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L'esclusiva de L'Osservatore d'Italia
Il legale "Era inconcepibile che lui mantenesse uno stato in qualità di condannato con una detenzione diversa da quella dei cittadini normali"
di Angelo Barraco
 
PERUGIA – Salvatore Parolisi è stato degradato da caporal maggiore dell’Esercito. La Corte di Appello di Perugia ha accolto la richiesta della Procura generale in merito all’applicazione della pena accessoria prevista dalla sentenza definitiva di condanna per l’omicidio della moglie Melania Rea, per il quale l’uomo  sta scontando 20 anni di reclusione. E’ stato inoltre trasferito dal carcere militare di Santa Maria Capua Vetere a quello di Bollate e si apprende inoltre che consequenzialmente al provvedimento perderà lo status di militare e verrà interdetto dai pubblici uffici. Salvatore Parolisi aveva annunciato che il 3 ottobre avrebbe presenziato in Tribunale dei minori a Napoli per un’udienza che riguardava un’istanza attraverso il quale chiedeva di poter vedere la figlia Vittoria. Una vicenda giudiziaria complessa quella di Salvatore Parolisi poiché la divisa da lui indossata con orgoglio e che rappresentava il nostro paese, la nostra sicurezza e la nostra patria, si è sporcata dell’indelebile sangue di una giovane vita spezzata per sempre, il sangue di Melania Rea. Moglie dell’ex caporalmaggiore, di 29 anni scomparsa misteriosamente il 18 aprile del 2011 e rinvenuta cadavere in data 20 aprile dello stesso anno nel boschetto delle Casermette di Ripe di Civitella del Tronto, a seguito di una telefonata anonima intorno alle 14.40/15.00 che informa le forze dell’ordine della presenza del corpo della donna. Un corpo martoriato da ferite da arma da taglio e una siringa  infilzata per fare emergere uno scenario legato al mondo della droga e una probabile rapina finita male. In realtà la donna è stata aggredita alle spalle e colpita con 35 coltellate. Le manette ai polsi del marito si chiusero il 19 luglio del 2011. La Cassazione ha respinto un nuovo ricorso della difesa per la concessione delle attenuanti generiche ed è stata confermata la condanna a 20 anni per l’ex caporalmaggiore. I giudici hanno stabilito che la donna è stata uccisa in un impeto d’ira ed è stata escluso l’aggravante della crudeltà. Era stata chiesta una pena di 30 anni, il 27 maggio scorso il collegio di Perugia ha ridotto la condanna a 20 anni senza riconoscere le attenuanti generiche. 
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo intervistato in esclusiva l’Avvocato Mauro Gionni, legale della famiglia Rea che ha parlato con noi delle ultime novità che riguardano Salvatore Parolisi.
 
-E’ stato avviato su Parolisi un provvedimento che lo porterà alla perdita del suo status di militare: come avete reagito a questa notizia?
Noi abbiamo scritto al Ministro per provocare questa cosa. Diciamo che era inconcepibile che lui mantenesse uno stato in qualità di condannato con una detenzione diversa da quella dei cittadini normali quindi abbiamo sollecitato questa cosa.
 
- Come reputate la pena inflitta a Parolisi?
Noi ritenevamo che l’aggravante della crudeltà ci fosse, la Cassazione ha ritenuto di no e questo sposta ovviamente il reato nei termini di pena in cui sono stati inflitti non tanto per il fatto delle coltellate ovviamente per le quali effettivamente ci vuole la finalità al di là dell’omicidio ma la crudeltà determinata dalla consapevolezza in capo alla madre della presenza sul luogo della figlia quindi anche la crudeltà di ordine morale non solo fisica. Però la Cassazione così ha deciso. 
 
- La famiglia Rea come vive questa situazione?
Questo dovreste chiederlo a loro, cioè non saprei rispondere a questa domanda, nel senso che non so perché io sto qui ad Ascoli. Hanno la bambina a casa, hanno questa impegnativa che richiede un impegno costante sotto mille punti di vista insomma non è facile.
 
- Parolisi si è sempre professato innocente, ha sempre detto di essere innocente. Come reputa questa sua esposizione mediatica?
Sono scelte di posizioni che non ci riguardano, che non mi riguardano. Ciò che ha scelto di fare lo ha scelto quando lo ha fatto, anche mi pare prima dell’intervento degli avvocati, quindi insomma è un problema odierno difficile da affrontare con due parole d’intervista l’esposizione mediatica dei procedimenti penali e dei delitti. Sicuramente quelle cose che ha dichiarate sono state utilizzate.
 
- Quindi hanno avuto un peso…
Bhè certo, le dichiarazioni che gli imputati rendono anche al di fuori del processo prima sono tutte utilizzabili. Non è che vengono costretti, sono escluse che dichiarazioni che l’imputato rende se poi diventa imputato davanti ai Carabinieri, davanti alla Polizia Giudiziaria cioè in luoghi nei quali ci può essere l’idea che qualcuno possa indurlo a dire cose che non vuole, ma la regola non vale per chi va in televisione spontaneamente e va a raccontare una modalità di un fatto senza che qualcuno lo abbia costretto ad andarci. Quindi in questo caso per esempio sono state utilizzate le sue dichiarazioni, le sue ricostruzioni, anche quelle fatte nelle varie sedi televisive e nelle varie sedi giornalistiche.

