo su un avvenimento che è accaduto il 18 ottobre 2004, esattamente un mese e mezzo dopo la scomparsa di Denise. Siamo a Milano, una guardia giurata che prestava servizio ha notato dei nomadi costituito da un uomo, due donne e tre bimbi, ma nella guardia giurata c’è stato un sobbalzo poiché una di quelle bambine somigliava in modo evidente a Denise Pipitone. La piccola aveva la testa coperta da un cappuccio di colore scuro, ma quel giorno a Milano non pioveva.
 
L’uomo ha avvertito la Polizia ma il gruppo di persone si è allontanato prima dell’arrivo dei poliziotti. L’uomo aveva con se un telefonino e ha registrato di nascosto un video/audio in cui si sente chiaramente la bambina che somiglia a Denise che dice “Dove mi porti?” con una cadenza tipica del sud Italia, prima di questa frase vi è un’altra frase pronunciata dalla donna che fa pensare ancora e supporre che quella bimba sia effettivamente Denise, poiché una donna dice alla piccola “Danàs”, inoltre la guardia giurata aveva notato nel volto di quella piccola una cicatrice, anche Denise aveva una cicatrice sotto l’occhio.
 
Tante segnalazioni arrivano da tutta Italia, tanti credono di aver visto Denise in diversi luoghi d’Italia ma nulla di concreto, furono scandagliate tante piste, da quella del traffico di organi a quella che portava agli zingari come probabili responsabili. Ma la svolta investigativa arriva nel mese di maggio del 2005, quando le indagini si concentrano sulla pista familiare e su Jessica Pulizzi, la sorellastra di Denise. L’astio di Jessica nei confronti di Piera Maggio è dovuto al fatto che il padre naturaledi Jessica, nonché anche padre naturale di Denise, avrebbe avuto una relazione con Piera Maggio, quindi il motivo sarebbe la gelosia. Jessica già in precedenza aveva manifestato a Piera Maggio il suo disprezzo mediante insulti e foratura di gomme, il rapimento della figlia sarebbe stato un ulteriore atto punitivo. L’accusa contro Jessica Pulizzi si incentra su una frase “ Io a casa c’à purtai” (io a casa gle la portai), catturata durante un’intercettazione ambientale. Jessica ha inoltre detto numerose bugie e ha negato di essere vicino la casa di Denise quel giorno, ma ciò è stato smentito dalle celle telefoniche di quella zona. Il colpo di scena arriva il 5 dicembre nel processo d’appello, dove si apprende in un’intercettazione ambientale risalente all’11 ottobre del 2004, dopo un’accurata ripulitura dei nastri, che Jessica ha detto alla sorella Alice la seguente frase: “Quanno eramu 'ncasa, a mamma l'ha uccisa a Denise» (quando eravamo a casa, la mamma ha ucciso Denise)”, il consulente della difesa dice però che quella frase non si sente.
 
Il 27 giugno 2014 Jessica Pulizzi viene assolta dal Tribunale di Marsala con l’accusa di concorso nel sequestro di Denise, assolta per non aver commesso il fatto e per mancanza di prove. I Pm avevano chiesto una condanna a 15 anni poiché “Una serie di indizi chiari, univoci e convergenti inducono a ritenere che Jessica sia stata l'autrice del sequestro. E' colpevole senza alcun dubbio. Anche se non può aver agito da sola”, un processo di primo grado costituito da 44 udienze, lungo, torbido ma inconcludente. Intanto gli anni passano, le indagini vanno avanti e il pg della Corte d’Appello di Palermo ha chiesto pochi giorni fa per Jessica Pulizzi 15 anni di carcere durante il processo di secondo grado. Il sostituto procuratore Rosalba Scaduto ha dichiarato: “In appello sono emersi molti più indizi a carico di Jessica Pulizzi rispetto al processo di primo grado. Tutti indizi, univoci e concordanti, che portano a lei. Non è mai saltata fuori un'alternativa”. Si sono svolte il 22/05/2015 anche le arringhe di parte civile sul caso della scomparsa di Denise ed è stata richiesta la condanna di Jessica Pulizzi inquanto la sua colpevolezza era emersa durante il processo d’Appello.
 
Il 2 ottobre 2015, Jessica Pulizzi viene assolta dalla Corte d’Appello di Palermo. Per lei erano stati chiesti 15 anni di reclusione, era stata assolta anche in primo grado.
 
Noi de L’Osservatore D’Italia, a seguito di questo esito processuale, intervistammo l’Avvocato Giacomo Frazzitta. Ecco alcuni stralci dell’intervista.
 
Jessica è stata assolta, vi aspettavate questa assoluzione?
“E’ chiaro che un giudizio particolarmente difficile non può avere un risultato scontato, la sensazione, e di sensazioni purtroppo in diritto non si può vivere ma si vive di certezze, da uomini era una sensazione interessante, avevamo una sensazione positiva. Vero è che ad un certo punto abbiamo notato l' umore da parte della Corte, tuttavia il procedimento aveva degli atti d’Appello ben precisi, ben determinati, che non avevano lacune, che evidenziavano deficit dell’utilizzo di primo grado. Questi erano ritenuti fondati alla riapertura del dibattimento e quindi è chiaro che non avevamo certezza me una buona idea di aver fatto un buon lavoro, il massimo che si poteva fare”.