Cronaca
Il colpo
Erano stati rubati 2 quadri di Van Gogh
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NAPOLI - Il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, nell’ambito di indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito un sequestro patrimoniale per diverse decine di milioni di euro nei confronti di un’associazione camorristica dedita al traffico internazionale di cocaina. Tra i beni sottoposti a sequestro, anche due dipinti di inestimabile valore che erano stati trafugati da un museo di fama mondiale. L'operazione è collegata all'inchiesta che a gennaio scorso ha portato all'arresto dei vertici degli scissionisti di Scampia e alcuni insospettabili che gestivano l'importazione della droga direttamente dal centro America. In quell'occasione furono sequestrati beni immobili per il valore di oltre 10 milioni di euro, ma già all'epoca gli inquirenti sottolinearono che si trattava solo di una piccola parte dei beni nella disponibilità del clan 

Cronaca
Il Paese dei cachi
Otto i denunciati e ben 33 gli indagati. Non è tutto: utilizzavano automezzi di proprietà comunale per il disbrigo di commissioni personali
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Redazione

BIELLA - Si assentavano "sistematicamente ed ingiustificatamente" dal lavoro, senza registrare l'uscita, per svolgere attività non connesse al servizio, anche ludica. Trentatré dipendenti del Comune di Biella sono indagati, a vario titolo, dalla Procura di Biella per truffa a danno dello Stato, peculato e falso. I furbetti del cartellino, secondo l'accusa, delegavano la timbratura del badge a colleghi compiacenti e utilizzavano automezzi di proprietà comunale per il disbrigo di commissioni personali. Le indagini dei carabinieri, su delega della Procura, è cominciata lo scorso aprile, con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e video riprese in prossimità dei lettori badge installati all'ingresso di due sedi del Comune di Biella. A farla scattare sono stati gli accertamenti nei confronti di un dipendente sul conto del quale l'amministrazione aveva rilevato comportamenti anomali. Per otto dipendenti è stata disposta anche la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Biella.

Cronaca
Il caso
L'avvocato Michela Soldi assisterà il marito durante il processo che riprenderà il 30 novembre prossimo
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di Paolino Canzoneri

CREMONA – L'ospedale Maggiore di Cremona dovrà risarcire l'ingente cifra di 750mila euro al marito Rusi Slavov, liutaio bulgaro di 37 anni residente a Cremona e ai due figli di Daniela di 41 anni deceduta post parto a causa di uno shock settico. Il processo che ne è seguito alla disgrazia ha accusato di omicidio colposo i tre medici di Ginecologia Alberto Rigolli assistito dall'avvocato Paolo Vinci del foro di Milano, Aldo Riccardi difeso dall'avvocato milanese Diego Munafò e Tazio Sacconi da Piacenza assistito dall'avvocato Isabella Cantalupo. L'esoso risarcimento della Compagnia assicurativa dell'ospedale per la parte civile consentirà l'uscita dal procedimento giudiziario per questa brutta disgrazia avvenuta il 6 gennaio del 2014 quando i tre medici inquisiti avrebbero causato la morte di Daniela a causa di una sepsi batterica grave sfociata in un irreversibile shock settico. Il 3 e 4 gennaio del 2013 i tre medici avevano assisitito al parto di un maschietto Christian putroppo nato morto e nei giorni successivi i medici hanno ignorato i sintomi evidenti della paziente non ritenendo opportuno richiedere una urgente consulenza infettivologica e lasciando Daniela in una condizione di "oggettivo difetto di assistenza, consistito in assenza di coordinazione della condotta medica, esitata nel mancato riconoscimento e valutazione dei chiari segni clinici che avrebbero consentito l’anticipazione diagnostica, già almeno 48 ore prima del decesso, della condizione di sepsi in atto" e infatti secondo l'accusa un trattamento conforme avrebbe dato modo di controllare la malattia e salvato la paziente.

 

L'avvocato Michela Soldi assisterà il marito durante il processo che riprenderà il 30 novembre prossimo e il giudice Francesco Sora incaricherà un perito medico-legale per appurare responsabilità da parte dei ginecologi. Disgrazie come questa non devono però allarmarci perchè nonostante tutto non esiste in Italia una emergenza particolare o una criticità straordinaria. Da una analisi della Dottoressa Serena Donati, responsabile del Sistema di sorveglianza sulle nascite instituito due anni fa all'interno dell'Istituto Superiore della Sanità, la frequenza dei decessi post parto è irregolare ma vige chiaramente una maggior attenzione e scrupolo dei ginecologi e degli assistenti al parto che non devono minimente sottovalutare apparenti futili dettagli. Dati statistici confermano che al mondo circa 300mila donne muoiono di parto al giorno e ovviamente è un dato piuttosto terribile ma considerando la popolazione mondiale e considerando che dal 1990 ad oggi questo numero è dimezzato, si può essere ottimisti sulla preparazione medica e sulle apparecchiature in grado di ridurre al minimo incidenti. In Italia il tasso di mortalità si aggira intorno ai 10 ogni 100mila nascite e considerando che nascono 500mila bambini all'anno si può stimare che ogni anno muoiono circa 50 donne cioè una a settimana ma nonosante siano rarissime, il rischio raddoppia se la madre ha una età superiore ai 35 anni. Le cause primarie dei decessi sono sempre le emorragie post-partum che causano il 50% dei decessi seguite da tromboembolie e disordini ipertensivi e putroppo al momento non è possibile azzerare le morti ma è possibile lavorare sodo per ridurre a zero i casi evitabilità.

Cronaca
Cronaca
Per i giudici “il fatto non sussiste”. Tra i quaranta imputati c’erano ex sindaci, assessori, sindacalisti e tecnici comunali
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Redazione
 
Salerno – La seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, nell’ambito del processo Sea Park, ha assolto perché “il fatto non sussiste” l’ex Sindaco e attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca e altri 41 soggetti tra funzionari comunali, tecnici e imprenditori che erano imputati nell’ambito di un’inchiesta relativa a presunte nella realizzazione nella realizzazione di un parco acquatico mai ultimato, il “sea park” a Salerno. Su Vincenzo De Luca e altri 41 imputati pendevano le terribili accuse di associazione a delinquere, falso e abuso d’ufficio poiché coinvolti nella realizzazione di un parco acquatico avviata nel 1998 che avrebbe dovuto sorgere nell’area Ideal Standard ma in realtà vi fu mai traccia di tutto ciò. Un parco che doveva essere costruito attraverso gli investimenti di coop rosse e secondo il pm Nuzzi, faceva emergere una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Nell’aprile scorso era stata chiesta l’assoluzione piena di tutti gli imputati da parte del pm Vincenzo Montemurro. De Luca ha commentato l’assoluzione attraverso un post su facebook: “Processo SeaPark: assoluzione piena dopo 18 anni. Esprimo piena soddisfazione e rispetto per la Magistratura. Era questa la vicenda per cui un'avventurosa parlamentare ci aveva presentato come "impresentabili". Oggi ci presentiamo a testa alta. Noi”.  Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia ha commentato così la notizia in un tweet: “Assoluzione piena dopo 18 anni. Esprimo piena soddisfazione e rispetto per la magistratura. Era questa la vicenda per cui una avventurosa parlamentare ci aveva presentato come 'impresentabili'. Oggi ci presentiamo a testa alta”. 
 
Sotto accusa per il parco acquatico mai nato, che avrebbe dovuto dare nuovo lavoro agli operai della dismessa Ideal Standard, erano finiti quattro società e 39 persone, tra cui gli ex sindaci Vincenzo De Luca e Mario De Biase, l’imprenditore Gianni Benetti che presentò al Comune l’idea del Sea Park, l’ex presidente dell’Asi Felice Marotta, il sindacalista Giovanni Berritto, il dirigente comunale Alberto Di Lorenzo e gli ex assessori Franco Mari e Mariano Mucio. Tutti assolti, da accuse che andavano dall’associazione a delinquere alla concussione e che erano costate a De Luca il marchio di “incandidabile” attaccatogli alla vigilia delle elezioni regionali dalla presidente della commissione parlamentare antimafia, la collega di partito Rosy Bindi. La sentenza, emessa dopo le rinunce alla prescrizione, chiude l’intero capitolo delle inchieste giudiziarie che agli inizi del Duemila investirono il Comune di Salerno. Come per il Sea Park, anche per le Mcm è stata la stessa Procura a chiedere in chiusura del dibattimento l’assoluzione da tutte le accuse. «I fatti non sono sussistiti e non sussistono» ha concluso il pm Montemurro al termine della requisitoria sul parco acquatico, demolendo non solo la tesi di un accordo illecito tra amministratori e imprenditori, ma anche l’idea che gli oneri urbanistici fossero estorti e che le pressioni politico

sindacali per la cassintegrazione agli operai potessero configurare un reato. Il tribunale ha sposato in pieno questa ricostruzione, pronunciando un’assoluzione con formula piena e togliendo i sigilli a quanto, dopo 14 anni, era ancora sotto sequestro.

(Ha collaborato A.B.)

Esteri
Gerusalemme
Ai funerali dell'ex presidente israeliano tanti leaders politici: Obama, Hollande, Renzi. Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen si sono stretti la mano
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Redazione

ISRAELE - Addio al falco divenuto colomba. In Israele è il giorno del dolore per la morte di Shimon Peres, l'ex presidente e Permio Nobel per la Pace morto nelle prime ore di mercoledì all'età di 93 anni. Una fila ininterrotta di migliaia di cittadini ha reso omaggio alla bara avvolta nella bandiera con la stella di David nella camera ardente allestita davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano. L'addio Sul Monte Herzl di Gerusalemme dove si è svolta la cerimonia funebre religiosa. Alle esequie hanno partecipato numerosi leader politici da tutto il mondo, tra cui il presidente Usa Barack Obama, il presidente francese Francois Hollande, il presidente tedesco Joachim Gauck, il premier Matteo Renzi e il presidente palestinese Abu Mazen.Tra i primi ad arrivare l'ex presidente americano Bill Clinton. Peres era stato colpito due settimane fa da un ictus che lo aveva costretto al ricovero in ospedale. Dopo le prime cure i medici avevano parlato di una condizione critica ma stabile. Martedì d'improvviso il peggioramento delle condizioni di salute.

 

La stretta di mano  ''La forza è solo un mezzo, ma il fine è la pace'': questo uno dei passaggi dell'intervento del premier Benyamin Netanyahu nell'elogio funebre per il presidente Shimon Peres. ''Nel Medio Oriente in tumulto in cui solo i forti resistono, non si raggiungerà la pace se non garantendo la nostra potenza. Ma gli obiettivi - ha aggiunto indicando il presidente palestinese Abu Mazen, seduto in prima fila - sono la prosperità e la pace, per noi e per i nostri vicini''. Il premier Benyamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen si sono stretti la mano ed hanno parlato brevemente poco prima dell'avvio delle esequie di Shimon Peres sul Monte Herzl a Gerusalemme. Abu Mazen è seduto in prima fila accanto al ministro degli esteri egiziano.

 

Il saluto di Obama  Shimon Peres "ha forgiato la storia di Israele" ha "dato forma" al suo Paese: così il presidente statunitense Barack Obama alla cerimonia funebre per Peres. ''Toda' rabba', haver yakar (grazie tanto, caro amico)'': cosi' Obama ha salutato, appoggiando la mano sul feretro, l'ex presidente israeliano. Obama ha cosi' echeggiato la frase di addio che l'allora presidente Bill Clinton rivolse a Yitzhak Rabin durante i funerali di Stato a Gerusalemme nel 1995.

Scienza, Salute & Ambiente
Facile comprendere come questo apparecchio potrà contribuire seriamente a migliorare la vita dei pazienti
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di Paolino Canzoneri