In merito agli elementi contro Jessica?
“In merito agli elementi contro Jessica in particolare si era approfondito anche l’accesso nell’abitazione dopo due ore dalla scomparsa  della piccola Denise Pipitone nella casa di Anna Corona e che in realtà si è avuto modo di rilevare che è stato sviato questo accesso dalla Anna Corona stessa che li ha fatti entrare nella casa della vicina. In questa storia, mi spiace doverlo dire, c’è tanta gente che è a conoscenza, e ne abbiamo prova di fatti e di elementi, che possono far mutare il senso di questa tragica vicenda. Purtroppo queste persone o sono reticenti o comunque non raccontano la verità, tutto questo ha fatto male a questo processo indiziario e dunque oltre a nascere con grosse difficoltà genetiche, lo ha ulteriormente aggravato  con la reticenza e la non collaborazione di molti testi terzi per paura e tanti altri motivi. Sta di fatto che nonostante questo siamo riusciti ad avere un quadro abbastanza chiaro, un puzzle in cui mancano dei tasselli. Non c’è ombra di dubbio, non posso negarlo, ma abbiamo dei punti certi in questo puzzle”.  
 

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In Europa siamo al quarto posto tra i paesi nei quali i ragazzi, (soprattutto maschi) tra i 20 e i 30 anni che vivono ancora in famiglia
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Redazione

Andare a vivere da soli è un passo importante che prima o poi tutti, o quasi, fanno. A dire il vero questo è anche un argomento controverso, visto che ogni volta si scatenano polemiche che dividono i ragazzi in due categorie: i “bamboccioni” e gli “spiriti liberi”. Ed anche i genitori sono spesso tacciati da giudizi non sempre desiderati, poiché ognuno è artefice del proprio destino, conosce i suoi limiti e le sue virtù e deve decidere in piena tranquillità della propria vita senza sentire il peso di accontentare le aspettative di conoscenti, amici e parenti lontani.

Ci sono varie motivazioni che spingono a restare a casa dei propri genitori, a volte si tratta di dilemmi economici, altre volte semplicemente ci si abitua alle comodità della casa in cui si vive e non ci si ritiene pronti ad abbandonare il nido. Molti lasciano la casa durante il periodo dell'università, quando spesso capita di trovare la propria facoltà in una città diversa e si inizia a stare, nella maggior parte dei casi, con dei coinquilini con cui dividere le spese. Alcuni poi tornano indietro, mentre altri si abituano alla vita da soli ed alla propria totale indipendenza e cercano di restare per conto loro. Altri scelgono di andar fuori di casa solo nel momento in cui decidono di iniziare una convivenza col proprio partner, o si allontanano per questioni lavorative.  Sono invece pochissimi in Italia coloro che cercano casa da soli senza essere spinti da una di queste motivazioni.

In Europa siamo al quarto posto tra i paesi nei quali i ragazzi, (soprattutto maschi) tra i 20 e i 30 anni che vivono ancora in famiglia, circa il 70% assieme alla Spagna, seguiti poi da un 60% dei ragazzi in Irlanda. I numeri calano bruscamente se ci spostiamo in Francia, Inghilterra e Svezia, rispettivamente al 35%, 28% e 18%. Le motivazioni sono certamente molte, dalla durata degli studi mediamente conseguiti dai giovani, ai modelli familiari fino ad un sistema di welfare che aiuti o meno i giovani a rendersi autonomi. Tralasciamo volutamente il binomio “lavoro-sicurezza” sul quale potremmo altrimenti parlare per ore.

Certo le difficoltà economiche sono tra i principali motivi che portano i ragazzi (e le loro famiglie) ad andare coi piedi di piombo quando si trattano certi argomenti. Quando si cerca una casa per conto proprio ci si ritrova spesso davanti a proprietari che pur trattando con giovani adulti, magari trentenni che lavorano già da anni, chiedono garanzie da parte dei genitori di questi, spesso anche tramite fideiussioni bancarie. Oltre a questo ci sono poi le spese per le caparre della casa e spesso anche delle agenzie a cui molti si appoggiano per la ricerca. Inoltre se la casa non è ammobiliata bisognerà provvedere a questo dettaglio tutt'altro che insignificante.

Fortunatamente internet ci viene incontro in questi casi, con bacheche piene di annunci privati, escamotage per poter trovare contratti convenienti per entrambe le parti e con negozi di arredamento online che ci permettono di spendere il giusto senza rinunciare alla qualità.

Per non parlare di quel periodo inevitabile in cui, presi dalla conquista di una nuova sensazione di totale libertà, si inizia a buttare soldi in oggetti e cibi inutili, a volte dannosi. A proposito di ciò che si fa appena usciti di casa, dei sogni che si realizzano o che si infrangono oltrepassato l'uscio delle nuove c, sono stati scritti milioni di post su ogni social, ed alcuni di questi sono stati raggruppati in un simpatico articolo dove vi saranno dati 17 brevi e spassionati consigli da chi ha provato questa esperienza prima di voi.
 

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