La ricerca farmaceutica e tecnologica a beneficio di una vita migliore riesce a piccoli passi a garantire buoni frutti, uno di questi successi riguarda la terribile malattia del diabete di tipo 1 che afflige un numero putroppo ancora considerevole nel mondo. Jeffrey Shuren, direttore del Centro Drug Administration (FDA), agenzia che regola i farmaci degli Stati Uniti, parla di "prima teconologia" e si riferisce nello specifico l'approvazione del primo "pancreas artificiale" creato dalla Medtronic dal nome MiniMed 670mg in grado di monitorare e regolare il livello di glucosio  nel sangue iniettando automaticamente l'insulina necessaria abolendo cosi l'utilizzo di sirighe o penne. Il direttore del Centro di apparecchi e radiologia sanitaria del FDA spiega che questo autentico e notevole passo in avanti riguarderà i pazienti dai 14 anni in su e avendo battuto ogni record di approvazione potrebbe essere già disponibile in commercio dalla primavera del 2017. Facile comprendere come questo apparecchio potrà contribuire seriamente a migliorare la vita dei pazienti sollevandoli dalla schiavitù di dover sempre monitorare e ricorrere all'iniezione, prassi non dolorosa ma disagevole. Il MiniMed automaticamente sarà in grado ogni 5 minuti di monitorare i livelli di glucosio e lascierà al paziente la gestione dell'iniezione di insulina durante i pasti. Un mini sensore con un ago misurerà i livelli di zucchero e una piccola pompa di insulina posta nell'addome e collegata ad un catetere rilascerà l'ormone. I primi risultati hanno dato per certo che il dispositivo è efficace e sicuro ma l'utilizzo potrebbe evidenziare qualche effetto collaterale come ipoglicemia, iperglicemia, irritazione della pelle e rossore intorno alla zona di infusione. Il direttore Office of In Vitro Diagnostical Health al FDA Alberto Gutierrez sostiene: "Come parte del nostro impegno a migliorare la cura del diabete, l’FDA ha lavorato in modo interattivo con Medtronic fin dalle prime fasi di sviluppo per contribuire a rendere questa tecnologia disponibile per le persone con diabete di tipo 1 il più rapidamente possibile. Incoraggiamo le aziende a lavorare a stretto contatto con l’agenzia per accelerare la valutazione della Fda e la successiva approvazione di nuovi dispositivi che possono fare la differenza per molti pazienti”. Al momento studi clinici assidui della Metronic sono in corso per provare ad estendere l'utilizzo del dispositivo anche per bambini afflitti dal diabete di età dai 7 ai 13 anni. 

Interni
Attualità
Il film è diretto da Andrew Wakefield, un ex medico radiato dall’albo a seguito di uno scandalo che lo coinvolse circa sei anni fa
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di Angelo Barraco

E’ stata annullata la proiezione programmata per il 4 ottobre al Senato nella sala di Santa Maria in Aquiro dello scottante documentario “Vaxxed - from cover up to catastroph”, un film che abbatte quelle che sono le comprovate certezze date dagli studi scientifici poichè da spazio ad una tesi accusatoria contro i vaccini che li ritiene - come quello per il morbillo- pericolosi a tal punto da far diventare i bambini autistici. In una nota di Palazzo Madama si legge “Dopo le precisazioni dell'Amministrazione e la moral suasion esercitata dal Presidente del Senato Pietro Grasso, il Presidente del Gruppo GAL, al quale appartiene il Senatore Pepe, ha comunicato la revoca della richiesta di utilizzo della Sala Convegni di Piazza Capranica. Pertanto, l'iniziativa organizzata dal Senatore Pepe, con la proiezione di parti del film documentario VAXXED, non avrà più luogo”. Il film è diretto da Andrew Wakefield, un ex medico radiato dall’albo a seguito di uno scandalo che lo coinvolse circa sei anni fa. Nel 1998 ha pubblicato uno studio relativo alla correlazione tra vaccini e autismo e ne seguirono contestazioni da parte del mondo scientifico tanto che nel 2010 lo studio da lui fatto è stato ufficialmente ritirato a causa di violazioni etiche e “scarsa comunicazione dei conflitti di interesse finanziari”, è stato inoltre accusato di aver inventato le prove riguardanti la correlazione quindi fu radiato dall’albo dei medici. Numerosi gli studi che hanno provato l’assenza di un filo conduttore tra vaccino e autismo, l’uomo però ha una fitta schiera di seguaci che sono cresciuti a macchia d’olio in tutti questi anni. La crescita esponenziale dei soggetti che lo segue e la progressiva riduzione di coloro che si vaccinano ha fatto lanciare un allarme alle autorità sanitarie in merito al ritorno di alcune malattie ritenute debellate come la tbc e il morbillo. La proiezione in Senato sarebbe stata anche la prima in Europa e la notizia sin da subito ha mosso aspre polemiche. L’iniziativa è stata promossa dal senatore Bartolomeo Pepe del gruppo, già M5S e oggi Gal di Tremonti che ha spiegato “Non sono mai troppi gli spunti per fare chiarezza sulla paventata pericolosita' dei vaccini. Un documentario che Robert De Niro avrebbe voluto al Tribeca Film Festival e che invece e' stato ostracizzato dalle lobby del farmaco. Nel dettaglio del documentario, si cerca la relazione tra le vaccinazioni e l'insorgere dell'autismo nei bambini. Al termine della proiezione, infatti, ci sara' un dibattito sul tema”. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha commentato così la notizia: “Quando l'antiscienza ha lo stesso diritto di tribuna della scienza non è un tema di democrazia ma di disinformazione. Stiamo molto attenti bbiamo già avuto la lezione di stamina”. Numerosi i commenti negativi in merito alla proiezione tra cui il presidente del Senato Pietro Grasso: “Condivido pienamente il timore sui danni alla salute che potrebbero essere provocati da teorie improvvisate e respinte dalla comunità scientifica internazionale e, senza alcun intento censorio, proverò a convincere gli organizzatori a valutare i possibili rischi per i cittadini di campagne antiscientifiche e di disinformazione come questa. Ho sempre seguito i consigli del mio medico di famiglia, e invito i cittadini a fare altrettanto con fiducia” che ha aggiunto inoltre “Ogni giorno le sale messe a disposizione dal Senato ai Gruppi parlamentari vengono utilizzate per iniziative, conferenze stampa e incontri pubblici promossi dai Gruppi stessi o da singoli senatori non è tra i miei poteri di presidente esercitare controlli preventivi su tali iniziative politiche, che avvengono sotto la esclusiva responsabilità di chi le organizza”. Il vicepresidente dell’Alcol (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) ha affermato “E’ grave e pericolosa a divulgazione, per di piu' in una sede istituzionale, di un film palesemente antiscientifico che cavalca teorie supportate da dati fraudolenti per le quali l'autore della pellicola e' stato radiato dall'ordine dei medici. I vaccini hanno svolto e continuano a svolgere una funzione medica e sociale insostituibile. Proprio grazie ai vaccini sono state sconfitte malattie gravissime ed invalidanti. Le campagne contro la vaccinazione, con il loro substrato di populismi antiscientifici, possono avere effetti devastanti sulla salute pubblica. Societa' scientifiche ed istituzioni hanno il dovere di contrastare la diffusioni di tutte le credenze diffuse da moderni stregoni senza scrupoli che approfittano della buona fede e anche dell'ignoranza di alcune persone".
Cronaca
L'Italia che cade a pezzi
Un metro quadro di intonaco ha ceduto mentre gli alunni erano in classe
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Redazione

MILANO - Due ragazzini sono rimasti contusi nel parziale crollo di un soffitto avvenuto in una scuola nel Milanese. Lo ha riferito il 118. E' accaduto intorno alle 9.30 nella Scuola secondaria di primo grado 'Alessandro Manzoni', in via Pomé, a Rho. Sono subito intervenuti i vigili del fuoco e i soccorritori. Il cedimento avrebbe riguardato solo lo strato superficiale del soffitto, l'intonaco e il gesso di rifinitura, in tutto circa "un metro quadrato". I calcinacci sono piombati sugli studenti di una classe terza, seduti sui banchi, e hanno coinvolto tre ragazzi, due femmine e un maschio, tutti di 13 anni. Due di essi, un ragazzino e una ragazzina, sono stati trasportati per essere medicati al pronto soccorso dell'ospedale di Rho. I vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile solo la classe e compiuto verifiche nell'istituto, dove peraltro sono già previsti lavori di ristrutturazione.

Interni
Palermo
La donna "genitore sociale" chiede il riconoscimento degli stessi diritti della madre biologica
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di Paolino Canzoneri

PALERMO – La Consulta, a seguito del contenzioso arrivato alla Corte d'appello di Palermo, dovrà valutare il caso di due donne che durante la loro convivenza iniziata nel 2004 e successivamente interrotta, avevano deciso di sottoporsi alla fecondazione eterologa all'estero in Spagna per avere un figlio. Nel 2008, dall'intervento di procreazione etereologa, una delle due donne ha invece avuto due gemelli. La loro relazione era iniziata quando ancora le unioni civili non erano regolamentate da una legge specifica e come accade quasi sempre anche nelle coppie eterosessuali, a seguito della brusca interruzione del rapporto, uno dei due conviventi vorrebbe continuare a frequentare i figli e l'altro ex partner invece lo vuole impedire e la richiesta di avere formale riconoscimento dei figli avanzata nel 2011 è stata respinta dal tribunale dei minorenni. La donna "genitore sociale" chiede il riconoscimento degli stessi diritti della madre biologica e il contenzioso è arrivato dapprima alla Corte d'appello di Palermo e in seguito alla Corte Costituzionale che dovrà valutare, tenendo conto in modo primario l'interesse dei bambini, la legittimità della norma articolo 337 del Codice Civile che sancisce l'equilibrio di frequentazione dei due genitori. In questi casi si intuisce da subito la delicatezza della vicenda e casi del genere riguardano coppie omo ed eterosessuali ed esistono difatti soluzioni anche non previste dalla legge sulle unioni civili come la Stepchild Adoption che in poche parole consiste in una sorta di adozione dei bambini da parte del partner ma è sempre e solo il giudice a dover decidere e quindi anche in questo caso la Corte Costituzionale avrà il compito di risolvere la questione. Prevista per il 4 Ottobre la data di esamina della causa in udienza pubblica da parte dei giudici costituzionali il cui relatore sarà l'esperto in materia di fecondazione assistita e aborto Rosario Morelli  mentre la veterana avvocato di Stato Gabriella Palmieri sosterrà le ragioni delle due donne assistite dai propri legali Felicia D'Amico e Alberto Figone.

Editoriali & Commenti
L'Intervista
Pietro Orlandi: "Però certo, è un’ipotesi che potrebbero comunque vagliare"
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di Angelo Barraco
 
 
“Anni 15, alta mt. 160 è scomparsa” è la frase che compariva su tutti i manifesti affissi in territorio romano e raffiguravano un volto giovane con una fascia in testa, sorridente e di bell’aspetto.
 
Era scomparsa Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana di 15 anni che da quel fatidico 22 giugno 1983 viene cercata in lungo e in largo da familiari e forze dell’ordine ma da allora tutto tace, quasi cristallizzato in un silenzio che si intreccia prepotentemente con succursali di mezze verità da parte di chiunque sia entrato a gamba tesa su questa storia e che non trovano però riscontro in una concretezza urlata a gran voce dai familiari.
 
Il 7 maggio 1983 scompare a Roma un’altra ragazza di bell’aspetto, giovane e bella, si tratta di Mirella Gregori. Due sparizioni a distanza di breve tempo, due casi che sembrano intrecciarsi e numerosi collegamenti con alte sfere, depistaggi e silenzi di chi probabilmente sapeva ma ha preferito nascondersi nell’ombra. In merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi è stata dichiarata la parola fine poiché la Cassazione ha confermato l’archiviazione in merito alla scomparsa della 15enne cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 e il ricorso presentato dalla famiglia è stato dichiarato inammissibile. Per la scomparsa di Emanuela Orlandi erano stati indagati per omicidio e sequestro di persona Sergio Virtu', autista di De Pedis, Angelo Cassani, detto 'Ciletto', Gianfranco Cerboni, detto 'Gigetto', stretti collaboratori del boss della Magliana, oltre a monsignor Vergari e alla supertestimone Sabrina Minardi, amante di 'Renatino che aveva fatto scottanti rivelazioni.

Esattamente 25 giorni dopo la scomparsa della giovane, arriva una telefonata alla sede dell’Ansa a Roma, in cui si comunica che li vicino era stato lasciato un nastro in cui era impressa la voce di Emanuela Orlandi. Il documento viene immediatamente acquisito e il Sisde stila anche un documento in cui descrive e trascrive i contenuti del nastro. Nella relazione si parla di voci maschili ma nell’inciso non vi è traccia, chi ha manomesso il nastro e perché? Nel documenti inedito del Sisde letto da “Chi l’ha visto?” il 14 settembre 2016 si legge che “Secondo quanto riferito da familiari di Emanuela a Funzionari di Polizia, la voce (prima facciata) di donna corrisponde –con buona probabilità- a quella della giovane scomparsa il 22 giugno” in riferimento ad Emanuela Orlandi. Il documento continua “Dall’ascolto della registrazione si evince che la stessa è stata fatta mentre la ragazza veniva sottoposta a stimolazioni dolorose di intensità variabile e progressivamente crescente (scariche elettriche?)” continua dicendo che “Dall’ascolto del nastro si è tratta l’impressione che il soggetto passivo, di sesso femminile, sia stato sottoposto a sevizie, presumibilmente di carattere sessuale, da almeno tre persone di seguito. I soggetti attivi, appaiono di nazionalità italiana, e due di loro tradiscono un accento simile ad romanesco. I rumori di fondo presenti nella registrazione potrebbero indicare che le “sevizie” hanno avuto luogo in un ambiente chiuso situato in centro urbano”. Il documento quindi parla della presenza di uomini all’interno della scena ma il nastro mandato in onda invece non presentava tali voci, chi ha cancellato quelle voci e perché? La voce femminile che si sente su nastro dice “Oh dio, il sangue, quanto sangue” e si lamenta. Si sentono in sottofondo rumori urbani e la voce respira affannosamente lamentando dolori, urlando e piangendo. Pronuncia le parole “Sto svenendo, sto svenendo” e urla ripetutamente, come se in quel momento il suo corpo fosse sottoposto a continue scariche elettriche. In sottofondo si sente un leggero rumore “zanzaroso” che fa pensare alla diffusione di elettricità sul soggetto passivo. Pronuncia la frase “dovevo darti quel numero di telefono”. Nei punti dove si dovrebbe sentire la voce maschile, riportato nel documento del Sisde, vi è il vuoto, sezione palesemente cancellata. Il soggetto passivo sembra subire scariche elettriche, tale affermazione non viene fatta soltanto a seguito di quanto riporta il documento ma anche in base ad un ascolto attento poiché si sente un leggero rumore di diffusione di energia, quasi “zanzaroso” –come detto poc’anzi-  che porta a pensare che fosse oggetto di sevizie mediante questo sistema.
 
La scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori presentano un’evidente linea di demarcazione territoriale tra Roma e Vaticano. Il nastro che riporta la registrazione della ragazza è stato fatto trovare in territorio romano, in Via della Dataria. La domanda che ci siamo posti è la seguente: E’ se quella voce fosse di Mirella Gregori? E’ stata fatta una comparazione vocale con il suddetto nastro e la voce di Mirella?
 
Abbiamo intervistato Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, parlando con lui del nastro sopracitato e di quella che potrebbe essere una nuova pista investigativa da percorrere per identificare quella voce.

- Di recente si è tornato a parlare del caso di Emanuela Orlandi a seguito della diffusione del contenuto audio di un nastro rinvenuto 25 giorni dopo la scomparsa di tua sorella, grazie al programma “Chi l’ha visto?”. Quando hai ascoltato per la prima volta il nastro?
Il 17 luglio del 1983 è stato trovato in Via della Dataria. C’è da dire che qualche giorno prima, credo il 13, i presunti rapitori chiamando un’amica di Emanuela gli dissero di avvisare l’Ansa perché avevano lasciato una cassetta sotto il colonnato di San Pietro, poi andarono li quelli dell’Ansa ma non trovarono nulla. Qualche giorno dopo, il 17 appunto, fecero una nuova telefonata all’Ansa dicendo proprio questo “noi avevamo lasciato una cassetta sotto il colonnato di San Pietro ma è stata prelevata da due funzionari vaticani, per questo motivo lasciamo la copia di quella cassetta, la potete trovare in Via della Dataria avvolta in un manifesto”, quelli dell’Ansa sono andati e l’hanno trovata intorno alle 23.00.

- E’ stato reso noto un documento in cui vi è la trascrizione del nastro ma l’inciso presenta delle manomissioni. Qual è stata la vostra reazione a seguito di tale comparazione?
Io all’epoca questo nastro non lo ascoltai. Andarono soltanto mio zio, mio padre e poi dopo qualche tempo mia sorella e mio padre lo ascoltò con mio zio e loro ricordavano benissimo il fatto che c’erano, oltre alla voce di questa ragazza che secondo i rapitori doveva essere Emanuela, loro ricordavano benissimo che c’erano anche altre voci maschili e questo me lo ha confermato qualche giorno fa un poliziotto che all’epoca lavorava e lui lo ha ascoltato la sera stessa che è stato preso da quelli dell’Ansa ed è stato consegnato alla mobile e lui lo ha ascoltato la sera stessa quindi ha confermato che quelle voci c’erano. Questo nastro fu mandato al SISDE per fare un’analisi e andò anche al SISMI per un’analisi da parte loro. Entrambi, sia il SISDE che il SISMI, trascrissero il contenuto di questa cassetta e appunto c’erano anche le voci maschili di tre uomini e tra l’altra dall’analisi del SISMI loro fecero anche un confronto con la voce che i presunti rapitori fecero ascoltare i primi giorni a casa nostra con una telefonata dove si sentiva la voce di una ragazza che diceva “Frequento il secondo Liceo Scientifico quest’anno farò il terzo…” ripetuto diverse volte e che per noi era la voce di Emanuela e secondo l’analisi del SISMI il nastro fatto trovare in Via della Dataria con la voce di quella ragazza corrispondeva alla voce della ragazza che ci avevano fatto ascoltare i primi giorni. Non si era parlato quindi di spezzoni di film pornografici quindi è finita li la cosa però questo nastro poi fu dato alla Criminalpol infine arrivò alla Procura, il fatto è che io in Procura non avevo mai ascoltato questo nastro, la storia fini così nel senso che loro dissero che erano spezzoni di un film porno e per noi era stato un sollievo nel senso che pensare che quella voce potesse essere di Emanuela era tremendo quindi il fatto che loro ci assicurarono era uno spezzone di un film porno noi ci tranquillizzammo e finì così. Non se ne parlò più di questa cosa, solo adesso ad inchiesta chiusa. Ovviamente l’archiviazione non è stata molto gradita nel senso che secondo me è stata voluta questa archiviazione, bisognava chiudere questa vicenda. Poi mi sono andato a vedere tutte le carte, ho cercato carte in Procura, all’archivio di Stato e volevo assolutamente ascoltare questo nastro che non avevo mai ascoltato. Quindi ho ascoltato questo nastro che era a disposizione della Procura, quello che poi hai anche ascoltato a “Chi l’ha visto?” che l’ha mandato integrale. Poi ho trovato dei documenti dei Servizi che analizzavano questa cassetta dove apparivano queste voci maschili e mi son domandato: “allora queste voci che fine hanno fatto? Perché sono state cancellate?”. Da li è nata la cosa che “Chi l’ha visto?” mi ha aiutato in qualche modo a rendere pubblico il tutto, è stato duro anche per noi prendere la decisione di rendere pubblico il nastro però secondo me era necessario perché avvolte sai bisogna forzare la mano perché anche l’opinione pubblica si renda conto di quello che è successo e per fare in modo che se ne parli che l’unico modo è parlarne per riuscire a tirarne fuori qualcosa. Soprattutto perché volevo che questo nastro lo ascoltassero quelle persone che sanno cosa è successo all’epoca solo che si sentono la coscienza a posto perché non hanno avuto la responsabilità diretta e allora io vorrei che si rendessero conto di che persone stanno proteggendo con il loro assurdo silenzio. Per questo motivo era importante fare ascoltare fare ascoltare anche quella voce. Poi adesso mi domando e vorrei sapere assolutamente, vorrei ascoltare la cassetta originale anzi vorrei che la Procura in questo momento lo prendesse proprio come un dovere il fatto di ascoltare questa cassetta e capire cosa è successo. Una risposta ce la devono dare, una giustificazione a questa manipolazione. Per il momento si tratta di manipolazione a meno che non arrivi una giustificazione particolare del motivo per cui è stata riversata solo una parte, finchè non avrò spiegazioni per me è stata una manipolazione e si doveva nascondere qualcosa. 
 
- Secondo voi come mai il nastro è stato manomesso?
Stando così le cose sembra evidente che non si volessero fare ascoltare determinate voci, quantomeno non si voleva che quelle voci arrivassero in Procura perché è evidente che tra SISMI, SISDE e Criminalpol arrivate in Procura sia arrivato senza quelle voci quindi in una di queste tre istituzioni è stata tolta la voce. Se uno pensa che il SISDE e il SISMI hanno fatto un’analisi corretta, sta di fatto che la cassetta è arrivata in un modo ed è arrivata agli inquirenti in Procura in un altro e questa è quella che attualmente avevano gli inquirenti. 
 
- La vicenda di Emanuela Orlandi risulta collegata con la scomparsa di Mirella Gregori, cittadina romana. Tra i due casi però, c’è sempre stata un’evidente linea di demarcazione tra Vaticano e Roma. Il nastro recentemente reso pubblico è stato rinvenuto in territorio romano. E’ se la voce impressa fosse di Mirella Gregori? E’ stata fatta una comparazione con la sua voce?
Questo sinceramente non lo so se è stato fatto, all’epoca i rapitori quando lasciarono il nastro dissero che sul nastro c’era appunto la voce di Emanuela quindi si pensò alla questione di Emanuela ma non so se hanno fatto una comparazione, non posso saperlo perché non ho mai sentito la voce di Mirella.

- Secondo te potrebbe essere un’ipotesi attendibile questa?
Non te lo so dire, guarda, non te lo so dire. In questo momento non ricordo però se il 17 luglio già era uscito il legame con Mirella, adesso mi sfugge, non ricordo esattamente quando ci fu un momento in cui furono legate le due vicende non ricordo se il 17 erano state legate. Però certo, è un’ipotesi che potrebbero comunque vagliare ma questo sarebbe importante soltanto quando ritroveranno il nastro originale che probabilmente era anche più lungo di quello che stava in Procura. Guarda si potrebbero fare tantissime cose perché avendo adesso, a distanza di 33 anni, quel nastro originale e capisci che le strumentazioni a disposizione per analizzare e scovare all’interno di una cassetta sono molto di più rispetto a quelle dell’83 e chissà quante cose potrebbero uscire fuori, magari anche altre voci che all’epoca non si sentivano quindi sarebbe importantissimo questo, si potrebbero capire bene alcune parole  che c’è stato sempre un po’ il dubbio su alcune parole, riascoltare soprattutto queste voci maschili e separarle dal resto. In fondo ci sono stati degli indagati in questa vicenda e quindi ci potrebbe essere la possibilità di fare un confronto con gli indagati per esempio…

- Secondo te come mai hanno voluto far ritrovare il nastro proprio in quel luogo specifico?
Certo, mi sembra strano il fatto che il primo nastro era stato lasciato a San Pietro e il secondo era stato lasciato al Quirinale, i due luoghi simbolo di due Stati che in qualche modo sono stati legati da questa vicenda: Stato Italiano e Stato Vaticano. E’ sa tenere in considerazione il fatto che, se è vero quello che dicono i rapitori, era stata lasciata la copia di quel nastro anche sotto al colonnato e che se è vero che è stato prelevato ed era a disposizione dei funzionari vaticani vorrebbe dire che quattro giorni prima che questo nastro arrivasse alla Polizia, era già passato in mano al Vaticano. Il Vaticano era a conoscenza di quel nastro e di quelle voci quindi anche loro avranno sentito quelle voci. 

- Secondo te la scomparsa di Emanuela Orlandi è strettamente legata alla scomparsa di Mirella Gregori? Quali sono gli elementi che mettono in stretta connessione i due casi?
Quello mi è rimasto sempre il dubbio sinceramente perché ci stanno tanti elementi che portano a pensare che siano collegati, c’è da capire se sono stati legati dopo.

- Secondo te quali sono gli elementi di connessione tra i due casi…
Quelli che sono emersi al di là di quello che dissero i presunti rapitori di Emanuela che ad un certo punto inserirono nei loro messaggi anche il nome di Mirella. Quando mandarono, non ricordo se una lettera, al Giudice Martella che si occupava di entrambi i casi dicendo che in un tentativo avevano preso Mirella per fare pressioni sullo Stato italiano, loro all’epoca legavano sempre la questione Ali Agca, quindi facevano questa pressione sullo Stato Italiano e quello Vaticano però non avendo avuto riscontro allora hanno alzato il tiro puntando su una cittadina vaticana. Ma questo ripeto, è sempre quello che dissero loro all’epoca e poi il legame con il Vaticano nacque con il funzionario della gendarmeria Vaticana, persona che la madre di Mirella riconobbe durante una visita del Papa nella loro parrocchia, vide questa persona e riconobbe questa persona in un tizio che spesso vedeva sotto il Bar anche a parlare con Mirella. Trovarono il nome di questa persona in un funzionario vaticano, misero il suo telefono sotto controllo e fu chiamato dalla magistratura. Il giorno prima di presentarsi dagli inquirenti intercettarono la chiamata tra lui e il suo superiore e lui chiedeva che cosa doveva dire e questi gli diceva “Tu del caso Orlandi non sai niente e soprattutto non dire che abbiamo indagato all’interno e che sta tutto in segreteria di Stato” lui naturalmente disse quello che gli dissero di dire e fini li la storia, anzi, finito quell’interrogatorio diedero la cittadinanza vaticana a questa persona e li fini la storia. Da quel momento fu anche legata la questione di Mirella nel senso che la madre aveva visto questa persona parlare con Mirella e che era un funzionario della gendarmeria vaticana quindi si legarono in questo senso i due casi. 

- Cosa ne pensi di Marco Accetti e che legami pensi che abbia avuto con la scomparsa di Emanuela?
E’ difficile capirlo, lui adesso dovrebbe subire un processo per calunnia e autocalunnia e speriamo che da quel processo esca fuori qualcosa e lui si decida…lui per adesso si è sempre autoaccusato, ha denunciato, ha raccontato dei fatti, però purtroppo non ha mai fornito prove a supporto di quello che diceva. Sono tutte cose dette da lui poi però purtroppo non ha mai fornito prove e non ha mai voluto dare i nomi, neanche in Procura, delle persone coinvolte insieme a lui perché diceva che non poteva, non avrebbe mai fatto la spia quindi non faceva i nomi di queste persone. L’unico nome che fece era quello della sua ex moglie e per questo adesso è accusato di calunnia. Lui potrebbe aver avuto un ruolo diretto o indiretto nel senso potrebbe aver avuto un ruolo nella scomparsa, magari piccola manovalanza, la piccola rotella di un raggio molto più grande. L’altro dubbio potrebbe essere che lui si possa essere inserito in questa storia nel senso che non si sa per quale motivo magari ha seguito questa storia e si è inserito magari facendo delle telefonate anonime, scrivendo dei messaggi, anche lui comunque come Sabrina Minardi ha messo in mezzo anche De Pedis perché secondo lui De Pedis era presente quando Emanuela è scomparsa. 

- Ricordo la famosa telefonata a “Chi l’ha visto?” che segnalava la tomba di De Pedis…
Questa telefonata diceva “ Se vuoi sapere cosa è successo a Emanuela andate a vedere chi è sepolto” come se volesse far capire il legame che c’era tra Stato, Chiesa…voleva far capire a cosa era legata questa vicenda di Emanuela. Però per non lasciare nessun dubbio, si è decisi ad aprire e togliere questa cosa. Da quel momento la vicenda si è legata anche perché dal 2008 usci la Minardi che fece le dichiarazioni che coinvolgeva alcune persone legate alla Magliana e poi quello è stato il nucleo centrale dell’attuale inchiesta. L’inchiesta si è incentrata soprattutto sulla questione della Magliana come manovalanza.  

- Sabrina Minardi, ex compagna di Renatino De Pedis, ha fatto delle importanti rivelazioni in merito a circostanze e luoghi. Come le reputi le sue dichiarazioni?
All’80% veritiere, 70/80% veritiere.
 
- Un nastro con tre voci eliminate: chi hanno voluto coprire secondo te?
Sicuramente li se c’erano tre voci non erano le voci di chi aveva lasciato la cassetta li. Evidentemente erano le voci di persone che volevano coinvolgere…forse una sorta di minaccia nei confronti di qualcuno. Persone che sicuramente non avevano avuto un comportamento fantastico, sicuramente persone che erano coinvolte. Anche se era un collage di pezzettini, potrebbero essere anche voci di diverse ragazze e hanno voluto far capire che c’erano determinate persone che facevano delle cose non normali con le ragazze e hanno voluto coinvolgere queste persone mandando pezzettini di nastri, voci di personaggi che spesso e volentieri si dedicavano a queste attività non bellissime…personaggi legati alla pedofilia, al traffico di minori, mi ha dato quella di sensazione come per dire “vi ricordate voi cosa avete fatto?”. Io mi aspetto che la Procura, chi ha archiviato, si renda conto dell’errore che ha fatto archiviando, anche ascoltando la voce di quella ragazza che chiede giustizia, chiunque essa sia. E’ la voce di una che chiede giustizia comunque e io spero che il procuratore capo di Roma che ha archiviato si renda conto dell’errore che ha fatto e faccia il dovere che il suo mestiere richiede. Chi fa quel lavoro lo fa con passione e la passione di quel lavoro è quella di dare giustizia e quindi in questo caso la giustizia sarebbe sconfitta e chi fa quello di lavoro non può permetterlo.
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